IL WORKSHOP CON ADSP, EY ED ENGINEERING
Porti e interporti green e integrati nelle città, Genova e Bologna apripista. Assocostieri punta sul Ppp, il problema Terna sulla rete instabile
La transizione energetica dei porti è forse la più impegnativa da compiere. “Non è solo un hub logistico ma un sistema energetico complesso”, ha sintetizzato il direttore generale di Assocostieri Dario Soria. Evidenziando la necessità di integrare produzione, consumo e gestione dell’energia attraverso modelli coordinati e sostenibili. “Vogliamo far percepire porto come accogliente, sensibile, eco-compatibile. Per unire i tre fattori oggetto dell’evento di oggi serve sforzo pubblico e operatori in grado di collaborare per un sistema integrato”. Le tecnologie sono già disponibili – ha aggiunto – “ma la vera sfida è metterle a sistema, attraverso una governance chiara e modelli economici solidi”. Uno dei nodi è, per esempio, quello delle cabine primarie “ma non vedo entusiasmo da Terna ed E-distribuzione”, ha tuonato il presidente dell’Adsp del Mar Tirreno Centrale, Eliseo Cuccaro. “L’unica soluzione sono le imprese perché il tema dell’elettricità non può essere risolto dall’ente pubblico”. Cuccaro ha poi sottolineato come sia importante anche avviare un confronto tra operatori su come ridurre l’impatto ambientale dei porti. Perché in Italia stanno dentro le città, dunque vanno integrati Il Porto di Napoli, per esempio, è impegnato nello sviluppo delle infrastrutture, in particolare sul fronte crocieristico, ma “abbiamo numerosi progetti finanziati dal Pnrr su cui la sfida è capire come utilizzare gli impianti e rendere sostenibile il loro impiego nel tempo, anche alla luce dell’elevata domanda di energia e del tema della sua produzione”. Sulla sostenibilità economica, da affiancare a quella ambientale, ha provato a rassicurare il direttore generale per i porti, la logistica e l’intermodalità del Mit, Donato Liguori che ha annunciato l’arrivo di un decreto attuativo ad hoc. Ma, ha aggiunto, serve coordinare le Autorità di Sistema Portuale e favorire un approccio uniforme a livello nazionale. Di qui l’idea di Porti Spa.
Non è tutto fermo, comunque. Dal cold-ironing alla virtual liquefaction passando per le comunità energetiche e le configurazioni di autoconsumo collettivo e individuale a distanza sono diverse le soluzioni già in campo. “Stiamo calibrando il progetto dei combustibili alternativi ma è necessario coordinare pubblico e privato per svilupparne di nuovi, per puntare sul cold-ironing. E ci sono le comunità energetiche che sono centrali per la transizione”, ha rimarcato anche il contrammiraglio Francesco Cimmino, Capo del 6° Reparto del Corpo delle capitanerie di porto della guardia costiera. Questa “non è più una sfida, ma un modello di sviluppo”, destinato a trasformare i porti in hub energetici di primo livello.
Guardando, a proposito, alle buone pratiche l’interporto di Bologna e il porto di Genova possono rappresentare la strada da seguire. Nel primo caso sono stati studiati gli sviluppi di due configurazioni di autoconsumo, uno collettivo e uno a comunità energetica. Prevista quindi l’installazione di un impianto fotovoltaico da 920 kWp, abilitando un autoconsumo fisico corrispondente al 44% dell’energia prodotta, un autoconsumo virtuale pari a 760 MWh/anno (56% energia prodotta). E con la cer è prevista l’aggregazione di 40 utenze residenziali e dieci pmi. Nel secondo caso, quello genovese, si è lavorato a un modello con un sistema di autoconsumo individuale a distanza. Quindi, sono stati valutati due impianti fotovoltaici per una potenza complessiva pari a circa 400 kWp e configurazioni di Aiad per abilitare l’autoconsumo virtuale su uffici, Ip e colonnine di ricarica ee per ciascuna cabina primaria. La configurazione ha previsto la valutazione di un sistema bess per massimizzare l’autoconsumo virtuale (a causa della forte presenza di carichi come l’illuminazione con rilevanti consumi notturni). Massimizzando la percentuale di autoconsumo si arriva al 66,5% dell’energia prodotta. Abilitando così un accesso all’incentivo di circa 86 k€/anno tra tariffa premio e corrispettivo Tiad (oltre alla vendita di energia in rete valorizzata a rid).
Tra le criticità emerse anche nel dibattito con esponenti di altre autorità di sistema c’è quella della rete da adeguare e quindi il soggetto a cui guardare non sono tanto le Adsp quanto Terna. Ancora: tra le rinnovabili va rilanciato il discorso dell’eolico offshore, su cui ancora si attende il decreto per la cantierizzazione. Infine, ma non per ordine di importanza, i nodi dei prezzi competitivi dei porti stranieri vicini come Marsiglia e Malta e quello della realizzazione di nuove navi già pronte per l’elettrificazione in banchina.
Innovazione e decarbonizzazione nei porti, insomma, devono già da subito fare rima con collaborazione e pianificazione strategica. Alternative non paiono esserci.