Mafie nei cantieri, 20% in più di irregolarità
Negli ultimi dieci anni il dibattito pubblico sullo sfruttamento lavorativo e sul caporalato si è concentrato soprattutto sull’agricoltura, ma troppo spesso si è trascurato che l’edilizia rappresenta uno dei fronti più sensibili di questa stessa emergenza. Nei cantieri, infatti, si intrecciano grandi flussi di risorse pubbliche e private, filiere lunghe e frammentate, e una pressione competitiva che scarica i costi soprattutto sul lavoro. In questo contesto trovano spazio forme di intermediazione illecita, sotto‑inquadramento, uso distorto di appalti e subappalti, lavoro nero e grigio, che producono sfruttamento e concorrenza sleale, danneggiando i lavoratori onesti e le imprese regolari. La normativa introdotta dieci anni fa per contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo ha rappresentato un passo avanti importante, perché ha riconosciuto il carattere strutturale del fenomeno e ha previsto responsabilità più chiare per chi organizza e trae profitto dal lavoro sfruttato. Tuttavia, se guardiamo all’edilizia, vediamo come il quadro resti ancora contraddittorio: accanto a esperienze positive di ispezioni coordinate, protocolli territoriali, utilizzo degli strumenti bilaterali di settore, continuano a emergere cantieri dove orari, salari, sicurezza e diritti sono calpestati. Ciò dimostra che la legge è condizione necessaria, ma non sufficiente, se non è accompagnata da controlli efficaci, da una tracciabilità reale delle catene di appalto e da un ruolo forte delle parti sociali. Nel settore delle costruzioni, lo sfruttamento assume forme specifiche che vanno lette dentro il modello produttivo. La frammentazione degli appalti, l’uso generalizzato del subappalto, l’esternalizzazione di intere fasi del ciclo produttivo facilitano l’ingresso di soggetti opachi che reclutano manodopera vulnerabile, spesso migrante, priva di reale potere contrattuale e ricattabile per il permesso di soggiorno o per il bisogno estremo di reddito. In questi contesti il caporale non è solo la figura “tradizionale” che organizza squadre di giornata, ma può nascondersi dietro cooperative spurie, finte imprese, intermediari che mascherano, con forme solo apparentemente regolari, una sostanza profondamente illegale. Questo modello colpisce in particolare chi lavora in condizioni di maggiore fragilità: migranti, lavoratori distaccati, persone che non conoscono la lingua, i contratti, le tutele disponibili. È qui che l’intreccio tra sfruttamento lavorativo, criminalità organizzata e traffici illeciti diventa più evidente. Gli stessi circuiti illegali che controllano segmenti del mercato del lavoro possono essere coinvolti nel riciclaggio di capitali, nelle frodi fiscali, nella gestione irregolare dei rifiuti di cantiere e, sempre più spesso, in reati contro l’ambiente e gli animali, dentro un vero e proprio “portafoglio” criminale integrato. Il business illegale non si ferma alla forza lavoro: si estende al ciclo dei materiali, alla logistica, al controllo del territorio. Per chi rappresenta i lavoratori e per chi crede in un’edilizia di qualità, la sfida è duplice. Da un lato, rendere effettivi gli strumenti già esistenti: la responsabilità solidale lungo la filiera, il divieto di ribasso sul costo del lavoro, i controlli incrociati tra enti bilaterali, casse edili, ispettorati, forze dell’ordine, il ruolo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, della contrattazione e della formazione sindacale in cantiere. Dall’altro, costruire una cultura diffusa che consideri lo sfruttamento non come un “effetto collaterale” del mercato, ma come un attacco diretto alla sicurezza, alla qualità delle opere, alla dignità delle persone e alla legalità complessiva del settore. Parlare oggi di edilizia significa, quindi, parlare di diritti e di democrazia nei luoghi di lavoro. Significa chiedersi chi decide tempi, costi, organizzazione del cantiere; chi si assume la responsabilità quando un lavoratore è sfruttato o subisce un infortunio; chi paga il prezzo della corsa al massimo ribasso. In questo seminario vogliamo provare a fare un bilancio, dieci anni dopo l’introduzione della normativa di contrasto al caporalato, e allo stesso tempo individuare le criticità ancora aperte: dalla necessità di rafforzare le ispezioni alla trasparenza degli appalti, dall’inclusione attiva dei lavoratori migranti alla costruzione di reti territoriali che uniscano istituzioni, parti sociali, associazioni, terzo settore.
L’obiettivo è chiaro: affermare un’edilizia che non lasci spazio allo sfruttamento, ai caporali vecchi e nuovi, né alle infiltrazioni criminali che fanno dei cantieri un luogo di accumulazione illegale di profitti. Un’edilizia che metta al centro la persona che lavora, la qualità del costruito, la tutela dell’ambiente, il rispetto degli animali e del territorio. Non è solo una questione di legalità, ma di modello di sviluppo: o l’edilizia diventa laboratorio di buona occupazione, diritti, sicurezza e sostenibilità, o resterà una delle porte principali attraverso cui si alimenta un business criminale in continua espansione. Sta a noi, come istituzioni, parti sociali e cittadinanza organizzata, scegliere da che parte stare e dotarci degli strumenti concreti per cambiare davvero le cose.
.Dati nazionali 2025 (lavoro e ispezioni)
- Nel monitoraggio 2025 dei settori ad alto rischio, l’INL segnala per il solo mese di giugno 1.989 ispezioni in edilizia e 317 in agricoltura, con 2.266 illeciti rilevati in edilizia e 567 in agricoltura, a conferma della forte esposizione di questi comparti.
- La programmazione nazionale della vigilanza 2025 prevede un incremento delle ispezioni tale da portare la media 2023‑2025 ad almeno +30% rispetto al triennio 2019‑2021, con particolare attenzione a edilizia e agricoltura.
Focus Piemonte 2025 (controlli e sfruttamento)
- Nel 2025 i servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPreSAL) del Piemonte hanno controllato 8.848 aziende, di cui 1.650 cantieri edili e 672 aziende agricole, considerate i comparti più a rischio per infortuni e sfruttamento.
- Le istituzioni regionali sottolineano che questo sforzo ispettivo ha l’obiettivo di rafforzare la prevenzione, la sicurezza e il contrasto al lavoro irregolare, con un ruolo centrale proprio nei cantieri e nelle campagne.
Ecco solo i dati 2025 che puoi usare quando parli di edilizia e cantieri.
Dati nazionali su ispezioni e controlli
- Nel primo trimestre 2025 l’INL ha effettuato 35.744 ispezioni (38.263 includendo le verifiche contabili), con un aumento del 17% rispetto al 2024.
- Le pratiche concluse con esito irregolare sono salite da 13.265 (primo trimestre 2024) a 15.882 (primo trimestre 2025), cioè +20% di irregolarità accertate.
- Per il 2025 l’obiettivo nazionale di vigilanza prevede almeno 119.000 accessi ispettivi complessivi, con un incremento medio del 30% nel triennio 2023‑2025 rispetto al 2019‑2021, con focus anche sul comparto costruzioni.
- Nel monitoraggio 2025 dei settori a rischio, il Ministero del Lavoro segnala per il solo mese di giugno 1.989 ispezioni in edilizia, con 2.266 illeciti rilevati, a conferma della forte esposizione del settore.
Dati Piemonte su cantieri 2025
- Nel 2025 gli SPreSAL piemontesi hanno controllato 8.848 aziende; di queste, 1.650 sono cantieri edili (insieme a 672 aziende agricole), indicati come i comparti più a rischio per infortuni e sfruttamento.
- La Regione Piemonte sottolinea che l’attenzione prioritaria è proprio sui cantieri, dove si intrecciano sicurezza, lavoro irregolare, subappalti e possibili fenomeni di sfruttamento.
Infortuni mortali nelle costruzioni
- Il nuovo numero di “Dati INAIL” dedicato alle costruzioni (dicembre 2025) indica per il biennio 2023‑2024 436 decessi nel settore, di cui 210 solo nel 2024; le costruzioni risultano tra i comparti con il maggior numero di morti sul lavoro.
- Nel bilancio complessivo 2025 sugli infortuni sul lavoro, le costruzioni vengono richiamate come il settore con il maggior numero di decessi, confermando la criticità strutturale dei cantieri.
Per l’edilizia i rimedi al caporalato sono una combinazione di strumenti normativi, contrattuali e organizzativi nei cantieri.
Strumenti normativi e ispettivi
- Applicazione rigorosa della legge 199/2016 su intermediazione illecita e sfruttamento, estesa anche ai cantieri, con procedimenti penali a carico di caporali e datori che utilizzano manodopera sfruttata.
- Rafforzamento delle ispezioni INL con piani di vigilanza mirati su edilizia, subappalti e lavoro somministrato, e uso di task‑force interforze nei territori più esposti.
- Reintroduzione e potenziamento dei reati di somministrazione illecita di manodopera e intermediazione illecita, con competenza delle procure distrettuali per indagare le filiere criminali più complesse.
Regole su appalti e responsabilità
- Uso pieno della responsabilità solidale negli appalti e subappalti: il lavoratore può rivalersi non solo sul datore diretto ma anche lungo tutta la catena fino al committente privato, per retribuzioni, contributi e trattamenti dovuti.
- Selezione di imprese strutturate e qualificate, limitando il numero dei subappalti, introducendo sistemi di qualificazione, e controlli preventivi sui requisiti tecnico‑organizzativi e di regolarità contributiva.
- Scorporo dei costi del lavoro e della sicurezza dal ribasso d’asta, così da evitare gare basate solo sul massimo ribasso che incentivano il taglio illegale su salari e diritti.
Organizzazione del cantiere e trasparenza
- “Cartello digitale di cantiere” o sistemi analoghi per registrare in tempo reale chi entra in cantiere, per chi lavora, con quale contratto, incrociando dati con Cassa Edile, INPS e INAIL.
Obbligo di Tracciabilità Della Manodopera
- Estensione Del Badge Digitale a Tutti I Cantieri
- Non solo pubblici e privati di grandi dimensioni, ma anche cantieri con valore inferiore a 50.000 euro
- Versione “semplificata” per micro-imprese, mediante app mobile con geolocalizzazione
- Sistema Centrale Di Consultazione (Big Data Analytics)
- Creazione di un database centralizzato presso il Ministero del Lavoro, alimentato dai dati del badge
- Algoritmi di machine learning per identificazione automatica di pattern sospetti (lavoratore presente in due cantieri contemporaneamente, turni impossibili, ecc.)
- Alert automatico all’INL e alle forze di polizia in caso di anomalie
- Raccordo Tra Badge, DURC, SIISL e INPS
- Integrazione dei dati del badge con il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva)
- Sistema di sincronizzazione automatica tra ore dichiarate nel badge e versamenti contributivi INPS
- Flagging automatico di discrepanze significative tra ore lavorate e contributi versati
- Affidamento delle lavorazioni più complesse a imprese specialistiche certificate, riducendo l’uso di pseudo‑cooperative e soggetti opachi che fungono di fatto da caporali.
Ruolo della contrattazione e degli enti bilaterali
- Uso pieno di Casse Edili, CPT, scuole edili e comitati paritetici per verifiche preventive, visite in cantiere, asseverazione dei sistemi di sicurezza e formazione mirata ai lavoratori, soprattutto migranti.
- Clausole contrattuali e protocolli territoriali che limitano il subappalto, obbligano alla tracciabilità dei pagamenti e prevedono la revoca dell’appalto in caso di sfruttamento accertato.
- Presenza rafforzata dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e del sindacato in cantiere, per intercettare situazioni di sfruttamento e favorire le denunce in condizioni protette.
Formazione e tutela delle persone più fragili
- Formazione obbligatoria e preventiva sulla sicurezza e sui diritti del lavoro per tutti, con percorsi specifici di alfabetizzazione linguistica e “alfabetizzazione edile” per i lavoratori stranieri.
- Sportelli territoriali e progetti dedicati ai lavoratori migranti per informare su contratti, tutele, permessi di soggiorno per “grave sfruttamento” e percorsi di emersione dal lavoro nero.
- Promozione di una cultura della sicurezza e della legalità in cantiere, che colleghi direttamente sfruttamento, infortuni e qualità dell’opera realizzata

Federazione Italiana dei Lavoratori del Legno, Edilizia e Affini
La FILLEA – Federazione Italiana dei Lavoratori del Legno, Edilizia e Affini – è la categoria della CGIL che organizza – e ne difende i diritti collettivi ed individuali – le lavoratrici ed i lavoratori dei vari comparti che compongono il vasto settore delle “costruzioni”: edilizia, cemento, laterizi, lapidei, legno-arredo, comprese alcune produzioni di nicchia, piccole come numero di addetti ma note ed apprezzate in tutto il mondo per la straordinaria qualità del prodotto, tra cui ricordiamo gli interni in legno della nautica e dei camper, la produzione del sughero, il restauro, il cotto toscano. E’ stata fondata il 15 agosto 1886 a Genova la Federazione Muraria. E’ la data d’inizio di un percorso complesso e affascinante, fatto di lotte e conquiste, che arriva fino ai giorni nostri.
La FILLEA è il più grande sindacato italiano delle costruzioni, fa parte della Federazione europea e mondiale dei lavoratori edili e del legno (FETBB e BWI), collabora con associazioni italiane ed internazionali sui temi della difesa dei diritti e della salute dei lavoratori, della lotta per la legalità e contro sfruttamento ed il caporalato, per il giusto inquadramento e per maggiore formazione e professionalità, in particolare nel settore dell’edilizia, contro gli infortuni sul lavoro e per salari più giusti, contro ogni forma di precariato e discriminazione. È tra i soci fondatori di uno dei più antichi e importanti sistemi mutualistici di tutela delle lavoratrici e lavoratori, molti dei quali dipendenti di piccole e piccolissime aziende: le Casse Edili, le Scuole Edili e i Comitati Territoriali per la salute e sicurezza (CPT).