L’ASSEMBLEA ANCI
Agenda delle Città, Comuni al primo banco di prova del post-Pnrr. Sulla casa nasce il fronte europeo dei sindaci
Dalla tre giorni di Bologna emerge un quadro chiaro: il post-Pnrr non è un punto di arrivo, ma di partenza. I Comuni, che rivendicano il ruolo di attuatori più credibili, vogliono essere protagonisti della nuova Agenda europea delle città. E rilanciano anche un’alleanza a livello europeo
IN SINTESI
Il Pnrr può e deve avere continuità, non è ineluttabile che, con la chiusura di questa stagione straordinaria, debba aprirsi un vuoto. Anzi: i Comuni italiani arrivano all’appuntamento del post-2026 con un ruolo rafforzato, una reputazione consolidata e soprattutto la volontà di trasformare l’esperienza del Piano in una strategia stabile. Dall’assemblea annuale di Anci, a Bologna, arriva un messaggio chiaro: la presentazione a dicembre della nuova Agenda europea delle città, annunciata dal vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto, è la prima occasione per collocare i Comuni al centro della nuova fase delle politiche Ue. È da qui – affermano i sindaci – che deve partire la governance post-Pnrr. A rilanciare la sfida sono stati, al termine della tre giorni dell’assemblea, alcuni dei primi cittadini delle più importanti città italiane.
Per Stefano Lo Russo, vicepresidente Anci e sindaco di Torino, il PNRR è stato «un’esperienza molto significativa». La Pubblica amministrazione, pur non essendo inizialmente preparata, ha saputo «dare segnali importanti di adattamento», e i Comuni – ricorda – sono stati «i più performanti nella capacità di investire». Ora però inizia la partita più difficile: quella della continuità. «Sarebbe un peccato che questa importante eredità fisica, con le nuove strutture realizzate, ma anche immateriale, andasse persa» afferma Lo Russo. «Dobbiamo riflettere in che termini possiamo mettere a terra tutte le esternalità positive realizzate in questi anni. L’Agenda europea delle città è un punto di partenza fondamentale: i Comuni devono avere centralità nella nuova programmazione comunitaria, perché sono i luoghi più adatti dove concentrare le risorse e dialogare direttamente con l’Europa».
II sindaco di Bologna Matteo Lepore, allarga il raggio della discussione. La nuova Agenda delle città – sostiene – non può essere un dossier tecnico, ma il frutto di un lavoro coordinato tra governo e territori. «È un’occasione da cogliere, forte dell’esperienza del Pnrr» afferma Lepore. «Dobbiamo condividere alcune priorità strategiche, a partire dall’housing sociale». La casa, per Lepore, non è solo un tema sociale ma anche economico: «Gli enti locali possono aiutare non solo le famiglie, ma anche le imprese. La casa è una leva strategica per rilanciare l’economia». Da qui l’idea di un’alleanza tra città italiane ed europee per affrontare insieme le sfide del continente.
A rivendicare il ruolo centrale dei Comuni nella realizzazione del Pnrr è anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. “Il tasso di attuazione dei Comuni è stato altissimo: uno dei punti di forza dell’intero programma». Ma è sul futuro del bilancio europeo che arriva il suo allarme. Dal 2028 l’Ue dovrà rimborsare gli eurobond del NextGenerationEU. Per Gualtieri è un errore madornale: «È folle che quei rimborsi vengano sottratti alle risorse per gli investimenti locali». Così, avverte, il bilancio Ue rischia di diventare troppo piccolo per regioni e città, soprattutto per le politiche sociali e abitative. Da qui la proposta: «Serve un roll over, una proroga del debito europeo che eviti di comprimere gli investimenti». Al centro della prossima agenda europea, Gualtieri colloca l’abitare e rilancia il fronte dei sindaci europei.Il tema della casa unisce le grandi città europee. Gualtieri illustra la rete Mayors for Housing, la coalizione che comprende, tra le altre, Roma, Parigi, Barcellona, metropoli Ue con la quale chiedono a Bruxelles un cambio di passo sul diritto all’abitare.
Sul versante della finanza locale, Alessandro Canelli, sindaco di Novara e presidente Ifel, riconosce che la manovra 2025 «ha il pregio di non prevedere nuovi tagli», ma il quadro resta critico. Il delegato Anci ha riconosciuto che “nel complesso la situazione della spesa corrente dei Comuni resta deficitaria, anche se registriamo un importante allentamento nella gestione dei Fondi crediti di dubbia esigibilità per gli enti con la migliore performance sulla riscossione”. Quanto alle priorità per un ulteriore miglioramento della manovra, Canelli ha indicato tre priorità sulla spesa sociale: “l’esplosione dei costi per la gestione dei minori affidati dai tribunali, il fondo statale è stato portato quest’anno a 250 milioni ma i Comuni ne spendono 400”; ancora “i cosiddetti Assistenti Specialistici all’Autonomia e alla Comunicazione, necessari all’inserimento dei bambini disabili nelle scuole, siamo arrivati a 280 milioni di spesa complessiva, ma in alcuni Comuni la spesa in questi anni è raddoppiata o triplicata”. Infine, il problema dell’abitare: “per oltre 300 mila famiglie il 40% del budget viene usato per la casa e questo problema va affrontato in modo concreto soprattutto nelle grandi città”, ha concluso.
Dario Scannapieco, ad di Cassa Depositi e Prestiti, pone, quindi, l’accento sulla portata storica del Piano: «Il Pnrr ha sfatato un tabù europeo, quello degli eurobond e del debito comune. È un elemento di discontinuità nel modo in cui l’Europa investe». E aggiunge: «Non dobbiamo puntare al 100% della spesa, ma a risultati che abbiano impatto reale sull’economia e sulla società». Scannapieco ricorda la partnership rafforzata con l’Anci, firmata con il presidente Manfredi, per costruire nuovi strumenti finanziari a supporto dei Comuni..
Bernardo Mattarella, ad Invitalia, riporta i numeri dell’impegno dell’agenzia: «Stiamo gestendo 52 miliardi di euro di investimenti e abbiamo affidato 11 miliardi e mezzo di gare, di cui 8,5 miliardi con la procedura snella degli accordi quadro». Ma ora, avverte, serve una nuova fase: «La sfida è andare oltre il Pnrr. E lo stesso modello snello e collaborativo va applicato ai futuri fondi di coesione e agli investimenti territoriali». Mattarella conferma una delle priorità assolute: «L’impegno sull’abitare e sulla casa è fondamentale, e su questo stiamo costruendo nuovi progetti per i Comuni».
L’allarme delle utility. Palermo (Acea): infrastrutture idriche una Cenerentola
Un tema focus specifico è stato dedicato, nel corso dei lavori dell’assemblea, al tema delle infrastrutture idriche e energetiche. E qui emerge un quadro allarmante. Lo dice, senza troppi giri di parole, Fabrizi Palermo: «Per anni l’infrastruttura idrica è stata la Cenerentola. E oggi iniziamo a pagarne il conto». Gli investimenti sono stati molto inferiori rispetto alla media europea, con effetti devastanti: «Abbiamo una perdita nazionale del 42%: metà dell’acqua intercettata non arriva a destinazione. È inaccettabile». E aggiunge un tema spesso rimosso: «L’acqua è un bene che nessuno paga davvero: si paga solo il servizio industriale. Ma anche fare un bagno in un mare pulito deriva dalla bolletta dell’acqua. È una responsabilità farlo capire». Per Palermo, il settore può diventare un enorme volano di sviluppo. “Noi oggi siamo attivi in tutti i territori dove operiamo con importanti investimenti. Siam ostati tra i più grossi attori del Pnrr nell’idrico. Stiamo lanciando il più grande progetto europeo sull’acqua che è il cosiddetto nuovo acquedotto del Peschiera, un’opera di nuova generazione con il supporto di tecnologie all’avanguardia”.
“L’azienda – sottolinea Palermo parlando con Diac Diario a margine dell’assemblea Anci – ha lanciato un importante piano di sviluppo che non ha riguardato solo il mondo dell’idrico ma anche il settore delle reti elettriche, dell’ambiente e questo oggi ci sta portando a investire a ritmi molto significativi. I risultati si vedono, i nove mesi ne sono la testimonianza concreta. L’azienda ha attuato un significativo cambiamento in tutti i settori in cui opera e crediamo oggi di essere molto ben posizionati su questo percorso, alla luce di questo abbiamo rivisto al rialzo la guidance per la fine dell’anno”.
Cristian Fabbri, presidente esecutivo di Hera, ricorda che le utility stanno traducendo il Pnrr in «oltre 7 miliardi di investimenti» su infrastrutture idriche, teleriscaldamento e circular economy. Luca Dal Fabbro, presidente di Iren, elenca 59 progetti Pnrr: resilienza della rete elettrica, ciclo dei rifiuti, depurazione e idrico, teleriscaldamento, efficienza energetica su 800 edifici a Torino. E rilancia: «Il futuro è nell’uso dell’acqua: teleriscaldamento, raffreddamento dei data center. Serve portare il modello delle utility anche al Sud, per ridurre le diseguaglianze».