L'EMERGENZA ABITATIVA

Brancaccio: sulla casa no a misure tampone, in Italia e nella Ue servono approccio di sistema e semplificazioni

Il messaggio della presidente dell’Ance al Parlamento europeo è chiaro: per affrontare l’emergenza abitativa, riconosciuta ormai a livello europeo, serve una visione ampia e organica, dove la casa va considerata un’infrastruttura sociale, mettendo campo misure di semplificazione, finanza, governance dei permessi, fisco per attrarre privati.

06 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

Condividi:
Brancaccio: sulla casa no a misure tampone, in Italia e nella Ue servono approccio di sistema e semplificazioni

La presidente Ance, Federica Brancaccio

Una politica per la casa richiede oggi un “approccio di sistema” per affrontare un’emergenza che “non solo mette a rischio il diritto all’abitare ma mina la competitività stessa dei territori”. Impensabile e sbagliato affrontarla con  “misure tampone e frammentate”, che intervengono su singoli aspetti senza cogliere la complessità del problema, che invece richiede un mix di interventi tra semplificazioni procedurali, governance dei permessi e misure fiscali. Il tutto in una visione in cui “la casa non è solo un bene di consumo o un semplice prodotto immobiliare ma una vera e propria infrastruttura sociale”. C’è una strada già tracciata: “ripartiamo dall’esperienza di Next Generation EU brillantemente attuata in Italia grazie al PNRR”. A indicarla è la presidente dell’ANCE, Federica Brancaccio, intervenendo a Bruxelles all’incontro di alto livello sulla crisi dell’housing nell’Unione europea. “Per realizzare un piano ambizioso sulla casa – afferma – è necessario immaginare una serie di strumenti, finanziari, fiscali e normativi, in grado di sostenere gli investimenti privati”. “In questa ottica abbiamo molto apprezzato la direzione intrapresa con il Piano europeo per l’Affordable Housing”, che “si concentra sulle semplificazioni procedurali come motore indispensabile per l’attuazione delle politiche abitative”. Un aspetto “tanto più importante per l’Italia”, che ancora oggi “affida a una legge urbanistica del 1942 le regole per realizzare interventi edilizi nelle città”.

Prioritaria diventa quindi “una nuova governance dei permessi”, perché “oggi il permitting non è una questione marginale” e “incide direttamente sulla capacità di realizzare progetti, sui costi e sui tempi”. In alcuni casi “può arrivare ad aumentare i costi di costruzione fino al 16%”, mentre “i tempi di autorizzazione variano da pochi mesi fino a due anni tra gli Stati membri”. Di qui la necessità di “promuovere strumenti urbanistici flessibili e una partnership strategica tra autorità pubbliche e operatori privati”, così che “la pianificazione diventi una strategia condivisa”. “Un vero piano di affordable housing chiede con forza un intervento sul sistema finanziario”. Il “costo del denaro è troppo alto per famiglie e imprese” ed è “destinato a crescere a causa delle tensioni geopolitiche e dello spettro dell’inflazione”. Per questo, “appare strategico che l’EBA modifichi la normativa prudenziale”, prevedendo “una riduzione degli accantonamenti patrimoniali attualmente richiesti per le operazioni di sviluppo”.

“Allo stesso tempo, i moltissimi strumenti finanziari esistenti sono in grado di mobilitare risorse” se “i rischi sono in linea con i rendimenti richiesti” e se “le iniziative soddisfano i requisiti di sostenibilità”. Da qui la proposta avanzata da Brancaccio di “rendere obbligatoria l’analisi di sostenibilità sociale ed ambientale degli investimenti”, da cui far discendere strumenti di agevolazione: “un modo per pensare l’affordable housing come una leva di sostenibilità”. Una sostenibilità che “non può e non deve diventare un concetto divisivo fonte di scontri ideologici”.

Sul piano fiscale emerge  poi “una situazione paradossale”: “il pilastro fondamentale per il successo di un piano di edilizia residenziale accessibile è il sistema fiscale”, ma in Italia “gli interventi per la locazione e la vendita a canoni sostenibili sono addirittura penalizzati”. Tra le misure ritenute “indispensabili” vi è anche “la garanzia pubblica sugli investimenti dei privati, in particolare dei piccoli risparmiatori”.

Infine, il tema dei costi e dei modelli costruttivi: “è indubbio che debbano cambiare”, perché “con i costi attuali è impossibile mettere sul mercato alloggi a canoni calmierati senza un consistente intervento pubblico”. In questo senso è stata apprezzata “l’adozione della Strategia europea per il settore delle costruzioni”, che riconosce “il ruolo strategico del comparto nel coniugare sviluppo e bene sociale”. Un obiettivo che va perseguito “con visione e pragmatismo”, “aprendoci all’innovazione ma evitando prese di posizione puramente ideologiche” e “tutelando il know-how delle imprese”.

Con un nuovo approccio e una più ampia cassetta degli attrezzi, diventa possibile “assicurare il diritto all’abitare”, oggi “fortemente a rischio per tutti”, non solo per le fasce più deboli. Una questione che incide direttamente anche sulla competitività: “l’inaccessibilità dei costi abitativi sta rendendo impossibile a intere classi di lavoratori risiedere nelle città più dinamiche e attrattive”. Il risultato è chiaro: “non si attraggono talenti, non si trattengono competenze, non si sostiene la crescita delle imprese”. Sempre più spesso, torna a rimarcare Brancaccio, “dove c’è lavoro non c’è casa e dove c’è casa non c’è lavoro”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Argomenti

Argomenti

Accedi