LA GIORNATA

Iran, timori di escalation. Volano petrolio e gas, giù le borse

  • Meloni: con Trump non mi pento di nulla, punto all’unità dell’Occidente
  • Fmi: confermate stime per Italia a +0,5% nel 2026 e 2027 ma rischi a ribasso
  • Eurogruppo, allarme energia e tensioni sulla flessibilità. Madrid propone debito comune Ue

09 Lug 2026 di Maria Cristina Carlini

Condividi:

Le tensioni in Medio Oriente tornano a scuotere i mercati finanziari. L’ipotesi di una nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, con il rischio di un coinvolgimento dello Stretto di Hormuz, ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia e innescato una giornata negativa per le borse internazionali. Gli investitori hanno reagito con cautela alle nuove dichiarazioni provenienti da Washington e Teheran, tornando a prezzare il rischio di un prolungamento dello scontro e di nuove pressioni sulle forniture globali di petrolio e gas. Le principali piazze finanziarie europee hanno chiuso in territorio negativo: Parigi, Madrid e Francoforte hanno registrato ribassi superiori al 2%, mentre Milano ha limitato le perdite terminando la seduta in calo dell’1,22%. In difficoltà anche Wall Street, dove gli operatori hanno ridotto l’esposizione al rischio dopo le parole del presidente statunitense Donald Trump al vertice della Nato e i segnali di un possibile deterioramento del quadro negoziale con Teheran.

A pesare sui mercati è stato soprattutto il ritorno del timore che lo Stretto di Hormuz, una delle principali arterie mondiali per il trasporto di energia, possa diventare nuovamente un punto di crisi. Trump ha parlato di un cessate il fuoco ormai compromesso, non escludendo nuovi raid contro l’Iran e tornando a evocare l’ipotesi di un controllo dell’isola di Kharg, uno snodo fondamentale per l’export petrolifero iraniano. Dichiarazioni che hanno riacceso i timori su possibili interruzioni delle forniture e sulle conseguenze per l’economia globale. Il petrolio ha immediatamente reagito. Il Wti scambiato a New York è salito di oltre il 5%, portandosi intorno ai 75 dollari al barile, mentre il Brent è arrivato fino a quota 80 dollari. Gli analisti hanno osservato come i mercati, dopo una prima fase di relativa tranquillità, abbiano dovuto rivedere le proprie valutazioni: “la fase di ottimismo è finita”, è il messaggio arrivato dagli operatori, che ora considerano nuovamente concreto il rischio geopolitico.

Il quadro resta comunque caratterizzato da una certa prudenza. Gli investitori ritengono che né Washington né Teheran abbiano interesse, almeno al momento, a trasformare la crisi in un conflitto lungo e destabilizzante. Tuttavia, l’elevata imprevedibilità delle parti coinvolte mantiene alta l’attenzione, soprattutto per gli effetti che un eventuale blocco o una limitazione del traffico nello Stretto di Hormuz avrebbe sui mercati energetici. Oltre al petrolio, anche il gas europeo ha registrato un forte rialzo. Il prezzo del metano sul mercato Ttf di Amsterdam è salito sopra i 49 euro, riflettendo i timori per possibili nuove tensioni sulle forniture. Un aumento prolungato dei prezzi energetici rappresenterebbe un nuovo elemento di pressione sull’inflazione e potrebbe complicare il percorso delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve.

Negli Stati Uniti, infatti, gli operatori hanno iniziato a interrogarsi sulle prossime mosse della Fed. Il rialzo dei prezzi dell’energia rischia di rallentare il processo di discesa dell’inflazione, aumentando la probabilità di una politica monetaria più restrittiva più a lungo del previsto. Anche il mercato obbligazionario ha risentito delle nuove tensioni, con i rendimenti dei Treasury decennali saliti al 4,593%, il livello più alto da maggio. Tra i settori più colpiti figurano le compagnie aeree, penalizzate dal timore di un nuovo aumento dei costi del carburante e di possibili ripercussioni sulla domanda di viaggi. Gli investitori temono che un petrolio più caro possa tradursi in un incremento dei costi operativi e in un rallentamento del traffico aereo. In controtendenza, invece, alcuni titoli tecnologici e società legate alla crescita interna cinese hanno mostrato maggiore resilienza.

La volatilità potrebbe proseguire nei prossimi giorni, mentre i mercati attendono di capire se la crisi possa rientrare o se si aprirà una nuova fase di confronto militare e diplomatico. Al momento prevale una posizione attendista: gli operatori temono un nuovo shock energetico, ma non ritengono probabile uno scenario di lunga durata paragonabile alle crisi petrolifere del passato. L’elemento che sostiene un certo ottimismo è la convinzione che un eventuale rialzo dei prezzi del greggio possa rimanere temporaneo e non riportare il mercato ai massimi raggiunti nei mesi precedenti. La speranza degli investitori è che il dialogo possa riprendere e che il percorso verso un accordo più ampio tra Stati Uniti e Iran, compreso il dossier nucleare, possa evitare un nuovo deterioramento dell’economia mondiale.

Meloni: con Trump non mi pento di nulla, punto all’unità dell’Occidente

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo al termine del vertice NATO di Ankara, ha ribadito di non avere alcun rimpianto per la strategia adottata nei confronti del presidente statunitense Donald Trump, sostenendo di aver sempre agito nell’interesse nazionale e con l’obiettivo di preservare l’unità dell’Occidente. Pur riconoscendo che il rapporto personale con il leader americano è oggi semplicemente “cordiale”, la premier ha difeso la scelta di investire nel dialogo con Washington, ritenendola ancora la strada più utile per l’Italia. Sul fronte della difesa, Meloni ha confermato l’impegno ad aumentare progressivamente la spesa militare, precisando però che ciò avverrà secondo tempi, modalità e priorità stabiliti dal governo italiano. Gli investimenti, ha sottolineato, dovranno produrre ricadute sul sistema produttivo nazionale e non comporteranno tagli ad altri settori essenziali, come la sanità.

La premier ha inoltre chiarito la posizione italiana rispetto al conflitto in Medio Oriente, ribadendo che il Paese continuerà a rispettare gli impegni con gli alleati senza partecipare direttamente alle operazioni militari statunitensi contro l’Iran. Secondo Meloni, tali attacchi non hanno prodotto risultati concreti, mentre ha espresso apprezzamento per la prosecuzione dei negoziati tra Israele e Libano. Riguardo alla guerra in Ucraina, Meloni ha confermato il sostegno italiano a Kiev, sia sul piano umanitario sia su quello militare, spiegando che il ministro della Difesa Guido Crosetto sta valutando le future forniture. Ha inoltre precisato che il vertice NATO non era il contesto per assumere nuovi impegni, pur confermando la volontà dell’Italia di proseguire nel supporto al governo ucraino. Nel corso della conferenza stampa, la presidente del Consiglio ha infine affrontato il tema dell’aumento delle spese per la difesa, che dovrebbero raggiungere circa 19 miliardi di euro nei prossimi due anni. Una parte delle risorse sarà destinata non all’acquisto di armamenti, ma al rafforzamento della sicurezza e del personale. Meloni ha assicurato che questo incremento sarà realizzato in modo equilibrato e senza penalizzare altri ambiti fondamentali della spesa pubblica, respingendo le critiche di chi teme una riduzione delle risorse destinate ai servizi essenziali.

Fmi: confermate stime per Italia a +0,5% nel 2026 e 2027 ma rischi a ribasso

Il Fondo Monetario Internazionale conferma le stime di crescita per l’Italia, con il Pil atteso in aumento dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027. Secondo l’aggiornamento del World Economic Outlook, le previsioni restano invariate rispetto ad aprile, ma i rischi sull’andamento economico sono orientati al ribasso per la crescita e al rialzo per l’inflazione. A sostenere l’attività italiana continua a essere il Pnrr, mentre l’aumento dei prezzi di energia e alimentari e l’elevata incertezza frenano i consumi privati. Il quadro europeo resta più debole. Il Pil dell’Eurozona è previsto crescere dello 0,9% nel 2026, due decimi in meno rispetto alle stime di aprile, mentre per il 2027 la previsione viene confermata a +1,2%. Il Fmi ha rivisto al ribasso le stime per Francia e Germania: Parigi è attesa crescere dello 0,6% nel 2026, con una riduzione di 0,3 punti percentuali rispetto alle precedenti previsioni, mentre Berlino è stimata in aumento dello 0,7% quest’anno e dell’1% nel 2027. Confermate invece le prospettive più solide della Spagna, con una crescita del Pil del 2,1% nel 2026 e dell’1,8% nel 2027. A livello globale, il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita del Pil mondiale del 3% nel 2026, leggermente inferiore alle stime di aprile, mentre nel 2027 l’economia dovrebbe accelerare al 3,4%. Il rallentamento riflette gli effetti delle tensioni geopolitiche, in particolare del conflitto in Medio Oriente, solo in parte compensati dalla spinta del ciclo tecnologico globale legato all’intelligenza artificiale. Secondo il Fmi, i rischi sulle prospettive restano prevalentemente al ribasso, anche se risultano più equilibrati rispetto alle valutazioni precedenti.

Bce, Nagel, con gli sviluppi in Iran non escluso un altro rialzo

La ripresa delle ostilità con l’Iran rende possibile un altro rialzo dei tassi da parte della Bce. Lo ha detto il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, spiegando “non so che faremo alla riunione di giugno” e rispondendo “forse” all’ipotesi di un nuovo rialzo dei tassi a luglio: “di sicuro a settembre sarà più facile per noi vedere come le cose evolveranno dopo fine anno perché avremo nuove proiezioni”. “Siamo tornati al punto di partenza”, ha detto Nagel riferendosi alla guerra con l’Iran durante un intervento pubblico a Lubiana. “Spero che ci sia un altro esito, ma le notizie sono che si sono interrotti i colloqui di pace e in aggiunta Trump ha annunciato che fermerà il commercio con la Spagna. Strano, sì. E i prezzi energetici sono tornati a salire”.

Eurogruppo, allarme energia e tensioni sulla flessibilità. Madrid propone debito comune Ue

La crisi energetica torna al centro del confronto europeo. Il possibile riaccendersi delle tensioni nello Stretto di Hormuz, con il rischio di nuove pressioni sulle forniture di gas e petrolio, sarà uno dei temi principali dell’Eurogruppo di giovedì, l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva. Un eventuale blocco della rotta strategica per il commercio energetico globale potrebbe provocare un nuovo aumento dei prezzi e ripercussioni sui mercati finanziari, come già emerso nelle ultime sedute. I ministri delle Finanze dell’Eurozona saranno chiamati anche a discutere della flessibilità concessa dalla Commissione europea per gli investimenti legati all’energia, nell’ambito dell’estensione della clausola di salvaguardia del Patto di stabilità per le spese sulla difesa. La misura, tuttavia, continua a suscitare perplessità tra alcuni Paesi membri. Da Bruxelles arriva infatti un richiamo alla prudenza: una maggiore flessibilità sui conti pubblici dovrà essere strettamente collegata a investimenti capaci di rafforzare l’autonomia energetica europea e non compromettere la credibilità delle politiche di bilancio dell’Eurozona. All’incontro parteciperà anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Non è prevista un’approvazione formale della nota della Commissione sugli investimenti legati alla flessibilità energetica: l’esame dei singoli piani nazionali arriverà nei prossimi mesi, quando i governi presenteranno le proprie richieste. Ma il confronto tra Paesi del Nord Europa, più rigorosi sui conti pubblici, e quelli mediterranei potrebbe già emergere nel dibattito di giovedì. A rendere più acceso il confronto sarà la proposta della Spagna, illustrata dal ministro dell’Economia Carlos Cuerpo, di introdurre un nuovo meccanismo di debito comune europeo fino a 850 milioni di euro l’anno, attraverso emissioni della Commissione da trasformare poi in prestiti agli Stati membri. Secondo Madrid, una parziale condivisione del debito consentirebbe ai Paesi con maggiore esposizione finanziaria di beneficiare di condizioni di finanziamento più favorevoli, liberando risorse per investimenti strategici, dalla difesa all’energia

Fs, Salvini: dimissioni Donnarumma concordate con il Mit, il Cda avvia la continuità interna

La decisione dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Stefano Donnarumma, di lasciare l’incarico è stata assunta “d’intesa con il ministero” e non è legata ai ritardi registrati sulla rete ferroviaria. Lo ha spiegato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini durante il question time alla Camera, precisando che il Cda di Fs (in corso mentre il ministro interveniva in Aula) ha avviato le procedure per garantire la continuità gestionale facendo ricorso a risorse interne.

Salvini ha difeso il lavoro svolto sul sistema ferroviario, respingendo le critiche legate ai disservizi e ai rallentamenti dei treni. “Non faccio il confronto con Toninelli perché sarebbe impietoso – ha detto – anche se non era responsabilità del ministro dei Trasporti allora e non è merito di Salvini oggi”. Il ministro ha ricordato che i dati sulla puntualità sono migliorati rispetto al 2018: sull’Alta velocità si è passati dal 68% al 77%, mentre sui treni regionali dall’86% al 90%.

Secondo Salvini, i disagi attuali sono legati anche alla grande mole di lavori in corso sulla rete: “Ci sono migliaia di cantieri aperti e qualche sacrificio agli utenti va chiesto, perché senza interventi i ritardi e le inefficienze non si risolvono”. Il ministro ha citato i circa 1.300 cantieri attivi e sottolineato che, nonostante gli interventi, tra maggio e giugno i passeggeri trasportati su ferro sono stati circa due milioni, un risultato che, a suo giudizio, conferma la competitività del sistema italiano rispetto agli altri Paesi europei. “Nei prossimi dieci anni l’Italia può correre”, ha concluso Salvini, indicando negli investimenti infrastrutturali in corso una leva strategica per il futuro della mobilità nazionale.

Piano Casa: Valducci (Invimit) entro luglio parte il fondo dei fondi

Invimit, la sgr del Tesoro che e’ il soggetto attuatore del secondo pilastro del Piano Casa, quello rivolto all’housing sociale mette a punto il cronoprogramma dei suoi interventi. ‘Stiamo mettendo a terra il progetto: entro la fine di luglio istituiremo il fondo dei fondi, partecipato dal Dipartimento Coesione della Presidenza del Consiglio con una prima dotazione di 100 milioni’ afferma il presidente della societa’ Mario Valducci. ‘A settembre – aggiunge – in parallelo, partiremo con due azioni: la richiesta alle Amministrazioni di immobili, sia unita’ singole che compendi, da adibire a queste finalita’ e l’individuazione delle Sgr terze che gestiranno i fondi territoriali, da attivarsi attraverso le risorse sull’housing di derivazione nazionale e europea che le Regioni potranno decidere di conferire nel Fondo Housing Coesione’.

Coesione: Foti, nuove opportunita’ soprattutto 400 miliardi della competitivita’

‘Le opportunita’ sono essenzialmente sui 400 miliardi della competitivita’ perche’ quello e’ il vero scrigno al quale attingere. Occorre che le associazioni inizino a pensare a qualche politica di filiere che sia degna di questo nome e non si ritenga, ad esempio, che l’innovazione sia esaurita con il Pnrr, come tutti pensano. Non funziona cosi’. Se noi non implementiamo le innovazioni che sono state introdotte in questa fase, fra due anni, avremo la stessa situazione che abbiamo dovuto affrontare prima che partisse la partita dell’innovazione sul Pnrr’. Cosi’ il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, oggi, agli Stati Generali Anfir (Associazione Nazionale Finanziarie Regionali), parlando dei nuovi fondi di coesione. ‘Penso che l’Italia, come ha dimostrato per il Pnrr, abbia le capacita’ per poterlo fare. E farlo bene’, ha dichiarato il ministro.

Project Financing, Oice: certezza del diritto per evitarne lo stop

“;Evitare il rischio stop per le operazioni di PPP; superare il diritto di prelazione con l’incremento del rimborso al promotore, definire meglio i contenuti delle proposte da mettere in gara e valorizzare il progetto sulla sostenibilità e sulla qualità”.  È questa la posizione dell’OICE, l’associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria, intervenuta ieri in Commissione Ambiente alla Camera sulle risoluzioni dei deputati Mazzetti e Bonelli, relative alla bocciatura da parte della Corte di giustizia europea del diritto di prelazione nelle operazioni di PPP su iniziative del promotore. Il presidente dell’Associazione, Giorgio Lupoi, presente con il Direttore Generale Andrea Mascolini, ha espresso “particolare apprezzamento per l’iniziativa degli onorevoli Mazzetti e Bonelli perché occorre risolvere al più presto le criticità determinate dalla bocciatura del diritto di prelazione, anche se l’assenza di questo vantaggio competitivo potrebbe anche riattivare virtuosi meccanismi concorrenziali a beneficio della qualità delle proposte. Per fare questo però in primo luogo occorre evitare il rischio che si fermi tutto dopo la sentenza europea, considerando anche che – in base ai dati del nostro Osservatorio – il PPP rimane comunque ancora limitato ad operazioni di non particolare rilievo e importanza. Siamo quindi d’accordo sull’;esigenza fondamentale di assicurare certezza del diritto individuando una moratoria sugli interventi già avviati e adeguate tutele per i contratti già stipulati e per le gare in corso. In secondo luogo, riteniamo che si debba andare oltre il diritto di prelazione, prevedendo un innalzamento del rimborso al promotore non aggiudicatario, dal 3 al 5% a seconda del valore degli interventi”. Ad avviso di Lupoi, inoltre, “potrebbe essere utile percorrere l’ipotesi di utilizzo del dialogo competitivo come procedura concorrenziale d’elezione soprattutto per gli interventi complessi nei quali il ruolo del progetto risulta ancora di più essenziale dal punto di vista della qualità, della sostenibilità e della affidabilità tecnico-economico. Questo però va fatto garantendo certezza dei tempi – un tema da affrontarec a tutto tondo per attrarre capitali privati – e tutelando il promotore anche sotto il profilo del diritto di autore sugli elaborati prodotti. È inoltre fondamentale definire meglio i contenuti tecnico-progettuali della proposta e modificare di conseguenza il decreto parametri che non prevede molte prestazioni oggi essenziali. Infine, sullo sfondo, rimane il ruolo della Pubblica Amministrazione che deve potere contare su linee guida e indirizzi chiari per la gestione delle procedure e che, per interventi di particolare rilievo, dovrebbero sempre farsi supportare da strutture esterne di project management operanti in sinergia con gli uffici tecnici, almeno per gli interventi di particolare importanza e rilevanza economica”.

Appalti, Busia: l’in house non deve inquinare il mercato

L’in-house non deve inquinare il mercato. È il richiamo del presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, nel corso dell’audizione in Commissione Ambiente della Camera sugli appalti pubblici. Busia ha evidenziato i rischi derivanti dall’eliminazione del controllo preventivo sugli affidamenti: ”Viene meno uno strumento essenziale di verifica” e il rischio, ha spiegato, ”è che le criticità emergano soltanto in sede contenziosa, anche davanti agli organi dell’Unione europea”. E quindi, se anche l’affidamento in house è ”certamente consentito dall’ordinamento”, deve ”rispettare rigorosamente i requisiti individuati dalla Corte di giustizia, a partire dall’effettivo controllo analogo e dal fatto che almeno l’80% dell’attività del soggetto affidatario sia svolta in favore dell’amministrazione controllante”. Anche perché ”in assenza di verifiche preventive, aumenta il rischio di contenzioso e di distorsioni della concorrenza. L’in-house non è vietato, è possibile ma non deve inquinare il mercato”. Per quanto riguarda la riforma del partenariato pubblico-privato, gli elementi essenziali, secondo il presidente, sono due. Il primo è ”il reale trasferimento del rischio operativo al soggetto privato. Nella pratica, soprattutto nei comuni di minori dimensioni, le amministrazioni non dispongono delle competenze necessarie per valutare correttamente l’effettiva allocazione del rischio e finiscono spesso per mantenerne una parte significativa a proprio carico, sia nella fase di gara sia durante l’esecuzione del contratto. Nel tempo, attraverso modifiche contrattuali, proroghe o revisioni dei piani economico-finanziari, l’equilibrio originario del partenariato viene frequentemente alterato”. Il secondo, è ”la creazione di una struttura tecnica di supporto alle amministrazioni, nazionale o regionale, capace di assistere le stazioni appaltanti nella negoziazione dei contratti e nella valutazione dei piani economico-finanziari. Solo attraverso un adeguato supporto specialistico è possibile garantire partenariati realmente equilibrati e conformi alla normativa europea”.In questo quadro, il legislatore ”può svolgere un ruolo decisivo nel gestire gli effetti della giurisprudenza: attraverso una disciplina transitoria, definita nei limiti consentiti dal diritto europeo e previo confronto con la Commissione europea, è possibile tutelare le procedure già concluse o in fase avanzata, riducendo in modo significativo il contenzioso interno e garantendo maggiore certezza agli operatori”. Per Busia una disposizione legislativa che faccia salve, nei limiti consentiti dall’ordinamento europeo, le procedure già definite costituirebbe ”uno strumento efficace per limitare gli effetti più gravosi della sentenza, salvo eventuali contestazioni da parte delle istituzioni europee”. Parallelamente, ”il legislatore è chiamato a costruire un quadro normativo più solido per gli affidamenti in house e per il partenariato pubblico-privato, rafforzando gli strumenti di controllo e di supporto alle amministrazioni. Per queste ragioni, un intervento normativo tempestivo appare essenziale, sia per ridurre il contenzioso sia per garantire certezza del diritto e continuità dell’azione amministrativa”, conclude il presidente Anac.

Abi-Inail: protocollo d’intesa per agevolare investimenti in sicurezza sul lavoro

Favorire gli investimenti delle imprese per tutelare e migliorare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto oggi a Roma tra l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) e l’Associazione Bancaria Italiana (ABI). A firmarlo sono stati il presidente dell’Istituto, Fabrizio D’Ascenzo, e il direttore generale dell’ABI, Marco Elio Rottigni. “La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro non sono un costo, ma un valore che genera benessere per le persone e competitività per le imprese – ha sottolineato il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo – Con questo protocollo facciamo un passo ulteriore verso un modello virtuoso in cui prevenzione e sviluppo economico si rafforzano a vicenda. Mettere in sinergia le risorse stanziate dall’Inail con la capacità del sistema bancario di sostenere finanziariamente le imprese significa, infatti, superare il problema della disponibilità di liquidità, ovvero uno dei principali ostacoli all’investimento in sicurezza, soprattutto per le realtà produttive più piccole”. “Attraverso questo protocollo, rafforziamo la collaborazione tra sistema pubblico e settore bancario – ha dichiarato il direttore generale dell’ABI, Marco Elio Rottigni – Favorire la realizzazione di condizioni di lavoro eque e sostenibili è fattore di sviluppo duraturo per le imprese e i territori in cui operano ed è un investimento strategico a supporto della competitività. È con questa consapevolezza che ABI insieme al mondo bancario incoraggia la diffusione di valori economici, sociali e civili ispirati al rispetto delle regole e contribuisce, in modo sinergico con le istituzioni e il tessuto produttivo, a sviluppare percorsi di crescita per le imprese”.

L’intesa si inserisce nell’ambito delle politiche per la tutela nei luoghi di lavoro, promuovendo l’accesso delle imprese ai contributi pubblici a fondo perduto che l’Inail mette a disposizione del sistema produttivo attraverso i bandi Isi, per la realizzazione di progetti volti al miglioramento delle condizioni di sicurezza e all’adozione di soluzioni tecnologiche innovative anche per la prevenzione e gestione dei rischi ambientali, con una copertura che può arrivare fino all’80% della spesa complessiva. Il protocollo è finalizzato ad agevolare i finanziamenti bancari nonché la sostenibilità finanziaria dell’investimento, soprattutto a favore delle micro e piccole imprese, sia per la quota non coperta dal contributo Inail sia per anticipare investimenti futuri. In particolare, con il protocollo siglato oggi, ABI e Inail rafforzano la collaborazione per favorire il dialogo e il confronto tra banche e imprese che investono in sicurezza. Grazie a un supporto qualificato, si potenzia la circolazione delle informazioni su requisiti e modalità di finanziamento dei progetti di prevenzione, oltre ad ampliare la conoscenza delle tipologie di intervento disponibili e favorirne l’adozione.

Ets: Comitato nazionale definisce le assegnazioni preliminari di quote gratuite

Il Comitato nazionale Ets ha definito le assegnazioni preliminari delle quote di emissione a titolo gratuito per gli impianti che rientrano nel sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Eu Ets) per il periodo 2026-2030. Lo riporta una nota del Mase. Il provvedimento della struttura tecnica, incardinata presso il Mase, recepisce gli aggiornamenti della Commissione europea, che ha revisionato i valori dei parametri di riferimento utilizzati per il calcolo delle assegnazioni gratuite. Nei prossimi giorni la stessa Commissione procedera’ all’esame delle notifiche trasmesse dagli Stati membri e adottera’ i provvedimenti necessari per le assegnazioni definitive. Il rilascio delle quote gratuite sui conti degli operatori nel Registro dell’Unione e’ pertanto previsto non prima dell’inizio del mese di agosto 2026. ‘La pubblicazione del nuovo Regolamento – riporta il Ministero – si inserisce in una fase significativa per l’evoluzione del sistema Eu Ets: il prossimo 17 luglio la Commissione europea presentera’ infatti la proposta di revisione della direttiva Ets, dando avvio al confronto tra Parlamento europeo e Consiglio sulle future regole del mercato del carbonio’. Nella proposta di revisione della direttiva vi sara’ anche un suggerimento di modifica del calcolo dei benchmark con cui si allocano le quote gratuite, che seguira’ una corsia piu’ rapida del piu’ ampio processo di revisione e che una volta approvata sara’ retroattiva dal primo gennaio 2026. ‘Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica – ha spiegato il ministro Gilberto Pichetto – continuera’ a seguire con particolare attenzione il negoziato europeo, contribuendo al confronto istituzionale per rafforzare l’efficacia del meccanismo Eu Ets: occorre assicurare maggiore stabilita’, prevedibilita’ e competitivita’ al sistema produttivo nazionale, nel quadro degli obiettivi climatici continentali’.

Mobilità elettrica, nuove stazioni di ricarica ultra-fast Atlante sulla rete di Aspi

Con l’inaugurazione della nuova stazione di ricarica presso l’Area di Servizio di Montepulciano Est, Autostrade per l’Italia e Atlante annunciano il completamento di 82 nuovi punti di ricarica ad alta potenza (HPC) distribuiti su 7 stazioni in altrettante Aree di Servizio. Le nuove stazioni – situate nelle aree di servizio di Montepulciano Est e Ovest (prov. Siena), S. Pelagio Est (Padova), S. Nicola Ovest (Caserta), Teano Est (Caserta) e Le Saline Est e Ovest (Foggia), offrono sistemi di ricarica ultra-fast fino a 400kW, che permettono di ricaricare fino all’80% in 20 minuti, supportati da sistemi di accumulo energetico a batterie e pensiline fotovoltaiche. Le infrastrutture sono progettate per garantire elevati standard tecnologici e di sostenibilità e sono alimentate da energia 100% da fonti rinnovabili. Le soluzioni tecnologiche adottate, inoltre, consentono di ottimizzare i flussi energetici, ridurre l’impatto sulla rete e assicurare una gestione intelligente dell’energia, stabilizzando i picchi di consumo e supportando la flessibilità del sistema. Tutte le stazioni sono facilmente accessibili agli utenti, incluse le persone con mobilità ridotta, disponibili 24 ore su 24 e garantiscono piena interoperabilità con i principali mobility service provider e con le principali piattaforme di roaming, oltre ad offrire la possibilità di pagare direttamente con carte di credito. Sono inoltre attivi un servizio di assistenza clienti multilingue 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e un sistema di verifica da remoto della disponibilità delle colonnine. Un approccio che coniuga innovazione tecnologica, attenzione all’ambiente e qualità del servizio.

“Siamo lieti di inaugurare queste nuove stazioni di ricarica – afferma Massimo Iossa, Direttore Aree di Servizio di Autostrade per l’Italia – che rappresentano un tassello fondamentale di un piano più ampio di installazioni sulla nostra rete autostradale che con oggi raggiunge 107 stazioni di ricarica elettrica attive, pensate per offrire agli utenti la possibilità di utilizzare veicoli elettrici e sentirsi sempre più liberi di spostarsi all’interno della nostra rete, favorendo una mobilità sostenibile e accessibile per tutti. Con l’inaugurazione di oggi – aggiunge- l’interdistanza media tra le stazioni di ricarica è di circa 50 km, ma si ridurrà ulteriormente, raggiungendo 30 km a fine piano grazie ad un totale di 168 Stazioni di ricarica”. Di fatto sono appena concluse le procedure di gara – bandite in linea con le indicazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) e dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) – per ulteriori 61 Stazioni di Ricarica, che verranno attivate nei prossimi mesi in partnership con i principali operatori del settore.

“L’attivazione di questi punti di ricarica sulla rete di Autostrade per l’Italia, che mira a rafforzare la presenza di stazioni ad alta potenza di Atlante in punti nevralgici per i flussi di traffico- come le stazioni già operative a servizio dei grandi hub aeroportuali di Milano Malpensa, Roma Fiumicino e Torino Caselle- rappresenta un traguardo fondamentale per Atlante e per la mobilità sostenibile in Italia. Vogliamo dare una risposta concreta alla crescita del mercato delle auto elettriche, mettendo a disposizione degli automobilisti tecnologie ultra-fast, soluzioni integrate di stoccaggio e produzione di energia rinnovabile. Con queste stazioni non solo aumentiamo la capillarità della rete, ma garantiamo agli utenti la velocità e l’affidabilità necessarie per affrontare viaggi a zero emissioni su lunghe distanze”, ha commentato Gabriele Tuccillo, CEO di Atlante Italia e Svizzera.

Sempre ieri, il sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Tullio Ferrante e il Direttore generale per le Autostrade del MIT, Sergio Moschetti, hanno visitato oggi la Control Room di Autostrade per l’Italia presso la Direzione Generale di Roma, centro nevralgico per il monitoraggio e la gestione della viabilità sull’intera rete autostradale ASPI, alla presenza dell’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Arrigo Giana. Nel corso della visita è stato illustrato il funzionamento della piattaforma tecnologica che consente il controllo in tempo reale della rete, grazie all’integrazione di sistemi avanzati basati su intelligenza artificiale, droni e tecnologie IoT. “Autostrade per l’Italia svolge un ruolo strategico per la mobilità del nostro Paese. Gestire la rete autostradale significa assicurare la continuità dei collegamenti, la manutenzione costante delle infrastrutture e la capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini e dei territori. La digitalizzazione, le tecnologie più avanzate e i sistemi di monitoraggio in tempo reale rappresentano strumenti preziosi per la modernizzazione infrastrutturale che, come Mit, stiamo portando avanti. L’innovazione è la chiave per garantire una mobilità sempre più sicura ed efficiente”, afferma il Sottosegretario di Stato al Mit, Tullio Ferrante.

“Ho voluto visitare personalmente la Control Room di Aspi, cuore pulsante di un sistema tecnologicamente avanzato che, 24 ore su 24, coordina la gestione del traffico, consente di intervenire con tempestività nelle situazioni di emergenza e – aggiunge – contribuisce ad elevare gli standard di sicurezza e a migliorare la qualità del servizio. Un progetto finanziato anche con fondi complementari al Pnrr che, ormai da due anni, garantisce un controllo capillare della viabilità e delle infrastrutture. Ho avuto modo di apprezzare l’impegno che Autostrade per l’Italia sta mettendo in campo sul fronte dell’innovazione tecnologica e la competenza e professionalità degli operatori che, ogni giorno, assicurano un presidio continuo della rete. Come Governo e come Mit stiamo attuando una strategia chiara: costruire un sistema infrastrutturale sempre più moderno, resiliente e competitivo. In questo percorso, il ruolo dei concessionari è determinante per tradurre gli investimenti in servizi più efficienti e sicuri, contribuendo a rendere la mobilità del Paese – conclude Ferrante – sempre più innovativa e all’altezza delle sfide del futuro”.

La Control Room, sviluppata dal polo tecnologico Movyon, consente di coordinare da remoto la viabilità, monitorare lo stato delle infrastrutture e gestire tempestivamente le emergenze, incluse quelle legate a eventi meteo estremi. Il sistema si avvale di un’infrastruttura tecnologica diffusa lungo circa 3.000 km di rete, che comprende quasi 5.000 telecamere (di cui circa 3.000 in galleria), oltre 900 sensori di traffico e circa 400 centraline meteorologiche, strumenti fondamentali per garantire sicurezza, efficienza e tempestività negli interventi.

Italo, Uiltrasporti: 9 e 10 luglio sciopero di 23 ore. Rispetto delle normative e migliori condizioni di lavoro

“Scioperiamo per chiedere all’azienda il rispetto delle normative contrattuali e per migliori e adeguate condizioni di lavoro”. Lo afferma la Uiltrasporti spiegando le ragioni dello sciopero nazionale di 23 ore che ha indetto per tutto il personale degli equipaggi treno di Italo NTV per oggi  e domani  9 e 10 luglio.

“Questo sciopero, che segue quello svoltosi l’11 marzo scorso, nasce da violazioni contrattuali praticamente ammesse anche dall’azienda e mai risolte. Azioni unilaterali, che calpestano accordi condivisi e che denunciamo a gran voce da molto tempo. Decisioni aziendali che incidono pesantemente sulla qualità della vita lavorativa del personale.  Si tratta di problemi – prosegue la Uiltrasporti – che derivano principalmente dal mancato rispetto della normativa prevista dal contratto aziendale e da una strutturale e premeditata carenza di personale che porta a premere all’inverosimile su lavoratori e lavoratrici.  Tutto questo, in una azienda che ha dichiarato un fatturato di quasi un miliardo di Euro nel 2025, generando oltre 100 milioni di dividendi tra i soci. Chiaramente a chi ci lavora, invece, – continua la nota della Uiltrasporti – oltre alle rivendicazioni che ci hanno portato allo sciopero, al momento non è stato riconosciuto nemmeno il rinnovo del contratto. Ci aspettiamo – conclude la Uiltrasporti – che la società si renda finalmente conto della situazione in cui ha costretto chi tutti i giorni fa andare avanti il servizio e fa incassare i dividendi suddetti, portando al tavolo di confronto soluzioni concrete per risolvere le criticità profonde che non possono più essere ignorate, in caso contrario siamo pronti a continuare la nostra protesta”.

Gruppo Hera e Fabbri 1905 insieme per la decarbonizzazione: via al fotovoltaico per l’autoconsumo

Il Gruppo Hera e Fabbri 1905 annunciano l’entrata in funzione nella sede produttiva di Anzola di un impianto fotovoltaico di nuova generazione frutto di un accordo tra due grandi realtà: la storica azienda dolciaria bolognese rinomata in tutto il mondo per le sue specialità, in primis l’iconica Amarena, e una delle principali multiutility italiane. La collaborazione tra il Gruppo Hera e Fabbri 1905 nasce dalla volontà comune di promuovere lo sviluppo del territorio e diminuire l’impatto della produzione industriale. Il nuovo impianto, infatti, consentirà a Fabbri 1905 di ridurre la propria impronta ambientale, confermando il ruolo del Gruppo Hera come abilitatore della transizione grazie alle sue soluzioni integrate di energia e impianti. L’impianto da 900 kWp, che copre una vasta area del tetto dello stabilimento Fabbri 1905 e non ha richiesto consumo aggiuntivo di suolo, consentirà di raggiungere una quota annua di energia autoprodotta da fonte rinnovabile pari a 1 GWh, destinata per il 95% all’autoconsumo e per il restante 5% all’immissione in rete. L’installazione permetterà di generare energia pulita, contribuendo significativamente alla riduzione di emissioni inquinanti nell’ambiente: in particolare, si eviteranno 280 tonnellate di anidride carbonica l’anno e 8.400 tonnellate sui 30 anni di vita stimata dell’impianto, un assorbimento equivalente a quello di un bosco di 21.000 alberi. Grazie all’autoproduzione, l’impianto garantirà al contempo anche un risparmio sui costi energetici dell’azienda, che opera in 100 diversi Paesi nel mondo ed è saldamente guidata dalla famiglia Fabbri, giunta oggi alla sua quinta generazione. Anche grazie alla rapidità con cui è stato completato e messo in funzione, l’intervento ha garantito anche l’accesso al credito d’imposta previsto dal piano Transizione 5.0, riducendo ulteriormente per l’azienda i tempi di rientro dell’investimento, già stimati in cinque anni. L’impianto è stato realizzato da F.lli Franchini, la controllata del Gruppo Hera specializzata nella realizzazione di impianti e soluzioni per l’efficientamento energetico per il mondo industriale. Nel quadro della proposta multiservizio Hera Business Solutions, la multiutility si occuperà anche dell’analisi dei reflui dei processi di depurazione, che coinvolgono le diverse linee produttive di Fabbri 1905. L’obiettivo di
questo ulteriore progetto è migliorare la gestione complessiva del processo depurativo e identificare eventuali possibilità di ottimizzazione dei flussi di stabilimento grazie all’integrazione delle diverse competenze nella gestione integrata di rifiuti, ciclo idrico e servizi energetici presenti nelle diverse aziende del Gruppo. Questa iniziativa è in linea con uno dei pillar strategici dell’ultimo Bilancio di sostenibilità di Fabbri 1905 che dedica un’attenzione speciale all'economia circolare, un tema cruciale nel processo di transizione ecologica. Uno degli esempi più concreti riguarda proprio la valorizzazione degli scarti di produzione, in particolare quelli derivanti dalla lavorazione dell’iconica Amarena Fabbri che negli ultimi anni ha portato a una riduzione dello scarto del processo di produzione dell’amarena di circa 50 tonnellate abbattendo i rifiuti e creando nuove opportunità di business sostenibile in una logica di upcycling industriale. Il progetto, inoltre, è coerente con la strategia di lungo termine per la neutralità climatica del Gruppo Hera, che prevede azioni mirate non soltanto sulle proprie emissioni dirette, ma anche sulle emissioni indirette derivante dai consumi energetici dei clienti. Con soluzioni integrate di energia rinnovabile ‘on site’ e gestione dei consumi, la multiutility, tra le aziende più attente alla sostenibilità a livello globale, accompagna le imprese dei territori serviti verso una gestione più circolare e a basso impatto ambientale dei cicli produttivi e dei fabbisogni energetici, rafforzando al contempo il proprio percorso verso il Net Zero. Il fotovoltaico nei siti industriali dei clienti, infatti, si trasforma in una leva che riduce le emissioni lungo la catena del valore dell’energia e contribuisce alla decarbonizzazione diffusa, in linea con il Piano di transizione climatica del Gruppo.
“L’impianto fotovoltaico realizzato sul tetto dello stabilimento di Anzola Emilia dimostra come la sostenibilità possa tradursi in una scelta industriale capace di generare valore ambientale, efficienza energetica e maggiore competitività per un’azienda storica come Fabbri 1905, oggi in crescita e chiamata a sostenere un fabbisogno energetico sempre più rilevante – dichiara Isabella Malagoli, Amministratore Delegato di Hera Comm –. Il 95% dell’energia rinnovabile prodotta sarà destinato
all’autoconsumo, con un beneficio economico immediato e misurabile. Anche grazie alla rapidità con cui l’impianto è stato completato, l’intervento ha potuto accedere ai benefici del piano Transizione 5.0, riducendo ulteriormente i tempi di rientro dell’investimento, già stimati in cinque anni. Condividere oggi questi risultati con la comunità e con gli stakeholder del territorio significa dare evidenza alla solidità del progetto: numeri, tempi e benefici raccontano una transizione energetica non teorica, ma già operativa”.

Utility, Astea coniuga investimenti, sostenibilità e qualità dei servizi: imprese e cittadini promuovono la multiutility

Crescita economica accompagnata dal miglioramento della qualità percepita dei servizi. È il quadro che emerge dalla presentazione dell’indagine di Customer Satisfaction realizzata dall’Istituto Piepoli per il Gruppo Astea, che conferma il gradimento degli utenti nei confronti della multiutility e rafforza un percorso di sviluppo fondato su investimenti nelle reti, innovazione tecnologica e sostenibilità. L’indagine, illustrata ieri nella sede di Astea, è stata condotta con metodologia CAWI su 1.200 utenti, tra clienti residenziali e business, nei territori serviti da Astea e dalla controllata DEA. La ricerca ha analizzato la qualità percepita del servizio idrico integrato, dell’igiene urbana, della distribuzione dell’energia elettrica, dell’illuminazione pubblica e dei servizi al cliente, fornendo indicazioni utili per orientare gli investimenti e il miglioramento continuo delle performance aziendali. Il Gruppo Astea è una multiutility a prevalente capitale pubblico con sede a Osimo che opera principalmente nelle province di Ancona e Macerata, e fuori regione mediante la controllata Dea servendo Sanremo (Liguria), Ortona (Abruzzo) e Soresina (Cremona) con un organico di circa 220 dipendenti Astea e 80 dipendenti della controllata Dea, gestisce il servizio idrico integrato, la distribuzione di energia elettrica e gas naturale, i servizi di igiene urbana, il teleriscaldamento e l’illuminazione pubblica, sviluppando inoltre progetti di efficienza energetica e produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

I risultati della Customer Satisfaction si inseriscono in un anno particolarmente positivo anche sotto il profilo economico e industriale. Il Gruppo Astea ha infatti chiuso il 2025 con ricavi pari a 87,4 milioni di euro (+14,7%), un utile netto record di 9,3 milioni (+34,7%), 23,6 milioni di euro di investimenti destinati al potenziamento delle reti idriche ed energetiche, alla digitalizzazione delle infrastrutture e alla modernizzazione degli impianti, oltre a un ulteriore rafforzamento della struttura finanziaria con l’indebitamento sceso a 46,8 milioni di euro. Sul fronte dei servizi, il servizio idrico si conferma uno dei principali punti di forza del Gruppo: l’84% degli utenti dichiara di non aver subito interruzioni negli ultimi due anni, mentre gli interventi tecnici vengono giudicati positivamente per tempestività ed efficacia. La ricerca evidenzia inoltre un elemento strategico sul piano della sostenibilità: sebbene la qualità dell’acqua del rubinetto sia percepita in miglioramento, il 57% dei cittadini continua a non consumarla abitualmente, un dato che indica l’importanza di rafforzare la comunicazione sul valore ambientale e qualitativo dell’acqua pubblica. Anche i servizi ambientali registrano un consenso diffuso. La raccolta differenziata porta a porta è promossa dal 73% degli utenti, mentre il servizio di igiene urbana riceve valutazioni complessivamente positive. Sul versante energetico, la distribuzione dell’energia elettrica ottiene un voto medio di 4 su 5, accompagnato da una diffusa percezione di miglioramento del servizio. Positivi anche i giudizi sull’illuminazione pubblica, che raccoglie l’apprezzamento di circa due utenti su tre, con particolare riferimento alla qualità del servizio e alla tempestività degli interventi. La ricerca conferma infine il buon livello di soddisfazione per il servizio clienti e per i canali di relazione con gli utenti.

“L’indagine restituisce un quadro complessivamente positivo: i cittadini riconoscono la qualità dei servizi erogati dal Gruppo Astea e ne percepiscono in molti casi il miglioramento”, ha dichiarato Livio Gigliuto, Presidente dell’Istituto Piepoli. “Il servizio idrico si conferma continuo, la raccolta porta a porta è promossa dal 73% degli utenti, la distribuzione elettrica e l’illuminazione pubblica ottengono voti medi pari a 4 su 5. Dato importante, in un contesto generale di crisi energetica, è l’apprezzamento del servizio di distribuzione elettrica da parte di due terzi delle aziende, pur avendo registrato fenomeni di microinterruzione. Accanto a questi punti di forza emergono anche aree su cui lavorare: il consumo dell’acqua del rubinetto, ancora limitato nonostante una qualità percepita in miglioramento, la semplificazione delle bollette e alcuni aspetti legati alla pulizia urbana. Sono indicazioni preziose perché mostrano che la qualità del servizio deve essere accompagnata da comunicazione, trasparenza e ascolto”. “I risultati della Customer Satisfaction confermano che gli investimenti realizzati negli ultimi anni stanno producendo effetti concreti sulla qualità percepita dei servizi», ha commentato Simone Pugnaloni, Amministratore Delegato del Gruppo Astea: “Nel 2025 abbiamo raggiunto il miglior bilancio della nostra storia, con una crescita significativa di ricavi e utile, oltre 23 milioni di euro di investimenti e una riduzione dell’indebitamento. Sono numeri che testimoniano la solidità del nostro modello industriale e la capacità di trasformare la crescita economica in valore per il territorio. Continueremo a investire nelle reti idriche ed energetiche, nella digitalizzazione delle infrastrutture e nella sostenibilità ambientale, perché la transizione energetica e la qualità dei servizi rappresentano due facce della stessa strategia: costruire una multiutility sempre più efficiente, resiliente e vicina ai cittadini e alle imprese”.

Campania: Eav, dimissioni Cda, prossima assemblea il 14 luglio

Si e’ riunita ieri l’assemblea dei soci di EAV (Ente Autonomo Volturno), societa’ pubblica della Regione Campania che gestisce il trasporto pubblico locale, per l’approvazione del bilancio 2025, che chiude con un utile di 5,5 milioni di euro, e del nuovo statuto sociale varato con delibera di giunta regionale lo scorso 25 giugno. La Regione ha preso atto e accettato le dimissioni presentate nel corso della seduta dai due consiglieri, Paola Capobianco e Fabrizio Martone che, come previsto dal nuovo statuto determinano la decadenza del Consiglio di amministrazione. Lo comunica la regione Lazio. L’organo amministrativo e’ stato invitato a limitarsi alle ordinarie attivita’ gestionali nelle more della prossima assemblea ordinaria dei soci, gia’ convocata per il giorno martedi’ 14 luglio, in cui si dara’ corso alle necessarie determinazioni in ordine alla nuova governance della societa’.

Cresce l’economia del mare in Italia, vale 225 mld di euro, l’11,4% del Pil

Con 253.599 imprese e 1.133.949 di occupati, l’Economia del mare in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 78,9 miliardi di euro, che, se consideriamo il valore attivato nel resto dell’economia, raggiunge i 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL nazionale. Un settore che continua a crescere. Rispetto all’ultima rilevazione effettuata, cresce il valore aggiunto complessivo di circa 9,6 miliardi di €. E cresce il valore aggiunto diretto con un +3,8%, a fronte del +2,1% dell’economia nazionale, che in termini assoluti è pari a un incremento annuo di quasi 2,9 miliardi di €. Crescono, inoltre, gli addetti, con un aumento occupazionale del +4,2%, un valore quasi triplo rispetto alla crescita registrata complessivamente nell’economia italiana. Il moltiplicatore di quest’anno resta stabile a 1,8. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia. È quanto emerge dal XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare a cura di Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare, Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nell’ambito del Blue Forum 2026.

Come ogni anno, la quattordicesima edizione del Rapporto, punto di riferimento nazionale ed europeo nella definizione del valore della Blue Economy italiana, ha messo sotto la lente di ingrandimento i diversi settori che compongono la forza produttiva “blu”: le filiere dell’ittica e della cantieristica, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e ricreative, l’industria delle estrazioni marine, la movimentazione di merci e passeggeri via mare, la ricerca, regolamentazione e tutela ambientale. Novità di questa edizione, un’analisi approfondita dedicata al capitale umano e alle competenze nelle imprese dell’economia del mare tra transizione green e digitale.

Durante i lavori è stata annunciata la pubblicazione del 1° Rapporto nazionale sulla dimensione subacquea italiana, realizzato in collaborazione con il Polo Nazionale della dimensione Subacquea (PNS), che verrà presentato al Senato il 16 luglio prossimo. “La Blue Economy non è più un settore di nicchia ma una leva industriale e occupazionale per l’Italia e per l’Europa. Per il governo il mare è una risorsa di sviluppo centrale per il sistema Paese ed è nostro obiettivo rafforzare la leadership in questo settore per trasformare la centralità in opportunità di crescita per le nostre imprese”, ha detto Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, nel corso della presentazione. “I risultati di questo Rapporto confermano la competitività italiana”, ha aggiunto il ministro Urso sottolineando che “questa crescita è frutto di una strategia di politica industriale mirata. Il mare deve tornare al centro dell’agenda europea perché il Mediterraneo è un crocevia strategico di rotte commerciali e flussi energetici in una fase in cui gli equilibri cambiano continuamente per via dei conflitti. In questo contesto geopolitico l’Italia occupa una posizione importante, strategica per il Mediterraneo e per l’Europa”.

“Il rilievo assunto dall’economia del mare, anche in ambito europeo, per contributo alla crescita e all’occupazione, evidenzia come questa filiera sia divenuta una vera e propria leva di politica industriale. Perché in essa ritroviamo tutte le componenti dello sviluppo, in termini di manifattura, logistica, turismo e infrastrutture. Ogni euro generato dalla Blue Economy ne attiva un ulteriore 1,8 in altri settori.” Lo ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, che ha aggiunto “in un ambito in cui servono competenze, innovazione e una sempre maggiore collaborazione tra istituzioni e mondo produttivo il Sistema camerale continuerà a fare la sua parte assumendosi la responsabilità di produrre conoscenza, di accompagnare le imprese per favorirne gli investimenti e la competitività”. “L’Economia del mare italiana continua a crescere, sfiorando i 225 miliardi di euro di valore aggiunto. Con il XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare consegniamo al Paese il principale strumento di conoscenza e analisi di uno dei settori più strategici per la crescita, la competitività e lo sviluppo sostenibile dell’Italia” – ha evidenziato Giovanni Acampora, Presidente Assonautica Italiana, Si.Camera e CCIAA Frosinone Latina, secondo il quale “per lungo tempo abbiamo dovuto dimostrare che l’Economia del Mare non è semplicemente la somma di filiere, ma un sistema economico integrato capace di generare valore per l’intera Nazione. Oggi questa consapevolezza è patrimonio comune e rappresenta il risultato di un percorso al quale il sistema camerale ha dato un contributo importante”.

“Negli ultimi anni l’economia del mare ha cambiato volto, sia in termini di composizione che dal punto di vista della partecipazione territoriale. Se nel 2014 la movimentazione di merci e di passeggeri e il turismo pesavano per il 45% sul valore aggiunto blu, oggi questi settori incidono per quasi il 55%”. Lo ha sottolineato il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito, secondo cui “il dinamismo dell’economia del mare è sempre più collegato alla crescita del Mezzogiorno: nel 2024 l’incremento del valore aggiunto della filiera è stato al Sud di tre volte quello registrato dal complesso dei beni e servizi (11,0% contro 3,4%). Motivo per cui oggi al Meridione si produce quasi un terzo della Blue Economy del Paese, a fronte di un peso del 22,5% sull’intera economia”. Per Antonello Testa, Presidente Informare e Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare: “Oggi la vera sfida non è soltanto misurare l’Economia del Mare, ma comprenderne tempestivamente i cambiamenti per trasformarli in politiche efficaci, investimenti e nuove opportunità di crescita. Questo è il principale obiettivo del XIV Rapporto che conferma la solidità e la competitività del nostro sistema marittimo e offre una rappresentazione ampia della Blue Economy italiana, diversa per perimetro e metodologia rispetto ad altri osservatori europei”.

Argomenti

Argomenti

Accedi