IL FESTIVAL ALL'AUDITORIUM

Cohousing, Roma pronta a salire a 310 posti. Gualtieri: numeri ancora piccoli nonostante il Pnrr, la sfida è su 250mila anziani soli. Funari: il governo attui la legge 33/2023

31 Mar 2026 di Mauro Giansante

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Cohousing, Roma pronta a salire a 310 posti. Gualtieri: numeri ancora piccoli nonostante il Pnrr, la sfida è su 250mila anziani soli. Funari: il governo attui la legge 33/2023

“Quello che era semplice non lo è più. Succede che quello che pesa si divide, quello che manca si completa. Da Roma una proposta per ripensare il modo di abitare. La solitudine non è una scelta, vivere insieme, sì”, recita il video di apertura. Parliamo di cohousing, un fenomeno già molto diffuso in Europa, meno in Italia. Il Paese più anziano al mondo, secondo soltanto al Giappone. Roma prova ad accelerare sul tema. Ieri, in occasione dell’apertura del quarto festival all’auditorium Parco della musica, sono stati l’assessora alle politiche sociali Barbara Funari e il sindaco Roberto Gualtieri a fare il punto. “Dobbiamo ripensare e rielaborare la vita che si allunga, anche grazie a una rete di persone. I dati nazionali sono chiari: quasi dieci milioni di persone vivono da sole, ci sono quasi tre milioni di over 65 ma anche coloro che sono nella fascia 45-64 anni sono sempre più soli”, ha esordito Funari. Ricordando che nel 2023 è stata fatta una legge (la numero 33) sull’assistenza agli anziani. “Ma ribadiamo al governo di attuarla e finanziarla subito. Dobbiamo rovesciare il paradigma anziani-soli per trasformare la società affinché ogni cittadino possa esercitare il diritto di abitare anche nella vecchiaia”. Cosa sta facendo Roma? L’amministrazione guidata da Gualtieri punta ad aprire prossimamente 78 nuovi posti che si andranno ad aggiungere ai 119 attuali nelle forme di residenzialità condivisa: cohousing, case alloggio e mini appartamenti distribuiti in strutture già operative. In più, includendo le due case riposo esistenti la capacità complessiva raggiunge i 310 posti. Un patrimonio piccolo ma concreto di nuovi modelli di abitare fondati su prossimità, cura reciproca e coesione sociale. “Il cohousing è un tetto ma anche innovazione sociale”, aggiunge l’assessora alle politiche sociali. “Alle istituzioni, però, va accompagnata una responsabilità condivisa. Perché le città sono fatte prima di tutto di persone e la solitudine è una sfida per costruire una città dove si vive insieme e non da soli.”.

Il cohousing a Roma atteso ancora da tanti progetti

Per Gualtieri, “il cohousing è un’esigenza e va in linea col modello di città dei quindici minuti, dove i quartieri sono vivi e non distinti tra quelli dormitorio, ufficio e shopping. I cittadini devono essere soggetti attivi di questa trasformazione che nel caso di Roma è complessa ma ambiziosa. I numeri di cohousing oggi sono importanti grazie al Pnrr ma ancora piccoli. A Roma abbiamo 250 mila anziani soli”.

 

CO-HOUSING, anziani, studentati: nuovi progetti a Roma e Milano

Arrivare a 100, 200, 300 progetti di co-housing “è ancora una goccia nel mare, bisogna fare un salto di qualità”, ha spiegato il primo cittadino romano. Concludendo: “Investire sul co-housing fa risparmiare lo Stato perché riduce enormemente l’esigenza di altre modalità di cura più dispendiose. Noi consideriamo questo modello una straordinaria opportunità di migliorare la qualità della vita non solo delle persone coinvolte ma di tutta la città”.

A febbraio, Gualtieri e Funari avevano inaugurato insieme al presidente del Municipio V Mauro Caliste un nuovo centro di cohousing per anziani, in via Altobelli, tra Centocelle e Tor Sapienza, per ospitare sei-sette persone che potranno diventare presto dieci. Una casa condivisa per anziani soli ma autosufficienti in uno stabile confiscato alla criminalità organizzata. Un altro esempio concreto, attivo già da due anni, è la Casa solidale di Arca degli Esposti. Un condominio sociale in via Gabriella degli Esposti 20, nel Municipio XIV, e che ospita dodici persone in tre appartamenti in co-housing ricavati da un immobile confiscato anche in questo caso alla criminalità organizzata e assegnato a luglio 2023 dal Ministero dell’Interno a Progetto Arca in comodato d’uso trentennale.

Un fenomeno che cresce (piano) in Italia

Ma il cohousing è un fenomeno che non riguarda solo le fasce over 65. Basta fare un giro sui social per trovare gruppi da oltre duemila membri dove studenti e artisti pubblicano annunci o richieste di alloggi condivisi. Sempre a Roma, ad esempio, c’è Tetti rossi. Un’esperienza di cohousing al femminile presso la Casa internazionale delle donne. Pochi giorni fa, invece, la Comunità Sant’Egidio ha presentato Finalmente casa, progetto innovativo di cohousing sociale, nasce dalla volontà di sviluppare a Tor Sapienza, periferia Est di Roma, nuove forme di convivenza e integrazione in un’ex area industriale di 2.400 metri quadri verrà recuperata e riconvertita in nuovi alloggi.

Guardando al resto d’Italia, il portale Coabitare segna tra i progetti realizzati già da decenni quelli di Numerozero a Torino, dove 750 di metri quadri di residenza sono suddivisi in otto alloggi dai 50 ai 130 metri quadri, circa 200 metri quadri di spazi comuni all’aperto e al chiuso e circa 180 di locali commerciali. Nel 2019 è partito quello di Montaldo torinese su tre fabbricati; c’è poi quello di Cascina Siè che coinvolge dieci adulti, dodici bambini tra i 3 anni e i 19 anni di età, due cani e quattro gatti. Su facebook, la rete italiana cohousing conta oltre 27mila iscritti per promuovere questo fenomeno. Per avere un quadro più allargato sullo stivale, Housing Lab ha la mappa aggiornata e vede al momento coinvolti soltanto Comuni del centro-nord. Il centro studi Sarpi Immobiliare menziona tra i dieci casi di successo il Borgo sostenibile di Figino a Milano, la Bonne Maison valdostana, il Borgo Mazzini Smart Cohousing di Treviso, i Ca’ Nostra e Solidaria in Emilia-Romagna. Qualcosa c’è anche al sud. “In Campania a Napoli, nell’ambito del programma Viva gli Anziani, sono stati effettuati lavori di ristrutturazione di un basso da adibire a cohousing nei locali sottostanti la Casa Famiglia nel quartiere San Lorenzo. A Cava De’ Tirreni in provincia di Salerno, è nato un centro per ospitare over 65 autonomi o con lievi necessità di assistenza”.

I modelli di Svezia e Francia

In Ue, invece, “Svezia e Francia portano avanti esperienze di cohousing promossi da enti locali e cooperative con i giovani”, ha raccontato l’urbanista Sandro Polci. Secondo cui a Roma la nuova piazza dovrebbe chiamarsi piazza Raccordo Anulare, “perché ad oggi le famiglie vivono fuori, il centro si spopola e domina l’overtourism. Ma il valore ambientale va rispettato, non serve tanto costruire il nuovo”. Per Erri De Luca, “la vecchiaia è un’età ancora da inventare”, ha sintetizzato perfettamente. “Noi non possiamo passare gli ultimi trent’anni di vita ai giardinetti”. O meglio, non solo. E non soli.

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