LA GIORNATA
Corte Conti: Pnrr avanza ma i ritardi restano, rigore su priorità di spesa
- Cna: la bassa crescita in 30 anni è costata 400 miliardi. A frenare il Pil non sono le piccole imprese
- Costruzioni, Ance con DIHCUBE 2.0 vince la seconda call europea sulla digitalizzazione
- Terna e Steg aggiudicano a Hitachi Energy la gara da 770 mln per le stazioni di Elmed
IN SINTESI
Un Pnrr che avanza ma senza recuperare i ritardi accumulati e conti pubblici chiamati a fare i conti con margini di bilancio sempre più stretti. È il doppio monito lanciato dalla Corte dei Conti nel Giudizio di Parificazione sul Rendiconto generale dello Stato, che richiama il Governo alla necessità di accelerare la spesa degli investimenti e, allo stesso tempo, di ridefinire con rigore le priorità della finanza pubblica. Sul fronte del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, Mauro Orefice, ha evidenziato che i progetti conclusi rappresentano poco più di un terzo del totale (36,7%), quota che si riduce al 6,2% se misurata in valore finanziario. Il Programma è tuttavia entrato nella piena operatività: quasi la metà degli interventi risulta conclusa o in fase di collaudo e gli investimenti ultimati o collaudati raggiungono il 12,4% del valore complessivo, mentre restano in esecuzione progetti per oltre 75 miliardi di euro. Permangono però criticità legate all’allungamento dei tempi medi di lavorazione, aumentati di quasi due mesi tra le ultime rilevazioni. A preoccupare è anche la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: secondo le prime stime delle amministrazioni interessate si tratta di circa 24,2 miliardi di euro riferiti a 66 misure, pari a quasi il 40% delle risorse coinvolte. I rinvii riguardano soprattutto strumenti finanziari e incentivi alle imprese, con incidenze più elevate nelle missioni dedicate alle infrastrutture per la mobilità sostenibile, al programma REPowerEU e alla transizione verde.
Accanto alla sfida del Pnrr, la Corte richiama la necessità di preservare gli equilibri della finanza pubblica. A consuntivo 2025 il rapporto deficit/Pil si è attestato al 3,1%, mentre il debito pubblico ha raggiunto il 137,1% del Pil. Per Orefice, il progressivo restringimento dei margini di bilancio impone una rigorosa ridefinizione delle priorità di spesa e una più attenta selezione degli interventi, mantenendo al contempo le tutele per famiglie e imprese. Un percorso reso ancora più complesso dall’instabilità del contesto internazionale, che potrebbe richiedere rapide revisioni degli scenari economici e l’adozione di misure anticicliche. La Corte sottolinea inoltre la necessità di orientare le scelte future secondo criteri di efficacia e sostenibilità, tenendo conto delle nuove pressioni sulla spesa pubblica legate alla difesa, all’invecchiamento della popolazione, alla sanità e alla trasformazione del sistema economico. In questo quadro, l’accelerazione degli investimenti del Pnrr resta considerata essenziale per sostenere la modernizzazione del Paese e la crescita infrastrutturale una volta esaurita la spinta straordinaria delle risorse europee.”Anche sotto il profilo della spesa infrastrutturale, principale motore della crescita, si sottolinea l’importanza di decisioni orientate alla coesione nazionale, alla riduzione dei divari e al rafforzamento dell’accessibilità che richiede una attenta riflessione in vista del progressivo esaurimento degli effetti prodotti dalle risorse iniettate nel sistema con il Pnrr”.
EY stima una crescita moderata: +0,6% nel 2026, +0,7% nel 2027
Le nuove proiezioni di EY per l’economia italiana delineano uno scenario di crescita moderata, in un contesto globale ancora caratterizzato da forte incertezza.
Secondo le previsioni, il PIL reale è atteso aumentare dello 0,6% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027, mentre il tasso di inflazione si attesterà al 2,6% nel 2026 e al 2,1% nel 2027. Questi i principali dati emersi nella quindicesima edizione dell’EY Italian Macroeconomic Bulletin, report trimestrale che analizza le dinamiche macroeconomiche aggregate e settoriali dell’Italia, fornendo previsioni a medio termine grazie all’utilizzo di modelli macroeconometrici proprietari. Dopo il risultato positivo del primo trimestre 2026 (+0,3%), le previsioni EY indicano una dinamica discontinua nel resto dell’anno, con una lieve contrazione congiunturale del PIL nel secondo trimestre (-0,1%), e una ripresa nella seconda parte dell’anno (+0,1% in entrambi i trimestri successivi). Nel complesso, secondo le nostre stime il PIL crescerà dello 0,6% nel 2026, sostenuto dai consumi delle famiglie (+0,6%) e dagli investimenti (+1,0%), mentre la domanda estera netta contribuirà negativamente alla crescita (-0,2 punti percentuali). Nel 2027 la crescita è prevista allo 0,7%, favorita da una leggera accelerazione delle esportazioni e dal contestuale rallentamento delle importazioni. In dettaglio, il primo trimestre del 2026 ha registrato una crescita congiunturale del PIL dello 0,3%, dopo un incremento simile nel trimestre precedente. Il risultato è dovuto principalmente a una crescita dinamica delle esportazioni (2,2%) che, assieme a una contrazione delle importazioni (-0,7%), si è tradotta in un contributo positivo della domanda estera. A questo si unisce l’aumento dei consumi delle famiglie (0,5%, pari a 0,3 punti percentuali di contributo alla crescita complessiva del PIL) e degli investimenti (0,7%). Per il secondo trimestre del 2026, EY prevede una lieve flessione del PIL rispetto al trimestre precedente (-0,1%), legata principalmente alla crescita delle importazioni (+2,7%) e alla riduzione dei consumi delle famiglie e degli investimenti (pari rispettivamente a -0,3% e -1,1%). Nella seconda metà dell’anno si prevede invece una modesta crescita (crescita congiunturale del PIL allo +0,1% in entrambi i trimestri). Mario Rocco, Valuation, Modelling and Economics Leader di EY in Italia, dichiara: “Una crescita del PIL dello 0,6% nel 2026 conferma un quadro di moderata espansione per l’economia italiana. La tenuta della domanda interna rappresenta un elemento positivo, ma il contesto internazionale resta complesso e richiede alle imprese una maggiore capacità di adattamento. In questa prospettiva, innovazione, investimenti e competitività restano fondamentali per rafforzare la resilienza del sistema produttivo e sostenere la crescita nel medio periodo”.
Cna: La bassa crescita in 30 anni è costata 400 miliardi. A frenare il Pil non sono le piccole imprese
Se negli ultimi trent’anni l’Italia fosse cresciuta semplicemente al ritmo medio europeo, oggi il nostro PIL sarebbe superiore di circa 400 miliardi di euro. Se avesse seguito il passo delle principali economie continentali, la ricchezza prodotta sarebbe maggiore di quasi 700 miliardi. Non sono le piccole imprese ad aver frenato la crescita del Paese. A pesare sono stati il deficit di investimenti, l’eccesso di burocrazia, il costo dell'energia, la crisi demografica e la minore efficienza del contesto in cui le imprese operano. È quanto ha evidenziato CNA nel corso dell’audizione davanti alla Commissione attività produttive della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla competitività dell’Italia. Negli ultimi trent’anni l’economia italiana ha viaggiato con il freno tirato. Dal 1995 al 2025 il PIL del nostro Paese è aumentato appena del 22,4%, contro il 41% della Germania, il 57,5% della Francia e addirittura l’82,9% della Spagna.
Un divario che non può essere spiegato chiamando in causa la presenza diffusa di micro e piccole imprese. In tutta Europa le aziende con meno di 50 addetti rappresentano circa il 99% del totale. La vera differenza rispetto ai nostri principali concorrenti riguarda piuttosto la capacità del sistema Paese di favorire investimenti, innovazione, occupazione e crescita dimensionale delle imprese. I numeri raccontano con chiarezza dove si annidano le criticità. Tra il 2009 e il 2018 gli investimenti pubblici sono crollati dal 3,7% al 2,1% del PIL, con una riduzione superiore al 40%. Nel 2020 gli investimenti pubblici si fermavano a circa 44 miliardi di euro, contro oltre 60 miliardi prima della crisi finanziaria. A essere sacrificati sono stati soprattutto infrastrutture locali, manutenzione del territorio, edilizia scolastica, opere comunali e reti di trasporto, cioè gli investimenti che accrescono la produttività dell’intero sistema economico. Con il Pnrr la spesa per investimenti è tornata intorno al 3,5% colmando solo in parte il gap accumulato. Anche la dinamica demografica ha giocato un ruolo decisivo. Dal 1995 al 2025 l’Italia ha perso oltre 7 milioni di giovani under 30, passando da 22,8 a 15,5 milioni, con una contrazione del 32%, la peggiore tra le principali economie europee.
Nello stesso periodo la Spagna ha aumentato del 30% la popolazione in età lavorativa, la Francia del 13%, mentre l’Italia si è fermata a un modesto +8%. A frenare lo sviluppo contribuisce inoltre un mercato del lavoro che continua a registrare uno dei più bassi tassi di occupazione d’Europa, soprattutto tra giovani e donne. Pesano poi la scarsa efficienza della Pubblica amministrazione, la complessità burocratica e l’instabilità normativa. Nonostante i progressi nella digitalizzazione, troppe banche dati continuano a non dialogare tra loro e molte procedure restano inutilmente complesse. Un ulteriore fattore di svantaggio competitivo è rappresentato dal costo dell’energia. Le imprese italiane continuano a sostenere bollette elettriche mediamente superiori di circa il 25% rispetto alla media europea. A tutto ciò si aggiungono il costo del debito pubblico, che assorbe ogni anno quasi 90 miliardi di euro di interessi sottraendo risorse a investimenti produttivi, e una bassa capacità di attrarre investimenti esteri. Negli ultimi 5 anni gli investimentiesteri ammontano a circa 86 miliardi, meno della metà di Spagna e Francia e un terzo della Germania. Il nodo centrale resta la produttività che da oltre vent’anni registra una crescita inferiore a quella dei principali partner europei. Non per una minore capacità delle imprese, ma per ritardi infrastrutturali, lentezza della giustizia civile, insufficiente trasferimento tecnologico, carenza di competenze e inefficienze amministrative. Per rilanciare la crescita non servono quindi politiche orientate a ridurre il peso delle piccole imprese. Occorre invece una strategia che favorisca la loro crescita attraverso semplificazione amministrativa, riduzione degli oneri burocratici, accesso al credito, sostegno agli investimenti, contenimento dei costi energetici, rafforzamento delle competenze e maggiore efficienza della macchina pubblica.
Bankitalia, salgono esposti clienti a banche e finanziarie nel 2025
Salgono, nel 2025, gli esposti inviati alla Banca d’Italia dai clienti di banche e società finanziarie. Lo scorso anno sono stati 13mila (+8%). In circa la metà dei casi i clienti hanno ottenuto l’accoglimento totale o parziale delle proprie richieste anche grazie all’intervento della Banca d’Italia.
Le segnalazioni relative ai conti correnti hanno rappresentato la quota più elevata degli esposti (31% del totale). Le principali criticità hanno riguardato il blocco dell’operatività dei conti, spesso collegato a verifiche antiriciclaggio, e problematiche connesse con le successioni ereditarie. Aumentano gli esposti sulle truffe (+2%). “L’incidenza delle operazioni fraudolente resta tuttavia molto contenuta rispetto al totale dei pagamenti elettronici effettuati”.
Assimpredil-Ance: caldo può essere rischio concreto per la salute nei cantieri, si adottino tutte le misure di prevenzione
“Il caldo non è un semplice disagio: può rappresentare un rischio concreto per la salute e, nei casi più gravi, per la vita dei lavoratori”. Lo sottolinea in una nota Assimpredil Ance, l’associazione che raduna i costruttori di Milano, Lodi, Monza e Brianza, che lancia un appello in questi giorni di caldo rovente nelle città. “Le alte temperature di questi giorni impongono la massima attenzione in tutti i cantieri, in particolare nelle attività svolte all’aperto e con esposizione prolungata al sole. Per questo Assimpredil Ance richiama imprese, lavoratori e tutti i soggetti coinvolti nella gestione dei cantieri a una responsabilità condivisa – si legge – : organizzare le lavorazioni in modo prudente, programmare le attività più pesanti nelle ore meno calde, garantire pause adeguate, idratazione costante, zone d’ombra e tutte le misure di prevenzione necessarie”. “La tutela dei lavoratori resta il punto centrale”, sottolinea Dario Firsech, vicepresidente vicario con delega alle Relazioni Industriali di Assimpredil Ance.
Costruzioni, Ance con DIHCUBE 2.0 vince la seconda call europea sulla digitalizzazione
Il progetto DIHCUBE 2.0, promosso da Ance come capofila di un consorzio di 13 partner, si è aggiudicato la seconda call europea dedicata agli European Digital Innovation Hub (EDIH), a sostegno della trasformazione digitale. Un impegno, quello per l’innovazione delle imprese, che Ance sta portando avanti insieme alle istituzioni, come richiamato anche dalla premier Giorgia Meloni nel suo videomessaggio per gli 80 anni dell’Associazione nazionale costruttori edili. Il progetto, da 5,6 milioni di euro, avrà come focus per i prossimi 3 anni l’intelligenza artificiale. DIHCUBE 2.0 accompagnerà le imprese nella diffusione
dell’AI, operando come primo helpdesk, sulla scia di quanto Ance sta già facendo attraverso l’attuazione di una road map di integrazione dell’AI nei processi delle imprese. Il consorzio che svilupperà le prossime attività è composto da Ance, Federcostruzioni, Deloitte, Stam srl, S.T.R.E.S.S. scarl, SMILE-DIH, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Brescia, Università degli Studi di Napoli Federico II, Università Politecnica delle Marche, Artificial Intelligence for Industry (AI4I), Fondazione Piemonte Innova (FPI), Protom Group spa. Il risultato raggiunto è la naturale prosecuzione del percorso avviato a dicembre 2022 con il primo DIHCUBE, il progetto dedicato alla trasformazione digitale delle costruzioni, che in tre anni su tutto il territorio nazionale ha affiancato imprese e pubbliche amministrazioni nei loro percorsi di innovazione e digitalizzazione. Un intenso lavoro testimoniato dai numeri: erogati servizi per oltre 2,8 milioni di euro, contribuito all’attivazione di finanziamenti per 460 mila euro per micro e piccole imprese, coinvolte 311 Pmi e 36 Pa, realizzati più di 60 eventi, selezionate 20 startup innovative attraverso 2 call. Un’azione che ha riguardato non solo il Bim, ma intelligenza artificiale, cybersecurity, accesso ai finanziamenti, gestione digitale del cantiere, come Check – il portale di cantiere, e tecnologie per il rilievo digitale del costruito. Attraverso DIHCUBE, inoltre, è stato possibile effettuare un monitoraggio sui livelli di digitalizzazione del settore. Il quadro emerso è in media con la maturità digitale degli altri Paesi Ue, con punte di eccellenza che confermano che la transizione digitale sta diventando una realtà anche per le pmi delle costruzioni.
Porti, Anac: troppe deroghe nel ddl. Rfi: con Porti d’Italia piena integrazione con rete ferroviaria
Proseguono le audizioni sul Ddl di riforma dei porti. Un affondo è arrivato ieri dall’Anac secondo la quale va bene “creare una regia unitaria rispetto a molte attività oggi affidate a diverse Autorità portuali, ma questo non deve avvenire a scapito di concorrenza, trasparenza, efficienza e merito”. “Nel disegno di legge che riordina la governance portuale sono state introdotte diverse deroghe sui contratti e sul reclutamento del personale, che andrebbero ridimensionate. Inoltre, prevedendo che la costituenda società Porti d’Italia operi non solo con funzioni pubblicistiche, ma anche come soggetto di mercato, offrendo servizi di progettazione, realizzazione di opere infrastrutturali e consulenza, si rischia di falsare la concorrenza se non addirittura di violare il limite europeo dell’80% stabilito per le società in house”, ha sottolineato il presidente di Anac Giuseppe Busìa, parlando alla Commissione Trasporti della Camera. ”La compresenza di attività pubblicistiche e privatistiche nella costituenda società portuale rischia di falsare il mercato. Sarebbe auspicabile una separazione societaria, non solo contabile; o, almeno, l’inserimento di limiti che evitino di superare il 20 per cento di attività rivolta al mercato, secondo quanto richiesto dalla giurisprudenza europea”, ha aggiunto il presidente di Anac. ”In caso contrario la concessione affidata con lo stesso decreto, non sarebbe legittima e si dovrebbe ricorrere ad una procedura di gara”. Secondo Busìa, inoltre sono ”troppi i poteri in deroga per il reclutamento del personale: la nuova Porti d’Italia, sebbene abbia natura formalmente societaria, svolge le funzioni di un ente pubblico. Se anche si vogliono evitare le regole dei concorsi pubblici, occorre prevedere espressamente che si debba ricorrere a procedure aperte è trasparenti: questo favorisce il reclutamento delle professionalità più elevate, premiando il merito e garantendo che la società possa perseguire al meglio i propri obiettivi” Rispetto all’attività contrattuale, ha proseguito il presidente di Anac, ”si deroga alle procedure proprie della contrattualistica pubblica, oggi invece utilizzate dalle Autorità portuali” ma ”non si tratta di interventi di urgenza ed investimenti rilevanti, sarebbe ragionevole il ricorso a procedure ad evidenza pubblica, che garantiscono una migliore selezione delle imprese private coinvolte e, ragionevolmente, anche un risparmio di costi”. In ogni caso ”sarebbe necessario non sottrarre le procedure di affidamento della nuova società alle regole sulla digitalizzazione dei contratti pubblici, che servono a garantire rapidità e semplificazioni sia per la stessa società che per le imprese, ma garantendo insieme maggiore trasparenza, controllabilità e buona concorrenza”. Necessario poi ”valutare se la ripartizione di funzioni delineata dal progetto di legge fra Porti d’Italia, incaricata di realizzare le opere di maggiore rilievo, e le Autorità portuali, alle quali è tendenzialmente riservata la manutenzione ordinaria, sia davvero la più funzionale dal punto di vista gestionale”.
Per l’amministratore delegato di Rfi, Aldo Isi, “la novità normativa di individuare questo polo di investimenti, Porti d’Italia, società dedicata alla realizzazione di investimenti nei PORTI, ci consente la piena integrazione tra sistema portuale, rete ferroviaria e piattaforme logistiche nazionali. Quindi condividiamo la proposta per rendere più competitivo, integrato e capace il sistema portuale nazionale. Il disegno di legge introduce infatti una governance che rafforza la programmazione nazionale di interventi strategici. Riteniamo che con l’istituzione di Porti d’Italia si possano accompagnare in modo coerente gli investimenti in corso da parte della nostra azienda”. In audizione è intervenuta anche Sabrina De Filippis, ad di Fs Logistix. “Nell’ambito di questa riforma riteniamo importante l’obiettivo che si intende raggiungere, ovvero riuscire ad avere un sistema integrato competitivo, capace di attrarre altri investimenti, con cui continuare la crescita della logistica made in Italy, importante soprattutto per l’export. Avere un unico interlocutore – ha detto – che cerca di mettere insieme la strategia del mondo dei Porti con la nostra strategia, soprattutto a livello terminalistico e di sviluppo delle attività indirette che riguardano la logistica a tutto tondo, diventa un fattore abilitante per il sistema economico italiano. Avere unico interlocutore per la parte dei PORTI che riesca a interagire con il sistema digitalizzato di tutti gli operatori di logistica fa sì che in PORTI d’Italia ravvediamo un elemento di grande positività per il sistema logistico del Paese”.
Restituire alle Province il ruolo di componenti di diritto del Comitato di gestione e della Conferenza Nazionale di Coordinamento delle autorità di sistema portuale e riconoscere il profilo di queste istituzioni nei processi di programmazione strategica della portualità, prevedendo forme strutturate di coinvolgimento delle Province nella definizione dei fabbisogni infrastrutturali e nell’attuazione degli interventi di maggiore impatto territoriale: è quanto ha chiesto il responsabile delle politiche portuali di Upi, Pierangelo Olivieri, presidente della Provincia di Savona. ”Un porto – ha detto – non può essere considerato un’entità autonoma avulsa dal contesto territoriale. La competitività di uno scalo dipende dalla qualità delle connessioni terrestri, dall’efficienza delle reti stradali e ferroviarie, dalla presenza di retroporti adeguati e dalla capacità del territorio di gestire i flussi di merci e persone”.
Piano casa, Mit : Anci pienamente coinvolta in percorso condiviso
“A differenza di quanto affermato dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, il piano casa ha visto il coinvolgimento completo e costante dei comuni al dossier. La prima riunione tecnica sul piano casa risale al 27 maggio 2026. Un percorso di oltre un mese in conferenza unificata e uno parallelo specifico con Anci, che proseguirà nelle prossime settimane, sulla questione avvisi Invitalia, riparto del Dpcm sulla rigenerazione urbana e coordinamento tecnico”. A precisarlo è il Mit in una nota. “Vorremmo capirlo più che altro – aveva commentato ieri Sala -, rimane negativo il fatto che i Comuni, non dico Milano ma Anci, non sono stati coinvolti. Però poi toccherà a noi l’implementazione e toccherà a noi rispondere alle esigenze dei cittadini, quindi prima di tutto vorremmo capirlo nei dettagli. Comunque non appare una cosa in grado di modificare o di toccare molto il problema del costo della casa nelle grandi città – ha concluso Sala -, perché il tema è soprattutto nelle città, dove abbiamo milioni di appartamenti vuoti sul territorio e abbiamo carenza, questa è la realtà”.
Salvini al lavoro per ‘militarizzare’ stazioni italiane
“Meno 47% di aggressioni al personale FS, -46% di furti nelle stazioni italiane, nel 2026 rispetto al 2025, anche grazie alle 1.348 unità di FS Security, strumento fortemente voluto dal ministro Salvini. Numeri incoraggianti, emersi dalla riunione con i vertici di FS tenutasi ieri, ma che possono e devono ancora migliorare secondo Salvini, che è al lavoro per militarizzare e liberare le principali stazioni italiane, portando l’organico di FS Security a 1.700 unità e aumentando sensibilmente il numero di donne e uomini in divisa a presidio degli scali”. Lo riporta una nota. “C’è ancora troppa gentaglia in giro, serve controllare metro per metro le stazioni”, afferma il ministro e leader della Lega Matteo Salvini.
Terna e Steg aggiudicano a Hitachi Energy la gara da 770 mln per le stazioni di Elmed
Terna e STEG, il gestore tunisino della rete elettrica e del gas, aggiudicano a Hitachi Energy, azienda leader nel settore delle tecnologie elettriche avanzate, la gara del valore complessivo di circa 770 milioni di euro per la realizzazione delle stazioni di conversione del progetto Elmed, la prima interconnessione elettrica tra Italia e Tunisia. L’aggiudicazione della gara per le stazioni di conversione sancisce la chiusura del processo di procurement del primo collegamento elettrico sottomarino in alta tensione in corrente continua tra Europa e Nord Africa. Il bando di gara, pubblicato nel 2023 di concerto tra Terna e STEG sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, riguardava la progettazione, la fornitura e la realizzazione delle stazioni di conversione dell’interconnessione, uno dei progetti infrastrutturali inclusi nel Piano Mattei per l’Africa, volto a rafforzare le collaborazioni sul fronte economico, energetico e geopolitico tra l’Europa e i Paesi africani. Le due infrastrutture ora assegnate saranno realizzate rispettivamente in Italia a Partanna, in provincia di Trapani, e a Mlaabi, nell’area di Menzel Temime, in Tunisia. Il collegamento, che sfrutta la tecnologia avanzata HVDC (High Voltage Direct Current), avrà una capacità di 600 MW e si svilupperà per circa 220 km, prevalentemente in cavo sottomarino, raggiungendo una profondità massima di circa 800 metri nel Canale di Sicilia. Hitachi Energy fornirà la soluzione HVDC, che integra un’esperienza d’eccellenza a livello mondiale nelle valvole di conversione in corrente continua; il proprio sistema di controllo MACH™, trasformatori di potenza e apparecchiature ad alta tensione; nonché studi di sistema, progettazione e ingegneria, fornitura, supervisione dell’installazione e messa in servizio. Il progetto farà leva sull’esperienza maturata grazie alla realizzazione di alcuni tra i più grandi e significativi progetti di interconnessione al mondo. Le altre imprese del raggruppamento (D’Agostino Costruzioni Generali S.p.A. per la stazione di Partanna e Orascom Construction SAE per la stazione di Mlaabi) saranno impegnate principalmente nella realizzazione delle opere civili nonché delle installazioni elettromeccaniche e degli impianti ausiliari. Segnando un passo significativo verso una maggiore interoperabilità tra i sistemi elettrici euro-mediterranei, Elmed si inserisce in un contesto in cui governi e operatori di rete, a livello globale, accelerano gli investimenti nelle infrastrutture di trasmissione, in vista di un sistema pienamente elettrificato: un sistema capace di integrare su larga scala le fonti rinnovabili, rafforzare le interconnessioni transfrontaliere e accrescere la sicurezza energetica.
Elmed è un’infrastruttura di rilievo per il rafforzamento della sicurezza energetica e per l’integrazione dei sistemi elettrici tra Europa e Nord Africa, in coerenza con gli obiettivi di transizione energetica e di integrazione dei mercati definiti dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). Il progetto, di importanza strategica per la Tunisia, gode del pieno sostegno delle autorità tunisine e si inserisce nella visione nazionale volta a rafforzare la sicurezza energetica, promuovere l’integrazione regionale dei mercati elettrici e supportare la transizione energetica. Elmed, inoltre, risponde ampiamente al duplice obiettivo del piano REPowerEU della Commissione Europea: porre fine alla dipendenza dell’UE dai combustibili fossili e raggiungere i target di decarbonizzazione, principalmente attraverso la diversificazione degli approvvigionamenti energetici e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Dell’investimento complessivo per il collegamento elettrico, pari a circa 1420 milioni di euro, oltre 307 milioni di euro sono stati stanziati dalla Commissione Europea tramite il programma di finanziamento a fondo perduto Connecting Europe Facility (CEF) gestito da CINEA. Per la prima volta l’Unione europea ha finanziato un’opera che coinvolge un paese non membro, a conferma della rilevanza del progetto di interconnessione. Il progetto vede inoltre il supporto, per quanto riguarda l’ambito tunisino, di ulteriori istituzioni finanziarie europee ed internazionali come World Bank, Banca europea per gli investimenti, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e KfW.
Saipem cede a Ades la partecipazione in Saudi Arabia Saipem per 285 mln di dollari
Saipem ha sottoscritto ieri un accordo di compravendita vincolante con ADES Saudi Limited Company, società indirettamente controllata da ADES Holding Company (ADES), operatore internazionale attivo a livello globale nei servizi di perforazione offshore e onshore, per la cessione dell’intera partecipazione (detenuta per il tramite della propria società controllata Saipem International B.V.) in Saudi Arabian Saipem Limited (SAS), società attiva nelle operazioni di perforazione offshore in acque poco profonde, con una flotta di tre jack-up rig di proprietà (Perro Negro 7, Perro Negro 8, Perro Negro 10) e due jack-up rig operati in leasing (Perro Negro 11 e Perro Negro 13). Nell’esercizio 2025, SAS ha registrato ricavi pari a 636 milioni di riyal sauditi, equivalenti a 170 milioni di dollari. Il corrispettivo della cessione è pari a 285 milioni di dollari su base debt-free/cash free e sarà pagato in denaro al perfezionamento dell’operazione, soggetto ai consueti meccanismi di aggiustamento. I proventi della cessione saranno utilizzati in linea con gli obiettivi del piano industriale di Saipem.
Al perfezionamento dell’operazione, le parti sottoscriveranno un contratto di bareboat charter che consentirà a Saipem di proseguire le proprie attività operative in corso in Messico con il rig Perro Negro 10, garantendo così il pieno adempimento delle obbligazioni precedentemente assunte da Saipem.
L’operazione rappresenta un ulteriore passo nell’implementazione della strategia di Saipem volta a concentrare il proprio portafoglio nell’ambito del drilling offshore, in acque profonde e harsh-environment, rafforzando il posizionamento del Gruppo nei segmenti a maggiore complessità e valore aggiunto.
Il perfezionamento dell’operazione, previsto indicativamente entro il terzo trimestre del 2026, è subordinato al soddisfacimento delle consuete condizioni sospensive, ivi incluso l’ottenimento delle autorizzazioni regolamentari applicabili. Nell’ambito dell’operazione, Saipem è assistita da Moelis & Company UK LLP, quale financial advisor, e da Clifford Chance che, unitamente a AS&H Clifford Chance, agisce in qualità di consulente legale di Saipem.
Maire firma Mou per lo sviluppo del sustainable aviation fuel in Kazakistan
Maire firma un Memorandum of Understanding (MoU) con il fondo sovrano del Kazakistan Samruk-Kazyna e con l’Associazione per il Commercio Italo-Kazako (ACIK) per collaborare allo sviluppo di una piattaforma per la produzione di Sustainable Aviation Fuel (SAF) nella Repubblica del Kazakistan, facendo leva sul portafoglio tecnologico e sulle competenze di Nextchem, nonché sulle capacità esecutive del Gruppo.
L’iniziativa valuterà la fattibilità complessiva della produzione di SAF, basata su feedstock HEFA (Hydroprocessed Esters and Fatty Acids) disponibili nel Paese, a supporto dell’ambizione del Kazakistan di rafforzare il proprio ruolo come hub regionale per il sustainable aviation fuel. Nell’ambito del MoU, le parti collaboreranno nella valutazione delle opzioni infrastrutturali, nel coinvolgimento degli stakeholder e nella definizione di un adeguato framework di investimento, potenzialmente all’interno dell’Astana International Financial Centre (AIFC). Nextchem farà leva sulle proprie competenze per identificare e sviluppare le diverse alternative tecnologiche, valutando al contempo la fattibilità tecnica, commerciale e finanziaria.
Alessandro Bernini, Amministratore Delegato di MAIRE, ha commentato: “Questo Memorandum of Understanding rappresenta un passo significativo a supporto della produzione di sustainable aviation fuel in Kazakistan. La posizione strategica del Paese, al crocevia delle principali rotte tra Europa e Asia, crea condizioni favorevoli allo sviluppo di catene di approvvigionamento di SAF e pertanto un’interessante opportunità per coniugare sviluppo industriale e prospettive di mercato nel lungo termine. MAIRE, attraverso Nextchem, metterà a disposizione il proprio know-how tecnologico per supportare la definizione di soluzioni efficienti, contribuendo all’ambizione del Paese di rafforzare il proprio ruolo come hub regionale per il SAF”.
Ariston presenta il piano industriale di rilancio di Riello
Ariston group ha presentato al Mimit il piano industriale legato all’acquisizione del gruppo Riello, storica azienda specializzata nella produzione di sistemi per il comfort termico e tecnologie della combustione, attualmente controllata dalla multinazionale americana Carrier Global Corporation. Lo rende noto il Mimit in una nota. ”L’acquisizione di Riello da parte di Ariston è un’operazione strategica che rafforza il Made in Italy e offre una prospettiva di crescita e sviluppo a una realtà storica del Paese, garantendo continuità produttiva e occupazionale. Nasce finalmente un campione italiano, europeo ed internazionale in un settore chiave per l’Italia”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo al tavolo. Nel corso della riunione, l’azienda – spiega il Mimit – ha illustrato le linee strategiche di un’operazione destinata a consolidare la competitività di Riello nei mercati del comfort termico e delle tecnologie della combustione. È stato inoltre confermato che, immediatamente dopo il closing, sarà garantita la piena continuità organizzativa e operativa del gruppo Riello e verrà nominato un nuovo amministratore delegato. Nel dettaglio, la società ha evidenziato la complementarietà delle attività commerciali, di ricerca e sviluppo, industriali e operative tra Riello e Ariston, ribadendo l’obiettivo di accompagnare il Gruppo e i suoi marchi in un percorso di rilancio coerente con il valore storico e industriale dei brand. Il Mimit ribadisce ”il proprio apprezzamento per il traguardo raggiunto, ritenendo che sia stata individuata la migliore soluzione sotto il profilo industriale e occupazionale per il futuro del gruppo”, si legge nella nota.
Sogin, soddisfazione per il nuovo incarico dato dal governo sul nucleare
“Accogliamo con grande senso di responsabilità questo nuovo incarico affidatoci dal governo. La decisione conferma il ruolo di Sogin quale soggetto di riferimento nazionale per la gestione delle attività nucleari del dismantling e il condizionamento dei rifiuti radioattivi”. Lo afferma in una nota Gian Luca Artizzu, ad di Sogin (società interamente partecipata dal Mef), commentando il decreto legge Infrastrutture che affida alla società le attività di trattamento, condizionamento e smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dalla disattivazione del reattore nucleare “Rts-1 Galileo Galilei” della Marina Militare.
“Metteremo a disposizione — prosegue Artizzu — le nostre competenze e la nostra esperienza per garantire che tutte le operazioni siano svolte nel pieno rispetto dei più elevati standard di sicurezza, tutela ambientale e trasparenza”.
“Sogin — conclude — conferma il proprio impegno a operare con rigore, efficienza e responsabilità nell’interesse del Paese assicurando l’utilizzo delle migliori tecnologie esistenti in materia, il rispetto delle normative vigenti e delle migliori pratiche internazionali in materia di sicurezza nucleare e radioprotezione”.
Il Comune di Genova sceglie il monitoraggio intelligente di Displaid per il controllo continuo di tre infrastrutture strategiche
Da lunedì 22 giugno hanno preso il via a Genova le attività di installazione di un sistema di sensoristica wireless per il monitoraggio di tre viadotti cittadini. Gli interventi interesseranno il viadotto Castagna di corso Europa, il ponte di via De Sanctis a Pra; e il viadotto di via Vallecrosia a Voltri. L’iniziativa rientra nella più ampia strategia del Comune volta al rafforzamento della sicurezza infrastrutturale attraverso soluzioni tecnologiche avanzate e un monitoraggio continuativo orientato alla prevenzione. A tal fine, l’amministrazione ha scelto il sistema sviluppato dall’azienda milanese Displaid, specializzata nel monitoraggio predittivo di ponti e viadotti e già attiva in altre realtà della Pubblica Amministrazione italiana. La soluzione garantisce una gestione integrata dell’intero processo: dall’installazione dei sensori alla raccolta e analisi dei dati, fino alla consultazione continua dello stato delle infrastrutture tramite una piattaforma dedicata. “Come abbiamo detto da mesi, quella delle ispezioni, del monitoraggio e della messa in sicurezza dei ponti e degli impalcati è una delle grandi emergenze della nostra città – afferma la sindaca Silvia Salis – è evidente che, con le risorse internamente a disposizione del Comune, riusciamo a farci carico solo di alcuni interventi in urgenza. I ponti e gli impalcati a oggi censiti sono 673. È noto che abbiamo già chiesto più volte la possibilità di attingere ai fondi previsti per i ristori del post crollo Morandi, rivedendo gli accordi. Abbiamo finalizzato le intese con l’Autorità portuale per circa 4 milioni di finanziamento, mentre siamo in attesa di novità da parte della Regione Liguria che nel corso di un tavolo tecnico in Prefettura aveva dato la
disponibilità al finanziamento di 5 milioni”. “L’attività si inserisce nel più ampio quadro delle azioni in adempimento alle vigenti Linee guida Ponti per costruire un adeguato sistema di gestione delle infrastrutture viarie cittadine. La conoscenza e la gestione del nostro patrimonio infrastrutturale sono un elemento fondamentale per garantire l’efficienza della rete viaria e la tutela di cittadini e utenti della strada. L’utilizzo di strumenti innovativi come quelli che saranno installati costituisce un tassello importante a supporto delle attività tecniche portate avanti con grande professionalità dai nostri uffici”, ha dichiarato l’assessore a Lavori pubblici, Manutenzioni e Opere strategiche e infrastrutturali, Massimo Ferrante. “Genova è una città dal patrimonio unico e complesso, e siamo orgogliosi di contribuire alla sua tutela e sicurezza. Il nostro obiettivo è semplice: trasformare i dati del monitoraggio continuo in informazioni utili, capaci di guidare nel tempo la sicurezza e la valorizzazione delle infrastrutture della città”, afferma Lorenzo Benedetti, ceo di Displaid.
I sensori installati raccoglieranno dati strutturali di varie tipologie: l’analisi delle vibrazioni, utile a determinare il comportamento modale, permetterà di individuare anomalie dell’impalcato, mentre la misura delle inclinazioni, sarà utilizzata per verificare la stabilità delle pile e la deformazione delle travi.
L’intervento si inserisce nel programma di manutenzione delle opere infrastrutturali cittadine, con l’obiettivo di innalzare il livello di controllo, preservare l’efficienza strutturale dei manufatti e garantire la piena funzionalità della rete viaria urbana. Le operazioni di installazione dei sensori, della durata stimata di quattro giorni, non prevedono interruzioni totali della viabilità, in modo da assicurare la continuità del traffico per tutta la durata dei lavori.
Fininvest ha accettato proposta vincolante per Villa Certosa a sceicco Al Thani
Immobiliare Idra, società del gruppo Fininvest, “conferma di aver accettato una proposta vincolante formulata da un soggetto straniero per la cessione di Villa Certosa”. Lo ha riferito un portavoce di Fininvest dopo le indiscrezioni raccolte da ‘La Nuova Sardegna’ sulla vendita della dimora ‘storica’ in Sardegna di Silvio Berlusconi a Constellation hotels holding, società di investimenti con sede in Lussemburgo, braccio immobiliare della famiglia qatariota Al Thani, soprattutto dello sceicco Hamad bin Jassim.
Borgosesia: conclusa operazione immobiliare su Lago di Garda per 3,7 mln
Borgosesia, attiva nel campo degli investimenti in asset alternativi, ha concluso un’operazione immobiliare avviata con l’acquisto di un credito non performing, proseguita con l’assunzione delle attivita’ fallimentari del debitore e culminata nella rivendita, a favore di un primario investitore, di un complesso immobiliare di pregio sito sulle sponde del Lago di Garda. Lo ha reso noto la societa’ in un comunicato. L’operazione, non destinata produrre effetti significativi a livello di bilancio consolidato, si e’ conclusa attraverso la cessione di un veicolo societario verso il corrispettivo di 3,7 milioni di euro. Questa cifra e’ stata determinata al netto di passivita’ verso cartolarizzazioni promosse dal Gruppo per 5,1 milioni e contestualmente rimborsate, che ha permesso una piena valorizzazione del complesso, “confermando cosi’ la capacita’ di Borgosesia – si legge nella nota – di trasformare situazioni complesse (Npl e procedure fallimentari) in opportunita’ di business”.
Fs: finanziamento di 70 mln dalla Bei per rendere più sostenibile la flotta di Qbuzz
Più sostenibilità nella flotta di Qbuzz, l’operatore di trasporto pubblico regionale nei Paesi Bassi, società controllata dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che beneficerà di un prestito della BEI pari a 70 milioni di euro, grazie al quale la Banca europea per gli investimenti e Société Générale – che ha agito come arranger, società di leasing e finanziatore senior per lo stesso importo – supportano la transizione di Qbuzz verso un trasporto pubblico con autobus a zero emissioni. “Oltre ad assumere una valenza fondamentale da un punto di vista climatico, l’attuale passaggio verso una mobilità sostenibile è importante anche, e soprattutto, nell’ottica dell’indipendenza energetica europea”, ha osservato la responsabile d’ufficio della BEI Chantal Schrijver. “Nel più ampio contesto della transizione energetica, le imprese olandesi e gli attori del settore pubblico stanno facendo la loro parte per rendere le proprie attività sostenibili a livello ambientale e indipendenti sul piano energetico. Noi siamo qui per sostenerli in questo percorso”. Angelo De Carlo, direttore finanziario di Qbuzz, racconta: “La collaborazione ha rappresentato un elemento determinante per il successo del progetto. Quello che stiamo realizzando nei Paesi Bassi nel quadro della transizione verso un trasporto pubblico a emissioni zero è qualcosa di unico in Europa. Delegazioni provenienti da Belgio, Finlandia, Norvegia, Repubblica Ceca e Germania, ma anche da Paesi extraeuropei come il Giappone, il Kenya e l’India, sono venute a vedere come stiamo affrontando questa trasformazione. Ovunque si riscontra la volontà di contribuire al raggiungimento di obiettivi climatici attraverso un trasporto pubblico a emissioni zero, il che è molto incoraggiante. Allo stesso tempo, l’esperienza dimostra che rendere più sostenibile il trasporto pubblico è un compito tutt’altro che semplice. Ciononostante, Qbuzz continua a riunire i diversi soggetti interessati e a collaborare con loro per compiere passi concreti e significativi a favore del clima”.
Qbuzz ha messo in servizio una delle più grandi flotte di autobus elettrici dei Paesi Bassi nella provincia dell’Olanda Meridionale, servendo città come Leida, Alphen aan den Rijn e Gouda. Il finanziamento sosterrà inoltre la realizzazione di impianti di ricarica, compresa l’installazione di infrastrutture elettriche ad alta capacità per collegare i depositi di Qbuzz alla rete elettrica nazionale. Gli autobus elettrici hanno sostituito una flotta di autobus diesel, contribuendo così al raggiungimento di obiettivi europei più ampi in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e di promozione della disponibilità di un trasporto pubblico sostenibile, al fine di scoraggiare l’uso dell’auto privata. Qbuzz utilizza i nuovi veicoli elettrici per servire l’area di concessione “Zuid-Holland Noord”, che comprende la Provincia dell’Olanda Meridionale, al cui interno si trovano città quali Leida, Alpen aan de Rijn e Gouda.
Italo: nuovi investimenti in tecnologia, al via il nuovo portale di bordo
Proseguono gli investimenti di Italo in tecnologia. Dopo l’accordo per portare a bordo la connessione satellitare ultraveloce di Starlink (le prime installazioni già effettuate ed entro il prossimo anno tutta la flotta sarà dotata di tale tecnologia) ed il potenziamento del 5G di bordo, la società lancia il nuovo portale di bordo Italo Live, completamente rinnovato. Numerose novità tra cui quelle dedicate ai viaggiatori esteri che sempre più utilizzano Italo per visitare il Paese. Un portale accessibile direttamente dai dispositivi personali dei viaggiatori (smartphone, tablet e laptop), con un’interfaccia totalmente all’avanguardia, ispirata alle principali piattaforme di streaming e progettata per essere semplice, intuitiva e veloce. Un’infrastruttura tecnologicamente avanzata che necessita di una connessione affidabile e costante, il cui go live è frutto proprio degli investimenti tech compiuti di recente da Italo.
L’offerta di contenuti sarà particolarmente ricca e costantemente aggiornata, con presenza di contenuti “premium” nazionali ed internazionali. La presenza di contenuti internazionali e multilingua rappresenta un punto distintivo dell’offerta Italo, alla luce del crescente numero di viaggiatori internazionali. Un ampliamento di servizi per i turisti stranieri, testimoniato anche dal lancio del magazine di bordo “Italo I Sensi del Viaggio” in versione bilingue (italiano e inglese) a partire da questo mese. Ulteriore investimento hi-tech della compagnia è nato dalla partnership con Discovery Reply. Nelle Lounge Italo Club è, infatti, arrivata una nuova esperienza immersiva: grazie a un visore 3D i viaggiatori potranno gratuitamente lasciarsi trasportare nel cuore delle destinazioni attraverso video a 360° e iniziare il viaggio ancora prima di salire a bordo. Un modo per scoprire le destinazioni ed i luoghi iconici delle città che si andranno a visitare, grazie ad una vera e propria guida virtuale. “Negli ultimi anni abbiamo investito costantemente in tecnologia, per offrire servizi digitali innovativi e all’avanguardia. Chi viaggia con Italo oggi ha a disposizione una connessione stabile e veloce, un portale di intrattenimento ricco di offerte, come se stesse guardando la tv da casa. Il viaggio, infatti, oggi non è più solo raggiungere una meta ma un’esperienza. A bordo dei nostri treni c’è chi lavora, chi studia e chi cerca soluzioni di entertainment, oggi possiamo rispondere a tutte queste esigenze, rivolgendoci ad un pubblico sia nazionale che internazionale” commenta Gianbattista La Rocca, AD di Italo. “Italo Live rappresenta un nuovo modo di interpretare l’intrattenimento a bordo treno. Accessibile da qualsiasi device, senza necessità di una connessione esterna, ricco di sezioni per tutti i gusti. Film, magazine, quotidiani, podcast, serie tv, giochi e molto altro per consentire di godersi un po’ di relax o essere informati durante il tragitto. Un’operazione importante per Italo che continua a porre il viaggiatore al centro della strategia” afferma Dora Bonadies, Responsabile Network & Market Development di Italo
Fiumicino si conferma miglior aeroporto d’Europa per Aci Europe
Roma Fiumicino è il miglior aeroporto europeo, confermandosi ai vertici del trasporto aereo internazionale. Il “Leonardo da Vinci” ha ricevuto per l’ottava volta dal 2018 e la quinta consecutiva l’ACI EUROPE Best Airport Award 2026 nella categoria degli scali oltre i 40 milioni di passeggeri. Il riconoscimento – promosso da ACI EUROPE, l’associazione internazionale che rappresenta gli aeroporti europei – è stato assegnato ieri sera durante il Congresso Annuale svoltosi a Praga, in cui sono stati premiati gli scali europei che si distinguono per eccellenza del personale, trasformazione digitale e sostenibilità delle infrastrutture aeroportuali, sulla base della valutazione di una giuria indipendente composta da otto rappresentanti istituzionali del settore dell’aviazione, tra cui Commissione Europea, EUROCONTROL, EASA, ECAC e SESAR Joint Undertaking. Questo riconoscimento bissa il premio di Best European Airport ottenuto a febbraio nell’ambito del programma Airport Service Quality di ACI World, basato sui giudizi espressi direttamente dai passeggeri e conferma la solidità del “modello Fiumicino” che, nel 2025, ha superato per la prima volta la soglia dei 51 milioni di passeggeri. Il “Leonardo da Vinci” guarda adesso al futuro con un Piano di Sviluppo sostenibile da 9 miliardi di euro, pensato per intercettare una domanda di traffico al 2046 stimata fino a 100 milioni di passeggeri e rafforzare ancora di più la connettività dell’Italia. Il Masterplan rappresenta una traiettoria industriale che proietta il principale aeroporto italiano tra i
più grandi hub del mondo occidentale, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente il suo ruolo al servizio di Roma, del turismo e della competitività del Paese.
“Confermare ancora una volta Roma Fiumicino al vertice degli aeroporti europei significa poter dare continuità a un modello industriale che coniuga qualità del servizio, efficienza operativa, innovazione applicata e sostenibilità ambientale”, ha dichiarato Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma. “Questo ulteriore, grande risultato appartiene alle nostre persone e a tutta la comunità aeroportuale, ma guarda soprattutto alla prossima fase di sviluppo del ‘Leonardo da Vinci’, che rappresenta un progetto di primario interesse nazionale. Le previsioni di crescita del traffico e la centralità globale di Roma richiedono, infatti, infrastrutture adeguate, investimenti mirati e una visione di lungo periodo. Vogliamo consolidare il ruolo dell’hub di Fiumicino come piattaforma strategica per la competitività del Paese: lavorare in questa direzione significa rafforzare la connettività dell’Italia, sostenere turismo ed economia e intercettare una quota crescente di flussi intercontinentali”. Per Adr, società del Gruppo Mundys, il riconoscimento valorizza un percorso che ha reso strutturali qualità e capacità operativa, grazie al lavoro delle proprie persone e al contributo dell’intera comunità aeroportuale. Il posizionamento europeo trova ulteriore conferma sul piano globale nel settimo posto raggiunto pochi mesi fa nella Top Ten mondiale Skytrax, risultati che restituiscono la dimensione raggiunta dallo scalo e il valore di quanto costruito negli ultimi anni.
Enac: firmato l’accordo per la riqualificazione dell’aviosuperficie di Scalea e la trasformazione in aeroporto territoriale inserito nella rete RAM
Avviato l’iter di sviluppo e riqualificazione dell’attuale aviosuperficie di Scalea per la trasformazione in aeroporto territoriale, passaggio finalizzato all’inserimento dello scalo nel progetto Enac della Regional Air Mobility (RAM) per collegamenti tra scali minori. A due giorni dalla delibera con la quale il Consiglio comunale di Scalea ha approvato all’unanimità tale intervento, quale primo passaggio formale di un iter che punta a inserire l’infrastruttura nella rete aeroportuale calabrese, oggi, 24 giugno, nel Palazzo dell’Aviazione Civile è stato firmato un accordo che dà il via alla collaborazione istituzionale e ai relativi interventi. Firmatari dell’accordo per Enac il presidente Pierluigi Di Palma, per Enac Servizi l’amministratore unico Marco Trombetti, per la Regione Calabria il capo di gabinetto Luciano Vigna e per il Comune di Scalea il sindaco Mario Russo. L’aeroporto di Scalea diventerà parte del progetto avviato da Enac, attraverso la società in house Enac Servizi, della Regional Air Mobility che prenderà il via il prossimo 8 luglio, con una cerimonia che si svolgerà alla presenza anche del Vicepremier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
“L’accordo firmato oggi su Scalea rappresenta – dichiara Di Palma – un ulteriore passo in avanti per rafforzare la connessione tra comunità, territori e sistemi economici locali, nel rispetto della sostenibilità. Uno strumento strategico per ridurre le distanze, favorire la coesione territoriale e creare nuove opportunità di sviluppo”. Il progetto RAM è finalizzato a valorizzare gli scali territoriali come snodi intermodali e sostenibili al servizio della mobilità aerea innovativa e, al contempo, come infrastrutture al servizio delle comunità, offrendo nuove opportunità di sviluppo ai territori meno congestionati, valorizzando aree di straordinario pregio della nostra Italia.
Gruppo Cap: il paradosso dell’acqua, l’80% sottostima i consumi e il 56% non la considera una risorsa limitata
E’ stata presentata lunedì 22 giugno la ricerca “Consumare meno, consumare meglio” promossa da Gruppo CAP in sinergia con Fondazione Cariplo e il Centro Interdisciplinare Sostenibilità e Clima della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – Area di Ethics and Global Challenges, che si inserisce all’interno del progetto biennale ETACQUA (“Analisi ETico-sociale e proposte di intervento su Abitudini di Consumo individuali di acQUA per usi civili”). Il progetto, di cui si sono in questa sede presentati i risultati riferiti alla prima parte ha l’obiettivo di esplorare in profondità gli aspetti etici, sociali e metodologici legati alla gestione della risorsa idrica. La ricerca ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.000 clienti del servizio idrico integrato al fine di analizzare le conoscenze, le percezioni e le norme sociali che strutturano il rapporto quotidiano con l’acqua con l’obiettivo di favorire consumi domestici più consapevoli e sostenibili. Tali risultati vanno inquadrati quale punto di partenza di una serie di proposte, che le istituzioni promotrici stanno elaborando quale immediata prosecuzione del progetto. Secondo i principali risultati, il 56,2% degli utenti considera l’acqua nella propria area una risorsa poco o per nulla limitata; solo il 15,2% ritiene che i consumi idrici domestici abbiano un impatto ambientale elevato; quasi l’80% sottostima il consumo d’acqua associato a una doccia di dieci minuti.
Il 42,2% dichiara di non bere mai acqua del rubinetto, pur utilizzandola abitualmente per cucinare e per l’igiene personale.
I numeri della ricerca documentano una marcata disconnessione tra i comportamenti domestici e la crisi climatica. Se infatti sempre più spesso, soprattutto nei periodi estivi, ci troviamo a far fronte a misure di limitazione dell’uso dell’acqua a causa di fenomeni siccitosi, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud Italia, mediamente solo una minoranza degli utenti percepisce l’alto impatto ecologico dei propri consumi (15,2%). Questa consapevolezza varia in modo drastico a seconda del livello di scolarizzazione: il 36% dei laureati ha ben chiare le ricadute ambientali, percentuale che crolla ad appena l’11% tra chi non possiede alcun titolo di studio. A peggiorare il quadro interviene un diffuso fenomeno di “autoindulgenza” o “sconto morale” per cui il 63,6% degli utenti è certo che gli altri giudicherebbero i propri consumi “nella norma”, ostacolando di fatto la percezione dell’urgenza di modificare le proprie abitudini. Il disallineamento tra percezione e realtà raggiunge il suo apice nell’igiene personale. L’80% del campione sottostima il consumo d’acqua associato a una doccia di dieci minuti. Per quasi un utente su tre (il 34,8%), la discrepanza risulta addirittura macroscopica: stimano un impiego inferiore ai 10 litri, ignorando che il consumo effettivo si attesta tra i 120 e i 150 litri. Analizzando i dati per fasce d’età, emerge un netto spaccato generazionale: la propensione a docce brevi è un appannaggio quasi esclusivo delle generazioni più mature, con la metà dei pensionati e degli over 50 che dichiara di limitare il getto d’acqua a un massimo di 5 minuti. Al contrario, tra i giovani under 30 si concentrano le percentuali più alte per le docce che superano il quarto d’ora. Questo stesso target anagrafico si dimostra però il più pronto ad accogliere l’innovazione per la circolarità: il 34% degli under 30 conosce già i sistemi di riutilizzo delle acque di scarico domestiche (come le “Eco Tank”), contro una media generale nettamente inferiore. Un ulteriore elemento di complessità si riscontra nell’uso diretto dell’acqua del rubinetto. Nonostante sia impiegata quotidianamente dal 94% delle persone per cucinare e dal 97,4% per l’igiene personale, quando si tratta di dissetarsi il 42,2% ammette di non berla mai, segnalando una barriera puramente psicologica e culturale rispetto all’alta qualità della risorsa erogata.
Gse, in esercizio la piattaforma Suer: al via campagna informativa per i Comuni
Con la pubblicazione dei modelli unici e l’entrata in esercizio dello Sportello Unico per le Energie Rinnovabili (SUER), i Comuni sono chiamati a gestire le procedure abilitative semplificate (PAS) secondo le nuove modalità digitali previste dalla normativa con l’obiettivo di accelerare i processi autorizzativi degli impianti a fonti rinnovabili. Nei mesi scorsi il GSE ha avviato un percorso di informazione e formazione che ha previsto la realizzazione di webinar dedicati alla presentazione delle funzionalità e delle opportunità offerte dalla SUER. Grazie a questa prima iniziativa diversi Comuni hanno presentato richiesta di registrazione.
Al fine di raggiungere tutte le amministrazioni, nei prossimi giorni il GSE avvierà una campagna informativa massiva indirizzata ai Sindaci per illustrare il servizio di tutoring dedicato per la SUER. Il servizio, ideato per supportare le amministrazioni in questa fase di transizione, è finalizzato ad agevolare le attività di registrazione, abilitazione e accesso alla piattaforma, nonché a favorire l’interoperabilità con gli strumenti digitali già in uso presso gli enti.
Attraverso l’apposita sezione, i Comuni possono richiedere il supporto di un tutor dedicato e beneficiare di un affiancamento operativo personalizzato. Il percorso di accompagnamento prevede:
un incontro introduttivo dedicato all’illustrazione del quadro normativo di riferimento e delle principali funzionalità della SUER;
la condivisione della documentazione necessaria al completamento delle attività di registrazione e abilitazione;
il supporto nelle fasi di accesso e configurazione delle utenze;
il supporto all’interoperabilità con eventuali piattaforme regionali o territoriali già operative.
Agici: rifiuti, cresce il mercato ma margini compressi nel riciclo
L’industria italiana del riciclo e dei rifiuti continua a crescere, ma la distribuzione del valore lungo la filiera resta fortemente disomogenea. A fronte di un mercato in espansione e di un processo di consolidamento ormai avviato, gli operatori più specializzati nel riciclo, soprattutto nelle filiere legate ai rifiuti urbani, mostrano marginalità ancora contenute. A essere premiati sono invece gli operatori integrati e multi-filiera, capaci di controllare più fasi della catena del valore, dalla raccolta al trattamento, fino alla valorizzazione e allo smaltimento finale. È questo il quadro che emerge dallo studio “Il riassetto dei rifiuti urbani e le opportunità di crescita nelle principali tipologie dei rifiuti speciali”, presentato oggi a Milano da AGICI, nell’ambito dell’Osservatorio Riciclo & Rifiuti, nel corso del convegno “Le nuove geografie del valore nell’industria dei rifiuti. Investimenti e modelli di crescita nelle filiere italiane dei rifiuti urbani e speciali”.
L’analisi dei bilanci di un campione di 80 imprese, rappresentative dei principali operatori per fatturato e capacità impiantistica in otto aree del comparto, mostra una crescita strutturale del valore della produzione, passato da circa 7,5 miliardi di euro nel 2017 a 13,8 miliardi nel 2024, con un tasso medio annuo del 9%. La crescita, tuttavia, non si distribuisce in modo uniforme tra le diverse filiere. Le imprese multi-filiera e quelle integrate con l’industria a valle registrano le dinamiche più rilevanti. Ancora più marcata è la differenza sul fronte della redditività: nel 2024 le filiere del riciclo più legate ai flussi urbani – plastica, vetro, organico, carta e RAEE – registrano marginalità comprese tra -5% e 4%, mentre preparazione alla termodistruzione dei rifiuti speciali, discariche e operatori multi-filiera si attestano attorno al 10%. Il dato fotografa un passaggio centrale per l’evoluzione del settore: la crescita del mercato non basta, da sola, a garantire la tenuta economica delle attività di riciclo, soprattutto quando queste restano esposte a mercati volatili e non controllano le fasi più redditizie della filiera.
La diversa performance tra operatori specializzati e operatori integrati indica una traiettoria sempre più chiara: il valore tende a spostarsi verso configurazioni industriali capaci di presidiare più materiali e più fasi del trattamento, riducendo l’esposizione alla volatilità dei singoli mercati. Gli operatori multi-filiera possono infatti governare con maggiore continuità raccolta, trattamento, riciclo e smaltimento, costruendo modelli più stabili e una migliore capacità di programmazione degli investimenti. In questa prospettiva, l’evoluzione del comparto non appare più guidata soltanto dall’aumento della capacità produttiva, ma dalla costruzione di piattaforme industriali più ampie, in grado di occupare porzioni crescenti della catena del valore.
Le operazioni straordinarie e gli investimenti confermano questa traiettoria. Tra il 2017 e il primo trimestre del 2026, AGICI ha censito 541 operazioni tra investimenti diretti, acquisizioni, cessioni e joint venture. La metà delle operazioni riguarda investimenti diretti in impianti, mentre acquisizioni e cessioni rappresentano il 46% del totale, confermando il ruolo del consolidamento industriale come uno dei principali driver di crescita del settore. Il dato più significativo riguarda però la concentrazione delle operazioni: circa un quinto delle imprese analizzate ha realizzato l’80% delle acquisizioni censite. Questo significa che il riassetto del settore è guidato da un numero relativamente limitato di operatori, impegnati nella costruzione di agglomerati ambientali-industriali capaci di presidiare più filiere, più tecnologie e più fasi del ciclo dei rifiuti.
Le direttrici sono diverse ma convergenti: le grandi utility estendono la propria presenza dai rifiuti urbani agli speciali, gli operatori industriali rafforzano il controllo delle materie prime seconde, mentre fondi infrastrutturali, private equity e gruppi italiani di media dimensione contribuiscono alla costruzione di nuove piattaforme, in particolare nei rifiuti speciali. L’analisi modellistica condotta da AGICI consente di osservare più nel dettaglio dove si concentra il valore lungo le filiere. Per i rifiuti urbani, la material flow analysis mostra che, agli attuali tassi di raccolta differenziata e recupero, circa un terzo della materia raccolta viene destinato al mercato delle materie prime seconde, un altro terzo ai mercati dell’energia – attraverso termovalorizzazione o produzione di biometano – e il 22% allo smaltimento finale in discarica.
La distribuzione economica del valore, però, non segue necessariamente la centralità ambientale attribuita al riciclo. Gli impianti che intercettano la quota maggiore di valore e registrano redditività più elevate sono la discarica, il termovalorizzatore e, nel caso della carta, l’industria a valle del rifiuto. Gli impianti di riciclo in senso proprio – come riciclo delle plastiche, trattamento del rottame di vetro, riciclo dei RAEE e biodigestione – rappresentano invece una quota più contenuta del valore complessivo e presentano marginalità inferiori al 10%. La ragione è nella struttura economica della filiera: il riciclo resta esposto al prezzo delle materie prime seconde, al costo dell’energia e al costo degli smaltimenti, mentre gli impianti di chiusura del ciclo beneficiano di una maggiore scarsità infrastrutturale e, quindi, di un più elevato potere di prezzo.
Una dinamica analoga emerge anche nelle principali filiere dei rifiuti speciali analizzate dallo studio: rifiuti da costruzione e demolizione, rifiuti da pannelli fotovoltaici e rifiuti solidi avviati a termovalorizzazione o incenerimento. In questo caso, la destinazione finale dei flussi è per il 47% al mercato delle materie prime seconde, per il 21% ai mercati dell’energia e per il 24% alla discarica. Anche qui il valore economico si concentra soprattutto nelle fasi terminali. Termovalorizzatore e discarica sono gli impianti che presentano marginalità superiori al 10% e generano più del 20% del valore complessivo della filiera. Al contrario, il riciclo dei pannelli fotovoltaici e quello dei rifiuti da costruzione e demolizione si collocano oggi in un’area di minore redditività e minor valore intercettato, pur per ragioni diverse: nel primo caso pesa la scala ancora limitata dei flussi disponibili, destinati però a crescere con il revamping degli impianti fotovoltaici; nel secondo, il valore delle materie prime seconde resta basso, trattandosi di materiali assimilabili a commodity. Il quadro conferma quindi che, anche nei rifiuti speciali, le opportunità di crescita non dipendono solo dai volumi trattati, ma dalla capacità di presidiare le fasi più strategiche e di costruire integrazioni industriali con i settori a valle.
Le evidenze dello studio indicano che il sistema italiano dei rifiuti funziona ancora in larga parte secondo una logica di copertura dei costi, tipica dell’economia lineare, più che secondo una piena valorizzazione degli output, propria dell’economia circolare. Il valore tende infatti a concentrarsi negli impianti di smaltimento e nelle fasi terminali, mentre il riciclo, pur centrale negli obiettivi ambientali, intercetta oggi una quota più contenuta della redditività complessiva. Per questo, secondo AGICI, una politica industriale per il settore dovrebbe agire su due fronti complementari. Da un lato, è necessario costruire un quadro istituzionale capace di valorizzare le materie riciclate, anche attraverso meccanismi di mercato che riconoscano il contributo ambientale del riciclo, ad esempio in termini di emissioni evitate o energia risparmiata. Dall’altro, occorre adeguare l’infrastruttura di smaltimento all’effettiva domanda di trattamento del Paese, riducendo la scarsità degli impianti e limitando il rischio che il costo dello smaltimento si trasferisca a valle su riciclatori, cittadini e imprese.
«Lo studio mostra che l’industria dei rifiuti è entrata in una fase nuova: il mercato cresce, ma il valore non si distribuisce in modo uniforme lungo la filiera», ha commentato Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI. «Il riciclo resta il perno dell’economia circolare, ma oggi è anche una delle attività più esposte alla volatilità dei prezzi delle materie prime seconde, dell’energia e degli smaltimenti. Il valore tende invece a concentrarsi negli operatori integrati e nelle fasi terminali, anche per effetto della scarsità infrastrutturale del Paese. Per rafforzare davvero il riciclo serve quindi una politica industriale capace di riequilibrare questa distribuzione: valorizzando meglio le materie riciclate e adeguando la capacità di trattamento alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti, così da evitare che il costo dello smaltimento continui a comprimere i margini dei riciclatori e a ricadere su cittadini e imprese».