IL RAPPORTO
Calabria, l’attacco di Legambiente sugli immobili abusivi: demolito solo l’11%. E sull’emergenza coste: “Le regole ci sono, vanno applicate”
Non è una novità. Ma neanche quest’anno il trend è quantomeno migliorato, tutt’altro. Stiamo parlando delle demolizioni e restituzioni degli immobili abusivi in Calabria. E a fare il punto, con ancora tante ombre e zero luci, è il rapporto di Legambiente presentato ieri.
Nella Regione tacco d’Italia, tra il 2004 e il 2023, su 11.398 ordinanze di demolizione emesse nei Comuni solo 1.273 sono state eseguite, pari ad appena l’11%. Il dato più basso tra le Regioni a maggior rischio, ovvero Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Calabria. Quanto alle acquisizioni comunali, sono stati interessati solo 135 immobili: l’1,1% del totale delle ordinanze emesse, nonostante l’acquisizione sia prevista automaticamente dalla legge. Dati forti, questi, perché sebbene fuoriusciti dalle risposte inviate da 105 Comuni calabresi, pari al 26% del totale regionale, sono rappresentativi di circa la metà della popolazione. Anche se, spiega l’associazione, una nota dolente riguarda le risposte delle 5 città capoluogo di provincia che hanno fornito risposte parziali (Vibo Valentia non ha risposto) e disomogenee, tali da non consentire un confronto con gli altri Comuni.

La maggioranza delle ordinanze di demolizione, si legge poi, riguarda immobili privi di titolo edilizio, realizzati cioè senza alcun permesso di costruire, tirati su nel più totale anonimato. A questa contestazione fanno riferimento 3.808 ordinanze. Seguono, pressoché a pari merito, le ordinanze per aumenti volumetrici non autorizzati (1.908) e quelle per mancanza di parere preliminare degli enti preposti in aree soggette a vincolo (1.904).
Una particolare emergenza è quella che riguarda le aree costiere, dove il fenomeno dell’abusivismo registra il 73% degli abbattimenti. E’ qui, inoltre, che prevale la contestazione relativa all’assenza di titolo edilizio (68% del totale delle ordinanze emesse per questa tipologia di reato) e quella relativa al mancato ottenimento (o mancata richiesta) del nulla osta nelle aree sottoposte a vincolo (82%). Sono poi 1.029 le sentenze di demolizione di immobili abusivi emesse dalle Procure che hanno partecipato al monitoraggio, di cui 244 eseguite, pari al 23,8% del totale e le 1.843 ordinanze di demolizione non eseguite e trasmesse alla Prefetture. Quanto ai reati contestati, spiega il rapporto, al primo posto, con 3.808 casi, ci sono i provvedimenti di demolizione per mancanza di titolo edilizio, cioè case completamente illegali.
Cosa fare, allora? Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, “la Calabria è tra i casi più emblematici ma la collaborazione con la Regione è un modello”. Quella dell’abusivismo resta una piaga dell’intero Paese ma ancora una volta viene dimostrato “che il problema non è la mancanza di regole, bensì la difficoltà nel renderle effettive. Servono continuità nell’azione amministrativa, risorse adeguate per le demolizioni e un quadro normativo chiaro che consenta a Comuni, Prefetture e Procure di intervenire senza ambiguità”. Ecco perché “una collaborazione, quella con la Regione Calabria, senza precedenti in Italia, che indica una strada concreta e può diventare un modello anche per altre Regioni”. Non resta che agire in questa direzione.