ASSIMPREDIL

Regina De Albertis: “Le semplificazioni erano la via di uscita da un sistema vessatorio, ora sono saltate. Servono riforme definitive per tornare a investire”

24 Set 2024 di Giorgio Santilli

Condividi:
Regina De Albertis: “Le semplificazioni erano la via di uscita da un sistema vessatorio, ora sono saltate. Servono riforme definitive per tornare a investire”

REGINA DE ALBERTIS PRESIDENTE ASSIMPREDIL ANCE

Regina De Albertis elenca puntigliosamente 14 punti di gravissima criticità per il settore. Poi si ferma un istante: “Potrei continuare ancora l’elenco ma mi fermo sperando di avervi sufficientemente coinvolti nel disagio che noi abbiamo vissuto e ancora viviamo”. La presidente di Ance-Assimpredil, però, non ci gira intorno e non si ripara dietro le sventagliate di cose che non funzionano. Oggi il disagio, a Milano, ha un’origine prevalente e molto chiara. “La situazione di incertezza venutasi a creare nel corso degli ultimi mesi sull’interpretazione di alcune regole urbanistiche ed edilizie nazionali – dice De Albertis – sta determinando effetti fortemente negativi in tutto il Paese, non solo a Milano dunque, e rischia di provocare una battuta d’arresto delle già timide politiche di rigenerazione delle città in Italia”.

Il tema “centrale” è che “un Paese civile non può accettare leggi retroattive, la messa in discussione di norme sulle quasi si è fatto legittimo affidamento, non può attendere anni che la giustizia faccia il suo corso. La paralisi amministrativa dell’urbanistica, derivata dai ben noti fatti di cronaca, non solo sta bloccando quasi tutti gli interventi in corso ma ha innescato anche un congelamento delle nuove iniziative di sviluppo immobiliare per l’incertezza del quadro regolatorio”.

Poi, le conseguenze che rischiano di essere devastanti. “Il nostro – dice De Albertis – è un settore che ha tempi lunghissimi di ‘gestazione delle sue produzioni ‘, nel mercato pubblico e ancora di più in quello privato: prima di poter aprire il cantiere vero e proprio passano anni e bloccare oggi la fase di progettazione e autorizzazione vuol dire stare tutti fermi per molto tempo, in alcuni casi vuol dire perdere per sempre l’interesse a investire”.

Il salva-Milano all’esame della Camera “è una prima risposta, seppur di breve termine, alla situazione attuale. Auspichiamo che si possa mettere fine all’incertezza normativa, che colpisce non solo le imprese, i professionisti e tutta la filiera delle costruzioni, ma anche le famiglie, fornendo un’interpretazione chiara delle regole che attualmente sono oggetto di letture interpretative divergenti”.

L’esigenza di questo intervento normativo deve costituire “il punto di partenza per poter superare le attuali normative anacronistiche”, ma il punto di arrivo deve essere il superamento della legge urbanistica “che ha compiuto ottanta anni”, il decreto sugli standard “che ne ha compiuti più di 50” e una riforma organica del testo unico dell’edilizia. “Un quadro normativo non più sostenibile in quanto non rispondente alle esigenze che le stesse politiche europee stanno delineando”.

“L’eredità del passato – dice De Albertis – è in primo luogo un sistema vessatorio, burocratizzato, che appesantisce tutto il ciclo produttivo e che deprime innovazione e cambiamento. Si è potuto superare, talvolta, la palude solo attraverso leggi speciali, commissari ad acta, provvedimenti emergenziali. Nel tempo è stata messa in campo una semplificazione che ha permesso di accelerare alcune fasi”, Il paradosso è che proprio questa semplificazione che per anni è stata considerata una via di uscita al sistema vessatorio non può più contare su un’interpretazione univoca e genera, a sua volta, paralisi.

Il punto oggi è prevalentemente questo. Poi c’è l’orgoglio del “piccolo miracolo” del dopo-Covid trainato dalle costruzioni, c’è la galoppata di quattro anni dopo una crisi che è costata 600mila posti di lavoro, c’è il rallentamento che già si vede, ma ancora non fa male grazie al paracadute del Pnrr. Ma senza una politica per la casa, senza dare attuazione alle direttive sul risparmio energetico, senza risolvere il nodo di una nuova normativa chiara nel settore dell’edilizia che aiuti le imprese a investire in sicurezza non ci sarà uno sviluppo duraturo verso quel 2050 che dava il titolo all’assemblea, “Non esiste una ricetta magica – conclude Regina De Albertis – la via verso il futuro deve essere percorsa con la volontà di tutti i soggetti coinvolti di condividere che il prossimo traguardo del 2050 deve essere tagliato insieme”.

Argomenti

Argomenti

Accedi