IL CONVEGNO DI ANCE EMILIA-ROMAGNA/1
Foti: “Per le scadenze Pnrr niente collaudo, basterà il certificato di fine lavori. Sulla Rosco ho un piano B”
Il ministro rassicura le imprese sulla semplificazione dell’ultimo miglio: “Stiamo studiando un modulo unico semplificato per i documenti da allegare nella rendicontazione”. Sulla società del materiale rotabile “non perderemo quel miliardo e 200 milioni, lo destineremo ad altro intervento, probabilmente all’idrico”. L’ipotesi che vada a finanziare il piano casa. “Per il dopo-Pnrr ci sono 120 miliardi”.

Il ministro Tommaso Foti ieri a Bologna
Un Tommaso Foti a tutto campo quello che interviene a Bologna al convegno dell’Ance Emilia-Romagna sull’ultimo miglio del Pnrr in regione: non tralascia di commentare anche i risultati regionali, presentati nella ricerca dell’Ance, ma non elude neanche una domanda sul Pnrr nazionale e fornisce una raffica di notizie su quanto accadrà nei prossimi mesi.
Andiamo per ordine. Anzitutto, il tema più delicato è la rassicurazione alle imprese, preoccupatissime che si riversi su di loro un eccesso di formalismo dell’ultimo miglio, con minacce di penali e richieste di raggiungere obiettivi nazionali addirittura più gravosi di quelli del Pnrr. Le imprese vogliono una “fine ordinata”, come la chiama il direttore del Centro studi di Ance, Flavio Monosilio. E Foti non si sottrae.
Parte dal collaudo, un passaggio che preoccupava molto anche il governo: non sarà necessario farlo entro il 30 agosto per i lavori Pnrr. “Abbiamo spiegato alla commissione europea – dice Foti – che i collaudi in Italia possono durare due mesi o anche un anno. Se dobbiamo rispettare dei tempi, devono essere consoni a una logica. Abbiamo concordato quindi che il certificato di fine lavori sarà sufficiente, sarà il documento richiesto entro il 30 agosto per dimostrare il completamento dei lavori. Ovviamente, per evitare di far saltare le piattaforme, sarebbe importante non affollarsi all’ultimo giorno”.
Ma la semplificazione sarà di ordine più generale. “Abbiamo realizzato un tavolo tecnico con l’Associazione Nazionale Comuni d’Italia – spiega Foti – per verificare, documento per documento, cosa mettere esattamente nella rendicontazione dei lavori perché dobbiamo adottare una politica che valga da Bolzano a Pantelleria, per i comuni di mille abitanti e per quelli di due milioni. Quindi faremo un documento unico per tutti, semplificato al massimo”. Massima collaborazione con le imprese. “Ben vengano – dice – i suggerimenti non all’insegna di evitare gli adempimenti utili ma all’insegna di eliminare gli inadempimenti inutili”. Non dice quale sarà lo strumento giuridico e amministrativo per uniformare i comportamenti: probabilmente non una norma di legge, ma una circolare o un atto di indirizzo.
Foti non si sottrae a un ragionamento più ampio sulle scelte che il governo sta facendo, da ultimo con il decreto legge approvato la settimana scorsa, per dare continuità agli effetti virtuosi del Pnrr anche nei prossimi anni. Anzitutto, il ministro conferma la stima fatta dall’Ance che ci sono per i prossimi anni disponibili risorse già per 120 miliardi. “Ma questa non è a debito come i 122 miliardi della quota Pnrr”. Il ministro conferma in pieno il disegno di una prosecuzione strategica del Pnrr per altri 3-4 anni che Diario DIAC gli aveva attribuito ieri in questo articolo (si legga qui). “Mi sono battuto – conferma a margine dopo la fine dei lavori – per prorogare le task force fino al 2029, con il primo sostegno della premier Giorgia Meloni, perché mi sarebbe sembrato assurdo, dopo aver investito su persone che hanno dato buoni risultati, mandarle a casa per poi dover assumerne altre che devono cominciare di nuovo da capo per completare le rendicontazioni”.
Anche sulle semplificazioni dice, dal palco, di essersi battuto nel governo, con la stessa logica. “Abbiamo fatto delle sperimentazioni con procedure semplificate e accelerate che hanno fortemente tagliato i tempi delle autorizzazioni e, una volta verificato che la sperimentazione funziona bene, che facciamo, non portiamo queste procedure a regime? Oggi ridurre i tempi è la priorità e sono passate tutte le proposte che ho fatto, meno una. Avrei ridotto anche i tempi per i pareri delle Sovrintendenze da 60 a 45 giorni, ma ci sarebbe stata la sollevazione di un paio di settori, quindi su questo ho rinunciato. Ma è l’unica”.
Foti non si sottrae neanche alle domande più scabrose, quelle sullo stralcio della RoSCo dal decreto legge. C’è il rischio di perdere le risorse per 1,2 miliardi destinate alla società? C’è il rischio che la commissione la prenda molto male? “Potrei avvalermi del diritto di non rispondere – ci scherza inizialmente su Foti – perché, come è noto, il ministro del Pnrr fa da coordinatore delle misure, a volte anche da suggeritore delle misure che però nel merito restano di competenza dei singoli ministri e in questo caso del ministro delle Infrastrutture. Mi è stato detto che avremmo potuto non rispettare la scadenza del 30 giugno per svolgere alcune operazioni gravose come la costituzione della società e l’approvazione di un piano industriale. Non dico che non si farà la RoSCo, dico che non l’abbiamo messa nel decreto legge perché c’è questa riserva tecnica che io non riesco a superare. E sto dicendo che ho pronto un piano B nel caso in cui non si riesca con il piano A”.
Alla domanda cosa ci sia nel piano B, la risposta dal palco è: “Terremo conto che negli ultimi mesi sono venute avanti richieste significative, da ambiti vari, per implementare le risorse a disposizione”. Quindi quel miliardo e 200 milioni cambia settore. Più tardi, ancora a margine, c’è modo di capire che in pole position c’è il piano delle risorse idriche, “molto gradito a Bruxelles”. Alternativa, ma solo ipotetica, per il momento, la strada di destinare le risorse al piano casa.
La casa, appunto, un’altra delle priorità del ministro che si sta battendo per riprogrammare i fondi di coesione in quella direzione. Già ha portato un miliardo e mezzo, di cui più di uno dalle Regioni. L’obiettivo è realizzare centomila alloggi, partendo dalle 60mila case popolari sfitte e inutilizzate. Ricorda il target dei Pinqua cui il Pnrr destina due miliardi: realizzare 10mila alloggi di cui 1.500 nuovi. Non manca la stoccata all’urbanistica delle “città orizzontali” che rendono impossibile il raggiungimento dell’obiettivo della riduzione del consumo di suolo”. Bisogna cambiare la legge urbanistica del 1942, “nata per una civiltà agricola in espansione”.
Chiudiamo ancora con il Pnrr da cui in realtà Foti era partito. “Abbiamo oggi 550mila progetti in corso – era stato il suo incipit – una macchina straordinaria mai vista, erano solo 140-150mila quando mi sono insediato un anno e mezzo fa”. “Se c’è un merito di questo governo – dice ancora – è non aver mai pensato di ridimensionare il piano, come stanno facendo altri Stati, come la Spagna che era spesso portata a modello e ora taglia 35 miliardi”. Della nona rata per cui è stata presentata la documentazione a fine dicembre si dice “fiducioso sulla sua liquidazione”, mentre la decima avrà 150 obiettivi per 28 miliardi. Non c’è niente che la preoccupa? Sembrerebbe che la cosa che più preoccupa Foti sia la rendicontazione, soprattutto quella su Regis. Ne parla snocciolando i suoi dati sull’Emilia-Romagna che riguardano tutti i settori. “Non mi preoccupano i 380 progetti non ancora in esecuzione, che fanno complessivamente poche decine di milioni; mi preoccupano i 2.216 progetti che non si riescono a identificare nella piattaforma Regis e fanno 1,3 miliardi. Mi preoccupano quelli che hanno un codice lavori inutilizzato da mesi e anni e ancora non lo lasciano”.