FINANZA SOSTENIBILE
Consob: con le obbligazioni Esg costi di finanziamento più bassi per le imprese. E’ il ‘greenium’, il premio di sostenibilità
Si chiama ‘greenium’, crasi di green e premium, e il nome è già un buon indizio per capire di cosa si sta parlando: è lo sconto che incassa chi emette bond sostenibili rispetto ai titoli tradizionali. Le obbligazioni Esg, infatti, consentono alle imprese italiane di finanziarsi a costi inferiori rispetto agli altri titoli, in particolare nel settore corporate. A certificarlo è il nuovo “Quaderno di finanza sostenibile” pubblicato dalla Consob, che analizza l’impatto sui costi di finanziamento per le imprese italiane del cosiddetto greenium, il differenziale di rendimento tra obbligazioni Esg e strumenti simili, ma non sostenibili. Lo studio esamina oltre 3.300 obbligazioni in circolazione a giugno 2025, emesse da soggetti italiani, corporate e financial, e rappresenta il primo studio focalizzato sul mercato domestico. I risultati confermano, dunque, l’esistenza di un “premio di sostenibilità”, il greenium: gli investitori sono disposti ad accettare rendimenti inferiori pur di avere titoli sostenibili. Lo studio stima che, in fase di emissione, il rendimento medio dei titoli sostenibili sia inferiore di circa un punto percentuale rispetto a quello delle obbligazioni tradizionali, che si attesta al 4,1% a parità di altre caratteristiche. Un’obbligazione Esg simile paga intorno al 3,1%. Il premio di sostenibilità, ossia il vantaggio in termini di minori costi di finanziamento per l’emittente, è quindi pari a circa il 23%. Questo mostra come molti investitori vogliono avere in portafoglio titoli sostenibili e sono quindi disposti ad accettare un rendimento più basso pur di comprarli.
Emerge comunque, rileva lo studio della Consob, una distinzione significativa fra i diversi comparti del mercato, con un premio più rilevante nel settore corporate, dove le imprese non finanziarie traggono un maggior beneficio dalle emissioni green. Per le obbligazioni emesse da intermediari finanziari, invece, il vantaggio appare meno netto, anche in ragione di un legame meno diretto tra l’utilizzo dei fondi e l’attività dell’emittente. Un risultato in linea con le principali tendenze internazionali. Lo studio segnala il ruolo del rating Esg dell’emittente. Oltre alle caratteristiche della singola obbligazione, il mercato considera, infatti, anche il profilo di sostenibilità complessivo dell’azienda: un “voto” di sostenibilità più elevato può contribuire a ridurre i costi di finanziamento anche per le emissioni convenzionali.
I mercati delle obbligazioni sostenibili, è la premessa dello studio, si sono espansi rapidamente nell’ultimo decennio, con i green bond che hanno consolidato la loro posizione come segmento dominante nelle economie avanzate. I forti aumenti delle emissioni globali, l’ampia adozione di tassonomie e standard internazionali e il crescente ricorso alle second-party opinions (Spo, pareri indipendenti di società specializzate) hanno contribuito a rafforzare la trasparenza e la credibilità del mercato. All’interno dell’Unione Europea, queste dinamiche risultano particolarmente evidenti, poiché i green bond rappresentano la quota maggiore delle emissioni ESG (Environmental, Social and Governance), sostenuti da quadri normativi ben sviluppati e da una forte domanda da parte degli investitori per strumenti allineati agli obiettivi ambientali. Il mercato europeo delle obbligazioni sostenibili continua a crescere, sebbene a un ritmo più moderato rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati dell’Esma, l’ammontare complessivo delle obbligazioni ESG etichettate nell’UE ha raggiunto circa 2,25 trilioni di euro nel secondo trimestre del 2025, trainato principalmente dalla continua crescita dei green bond, che restano il segmento dominante all’interno dell’universo della finanza sostenibile a reddito fisso. Le emissioni trimestrali di green bond si sono mantenute sostanzialmente in linea con la loro media di lungo periodo, riflettendo una domanda resiliente da parte degli investitori e condizioni stabili di accesso al mercato sia per gli emittenti pubblici sia per quelli privati.
Borsa Italiana poi conferma la continua espansione del segmento delle obbligazioni sostenibili nei mercati obbligazionari italiani (MOT, Euronext Access Milan ed EuroTLX). Lo stock di obbligazioni etichettate ESG (green, social, sustainable, SDG-linked e transition bond) è cresciuto costantemente nel tempo, raggiungendo quasi 700 miliardi di euro a febbraio 2026. Alla luce di questa crescente tendenza, sottolinea il Rapporto, le obbligazioni sostenibili hanno attirato un’attenzione sempre maggiore negli ultimi anni, poiché investitori, policymakers e istituzioni finanziarie cercano di comprendere se e in quale misura i fattori ESG siano riflessi nei prezzi delle attività finanziarie. Un filone crescente della letteratura analizza l’esistenza del cosiddetto greenium, ossia un premio per il rischio associato agli asset verdi, generalmente considerato negativo. Più recentemente, l’attenzione si è ampliata all’intero segmento della sostenibilità, indagando l’esistenza di un sustainability premium, definito come il differenziale di rendimento tra obbligazioni sostenibili e obbligazioni convenzionali comparabili. Un sustainability premium può emergere quando i partecipanti al mercato attribuiscono valore alle caratteristiche ESG incorporate in questi strumenti finanziari. Un altro elemento che emerge è dato dal fatto che i green bond possono mostrare caratteristiche simili a quelle dei beni rifugio in specifiche condizioni di mercato e fungere da strumenti di copertura o diversificazione in diversi segmenti finanziari durante periodi di elevata incertezza. Inoltre, le evidenze empiriche internazionali sottolineano l’importanza delle revisioni esterne e dei meccanismi di certificazione.
La stima di un potenziale sustainability premium è sempre più centrale nel lavoro delle autorità di vigilanza, poiché fornisce indicazioni su se i mercati finanziari prezzano correttamente le caratteristiche ESG e se eventuali errori di valutazione possano segnalare rischi emergenti o inefficienze di mercato. Secondo il rapporto, il quadro regolamentare del European Green Bond (EUGB) potrebbe contribuire ad affrontare diverse inefficienze strutturali attualmente presenti nel mercato. Rafforzando l’identificabilità degli strumenti ESG, migliorando gli standard di disclosure e rafforzando la credibilità dei revisori esterni, lo standard EUGB ha il potenziale di ridurre l’asimmetria informativa e mitigare i rischi di selezione avversa o greenwashing.