GUIDA ALLA LETTURA NORMA PER NORMA/1
Piano casa, studentati Cdp, Osservatorio e prezzario nazionale, Acea, Pietralata: la legge di Bilancio 2026
Più investimenti in infrastrutture dalla previdenza complementare, la novità del Fondo prevenzione calamità, rilanci per Roma-Latina e Cisterna-Valmontone, la classificazione delle infrastrutture di interesse militare, fondi ad America’s Cup e 2.500 anni di Napoli, 90 mln annui ad Anas per monitorare le strade, “premio” alla rovescia per gli aeroporti emiliani che fanno meno passeggeri.

MATTEO SALVINI MINISTRO DEI TRASPORTI E DELLE INFRASTRUTTURE
IN SINTESI
Diario DIAC offre qui una prima guida di dettaglio delle norme contenute nella legge di bilancio 2026 di interesse per i nostri lettori. Seguirà nei prossimi giorni un secondo articolo dedicato agli aspetti finanziari e tabellari delle poste più importanti del bilancio, Ponte sullo Stretto, piano casa, altre voci di investimento. E il nuovo assalto al Fondo sviluppo e coesione.
La rinuncia del governo al décalage delle detrazioni al recupero abitativo che segno è? (comma 22)
Il comma 22 dell’articolo 1 della legge di bilancio 2026 segna, fin dal disegno di legge originario del governo, la rinuncia alla ulteriore riduzione (annunciata) delle detrazioni per i lavori di recupero edilizio in casa, che resteranno quindi al 50% e al 36%, secondo le tipologie di interventi, esattamente come nel 2025. Un segno inequivocabile e definitivo della fine della guerra del governo Meloni – e in particolare del ministro Giorgetti – agli incentivi dopo la grande campagna contro il Superbonus: evidentemente gli effetti “devastanti” sulla finanza pubblica sono stati messi sotto controllo (ci sarà tempo per vedere quanto effettivamente siano stati devastanti), mentre non è chiaro se questo significhi che il governo Meloni – e in particolare il ministro Giorgetti – si sia convinto che l’apporto al Pil delle costruzioni è decisivo e che quindi qualche strumento fiscale per ripartire sia necessario. Questo lo vedremo con il banco di prova del recepimento della direttiva Case green, fissato per il prossimo luglio: se, in altri termini, finirà di essere terreno per fare scorrazzare improbabili campagne di propaganda politica e diventerà finalmente l’occasione per mettere in campo nuovi strumenti – certamente più moderati ed equilibrati di quelli passati – per una seria e duratura politica di efficientamento energetico del nostro patrimonio immobiliare. Non c’è bisogno di rinunciare alle battaglie di una seria politica sul ridimensionamento delle politiche green in nome del realismo; basta, appunto, essere seri e sapere che qualche obiettivo in quel campo – magari più limitato o più circostanziato – bisognerà comunque porselo e, si spera, realizzarlo.
I beni immobili “condonati” diventano come tutti gli altri? Meloni ci prova (comma 23)
Ci si passerà la semplificazione nel trattare un tema che ha scatenato le solite furiose polemiche politiche: il ritorno del condono edilizio. Ritorno che c’è come tema politico, ma non come tentativo di estensione o di riapertura dei vecchi condoni. E quindi la nostra semplificazione rinuncia, per ora, a una lettura normativa puntuale da addetti ai lavori (che DIAC farà ovviamente con i suoi esperti) del comma 23 e rinuncia – come sempre – a schierarsi fra opposte fazioni, ma sottolinea invece che l’iniziativa di Fratelli d’Italia apre (ma non chiude definitivamente) un tema nuovo: il bene immobile condonato ha il diritto e il dovere di essere trattato come quelli legittimi? Può partecipare a pieno titolo (che significa incassando anche gli incentivi previsti dalla legge) alle politiche e alle operazioni di rigenerazione urbana o di efficientamento energetico? Il tema era stato posto anche ai tempi del Superbonus e, poiché il Superbonus per certe parti politiche era sacro, gli si consentiva di agire anche sugli immobili condonati e su quelli che avevano qualche ombra di legittimità. La polemica sulla “doppia conformità” questo sottintendeva. E fu risolta con l’idea che l’obiettivo dell’efficientamento energetico prevaleva. Erano tempi straordinari, storditi dall’effetto-Covid. Ora freddamente il governo Meloni pone la questione in tempi ordinari e risponde che anche i beni condonati devono poter accedere alle politiche incentivanti in tema di rigenerazione urbana. Il tema c’è e, come spesso capita, Meloni ruba il tempo a tutti. Se l’opposizione non è d’accordo – come non lo era, ovviamente, sul salva-casa – proponga soluzioni diverse, ma la smetta di eludere la questione. Perché sullo sfondo il tema si porrà: non solo rigenerare significa “generare di nuovo” (non adattare); ma, se si continua ad andare troppo per il sottile, si azzopperà in partenza qualunque politica di rigenerazione urbana.
Più investimenti infrastrutturali dalla previdenza complementare con le cartolarizzazioni: nuovo tentativo, abitazioni escluse (commi 199-200)
La questione di favorire investimenti infrastrutturali da parte degli investitori “pazienti” operanti nella previdenza complementare si pone da almeno venti anni, ma, nonostante qualche timido passo avanti, non è stata ancora affrontata in modo risolutivo e i risultati sono stati scarsi: per spingere i fondi pensione a investire in undici tipologie di infrastrutture, soprattutto in operazioni di cartolarizzazione, il MEF si propone ora di allentare i vincoli normativi modificando il regolamento 166 del 2014. I progetti finanziabili appartengono a undici infrastrutturali: “turistici, culturali, ambientali, idrici, stradali, ferroviari, portuali, aeroportuali, sanitari, immobiliari pubblici non residenziali, delle telecomunicazioni, incluse quelle digitali, e della produzione e trasporto di energia”. Maliziosamente si potrebbe notare che il sostegno di questi investitori sarà escluso (esplicitamente) proprio nel settore residenziale per cui Confindustria aveva proposto un piano basato proprio su operazioni di cartolarizzazione sottoscritte da investitori pazienti.
Passano al commissario carceri sette interventi di ampliamento di competenza MIT per 141,8 milioni (comma 247)
Si allargano le competenze del commissario all’edilizia penitenziaria Marco Doglio: assume dal MIT la competenza su sette interventi di ampliamento (Forlì lotto 2, Brescia Verziano, Bologna, Milano Bollate, Milano Opera, Milano San Vittore raggi II e IV, Roma Rebibbia) che in precedenza gli erano stati esplicitamente negati. Traferiti anche 141,8 milioni MIT (27,05 nel 2026, 74,426 nel 2027 e 40,324 nel 2028) per finanziare l’investimento.
Nove milioni a Napoli per America’s Cup e 2.500 anni (commi 266 e 498), a Roma mezzo milione per il MAXXI (comma 882)
Non saranno grandissime cifre, ma intanto Napoli incassa 9,066 milioni complessivi per l’America’s Cup (3,066) e per il 2.500esimo compleanno (6 milioni). Comunque cifre enormi se confrontate ai 500mila euro conquistati da Roma per il MAXXI (250mila al Grande MAXXI e 250mila a MAXXI Med). Va meglio a Matera che prende un milione come capitale europea mediterranea (comma 550).
La nuova qualificazione di infrastrutture di interesse strategico militare: a che serve? (comma 280)
Sarà il ministro della Difesa, di concerto con il ministro delle Infrastrutture, a individuare – con uno o più decreti – l’elenco delle opere e dei progetti infrastrutturali qualificati come “di interesse strategico per la difesa nazionale”. La finalità della nuova classificazione non è chiarissima: la norma dice che avrà “funzioni ricognitive” e non potrà portare a nessun nuovo finanziamento. Non è chiaro se, per esempio, le opere così qualificate potranno rientrare nella quota di investimenti anche infrastrutturali che possono essere sottratti alle quote dovute dai Paesi membri alla Nato. Per entrare nella lista, comunque, dovranno “tutelare gli interessi essenziali di sicurezza dello Stato” e “rafforzare le capacità industriali della difesa riferite alla produzione e al commercio di armi, di materiale bellico e sistemi d’arma”.
Riqualificazione ultra-accelerata a Pietralata: arriva il centro logistico della Polizia di Stato al posto della sede Istat (commi 318-323)
Il governo dà una mano a Roberto Gualtieri (e forse alla AS Roma) con una drastica accelerazione della riqualificazione urbana, ambientale e sociale di Pietralata. L’operazione si preannuncia come un brusco cambiamento in corsa per l’edificio che avrebbe dovuto ospitare la sede dell’Istat e invece sarà destinato a centro logistico della Polizia di Stato. La procedura è quanto di più urgente si sia forse mai visto in Italia e l’ambizione sembra quella di accendere la fiamma che potrà davvero innescare una riqualificazione attesa dai tempi dello Sdo (anni ’60): entro trenta giorni deve essere stipulato e trascritto l’atto di trasferimento della proprietà dell’area e di cessione dei progetti di sviluppo già elaborati e deve essere nominato dalla Presidenza del Consiglio un commissario straordinario che opererà avvalendosi dell’Agenzia del Demanio. Entro nove mesi, il commissario straordinario approva, previo accordo con l’operatore economico già individuato, la variante progettuale necessaria per soddisfare le esigenze della Polizia. Procedure rafforzate anche in caso di ricorsi al giudice amministrativo. Con questo grande investimento pubblico sarà forse più facile dare maggiore solidità giuridica alla dichiarazione di pubblico interesse per l’intero investimento di rigenerazione urbana sul quartiere (nuovo stadio compreso) su cui si deve pronunciare, con tempi rapidi, l’assemblea capitolina.
Il tentativo di rilancio della Roma-Latina e della Cisterna-Valmontone (commi 474 e 480)
Ennesimo tentativo di rilancio per due opere stradali rallentate da grandi difficoltà negli ultimi venti anni: la Roma-Latina e la Cisterna-Valmontone. Sulla prima interviene, con l’ennesimo strappo, il comma 474 che allarga le competenze del commissario straordinario alle “procedure di affidamento mediante finanza di progetto”, forse anche per accelerare prima che sull’articolo 193 del codice degli appalti intervenga la Corte di giustizia Ue o la procedura di infrazione della commissione. Per la seconda si mettono a disposizione ulteriori 270 milioni dal 2032 al 2040 (30 milioni annui), necessari per completare il finanziamento, ma al tempo stesso si pone al 31 marzo una spada di Damocle che si traduce nella revoca delle risorse assegnate qualora entro quel termine non si approvi un cronoprogramma procedurale e finanziario con decreto MIT di concerto con MEF.
Il “premio” agli scali che non fanno traffico in Emilia-Romagna: il ribaltamento della logica del primo Piano aeroporti (commi 481-482)
La logica del primo Piano nazionale aeroporti, messo a punto da OneWorks-Kpmg-Nomisma quindici anni fa con l’obiettivo di razionalizzare ed efficientare il sistema aeroportuale italiano è morta da molto tempo, ma la legge di bilancio ci regala una “chicca” che fotografa perfettamente il ribaltamento cui siamo arrivati oggi rispetto a quella logica originaria. Anziché chiudere gli aeroporti minori che non fanno traffico, i commi 481 e 482 stabiliscono una deroga di legge (il pagamento dell’addizionale sui diritti di imbarco) che suona come premio e incentivo riservato agli scali che nel 2024 hanno fatto meno di 700mila viaggiatori. I tre scali interessati sono Rimini, Forlì e Parma.
Il prezzario nazionale per i lavori pubblici e l’Osservatorio presso il MIT: altolà al caos e ai prezzi fai-da-te di Regioni e grandi stazioni appaltanti (commi 487-494)
Come anticipato il 22 dicembre da Diario DIAC, nascono al Ministero delle Infrastrutture il Prezzario Nazionale per le opere pubbliche e il relativo Osservatorio sperimentale per il monitoraggio dei prezzari delle opere pubbliche, composto da un massimo di dieci esperti, che potrà operare attraverso convenzioni con Università e istituti di formazione. Due novità che hanno l’intento rivoluzionario, dichiarato solo timidamente dalle norme dei commi 487-494, di mettere fine al grande caos che ha regnato nel settore dei lavori pubblici negli ultimi venti anni. Negli ultimi cinque, in particolare, i rincari succeduti al Covid e alla crisi energetica hanno evidenziato un armamentario vetusto e inadeguato a fronteggiare le oscillazioni dei prezzi sia nelle fasi straordinarie che in quelle ordinarie. Inoltre, l’ambizione è quella di ridurre gli scarti di costi dello “spezzatino” costituito dai prezzari regionali (e anche dei prezzari autonomi delle grandi stazioni appaltanti). Una strategia che si intreccia con la messa a regime dell’articolo 60 del codice appalti sulla revisione prezzi.
Il tema delicato resta proprio il rapporto con i prezzari regionali e i prezzari speciali (per esempio quelli di stazioni appaltanti come Rfi o Anas). Ma anche le difficoltà che l’Istat ha evidenziato a dotarsi di strumenti e indicatori adeguati. Il prezzario nazionale, da adottare entro il 29 giugno, “opera quale strumento di supporto – dispone la norma approvata – alla definizione dei prezzari” regionali e speciali e “indica, per i prodotti, le attrezzature e le lavorazioni, le possibili soglie di variazione di prezzo applicabili a livello territoriale, tenuto conto del contesto di riferimento, dell’oggetto dell’appalto e delle specifiche condizioni di esecuzione del medesimo”. In questo senso, “le regioni e province autonome, nonché le stazioni appaltanti ed enti concedenti autorizzati all’adozione di prezzari speciali, nell’esercizio della propria autonomia organizzativa, motivano, in sede di adozione dei prezzari, eventuali scostamenti dalle stime “fino a fine di prezzo e delle soglie di variazione individuate dal prezzario nazionale”.
Un compito aggiuntivo è quello di rispondere alle stazioni appaltanti che, su base volontaria, possono chiedere all’Osservatorio di esprimere pareri di congruità dei costi, non vincolanti, su progetti di fattibilità tecnica ed economica, con la finalità, per esempio, di definire graduatorie di interventi nell’ambito di una selezione per un programma di investimenti.
Caro materiali: 1,1 miliardi per il 2024-25. La proroga della copertura degli extracosti nel 2026 e “fino a fine lavori”, ma pagano le stazioni appaltanti
La legge di bilancio ha stanziato 1,1 miliardi aggiuntivi per la copertura del caro materiali nei lavori effettuati nel 2024-25: circa la metà di quanto serviva (stima Ance), ma è un passo fondamentale per non lasciare a secco i cantieri in corso e le imprese che hanno anticipato di tasca propria.
Alla fine è passata anche la proroga che consente di utilizzare le norme del decreto Aiuti a copertura degli extracosti anche per le levorazioni effettuate nel 2026 e “fino alla data di fine lavori”. Per i lavori che saranno realizzati il prossimo anno, però, non ci saranno fondi statali. La norma è stata scritta in modo da risultare a costo zero per il Tesoro: dovranno provvedere le stesse stazioni appaltanti a trovare le risorse, anzitutto con le due fonti utilizzate anche negli anni passati, vale a dire le risorse accantonate per imprevisti nel quadro economico di ogni intervento e quelle derivanti da ribassi d’asta, ma, qualora queste non bastassero, potranno utilizzare le risorse già a disposizione per opere programmate, che dovranno essere rinviate. Nella revisione dei propri strumenti di programmazione, piano triennale e piano annuale, le stazioni appaltanti non potranno però recuperare risorse con varianti al ribasso su ciascuna opera ma piuttosto rinviare intere opere agli anni futuri.
Non solo Salvini: le modifiche di competenze sul Piano casa Italia rafforzano MEF e Chigi (commi 783-784)
Fondi aggiuntivi anche per il Piano casa, ma anche modifiche di competenze che rafforzano il ruolo del Mef e di Palazzo Chigi su diversi aspetti del Piano casa Italia. In particolare, il Piano nazionale sarà adottato dal governo con Dpcm non più sulla base di una proposta del Mit soltanto, ma sulla base di una proposta concertata fra Mit e Mef. Una modifica sostanziale nella ripartizione di competenza, se si tiene presente che il Mef non ha solo l’ultima parola sui finanziamenti del piano, ma ha al proprio interno anche una delega sulle politiche relative al patrimonio immobiliare pubblico, affidata alla sottosegretaria Albano. Inoltre, gli interventi sperimentali che anticipano il Piano casa nel 2027-2028, con uno stanziamento di 100 milioni, non sono più decisi con decreto del Mit ma con Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Certamente non un rafforzamento della posizione del ministro delle Infrastrutture nelle competenze sul Piano casa.
Un altro aspetto importante inserito nella manovra sul Piano casa, riguarda le due priorità di destinazione che sono definite in relazione sia al Piano casa che alla sperimentazione anticipata. Una scelta molto netta, destinata a orientare gli interventi su due priorità: 1) “realizzazione e recupero di alloggi di edilizia sociale da destinare alla locazione, a canone agevolato” ad abitazione principale “per i giovani, le giovani coppie e i genitori separati”; 2) “realizzazione e adeguamento di unità immobiliari di edilizia sociale in favore delle persone anziane”.
C’è, infine, un’altra norma che potrebbe impattare sulla destinazione dei finanziamenti: prevede che le iniziative del Piano casa siano “individuate favorendo la complementarietà e l’integrazione con gli interventi finanziati” dai programmi nazionali e regionali 2021-2027 dei fondi strutturali europei, come ridefiniti dalla revisione di mid term, voluta dalla commissione Ue con esplicita priorità alle politiche abitative. Un tentativo di favorire l’integrazione fra i diversi livelli di pianificazione, anche se dalla norma non risulta chiaro a chi spetti – fra Ue, governo nazionale e regioni – il potere di fissare le priorità e gli interventi connessi.
Le risorse per monitoraggio e manutenzione della rete Anas, fondi per la sicurezza delle gallerie ferroviarie (commi 473 e 486)
L’Anas riceverà 90 milioni annui che dovrà destinare “alle attività di monitoraggio, sorveglianza, gestione, vigilanza, infomobilità e manutenzione delle strade” (comma 473). Il MIT impone invece a RFI, gestore delle rete ferroviaria, di verificare e adeguare le gallerie nella chiave di garantire “l’accessibilità nella sicurezza”, in particolare “in caso di incidente”. A questa finalità sono destinati 5 milioni l’anno nel 2026 e 2027 (comma 486).
Acea incassa l’allungamento fino a dieci anni della concessione di gestore idrico di Roma (comma 479)
Il comma 479 segna un punto a favore di Acea Ato 2, gestore idrico dell’Ato 2 del Lazio (provincia di Roma), che, in un periodo di grandi conflitti su proroghe e prolungamenti delle concessioni, soprattutto con l’Unione europea, incassa l’allungamento fino a dieci anni della concessione della società di gestione idrica nella Capitale. La motivazione addotta dalla norma è “garantire l’equilibrio economico-finanziario della concessione e la realizzazione, nei tempi e con le modalità previste, delle opere di messa in sicurezza e di ammodernamento del sistema idrico del Peschiera”.
Il nuovo fondo al MEF per prevenire le calamità naturali (e non solo per riparare i danni): vale solo 350 milioni ma è una rivoluzione (commi 555-558)
Quasi una rivoluzione: il MEF ha istituito un nuovo fondo per prevenire le calamità naturale: un rovesciamento della logica che finora a destinato risorse solo per riparare ai danni causati dalle calamità naturali. Si fa strada la cultura della prevenzione ed è una vera svolta, anche se al momento ci sono solo 350 milioni.
Altri fondi istituiti con la legge di bilancio sono i fondi per la programmazione della ricerca (400 milioni) e il Fondo per il federalismo museale (5 milioni).
Il programma studentati affidato a Cdp: il governo svela i nuovi “strumenti finanziari” del PNRR per il dopo-2026 (commi 884-893)
I commi 884-893 svelano un tema molto rilevante su cui il governo e la maggioranza danno qui una prima risposta: come funzioneranno gli “strumenti finanziari” previsti per quattro capitoli di spesa dall’ultima revisione del Pnrr. A questa prima mossa seguirà un decreto legge, forse a gennaio per spiegare quali saranno regole e vincoli di questi nuovi programmi di spesa alimentati da fondi lasciati in eredità dal Pnrr per gli anni post-2026.
Diario DIAC ha anticipato alcune notizie nelle settimane scorse sugli strumenti finanziari, per esempio che Cdp gestirà lo strumento finanziario sugli studentati e Invitalia quello sulle opere idriche (si veda qui l’articolo). L’emendamento di Forza Italia recepito nella legge di bilancio è importante, perché, ci fornisce una prima indicazione e un primo schema su come si procederà. Si tratta di una prima assoluta delle norme sugli strumenti finanziari che sono cinque (oltre ai due già citati per studentati e opere idriche, ci sono quelli sulla connettività e sull’agrisolare, oltre alla società per l’acquisto di materiale rotabile che avrà un regolamento a sé ma beneficerà di meccanismi di trasferimento dei fondi Pnrr molto simili).
Ma vediamo le norme approvate. Il comma 884 dice che “il Ministero dell’università e della ricerca può affidare alla Cassa depositi e prestiti S.p.A., in qualità di Istituto nazionale di promozione di cui all’articolo 1, comma 826, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, l’attuazione dell’investimento 5 ‘Student housing fund’ della Missione 4, Componente 1 del PNRR, sulla base di apposita convenzione, che può prevedere il coinvolgimento di società controllate dal predetto Istituto”. Quindi i veicoli finanziari saranno una o più società ad hoc controllate da Cdp.
Il comma 885 definisce i contenuti della convenzione che dovranno stipulare MUR e CDP: a) i soggetti beneficiari dell’investimento; b) la tipologia e i criteri di selezione degli interventi ammissibili all’investimento; c) l’entità del contributo spettante a ciascuno dei soggetti beneficiari; d) le fasi di esecuzione dell’investimento; e) la disciplina del processo di istruttoria e valutazione delle candidature, nonché delle attività di controllo e monitoraggio ai fini dell’assegnazione e della successiva erogazione delle risorse; f) gli adempimenti, gli obblighi e le responsabilità delle parti; g) le modalità di gestione e di trasferimento delle risorse dell’investimento, le quali costituiscono patrimonio autonomo e separato, a tutti gli effetti, dal patrimonio di Cassa depositi e prestiti S.p.A.; h) l’entità del compenso omnicomprensivo spettante alla Cassa depositi e prestiti S.p.A., entro il limite complessivo massimo del 3 per cento delle risorse ad essa trasferite, che grava sulle risorse dell’investimento di cui al comma 3-ter; i) le modalità di coordinamento fra la procedura di attuazione dell’investimento di cui al presente articolo e la procedura disciplinata dal decreto del Ministro dell’università e della ricerca 26 febbraio 2024, n. 481, in attuazione della riforma 1.7 della Missione 4, Componente 1, del PNRR (M4C1-R1.7); l) ogni ulteriore elemento necessario all’esecuzione della misura.
L’investimento – precisa il comma 886 – “prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto a favore di soggetti pubblici e privati per la messa a disposizione di nuovi posti letto presso alloggi o residenze per studenti delle istituzioni della formazione superiore. Tali contributi sono erogati nella misura massima di 20.000 euro per ciascun nuovo posto letto realizzato”. Evidente che sulle cifre il governo potrà intervenire dando la propria valutazione.
L’investimento deve essere effettuato – qui siamo al comma 887 – nel rispetto di alcuni requisiti:
“a) il canone di locazione per gli studenti è fissato ad un livello inferiore rispetto ai prezzi di mercato locali di almeno il quindici per cento;
b) il trenta per cento dei nuovi posti letto è riservato agli studenti capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi, così come definiti dagli organismi per il diritto allo studio, in coerenza con le previsioni del decreto del Ministro dell’università e della ricerca n. 481 del 2024;
c) non possono essere finanziati alloggi o residenze per studenti, utilizzati a tale scopo al momento della pubblicazione dell’avviso di cui al comma 5”.
E il comma 888 disciplina proprio le domande per l’assegnazione dei contributi a fondo perduto. Il soggetto incaricato dell’esecuzione dell’Investimento “pubblica un avviso che disciplina la presentazione delle domande. La verifica di ammissibilità delle stesse è affidata ad un Comitato di Investimento nominato da Cassa depositi e prestiti S.p.A. e composto da cinque membri effettivi, di cui uno designato dal Ministro dell’università e della ricerca, che svolge funzioni di Presidente, e quattro da Cassa depositi e prestiti S.p.A. o dai soggetti eventualmente incaricati dell’esecuzione della misura. Tre dei componenti del Comitato di investimento, sono individuati tra soggetti, estranei al Ministero dell’università e della ricerca, iscritti, da almeno dieci anni, all’Albo professionale degli architetti, sezione A, settore architettura, o iscritti, da almeno dieci anni, all’Albo professionale degli Ingegneri, sezione A, settore civile ambientale. Gli altri due componenti sono individuati tra persone di comprovata ed elevata qualificazione professionale. Con le stesse modalità sono nominati i cinque membri supplenti del Comitato di investimento. Il compenso dei componenti del Comitato grava sul compenso omnicomprensivo di cui al comma 2, lettera h), del presente articolo”.
L’erogazione dei contributi è subordinata – dice la proposta al comma 889 – alla verifica da parte dell’Agenzia del demanio, anche per il tramite della Struttura per la progettazione di beni ed edifici pubblici di cui all’articolo 1, commi da 162 a 170, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, dell’avvenuta realizzazione degli alloggi e residenze per studenti. Per lo svolgimento delle attività Cassa depositi e prestiti S.p.A. rifonde all’Agenzia del Demanio le spese da essa sostenute a valere sul compenso omnicomprensivo di cui comma 2 lettera h), del presente articolo.
I successivi commi, da 890 a 893, regolano i casi relativi a candidature già presentate nel corso del Pnrr, affermando quando siano ammissibili al nuovo contributo (rinuncia volontaria alla candidatura presentata e casi di ridimensionamento del contributo), aspetti più delicati in cui è presumibile che il governo voglia intervenire direttamente (anche rispetto agli impegni che ci imporrà Bruxelles).