STATI GENERALI PICCOLI COMUNI
Anci: Il 94% dei piccoli Comuni ha bilanci sani. Ora la solidità contabile va trasformata in investimenti con risorse certe e programmazione post Pnrr
Bilanci sani e conti solidi: i piccoli Comuni italiani – che rappresentano il 70 per cento dei Comuni italiani, il 16 per cento della popolazione e il 55 per cento del territorio nazionale – godono di buona salute e danno un importante contributo alla tenuta dei conti pubblici. I numeri parlano chiaro: il 94 per cento è in equilibrio, l’avanzo disponibile aggregato raggiunge 1,8 miliardi di euro, con un saldo positivo complessivo di 1,6 miliardi. Tra il 2019 e il 2024 i Comuni in disavanzo sono diminuiti del 33 per cento, mentre gli avanzi sono cresciuti del 57 cento. Sono i principali numeri che mette a fuoco la fotografia scattata dall’Anci in occasione della due giorni degli Stati generali dei Piccoli Comuni, cominciata ieri a Roma, con la partecipazione di 1500 sindaci. Numeri che certificano, come sottolinea l’associazione, come, da un punto di vista finanziario, non siamo di fronte a enti in crisi. Anzi. Il punto, però, è un altro: il vero nodo è trasformare la solidità contabile in investimenti e sviluppo. La questione diventa ancora più cruciale nella prospettiva del post Pnrr. E la preoccupazione, sotto questo versante, c’è tutta ed è emersa nel corso del tavolo tematico dedicato alla “Gestione del bilancio e degli investimenti nei piccoli comuni”.
Oggi 3.400 piccoli Comuni presentano un avanzo superiore al 10 per cento delle spese correnti, per un surplus complessivo di 1,6 miliardi di euro. Nei Comuni sotto i 500 abitanti l’avanzo arriva a 512 euro pro capite, pari al 41 per cento della spesa corrente. Questi dati non stanno a indicare inefficienza, ma difficoltà strutturali di spesa legate a carenza di personale tecnico, rigidità normative e complessità procedurali. La stagione del PNRR ha dimostrato che, quando ci sono risorse certe, orizzonte pluriennale e semplificazioni, anche i piccoli enti sono in grado di investire. Non a caso i piccoli Comuni hanno sostenuto il 27 per cento degli investimenti comunali del Piano di ripresa e resilienza, con una dinamica particolarmente significativa nei centri sotto i 1.000 abitanti. “Tutti i Comuni sono stati bravissimi nello spendere le risorse del PNRR. Dobbiamo dare continuità a questo modello in modo che si possa continuare ad investire sul territorio. Capisco i vincoli internazionali di finanza pubblica del nostro Paese, ma l’azzeramento del fondo per i piccoli Comuni è un grande errore cui per Anci bisogna porre rimedio”, ha detto il segretario generale dell’Anci Veronica Nicotra. Di qui i timori che, in questa fase, prendono corpo a fronte di uno scenario in cui si stagliano oltre 8 miliardi di tagli ai contributi per investimenti comunali nel prossimo decennio, che rischia di colpire in modo particolare i piccoli enti, più dipendenti dai trasferimenti in conto capitale. La richiesta che arriva dagli Stati Generali dei Piccoli Comuni è netta: è arrivato il momento di una scelta politica chiara che deve tradursi in un rafforzamento strutturale e pluriennale del Fondo per i piccoli Comuni, rendendolo stabile e programmabile. Occorre replicare il modello PNRR, che includa i capisaldi dell’Agenda Controesodo dell’Anci contro lo spopolamento, per arrivare ad una strategia nazionale dedicata agli investimenti nei piccoli Comuni, fondata su risorse certe, assistenza tecnica.
È in questo quadro che si collocano gli altri temi emersi agli Stati Generali: la condizione demografica, la tenuta amministrativa e le forme associative. Particolarmente grave, come è stato denunciato, il problema degli organici dei piccoli Comuni, che operano con meno personale rispetto al passato, con un forte invecchiamento, una crescente incidenza del part-time e una grave carenza di segretari comunali. Pesa la scarsa attrattività dei livelli retributivi rispetto al resto della Pa. “Un segnale – ha sottolineato Nicotra – è arrivato dal governo con il fondo statale di 150 milioni attivabile dal 2027 per provare a colmare il gap, ma è una goccia nel mare, resto convinta -ha aggiunto – che bisogna modellizzare gli organigramma dei Comuni per categorie demografiche per capire le esatte esigenze di ogni ente”. Intanto, anche il rafforzamento delle gestioni associate – con 433 Unioni di Comuni e oltre 1.300 convenzioni attive – dimostra la volontà dei territori di reagire attraverso modelli cooperativi per garantire servizi e funzioni strategiche. Ma l’associazionismo, da solo, non può compensare carenze strutturali di personale, rigidità normative e incertezze finanziarie.
Dai tavoli tematici della prima giornata degli Stati Generali emerge, in sintesi, l’urgenza di dare nuovo slancio agli investimenti, superando vincoli di spesa anacronistici, stabilizzando e rafforzando il Fondo per i piccoli Comuni, rendendo strutturali le semplificazioni sperimentate con il PNRR e garantendo assistenza tecnica permanente. “Porteremo avanti le nostre proposte cercando di dare voce ai piccoli Comuni sulla base della nostra Agenda Controesodo che arricchiremo con il confronto di questa due giorni. La nostra non è una battaglia di categoria, ma una scelta strategica per il futuro dei piccoli Comuni dove risiede il 16,4% della popolazione su un territorio pari a più della metà della superficie del Paese”, ha detto Alessandro Santoni, sindaco di San Benedetto Val di Sambro e coordinatore della Consulta piccoli Comuni Anci, aprendo i lavori della giornata. “È importante ritrovarsi insieme dopo qualche anno a confrontarci sui temi dei piccoli comuni ma anche per parlare dei progetti e delle sfide quotidiane che siamo chiamati ad affrontare”, ha aggiunto Santoni. Che ha accennato all’Agenda controesodo “elaborata in questi mesi dall’Associazione con un confronto continuo, una piattaforma che ora si è arricchita con il percorso avviato con il progetto ‘Piccoli’, promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e attuato da Anci. Un percorso che “ci ha permesso di costruire un modello di accompagnamento strutturato e capillare, coinvolgendo oltre 1.500 enti su tutto il territorio”. E grazie al quale “abbiamo nuovi elementi di conoscenza sui piccoli Comuni in settori specifici, come il personale e la finanza locale”.