DUE MESI PER RISPONDERE, POI I PARERI MOTIVATI

Ambiente, acqua, porti e trasporti: da Bruxelles nuove pesanti lettere d’infrazione all’Italia

Per quanto riguarda l’acqua, Bruxelles contesta a Roma il mancato recepimento della direttiva quadro, compreso l’obbligo di effettuare revisioni periodiche delle autorizzazioni. Sull’ambiente viene contestato il mancato aggiornamento del programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico. Italia inadempiente anche sui servizi portuali e gli Its.

02 Feb 2026 di Mauro Giansante

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Ambiente, acqua, porti e trasporti: da Bruxelles nuove pesanti lettere d’infrazione all’Italia

URSULA VON DER LEYEN PRESIDENTE COMMISSIONE EUROPEA

Paese che vai infrazione che trovi. Per l’Italia, dall’Unione europea, ne sono appena arrivate altre sei. Quattro riguardano settori di cui ci occupiamo più da vicino su questo giornale: acqua, ambiente, trasporti e porti. Vediamole nel dettaglio.

Per quanto riguarda l’acqua, Bruxelles contesta a Roma il mancato recepimento della direttiva quadro, compreso l’obbligo di effettuare revisioni periodiche delle autorizzazioni per l’acqua. Come ricorda la nota, la direttiva impone agli Stati membri di istituire un programma di misure per ciascun distretto idrografico al fine di garantire un buono stato dei corpi idrici europei, come fiumi e laghi. Ogni programma, poi, deve includere misure per controllare diversi tipi di pressioni che incidono sui corpi idrici, come l’estrazione di acqua, gli scarichi da fonti puntuali e le fonti di inquinamento diffuse. Ancora: gli Stati membri sono tenuti a rivedere e aggiornare periodicamente queste misure di controllo, comprese le autorizzazioni concesse, per determinare se raggiungono ancora i loro obiettivi e, se necessario, aggiornarle. Per quanto riguarda l’Italia, ricorda la Commissione Ue, la legislazione nazionale non garantisce la registrazione di ogni permesso di prelievo idrico o di invaso, come nel caso dell’invaso tramite la costruzione di una diga. Inoltre, le concessioni non sono soggette ad alcuna revisione periodica, nonostante il periodo di validità sia di 30 o 40 anni. Ora, il governo ha due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze sollevate dalla Commissione. Che, in caso di mancata risposta soddisfacente, potrà decidere di emettere un parere motivato.

La seconda procedura d’infrazione avviata dall’Ue riguarda il mancato aggiornamento del programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico ai sensi della direttiva sulla riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici. Ricorda Bruxelles: la direttiva Nec stabilisce impegni nazionali di riduzione delle emissioni per diversi inquinanti atmosferici che ogni Stato membro deve raggiungere ogni anno tra il 2020 e il 2029, con riduzioni più ambiziose dal 2030 in poi. Richiede inoltre  di adottare programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico (Pna) che stabiliscano le misure per rispettare tali impegni. Ancora: la direttiva Nec impone agli Stati membri di aggiornare i propri Pna almeno ogni quattro anni per mostrare i progressi compiuti nell’attuazione del programma e nel mantenimento della rotta per rispettare i propri impegni sulla riduzione delle emissioni di inquinanti atmosferici in aria. Nonostante i numerosi solleciti, avverte la nota Ue, l’Italia non ha ancora presentato alla Commissione il programma nazionale aggiornato richiesto. Anche qui, scattano i due mesi per rispondere adeguatamente.

Veniamo ai servizi portuali. Insieme a Spagna e Francia, l’Italia si è dimostrata inadempiente degli obblighi previsti dall’articolo 4, paragrafi 3 e 4, del regolamento Ue 2017/352. Un pacchetto di disposizioni che consentono non discriminazione e proporzionalità e con l’obiettivo di garantire il rispetto del diritto sociale e del lavoro, comprese le norme sulle ispezioni del lavoro, di imporre l’obbligo di bandiera alle navi che effettuano operazioni di rimorchio o ormeggio nei porti situati sul loro territorio. Bene, anzi male: Spagna, Francia e Italia hanno imposto l’obbligo per le navi utilizzate per il rimorchio e l’ormeggio nei rispettivi porti di battere bandiera nazionale. Gli Stati membri temono che le leggi sociali nazionali non si applichino se il rimorchiatore non batte bandiera nazionale. Tuttavia, come spiega la Commissione nella lettera di costituzione in mora, ciò non è corretto, poiché il regolamento sui servizi portuali conferisce già agli Stati membri il potere di applicare le leggi nazionali in materia sociale e del lavoro indipendentemente dalla bandiera della nave sottoposta a ispezione. Qualora, si legge nella nota, gli Stati membri decidessero comunque di imporre un requisito di bandiera, questo dovrebbe essere definito come la bandiera di qualsiasi Stato membro dell’Ue anziché la bandiera nazionale di un particolare Stato membro. 

Chiudiamo con il capitolo trasporti. Su questo, Bruxelles ha deciso di mettere in mora l’Italia (insieme a, tra gli altri, Belgio, Germania, Spagna, Francia e Portogallo) per il mancato recepimento completo nel diritto nazionale della direttiva 2023 sui sistemi di trasporto intelligenti (Its). La direttiva modificata (rispetto a quella 2010) punta a rispondere all’emergere di nuove opzioni di mobilità stradale, app per la mobilità e mobilità connessa e automatizzata. Le nuove norme hanno introdotto diversi nuovi requisiti sulla sicurezza degli Its cooperativi (C-ITS), misure provvisorie in caso di situazioni di emergenza, cooperazione obbligatoria tra Stati membri e parti interessate, disponibilità di dati e implementazione di servizi e semplificazione della rendicontazione sia per la direttiva che per i suoi atti delegati, inclusa la definizione di un modello comune e di indicatori chiave di prestazione comuni. Sono stati poi aggiunti due allegati per definire elenchi di set di dati e servizi considerati cruciali per l’implementazione degli Its ed è stato riconosciuto anche il ruolo dei punti di accesso nazionali nel rendere accessibili i dati. Ad oggi, però, i 20 Stati membri messi in mora non hanno notificato il completo recepimento della direttiva Its modificata entro il termine previsto dalla legge del 21 dicembre scorso. 

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