LA SITUAZIONE DELLE REGIONI

Aree idonee: arriva il sì del Piemonte, ma solo l’Umbria è in linea con il decreto legge di novembre 2025

“Priorità alle aree già compromesse e antropizzate come edifici, parcheggi, siti da bonificare, aree industriali dismesse, ferrovie e autostrade. Una scelta precisa per tutelare i suoli agricoli produttivi”, hanno spiegato il presidente Alberto Cirio e l’assessore all’ambiente del Piemonte Matteo Marnati. In Molise, divieto in aree sismiche e a rischio idrogeologico.

14 Apr 2026 di Mauro Giansante

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Aree idonee: arriva il sì del Piemonte, ma solo l’Umbria è in linea con il decreto legge di novembre 2025

L’ultimo ddl arrivato in ordine di tempo è quello del Piemonte. Ma è, appunto, ancora un progetto di legge. Sulle aree idonee le Regioni italiane continuano a marciare a passo lento, tanto che a cinque mesi dall’approvazione del decreto legge 175 del 21 novembre scorso, convertito a gennaio, solo l’Umbria ha pubblicato nel proprio bollettino la legge di recepimento. Per il resto,  le Regioni sono al lavoro tra pdl e audizioni con gli stakeholder. E neanche tutte.

Si muovono Piemonte, Molise e E-R

Guardando in ordine di tempo, ieri la giunta piemontese ha comunicato l’ok alla proposta di definizione delle nuove zone dove ospitare impianti eolici e fotovoltaici. Tra gli obiettivi conservativi del piano ci sono: fermare il consumo di suolo agricolo, dirigere gli investimenti di questo tipo verso aree industriali o già idonee dal punto di vista ambientale e urbanistico in modo da conciliare lo sviluppo delle energie rinnovabili con la tutela del territorio, semplificare le procedure, mantenere un equilibrio con le esigenze locali e agricole. E poi contribuire al raggiungimento dei traguardi di sviluppo delle rinnovabili entro il 2030, fissati in circa 5.000 megawatts di nuova potenza installata tenendo conto che le aree agricole utilizzabili per questi impianti non possono superare lo 0,8% a livello regionale e il 2% per ciascun comune. “La priorità è stata assegnata alle aree già compromesse e antropizzate dall’attività umana: edifici, parcheggi, siti da bonificare, aree industriali dismesse, nonché infrastrutture come ferrovie e autostrade. Una scelta precisa, che risponde all’esigenza di tutelare i suoli agricoli produttivi, che per il Piemonte rappresentano un patrimonio inestimabile, fatto di colture uniche, di altissima qualità e di grande valore identitario ed economico. Allo stesso tempo, si favorisce lo sviluppo di impianti nelle aree limitrofe ai poli industriali per sostenere il sistema produttivo”, hanno spiegato il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore all’ambiente Matteo Marnati. Il disegno di legge introduce anche regole per gestire il cosiddetto “effetto cumulo”, cioè la presenza di più impianti nella stessa zona, prevedendo in alcuni casi il passaggio a procedure autorizzative più complesse per garantire una valutazione più approfondita degli impatti. E viene rafforzato il principio di compensazione territoriale: i nuovi impianti, soprattutto quelli di maggiore dimensione, dovranno prevedere interventi a beneficio delle comunità locali, come opere di efficientamento energetico, promozione dell’autoconsumo e sviluppo delle comunità energetiche. Il tutto senza nuovi oneri per la finanza pubblica e garantendo continuità per i procedimenti già avviati.

A inizio marzo si era mosso, invece, il Molise. La proposta varata si concentra sulla produzione in zone di crisi industriale e adiacenti, beni pubblici inutilizzati, tetti di edifici, poli e distretti produttivi, sempre allo scopo di non incidere sul suolo agricolo produttivo. Così facendo, quindi, si rispetta la fascia 0,8-3% di superficie agricola utilizzata. Come detto in apertura, invece, l’Umbria è l’unica Regione già in regola col decreto nazionale. La legge datata 7 aprile conferisce particolare centralità alle comunità energetiche e individua come nuove zone per l’installazione di pale e pannelli parcheggi, edifici, depositi di materiali, siti destinati a bonifiche, vecchie aree di cava dismesse, immobili di consorzi di bonifica, pertinenze di stazioni di servizio carburante stradale, fasce di rispetto lungo linee ferroviarie, viabilità carrabile e raccordi autostradali.

Sempre a marzo, l’Emilia-Romagna ha allargato il perimetro delle aree idonee includendo anche qui i siti oggetto di bonifica, gli interporti, le aree del territorio urbanizzato classificate come aree ecologicamente attrezzate e poli funzionali con destinazioni produttive esistenti, le cave ripristinate, per gli impianti di produzione di energia da biogas e di produzione di biometano, le aree classificate dal piano urbanistico generale come ambiti specializzati per attività produttive esistenti. “Accogliamo con favore il fatto che il nuovo quadro normativo abbia recepito diverse disposizioni previste dal nostro precedente progetto di legge. Ora facciamo un ulteriore passo avanti: trasmetteremo tutta la documentazione in Assemblea, dove proseguirà l’iter e dove il testo sarà approvato a fine aprile”, ha commentato l’assessora all’ambiente Irene Priolo. Per quanto riguarda l’utilizzo delle aree che hanno destinazione agricola, il progetto di legge, all’articolo 4, stabilisce che l’installazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili non può interessare una quota superiore allo 0,8 per cento della Superficie agricola utilizzata (Sau) dell’intero territorio regionale, calcolata a partire dalla data di entrata in vigore della presente legge. Inoltre, in ciascun Comune della Regione gli impianti alimentati a fonti rinnovabili non possono interessare una quota superiore al 2 per cento della Sau comunale, calcolata a partire dalla data di entrata in vigore della legge stessa. Secondo la Regione, il potenziale incremento di potenza installata sulle aree idonee, così come identificate dall’atto, può raggiungere circa 10 Gw, andando oltre quindi gli obiettivi assegnati pari a 6,3 gigawatt. Secondo Italia Solare, però, “il progetto di legge mostra una evidente incoerenza tra il favore dichiarato alle energie rinnovabili e le limitazioni introdotte a livello territoriale, configurando un freno concreto allo sviluppo del fotovoltaico proprio in una regione strategica per il sistema economico nazionale”.

La sentenza Tar nel Lazio

Nel Lazio, la sentenza del Tar dello scorso 5 marzo ha fatto parecchio rumore poiché ha stabilito la primarietà del vincolo paesaggistico rispetto al silenzio-assenzo nelle valutazioni d’impatto ambientale. In Abruzzo, invece, la proposta di legge varata include anche siti degradati, aree per le comunità energetiche, aree agricole per produzione di biometano. Mentre esclude quelle soggette a investimenti e quelle con colture permanenti. Quanto al Veneto, i lavori in corso hanno visto uscire dalle prime interlocuzioni coi territori alcune linee guida nel segno del raggiungimento del target di burden sharing. Attualmente, su 5,8 gigawatt al 2030 la Regione è a quota 1,66 GW. Secondo l’assessore al governo del territorio, Marco Zecchinato, la grande novità del provvedimento previsto dalla giunta è “l’individuazione di aree super idonee indicate nel Piano di accelerazione in corso di predisposizione”. Zone strategiche dove successivamente alla Vas non servirà la Via. “Puntiamo su aree già urbanizzate e zone di degradazione per raggiungere il target dei 5,8 GW nel modo più rapido e sostenibile possibile”, ha aggiunto. Prime interlocuzioni sono in corso nelle Marche, la Toscana punta a una pdl entro questo mese, in Sardegna continua il braccio di ferro col governo dato che l’amministrazione Todde ha impugnato alla Consulta il ddl nazionale rivendicando l’autonomia decisionale regionale.

Gli iter in Puglia, Sicilia e Lombardia

In conclusione, anche in Puglia pochi giorni fa la Giunta ha approvato lo schema del disegno di legge per la individuazione delle superfici e delle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Anche qui, come in altri casi analizzati in alto, l’approccio sembra conservativo tanto che la nota ufficiale spiega come “la imponente massa del paniere di interventi autorizzati rispetto al realizzato ha indotto la Giunta ad aggiungere Aree Idonee solo strettamente indispensabili. Qualche esempio: sono considerate Idonee le aree adiacenti ai centri di elaborazione dati (entro 350 metri) purché la produzione di energia rinnovabile sia asservita unicamente ai medesimi, i siti nella disponibilità di università e parchi tecnologici, le aree retroportuali ma solo per l’autoconsumo, e poche altre. Sempre in una logica conservativa, e valutando l’enorme massa di impianti che potrebbe essere realizzata se tutte le autorizzazioni andassero a compimento, la Giunta ha inteso introdurre alcune specifiche che puntano a tutelare il paesaggio e l’agricoltura sancendo come interesse pubblico prevalente la conservazione degli ulivi, delle produzioni agroalimentari di qualità (DOP, IGP, biologico) e delle tradizioni locali”.

Tutto fermo in Sicilia, dove si attendono lumi nazionali. Intanto a fine marzo, il Tar di Palermo ha stabilito che un area non qualificata come idonea non è necessariamente inidonea. Infine, la Lombardia: la pdl in lavorazione prevede di inserire in articolato il limite massimo di Sau regionale complessiva destinata all’installazione di tutti gli impianti alimentati da fonti rinnovabili pari allo 0,8 % e di porre un limite massimo a livello comunale del 3%. Entrambi questi limiti potranno essere superati ove le amministrazioni comunali vogliano stimolare lo sviluppo delle Cer o di politiche di autoconsumo da parte delle attività produttive presenti nei loro territori. “Con questi numeri – ha spiegato l’assessore Massimo Sertori -, il potenziale installativo di agrivoltaico e fotovoltaico al suolo garantisce la quota principale di quanto ad oggi necessita per il raggiungimento del target di 8,766 GW al 2030 (di cui circa 3 già installati) rendendo disponibili circa 7.200 ettari agricoli complessivi sul territorio regionale (che significano da 4,8 a 3,1 GW a seconda che prevalga fotovoltaico al suolo o agrivoltaico), con la differenza coperta dalle altre aree Idonee ex lege nazionale, dal fotovoltaico su copertura e dallo sviluppo o revamping delle altre fonti rinnovabili, a partire dall’idroelettrico“.

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