LA CONFERENZA DI INIZIO ANNO

Piano casa, infrastrutture, Zes: ora anche per Meloni la crescita riparte solo con un quadro più favorevole agli investimenti

11 Gen 2026 di Maria Cristina Carlini

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Piano casa, infrastrutture, Zes: ora anche per Meloni la crescita riparte solo con un quadro più favorevole agli investimenti

Giorgia Meloni alla conferenza stampa di inizio anno

Crescita, Piano Casa, infrastrutture, rilancio degli investimenti sul modello della Zes unica del Mezzogiorno. Con la legislatura che ha ormai inboccato l’ultimo tornante e con il 2026 come ultimo anno pieno dell’attività di governo prima delle elezioni del 2027, Giorgia Meloni rilancia l’agenda economica con una lista di obiettivi sicuramente ambiziosi e sfidanti. Lo fa nella sua quarta conferenza a stampa che, da fine anno, come da tradizione, è diventata di inizio anno. Nelle tre ore di domande e risposte, nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera, Meloni presenta un carnet di temi prioritari dove spuntano titoli nuovi – gli interventi per affrontare l’emergenza abitativa e il volano delle infrastrutture per la crescita- e altri nuovissimi, legati alla stretta attualità geopolitica, come la nuova frontiera dell’Artico con la Groenlandia come zona di cooperazione e di nuove opportunità di investimenti per le aziende italiane e di ricerca sul tema del cambiamento climatico. Il tutto condito da ripetute rivendicazioni sui risultati raggiunti. Ma mentre sui dossier di politica internazionale e di politica interna il tono della premier è netto e perentorio ( basti pensare al leit motiv degli attacchi alla magistratura ) sull’economia — il vero banco di prova dopo quattro anni di governo — più dei bilanci, prevalgono, ancora molti annunci, come se il cammino del Governo fosse ai blocchi di partenza e non sul rettilineo finale con un orizzonte temporale sempre più stretto.

Una sorta di bilancio finale, la premier, comunque, lo traccia proprio al termine della maratona di tre ore di domande e risposte. Incalzata sul fatto che l’agenda economica rilancia temi non certo nuovi che, però, sono ancora lì sul tavolo in attesa di soluzione, Meloni passa al contrattacco. “Avremmo voluto fare di più? Certo. Ma bisogna guardare alle risorse che ci sono e fare delle scelte. La domanda è: le cose sulle quali abbiamo messo i soldi erano cose serie o no? È stato più serio ridurre le tasse sui salari o finanziare la ristrutturazione gratis dei castelli?”. Domanda retorica con l’ennesimo attacco al Superbonus, reo dello sfascio dei conti pubblici. “A risorse date, abbiamo fatto del nostro meglio. Non si può negare che stiamo lavorando “. Tra deja-vù e nuovi focus e molti “faremo”, le pillole di ‘Melonomics’ consentono di ricostruire una road map per i mesi che verranno.

Occupazione, investimenti, energia, zes : la ricetta per la crescita

In cima alle priorità, e questo Meloni l’ha più di una volta ribadito, c’è il macro obiettivo della crescita, insieme all’altro “grande focus” che è la sicurezza. Meloni parla di un cambio di passo e ostenta fiducia sulle prospettive dell’economia reale. Il punto di forza che sono i dati sull’occupazione “oggettivamente incoraggianti” e sull’aumento di 20 miliardi del potere di acquisto, certificato nei giorni scorsi dall’Istat. Sul tema dei salari, in particolare, Meloni risponde a più di una domanda e respinge scenari “catastrofici”, pur ammettendo che la crescita è ancora troppo bassa, perchè “è con il nostro Governo che i salari hanno ripreso a crescere, lavorando soprattutto su elementi di defiscalizzazione. Quando l’Istat ci dà le serie storiche calcola il lordo, ma la maggior parte dei nostri provvedimenti incidono sul salario netto. Gran parte del lavoro sul cuneo fiscale, i fringe benefit, i premi di produttività non risultano in quei dati perché intervengono sul salario netto”.

Insomma, è il ragionamento della premier, sono questi i numeri che pesano. Ancor più dei giudizi delle agenzie di rating ai quali dice di “guardare con prudenza” anche se “raccontano di una percezione di una solidità economica che deve far piacere”. Inoltre, “segnalo che sono state riviste le stime di crescita del 2023 dallo 0,7% all’1%,: penso possa accadere anche per il 2024 e 2025. L’economia italiana soffre tantissimo del rallentamento dell’economia tedesca, Ci sono fattori esogeni molto difficili da risolvere”, rileva. “Cosa serve fare? Secondo me tre cose: continuare a sostenere l’occupazione, lavorare per abbassare i prezzi dell’energia e sostenere gli investimenti”. In particolare, sul fronte dell’energia, dopo i precedenti interventi, il governo sta lavorando “per abbassare i prezzi dell’energia, è un altro dei provvedimenti che punto a portare in uno dei prossimi Consigli dei ministri”, annuncia. Per il sostegno agli investimenti, la via maestra è quella della Zes unica” del Mezzogiorno: “il modello dal quale partire per favorire gli investimenti per tutto il territorio nazionale”. Ma su quelle che saranno le mosse del governo non ci sono ulteriori indicazioni. Piuttosto, quello che rivendica Meloni come elemento di impulso alla crescita è la “pluriennalità dei provvedimenti”: la Zes unica è il super ammortamento sono stati finanziati per tre anni, il Fondo di garanzia per le pmi è permanente. “A tutti i provvedimenti cerchiamo di dare il carattere della strutturalitá”.

Ma l’obiettivo della crescita assume i contorni di una vera e propria scommessa se solo si considera che il passo del Pil italiano è più lento della media europea, come attestano le proiezioni dei principali previsori nazionali e internazionali che fissano l’asticella anche per il 2026 sotto l’1%, e se si tiene anche conto che la manovra finanziaria ha un impatto neutro sulla crescita di quest’anno e non imprime grandi stimoli espansivi. La leva rimane, ancora una volta l’apporto del Pnrr, sul quale però si appresta a calare il sipario.

Bassa produttività: Infrastrutture leva per il rilancio

Ma l’economia italiana soffre anche di un male antico e cronicizzato, la bassa produttività: bassa produttività del lavoro e lavori a basso valore aggiunto. E questo Meloni lo riconosce. “Storicamente abbiamo un problema di produttività del lavoro” dovuto a più fattori. Il primo è rappresentato del tessuto di pmi “ che hanno più difficoltà a investire e a innovare”. Ma, si affretta a puntualizzare, quella delle pmi “è un’economia più resiliente come abbiamo visto nell’uscita dalla pandemia”. A pesare sono poi l’accesso al credito più oneroso. E poi – ecco uno dei titoli nuovi –  la carenza di infrastrutture, che “incide sulla produttività del lavoro e delle imprese. “Ma con il nostro governo, l’Anas in tre anni ha aumentato gli investimenti del 300%, anche grazie al Pnrr, ma in passato il tema non è stato adeguatamente affrontato “.  Avanti con le infrastrutture, dunque. Ci si sarebbe aspettati una parola sul destino dell’opera principe, il Ponte sullo stretto di Messina, considerato booster di sviluppo del Sud e di crescita di pil e occupazione. Ma su questo non c’è stato il minimo accenno. Si ricorderà che lo stop della Corte dei Conti aveva registrato il veemente attacco dello stessa premier che, a caldo, aveva parlato di invasione di campo della magistratura contabile. Ma la pubblicazione delle motivazioni della sentenza hanno fatto calare sul dossier il velo della prudenza se non addirittura del silenzio. Ponte a parte, da Meloni non sono arrivate indicazioni sull’impostazione di una nuova fase di Investimenti infrastrutturali, a maggior ragione visto l’esaurirsi del Pnrr. Inoltre, la ricetta per aumentare la produttività impone di  “puntare sul capitale umano, sulla formazione con particolare riguardo alle materie Stem, sulla riforma degli istituti tecnici”.

Il piano casa: 100 mila alloggi a prezzi calmierati di 10 anni

E’ l’annuncio probabilmente più concreto dell’agenda economica del governo. Dopo averlo sommariamente annunciato dal palco del meeting di Rimini ad agosto, ora arrivano indicazioni più puntuali , se non sui contenuti, almeno sui tempi. Si tratta del piano casa. «Siamo in dirittura di arrivo con la presentazione del piano casa che è un progetto molto ampio al quale stiamo lavorando con il ministro Salvini e con la collaborazione del ministro Foti, ma anche con la società civile e dei corpi intermedi”. Il riferimento è a Confindustria (il Piano Casa è uno dei punti prioritari del programma del presidente Emanuele Orsini) e la Cei. Penso che si possa lavorare con il sistema Italia ad un piano nelle prossime settimane, che sarà oggetto di una conferenza stampa ad hoc. Il nostro obiettivo è mettere in campo un progetto che possa mettere a disposizione 100 mila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi 10 anni al netto delle case popolari di cui si occuperà il piano casa», anticipa Meloni che, volutamente non scopre le carte. Nessuna anticipazione sui contenuti del piano se non l’indicazione di un  doppio binario di intervento, social housing ed edilizia popolare. C’è un dato politico che va registrato: l’annuncio suona come l’intestazione ufficiale del progetto in capo alla stessa Meloni o, comunque, è sicuramente una cointestazione con il ministro delle Infrastrutture e Trasporti , Matteo Salvini, che la premier ringrazia per il lavoro svolto. Ma la strada è stata tracciata dalle norme della legge di Bilancio, di cui Diac (vedi gli articoli di Giorgio Santilli)  ha ampiamente dato conto nei giorni scorsi. Oltre a prevedere fondi aggiuntivi, anche modifiche di competenze che rafforzano il ruolo del Mef e di Palazzo Chigi. In particolare, il Piano nazionale sarà adottato dal governo con Dpcm non più sulla base di una proposta del Mit soltanto, ma sulla base di una proposta concertata fra Mit e Mef, il quale non ha solo l’ultima parola sui finanziamenti del piano, ma ha al proprio interno anche una delega sulle politiche relative al patrimonio immobiliare pubblico, affidata alla sottosegretaria Albano. Inoltre, gli interventi sperimentali che anticipano il Piano casa nel 2027-2028, con uno stanziamento di 100 milioni, non sono più decisi con decreto del Mit ma con Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

Crisi industriali, il destino dell’ex Ilva: “no a piani predatori”

Un capitolo spinoso dell’agenda economica è quello relativo alle crisi industriali, a cominciare da una delle più annose e più gravi, quella dell’ex Ilva. “Al momento si è aperta una fase di negoziazione ma non ci sono e non ci saranno impegni vincolanti del governo fino a quando non ci saranno risposte chiare su un solido piano industriale, sull’occupazione e sulla sicurezza ambientale. Nessuna proposta che abbia un intento predatorio e opportunistico – assicura – potrà essere avallata da questo governo. Quando non ci sono gli annunci è perché ce ne stiamo occupando”. La premier tocca anche il tema dell’automotive: in questo settore “i problemi sono figli di scelte che io ho contestato in particolare a livello europeo, che lavoro per correggere e che ora si cominciano a correggere. Se fosse stato per noi quel problema sarebbe stato mitigato”.

Piano carceri: “diamo risposte strutturali, obiettivo 11 mila nuovi posti entro il 2027”

A un problema strutturale come il sovraffollamento bisogna rispondere con soluzioni strutturali: nasce da questa premessa il piano di edilizia carceraria. “Io penso che uno Stato serio lo debba affrontare in modo strutturale perché i provvedimenti come l’amnistia, l’ l’indulto o la concessione di uscita anticipata sono provvedimenti tampone che sono stati sperimentati in passato ma non hanno risolto nulla ma che per paradosso hanno consentito alla politica di pensare che il problema non esista più. Negli anni scorsi la politica ha sempre pensato che se si facessero provvedimenti per l’uscita anticipata si potesse risolvere il problema. In Italia non ci sono abbastanza posti, il governo sta facendo un piano per coprire la carenza di posti che ci sono. 11 mila nuovi posti da qui alla fine del 2027 è il nostro obiettivo, questo è un modo serio per difendere la dignità dei detenuti senza compromettere la dignità dello Stato.

Mercosur: «Trovato l’equilibrio, per questo il sì all’accordo»

Il via libera dell’Italia alla firma dell’accordo di libero scambio con il Mercosur è arrivato dopo che si è trovato «l’equilibrio» tra i diversi interessi di tutti. Meloni spiega così i motivi del sì all’intesa. A dicembre, il governo italiano aveva fatto asse con la Francia per ottenere maggiori garanzie per gli agricoltori (sul piede di guerra contro l’accordo), determinando il rinvio del voto a gennaio. Ma, mentre la Francia ha mantenuto la linea dura insieme al no di altri Paesi come Irlanda, Polonia e Ungheria, l’Italia ha votato a favore, considerando valide le garanzie ottenute.

Avanti sul piano Mattei, quest’anno summit in Etiopia

Meloni parla anche del Piano Mattei, uno dei punti centrali del programma di Governo. “Il 2025 è stato anno dell’internazionalizzazione delle iniziative del piano Mattei. Abbiamo lavorato molto bene per un piano che potesse essere di esempio. Il piano si è allargato da 9 a 14 paesi ma il nostro obiettivo è aggiungere sempre nuovi paesi. Stiamo lavorando all’organizzazione del summit Italia-Africa che quest’anno si svolgerà in Africa, ragionevolmente in Etiopia. Sarà quella la sede per presentare i nuovi progetti”, annuncia Meloni. “Trovo una grande gratitudine per l’Italia per questa iniziativa: una cooperazione che non ha un atteggiamento paternalistico né caritatevole, ma di rispetto. L’Africa è un continente strategico per i prossimi decenni”.

Questi i buoni propositi di inizio anno. Da realizzare in tempi sempre più stretti e incalzanti. Meloni punta sulla carta della stabilità. Non c’è nessuna intenzione di andare al voto anticipato. “Credo che la stabilità di questo governo e dell’Italia sia precondizione per fare molte altre cose e farà del mio meglio per garantirla e arrivare alla fine della legislatura finché avrò una maggioranza solida che mi sostiene ovviamente. Ma il mio grande obiettivo è chiudere questa legislatura come l’ho iniziata”, dice Meloni. Anche in caso di bocciatura del referendum sulla riforma della giustizia, “non intendo dimettermi: abbiamo fatto quello che avevamo scritto nel programma, stiamo mantenendo gli impegni ma in ogni caso il mio obiettivo è che questo governo arrivi alla fine della legislatura, una cosa mai stata possibile per i nostri predecessori e presentarsi al cospetto dei cittadini per essere giudicato per il complessivo del lavoro”.

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