L'ANALISI DI ANIE

Rinnovabili, il mercato è stagnante (solo +1%) e per l’obiettivo annuale mancano altri 3,3GW

08 Set 2026 di Mauro Giansante

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Un 2026 dipendente dal 2025. E’ quello sintetizzato dalla federazione Anie riguardo al mercato delle rinnovabili in Italia. L’anno in corso, infatti, si sta rivelando stagnante con una crescita tardiva, fortemente dipendente dal solo fotovoltaico e con un importante tesoretto accumulato alla fine dello scorso anno.

Nel dettaglio, la stagnazione in corso si spiega con un magro +1% negli ultimi dodici mesi cui fanno da contraltare un +14% tendenziale del secondo trimestre e un +18% assicurato dalle installazioni solari (ma la crisi del residenziale continua). Tutto, per un incremento complessivo di potenza a 3,4 gigawatt (2.918 MW di nuove installazioni e circa 550 MW derivanti da interventi di repowering). A fine 2025, invece, il margine positivo accumulato rispetto al target annuale (burden sharing) era stato di 1,6 gigawatt. Mettendo tutto insieme, ragiona Anie, il sistema italiano raggiunge un progresso complessivo di circa 5 GW. Il target annuale di burden sharing per il 2026 è pari a 8,3 GW: per centrarlo sarà quindi necessario realizzare altri 3,3 GW nella seconda metà dell’anno, un volume sostanzialmente analogo a quello raggiunto nei primi sei mesi.

Secondo la federazione si tratta di un livello altrettanto raggiungibile ma solo grazie al tesoretto di cui sopra. Ecco perché bisogna già guardare al 2027, quando il burden sharing sarà di dieci gigawatt, e al triennio successivo, quando salirà rispettivamente a 11, 13 e 15 gigawatt. Il problema, allora, è quello di accelerare in maniera decisiva sulle installazioni su cui ormai è arcinoto quale siano gli ostacoli: iter amministrativi lenti, norme poco chiare e disomogenee, opposizione dei territori, trasversalità delle incoerenze politiche.

Problematiche che, spiega il presidente di Anie rinnovabili Andrea Cristini, “hanno aumentato l’incertezza e la percezione del rischio, frenando la piena espressione del potenziale economico e ambientale di una filiera strategica per la competitività e la sicurezza energetica del Paese. In questo scenario, l’Italia sta progressivamente perdendo terreno anche rispetto ai principali Paesi europei a forte vocazione manifatturiera”.

Concretamente, chiede, vanno sbloccati i 13 GW in valutazione presso la Presidenza del Consiglio. Mentre rispetto al target 2030 di 131 gigawatt, oggi l’Italia è ferma a 86 GW (bioenergie 11%, eolico 19%), geotermoelettrico 4%, idroelettrico 27% e solare 39%). 

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