LINEE GUIDA MIT/CONSIGLIO SUPERIORE LAVORI PUBBLICI
Prevalenza contrattuale, praticabilità e transitorio: l’obbligo BIM a misura di stazione appaltante
La commissione speciale per il monitoraggio e poi il plenum del Cslp hanno approvato il documento con cui interpretare concretamente i limiti posti nell’allegato I.9 del nuovo codice dei contratti pubblici. Nessuno sconto di obbligatorietà né limiti di soglia (che rimangono solo per la fase transitoria) ma così viene delineata una geometria variabile per le stazioni appaltanti, in base alla loro maturità digitale.
IN SINTESI
A quasi un anno dal suo insediamento, la commissione di monitoraggio sul Bim del Consiglio superiore dei lavori pubblici partorisce il parere sulle linee guida del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. L’obiettivo è governare una fase delicata come quella attuale che vede da un lato l’obbligo scattato a inizio 2025 per la digitalizzazione degli appalti pubblici e dall’altro le oggettive difficoltà delle stazioni appaltanti di seguire il passo di una trasformazione già in atto e dalla quale non si può certo tornare indietro. Una pubblicazione, quella delle linee guida avvenuta ieri dopo il voto in assemblea plenaria di venerdì sulla proposta di parere della commissione, che è funzionale al raggiungimento della milestone PNRR M1C1-97 ter.
Il cuore del documento di 62 pagine risiede nel concetto di “prevalenza contrattuale”, ai cui casi viene indirizzato l’uso del Bim per una applicazione ragionevole, in grado di lasciare maggior margine di manovra alle singole stazioni appaltanti. Un modo, insomma, per interpretare concretamente i limiti posti nell’allegato I.9 del nuovo codice dei contratti pubblici. Infatti, si legge nel testo, “con riferimento al significato dell’espressione ‘praticabile tecnologicamente’, essa è intesa nel senso che i modelli informativi assumono prevalenza contrattuale e, pertanto, i contenuti informativi in essi presenti qualora risultino in contrasto con quelli riportati negli elaborati, prevalgono su questi ultimi solo quando le differenze non siano imputabili a limiti tecnologici e/o a scelte di modellazione”. Scelte che “dovranno essere formalizzate nel piano di gestione informativa e nella relazione specialistica sulla modellazione informativa”, indicando gli elaborati che mantengono la prevalenza contrattuale sul modello e quelli per i quali la prevalenza contrattuale è in capo al modello. Nessuno sconto di obbligatorietà, però, né limiti di soglia (che rimangono solo per la fase transitoria) ma così viene delineata una geometria variabile per le stazioni appaltanti, in base alla loro maturità digitale.
Guardando ad altre azioni previste come “necessarie per l’applicazione della gestione informativa digitale”, viene citata la formazione del personale, l’atto di organizzazione per definire profili, ruoli, flussi di lavoro, standard operativi e misure di monitoraggio. Mentre in termini di strumenti, vanno acquisiti quelli hardware e software. Andando oltre la fase preliminare, poi, vengono dettagliate le operazioni di Gid e di gestione dell’ambiente di condivisione dei dati, di coordinatore dei flussi informativi. Sui ruoli, poi, va applicato un principio di proporzionalità, accorpamento e supporto esterno. Seguono le tabelle di valutazione dello stato di fatto, i dettagli sui contenuti dell’Acdat e le tipologie di formati aperti, con utilità pratiche per le Sa minori. Infine, gli schemi con alcune indicazioni riguardanti le varie fasi del processo.
Insomma, quella determinata dalle linee guida è un’operazione di disciplina portata avanti in sede di Consiglio superiore che dà priorità alla praticabilità tecnologica delle stazioni. “Un passaggio decisivo – lo definisce il Mit nella nota ufficiale – per rendere pienamente operativa la digitalizzazione dei lavori pubblici, offrendo alle stazioni appaltanti indicazioni chiare e proporzionate per l’attuazione del nuovo Codice. Rafforzano governance, trasparenza e qualità dell’investimento pubblico, promuovendo l’utilizzo della tecnologia Bim per ridurre le varianti in corso d’opera e garantire maggiore certezza nei tempi di realizzazione”. La rivoluzione digitale degli appalti può continuare.