LA GIORNATA
Alta tensione sul bonus 5.0, imprese all’attacco sui tagli del governo
- G7, pronti a ulteriori misure contro lo shock energetico
- Transizione 5.0. governo al lavoro per una soluzione sugli incentivi
- Bce, i costi dei dazi di Trump ricadono al 95% su imprese e consumatori Usa. Solo il 5% è a carico degli esportatori esteri
IN SINTESI
Rimane alta la tensione tra imprese e Governo dopo la sorpesa del taglio agli incentivi di Transizione 5.0. In vista del tavolo convocato per mercoledì mattina al Mimit, l’esecutivo, secondo quanto si è appreso ieri, è al lavoro per trovare una soluzione e ieri si sono svolte riunioni a livello tecnico tra gli uffici del Mef, del ministero delle Imprese e di Palazzo Chigi, ma ciò non è bastato a far abbassare la guardia alle associazioni di categoria. Anzi, dopo l’attacco a caldo sferrato da Confindustria, ieri da Nord a Sud l’allarme si è moltiplicato nelle strutture territoriali: quello che nel decreto fiscale appare ai loro occhi come un cambio in corsa delle regole (e dei fondi) di Transizione 5.0 mette a rischio il rapporto di fiducia con il governo e a rischio sono anche investimenti, innovazione e pure i livelli produttivi, con “effetti pesanti e immediati”. A protestare sono le Confindustrie di categoria e locali, da Lecce al Veneto, con l’associazione degli imprenditori dell’Alto Adriatico che si spinge a invocare la “mobilitazione” del sistema delle imprese, necessaria per fare sentire “con forza” le proprie ragioni. Si lavora, dunque, sui tavoli tecnici ma c’è anche il dato più politico che vede distanze anche all’interno dello stesso Governo, come sarebbe anche emerso nel corso del Consiglio dei ministri di venerdì scorso, con la contrarietà del titolare del Mimit, Adolfo Urso, al tagli agli incentivi, e la linea dura del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Anzi, secondo quanto viene riferito da una fonte di governo, sugli incentivi alle imprese si starebbe consumando una contrapposizione più vasta, che coinvolgerebbe gli equilibri tra le forze di maggioranza rappresentate dai due ministri e che avrebbe a che fare anche con un possibile mini-rimpasto che potrebbe interessare lo stesso Urso. Dall’Europa, intanto, non arrivano spiragli su possibili allentamenti delle regole di bilancio e il pressing del ministro delle Infrastrutture e Trasportim, Matteo Salvini, che chiede di sospendere “istantaneamente” il patto di stabilità, al momento sembra destinato a non andare a buon fine. Da qui la linea selettiva del Mef che punta a concentrare le risorse sulle situazioni più delicate, accise o aziende energivore che siano. Lo sottolinea Ylenja Lucaselli che, commentando la nuova norma su 5.0, parla di “un intervento correttivo assolutamente necessario in questo momento”. La capogruppo di FdI in Commissione Bilancio alla Camera sposa la linea Giorgetti, sottolineando che non c’è alcun “patto tradito” e “questo le aziende lo sanno molto bene”. Dal Pd, Andrea Orlando parla invece proprio di tradimento.
Anche Confcommercio definisce le aziende associate “spiazzate e in allarme” evidenziando il buon successo che Transizione aveva ottenuto anche nel terziario. Il leader di Confindustria Emanuele Orsini amplia lo sguardo e, in un’intervista al Politico, avverte i governi: “Fate in fretta. L’industria europea – sottolinea – ha bisogno di risposte immediate da parte della Commissione europea e dei governi, altrimenti la deindustrializzazione diventerà presto una realtà concreta”. A chiedere un intervento del Governo è AssoEsco. Il Decreto-legge 27 marzo 2026 n. 38 riduce drasticamente, sottolinea l’associazione delle Energy Service Company e degli operatori dell’Efficienza energetica, i benefici della misura Transizione 5.0, limitando il credito d’imposta per il 2026 a un plafond di 537 milioni di euro e riconoscendone solo il 35% rispetto a quanto richiesto. AssoESCo sottolinea che si tratta di un intervento che “modifica le condizioni economiche dell’incentivo a posteriori, trasferendo integralmente sulle imprese il rischio regolatorio”. L’associazione critica la misura, evidenziando che colpisce “direttamente la fiducia delle imprese nella capacità del Paese di accompagnarle lungo la transizione energetica e digitale e di salvaguardarne la competitività”, e chiede “un intervento correttivo immediato” con l’attivazione di “un tavolo politico‑tecnico presso la presidenza del Consiglio e il Mef, per mettere in sicurezza i progetti avviati e ripristinare credibilità e fiducia nel sistema”. Negli ultimi mesi la misura ha subito continui cambiamenti, come la riduzione delle risorse, la chiusura e successiva riapertura della piattaforma, e nuovi adempimenti che hanno aumentato il carico amministrativo, creando incertezza nella pianificazione degli investimenti. AssoESCo evidenzia che “questa sequenza di interventi e indicazioni non sempre univoche rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra sistema produttivo e istituzioni e di rendere estremamente complessa la pianificazione di investimenti industriali”. L’associazione conclude sottolineando la necessità di garantire “stabilità, coerenza e prevedibilità delle misure, nonché adeguate tutele per gli investimenti già realizzati, per salvaguardare fiducia, competitività e continuità degli investimenti industriali nel nostro Paese”.
G7, pronti a ulteriori misure contro lo shock energetico
“Siamo pronti a adottare tutte le misure necessarie in stretto coordinamento con i nostri partner, anche per preservare la stabilità e la sicurezza del mercato energetico. Riconosciamo l’importanza di un’azione internazionale coordinata per mitigare gli effetti negativi e salvaguardare la stabilità macroeconomica”. Lo afferma un comunicato del G7 dopo la riunione dei governatori e ministri delle finanze e dell’energia. “Siamo pronti a adottare tutte le misure necessarie in stretto coordinamento con i nostri partner, anche per preservare la stabilità e la sicurezza del mercato energetico. Riconosciamo l’importanza di un’azione internazionale coordinata per mitigare gli effetti negativi e salvaguardare la stabilità macroeconomica”, afferma un comunicato del G7 dopo la riunione dei governatori e ministri delle finanze e dell’energia.
In Germania, l’inflazione a marzo balza al 2,7% per la guerra in Iran
Il tasso di inflazione a marzo in Germania è aumentato al 2,7%, a causa dello shock energetico provocato dalla guerra in Iran. Lo ha reso noto l’itituto di statistica federale. A febbraio aveva segnato l’,1,9%.
Bce, i costi dei dazi di Trump ricadono al 95% su imprese e consumatori Usa. Solo il 5% è a carico degli esportatori esteri
L’aumento dei dazi imposti dagli Stati Uniti sta avendo un impatto limitato sui prezzi praticati dagli esportatori stranieri, mentre la maggior parte dei costi viene assorbita dalle imprese e dai consumatori americani. Lo rileva un’analisi pubblicata oggi dalla Banca centrale europea contenuta in un’anticipazione del bollettino economico in pubblicazione questo giovedì. Lo studio evidenzia come solo il 5% dei costi aggiuntivi generati dai dazi sia sostenuto dagli esportatori, mentre il restante 95% grava sulla catena di distribuzione e sui consumatori finali statunitensi. Dall’inizio del 2025, gli Stati Uniti hanno progressivamente innalzato i dazi, portando il tasso medio dal 3% al 18,2% a novembre 2025. Nonostante ciò, i prezzi delle merci importate (al netto dei dazi) sono diminuiti leggermente, mentre i volumi di importazione hanno registrato un calo significativo. Secondo le stime della Bce, un aumento del 10% dei dazi si traduce in un incremento dei prezzi solo del 9,5%, a dimostrazione della bassa capacità degli esportatori di assorbire i costi aggiuntivi. L’analisi rivela differenze significative tra i settori. In particolare, il settore automobilistico ha subito una profonda riorganizzazione delle catene di approvvigionamento: gli Stati Uniti si sono progressivamente distaccati da Cina e Unione Europea, privilegiando Canada e Messico. Mentre le importazioni di auto da Canada e Messico sono aumentate, quelle da Ue e Giappone hanno registrato un calo sia nei volumi che nei valori unitari. Secondo la Bce, circa un terzo dei costi dei dazi è attualmente sostenuto dai consumatori americani. Se i dazi dovessero rimanere in vigore a lungo termine, questa quota potrebbe salire a oltre la metà, poiché le imprese statunitensi esaurirebbero la capacità di assorbire i costi aggiuntivi. Gli esportatori, invece, continuano a sopportare solo una piccola parte del peso dei dazi, confermando la limitata capacità degli Stati Uniti di influenzare i termini di scambio con i propri fornitori globali. Lo studio sottolinea come, nel lungo periodo, la redistribuzione dei costi potrebbe diventare ancora più sfavorevole per i consumatori e le imprese statunitensi, soprattutto se i dazi dovessero consolidarsi come misura permanente. La Bce invita a monitorare attentamente gli sviluppi futuri, considerata la complessità delle dinamiche commerciali e valutarie in gioco.
Dl Bollette, Governo pone la fiducia in Aula alla Camera, oggi il voto
“A nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull’approvazione senza emendamenti” del dl Bollette, nel testo approvato dalla commissione. Lo ha chiesto, intervenendo nell’aula della Camera, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Come concordato tra i gruppi, ha spiegato il presidente di turno Sergio Costa, la votazione per appello nominale avrà inizio domani alle 14, con dichiarazioni di voto dalle 12.20. La chiama avrà inizio dalla deputata Schifone.
Dl Bollette, Alleanza per il Fotovoltaico: tutelare i progetti rinnovabili già in fase avanzata
L’Alleanza per il Fotovoltaico in Italia esprime la propria posizione in merito al disegno di legge di conversione del cosiddetto DL Bollette, attualmente all’esame della Camera dei deputati, in particolare per quanto riguarda l’obiettivo generale perseguito dall’articolo 7, finalizzato a superare il fenomeno della cosiddetta “saturazione virtuale” della rete elettrica di trasmissione. Si tratta di un tema che, da tempo, è al centro del dibattito nel settore delle rinnovabili; il protrarsi per mesi di tale confronto ha tuttavia generato una diffusa incertezza nel comparto. Pur condividendo l’esigenza di introdurre criteri più stringenti per garantire un utilizzo efficiente della capacità di rete, l’Alleanza accoglie con favore la disposizione volta a fare salve le soluzioni di connessione il cui progetto tecnico abbia già ottenuto la relativa validazione, ma evidenzia inoltre come l’attuale formulazione delle norme sulla cosiddetta “decadenza automatica” rischi di bloccare in modo indiscriminato anche progetti in fase avanzata, che hanno già superato verifiche tecniche e ambientali rilevanti e presentano un elevato grado di maturità istruttoria. Si tratta, in molti casi, di iniziative che hanno già ottenuto pareri ambientali positivi, provvedimenti di esenzione dalla VIA o verifiche tecniche di prefattibilità concluse con esito favorevole, e che hanno sviluppato soluzioni di connessione coerenti con la pianificazione di rete. Per questo motivo, Alleanza per il Fotovoltaico sostiene la necessità di introdurre una clausola di salvaguardia per quei progetti da fonti rinnovabili o di accumulo che, alla data di entrata in vigore dei provvedimenti attuativi, abbiano già ottenuto un provvedimento di esenzione dalla valutazione di impatto ambientale o un giudizio favorevole di compatibilità ambientale comprensivo della soluzione tecnica di connessione, senza alterare la logica competitiva delle nuove connessioni e assicurando coerenza tra pianificazione di rete e maturità dei progetti. L’obiettivo condiviso è quello di assicurare regole chiare e processi trasparenti, evitando che interventi correttivi, pur necessari, possano involontariamente compromettere attività istruttorie già concluse o investimenti significativi già programmati, in linea con gli obiettivi del PNIEC e con le traiettorie di accelerazione della transizione energetica nazionale.
Moody’s, se chiuso a lungo Hormuz gas potenzialmente a 100 euro
Moody’s avverte che “un’interruzione prolungata nello Stretto di Hormuz potrebbe spingere i prezzi del gas in Europa ben al di sopra degli attuali livelli a termine, fino a superare potenzialmente i 100 euro per megawattora”. L’agenza di rating in un report ricorda che “l’Ue ha importato circa 10 miliardi di metri cubi di gnl dal Qatar nel 2025, pari a circa il 2% delle sue importazioni totali di gas e al 3% della domanda di gas dell’Ue”. “Con lo stoccaggio di gas attualmente al di sotto della media a lungo termine, il rischio principale è rappresentato da un rallentamento delle immissioni in stoccaggio durante l’estate, che lascerebbe le scorte al di sotto dei livelli richiesti in vista della stagione invernale”, evidenzia Moody’s nell’indicare che “l’esposizione a una carenza di approvvigionamento è concentrata in Italia e Belgio, poiché il Qatar rappresentava rispettivamente il 4% e il 16% delle importazioni totali di gnl di questi paesi nel 2024, il che implica potenziali e significativi deficit di approvvigionamento interno in assenza di volumi sostitutivi”. Invece, “l’esposizione della Spagna al gnl del Qatar è modesta, pari a circa il 2% delle sue importazioni di gnl, mentre Germania e Francia non hanno importazioni dirette dal Qatar. Il Regno Unito importa il 6% del suo gnl dal Qatar, ovvero il 2% delle sue importazioni totali di gas.
Fiume Arno, al via lavori da 72 mln per nuova cassa d’espansione. Tre anni previsti per la realizzazione
Partono i lavori di 3 anni per la realizzazione della nuova cassa d’espansione di Prulli, per contrastare le piene dell’Arno. La cassa di Prulli sarà la maggiore tra quelle realizzate finora nel Valdarno superiore, con la capacità di invasare 7 milioni di metri cubi di acqua, un’estensione di 14 ettari, per un costo di 72 milioni di euro. L’intero sistema permette di immagazzinare circa 25 milioni di metri cubi delle acque di piena dell’Arno, con una riduzione di circa 50 cm del colmo di piena all’interno dell’abitato di Firenze. “Sono particolarmente soddisfatto perché questo è indice di come stiamo procedendo con decisione su quelle opere che mettono in sicurezza l’Arno”, ha affermato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, sottolineando che “fra i territori di Reggello e di Figline-Incisa potranno essere raccolti più di 10 milioni di metri cubi d’acqua e questo tutto a prevenzione dello scorrimento dell’Arno verso valle”. Tra gli altri interventi che la Regione Toscana sta portando avanti per contribuire a controllare gli afflussi in Arno ci sono quelli sugli argini nell’abitato di Firenze, le casse sul Fiume Sieve in fase di progettazione, il rialzo della Diga di Levane per il quale la Regione ha stipulato un protocollo di intesa con E-Distribuzione per progettazione esecutiva e lavori, attivando il protocollo operativo dell’invaso di Bilancino.
Per trasporti oltre 7 milioni di italiani vivono in condizioni di povertà. Presentato il primo Green Paper
Oltre 7 milioni di italiani vivono in condizioni di “povertà dei trasporti”, una forma di vulnerabilità che limita l’accesso al lavoro, ai servizi essenziali e alle opportunità sociali. È quanto emerge dal primo Green Paper sulla povertà dei trasporti in Italia, presentato oggi al Forum nazionale in corso a Milano dal Transport Poverty Lab promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Secondo lo studio, sono 7,3 milioni le persone che risiedono in aree poco servite dal trasporto pubblico, mentre circa 1,2 milioni di famiglie si trovano in una condizione di doppia vulnerabilità, tra difficoltà economiche e carenza di servizi. Il divario territoriale resta marcato: nel Mezzogiorno l’offerta scende sotto i 200 posti-km per abitante in alcune zone di Sardegna e Sicilia, contro una media nazionale di 4.623 e picchi superiori a 16 mila nel capoluogo lombardo. A livello regionale, la quota più elevata di famiglie vulnerabili si registra in Calabria, dove supera il 10%, mentre scende sotto il 2% in Trentino-Alto Adige. Il rapporto individua quattro tipologie di cittadini: dalla vulnerabilità assoluta, che combina basso reddito e assenza di servizi, a quella territoriale e personale, fino alle situazioni di piena accessibilità. Il Green Paper sulla povertà dei trasporti in Italia presentato a Milano richiama anche il ruolo del Fondo Sociale per il Clima dell’Unione Europea, che mette a disposizione circa 85 miliardi tra il 2026 e il 2032, di cui 9 destinati all’Italia, per mitigare gli effetti delle politiche di transizione sulla mobilità. Per contrastare il fenomeno, il Green Paper propone un decalogo di interventi che include incentivi per veicoli a basse emissioni, sviluppo della mobilità condivisa, potenziamento del trasporto pubblico e investimenti in infrastrutture e servizi nelle aree più svantaggiate. Tra le misure anche sostegni economici, leasing sociale, bonus per bici ed e-bike e sistemi di mobilità “on demand”, con l’obiettivo di rendere più equo e accessibile il diritto alla mobilità.
Ministero del Lavoro: dal 1° aprile Comunicazioni Obbligatorie anche sulla piattaforma SIISL
In relazione agli adempimenti previsti dall’articolo 14 del D.L. n. 159/2025, convertito con modificazioni dalla legge n. 198/2025 (“Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile”) e in attesa della conclusione dell’iter di recepimento della Direttiva sulla Trasparenza Salariale, a partire dal 1° aprile 2026, le aziende e gli intermediari abilitati potranno accedere al portale SIISL per la trasmissione telematica, in via sperimentale, delle Comunicazioni Obbligatorie riguardanti l’instaurazione, la proroga, la trasformazione e la cessazione dei rapporti di lavoro. La piattaforma consentirà inoltre la pubblicazione delle disponibilità per le posizioni lavorative, conformemente a quanto già previsto dal quadro normativo vigente. Lo comunica il ministero del Lavoro.Nelle more del completamento dell’iter procedurale necessario all’adozione del decreto ministeriale che definirà nel dettaglio le modalità attuative dei vari adempimenti, si precisa che l’inserimento preventivo o contestuale delle vacancy non rappresenta una condizione essenziale per l’accesso ai benefici contributivi, per i quali restano confermate le disposizioni e le procedure attualmente in vigore. I datori di lavoro e i loro delegati avranno la possibilità di continuare a effettuare le Comunicazioni Obbligatorie Telematiche avvalendosi dei sistemi informativi messi a disposizione dalle Regioni e dalle Province Autonome. Per quanto riguarda le specifiche modalità operative e la gestione tecnica dei flussi, si rimanda integralmente alle istruzioni ufficiali fornite dall’Inps.
Energia, Confcommercio: la guerra in Iran pesa sulle imprese del terziario, a marzo aumenti fino a 3.400 euro per il gas per 2.853 euro per l’elettricità
Le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran stanno generando un nuovo shock sui mercati energetici internazionali, con impatti significativi sulla bolletta energetica delle imprese italiane del terziario e con effetti differenziati a seconda dell’evoluzione del conflitto. Ipotizzando uno scenario di base con prezzi che, nei prossimi mesi, si stabilizzino sui livelli osservati nei primi nove giorni successivi allo scoppio del conflitto, e uno scenario peggiore, con il protrarsi nel tempo del conflitto, a marzo 2026 la bolletta elettrica delle imprese del terziario potrebbe aumentare, nel primo caso, dell’8,5% (passando da una media di 20.521 euro nel primo bimestre 2026 a 22.269 euro a marzo 2026), nel caso dello scenario peggiore del 13,9% rispetto alla media di gennaio-febbraio 2026 (spesa di 23.380 euro) con un incremento medio aggregato della spesa di tutti i settori (alberghi, supermercati, bar, ristoranti, negozi) di 2.853 euro. Analogamente, per il gas gli aumenti sarebbero, per lo scenario base, del 30%, passando da una media di 7.833 euro nel primo bimestre 2026 a 10.181 euro, e del 43,5% nello scenario peggiorativo, con un aumento della bolletta di 3.408 euro (da 7.833 euro a 11.241 euro). E’ quanto emerge da un’analisi di Confcommercio realizzata in collaborazione con il Cer, Centro Europa Ricerche, sull’impatto del conflitto in Iran sui costi energetici delle imprese del terziario di mercato. Per Confcommercio è necessario rafforzare le misure di contenimento della volatilità energetica, dando piena attuazione alle misure del decreto bollette affiancandole con interventi urgenti in grado di ridurre rapidamente i costi per le imprese. Prioritario è sostenere le micro e piccole attività, accelerando l’avvio di processi di aggregazione della domanda così da consentire anche alle imprese più piccole di accedere ai contratti di lungo periodo per l’acquisto di energia da fonti rinnovabili e semplificando gli investimenti in efficienza energetica, così da ridurre in modo strutturale l’esposizione ai rincari.
Entrando nel dettaglio dei settori, secondo l’analisi, le strutture maggiormente esposte saranno gli alberghi medi (con un consumo medio di 230 mila KWh) e le grandi superfici di vendita (con un consumo medio di 175 mila KWh). Per i primi, nell’ipotesi peggiore, l’aumento del prezzo dell’energia elettrica rispetto al periodo gennaio-febbraio 2026 comporterà nel mese di marzo un aggravio che potrà arrivare a 965 euro, quello del gas fino ad oltre 1.200 euro mensili. Per le grandi superfici di vendita, gli incrementi sarebbero di 744 euro per la bolletta elettrica e 445 euro per il gas. Per un bar con un consumo medio di 17 mila KWh, gli incrementi sono rispettivamente 87 e 196 euro. Simile l’impatto per i negozi non alimentari con un consumo medio di 16 mila KWh, mentre per i ristoranti con un consumo medio di 31 mila KWh l’incremento della bolletta elettrica sarebbe di 146 euro, per il gas 508 euro. Si tratta, dunque, di aggravi che colpiscono soprattutto le micro e piccole imprese, già esposte alla volatilità dei mercati energetici e con minore capacità di assorbire nuovi aumenti dei costi.
Legacoop: buone performance delle cooperative ma forti preoccupazioni per le conseguenza del conflitto in Iran
“Di fronte ad uno scenario di crescente incertezza per le ripercussioni sui costi energetici innescate dall’attacco all’Iran, non sono sufficienti i provvedimenti sulle accise e sui carburanti adottati dal governo. Servono una direzione complessiva, una visione strategica e la definizione di un piano strutturale di gestione dell’energia nel lungo periodo, fortemente orientato allo sviluppo delle fonti rinnovabili, che riparta dal Piano Cingolani e dal REPowerEU. Accogliamo con favore la decisione del governo di aprire un tavolo di confronto con le imprese per rivedere il decreto fiscale varato dal consiglio dei ministri di venerdì, in quanto il pesante taglio agli incentivi del programma Transizione 5.0 per investimenti in innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico, essenziali per rafforzare la competitività del sistema produttivo e accompagnare la trasformazione industriale del Paese, aggiunge un’ulteriore zavorra alle prospettive di crescita. Riteniamo però ugualmente indispensabile che il Governo convochi con urgenza anche un tavolo per individuare i provvedimenti necessari nel breve e medio termine per affrontare la crisi energetica e prospettare una strategia di politiche industriali che possano sostenere la competitività delle imprese”. A dirlo è il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, a margine della presentazione del rapporto realizzato da Area Studi Legacoop e Prometeia sugli andamenti delle cooperative aderenti all’associazione nel triennio 2022-2024, che evidenzia una crescita sostenuta del valore della produzione, pari a circa il 3% medio annuo, realizzata soprattutto grazie al contributo delle grandissime cooperative, un rafforzamento diffuso del margine operativo e una crescita positiva di fatturato in quasi tutti i settori. Dalle informazioni disponibili, queste tendenze trovano conferma anche nel 2025, nonostante un contesto segnato da una forte instabilità geopolitica e da livelli di incertezza ai massimi storici. “Adesso, però -sottolinea il presidente di Legacoop- l’attacco all’Iran ha aggiunto un’ulteriore elevata incertezza, con ripercussioni sul piano economico che ci fanno temere un deciso peggioramento delle aspettative: gli aumenti dei prezzi dell’energia fanno crescere l’inflazione che, secondo le ultime previsioni di Prometeia, potrebbe raggiungere un livello quasi doppio rispetto a quello registrato lo scorso anno, attestandosi vicino al 3%, e, al contempo, arretrare la crescita del PIL dallo 0,7% allo 0,4%. Senza dimenticare gli effetti dei dazi imposti dall’amministrazione USA, che per l’Italia, dopo l’accordo con l’UE dell’estate 2025, ammontano al 16,2%, con un incremento di 14 punti rispetto alla situazione precedente, con un probabile impatto negativo sulla crescita del PIL pari a -0,3/-0,4 punti percentuali nel biennio 2026-2027”.
L’aumento dei costi energetici è comunque l’elemento che desta le maggiori preoccupazioni, in quanto rappresenta una componente essenziale per i bilanci delle famiglie e delle imprese italiane. Per le imprese, in particolare, che vedono la propria competitività già penalizzata da oneri energetici ben maggiori rispetto alle concorrenti di altri paesi europei, la crisi innescata dal conflitto in Iran pone ipoteche ancora più pesanti sulle prospettive di sviluppo.
“Ad inizio marzo, a seguito delle tensioni internazionali -ricorda Gamberini- il prezzo del gas all’ingrosso è aumentato di oltre il 60%, superando i 50 euro per megawattora. Un elemento di forte allarme, considerando che il gas naturale continua a rappresentare la principale fonte energetica del Paese, utilizzato anche per la produzione di energia elettrica, e che il GNL italiano è coperto, per circa il 75%, dai contributi di due soli paesi: Stati Uniti e Qatar. Quest’ultimo, tra l’altro, che ha da poco comunicato di aver sospeso per ‘forza maggiore’ le consegne di gas al nostro e ad altri paesi, ricopre una quota, rispetto alle importazioni complessive di gas in Italia, più significativa rispetto al resto d’Europa (l’11% contro il 4%), rendendo più difficile la sua sostituzione in caso di un blocco navale prolungato”.“Uno scenario preoccupante -conclude il presidente di Legacoop- che richiede l’individuazione di interventi in grado di mitigarne l’impatto sulla vita delle famiglie e delle imprese italiane”.
Trasportunito: emergenza carburante, fermo dei tir dal 20 al 25 aprile
Avanti con il fermo dell’autotrasporto. Lo afferma in una nota Trasportounito. “Il fermo nazionale è stato proclamato dal 20 al 25 aprile prossimi, nonostante le controindicazioni espresse dalla commissione Garanzia sciopero”, ha dichiarato il presidente, Franco Pensiero. “L’assoluta emergenza, causata dal rincaro fuori controllo del carburante, il quale incide in modo letale su bilanci già fragilissimi delle imprese di autotrasporto, potrebbe avviare sin d’oggi i fermi dei Tir nelle proprie rimesse e Trasportounito si impegna a sostenere questi atti con il massimo dell’assistenza sindacale”, si legge nel testo.
Via libera Ue alla flessibilità sui target emissioni per i veicoli pesanti
Via libera dai 27 Paesi Ue alle modifiche al regolamento sulle emissioni di CO2 per garantire flessibilità ai costruttori di veicoli pesanti nel conformarsi ai target fissati per il 2030. La proposta è parte del più ampio pacchetto di misure per l’automotive varate dalla Commissione europea lo scorso anno e prevede la possibilità di accumulare più crediti di emissione tra 2025 e 2029 che potranno poi essere utilizzati per conformarsi negli anni successivi. Il meccanismo aggiornato di calcolo dei crediti si applica agli autocarri pesanti (oltre 16 tonnellate) e a determinate categorie di autobus (oltre 7,5 t). Non si applica ai bus urbani. Il regolamento sarà ora pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue ed entrerà in vigore venti giorni dopo.
Ok Ue all’Italia ad aiuti di Stato da 6 miliardi per l’idrogeno green
Via libera dalla Commissione europea a un regime italiano da 6 miliardi di euro per la produzione di idrogeno rinnovabile per i settori dei trasporti e dell’industria. Lo annuncia l’esecutivo Ue, precisando che lo schema notificato da Roma – in vigore fino a fine dicembre 2029 – punta a produrre 200mila tonnellate di idrogeno rinnovabile all’anno, prodotto sia tramite elettrolisi sia da fonti biogeniche. L’aiuto assumerà la forma di contratti bidirezionali per differenza. “Il programma contribuirà a una transizione pulita, equa e competitiva”, sottolinea la vicepresidente della Commissione Ue per la transizione equa, Teresa Ribera.
Energia: nasce il Tavolo Nazionale Accumuli, patrocinato dal MASE e Kyoto Club
E’ stato presentato ieri a Roma, presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera, il Tavolo Nazionale Accumuli, iniziativa promossa da Globe Italia e Strategic Partners con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e di Kyoto Club, che punta a consolidare il ruolo dello storage come infrastruttura strategica per la sicurezza e la competitività del sistema energetico nazionale, contribuendo alla definizione di strategie di lungo periodo, sostenere lo sviluppo della filiera nazionale e rafforzare il posizionamento dell’Italia nel contesto europeo e internazionale della transizione energetica.
Tim e Cdp Venture Capital firmano un’intesa per l’innovazione e lo sviluppo delle startup e delle tecnologie italiane
La partnership punta a generare sinergie industriali, commerciali e tecnologiche, favorendo la validazione industriale e la crescita di startup e PMI innovative attive in ambiti strategici per la sovranità digitale del Paese TIM e CDP Venture Capital hanno annunciato oggi la firma di un protocollo d’intesa (Memorandum of Understanding – MoU), per individuare startup e PMI innovative ad alto potenziale di comune interesse, con tecnologie critiche per la sovranità digitale, appartenenti al portafoglio di CDP Venture Capital o del deal flow scouting di TIM, e valutare potenziali iniziative di collaborazione industriale, commerciale e tecnologica. L’accordo nasce con l’obiettivo di rafforzare la capacità dell’Italia di sviluppare e valorizzare tecnologie italiane in ambiti strategici per la sovranità digitale del Paese, mettendo a disposizione un insieme coordinato di competenze industriali, capacità tecnologiche e risorse finanziarie. L’obiettivo è accelerare lo sviluppo di innovazioni in aree come intelligenza artificiale, cybersecurity, cloud, smart city e smart infrastructure, difesa e nuovi servizi e abilitatori tecnologici in ambito consumer.nIl modello operativo della partnership si basa sulla validazione industriale delle tecnologie più promettenti che permette di certificare soluzioni mature e pronte per essere integrate nei sistemi critici nazionali. Inoltre, CDP Venture Capital collaborerà nell’ambito del Programma di Open Innovation di TIM per favorire l’individuazione e lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative e possibili sinergie industriali tramite specifici canali di finanziamento, attività di go-to-market congiunto, accesso al mercato enterprise e alla Pubblica Amministrazione. TIM e CDP Venture Capital hanno già iniziato a collaborare operativamente con due importanti realtà del portafoglio di CDP Venture Capital: Cubbit, che ha sviluppato una tecnologia innovativa di cloud storage geo-distribuito, e CAEmate, attiva nelle soluzioni di ingegneria e modellazione tramite Digital Twin per la manutenzione preventiva delle infrastrutture. La collaborazione con queste startup rappresenta un esempio concreto dell’approccio che le due società vogliono utilizzare: supportare l’adozione di soluzioni nazionali su casi d’uso reali insieme a un partner industriale e accompagnarle verso percorsi di crescita strutturati. L’intesa valorizza, da un lato, la capacità industriale, tecnologica e commerciale di TIM, e dall’altro, la competenza di CDP Venture Capital nel sostenere aziende innovative ad alto potenziale. La collaborazione punta a creare un ambiente favorevole allo sviluppo imprenditoriale e tecnologico, offrendo alle startup italiane accesso a validazione industriale, canali commerciali, capitale qualificato e opportunità di crescita, con l’obiettivo di contribuire in modo concreto alla trasformazione digitale dell’Italia.
“La capacità di amplificare e strutturare delle sinergie con partner strategici è un elemento cardine della nostra value creation. La collaborazione con TIM costituisce un elemento chiave per rafforzare il percorso di crescita delle aziende che supportiamo. Integrare capitali, competenze e tecnologie avanzate, significa creare le condizioni migliori affinché le eccellenze dell’innovazione italiana possano consolidarsi ed espandersi ulteriormente”, ha affermato Emanuele Levi, Amministratore Delegato e Direttore Generale di CDP Venture Capital. “L’innovazione genera impatto quando entra nei meccanismi del business, nelle priorità industriali e nelle decisioni di ogni giorno. È il percorso che abbiamo scelto anche in TIM: un’azienda che negli ultimi anni è cambiata profondamente, è diventata più focalizzata, più concreta, più capace di trasformare visione ed execution in risultati. Per noi l’innovazione lavora su due fronti: dentro l’azienda, dove rende più forti processi, competenze e capacità di esecuzione, e fuori, dove può diventare un acceleratore di crescita per startup e PMI. È con questa logica che nasce questa partnership: mettere a disposizione dell’ecosistema le nostre infrastrutture, la nostra visione industriale e la conoscenza concreta dei bisogni dei clienti. Così l’innovazione crea sviluppo, rafforza la competitività e dà un contributo concreto alla sovranità digitale dell’Italia”, ha dichiarato Pietro Labriola, Amministratore Delegato di TIM.
Terna: sottoscritta una linea di credito di 100 mln di euro legata a indicatori Esg
Terna ha sottoscritto in data odierna con Banco BPM un Credit Facility Agreement ESG-linked per un ammontare complessivo di 100 milioni di euro. La linea di credito avr‡ una durata complessiva di 5 anni, con un tasso d’interesse legato anche all’andamento della performance di Terna relativamente a specifici indicatori ambientali, sociali e di governance. Tale linea di credito consente a Terna di poter contare su una liquidit‡ adeguata alla propria solidità finanziaria e conferma il costante impegno del Gruppo nell’introduzione di un modello di business orientato a consolidare sempre di pi ̆ la sostenibilit‡ come leva strategica per la creazione di valore per tutti i suoi stakeholder.
Trevi, dal cda di CDP Equity sì alla partecipazione all’aumento di capitale
Il consiglio di amministrazione di Cdp Equity ha approvato la partecipazione all’aumento di capitale di Trevi Finanziaria Industriale, annunciato ieri dalla società. In particolare, CDP Equity ha deliberato l’assunzione di un impegno a votare favorevolmente in sede di assemblea straordinaria di Trevi in merito alla proposta di aumento di capitale, di complessivi 100 milioni di euro, nonché a sottoscrivere la porzione di propria spettanza pari a 21,3 milioni di euro, corrispondente alla partecipazione detenuta ad oggi da CDP Equity nella Società (21,3%). L’operazione sarà soggetta ad alcune condizioni sospensive in linea con le prassi di mercato per operazioni similari. Con questa operazione CDP Equity conferma la propria volontà di sostenere la Società nel rafforzamento del proprio ruolo di leader globale nel settore dell’ingegneria del sottosuolo e nella realizzazione di fondazioni speciali per il comparto delle costruzioni e delle infrastrutture. CDP Equity intende inoltre supportare Trevi Spa nella sua potenziale funzione di aggregatore di aziende altamente specializzate favorendo, in linea con la propria mission, la crescita e la competitività del comparto. Ieri Trevi ha comunicato i risultati dell’esercizio 2025 . che chiude con ricavi pari a 624 milioni di euro, rispetto a 663,3 milioni dell’anno precedente. L’utile dell’esercizio è pari a 8,6 milioni rispetto a 5,5 milioni registrati nel 2024, mentre l’utile di pertinenza del gruppo è pari a 8,0 milioni (1,5 milioni nel 2024). Il margine operativo lordo (Ebitda) si attesta a 85,5 milioni, in aumento del 2,2% rispetto al precedente esercizio, in linea rispetto al 2024. La posizione finanziaria netta del Gruppo al 31 dicembre 2025 è pari a 187,4 milioni, in miglioramento di 11,5 milioni rispetto ai 198,9 milioni registrati al 31 dicembre 2024. Il portafoglio lavori è pari a 748,1 milioni, mentre gli ordini acquisiti nell’esercizio 2025 sono pari a 734,3 milioni. Il Cda ha approvato il piano Industriale 2026-2029 che prevede crescita dei ricavi trainata da entrambe le divisioni, con un Cagr 2025-2029 complessivo atteso intorno al 5,5%; Ebitda a fine piano previsto nell’intorno di 100 milioni, supportato dal progressivo miglioramento della redditività operativa; investimenti medi annui attesi pari a circa 22 milioni; riduzione significativa dell’indebitamento finanziario netto. I risultati dell’esercizio 2025 “confermano e rafforzano quanto già emerso negli ultimi anni e nel corso del 2025: le scelte strategiche intraprese dal Gruppo stanno producendo risultati concreti e coerenti con il percorso di rilancio avviato negli ultimi esercizi”, afferma l’amministratore delegato Giuseppe Caselli. “Anche nella seconda parte dell’anno – aggiunge – abbiamo mantenuto un approccio selettivo nell’acquisizione delle commesse, privilegiando progetti con adeguati livelli di redditività e caratterizzati da elevato contenuto tecnico”.
Engineering, nel 2025 ricavi +2,5% a 1,7 mld
Il cda del Gruppo Engineering Ingegneria Informatica, ha approvato il bilancio 2025 che ha registrato, sottolinea una nota, “il miglioramento dei ricavi e dei principali indicatori di Ebitda, anche grazie a una maggiore disciplina nella gestione dei costi, alla progressiva normalizzazione del livello degli investimenti e alla riduzione delle componenti non ricorrenti”. I ricavi netti a 1,759 miliardi di euro sono in aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. L’ebitda adjusted si attesta a 280,3 milioni in crescita dell’1,5% e l’ebit a 135,9 milioni (+12,9%). L’amministratore delegato Aldo Bisio ha dichiarato: ‘I risultati del 2025 evidenziano che il Gruppo si conferma ben posizionato per intercettare i trend strutturali della digitalizzazione del Paese, con particolare attenzione all’Intelligenza Artificiale e allo sviluppo di soluzioni proprietarie tecnologicamente avanzate. Anche grazie al supporto dei nostri azionisti Bain Capital e Renaissance Partners, il nostro impegno e’ ora focalizzato al 100% sull’accelerazione della trasformazione innescata dalla GenAI. Guardiamo avanti con determinazione, poiche’ crediamo che questa discontinuita’ tecnologica possa essere anche una opportunita’ se avremo la forza e il coraggio di cambiare passo in velocita”.
Itabus, tutta la flotta viaggia con il biocarburante diesel HVO di Enilive
Tutti i 100 mezzi della flotta di Itabus viaggiano ora con il diesel HVOlution di Enilive, un biocarburante al 100% da materie prime rinnovabili (ai sensi della Direttiva europea sulle energie rinnovabili). Prodotto nelle bioraffinerie Enilive di Venezia e Gela prevalentemente da scarti come gli oli esausti da cucina e grassi animali, e da residui provenienti dall’industria agrolimentare, HVOlution è un olio vegetale idrogenato che può essere utilizzato da tutte le motorizzazioni diesel validate e che è disponibile in oltre 1.550 stazioni di servizio Enilive in Italia. Il biocarburante diesel HVO contribuisce alla decarbonizzazione del settore dei trasporti, anche pesanti: la riduzione media delle emissioni di CO₂eq dell’HVO Enilive per uso trazione lungo l’intera filiera nel 2025 è stata del 79,5% rispetto al mix fossile di riferimento. Prosegue così la collaborazione tra Itabus ed Enilive, iniziata nel 2021 in occasione del debutto sulle strade italiane di Itabus, e che si è sviluppata nel 2024 grazie alla sperimentazione e introduzione sui primi mezzi del diesel HVOlution. Nel 2025, i mezzi Itabus hanno percorso circa 20 milioni di chilometri utilizzando 5,7 milioni di litri di carburante Enilive, di cui 3 milioni di HVOlution. Una media di utilizzo del biocarburante diesel pari al 53%, ma con un trend in crescita: nel solo mese di dicembre dell’anno scorso, l’HVO è stato utilizzato per il 75% dei rifornimenti della flotta di Itabus. Nel 2026 la media dei rifornimenti con biocarburante in purezza aumenterà ulteriormente, a conferma dell’impegno congiunto di Itabus e di Enilive per una mobilità progressivamente più sostenibile. Con una media di 900 km a servizio, Itabus ha utilizzato il biocarburante di Enilive anche per le tratte con destinazioni europee, in particolare verso le nuove destinazioni: Zurigo, Parigi, Lione, Lugano, Barcellona, Montepellier, Perpignan, Grenoble, Chambéry e Lubiana. “Siamo da sempre una realtà all’avanguardia, la sostenibilità è al centro della nostra strategia e la collaborazione con Enilive ne è un chiaro esempio. Oggi tutta la nostra flotta viaggia con il biocarburante diesel HVOlution, riducendo le emissioni, portando questa rivoluzione anche all’estero grazie ai nostri servizi internazionali. Siamo certi che anche per il futuro la partnership con Enilive proseguirà proficuamente”, ha dichiarato Francesco Fiore, Amministratore delegato di Itabus. “L’esperienza di Itabus, tra i principali operatori per la mobilità su strada delle persone nel nostro Paese, dimostra che il biocarburante diesel HVOlution rappresenta una soluzione efficace anche per i mezzi adibiti al trasporto collettivo, che devono coprire lunghe distanze e rispettare tempi di percorrenza concorrenziali. Per clienti come Itabus, e per tutti i nostri clienti, stiamo rapidamente aumentando il numero di Enilive Station in Italia e all’estero in cui è possibile rifornirsi con il nostro diesel da materie prime rinnovabili e nelle quali le persone in movimento possono anche usufruire di tanti servizi innovativi, tra cui un’offerta food unica per qualità e gusto nella ristorazione su strada, come i 1.200 Enilive Café e il nuovo format di ristoranti ALT Stazione del Gusto”, ha commentato Stefano Ballista, Amministratore delegato di Enilive.
Il Mit accoglie le richieste di Confindustria su canoni marittimi dei concessionari
“I canoni demaniali marittimi, non possono avere un ruolo preponderante nella scelta del concessionario”. Lo afferma una nota del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ha accolto le richieste di Confindustria Nautica in merito alle concessioni delle Autorità di Sistema Portuale.Il Mit, con la nota diramata a firma del direttore generale per i porti, la logistica e l’intermodalità, Donato Liguori, ha indicato le linee per un’applicazione uniforme del quadro normativo in materia di concessioni demaniali marittime.In particolare il Mit interviene sul ruolo della misura del canone che l’aspirante concessionario deve al demanio nell’ambito delle gare di concessione messe a gara dalle Autorità di Sistema Portuale. “L’utilizzo del canone quale criterio preponderante – argomenta Liguori nella sua nota – produrrebbe il rischio di effetti distorsivi e potenzialmente speculativi, oltre che non assicurare la proficua valorizzazione del bene del demanio marittimo, fine ultimo di ogni procedura selettiva”. Oltre al canone vanno valutati altri elementi “per misurare la proficua utilizzazione del bene demaniale, al fine di determinare il migliore uso possibile per perseguire tutti gli interessi pubblici in gioco, quali, tra gli altri: la qualità degli impianti, dei manufatti e delle strutture da asservire alla concessione; l’offerta di servizi; l’esperienza tecnica e professionale dell’offerente”. “È un primo passo che viene incontro alle nostre richieste e di cui ringrazio il Mit”, commenta il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, “che esclude che dopo la presentazione di un piano economico finanziario per la realizzazione dell’opera portuale, che evidentemente ingloba il valore del canone, si possa procedere a rialzi nella scelta dell’affidatario. Tuttavia chiediamo che le Regioni si conformino a questo primo orientamento e che sia confermata l’esclusione del canone dai criteri di gara”.