Il Festival "Città in scena"
Bari, Enna, Jesi, L’Aquila e Pesaro: racconti di rigenerazione urbana
Nella seconda giornata della kermesse sulla rigenerazione urbana, promossa da Ance, Mecenate 90 e Fondazione Musica per Roma, i riflettori si sono puntati sui progetti di riqualificazione in queste cinque città. Interventi nelle periferie, dove la rigenerazione diventa anche una risposta ai problemi sociali. Interventi nei centri storici dove anche i singoli edifici e piazze diventano luoghi di aggregazione e relazioni.

Il forno pubblico di Onna (Aq)
Rimarginare le ferite aperte tra centro e periferia; riscattare la storia di vecchi edifici, altrimenti condannati a un ineluttabile degrado, trasformandoli in poli di aggregazione e socializzazione; liberare le piazze da parcheggi e lamiere e farle ritornare fulcro di relazioni. Da Nord a Sud, le città raccontano le loro storie di rigenerazione urbana: micro e macrostorie tra loro diverse ma che, in qualche modo, hanno punti di contatto tra loro. Tanti tasselli che si compongono per aprire nuove prospettive e nuovi orizzonti di vita delle città. Nel fitto programma della seconda giornata di “Città in scena”, il festival della Rigenerazione Urbana promosso da Ance, Mecenate 90 e Fondazione Musica per Roma, e in corso all’Auditorium della Musica, sono tanti i progetti che sono andati, appunto, in scena. Da Bari a Enna, dall’Aquila a Jesi e Pesaro, tanti i “Racconti” che si snodano lungo il filo rosso della rigenerazione urbana.
Si è partiti ieri da Bari, dagli interventi nel grande quartiere Libertà del capoluogo pugliese – già raccontati da Diac Diario (si veda qui per leggere l’articolo) – per passare a quelli di città medie e medio piccole. C’è il caso di Enna, città nel cuore della Sicilia, una sorta di isola nell’isola, come l’ha definita il sindaco Maurizio Di Pietro. Unica città della Sicilia che non ha uno sbocco sul mare e conosce anche la neve, collocata com’è a mille metri d’altitudine, città dalla tradizione agricola e mineraria ha poi visto lo sviluppo del terziario ed è diventata anche sede della quarta università della Sicilia. E così una città di 30 mila abitanti si è trovata a dover fronteggiare un’invasione di circa 10 mila studenti, concentrati nella parte bassa, in un quartiere all’imbocco della città che è anche il suo biglietto da visita. Nel cuore di questo quartiere c’è un complesso di case popolari che, di fatto, non hanno conosciuto interventi di manutenzione dagli anni 50. È qui che parte il progetto di riqualificazione della parte centrale della periferia Est di Enna bassa con la ristrutturazione delle palazzine Tre Stelle, la realizzazione di una scuola per l’infanzia e un urban center, fulcro di aggregazione per i tanti ragazzi che vivono in quella zona. Una riqualificazione che ha dato una risposta a un quartiere “con significative problematiche sociali”, ha detto il sindaco.
Ci sono almeno tre racconti che parlano dell’Aquila, tre storie di rigenerazione urbana che, in una città ferita dalla tragedia del terremoto del 2009, sono soprattutto la cifra di una rinascita. È una rinascita la costruzione del forno pubblico di Onna, frazione devastata dal sisma: è un intervento che nasce da un protocollo di intesa tra il comune dell’Aquila e l’Ance. Il forno, nel centro storico di Onna, era stato raso al suolo. Ora, il progetto di ricostruzione, che è in fase esecutiva, farà del nuovo forno un nuovo luogo di aggregazione per i cittadini, che l’avevano fortemente richiesto. Un intervento più ampio nel capoluogo abruzzese è il progetto dell’Università dell’Aquila, finanziato dal Cipe, di recupero dell’ex Ospedale San Salvatore. Un progetto che parte nel 2003, una sorta di progetto ante litteram di rigenerazione urbana, in una città che vive il ‘problema casa’ degli studenti, che sono 25 mila su una popolazione di 50 mila. Il terremoto blocca tutto e bisogna aspettare il 2017 con la delibera del CIPE che stanzia 52 milioni e affida al Provveditorato la funzione di stazione appaltante. Il bando per i primi due lotti è atteso per i primi mesi del 2025. Cosa diventerà l’ex Ospedale? Verranno realizzati una biblioteca, uno studentato, strutture al servizio dei cittadini, come palestre e strutture ricettive. la piazza antistante verrà pedonalizzata liberando la facciata dell’edificio. Sempre a L’Aquila, un altro progetto interessa Piazza Duomo, fulcro al centro di quattro quartieri. Originariamente era la piazza del mercato, una piazza quindi pedonale, poi diventata di fatto uno spazio per le macchine con la costruzione di marciapiedi. L’operazione è quella ridare il senso della piazza liberandola da auto e barriere architettoniche, lasciando un’area di sosta con sedute attrezzate e verde. I lavori quasi completati, mancano gli ultimi dettagli prima dell’inaugurazione entro dicembre.
Dall’Aquila il racconto si sposta a Pesaro, dove tra gli interventi nel centro storico, c’è l’ importante progetto per il complesso del convento di San Domenico, edificato nel 1206 e oggetto di una serie di evoluzioni nel corso della storia con la costruzione di un campanile poi abbattuto. Da edificio religioso finisce poi per ospitare il mercato delle erbe e all’inizio del XX secolo anche una scuola, poi abbandonata a un totale declino. Questo intervento, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma NextGenerationEu e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mira a recuperare e riutilizzare l’edificio per scopi universitari, culturali e di servizio. Un’iniziativa di rigenerazione urbana che promette di ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale. Il progetto affida una nuova vocazione al complesso , togliendo innanzitutto tutta la parte di superfetazioni per tornare al ripristino dell’originale e ricostruire una struttura con funzioni che torna ai cittadini per usi culturali e commerciali. Sempre nelle Marche, a
Jesi il più importante progetto di rigenerazione urbana interessa il quartier di San Giuseppe. Il racconto parla di un quartiere periferico che dista soltanto pochi minuti a piedi dal centro ma la percezione è di una distanza ben superiore. Questo quartiere, diventato multiculturale negli anni, è vissuto come un circuito carrabile, dove ci passa e non ci si ferma se non in occasione di un unico tradizionale evento una volta l’anno. Il piano di riqualificazione prevede nuovi percorsi pedonali e ciclabili in grado di ricucire e ricongiure il quartiere al centro storico e un nuovo parco urbano, ex discarica a cielo aperto.