IL RAPPORTO ASVIS DI PRIMAVERA
Italia ok solo per 11 obiettivi su 38 al 2030. Giovannini: imprese, la sostenibilità paga
La transizione ambientale italiana è ancora un tunnel senza fine. Al 2030, spiega Asvis – Alleanza per lo sviluppo sostenibile nel rapporto di primavera presentato ieri a Milano, l’Italia mancherà molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) di natura economica, sociale, ambientale e istituzionale che si era impegnata a raggiungere entro il 2030. Il motivo è semplice: carenza di politiche pubbliche orientate alla sostenibilità. “Una condizione che potrebbe influenzare anche il nostro futuro – avverte l’alleanza diretta dall’ex ministro Enrico Giovannini – se non fosse che gli scenari al 2050 mostrano come politiche coraggiose e coordinate di decarbonizzazione e innovazione, unite a un deciso investimento nell’occupazione giovanile e femminile e in educazione e formazione, potrebbero cambiare le carte in tavola”.
Più nel dettaglio, entro fine decennio riusciremo a centrare solo 11 obiettivi quantitativi su 30. Il tasso di occupazione è previsto al 71,2% (contro un target del 78%), la quota di energia da rinnovabili al 29,4% (contro il 42,5% del RePower Eu), il rapporto occupazionale di genere al 77,1% (contro il 90% previsto dal Pilastro europeo dei diritti sociali). Per non parlare delle ampie disuguaglianze di genere: il 71,3% di chi lavora e riceve una bassa retribuzione in Italia è donna, mentre il tasso di occupazione femminile è al 57,4%, 20 punti sotto il target europeo.
Numeri che preoccupano Asvis. “La narrazione dominante vorrebbe la sostenibilità ‘passata di moda’, sacrificata sull’altare della competitività e della difesa”, ha commentato Enrico Giovannini. “Invece, i dati dimostrano che è vero esattamente il contrario: le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile”. Qualche dato per capire in concreto: per le imprese manifatturiere con più di 10 addetti, l’appartenenza al profilo di sostenibilità “alto” aumenta del 16,7% il valore aggiunto delle imprese in crescita (circa due terzi del totale) rispetto a quelle con basso profilo di sostenibilità, mentre quello “medio” determina un impatto differenziale rispetto a queste ultime del 5,2%
Ma anche i cittadini sembrano preoccupati. Mentre il 90% degli studenti e delle famiglie, nonché l’85% del mondo del business, ritiene “importanti” o “molto importanti” i 17 SDGs, la politica continua a guardare altrove, schiacciata tra crisi energetiche, instabilità geopolitica e carenza di visioni a lungo termine. E – spiega il rapporto – la sostenibilità, invece di essere considerata non solo l’unica soluzione possibile ma anche economicamente migliore, è sotto attacco da una parte della società restia a modificare l’assetto economico e politico esistente.

Quali scenari, allora? Per Asvis, che ha realizzato alcune simulazioni al 2050 insieme al Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), occorrerà puntare con coraggio e coordinamento sempre più sulle quattro leve strategiche di decarbonizzazione, occupazione, istruzione e innovazione. Serve – spiega l’alleanza – prima di tutto un disegno unitario delle politiche. Da questo punto di vista, gli impegni previsti per il biennio 2026-2027 rappresentano una straordinaria occasione per il nostro Paese: la Voluntary national review (Vnr) che l’Italia presenterà all’Onu a luglio deve prendere atto dello stato insoddisfacente dell’Italia rispetto all’Agenda 2030 e rappresentare la base per la revisione della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile prevista a fine anno.
Entro maggio 2027, infine, l’Italia dovrà predisporre il piano di accelerazione trasformativa per colmare i tanti gap rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile, per poi, a settembre 2027 dopo le elezioni politiche, preparare il nuovo Piano strutturale di bilancio previsto dalle regole fiscali europee, anche alla luce del Quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034 che nel frattempo sarà stato definito.