L'ASSEMBLEA DI BANKITALIA
Aumenta l’inflazione e rallenta la crescita. Panetta: l’incertezza è elevata, lo shock durerà a lungo
“Si consolida un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto”. Il brusco cambiamento dello scenario causato dall’escalation in Medio Oriente modifica le prospettive di crescita dell’economia e dei livelli d’inflazione. La politica monetaria deve evitare il rischio di una spirale prezzi-salari.

FABIO PANETTA GOVERNATORE BANCA D'ITALIA
Soltanto 40 giorni fa, il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, dal palco di Assiom Forex a Venezia, parlava di una crescita globale che nel 2025 si è rivelata più robusta del previsto, nonostante e forti tensioni geopolitiche e commerciali; di una crescita dell’eurozona superiore alle attese e di un’inflazione tornata sotto controllo, pur restando esposta agli shock esterni. E’ passato soltanto poco più di un mese da allora e con un quadro bruscamente mutato, con la guerra del Golfo, i toni cautamente ottimisti si trasformano in un allarme, anzi un doppio allarme: quello per il rischio di un rallentamento della crescita e di un aumento delle pressioni inflazionistiche. A lanciarli è stato Panetta in occasione dell’assemblea ordinaria dei partecipanti per l’approvazione del bilancio 2025. Rispetto allo scorso anno, lo scenario si è rapidamente deteriorato nelle prime settimane del 2026. “Le tensioni con l’Iran, acuitesi nella primavera del 2025, si sono trasformate in un confronto militare di ampia portata che oggi coinvolge il Medio Oriente, un’area cruciale per l’approvvigionamento globale di energia e di materie prime essenziali. Le esportazioni attraverso lo stretto di Hormuz si sono pressoché interrotte e stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione”, ha detto il Governatore- E il dato più preoccupante che emerge dalla sua analisi è che “anche in caso di una rapida cessazione delle ostilità, il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi”.
“L’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche. Più in generale, si consolida – ha sottolineato Panetta – un contesto di elevata incertezza, destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto”. Mentre Panetta leggeva la sua relazione a Palazzo Koch, ieri mattina, arrivava la stima flash di Eurostat sull’inflazione del mese di marzo che registra un balzo al 2,5% rispetto all’1,9% di febbraio, trainato dal boom dei costi dell’energia causato dal conflitto in Medio Oriente. A riscaldarsi sono anche i prezzi al consumo in Italia che a marzo, secondo le stime preliminari dell’Istat, registrano una variazione del +0,5% su base mensile e del +1,7% da +1,5% di febbraio. Una risalita, spiega l’istituto di statistica, dovuta soprattutto all’accelerazione dei prezzi dell’energia.
Numeri, questi, che già quantificano l’impatto del brusco cambio di prospettive indicato da Panetta con tutte le incognite sulla crescita. “Nel 2025 l’attività economica nell’area dell’euro mostrava segnali di rafforzamento, sostenuta dalla ripresa degli investimenti e dal consolidamento dei consumi. Anche in Italia la crescita del PIL è stata trainata dagli investimenti e dal recupero del potere d’acquisto delle famiglie. Lo scorso dicembre si prevedeva che la domanda interna avrebbe continuato a fornire un contributo positivo nell’anno in corso e in quelli successivi”, ha detto. Per l’Italia, le nuove proiezioni macroeconomiche di Bankitalia arriveranno venerdì 3 aprile e c’è da attendersi, viste le premesse, un taglio delle stime di crescita come è stato fatto dall’Ocse e dal Centro Studi di Confindustria nei corsi scorsi.
Ora, per la politica monetaria della Bce nei mesi a venire il rischio chiave da prevenire è quello che si inneschi “un circolo vizioso tra prezzi e salari”. E nel quadro attuale è “essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari, assicurando al contempo che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato”. Con le ricadute della guerra in Iran sulle forniture di energia e sui prezzi di petrolio e gas, la Bce “si trova nuovamente a fronteggiare uno shock negativo di offerta in un contesto di elevata incertezza, come già avvenuto nel 2022”. Le previsioni di base indicano una inflazione 2026 superiore all’obiettivo del 2%, ma con un graduale rientro nell’anno successivo mentre la crescita economica sarebbe più contenuta. Tuttavia “se lo shock energetico risultasse più forte e persistente di quanto previsto nello scenario di base, l’inflazione aumenterebbe ulteriormente mentre la crescita risulterebbe più debole”. Rispetto al 2022, ha evidenziato Panetta, “la politica monetaria è oggi in una posizione più favorevole per salvaguardare la stabilità dei prezzi: i tassi ufficiali sono in linea con il livello stimato del tasso neutrale; le aspettative di inflazione di medio e lungo termine sono ancorate; le condizioni del mercato del lavoro risultano meno tese. Inoltre, il sistema bancario nel suo complesso mostra un’elevata redditività e una solida posizione patrimoniale”.
Secondo il Governatore, “significativi rincari delle materie prime potrebbero derivare da danni alle infrastrutture energetiche; inoltre, eventuali interruzioni delle catene globali del valore – ha avvertito – potrebbero tradursi in aumenti dei prezzi dei beni intermedi, accentuando le pressioni sui prezzi al consumo”. L’intensità di queste ricadute “dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative, con il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari”, ha detto Panetta. “In questo quadro, il Consiglio direttivo della Bce in marzo ha deciso di mantenere invariati i tassi ufficiali, ribadendo che le sue decisioni continueranno a essere guidate, di volta in volta, da una valutazione complessiva dei dati disponibili. Resta ferma la determinazione del Consiglio a mantenere l’inflazione al 2 per cento nel medio termine. In un contesto così incerto e in costante evoluzione – ha concluso – sarà essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari, assicurando al contempo che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato”.
Ieri l’assemblea di Banca d’Italia ha approvato il bilancio tornato in utile dopo due anni di perdite lorde compensate dal fondo rischi generali. Il rialzo dei tassi ufficiali aveva comportato un aumento del costo delle passività penalizzando la redditività che ora, per via dell’allentamento della politica monetaria, è tornata. Il risultato lordo è passato così da una perdita di 7,3 miliardi del 2024 a un utile lordo di 3 miliardi. Di questi 900 milioni sono destinati a rimpinguare il fondo rischi, 400 sono tasse. L’utile netto da 1,65 miliardi vedrà lo Stato prendersi la fetta maggiore pari a 1,272 miliardi. Negli ultimi 10 anni ell’Erario sono andati così 41,3 miliardi di euro (34,8 dall’utile e 6,5 miliardi a titolo di imposte). Intanto, palazzo Koch prosegue negli investimenti in innovazione tecnologica, sicurezza e gestione dei dati, con un’attenzione crescente all’intelligenza artificiale generativa. Sono già in uso strumenti per aumentare la produttività e sono in fase di introduzione agenti digitali capaci di supportare attività complesse, dalla produzione normativa alle ispezioni. L’obiettivo è adattarsi rapidamente all’evoluzione tecnologica, cogliendone le opportunità e gestendone i rischi.