LA GIORNATA
La vittoria dell’Afd scuote l’Europa, shock in Germania. Le borse resistono
- Ue, salgono Pil e occupazione nel secondo trimestre 2026: crescita rivista al +0,6%
- Appello degli industriali a Bruxelles: “Salvare la produzione in Europa”
- Dall’energia alle terre rare, i settori della nuova cooperazione Ue-Groenlandia. Investimenti per 200 mln
IN SINTESI
Il trionfo dell’Afd nella tornata elettorale regionale nel land tedesco della Sassonia Anhalt scuote l’intera Europa. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si e’ detto “profondamente scioccato” dalla disfatta della Cdu ma ha escluso cambi di rotta sulle riforme e sul sostegno all’Ucraina e ha respinto ogni ipotesi di dimissioni. “Arrendersi non e’ mai stata un’opzione per me”, ha detto al termine di una riunione di partito in cui ha fatto i conti con la batosta incassata nel Land dell’Est. “Non arretrero’ di un solo millimetro dalla mia convinzione fondamentale che, soprattutto ora, dobbiamo difendere la nostra liberta’ anche dalla Russia”, ha dichiarato in conferenza stampa. La co-leader dell’AfD, Alice Weidel, ha definito Merz “un peso enorme” per la Germania, sostenendo che nessun cancelliere prima di lui sia stato cosi’ impopolare. Il candidato vincitore nel Land, Ulrich Siegmund, lo ha invece ringraziato ironicamente per essere stato “un ottimo attivista elettorale” dell’AfD. Siegmund ha rivendicato “un mandato molto chiaro per governare” e annunciato contatti con altri partiti e singoli deputati per costruire una maggioranza stabile. “Difficilmente il risultato avrebbe potuto essere piu’ chiaro”, ha affermato. La vittoria del partito di estrema destra AfD solleva una “paura che possiamo svegliarci in una situazione nella quale non abbiamo fatto abbastanza per rispondere alle minacce e difenderci”, ha dichiarato Kaja Kallas, Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, parlando con la stampa a Vilnius insieme al primo ministro lituano, Mindaugas Sinkevicius. Kallas si e’ allontanata dalla linea “no comment” ribadita dai portavoce della Commissione questa mattina e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen stessa, che in Groenlandia ha sottolineato che l’Ue “non commenta elezioni nazionali o locali”. In Italia Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, torna ad applaudire la performance di Afd parlando di ‘onda popolare anti èlite’, un messaggio anche ‘alle destre sbiadite’. Dalle parti di Fratelli d’Italia, si punta a differenziare i due scenari: “La vittoria dell’AfD è dovuta agli insuccessi dei Governi delle larghe intese che si sono succeduti in Germania, in Italia abbiamo un Governo politico di centrodestra, guidato da Giorgia Meloni che è la leader della destra, non è una situazione speculare”, è il ragionamento che viene fatto, da parte di chi prova anche a ridimensionare la portata del risultato raggiunto dall’estrema destra tedesca: “Il Land Sassonia-Anhalt è un Land da 2 milioni di abitanti, su 80 milioni di tedeschi… è come quando da noi votano le Marche, quindi i numeri vanno circoscritti”. Certo per Meloni e compagni è “fisiologico” che Vannacci esulti e salga sul carro di AfD, conteso anche da Matteo Salvini, ma “in Italia lo schema è sicuramente diverso” e il voto tedesco “non cambia nulla”.
Dopo il verdetto delle urne, ieri l’attesa era puntata anche sulla reazione dei mercati finanziari per i timori di instabilità politica in Germania e in Europa. Le Borse del Vecchio Continente hanno resistito alla scossa e chiuso in ordine sparso una seduta interlocutoria, segnata anche dalla chiusura di Wall Street per il Labour Day. In questo contesto, Milano strappa un rialzo dello 0,25% mentre a terminare con il passivo maggiore è Francoforte (-0,25%), che nelle battute finali della giornata riesce a recuperare leggermente terreno, rassicurata dalla parole di Merz che non ha parlato di dimissioni e ha rivendicato la volontà di assumersi direttamente la “responsabilità” politica del risultato. In realtà, l’Afd, secondo gli operatori, è ancora lontana dal conquistare il potere a livello nazionale, ma questo exploit elettorale desta preoccupazione, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti alle urne in Europa. In Francia, recenti sondaggi indicano infatti come favorita al voto per le prossime presidenziali la leader di estrema destra Marine Le Pen, che oltretutto si è espressa a favore dell’abbandono dell’euro, come gli esponenti di Afd. “I prossimi anni potrebbero vedere ondate di cambiamenti politici nell’Ue e una svolta a destra nelle due maggiori economie – spiegano gli esperti di Xtb – Questo potrebbe non rappresentare un problema per gli operatori del mercato valutario oggi, ma lo è per il futuro”.
Ue, salgono Pil e occupazione nel secondo trimestre 2026: crescita rivista al +0,6%
Nel secondo trimestre del 2026, secondo la stima pubblicata da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, il Pil destagionalizzato è aumentato dello 0,6% nell’area dell’euro e dello 0,7% nell’Ue rispetto al trimestre precedente. Nel primo trimestre del 2026, il Pil era rimasto stabile nell’area dell’euro ed era aumentato dello 0,1% nell’Ue. E’ stata così rivista la stima flash di metà agosto che aveva indicato per il pil Eurozona una crescita nel secondo trimestre dello 0,4% e per quello Ue dello 0,5% rispetto al primo trimestre; rispetto all’anno prima aveva indicato +1% e +1,2%. Per l’occupazione aveva indicato per la Ue un aumento rispetto al trimestre precedente di 0,5%. Nel secondo trimestre del 2026, il pil degli Stati Uniti e’ aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente (dopo il +0,5% del primo trimestre del 2026). Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il pil e’ cresciuto del 2,1% (dopo il +2,7% del trimestre precedente). Nella Ue e’ dell’Irlanda la crescita piu’ alta (+10,2%) rispetto al trimestre precedente, seguita da Slovenia (+1,8%) e Lituania (+1,7%). L’Austria (-0,1%) e’ stato l’unico Stato membro a registrare una diminuzione rispetto al trimestre precedente.
Il contributo alla crescita del pil rispetto al trimestre precedente e’ stato il seguente: la spesa per consumi finali delle famiglie e’ stata positiva sia per l’area dell’euro che per la Ue (+0,2 punti percentuali per entrambi); la spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche e’ stata trascurabile sia per l’area dell’euro che per la Ue;la formazione lorda di capitale fisso e’ stata trascurabile per l’area dell’euro e positiva per la Ue (+0,1 punti percentuali); la variazione delle scorte e’ stata negativa sia per l’area dell’euro che per la Ue(-0,5 punti percentuali per entrambi); le esportazioni meno le importazioni sono state positive sia per l’area dell’euro (+0,9 punti percentuali) che per la Ue (+0,8 punti percentuali).
Sulla base di dati destagionalizzati, Eurostat stima che, nel secondo trimestre del 2026, nella Ue fossero occupate 221,4 milioni di persone, di cui 176,4 milioni nell’area dell’euro. Il numero di occupati e’ aumentato dello 0,1% sia nell’area dell’euro che nella Ue, rispetto al trimestre precedente. Le ore lavorate sono aumentate dello 0,1% sia nell’area dell’euro che nella Ue rispetto al trimestre precedente. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, le ore lavorate sono aumentate dello 0,7% nell’area dell’euro e dello 0,8% nella Ue. Nel secondo trimestre del 2026, Portogallo (+1,0%), Repubblica Ceca e Malta (+0,9%) hanno registrato il maggiore aumento dell’occupazione rispetto al trimestre precedente. I maggiori cali occupazionali si sono registrati in Finlandia (-0,8%) e Grecia (-0,4%).
Appello degli industriali a Bruxelles: “Salvare la produzione in Europa”
“Salvare la produzione manifatturiera in Europa”. È il grido lanciato a Bruxelles da un centinaio di rappresentanti dell’industria manifatturiera europea, arrivati da diversi Paesi Ue per chiedere misure a tutela della competitività e dei posti di lavoro. L’iniziativa, promossa da Eurometal, l’organizzazione che rappresenta il settore europeo della distribuzione, dei derivati e della produzione dell’acciaio, ha visto ieri mattina una decina di camion raggiungere il quartiere europeo trasportando bare vuote di fronte al Berlaymont, sede della Commissione europea, a simboleggiare la capacità produttiva e il know-how che l’Europa rischia di perdere. Partito dalla rotonda Schuman, cuore del Quartiere europeo, il convoglio ha raggiunto in tarda mattinata il Berlaymont, suonando per qualche minuto i clacson in un simbolico campanello d’allarme per il futuro del manifatturiero europeo. “Rispettiamo gli standard ambientali e investiamo nella tutela dei lavoratori, nella sicurezza e nella sostenibilità. Ma l’acciaio utilizzato dai produttori europei si fa già carico dei costi delle emissioni di carbonio, delle misure di difesa commerciale e dei dazi”, ha denunciato il presidente di Eurometal, Alexander Julius. “Vogliamo davvero perdere la nostra industria manifatturiera europea indipendente?”, ha aggiunto. Alla manifestazione presente anche Franco Felisa, amministratore delegato di Trancerie Emiliane e presidente di ESN (Electromechanics Synergy Network). “Non chiediamo aiuti, sgravi fiscali o finanziamenti ma abbiamo bisogno di regole chiare che ci permettano di competere nel mondo, prima di tutto qui in Europa”, ha puntualizzato. Per Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione Industria del Parlamento europeo, è necessaria un’estensione della protezione del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) anche ai prodotti ‘a valle’ della filiera dell’acciaio. “L’Italia è la seconda nazione manifatturiera in Europa e, soprattutto in alcune zone del Nord Italia, siamo leader assoluti in alcuni settori della meccanica. Le nostre industrie non chiedono sussidi”, ma vogliono essere “difese con misure alleggerite”, perché “quello che sta accadendo è una concorrenza sleale”.
Dall’energia alle terre rare, i settori della nuova cooperazione Ue-Groenlandia. Investimenti per 200 mln
L’Ue e la Groenlandia “dichiarano la loro intenzione di proseguire, ampliare e rafforzare ulteriormente le relazioni e la cooperazione in settori di reciproco interesse, tra cui: istruzione e formazione; sviluppo e costruzione di infrastrutture, tra cui, tra l’altro, porti, aeroporti, alloggi, nonché strutture per i servizi pubblici, l’istruzione e l’assistenza; governance degli oceani ed economia blu, compreso l’uso sostenibile, la gestione e la conservazione dell’ambiente marino e delle sue risorse, in particolare la pesca, attraverso la cooperazione bilaterale e multilaterale; risorse naturali, compreso lo sviluppo sostenibile e responsabile delle catene del valore delle materie prime, strutturate secondo elevati standard ambientali, sociali e di governance e che contribuiscano alla cooperazione industriale”. E’ quanto si legge nella dichiarazione congiunta firmata a Nuuk dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen.
Tra i settori per i quali l’Ue e la Groenlandia rafforzeranno la cooperazione figurando anche: la produzione e tecnologie energetiche sicure, sostenibili e a basse emissioni di carbonio, nonché sicurezza energetica, compreso lo sviluppo di soluzioni per la produzione, lo stoccaggio, la distribuzione e l’utilizzo di energia sicura, sostenibile e a basse emissioni di carbonio adatte all’Artico e alla resilienza dei sistemi; la connettività, compresi cavi sottomarini sicuri, resilienti e intelligenti, infrastrutture satellitari e di rete principale e servizi correlati, nonché governance digitale, capacità e aspetti normativi; turismo sostenibile, anche attraverso il miglioramento delle condizioni favorevoli. “La Groenlandia può contare sull’Ue. Oggi sono tornata per presentare i risultati concreti della nostra stretta cooperazione: un nuovo pacchetto di partenariato Ue-Groenlandia del valore di 200 milioni di euro. Ciò creerà nuove opportunità e rafforzerà il ruolo di un’Ue forte e impegnata sia in Groenlandia che nell’Artico. Perché la Groenlandia è un alleato strategico e un amico fidato”, ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen a Nuuk annunciando il nuovo pacchetto di partenariato da 200 milioni per il 2026 e 2027, pari al 7-8% del Pil groenlandese in due anni.
Cimmino (Confindustria), “Ue-Mercosur enorme vantaggio, qui per avviare partnership”
Con “un vantaggio gigantesco”, dopo l’accordo commerciale Ue-Mercosur, in Sud America “le imprese di Confindustria si candidano ad essere dei partner molto efficaci, dinamici, veloci”. La missione imprenditoriale organizzata dagli industriali, con l’Ice, “non punta solo ad una crescita dell’export” del made in Italy ma ad “una penetrazione nelle catene del valore”, ad avviare “partnership con aziende locali con cui entrare in società”. La vicepresidente di Confindustria per l’export e l’attrazione degli investimenti, Barbara Cimmino, dopo una visita istituzionale in Uruguay, lo indica presentando a Buenos Aires la missione imprenditoriale organizzata da Confindustria e Ice in Argentina e Brasile. “Siamo la prima associazione industriale europea ad organizzare una missione così importante, così articolata”, sottolinea. Una priorità per Confindustria che ritiene che “in questo momento storico di riconfigurazione economica del commercio l’aspetto degli accordi di libero scambio sia assolutamente prioritario per l’Italia e per l’Europa”.
“Questa missione – indica la vicepresidente di Confindustria che ha la delega sui temi dell’internazionalizzazione – è un vero e proprio passaggio da una fase politica, quella che è stata necessaria fino a maggio 2026, quando il trattato Ue-Mercosur è entrato in vigore, a una fase decisamente operativa, dove l’obiettivo è proprio quello di realizzare delle partnership con delle imprese argentine e di farlo nei settori che abbiamo considerato più importanti: transizione energetica, macchinari, impiantistica, la parte farmaceutica e medicale, l’agrifood, le tecnologie digitali, l’industria mineraria”.
In Argentina “un obiettivo ambizioso”, sostenuto dal “collegamento molto forte con L’Italia dal punto di vista valoriale, identitario e culturale. Oltre il 40% della popolazione argentina ha origini italiane, è un vantaggio competitivo che abbiamo nelle relazioni con questo Paese”. E “adesso deve diventare uno ‘strategic power’, dobbiamo passare da una fase di narrazione e di racconto a una fase strettamente operativa. E lo possiamo fare soltanto all’interno di quello che definiamo il ‘sistema Paese'”, dall’Ice a Simest, Sace, Cdp, le ambasciate, “la diplomazia della crescita”. Con l’obiettivo “di creare dei collegamenti molto solidi e destinati a durare nel tempo a tutti i livelli”. Se “enormi turbolenze di questi anni ci hanno portato a lavorare più sul breve periodo”, bisogna ora guardare più avanti, avverte : “Nel caso del Mercosur, quello che accadrà nel 2030, nel 2040, sarà qualcosa di assolutamente affascinante, un’area con 700 milioni di abitanti che condividono uno stesso modo di vedere prodotti e processi, e i valori, lo stesso rispetto per la persona”.
Spagna, Sanchez: concluderemo l’anno con una crescita del Pil 5 volte superiore all’Italia
“Il reddito reale delle famiglie è aumentato di 9 punti dalla pandemia, è cresciuto il doppio che in Francia, il triplo rispetto alla Germania” e “concluderemo l’anno con una crescita del Pil cinque volte superiore a quella dell’Italia”. E’ quanto ha dichiarato il premier spagnolo e leader socialista, Pedro Sanchez, durante la riunione interparlamentare del Psoe, a inizio del corso politico. Nel suo intervento, Sanchez ha evidenziato che da tre anni consecutivi Madrid guida la crescita fra le grandi economie europee e ha assicurato che il Paese concluderà il 2026 crescendo “cinque volte più dell’Italia, quattro volte più della Germania, tre volte più della Francia”. Il leader del Psoe ha indicato ai compagni di partito che la manovra finanziaria per il 2027 – che prepara il governo, dopo tre anni in esercizio provvisorio della Finanziaria 2023 – conterrà “il più grande investimento sociale della storia” moderna della Spagna, indicando come priorità politiche abitative. Nell’assicurare, al tempo stesso che “Spagna è un esempio di rigore e di consolidamento fiscale” in Europa, il premier ha chiesto agli alleati parlamentari “un esercizio di impegno con la gente”, per poter ottenere i consensi necessari ad “approvare la legge di bilancio”, “consolidare i passi avanti con ulteriori progressi” e blindare le politiche progressiste. “Gli ultimi dati segnalano a una crescita economica dello 0,6% nel terzo trimestre”, per cui l’economia spagnola “mantiene la sfida” per centrare le previsioni di un incremento del 2,6% del Pil nell’anno, ha anticipato il vicepremier e ministro dell’Economia spagnolo, Carlos Cuerpo.
Ponte stradale inaugurato tra la Russia e la Corea del Nord
Un ponte stradale tra la Russia e la Corea del Nord è stato inaugurato oggi in videocollegamento dal primo ministro russo, Mikhail Mishustin, e dal suo omologo nordcoreano, Pak Thae-song. Il nuovo collegamento attraversa il fiume Tumannaya, ha riferito l’agenzia russa Ria Novosti.
Le relazioni tra la Russia e la Corea del Nord “si trovano attualmente a un livello senza precedenti di partenariato strategico globale”, ha affermato il premier russo. “I nostri Paesi cooperano attivamente praticamente in tutti i settori e coordinano i loro sforzi per garantire la sicurezza e la stabilità regionale”, ha aggiunto Mishustin durante la cerimonia di inaugurazione.
Energia: nasce Avvera, prima energy infrastructure company italiana
Rocco Benetton insieme ai soci Paolo Sandali e Diego Rocco, e controllata dalla holding Elemento, lancia Avvera, la prima Energy Infrastructure Company italiana, che opera sulle infrastrutture energetiche. Si tratta di un nuovo modello di gestione e rigenerazione, che assume la responsabilita’ dell’intero processo, dalla fase progettuale a quella finanziaria, sostenendo direttamente gli investimenti necessari alla riqualificazione. Rocco Benetton ricopre il ruolo di chief strategy officer; Paolo Sandali quello di ceo e cfo; Diego Rocco e’ ceo e cfo. Il piano industriale prevede complessivamente, nei prossimi dieci anni, oltre 140 interventi tra nuove infrastrutture energetiche e riqualificazioni, per un giro d’affari stimato di 340 milioni di euro. Inoltre Avvera ha sviluppato strumenti proprietari basati sull’Intelligenza Artificiale destinati alla progettazione assistita, al monitoraggio degli impianti, alla manutenzione predittiva e all’ottimizzazione delle prestazioni energetiche.
Fibercop, semestre in linea coi target, centrati obiettivi Pnrr
FiberCop chiude il primo semestre con ricavi per 1.786 milioni di euro, in flessione rispetto agli 1.862 milioni dello stesso periodo del 2025, e con un Ebitdaal organico pari a 810 milioni, sostanzialmente stabile rispetto al primo semestre 2025. I risultati, si legge in una nota, “mostrano una performance che si conferma in linea con il budget e la guidance per l’anno”. Fibercop segnala come i ricavi “non riflettono ancora l’incidenza di tutte quelle iniziative che ci si aspetta vengano registrate nel secondo semestre dell’anno”. Anche l’ebitdaal organico è atteso in crescita del 10% nell’intero 2026: il miglioramento sarà concentrato nella seconda metà dell’anno per effetto dello sviluppo dei ricavi e del pieno contributo delle iniziative di riduzione delle spese operative già implementate nel semestre e delle ulteriori iniziative di efficienza nel secondo semestre. Dal punto di vista industriale il programma di rollout FTTH, cioè il collegamento delle unità immobiliari con la fibra, procede secondo i piani, con 15,3 milioni di abitazioni raggiunte nel primo semestre 2026, un milione in più rispetto a fine 2025. Centrati al 100% gli obiettivi del Pnrr, anche per effetto dell’accelerazione del rollout del Piano Autonomo che ha consentito raggiungere il 74% del target 2027 di 20 milioni di abitazioni.
I risultati finanziari del semestre “confermano la solidità della strategia aziendale e la capacità della società di raggiungere gli obiettivi operativi prefissati. La crescita sostenuta dell’FTTH, il conseguimento degli obiettivi previsti dal PNRR per il rollout della fibra in Italia e i continui progressi registrati dal nostro programma di Transformation, hanno prodotto risultati tangibili in tutte le aree di attività”, ha dichiarato il presidente e ad, Massimo Sarmi.
“La nostra infrastruttura nazionale sta inoltre evolvendo per rispondere alle nuove esigenze di connettività, con la trasformazione di un selezionato numero di centrali in oltre 100 edge data center distribuiti su tutto il territorio italiano. La costante espansione della rete in fibra, insieme a ulteriori interventi di efficientamento, ci consentono di confermare la guidance per il 2026”
.Gli investimenti complessivi nel primo semestre si sono attestati a 1.177 milioni di euro, sostanzialmente stabili nonostante l’accelerazione del rollout anche grazie alle efficienze nei costi di realizzazione. Fibercop prevede che gli investimenti per l’intero esercizio siano inferiori alle stime iniziali grazie al raggiungimento degli obiettivi di rollout a costi inferiori, alla conclusione degli investimenti legati al Pnrr e alla progressiva riduzione dei costi di manutenzione derivante dagli incrementi di efficienza. Al termine del primo semestre risultano già consolidati 198 milioni di euro di risparmi annualizzati, attraverso interventi in ambito Hr, It e operations. Tali efficienze, attese in ulteriore crescita nel tempo, contribuiranno alla riduzione dei costi operativi di oltre 600 milioni nel periodo 2025-2029. L’indebitamento netto ha raggiunto 12 miliardi, in crescita dai 10,9 miliardi di fine 2025, come conseguenza del piano di investimenti accelerato. La leva finanziaria si è attestata a 6,9 volte l’ebitdaal, rapporto che si prevede rimanga stabile nel secondo semestre, in linea con la guidance. Il margine di liquidità, pari a 4,2 miliardi di euro, e le linee di finanziamento concesse coprono sostanzialmente più del fabbisogno dell’azienda, fino al completamento nel 2027 del rollout del piano autonomo, riducendo in misura significativa i rischi legati alle future esigenze di finanziamento Le linee attive gestite da FiberCop sono pari a 13,4 milioni, in crescita del 26% sul primo semestre 2025, con una quota di mercato sulle nuove attivazioni nette FTTH salita al 66% nel primo trimestre 2026 rispetto a una quota media del 59% registrata nell’esercizio 2025. FiberCop si è inoltre aggiudicata la gara del Fondo nazionale connettività per il rollout di ulteriori 700.000 abitazioni entro il 2030 nelle aree oggetto di intervento pubblico. Nel primo semestre 2026 Fibercop ha infine ricevuto pronunce positive in ambito regolatorio relativi all’Msa (master service agreement) e al proprio status di operatore wholesale-only, con la definizione del nuovo schema tariffario wholesale con Agcom che procede in maniera costruttiva
Eni e Petronas esplorano soluzioni innovative nel campo dei biocarburanti
Eni e Petronas hanno sottoscritto, nell’ambito del Gran Premio d’Italia di Formula 1 2026, un Feasibility Agreement (FA) volto a valutare lo sviluppo di bio-benzine innovative ad alte prestazioni a partire dal processo di produzione ormai consolidato della tecnologia Ecofining™, attraverso la quale Eni produce biocarburanti HVO da materie prime rinnovabili sin dal 2014. L’obiettivo dell’accordo è verificare i profili tecnici, di mercato, di sostenibilità e i livelli di performance di nuove bio-benzine da materie prime rinnovabili utilizzabili nell’ambito delle competizioni sportive e che poi possano essere impiegate per lo sviluppo di prodotti commerciali. Questa nuova intesa rafforza la collaborazione tra le due società nel campo dei biocarburanti, nel quale le due società vantano già un’esperienza tecnologica e industriale pluriennale, e a supporto di una progressiva decarbonizzazione nel settore dei trasporti.
Lo studio consentirà di mettere a fattor comune le competenze distintive delle due aziende; da un lato, Eni contribuirà con la propria consolidata esperienza nelle soluzioni energetiche sostenibili e nella produzione, nelle bioraffinerie Enilive, di biocarburanti da materie prime rinnovabili già commercialmente disponibili, tra cui diesel HVO e SAF-biojet, nonché con lo sviluppo di innovative bio-benzine. Dall’altro, PETRONAS metterà a disposizione la propria comprovata esperienza nelle tecnologie dei carburanti, da quelli di origine fossile ai carburanti sostenibili ad alte prestazioni per motori a combustione, oltre alle proprie competenze nelle soluzioni energetiche sostenibili e nello sviluppo di prodotti avanzati.
Con Petronas Eni ha recentemente costituito Searah, una joint venture indipendente al 50% che riunisce attività chiave in Indonesia e Malesia, che comprende un portafoglio di 19 asset di produzione e sviluppo di gas nei due Paesi. Con Enilive ed Euglena, PETRONAS ha costituito la joint venture Pengerang Biorefinery Sdn. Bhd. per la costruzione di una bioraffineria a Pengerang, nello Johor, in Malesia, che dalla seconda metà del 2028 si stima avrà una capacità di lavorazione di materie prime rinnovabili fino a 650.000 tonnellate l’anno per la produzione di SAF-biojet, HVO diesel e bio-nafta. Enilive è leader globale nella produzione di diesel HVO (Hydrogenated Vegetable Oil, olio vegetale idrogenato), attualmente distribuito in oltre 1.700 stazioni di servizio in Europa.
Porti, sindacati: ritirare l’emendamento alla riforma su imprese e cooperative ex articolo 17
“Il ritiro immediato dell’emendamento e l’apertura di un confronto specifico con Governo, Parlamento, Autorità di Sistema Portuale sul futuro delle imprese e delle cooperative ex articolo 17, sulla loro sostenibilità economica e sul loro ruolo strategico per il sistema logistico nazionale”. A chiederlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti nazionali, esprimendo “una netta contrarietà all’emendamento presentato nell’ambito della riforma della governance portuale che consentirebbe alle imprese terminaliste e alle imprese autorizzate ai sensi degli articoli 16 e 18 della legge 84/94 di ricorrere direttamente al lavoro somministrato attraverso le agenzie per il lavoro, superando di fatto quanto previsto oggi dall’articolo 17”.
“Se questa è la direzione che si intende imprimere alla riforma dei porti – spiegano le organizzazioni sindacali – siamo di fronte a una scelta sbagliata e potenzialmente molto pericolosa. Non si rende più competitivo il sistema portuale italiano sostituendo un modello di lavoro qualificato, regolato e costruito nel tempo per garantire continuità operativa e sicurezza con manodopera reperita sul mercato generalista del lavoro interinale. L’articolo 17 non rappresenta un ostacolo allo sviluppo dei porti, ma costituisce uno degli strumenti che hanno consentito agli scali italiani di affrontare negli anni le oscillazioni dei traffici e le esigenze operative delle imprese. Grazie a questo articolo i porti garantiscono la disponibilità di personale qualificato nei momenti di maggiore intensità produttiva, assicurando la continuità delle operazioni ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, per tutto l’anno”.
“L’emendamento – affermano infine Filt, Fit e Uiltrasporti – rischia invece di aprire la strada a una progressiva sostituzione di una funzione strutturale del porto con forme di lavoro precario, adattando un modello fondato sulla professionalità e sulla specializzazione a sole logiche di mercato con potenziali ripercussioni a partire da un tema per noi non negoziabile come la sicurezza”.
Tim: l’ad Labriola e il top management aderiscono a opas di Poste
L’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilita’ strategiche della societa’ hanno portato in adesione le azioni detenute all’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria volontaria promossa da Poste Italiane. Lo rende noto Tim ricordando che, come gia’ comunicato al mercato lo scorso 18 luglio, “il corrispettivo dell’offerta e’ stato ritenuto congruo dal punto di vista finanziario dal consiglio di amministrazione del Gruppo, che ne ha valutato positivamente il razionale e le prospettive industriali”. L’adesione del top management si e’ chiusa nella settimana scorsa e i dettagli relativi alle singole operazioni saranno resi pubblici attraverso le comunicazioni di internal dealing, nei termini previsti dalla normativa applicabile, precisa il comunicato.
EV in crescita e costi in calo in Europa, ma rimane il divario italiano
Nel primo semestre 2026 i veicoli elettrici a batteria (BEV) hanno raggiunto il 22% delle nuove immatricolazioni di autovetture nell’UE, con autobus e pullman elettrici al 28% e camion medi al 21%. I costruttori di auto sono a meno di 2 grammi di CO₂ per chilometro (g CO₂/km) dall’obiettivo medio di 93 g CO₂/km fissato per il periodo 2025-2027, mentre i costruttori di veicoli pesanti hanno centrato il target 2025 con un anno di anticipo. Resta il divario italiano: l’Italia si ferma, infatti, all’8% di quota BEV, contro il 28% della Francia, il 26% della Germania e il 22% della media europea. Un ritardo riconducibile soprattutto alla domanda, e dunque alle misure di incentivo e fiscalità sull’auto. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto sull’andamento della mobilità elettrica in Europa, l’EV Transition Check 2026, a cura dell’International Council on Clean Transportation (ICCT) in collaborazione con ECCO, il think tank italiano per il clima e altri think tank partner europei.
Il rapporto è stato presentato ieri a Bruxelles in collaborazione con la Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea, alla presenza della Commissione e di parlamentari europei. Sui costi il segnale è netto. I BEV costano in media il 33% in meno per chilometro rispetto alle auto a benzina e diesel e fanno risparmiare all’UE circa 4,5 miliardi di euro l’anno di importazioni di combustibili fossili, a fronte dei 336,7 miliardi di euro spesi nel 2025 per petrolio e gas.
In Germania, il più grande mercato europeo preso a riferimento, il prezzo reale dei veicoli BEV è sceso del 18% tra il 2020 e il 2025, trainato da un calo del 35% del prezzo delle batterie, a fronte di un aumento del 2% per le auto a combustione interna. I modelli elettrici disponibili sono passati da circa 40 a 159, mentre quelli a combustione sono scesi da 275 a 194. I BEV rappresentano ormai il 5,6% dei passaggi di proprietà nell’usato, contro il 3,2% di un anno prima. Considerando l’intero ciclo di vita, le emissioni di un’auto elettrica sono inferiori del 73% rispetto a una a benzina.
Anche il trasporto merci si avvicina alla parità economica. Camion elettrici e diesel stanno convergendo sul costo totale di possesso e in alcuni casi la parità è già stata superata. In Germania, dove sono già in vigore oneri basati sulle emissioni di CO₂, i camion elettrici regionali e a lungo raggio risultano rispettivamente il 10% e l’11% meno costosi dei corrispettivi diesel nel 2026. A giugno 2026 i punti di ricarica pubblici nell’UE erano 1,16 milioni, otto volte il valore del 2020, con una capacità di ricarica per veicolo pari a 3,4 volte l’obiettivo del regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi (AFIR). I prezzi restano però elevati: 0,50 euro per chilowattora (€/kWh) in corrente alternata (AC) e 0,62 €/kWh in corrente continua (DC), imposte incluse, circa il doppio della ricarica privata.
Per la ricarica pubblica, l’Italia è nettamente sopra la media europea con 0,63 €/kWh in AC e 0,77 €/kWh per le DC, soprattutto a causa del peso degli oneri parafiscali che agiscono sul costo di ricarica. Per le auto la convenienza rispetto ai carburanti regge. Lo stesso non si può dire per il trasporto pesante a lungo raggio, che dipende maggiormente dalla ricarica pubblica. Nel primo semestre 2026 il Vietnam ha raggiunto il 47% di quota BEV sulle nuove auto, la Thailandia il 36% e la Cina il 35%, contro il 22% europeo. In Cina i BEV valevano già il 26% delle vendite di camion e autobus nel 2025. L’UE risponde dal lato industriale, con il 19% della produzione europea di auto già elettrica nel 2025 e una capacità di produzione di celle annunciata sufficiente a coprire la domanda al 2030, a condizione che aumenti il tasso di utilizzo delle gigafactory.
Automotive: 300 mln per la filiera con mini contratti di sviluppo
Trecento milioni di euro attraverso lo strumento dei mini contratti di sviluppo, sono le risorse che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha disposto a favore delle aziende della filiera dell’automotive con un decreto firmato dal ministro, Adolfo Urso. Il provvedimento segue quanto previsto dal dpcm dello scorso 10 giugno che ha rifinanziato le risorse disponibili del Fondo Automotive, per favorire la transizione verde, lo sviluppo di tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura, in coerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione e di riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti. “Con questo provvedimento diamo a tutte le imprese della filiera uno strumento mirato per continuare a investire nelle tecnologie e nella transizione, accompagnando così il settore in questa fase di trasformazione industriale per rispondere alle esigenze del mercato e tutelare un settore chiave del Made in Italy”, ha dichiarato Urso.
Nel dettaglio, i programmi finanziabili devono essere diretti allo sviluppo, all’ingegnerizzazione, al testing e alla produzione di nuovi veicoli e soluzioni di mobilità, nonché di sistemi di alimentazione e propulsione a basse emissioni; allo sviluppo di parti, componenti, sistemi e tecnologie avanzate per la mobilità sostenibile, autonoma, connessa, intelligente e sicura; oppure alla diversificazione e riconversione industriale verso tecnologie strategiche ad alta intensità di ricerca e sviluppo. Gli investimenti produttivi potranno essere accompagnati da progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, nonché da percorsi di formazione del personale, questi ultimi nel limite del 10% dell’investimento complessivo. Per quanto attiene alla ripartizione delle risorse un 60% delle stesse è riservato a iniziative proposte da PMI – di cui un quarto per le sole micro e piccole imprese – mentre un 40% è rivolto a programmi da realizzare in stabilimenti del Mezzogiorno, più specificatamente nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Infine, alle imprese in possesso del rating di legalità e della certificazione della parità di genere sono riservate due quote del 10%. Le agevolazioni saranno concesse sotto forma di contributo a fondo perduto e finanziamento agevolato e potranno coprire fino al 75% delle spese ammissibili. Le aziende potranno, inoltre, proporre richieste anche in forma congiunta, fino a un massimo di cinque partecipanti. Le domande saranno valutate sulla base dell’ordine cronologico di presentazione, attraverso un’istruttoria articolata in due fasi. La concessione delle agevolazioni verrà deliberata entro 120 giorni dal ricevimento della domanda. Con successivo decreto direttoriale saranno dettagliate le modalità per le richieste e per la concessione degli incentivi.
Nuveen acquista da Kryalos tre immobili nel Milanese per 100 milioni
Nuveen Real Estate completa l’acquisizione di tre immobili logistici nell’area metropolitana di Milano. Le operazioni riguardano asset situati a Liscate, Inveruno e Landriano per un volume complessivo di circa 100 milioni di euro. I tre asset erano di proprietà di fondi gestiti da Kryalos SGR e resteranno sotto la loro gestione attraverso una Sicaf dedicata, garantendo la continuità nella gestione e nella strategia di valorizzazione del portafoglio.
“L’Italia ha un mercato logistico da 141 miliardi di euro, il quarto in Europa, e offre un potenziale estremamente interessante – commenta Thorsten Kiel, Head of Industrial and Logistics, Real Estate, Europe di Nuveen -. Queste tre acquisizioni costituiscono un sotto-portafoglio diversificato e di alta qualità in uno dei mercati logistici più importanti. Ciascun immobile gode di un’ottima ubicazione, presenta caratteristiche tecniche di alto livello ed è affittato a locatari finanziariamente solidi, che dimostrano un autentico impegno operativo nei confronti delle proprie sedi”.
Fondazione Fiera Milano, verso il completamento dell’hotel di viale Scarampo
Prosegue il percorso di rigenerazione dell’ex Polo Fieristico milanese promosso da Fondazione Fiera Milano. All’interno del quartiere Portello, a pochi passi dall’Allianz MiCo, sono in fase di completamento i lavori dell’hotel in viale Scarampo, una nuova struttura ricettiva d’avanguardia pensata per rispondere alle esigenze di congressisti e di chi sceglie Milano per turismo o per affari. La torre progettata da AMDL CIRCLE e Michele De Lucchi, per Fondazione Fiera Milano, si innalza per 90 metri e complessivi 22 piani lungo Viale Scarampo, a pochi passi dall’Allianz MiCo e dal sistema di CityLife. Il nuovo hotel, realizzato dal general contractor Nessi & Majocchi spa, sarà affidato alla gestione di UNA Italian Hospitality, che aprirà sotto il brand upper-upscale del Gruppo con il nome: UNA Esperienze Milano CityLife. L’intervento, che ha un valore totale pari a 66 milioni di euro, sarà completato entro il prossimo gennaio, e vedrà l’apertura al pubblico nel settembre 2027. Realizzato su un’area precedentemente destinata a parcheggio, l’intervento contribuirà ad ampliare l’offerta alberghiera del quartiere, rafforzandone ulteriormente l’attrattività e la competitività come polo per il settore congressuale, il business e il turismo.
“La rigenerazione di un quartiere ha valore quando crea nuove opportunità e cambia il modo in cui un’area viene vissuta e utilizzata. È questa la visione che Fondazione Fiera Milano sta portando avanti, al servizio della città, attraverso nuovi spazi e servizi a supporto delle attività fieristiche e congressuali e tramite una rifunzionalizzazione più ampia dell’intera zona che nel 2029 comprenderà il nuovo centro di produzione RAI. L’albergo UNA Esperienze Milano CityLife rafforzerà la vocazione congressuale dell’area, rendendola più completa e attrattiva e contribuendo a creare un sistema più efficiente e competitivo. Una maggiore capacità di accoglienza potrà sostenere la crescita di fiere, congressi ed eventi, ma anche di turismo generando nuove opportunità di business per gli operatori e per il territorio. Per Fondazione Fiera Milano significa valorizzare un patrimonio strategico e trasformarlo in un motore di sviluppo per la città e per il suo sistema economico,” dichiara Giovanni Bozzetti, Presidente di Fondazione Fiera Milano.
BIM e Project Management al SAIE 2026: come cambia la gestione delle opere
Modelli informativi, dati e strumenti digitali stanno modificando il modo in cui le opere vengono progettate, realizzate e controllate. Parallelamente cresce la complessità dei progetti e, con essa, la necessità di coordinare soggetti, responsabilità, tempi e costi. È su questo terreno che BIM e Project Management tendono sempre più a convergere. Dal 7 al 10 ottobre torna a BolognaFiere SAIE 2026, la Fiera delle Costruzioni dedicata a progettazione, edilizia e impianti. Tra le realtà presenti, anche quest’anno ci sarà ICMQ Società Benefit, organismo italiano attivo nella certificazione di prodotti, processi, sistemi e competenze professionali, oltre che nella formazione. ICMQ sarà al Padiglione 29 – Stand D44 e offrirà un programma ricco di attività. Nel corso della manifestazione, ICMQ proporrà diversi momenti di incontro e approfondimento. Tra questi, giovedì 8 ottobre, sono in programma due eventi: uno dedicato all’evoluzione del BIM, l’altro al ruolo del Project Management nelle costruzioni. Entrambi sono promossi nell’ambito di ICMQ Community, l’iniziativa riservata agli esperti certificati ICMQ, nata inizialmente per gli Esperti BIM e oggi in estensione ad altri ambiti professionali. I due appuntamenti affrontano, da prospettive complementari, il cambiamento in corso nel settore, tra digitalizzazione dei processi e crescente complessità nella gestione dei progetti. Le due convention sono aperte a tutti e valide come aggiornamento formativo ai fini del mantenimento delle rispettive certificazioni professionali: Esperto BIM e Project Manager. La mattina, dalle 10.00 in Sala Concerto, si terrà la II Convention BIM Community ICMQ “Costruire nell’era dei dati. Dal modello BIM al Digital Twin: intelligenza artificiale, Earth Observation e cantieri intelligenti”. L’appuntamento conclude Traiettorie, il ciclo culturale attraverso il quale la BIM Community ha esplorato il trasferimento di tecnologie, metodi e conoscenze dalla ricerca spaziale al settore delle costruzioni. Nel pomeriggio, a partire dalle 14.30 nella Sala Bolero del Centro Servizi, si terrà la Convention della PM Community ICMQ “Project Management nelle costruzioni: governare la complessità, creare valore”, moderata da Francesco Polverari, consulente aziendale e Project Manager. L’incontro metterà a fuoco il ruolo del Project Manager nelle opere pubbliche e private, tra coordinamento multidisciplinare, strumenti digitali, vincoli normativi e obiettivi di tempi, costi e qualità.