LA GIORNATA
Centrosinistra flop, a Venezia sorride Meloni, De Luca trionfa a Salerno
- Piano casa, Cgil, Fillea e Sunia: inadeguato e affidato a mercato privato, senza ripari da logiche speculative
- Innovazione, Mimit, Dtd e Infratel presentano l’evoluzione del Sinfi, il gemello digitale del sottosuolo italiano
- Eni e i partner approvano l’investimento per la Fase 3 del progetto Baleine in Costa d’Avorio
IN SINTESI
Il Centrodestra torna a respirare dopo la batosta referendaria sulla giustizia, il Centrosinistra mastica amaro perché la ‘remuntada’ che sarebbe dovuta partire dalla città simbolo di Venezia è fallita. La prima tornata delle elezioni amministrative già consegna importanti verdetti, in attesa dell’esito del secondo round dei ballottaggi. Dal voto del 24 e 25 maggio, che ha interessato quasi 750 comuni italiani, arrivano molte conferme per la coalizione della maggioranza e anche conquiste per il centrosinistra, che però ora ha ben chiaro di non poter tradurre tutti i No sulla giustizia in voti alle politiche. “E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”, ha ironizzato sui social la premier Giorgia Meloni. I riflettori erano tutti puntati sulla città della Laguna, dove, sulla base di sondaggi favorevoli, il Centrosinistra sperava nella vittoria, dopo 10 anni, con Andrea Martella. Niente da fare perché il trentottenne enfant prodige del centrodestra Simone Venturini, ex assessore di Brugnaro, cattolico e scout vince al primo turno. Vittoria netta del centrodestra anche a Reggio Calabria, dopo 12 anni, con Francesco Cannizzaro, coordinatore di Fi in Calabria, sostenuto da Azione. “Avanza il centrodestra, la Lega conferma e conquista sindaci in tutta Italia”, esulta Matteo Salvini. Grande ritorno di Vincenzo De Luca che con una vittoria plebiscitaria torno sindaco di Salerno per la quinta volta. MA Elly Schlein non potrà intestarsi la vittoria dal momento che l’ex governatore vince con il sostegno di 7 liste civiche e senza il simbolo del Pd.
. Il centrosinistra torna ad affermarsi senza ballottaggio in diversi comuni della orami ex rossa Toscana. Il Pd Matteo Biffoni è per la terza volta sindaco di Prato, anche grazie al lusinghiero risultato della lista civica che lo ha sostenuto. Vedono la vittoria anche Pistoia, Cascina, Sesto Fiorentino, Incisa e Figline Valdarno (roccaforte renziana dove David Ermini correva contro il suo ex mentore Matteo Renzi). E’ sindaco al primo turno anche il civico di centrosinistra Giovanni Capecchi, che si riprende Pistoia dopo nove anni. Tutte città battute palmo a palmo dalla segretaria dem Schlein e dai leader del campo largo. “Uniti si vince”, esulta perciò il Pd Toscano. La città di Messina resta invece un feudo di Cateno De Luca, di ‘Sud chiama Nord’, con la vittoria schiacciante del suo delfino e sindaco uscente Federico Basile. In quello che potrebbe essere l’ultimo test elettorale prima delle politiche, significative anche le performance delle neo formazioni. Exploit di Roberto Vannacci, vicino a strappare alla Lega di Salvini la roccaforte leghista di Vigevano, l’unico comune dove si è schierato il suo Fronte nazionale. Il ‘forno centrista’ si intravede appena invece solo in qualche partita, come quella di Arezzo, dove si va al ballottaggio e pesa il 20 per cento di liste civiche e Azione con Marco Donati. La mappa dei ballottaggi e dei nuovi sindaci nei comuni descrive un flusso di voto complesso e molto spesso indirizzato dalla presenza di liste civiche e specificità locali. I comuni dove il sindaco non è stato eletto al primo turno torneranno al ballottaggio il 7 e l’8 giugno.
“Nel complesso i dati confermano i buoni risultati in Toscana con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia e in Emilia-Romagna. Così come risultati positivi li stiamo riscontrando anche in Campania a partire da Avellino e in Puglia con la netta riconferma di Andria, su percentuali alte come accade a Mantova. Un risultato che nel suo insieme, pur con tutte le specifiche del caso trattandosi di un voto locale, conferma che quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche”, ha commentato Schlein”.
Piano casa, Cgil, Fillea e Sunia: inadeguato e affidato a mercato privato, senza ripari da logiche speculative
“Un Piano deludente, tardivo e inadeguato, elaborato senza il coinvolgimento delle parti sociali, che scarica sugli operatori privati il problema del disagio abitativo, con forti rischi speculativi. È la definitiva abdicazione dello Stato al proprio ruolo di garanzia dei diritti sociali”. Questo il giudizio della segretaria confederale della Cgil nazionale Daniela Barbaresi, del segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco, e del segretario generale del Sunia Stefano Chiappelli sul disegno di legge di conversione del DL n. 66/2026 contenente le ‘Disposizioni urgenti per il Piano Casa’. “Un milione di nuclei familiari in condizioni di povertà assoluta che vive in affitto, un milione e mezzo di famiglie in condizioni di disagio abitativo grave o acuto e 350 mila in graduatoria da decenni per una casa popolare: sono i numeri di un’emergenza sociale crescente alimentata dalla precarizzazione del lavoro, dalla caduta dei redditi e dalle diseguaglianze crescenti”, spiegano i dirigenti sindacali. “La risposta del Governo, al di là di annunci su 100 mila alloggi e 10 miliardi di euro in dieci anni – denunciano – è un Piano Casa che nasconde l’apertura alla rendita immobiliare, e l’ulteriore dismissione del patrimonio di edilizia pubblica, i cui ricavi non saranno destinati a nuovi alloggi, ma alla copertura del debito pubblico”. Preoccupa il nodo delle risorse: “quelle certe – dichiarano Barbaresi, Di Franco e Chiappelli – sono solo 970 milioni di euro fino al 2030 (116 milioni nel 2026), già previste dalle ultime Leggi di Bilancio, le altre sono quasi tutte riallocazioni distolte dagli obiettivi cui sono destinate, quali la rigenerazione urbana, il contrasto alla povertà energetica. Nessuna previsione di stanziamento per i fondi di sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole delle famiglie in affitto da privati, necessari per agire ex ante su condizioni di particolare difficoltà economica, prevenendo nuovi sfratti”.
Per quanto riguarda questi ultimi, “suscitano grande allarme e contrarietà i contenuti del disegno di legge con dichiarazione d’urgenza annunciato dal Governo, con misure per renderne più rapida l’esecuzione, compresi i casi di scadenza del contratto di affitto o di morosità dell’affittuario”.
Aggiungono che “la possibilità di semplificazioni, ampie premialità e deroghe per i grandi investimenti, comporta forti rischi speculativi e impatti sulle dotazioni urbane”. “Il diritto alla casa – concludono i segretari di Cgil, Fillea e Sunia – necessita di un forte intervento pubblico. Mancano una strategia complessiva, risorse, strumenti adeguati e le necessarie riforme: una legge quadro sulle locazioni brevi, una normativa quadro sull’Edilizia Residenziale Sociale per qualificarne la natura, una legge quadro sugli ex Iacp che definisca natura, regole compiti e criteri per la gestione”.
FiberCop, pubblicato il Netbook 2026, mappa digitale dell’Italia. A fine 2025 28 milioni di km di fibra ottica posata
FiberCop ha pubblicato oggi il Netbook 2026, la mappa digitale dell’Italia. Lo rende noto la stessa società precisando che il documento offre una rappresentazione “chiara e accessibile della propria infrastruttura”. La pubblicazione, precisa la nota, raccoglie mappe, infografiche e dati che raccontano la rete di accesso su tutto il territorio nazionale, rendendo visibile un’infrastruttura capillare che costituisce la base dello sviluppo digitale di cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione. Il NetBook mostra la dimensione e la diffusione della rete FiberCop che a fine 2025 contava circa 28 milioni di chilometri di fibra ottica posata, pari a circa 700 volte la circonferenza della Terra. Le infrastrutture a banda ultralarga arrivano in oltre 6.200 comuni italiani, mentre la connettività in fibra ottica fino alle abitazioni (FTTH) a fine dicembre aveva superato i 14 milioni di unità immobiliari raggiunte. Oggi le unità immobiliari connesse in FTTH hanno raggiunto quota circa 15 milioni. Il cuore della pubblicazione è la dimensione cartografica: per ogni provincia viene rappresentata la rete di accesso, con le centrali, i collegamenti in fibra e l’architettura tecnologica che abilita i servizi. “Il NetBook – spiega Alma Fazzolari, Director of Strategic Governance di FiberCop – fornisce dati e numeriche concrete a testimonianza della rete più capillare e competitiva del Paese in grado di assicurare la capacità, l’affidabilità e la resilienza necessarie ad abilitare e trasformare in realtà tangibile le tecnologie di frontiera in ottica di crescita digitale sostenibile di lungo periodo”. Il report offre inoltre una lettura dinamica dei consumi digitali, con una classifica delle province per traffico dati medio per linea attiva, che evidenzia il ruolo delle grandi aree urbane – con città come Napoli, Milano e Roma stabilmente tra i territori più attivi – e, allo stesso tempo, la crescente diffusione dell’utilizzo della rete anche in contesti meno densamente popolati.
Innovazione, Mimit, Dtd e Infratel presentano l’evoluzione del Sinfi, il gemello digitale del sottosuolo italiano
A dieci anni dalla sua istituzione, il SINFI – Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture avvia una nuova fase di evoluzione e rafforza il proprio ruolo quale infrastruttura digitale strategica per la modernizzazione del Paese. Presentato ieri dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale e da Infratel Italia, il SINFI è oggi riconosciuto quale Banca Dati di Interesse Nazionale e rappresenta il sistema di riferimento per la mappatura e la gestione delle infrastrutture presenti nel soprasuolo e nel sottosuolo italiano. Nato per favorire la diffusione della banda ultralarga e il coordinamento degli interventi infrastrutturali, il Sistema si è progressivamente trasformato in uno strumento centrale per la pianificazione territoriale, la condivisione delle infrastrutture, la riduzione dei costi di scavo e la prevenzione dei danneggiamenti alle reti. Il nuovo piano di sviluppo del SINFI, sostenuto da un investimento complessivo pari a 69,9 milioni di euro, accompagnerà l’evoluzione della piattaforma verso la realizzazione del gemello digitale del sottosuolo nazionale, attraverso l’integrazione di strumenti avanzati di Geo Intelligence, applicazioni di Intelligenza Artificiale e funzionalità predittive. “Il SINFI rappresenta una leva strategica della nostra politica industriale a sostegno del sistema produttivo e sociale del Paese e costituisce un vantaggio competitivo per l’Italia anche nel contesto europeo. Governare lo sviluppo del nostro Paese significa valorizzare le infrastrutture strategiche del Paese, dal soprasuolo al sottosuolo fino al dominio marittimo, fondamentali per economia e sicurezza. Per questo abbiamo candidato l’Italia a ospitare il provvedimento europeo che estenderà la mappatura del SINFI anche al dominio subacqueo. Vogliamo fare dell’Italia un Paese leader nelle nuove tecnologie per lasciare alle nuove generazioni un Paese più sicuro e competitivo” il commento del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
“Il SINFI entra oggi in una nuova fase strategica e si consolida come una delle infrastrutture digitali più importanti del Paese. Il Governo ha fortemente voluto una piattaforma che evolve verso il vero e proprio gemello digitale del sottosuolo italiano, integrando geo-intelligence, interoperabilità dei dati e intelligenza artificiale per migliorare pianificazione, sicurezza e gestione delle infrastrutture. Questo investimento da quasi 70 milioni di euro rappresenta un tassello fondamentale della sovranità digitale italiana e della modernizzazione infrastrutturale del Paese” le parole del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Innovazione Tecnologica e alla Transizione Digitale, Alessio Butti.
“Il SINFI rappresenta oggi molto più di una piattaforma tecnica: è una infrastruttura abilitante della modernizzazione del Paese. Con l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale, delle tecnologie predittive e del Digital Twin nazionale, insieme al MIMIT e al DTD apriamo una nuova fase in cui il SINFI sarà sempre più capace di anticipare criticità e bisogni, supportando decisioni più rapide, efficienti e sostenibili. A beneficiarne non saranno però solo i Sindaci o le Società Regionali, ma anche grandi aziende come ad esempio Anas, Eni, Enel, Ferrovie dello Stato, Fibercop, Inwit, ItalGas, Open Fiber, Snam, Terna”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Infratel Italia Pietro Piccinetti.
La nuova fase progettuale prevede il potenziamento dei sistemi di digitalizzazione delle informazioni territoriali, l’introduzione di motori di AI per l’allineamento dinamico di toponimi e numerazioni civiche, la realizzazione del sistema WebGIS Cantieri e Progetti, l’integrazione dei servizi sulla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, il rafforzamento dello Sportello Unico delle Telecomunicazioni e strumenti dedicati al supporto dei Comuni con popolazione inferiore ai 50 mila abitanti.
Con il nuovo piano di sviluppo, il SINFI diventa la base del futuro digitale del Paese: un ecosistema di dati integrati capace di guidare decisioni pubbliche e private, migliorare la qualità della vita dei cittadini e rafforzare la competitività dell’Italia all’estero. Forte la partecipazione all’evento infatti anche dei Comuni e delle Regioni, come ad esempio dell’Assessore all’Economia della Regione Sicilia, Alessandro Dagnino, dell’Assessore al Lavoro e all’Innovazione tecnologica della Regione Toscana, Alberto Lenzi, del Coordinatore Vicario della Commissione Innovazione e Tecnologica e Digitalizzazione della Conferenza delle Regioni e Assessore Regione Friuli Venezia Giulia, Sebastiano Callari, il Presidente della Consulta Nazionale ANCI Giovani e Sindaco di San Costanzo, Domenico Carbone, e il Sindaco di Accumuli, Mauro Tolomei. All’iniziativa erano presenti anche Alvaro Santos, Ambasciatarore del Mozambico, Frederick Lusambili, Ambasciatore del Kenya, e Bassam Essam Rady, Ambasciatore d’Egitto, interessati allo strumento che potrebbe dare un gran supporto allo sviluppo del Piano Mattei, veicolando tutto l’ecosistema delle aziende italiane attive nel settore verso i paesi africani.
Rinnovabili, Todde: Consulta annnulla decreti Mase su alcuni impianti sardi, riconosciuto il valore della nostra legge
“La Corte costituzionale ha annullato i decreti del Ministero dell’Ambiente su alcuni grandi impianti agrivoltaici nelle province di Oristano e Sassari. Quei decreti erano stati adottati ignorando la nostra legge regionale sulle aree idonee e non idonee. Il principio che la Consulta afferma è netto: finché una legge regionale è in vigore, lo Stato deve applicarla. Non può aggirarla”. Così la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde commenta la decisione della Consulta, sottolineando il valore politico e istituzionale del pronunciamento, che riconosce la necessità di rispettare la normativa regionale vigente e il ruolo della Sardegna nel governo della transizione energetica.”La transizione energetica va fatta insieme ai territori e alle comunità – osserva Todde -. Con regole chiare, rispetto del suolo e del paesaggio, tutela delle aree agricole. Deve ridurre le bollette, creare sviluppo, portare vantaggi reali a famiglie e imprese. Noi siamo per le rinnovabili e per l’energia pulita. Lo abbiamo dimostrato investendo sull’autoconsumo, sull’efficientamento energetico e sulle comunità energetiche. Ma soprattutto siamo contro la speculazione, contro chi vuole sfruttare il territorio senza creare vantaggi reali per i sardi”. La governatrice sarda conclude affermando che “la Sardegna farà la sua parte. Con equilibrio e responsabilità e non accetterà alcuna imposizione”.
Eni e i partner approvano l’investimento per la Fase 3 del progetto Baleine in Costa d’Avorio
Nel corso di una cerimonia tenutasi ieri a Abidjan alla presenza del Ministro delle Risorse Minerarie della Costa d’Avorio Mamadou Sangafowa-Coulibaly, Eni e i partner Petroci e Vitol hanno approvato la decisione finale di investimento (FID) per la Fase 3 del progetto Baleine, segnando un passo rilevante nello sviluppo del più grande giacimento di idrocarburi mai scoperto nel Paese. Lo sviluppo della Fase 3 full field porterà la produzione di olio da 60.000 a 150.000 barili al giorno e quella di gas da 80 a 200 milioni di piedi cubi al giorno (da 2.3 a 5.66 milioni di metri cubi al giorno). “Baleine rappresenta la piena espressione del modello di esplorazione e produzione di Eni, fondato sull’eccellenza nelle attività esplorative, sulla capacità di sviluppare progetti in modo rapido e fasato, e su un impegno solido verso la sostenibilità, in costante dialogo con il Paese che ci ospita. Questo progetto testimonia il nostro impegno a contribuire al rafforzamento della sicurezza energetica, allo sviluppo delle economie locali e a un futuro energetico a minore intensità carbonica” ha commentato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi. Il progetto prevede la realizzazione di una nuova unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico (FPSO), progettata per garantire elevati standard di efficienza operativa e sicurezza e un minore impatto ambientale. Si basa sul modello di sviluppo fasato e fast track già adottato nelle prime due fasi, che consente di anticipare la produzione ottimizzando i costi e valorizzando le infrastrutture esistenti. Tutto il gas prodotto sarà destinato al mercato domestico, contribuendo al fabbisogno energetico della Costa d’Avorio, all’espansione della generazione elettrica e al rafforzamento dello sviluppo industriale del Paese. Eni è presente in Costa d’Avorio dal 2015, dove ha realizzato le scoperte Baleine e Calao. Queste hanno contribuito a rafforzare l’interesse per l’offshore ivoriano, confermando il potenziale del Paese come una delle aree energetiche più promettenti dell’Africa occidentale. L’azienda è inoltre impegnata nella promozione dello sviluppo sostenibile sotto il profilo sociale ed economico attraverso iniziative nei settori dell’istruzione, della formazione, della sanità, della diversificazione economica e dello sviluppo del contenuto imprenditoriale locale.
Poste Italiane: nel 2025 generato oltre mezzo punto Pil, circa 14 mld
Nel 2025 l’attività di Poste Italiane ha generato circa 14 miliardi di euro di Pil, oltre mezzo punto percentuale dell’economia nazionale. Lo mette in evidenza TgPoste in un servizio sull’ultima Relazione Finanziaria del Gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante, da cui emerge che in un anno sono stati sostenuti oltre 7 miliardi di euro di redditi da lavoro e circa 182mila posti di lavoro tra effetti diretti, indiretti e indotti lungo tutta la filiera economica. Il contributo alle Pubbliche Amministrazioni è stato pari a 2,6 miliardi di euro tra imposte e altre entrate fiscali. Dal 2018 al 2025 l’impatto complessivo sul Sistema Paese supera i 104 miliardi di euro di Pil.
A2a, primo contratto di fornitura verde con un’impresa medio-piccola, Izo Vaxxinova acquisterà 1,65 GWh annui di energia da fotovoltaico
A2a ha siglato il primo contratto di fornitura (Ppa) di energia elettrica da fonti rinnovabili con un impresa medio-piccola. Si tratta dell’azienda farmaceutica Izo-Vaxxinova, che acquisterà 1,65 GWh annui di energia elettrica verde prodotta dagli impianti fotovoltaici del gruppo. Un quantitativo pari al consumo di oltre 600 famiglie, che, secondo il gruppo, consente di evitare l’emissione di circa 740 tonnellate di Co2 l’anno. L’accordo è stato siglato da A2a Energia e ha una durata di 10 anni. L’iniziativa si inserisce nell’ambito di ‘A2A Open Ppa’: il nuovo strumento pensato dal gruppo per favorire l’accesso delle piccole e medie Imprese a questa tipologia di contratti a lungo termine. Secondo A2a, “in un contesto fortemente caratterizzato dalla volatilità dei prezzi energetici, i contratti Ppa possono consentire alle aziende di stabilizzare i costi, accedere a energia rinnovabile senza investimenti iniziali elevati e rafforzare la propria competitività grazie ad una maggiore prevedibilità finanziaria e a migliori performance di sostenibilità”.
Trevi: utile netto I° trim a 729mila euro (da 4,49 mln), -23% ricavi a 117,6 mln
Il gruppo Trevi ha chiuso i primi tre mesi del 2026 con ricavi in calo del 23,1% a 117,6 milioni (152,9 milioni nel primo trimestre del 2025). Il risultato netto del periodo è calato a 729mila euro (-83% dai 4,49 milioni di euro). Lo ha reso noto la società, attiva a livello mondiale nell’ingegneria del sottosuolo, in un comunicato. Tra gli altri indicatori, l’Ebitda ricorrente si e’ attestato a 15,9 milioni di euro (-27,4% dai 21,9 milioni dello stesso periodo del 2025), con un margine del 13,6% (dal 14,4%). Nel corso del primo trimestre 2026, il Gruppo Trevi ha acquisito poi nuovi ordini per 220,1 milioni (rispetto agli 139,2 milioni nel medesimo periodo del 2025). Cosi’, il portafoglio ordini del Gruppo al 31 marzo 2026 risulta pari a 869,8 milioni, il livello più elevato di sempre a perimetro corrente, cioè post uscita dalle attività Oil & Gas (dai 748,1 milioni al 31 dicembre 2025). A questo si aggiungono 59 milioni di euro di nuovi ordini nel mese di aprile 2026, che portano l’order in-take complessivo dei primi quattro mesi dell’anno a 279 milioni (179 milioni nei primi quattro mesi del 2025). Infine l’indebitamento finanziario netto al 31 marzo 2026 e’ stata pari a 201,7 milioni, in aumento di 14,4 milioni rispetto a 187,4 milioni del 31 dicembre 2025. In più la società ha confermato la guidance per l’esercizio 2026 già comunicata al mercato in data 30 marzo 2026. ‘Il primo trimestre conferma la capacita’ del Gruppo di tradurre le linee di sviluppo in un’attività commerciale solida e coerente – ha dichiarato Giuseppe Caselli, Ceo di Trevi – In parallelo, prosegue secondo le tempistiche previste l’implementazione della manovra finanziaria, a supporto del rafforzamento della struttura finanziaria e dell’esecuzione del Piano Industriale 2026- 2029′. Paolo Marchioni, spiega infine la nota, e’ stato nominato Presidente del cda.
Esi: acquisisce ED Solar 3 per realizzare nuovo impianto da 3MWp
Esi, società italiana attiva nel mercato delle energie rinnovabili che opera come EPC (Engineering, Procurement and Construction) e System Integrator in Italia ed all’estero, quotata su Euronext Growth Milan ha perfezionato l’acquisizione del 100% del capitale sociale della società ED Solar 3 Srl, una societa’ veicolo (SPV) costituita per la realizzazione e gestione di un impianto fotovoltaico da 3 MWp. ED Solar 3, indica una nota, e’ titolare dei diritti e delle autorizzazioni necessari per la costruzione e l’esercizio di un impianto fotovoltaico, incluse le relative opere di connessione, ubicato nel Comune di Anzio, in Provincia di Roma. L’operazione ha incluso anche l’acquisizione del diritto di superficie su un terreno di circa 4 ettari, destinato alla realizzazione dell’impianto. L’investimento si inserisce nella strategia industriale di Esi, volta a rafforzare il posizionamento della società nel settore delle energie rinnovabili anche attraverso lo sviluppo di impianti fotovoltaici di proprieta’. Con questa acquisizione, sottolinea la nota di Esi, il portafoglio riconducibile alla Business Unit IPP della Società raggiunge complessivamente 11,65 MWp, includendo sia le SPV acquisite sia il progetto da 4 MWp sviluppato internamente tramite Esi Solar 1, in fase di autorizzazione. La realizzazione del nuovo impianto fotovoltaico rappresenta un ulteriore passo nel percorso di crescita della società e si inserisce nella pipeline complessiva di circa 20 MW che Esi prevede di realizzare entro il 2028. Riccardo Di Pietrogiacomo, ceo di Esi., ha dichiarato: ‘L’acquisizione di ED Solar 3 S.r.l. conferma l’avanzamento del nostro percorso di crescita nella produzione di energia da impianti fotovoltaici di proprietà. Con questa operazione consolidiamo un portafoglio IPP complessivo pari a 11,65 MWp, composto da iniziative acquisite sul mercato e da progetti sviluppati internamente dalla società. ED Solar 3 e’ un progetto pronto per l’avvio del cantiere, con autorizzazioni e connessione già perfezionate, che prevediamo possa entrare in esercizio entro la fine del 2026. L’impianto contribuirà alla generazione di ricavi ricorrenti lungo l’intera vita utile dell’asset, rafforzando progressivamente la componente proprietaria del nostro modello di business e affiancando alle attivita’ EPC una fonte stabile di marginalità derivante dalla produzione di energia”.
Estra, in 2025 emissioni in calo, investimenti verdi quadruplicati e meno infortuni
Nel 2025 il Gruppo Estra ha ridotto le emissioni, accelerato gli investimenti nella transizione energetica e migliorato in modo significativo la sicurezza sul lavoro. Sono i risultati della Dichiarazione di sostenibilità 2025, redatta secondo gli standard europei, certificata da una società di revisione indipendente e approvata dall’Assemblea dei soci. I dati riguardano tutte le società del gruppo. Gli investimenti in attività legate alla transizione energetica sono passate dal 14% al 63% del totale, trainati dall’ingresso nel settore eolico con l’acquisizione di Eolica Pm, società titolare di un parco eolico operativo da 51,75 Mw, situato nei comuni di Morcone e Pontelandolfo, in Campania. La produzione di energia rinnovabile cresce a 30.698 Mwh (+6,7%), con il 97% restituito alla rete elettrica nazionale. I consumi energetici calano del 17%, da 142.951 a 118.588 Mwh, per effetto di scelte operative più efficienti. Le emissioni di gas serra, sia dirette che indirette, si riducono del 2% in media, un miglioramento ottenuto anche grazie a un sistema di misurazione più preciso e affidabile, che costituirà la base del futuro Piano di decarbonizzazione, si spiega in una nota. Migliora anche la gestione dei rifiuti: la quota avviata a recupero sale dal 56% al 64%. Per quanto riguarda la sicurezza i giorni di lavoro persi per infortunio registrano una riduzione del 65% in un anno, frutto di un impegno costante e di interventi mirati sulla prevenzione. Il Gruppo conta 835 dipendenti, con una forza lavoro stabile e quasi interamente a tempo indeterminato (circa il 98%). “I risultati del 2025 confermano una traiettoria precisa: la sostenibilità è parte integrante del nostro modello di business. Abbiamo ridotto le emissioni, investito nelle rinnovabili e reso i nostri luoghi di lavoro più sicuri — commenta Francesco Macrì, presidente esecutivo di Estra — e lo abbiamo fatto mentre il Gruppo cresceva. Definiremo il Piano di decarbonizzazione, il passo successivo di un percorso che intendiamo portare avanti con coerenza e concretezza”.
Electrolux, Urso: piano aziendale irricevibile e innacettabile, va ritirato
“Il piano presentato dall’azienda è irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. Chiedo a Electrolux di ritirarlo e di aprire un confronto vero, per costruire una soluzione industriale condivisa e sostenibile, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione”. È quanto ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al tavolo Electrolux convocato oggi a Palazzo Piacentini, alla presenza dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo. Presenti al tavolo nazionale anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e il sottosegretario di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto. Il ministro Urso ha quindi riconvocato il tavolo Electrolux per il 15 giugno alle ore 15.00, al Mimit, chiedendo all’azienda di sospendere subito ogni azione unilaterale e utilizzare i giorni che separano dalla nuova riunione per ritirare il piano e presentare una proposta industriale compatibile con le richieste avanzate da istituzioni, regioni, parti sociali e lavoratori. “Il piano industriale annunciato da Electrolux, con il taglio di circa 1.700 posti di lavoro, è per il Governo assolutamente inaccettabile. Non possiamo consentire che il peso delle riorganizzazioni industriali ricada ancora una volta sui lavoratori e sui territori. È necessario che l’azienda si sieda con serietà al tavolo e presenti un nuovo piano industriale concreto, condiviso e sostenibile, fondato su investimenti, innovazione e tutela degli stabilimenti produttivi. La salvaguardia dell’occupazione resta per noi una priorità assoluta e l’idea che abbiamo come governo su questo tavolo è condivisa in maniera unitaria da tutte le parti coinvolte. Come ha ricordato il ministro Urso, la strada da seguire è chiara ed è quella indicata dall’articolo 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, ha dichiarato il sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto. Nel corso dell’incontro, Urso ha richiamato il metodo seguito dal Mimit nelle principali crisi industriali, a partire dal caso Beko, concluso senza licenziamenti collettivi, senza chiusure di stabilimenti e con nuovi investimenti. “Le crisi industriali vanno governate, non subite: anche nelle situazioni più difficili si può arrivare a un accordo che non lasci nessuno indietro”, ha sottolineato il Ministro, evidenziando come, nel corso della legislatura, siano già stati raggiunti 39 accordi e come il numero dei tavoli di crisi attivi al Mimit sia sceso dai 55 ereditati agli attuali 43. Urso ha infine evidenziato la dimensione europea della crisi dell’elettrodomestico, un settore strategico sempre più esposto alla sovracapacità asiatica e a una tutela europea ancora insufficiente. “Giovedì sarò a Bruxelles, dove porterò la questione al Consiglio Competitività UE, a partire dal confronto con i ministri dei Paesi ancora maggiormente coinvolti nella produzione europea del comparto. La Commissione ci ascolti, riconosca questo settore come strategico e, al pari dell’automotive, elabori un Piano per il comparto, che comprenda la revisione del CBAM con l’estensione a questi beni, reciprocità negli standard e strumenti di sostegno, anche europei, agli investimenti produttivi e alla domanda”, ha concluso. All’incontro sono emersi nuovi dettagli sulle intenzioni del gruppo svedese. Le slide presentate indicano tagli previsti in tutti gli stabilimenti, oltre alla chiusura di quello marchigiano di cappe per cucina. Porcia (Pordenone) passa da 571 dipendenti di organico a 309 (262 in meno), Solaro (Milano) da 615 a 398 (-217), Forlì da 683 a 345 (-338), Susanega (Treviso) da 728 a 418 (-310). “I numeri che hanno prospettato sono drammatici”, ha commentato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha preso parte al tavolo ed espresso preoccupazione in particolare per lo stabilimento di Porcia che “ha raccolto l’eredità preziosa della Zanussi” e ora rischia di perdere l’intera linea produttiva delle lavasciugatrici. Il sindaco di Forlì, Gian Luca Zattini, ha definito “sprezzante” l’atteggiamento di Electrolux e la proposta di riorganizzazione avanzata dall’azienda “una pena di morte”. La deputata Cinque Stelle, Chiara Appendino, è scesa in piazza con i lavoratori e ha detto: “questa è una battaglia di tutti. Perché quando un’azienda, dopo aver intascato 200 milioni di sussidi dallo Stato, decide di spostare la produzione all’estero abbandonando migliaia di persone e interi territori, il problema non riguarda solo chi lavora in quello stabilimento”. L’azienda ha ribadito in una nota che “l’Italia rimane un Paese strategico, con una presenza manifatturiera consolidata in diversi stabilimenti e un contributo costante nello sviluppo di prodotto”, come testimonierebbero gli investimenti di oltre 750 milioni di euro negli ultimi 10 anni.
Aeroporto Palermo, Gesap ‘5,8 milioni di utile netto e +6,73 passeggeri’. In corso piano di investimenti da 15 mln
L’aeroporto internazionale Falcone Borsellino di Palermo ha chiuso il primo quadrimestre del 2026 con risultati in forte miglioramento sia sul fronte del traffico passeggeri sia sotto il profilo economico-finanziario. Secondo i dati di Gesap, la società di gestione dello scalo, nei primi quattro mesi dell’anno lo scalo ha superato i 2,5 milioni di passeggeri, registrando una crescita del +6,73% rispetto allo stesso periodo del 2025, trainata in particolare dalla forte espansione del traffico internazionale. Determinanti le performance dei mesi di marzo (+12%) e aprile (+6%), con quest’ultimo che ha segnato oltre 864 mila passeggeri in transito. Sempre più significativa la componente internazionale, che rappresenta ormai il 40% del traffico totale, con oltre 344 mila passeggeri e una crescita di sei punti percentuali rispetto allo scorso anno. L’aumento dei passeggeri è dovuto alla crescita del numero dei voli, che ad aprile sono stati 5.719, con un + 3,55% rispetto allo stesso mese del 2025. Cresce anche la media passeggeri/volo che passa da 148 a 151. Sul piano economico e gestionale, il primo quadrimestre evidenzia una crescita dell’Ebitda, pari a 6 milioni di euro, mentre l’utile netto raggiunge i 5,8 milioni di euro. I ricavi complessivi si attestano a 74,3 milioni di euro, accompagnati da un ulteriore rafforzamento della struttura finanziaria della società e da una riduzione dell’indebitamento bancario. Alla luce dei risultati conseguiti, la società ha rivisto al rialzo la guidance 2026 relativa a ricavi, Ebitda e utile netto. Importanti segnali di crescita arrivano anche dal comparto commerciale non aviation, che registra un incremento complessivo del +12% delle ancillary revenues. In particolare, crescono i ricavi derivanti da parcheggi (+22%), retail (+12%), food & beverage (+10%) e rent a car (+5%).
Parallelamente prosegue il piano di investimenti infrastrutturali e di innovazione dello scalo, con circa 15 milioni di euro di interventi attualmente in corso, focalizzati su customer experience, sostenibilità ambientale, efficientamento energetico e innovazione tecnologica.
“L’aeroporto di Palermo – dice Gianfranco Battisti, amministratore delegato di Gesap – sta vivendo una fase di trasformazione molto importante che non riguarda soltanto la crescita del traffico passeggeri, ma soprattutto il riposizionamento strategico dello scalo nel sistema aeroportuale nazionale ed europeo. Stiamo lavorando per costruire uno scalo sempre più moderno, efficiente e sostenibile, Oggi un aeroporto non è più soltanto un’infrastruttura di trasporto, ma una piattaforma strategica capace di generare sviluppo economico, attrarre turismo, investimenti e connettività internazionale. Palermo ha tutte le caratteristiche per diventare uno dei principali gateway del Mediterraneo e la nostra ambizione è accompagnare questa crescita con investimenti, innovazione e una visione industriale di lungo periodo”.
Partecipazioni rilevanti, Consob semplifica le comunicazioni. Arrivano un modello unico e un nuovo portale digitale
La Consob ha aggiornato il sistema di comunicazione delle partecipazioni rilevanti detenute nelle società quotate, con l’introduzione di un modello unico di notifica e di un portale completamente digitalizzato che ne rafforzano la semplicità d’uso e la qualità informativa, armonizzandolo alle migliori prassi europee. La modifica (delibera Consob n. 23997 del 18 maggio 2026) avrà effetto dal 15 giugno 2026 e introduce il nuovo Modello 120 (TR-1), che sostituisce, abrogandoli, i precedenti modelli 120/A e 120/B, per la notifica delle partecipazioni in azioni, in strumenti finanziari e aggregate, e 120/D per la dichiarazione delle intenzioni dell’investimento. Il nuovo modello, disponibile in italiano e inglese, integra in un unico documento tutte le informazioni relative alle partecipazioni rilevanti, semplificando, di fatto, gli adempimenti previsti dal Testo Unico della Finanza e dal Regolamento Emittenti e rendendo più chiara la rappresentazione degli assetti proprietari degli emittenti quotati. Nell’elaborazione del modello la Consob si è basata sullo “Standard form for notification of major holdings”, pubblicato dall’Esma, l’Autorità europea per i mercati finanziari, come avviene anche in altri Stati membri dell’Ue. Il sistema diventa così di più facile utilizzo per gli operatori – in particolare quelli attivi su più giurisdizioni – e favorisce una maggiore armonizzazione delle modalità di notifica a livello europeo. Il formato di pubblicazione delle notifiche è inoltre coerente con la normativa sul punto di accesso unico europeo (Esap), permettendo la trasmissione dei dati ai sistemi di raccolta nazionali e la successiva disponibilità delle informazioni a livello europeo. Il portale elettronico (SH.I.N.E, SHareholders Integrated Notification Environment) consentirà la compilazione guidata e l’invio delle notifiche attraverso un’interfaccia web strutturata con controlli automatici di coerenza, funzioni di autocompletamento e altri strumenti di supporto. Il nuovo sistema comporta inoltre un miglioramento della rappresentazione degli azionisti rilevanti delle singole società quotate sul sito della Consob, che risulterà più chiara e facilmente fruibile. Le informazioni saranno presentate in modo integrato, con evidenza congiunta delle partecipazioni in azioni e in strumenti finanziari e della posizione complessiva, nonché con accesso più immediato ai dati di dettaglio delle notifiche. Per agevolare la transizione, a seguito dell’entrata in vigore del nuovo regime, sarà comunque possibile trasmettere il nuovo modello anche via posta elettronica, fino al 30 settembre 2026, con le modalità indicate nel Regolamento Emittenti (nuovo Allegato 4) e sul sito della Consob. Dal 1° ottobre 2026, saranno invece accettate soltanto le notifiche di partecipazioni rilevanti compilate online tramite il portale SH.I.N.E.
Dogane: G7 Regulators Roundtable, cooperazione essenziale per affrontare sfide
Nell’ambito della cooperazione internazionale sulla regolazione del gioco, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha ospitato a Roma, le delegazioni dei Paesi aderenti al G7 Regulators Roundtable per l’appuntamento semestrale tra i maggiori regolatori europei del gioco d’azzardo. L’incontro, sottolinea una nota, ha confermato il valore della cooperazione multilaterale tra le autorita’ di regolamentazione, quale strumento essenziale per affrontare in modo condiviso le sfide di un settore in continua evoluzione e sempre piu’ interconnesso a livello globale. Al centro del confronto e degli incontri, in particolare, i temi legati al contrasto al gioco illegale, al fenomeno del match-fixing, ai mercati predittivi, all’attivita’ promozionale e alla pubblicita’ in materia di giochi in Italia, ai sistemi di pagamento sia nel gioco fisico sia nel gioco on line e alle implicazioni derivanti dall’interazione tra normative regionali e locali, relativamente alla dislocazione territoriale delle sale da gioco.
Cdp, da Equity ok a possibile aumento partecipazione in Nexi al 29,9%
Il Consiglio di Amministrazione di CDP Equity (Gruppo Cdp), riunitosi ieri, ha deliberato la possibilità di incrementare la partecipazione in Nexi entro il limite massimo del 29,9%. Come parte di questa strategia, Cdp Equity ha deliberato la sottoscrizione di contratti derivati fino all’8% del capitale sociale di Nexi, che potranno avere regolamento in azioni ove ottenute le necessarie autorizzazioni. Inoltre, la partecipazione potrà essere aumentata anche attraverso acquisti diretti da parte di Cdp Equity. Cdp Equity non intende lanciare un’offerta pubblica di acquisto sulle azioni di Nexi. L’operazione, precisa una nota di Cdp, sarà soggetta al rilascio delle autorizzazioni regolamentari necessarie per il superamento delle soglie rilevanti. Questa operazione, si legge ancora, testimonia l’apprezzamento da parte di Cdp Equity per Nexi. “Cdp Equity crede in una forte evoluzione innovativa e industriale di Nexi – la Società già oggi processa 1.800 miliardi di euro di transazioni digitali in oltre 25 Paesi – che potrà giocare un ruolo chiave nello sviluppo europeo di una infrastruttura tecnologica a supporto della digitalizzazione della moneta”. L’aumento della partecipazione di Cdp Equity, che attualmente è il primo azionista istituzionale con circa il 19%, “conferma la volontà di sostenere la Società in questo suo percorso e favorirà inoltre una maggiore stabilità dell’azionariato sostenendo la strategia industriale di lungo periodo”. Cdp Equity è stata assistita da Mediobanca Banca di Credito Finanziario, J.P.Morgan e PricewaterhouseCoopers Business Services in qualità di advisor finanziari e Hogan Lovells in qualità di advisor legale.
Saipem in Darsena: dipendenti in campo per una giornata di volontariato ambientale
Saipem è tornata in Darsena a Milano con una giornata di volontariato ambientale che ha visto 60 dipendenti protagonisti in prima persona nelle attività di pulizia delle sponde dei Navigli e delle acque del bacino, raccogliendo complessivamente oltre 42 kg di rifiuti, tra cui più di 3.700 mozziconi di sigaretta. Un contributo concreto alla città di Milano, sede del quartier generale di Saipem, e ai suoi cittadini attraverso un’iniziativa visibile e immediatamente tangibile sul territorio. La giornata si inserisce nel percorso avviato con la recente adesione di Saipem all’Alleanza per l’Aria e il Clima del Comune di Milano, che coinvolge le imprese nel raggiungimento degli obiettivi del Piano Aria e Clima. Il volontariato in Darsena è stato anche un’occasione di condivisione e collaborazione tra impresa, istituzioni e realtà locali, valorizzando uno degli spazi iconici di Milano e promuovendo buone pratiche di tutela dell’ambiente urbano. Le attività svolte confluiranno nella piattaforma “Milano Cambia Aria”, che raccoglie e valorizza i contributi delle aziende aderenti all’Alleanza, rendendo visibile il ruolo del mondo produttivo nel miglioramento della qualità dell’aria e della vita in città. Questa giornata rappresenta una delle tappe di un più ampio percorso di volontariato aziendale e sostenibilità, attraverso cui Saipem punta a generare valore per le comunità locali e a rafforzare una cultura della responsabilità condivisa, partendo dalle persone.
Phinance Partner e Credito Lombardo Veneto strutturano una cartolarizzazione da 25 mln per microcredito di impresa
Phinance Partners, in qualità di Arranger, e Credito Lombardo Veneto hanno strutturato il rifinanziamento di una cartolarizzazione di prestiti di microcredito erogati da Microcredito di Impresa., il principale operatore tra gli iscritti all’albo tenuto dalla Banca d’Italia ai sensi dell’Art. 111 del Testo Unico Bancario.
Il microcredito è una forma di prestito di inclusione a beneficio di imprese deboli che, oltre a denaro a medio termine, ottengono una forma di tutoraggio per assisterle nella gestione finanziaria e operativa, con l’obiettivo di migliorarne le prospettive economiche. In considerazione della valenza sociale dello strumento, i prestiti con queste caratteristiche di ammontare non superiore a € 75 mila euro, beneficiano di una garanzia dell’80% rilasciata dal Fondo Centrale di Garanzia a favore del soggetto erogante. L’operazione è stata strutturata attraverso il veicolo Beatrix S.r.l. gestito dal Master Servicer Banca Finint.
Nella strutturazione dell’operazione, Phinance Partners ha introdotto una modifica degli advance level che consente il finanziamento non solo dei prestiti performing, ma anche di una quota di quelli non performing. Un’innovazione finalizzata a rendere coerente la struttura con i livelli di default dei prestiti di microcredito, superiori a quelli del mercato bancario. Il finanziatore della tranche senior della cartolarizzazione è stato Credito Lombardo Veneto, istituto bresciano che, sotto la guida del neo amministratore delegato Paolo Gesa, con il team di finanza strutturata composto da Pietro Armati e Leonardo Miranda, sta intraprendendo un percorso di innovazione nel mercato della finanza strutturata, ampliando il modello di business da banca tradizionale a challenger bank. La tranche junior dell’operazione sarà invece sottoscritta dallo stesso Microcredito di Impresa, con il risultato che l’operazione continuerà ad essere consolidata nel bilancio della società. L’operazione è stata avviata rifinanziando il portafoglio esistente e prevede un ramp up, con l’acquisto di nuovi prestiti che verranno erogati fino a giugno 2027, per un ammontare complessivo di titoli senior di 25 milioni di euro. L’operazione è l’unica cartolarizzazione di prestiti di microcredito in Italia, confermando la strategia di Phinance Partners e di Banca CLV di ideare e strutturare operazioni innovative al servizio dell’economia reale, cui si aggiunge in questo caso anche la valenza sociale del settore del microcredito. “Questa operazione conferma la nostra strategia di utilizzare la finanza strutturata come leva al servizio dell’economia reale, commenta Enrico Cantarelli, Managing Partner di Phinance Partners. Portare sul mercato la prima cartolarizzazione italiana di prestiti di microcredito significa creare un canale di funding stabile per imprese più fragili, con una chiara valenza sociale, con una struttura calibrata sul profilo di rischio tipico del microcredito”. Il team di Phinance Partners che ha seguito l’operazione è composto dai partner Enrico Cantarelli e Riccardo Vanoli, insieme al Vice President Nicola Bonometti. Il team di Microcredito di Impresa era invece costituito dall’amministratore delegato Marco Ravaldi, dal CFO Lorenzo Limatola e dalla responsabile affari societari Sara Onofri. Nell’operazione, lo studio legale Evershed Sutherland ha agito come Transaction Counsel con il partner Umberto Mauro e l’associate Mario Alcaro.