Carbonato di calcio da cozze e vongole, il progetto

03 Lug 2026 di Mauro Giansante

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Carbonato di calcio da cozze e vongole, il progetto

C’è un equivoco da sciogliere subito: la Blue Economy non riguarda solo chi vive di mare. È un modello che mette al centro la qualità della vita, la tutela delle risorse e la capacità delle imprese di creare valore senza erodere il futuro. Su questo terreno largo si muove il Blue Ambassador Award, che da oggi riapre le candidature alla sua quinta edizione. Che tu produca energia, progetti spazi, muova merci o formi persone: se la tua organizzazione guarda avanti, il Premio parla a te. A renderlo diverso dagli altri riconoscimenti sulla sostenibilità è chi lo assegna. Gli studenti dei percorsi ITS non stanno a guardare: coordinano la Giuria Giovani, curano la comunicazione e valutano l’impatto dei progetti insieme al comitato di esperti, istituzioni e imprese. Un premio in cui chi eredita il futuro contribuisce a sceglierlo.

Nato nel 2020 dalla Fondazione ITSSIxellence con l’Associazione MAR – Ass. per le Attività Marine e di Ricerca e cresciuto dentro il Blue Planet Economy Expoforum, nel 2026 il Premio diventa un percorso annuale più aperto e trasversale, in partnership con ALIS – Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile, con la piattaforma www.blueconomy.online a fare da casa comune.

I progetti concorrono in sette categorie, a testimonianza di quanto il campo sia ampio: Economia circolare e rigenerativa; Logistica, mobilità sostenibile e connessioni sistemiche; Blue Social Responsibility; Marketing del territorio, sport, cultura e turismo inclusivi e sostenibili; Comunicazione Ecosistemica e Ocean Literacy; Design e Lifestyle Sostenibile; Blue Energy. A valutarli, parametri concreti: innovazione e impatto ambientale, economico e sociale; originalità; coinvolgimento degli stakeholder; efficacia dei risultati; replicabilità. Candidarsi è gratuito e tutto online, entro il 31 luglio. Le realtà premiate entrano nella Comunità degli Ambassador – la rete nazionale di imprese, professionisti e innovatori della Blue Economy – e nello Yearbook delle eccellenze.
La cerimonia finale si terrà a Roma il 23 settembre 2026, nell’ambito della Rome Future Week (sede in via di definizione).

«Con “Blue” non parliamo solo di mare, ma di un modello economico che tiene insieme innovazione, crescita, inclusione sociale e responsabilità verso le future generazioni. Le trasformazioni più profonde non nascono solo dai grandi investimenti: nascono dalle scelte che ogni giorno compiono imprese, professionisti e comunità che decidono di percorrere strade nuove. Più che assegnare un premio, vogliamo costruire una comunità di innovatori capace di ispirarne altri». Laura Castellani, Direttrice della Fondazione ITSSIxellence.

Tra i progetti spicca Wast3dshells, una startup tarantina che trasforma gli scarti dei gusci di mitili e molluschi, spesso considerati un problema ambientale, in risorse innovative e sostenibili. Da questi gusci si ricavano, infatti, carbonato di calcio (90%), inerti e chitosano, per applicarli in diversi settori. Ci sono le malte 3D per la bioedilizia, ad esempio.

“Noi recuperiamo i gusci sia dai produttori locali, ma anche non da locali”, spiega a Diac Michele De Siati. “Polverizziamo, micronizziamo e abbiamo, in alcuni casi, sperimentato la fase di cottura per la realizzazione di biomalte. L’ultimo progetto di cui ci stiamo occupando in questo momento è la realizzazione di barriere marine artificiali, fatte col nostro cemento e in parte cemento tradizionale da utilizzare per il ripopolamento della flora e della fauna marina con dei progetti sperimentali”. Sulla stampa 3D, conclude, “stiamo acquistando un braccio robotico molto grande in grado di realizzare anche piccole unità abitative”.

Matteo Peluso aggiunge al nostro giornale che “operativamente, noi interagiamo con grosse aziende che hanno questi scarti per delle lavorazioni interne, aziende di surgelati, aziende che forniscono alle pescherie e ai ristoranti e aziende che fanno comunque la coltivazione”. Ma non sono solo i gusci di cozze e vongole ad essere utilizzati. “Noi operiamo con tutti i tipi di gusci, una cosa che molto spesso viene confusa, ci occupiamo di ostriche, vongole, granchio blu, tutto ciò che è carapace e contiene carbonato di calcio”, spiega Peluso. “Portiamo ai produttori il nostro piccolo macchinario che ci serve per abbattere i volumi, glielo diamo in comodato d’uso e a noi arriva la materia già macinata, la convertiamo quindi in carbonato di calcio, micronizzato, inerti, utili per essere addicivati nelle miscele di malta cementizie”. 

A chi interessa? “In primis collaboriamo con diverse realtà come cementifici o grossi parti industriali che hanno bisogno o del carbonato di calcio o proprio degli inerti, già in uscita dalla nostra catena produttiva. In più abbiamo sviluppato questo progetto che è sulla stampa 3D all’interno del quale con un braccio antropomorfo andiamo a stampare malte come colleganti naturali, con base alginato, che chiaramente hanno inclusi all’interno prodotti tecnici per il deposito e l’espansione del materiale stesso. Il carbonato di calcio che andiamo a estrarre e gli inerti sono tutti quanti biogenici e in più il carbonato di calcio ha la caratteristica di venire fuori dalla produzione in forma aragonitica, cioè con una particolare conformazione al cristallino che riesce a dare anche una caratteristica tecnica dal punto di vista di resa meccanica migliore rispetto al carbonato di calcio normale estratto da cava”.

Racconta poi Peluso: “Ci sono ulteriori frammentazioni del cristallino, quindi più frammentazioni significa più compressione dopo i blocchi che vai a realizzare per fare i provini. Contestualmente, il carbonato di calcio, o comunque tutte le farine micronizzate derivanti da questi tipi di scarsi, le applichiamo in diversi settori. (12:17) Tra questi, stiamo andando forti in quello dedicato alle opere marine e costiere, perché chiaramente non esistono molti materiali che si adattino completamente all’interno del contesto costiero e sottomarino, soprattutto se si parla di medicamento normale e comunque di opere armate”. Infine, “noi riusciamo a produrre una malta fibra rinforzata, anche non fibra rinforzata per quando si tratta delle applicazioni sottomarine e da questo punto di vista questa filiera quest’anno è stata la maggior parte delle nostre vendite”. 

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