Coccia di Morto, così il Demanio recupera 10 ettari

23 Giu 2026 di Giusy Iorlano

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Coccia di Morto, così il Demanio recupera 10 ettari

Per anni è stata un’area abbandonata, chiusa al pubblico e segnata dalla presenza di strutture militari ormai dismesse. Oggi Coccia di Morto, uno dei luoghi più conosciuti e discussi del litorale romano, prova a voltare pagina. L’Agenzia del Demanio ha infatti pubblicato un bando per l’utilizzo temporaneo di circa 10 ettari all’interno della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, con l’obiettivo di restituire questo spazio alla collettività attraverso progetti di carattere sociale, culturale, didattico e ambientale.

Il nome della località è diventato familiare anche a chi non frequenta abitualmente le spiagge di Fiumicino. Negli ultimi anni, infatti, Coccia di Morto è entrata nell’immaginario popolare grazie ai film «Come un gatto in tangenziale» e «Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto», diretti da Riccardo Milani e interpretati da Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Nella rappresentazione cinematografica la spiaggia è il simbolo di una Roma popolare, affollata e caotica, contrapposta ai lidi più esclusivi della costa laziale. Una notorietà che ha trasformato un toponimo locale in un riferimento culturale riconoscibile a livello nazionale.

Un’ex area militare destinata alla collettività

L’area interessata dal bando era in passato sede di una stazione radar del Ministero della Difesa. Successivamente il compendio è passato all’allora Azienda Autonoma di Assistenza al Volo, oggi Enav, per poi rientrare nella disponibilità del Demanio dello Stato attraverso successive riconsegne completate nel 2019.

L’avviso rientra nel protocollo d’intesa sottoscritto tra il Comune di Fiumicino e l’Agenzia del Demanio per la valorizzazione del quadrante costiero. La formula scelta è quella del temporary use: una concessione temporanea della durata compresa tra 6 e 36 mesi, con termine ultimo fissato al 30 giugno 2030.

Le offerte potranno essere presentate fino al 21 settembre 2026, mentre il termine per richiedere chiarimenti e sopralluoghi è fissato rispettivamente al 10 luglio e al 10 settembre.

Nessun nuovo cemento

Uno degli aspetti centrali dell’iniziativa riguarda la tutela del territorio. Il bando esclude infatti nuove edificazioni o trasformazioni permanenti dell’area. Saranno ammesse esclusivamente strutture leggere e amovibili, finalizzate a migliorare l’accessibilità e la fruizione del sito senza alterarne gli equilibri ambientali.

Ogni progetto dovrà essere compatibile con il Piano di Gestione della Riserva Naturale del Litorale Romano e con le prescrizioni urbanistiche vigenti. Particolare attenzione sarà dedicata agli interventi di recupero della vegetazione, alla gestione degli habitat naturali e alla valorizzazione del patrimonio paesaggistico.

Un patrimonio naturale da recuperare

L’area di Coccia di Morto presenta caratteristiche ambientali di particolare interesse. Sono presenti lembi di pineta costiera, vegetazione mediterranea, sistemi dunali e uno stagno retrodunale salmastro che potrebbe rappresentare un habitat favorevole per numerose specie di avifauna migratoria.

Le linee guida predisposte per la valorizzazione del sito individuano alcuni obiettivi prioritari: il recupero della naturalità costiera, la riduzione dell’artificializzazione del territorio, il ripristino delle connessioni ecologiche e la promozione di forme di turismo sostenibile. Tra gli interventi auspicati figurano anche il miglioramento della qualità delle risorse idriche, la tutela della vegetazione dunale e il rafforzamento della biodiversità.

Il progetto punta inoltre a contrastare alcune criticità che negli anni hanno interessato l’area, tra cui l’abbandono di rifiuti, la pressione turistica incontrollata e il progressivo degrado di alcuni habitat naturali.

Dalla bonifica dei Torlonia alla nuova rigenerazione

La storia di Coccia di Morto affonda le radici nel Novecento. A partire dalla fine degli anni Venti l’area fu interessata dagli interventi di bonifica promossi dal principe Giovanni Torlonia, che trasformarono una zona paludosa in un paesaggio modellato artificialmente attraverso canali, laghetti e opere idrauliche. Tra le testimonianze più originali di quella stagione figura la cosiddetta Casetta dell’Isolotto, costruita nel 1934 e progettata come una sorta di belvedere privato affacciato sul Mediterraneo.

Oggi, quasi un secolo dopo, il territorio torna al centro di un nuovo progetto di trasformazione. Non più una bonifica agricola o un utilizzo militare, ma una rigenerazione fondata sulla sostenibilità ambientale e sulla restituzione di uno spazio pubblico alla cittadinanza. Un percorso che potrebbe ridisegnare il futuro di uno dei luoghi più noti e al tempo stesso più fragili della costa romana.

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