IL BOLLETTINO ECONOMICO

Bce: economia Ue resiliente ma investimenti strategici e riforme per rafforzare la crescita sono urgenti

Messaggi rassicuranti dall’Eurotower che si uniscono a quanto deciso nell’ultima riunione del direttivo, quando la Banca centrale europea aveva rivisto al rialzo le stime di crescita. La spia, però, c’è e arriva dal contesto internazionale. Ecco perché dal delicato fronte geopolitico c’è “l’urgente necessità di rafforzare l’area dell’euro”.

16 Gen 2026 di Maria Cristina Carlini

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Bce: economia Ue resiliente ma investimenti strategici e riforme per rafforzare la crescita sono urgenti

L’Eurotower invia messaggi ancora rassicuranti sulle prospettive di crescita europea. Mentre i più recenti e incalzanti sviluppi dello scenario internazionali fanno salire il livello d’allerta, la Bce vede l’economia dell’eurozona resiliente pur mettendo in guarda dai rischi per le supply chain che potrebbero verificarsi. Come sottolinea l’ultimo bollettino economico, pubblicato ieri, “l’economia ha mostrato una buona tenuta. È cresciuta dello 0,3 per cento nel terzo trimestre del 2025, principalmente per effetto dell’espansione dei consumi e degli investimenti. Sono inoltre aumentate le esportazioni, con un contributo significativo del settore chimico. La composizione settoriale della crescita è stata dominata dai servizi, in particolare dal settore dell’informazione e della comunicazione, mentre nei comparti dell’industria e delle costruzioni l’attività è rimasta invariata”. Di qui la probabilità che questo passo di crescita, trainato dai servizi, prosegua nel breve periodo. E’ da ricordare che nell’ultima riunione del direttivo, la Bce aveva rivisto al rialzo le stime di crescita –  confermando la buona sorpresa preannunciata dalla presidente Christine Lagarde – di riflesso a dati migliori del previsto, minore incertezza in materia di politiche commerciali, un rafforzamento della domanda esterna e prezzi più contenuti delle materie prime energetiche. Di qui le nuove proiezioni che vedono il tasso di incremento medio annuo del PIL in termini reali pari all’1,4 per cento nel 2025, all’1,2 nel 2026, all’1,4 nel 2027 e all’1,4 nel 2028. L’economia beneficia di un mercato del lavoro robusto. La disoccupazione, pari al 6,4 per cento in ottobre, è prossima al minimo storico, mentre l’occupazione è aumentata dello 0,2 per cento nel terzo trimestre. Al tempo stesso, la domanda di lavoro è diminuita ulteriormente e il tasso di posti vacanti ha raggiunto il livello più basso dalla pandemia di Covid-19. La domanda interna, rileva la Bce, dovrebbe rimanere la principale determinante della crescita nell’area dell’euro, sostenuta dall’incremento dei salari reali e dell’occupazione, a fronte della tenuta dei mercati del lavoro, con tassi di disoccupazione ai minimi storici. Anche la spesa pubblica aggiuntiva per infrastrutture e difesa annunciata nel 2025, in particolare in Germania, unitamente al miglioramento delle condizioni di finanziamento derivanti dalle riduzioni dei tassi di politica monetaria a partire da giugno 2024, dovrebbe sostenere l’economia interna. Sul versante esterno, malgrado persistenti problemi di competitività, anche di natura strutturale, le esportazioni dovrebbero aumentare nel 2026. Tale miglioramento è riconducibile a una ripresa della domanda esterna in un contesto di minore incertezza riguardo alle politiche commerciali, nonostante il graduale manifestarsi degli effetti dell’aumento dei dazi.

La Bce accende, comunque, una spia. Nonostante l’attenuazione delle tensioni commerciali, il contesto internazionale, ancora caratterizzato da volatilità, potrebbe determinare interruzioni nelle catene di approvvigionamento, frenare le esportazioni e gravare su consumi e investimenti. Un deterioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari mondiali potrebbe determinare condizioni di finanziamento più stringenti, maggiore avversione al rischio e un indebolimento della crescita. Le tensioni geopolitiche, in particolare la guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, rimangono fra le principali fonti di incertezza. Per contro, la spesa programmata per difesa e infrastrutture, insieme a riforme volte a sostenere la produttività, potrebbe sospingere la crescita in misura superiore alle attese. Un miglioramento del clima di fiducia potrebbe stimolare la spesa privata.

Ma c’è un altro messaggio forte che la Bce rilancia alla luce dell’attuale frangente geopolitico ed è  “l’urgente necessità di rafforzare l’area dell’euro e la sua economia”. La Banca centrale accoglie, infatti, “con favore l’invito rivolto dalla Commissione europea ai governi affinché diano priorità alla sostenibilità delle finanze pubbliche, agli investimenti strategici e a riforme strutturali volte a favorire la crescita. Sfruttare appieno il potenziale del mercato unico è fondamentale. È inoltre d’importanza cruciale promuovere ulteriormente l’integrazione dei mercati dei capitali, portando a compimento l’unione dei risparmi e degli investimenti e l’unione bancaria, secondo una tabella di marcia ambiziosa, nonché adottare in tempi rapidi il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale”. Sulle scelte poi di politica monetaria, la direzione di marcia rimane ferma: la Bce è determinata ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine. E l’approccio rimarrà guidato da dati senza vincolarsi a un particolare percorso sui tassi.

Spostando i riflettori sull’Italia, ieri, il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, parlando all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Messina, ha sottolineato come l’economia italiana negli scorsi anni è migliorata e “ha sorpreso” per la sua “capacità di adattamento”, tornando a vedere aumenti del Pil nella media dell’area dell’euro ma “la crescita si è recentemente indebolita, come in altri paesi europei e per i prossimi anni “sarà modesta”. Il rallentamento, ha avvertito, riporta “in primo piano le debolezze strutturali dell’economia italiana”: “produttività che ristagna e bassa innovazione”, che causano debolezza dei redditi e salari: dal 2000 quelli orari in Italia sono rimasti pressoché fermi in termini reali contro una crescita del 21% in Germania e del 14% in Francia. “Su questo andamento ha inciso in modo rilevante lo shock inflazionistico conseguente alla crisi energetica. Oggi in Italia i prezzi al consumo sono più alti del 20 per cento rispetto al 2019. Le retribuzioni nominali di fatto sono cresciute del 12, con una riduzione in termini reali di 8 punti percentuali. Negli altri principali paesi europei la perdita iniziale è stata invece riassorbita”, ha sottolineato Panetta spiegando poi che tuttavia, la politica fiscale e la crescita dell’occupazione hanno compensato la perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Dal 2021, gli sgravi fiscali – soprattutto a favore dei redditi medio-bassi – hanno aumentato le retribuzioni nette di 5 punti percentuali, riducendo la perdita in termini reali a 3 punti. Guardando avanti, la crescita dei redditi non potrà però poggiare in modo permanente sulla politica fiscale: “aumenti duraturi dei salari richiedono che la produttività torni a crescere a ritmi sostenuti e che i suoi benefici siano adeguatamente ripartiti tra capitale e lavoro”.

Intanto, S&P Global prevede che il Pil dell’Italia cresca dello 0,8% nel 2026, dopo aver segnato un aumento dello 0,5% nell’anno appena concluso, nel quale l’agenzia di rating stimava inizialmente un incremento dello 0,6 per cento. Nel 2027 il prodotto interno lordo è previsto aumentare dello 0,9% e l’anno seguente dello 0,8%. Le aspettative per il nostro Paese si confrontano con quelle del Pil dell’eurozona in crescita per S&P dell’1,3% nel 2025 e visto in aumento dell’1,2% quest’anno, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. Un importante dato è poi arrivato ieri dalla Germania:  nel 2025 il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto all’anno precedente. Al netto degli effetti di calendario, il prodotto interno lordo è aumentato dello 0,3%. “Dopo due anni di recessione, l’economia è quindi tornata a crescere leggermente, soprattutto grazie al fatto che nel 2025 le famiglie hanno ripreso a consumare. La crescita è dovuta principalmente all’aumento della spesa per consumi delle famiglie e dello Stato. Le esportazioni, invece, sono diminuite”, ha riferito l’Ufficio di statistica tedesco, Destatis.

 

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