INTERVENTO

Arera procede nella definizione della qualità per il settore rifiuti

31 Lug 2026 di Lorenzo Bardelli

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Arera procede nella definizione della qualità per il settore rifiuti

L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) ha rinnovato lo sforzo rivolto alla regolazione della qualità del settore rifiuti. Tema di complessità tale da chiamare in causa, allo stesso tempo, molteplici profili difficili da districare. (…)

Ma ARERA non si è fatta scoraggiare. Il 27 luglio scorso, infatti, ha pubblicato la consultazione dal titolo “orientamenti per il calcolo del macro-indicatore R3” (dco n. 273/2026/R/rif) che, si precisa per i non appassionati, significa descrivere analiticamente – impiegando una lente di ingrandimento molto potente, senza risparmiare nemmeno i dettagli più minuziosi o le sfaccettature più recondite – le regole di computo di uno dei principali indicatori di qualità tecnica del settore dei rifiuti, quello relativo alla “efficienza tecnico-ambientale”.

La regolazione della qualità nel settore dei rifiuti è stata avviata da ARERA sin dagli albori: nel primo MTR (deliberazione n. 449/2019/R/rif) era già presente un diffuso richiamo a taluni profili di qualità, tanto da anteporre le valutazioni sugli obiettivi di qualità da conseguire a quelle sui costi da ammettere a riconoscimento tariffario (sequenza che, poi, nella prassi applicativa è divenuta sovente una iterazione). Col tempo, il tema della qualità è stato approfondito e articolato, portando al varo di misure specifiche a cui, per necessaria coerenza, veniva poi affiancato il meccanismo tariffario quale fattore abilitante. In particolare, nel 2022 venne poi pubblicato il TQRIF (deliberazione n. 15/2022/R/rif), che generò non poco dibattito sugli impatti gestionali, soprattutto nelle realtà di medie e piccole dimensioni.

Per quanto riguarda la qualità sotto il profilo infrastrutturale e gestionale, a partire dal 2023 (deliberazione 387/2023/R/rif) venne introdotto il concetto di macro-indicatore, con lo scopo di identificare una sintesi in grado di catturare un numero significativamente ampio di aspetti. La costante evoluzione ha portato, dal 2026, all’introduzione: del macro-indicatore R1 relativo all’efficacia dell’avvio a riciclaggio degli imballaggi, con iniziale esplicitazione delle principali filiere in ragione della relativa incidenza (carta, vetro e plastica); del macro-indicatore R2 relativo all’efficacia dell’avvio a riciclaggio della frazione organica.

Se la misurazione dell’efficacia delle attività di avvio a riciclaggio delle frazioni merceologiche raccolte selettivamente rappresenta un aspetto fondamentale per valutare la sostenibilità delle configurazioni gestionali esistenti, non si può non rilevare che esistono anche altri profili che devono essere considerati per comporre un quadro informativo esaustivo. Infatti, la bontà degli output prodotti in termini di raccolta differenziata, da sola, non è sufficiente a indicare l’efficienza complessiva del modello organizzativo prescelto. Modello che, come noto, è  il risultato di una stratificazione di scelte relative, tra l’altro, alle modalità di raccolta, alle tecnologie impiantistiche e al grado di integrazione della filiera. Scelte che di norma non competono al medesimo livello istituzionale e che, conseguentemente, possono evidenziare criticità di coordinamento.

Per risollevare lo sguardo e approfondire l’analisi, venne introdotto l’R3. Al fianco delle imprescindibili valutazioni in ordine all’efficacia dell’avvio al riciclaggio del materiale raccolto selettivamente, troveranno collocazione le analisi sull’impatto complessivo delle attività gestionali poste in essere, contemperando quelle di raccolta, quelle di trasporto e quelle relative all’efficienza impiantistica. La metrica comune utilizzabile era stata individuata nella CO2 equivalente, diffusamente impiegata nella reportistica sulla sostenibilità. La complessità sottostante a questo macro-indicatore aveva suggerito da subito la necessità di rinviarne l’applicazione al 2028 prevedendo nuove occasioni di approfondimento con gli stakeholder e, nel caso di carenza di dati, soluzioni di calcolo semplificate (default option).

Pertanto, l’avvenuta pubblicazione degli “orientamenti per il calcolo del macro-indicatore R3” rappresenta una lieta novella dal momento che, nonostante le indiscutibili difficoltà del percorso da affrontare per tutti i soggetti coinvolti, ARERA dimostra di procedere in continuità nello sviluppo della nuova regolazione della qualità tecnica del settore rifiuti. Novella che diverrà col tempo ancor più lieta se, accanto ai necessari accorgimenti di calcolo, a quelli relativi alla verifica dei dati da impiegare e alla puntuale citazione della copiosa letteratura esistente sul tema, si potrà effettivamente tradurre nella definizione di macro-indicatori idonei a valutare – prescindendo dai complessi e articolati dibattiti sul rispetto del principio di prossimità o sul rapporto tra pianificazione pubblica e concorrenza – la bontà delle soluzioni gestionali e organizzative poste in essere nei diversi territori.

 

 

 

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