URSO: DEPOSITO CRM AL NORD

Cantieri green: Lombardia, Piemonte e Sicilia sul podio nel 2025. Legambiente chiede un Clean industrial deal italiano

05 Feb 2026 di Mauro Giansante

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Cantieri green: Lombardia, Piemonte e Sicilia sul podio nel 2025. Legambiente chiede un Clean industrial deal italiano

Per guardare con ottimismo alla transizione verde in Italia occorre andare sui territori. La mappa aggiornata vede salire a 39 i cantieri green più importanti distribuiti lungo tutto lo stivale. Nell’ultimo anno, il podio è stato conquistato da Lombardia, Piemonte e Sicilia con sei progetti a testa che vanno dall’edilizia sostenibile al riciclo industriale fino ai repowering di impianti rinnovabili.

A Sala al Barro, Lecco, si producono materiali per le costruzioni partendo da materie prime riciclate, ad esempio. In alcuni prodotti, come i massetti autolivellanti, la quota di materiale riciclato raggiunge il 35% del totale. Inoltre, si fa ricorso a barriere fonoassorbenti e filtri d’aria di ultima generazione che riducono inquinamento acustico e atmosferico. A Vicari (Palermo), invece, c’è uno dei primi impianti eolici ibridi con batterie. Avviato a novembre scorso da Erg, è in grado di mettere a disposizione una potenza di 12,5 MW e una capacità nominale di accumulo pari a 50 MWh, con una quantità di energia stoccata e reimmessa in rete stimata in 19,4 GWh all’anno, sufficiente per coprire il fabbisogno annuale di circa settemila famiglie. Il sistema è basato su tecnologia Li-Ion LFP (a ioni di litio) ed è composto da 138 moduli (battery racks) da circa 400 kWh ciascuno, in grado di garantire elevata affidabilità ed efficienza nelle operazioni di carico e scarico dell’energia. Infine, menzioniamo il progetto di Ecopneus che a Molino dei Torti, Alessandria, circa ottomila tonnellate di granulo Sbr, equivalenti a oltre 1,2 milioni di pneumatici reimmessi sul mercato sotto forma di nuovi prodotti.

 

 

Storie concrete, ce ne sono tante altre che rientrano in settori come la mobilità sostenibile o la rigenerazione urbana (ad esempio, il centro di ricerche a Fassa Bortolo o il programma Ischia 2030), che possono fare da base per accelerare a livello nazionale, governativo, sulla transizione verde. Di qui, ieri Legambiente ha presentato al Mimit il suo Libro bianco per un clean industrial deal italiano. Ci sono trenta proposte, otto settori chiave, sei pilastri per rilanciare la manifattura italiana e renderla più competitiva e sostenibile.  La forza per portarle avanti è la seguente: l’applicazione e il rispetto delle norme ambientali, come evidenzia la Commissione nel suo recente Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali, possono far risparmiare all’economia europea ben 180 miliardi di euro annui (circa l’1% del pil Ue).

Entrando nel dettaglio delle proposte, in materia energetica viene chiesto di risolvere le lacune permanenti anche dopo la revisione del decreto legge transizione 5.0 e aree idonee: come l’assenza dell’istituzione di Solar Belt accanto ai tracciati ferroviari, l’esagerata fascia di rispetto dei 3 km per la realizzazione di impianti eolici, alcune eccessive cautele sullo sviluppo del fotovoltaico in agricoltura, la mancata equiparazione della Solar Belt del fotovoltaico agli stessi parametri previsti per gli impianti di produzione del biometano. Senza dimenticare l’ entrata in vigore dei prezzi zonali, legati alle diverse aree geografiche, che sostituiranno il prezzo unico nazionale, per premiare le aree con le rinnovabili. Oltre a snellire gli iter, per cui una delle priorità è completare l’organico della commissione Pnrr-Pniec, rafforzare la rete e completare gli accordi Gse-industria concretizzando l’energy release 2.0. Guardando al settore idrico, invece, si chiede di “implementare la Direttiva quadro acque, la Direttiva alluvioni e tutte le normative collegate alla gestione della risorsa e all’adattamento ai cambiamenti climatici, e uscire dalla logica emergenziale”. Oltre a prioritizzare i sistemi di fognatura e una strategia di mitigazione delle immissioni di inquinanti. Si toccano poi i settori della lotta all’illegalità, dell’agroecologia e dell’economia circolare. Più in generale, infine, Legambiente chiede di potenziare i controlli, completando l’approvazione dei decreti attuativi della legge 132 del 2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale.

Urso rilancia il deposito di materie prime critiche ma Italia e Ue arrancano

“L’Italia è leader nel riciclo ma per un’economia industriale del riciclo deve bloccare l’esportazione dei rifiuti come materie prime critiche e terre rare”, ha detto il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo al convegno di Legambiente. L’Italia “è uno dei due paesi europei candidato ad ospitare un deposito strategico di materie prime critiche che verosimilmente sarà nel nord”. Ma occorre “garantire autonomia strategica energetica in caso di shock di rifornimento anche perché abbiamo conflitti intorno e guerre commerciali”.

Intanto, però, una recente doccia fredda sui programmi europei riguardanti i critical raw materials è arrivata dalla Corte dei conti europea. Secondo cui gli obiettivi 2030 restano lontani. “Senza le materie prime critiche non ci sarà transizione energetica, né competitività, né autonomia strategica. Purtroppo, al momento siamo pericolosamente dipendenti da un ristretto gruppo di paesi al di fuori dell’Ue per l’approvvigionamento di questi materiali” ha dichiarato Keit Pentus-Rosimannus, il Membro della Corte responsabile dell’audit. “È pertanto essenziale che l’UE si rimbocchi le maniche e riduca la propria vulnerabilità in questo settore”.

Secondo la Corte, poi, le attività di esplorazione sono sottosviluppate. E anche quando vengono individuati nuovi depositi, ci possono volere fino a 20 anni perché un progetto minerario dell’UE diventi operativo. Ciò rende difficile immaginare qualunque contributo concreto entro il termine del decennio in corso.

La transizione fatta dalle imprese sui territori: ripartire da qui?

“Nonostante le tante difficoltà – ha detto Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – l’Italia può vantare l’esperienza di imprese lea­der mondiali sulla sostenibilità ambientale in settori innovativi come quelle che stiamo raccontando da tre anni con la nostra campagna nazionale ‘I cantieri della transizione ecologica’ incontrando i protagonisti dell’indu­stria italiana più innovativa, toccando con mano i pro­cessi produttivi ma anche i problemi burocratici e normativi, confrontandoci per analizzare osta­coli e difficoltà con l’obiettivo di far diventa­re questi casi virtuosi il modello da seguire per una politica industriale nazionale forte, concreta e competitiva. Dagli impianti eolici all’industria del riciclo degli pneumatici, degli oli minerali esausti, dei rifiuti organici e degli scarti zootec­nici e agroindustriali per produrre biometano e ammendanti di qualità, dalle vetrerie alle cartie­re, fino all’industria edilizia e ai materiali di costruzione sono tante le esperienze che hanno già messo in campo il loro Clean Industrial Deal”. Insomma, la riscoperta dei territori per scoprire che sulla transizione qualcosa già è stato fatto.

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