LA GIORNATA
Panetta alla Bce: no al maxi rialzo dei tassi del 2022. Eurozona fragile
- Ocse: in Italia salari reali ancora in affanno, nel 2026 atteso un nuovo calo dello 0,9%
- Piano Mattei, siglato il Protocollo d’intesa tra la Struttura di Missione ed Enel Foundation per la formazione energetica in Africa
- Saipem: aggiudicato un contratto da 2 mld di dollari per il progetto Kutei Fpso in Indonesia
IN SINTESI
La Bce deve “navigare fra i due estremi” di considerare gli attuali shock sui prezzi come “temporanei” e “rispondere” come nel 2022 con una maxi serie di rialzi, una reazione questa che “sarebbe un “errore”. E’ quanto afferma il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nel suo inervento alla conferenza ChaMp. Per il governatore infatti “non ci troviamo nella stessa situazione del 2022. La domanda è più debole e i tassi di interesse reali sono più elevati” ha sottolineato. Questo in cui quadro in cui le “prospettive” per l’eurozona restano “fragili”, avvisa. “La decisione di aumentare i tassi a giugno da parte dela Bce è stata presa” sulla base di una serie di scenari e teneva conto “di un ribasso dei prezzi dell’energia a seguito dei negoziati fra Usa e Iran”. Tuttavia i rischi di inflazione al rialzo continuano “a coesistere con rischi al ribasso per la crescita” e questo richiede un costante “monitoraggio” mentre la politica monetaria deve “evitare di incamminarsi su un sentiero predefinito”.
Meloni e Trump, ad Ankara il primo incontro. La premier: Rapporti cordiali
Il primo incrocio dopo giorni di tensioni c’è stato, ma senza segnali di disgelo. Giorgia Meloni e Donald Trump si sono ritrovati allo stesso tavolo durante la cena dei leader organizzata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan a margine del vertice di Ankara. La presidente del Consiglio, arrivata con qualche minuto di ritardo rispetto agli altri capi di Stato e di governo, non era seduta accanto al presidente americano, ma il loro incontro era il momento più atteso della giornata. Al termine della serata, rientrando in albergo, Meloni ha liquidato con poche parole le domande dei giornalisti: “Rapporti cordiali”, ha detto riferendosi a Trump. Alla richiesta di chiarire se vi fosse stato un confronto dopo gli attacchi degli ultimi giorni, la premier ha preferito non aggiungere altro: “Vi ho già risposto”. Da Palazzo Chigi la linea resta quella del silenzio, evitando di alimentare uno scontro pubblico con la Casa Bianca.
Nel corso della giornata Trump aveva nuovamente fatto riferimento alla premier italiana, pur con toni meno duri rispetto alle precedenti dichiarazioni. Il governo italiano ha scelto di non replicare, confermando una strategia improntata alla prudenza e alla gestione diplomatica della vicenda. Sul piano dei rapporti bilaterali, un segnale di continuità è arrivato dall’incontro tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il segretario di Stato americano Marco Rubio. Il colloquio conferma la volontà di mantenere aperti i canali di dialogo tra Roma e Washington, nonostante le divergenze emerse nelle ultime settimane. Secondo quanto filtra dagli ambienti governativi, le ultime dichiarazioni di Trump non vengono interpretate come un’apertura, bensì come una pressione politica nei confronti della presidente del Consiglio. Lo stesso presidente americano ha indicato nella posizione italiana sulla crisi iraniana una delle principali cause del raffreddamento dei rapporti. Non è bastata, infatti, la disponibilità manifestata dall’Italia a partecipare alle operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz in caso di cessate il fuoco.
Tra i risultati del vertice, l’Italia rivendica l’inserimento del rafforzamento del fianco sud della NATO nella dichiarazione finale, con particolare attenzione alla Libia, considerata un dossier strategico sia per Roma sia per Washington. Il governo italiano continua inoltre a lavorare per rafforzare il coordinamento con la Turchia, interlocutore ritenuto fondamentale per la stabilità del Paese nordafricano. Restano invece differenze con gli Stati Uniti sul sostegno militare all’Ucraina. Roma non ha aderito al programma americano Purl per l’acquisto di armamenti destinati a Kiev, preferendo concentrare il proprio contributo sul fronte energetico e su altre forme di assistenza.
Ocse: in Italia salari reali ancora in affanno, nel 2026 atteso un nuovo calo dello 0,9%
Dopo il recupero favorito dal rallentamento dell’inflazione, i salari reali italiani sono destinati a tornare in territorio negativo. È la previsione contenuta nell’Outlook sull’Occupazione 2026 dell’Ocse, secondo cui le retribuzioni, in termini reali, diminuiranno dello 0,9% nel corso del 2026 per effetto del nuovo rialzo dei prezzi dell’energia, per poi registrare soltanto un modesto aumento dello 0,2% nel 2027. L’organizzazione con sede a Parigi evidenzia che nel primo trimestre del 2026 i salari reali sono cresciuti dell’1,3% su base annua, soprattutto grazie alla fase di bassa inflazione. Il recupero, tuttavia, non è sufficiente a colmare le perdite accumulate negli anni precedenti: le retribuzioni restano infatti inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, il peggior risultato tra le principali economie dell’Ocse. Secondo l’organizzazione, il recente aumento dei prezzi dell’energia, legato anche alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, sta nuovamente alimentando l’inflazione e comprimendo il potere d’acquisto dei lavoratori. Nello scenario di base, che ipotizza effetti temporanei del conflitto, il recupero salariale resterà molto limitato anche nel 2027, frenato dal numero ridotto di rinnovi contrattuali previsti e dalla persistente capacità inutilizzata del mercato del lavoro.
Sul fronte dell’occupazione, l’Ocse riconosce che l’Italia ha raggiunto un nuovo massimo storico: nel primo trimestre del 2026 il tasso di occupazione è salito al 62,8%, grazie alla crescita registrata negli ultimi due anni. Il dato, però, rimane distante dalla media Ocse del 72,1%, con un divario di 9,3 punti percentuali che colloca ancora il Paese tra quelli con i livelli occupazionali più bassi dell’area. Il gap è particolarmente marcato per donne e giovani e, secondo l’organizzazione, nell’ultimo anno la crescita dell’occupazione ha mostrato un netto rallentamento, in controtendenza rispetto agli altri Paesi dell’Europa meridionale. L’Ocse osserva inoltre che la pressione sul mercato del lavoro si è attenuata rispetto ai picchi registrati nel periodo post-pandemico, pur in presenza di carenze strutturali di manodopera legate all’invecchiamento della popolazione, alla trasformazione digitale, alla transizione verso la neutralità climatica e alla qualità ancora insufficiente di parte dell’occupazione.
Restano infine profonde le differenze territoriali. Sebbene dagli anni 2010 i divari regionali nei tassi di occupazione si siano ridotti del 10,4% rispetto alla media nazionale, i flussi di lavoratori dalle aree più deboli verso quelle più dinamiche sono ancora troppo limitati per incidere in modo significativo sulle disparità. Al contrario, avverte l’Ocse, la mobilità rischia di accentuarle, poiché a trasferirsi sono soprattutto lavoratori giovani, più qualificati e già occupati. Il risultato è che il luogo di residenza continua a influenzare fortemente le opportunità lavorative: nelle regioni con le performance peggiori il tasso di disoccupazione è oltre quattro volte superiore a quello delle regioni migliori, contro una media Ocse di circa due volte.
Lavoro, Inapp: in Italia oltre un quarto dei giovani 25-34enni ha una ridotta dotazione di capitale umano
Si è svolto ieri presso l’Auditorium INAPP il seminario “PIAAC Ciclo 2. Competenze, capitale umano e lavoro”, organizzato dall’INAPP per presentare i nuovi approfondimenti del secondo ciclo del Programma dell’OCSE per la valutazione internazionale delle competenze degli adulti. Nel corso della mattinata Michele Tuccio dell’OCSE, ha presentato le principali evidenze del rapporto “How Workers Use (or Don’t Use) their Skills in the Workplace”, dedicato all’uso e al sottoutilizzo delle competenze nei luoghi di lavoro. Il Gruppo di ricerca PIAAC dell’INAPP ha poi illustrato nuove analisi empiriche sia sulla popolazione giovanile sia sulle persone con ridotte competenze cognitive (i low performer), comparando i risultati italiani con quelli delle principali economie partecipanti a PIAAC. Le persone con ridotte competenze cognitive sono state, in questo contesto, definite come coloro che possiedono basse competenze congiuntamente nei tre domini cognitivi indagati da PIAAC: la lettura e comprensione di testi scritti (literacy), l’utilizzo di informazioni matematiche e numeriche (numeracy), la capacità di risolvere problemi in situazioni dinamiche (problem solving adattivo). Le analisi presentate hanno confrontato la situazione italiana all’interno di un quadro internazionale che ha coinvolto, per l’analisi sui giovani, altri sette contesti (Finlandia, Canada, Francia, Inghilterra, Germania, Spagna e Polonia), allargandosi poi a 27 Paesi dell’OCSE per lo studio della popolazione adulta con basse competenze.
Tra i giovani di 25-34 anni, l’Italia mostra una distribuzione del capitale umano, definito considerando livello di istruzione, competenze cognitive nell’utilizzo di informazioni matematiche e numeriche, partecipazione ad attività di apprendimento e abilità socio-emotive, particolarmente sbilanciata verso il basso. I giovani ‘Fragili’: Oltre un quarto dei giovani (il 27%) rientra in questo gruppo, caratterizzato da persone con titolo di studio medio-basso, ridotte competenze cognitive, mancata partecipazione ad attività di apprendimento recenti e profili socio-emotivi meno solidi. Questa quota è la più alta tra gli otto Paesi considerati nell’analisi: Finlandia (8%), Canada (9%), Francia (13%), Inghilterra (13%), Germania (18%), Spagna (20%) e Polonia (22%). I giovani “Eccellenti”: all’estremo opposto, coloro che combinano alto livello di istruzione, elevate competenze cognitive, tratti socio-emotivi positivi e recente partecipazione ad attività di apprendimento rappresentano in Italia appena il 10% dei 25-34enni, a fronte di una media pari al 18% negli otto Paesi considerati. I giovani “Poco istruiti con personalità forte”: Il caso italiano presenta inoltre una quota elevata (25%, quasi il doppio della media degli otto Paesi) di giovani che, pur mostrando fragilità sul piano cognitivo e formativo dispongono di risorse socio-emotive relativamente solide e favorevoli. Questo dato segnala una criticità, ma anche una possibile area di intervento: in presenza di percorsi adeguati di istruzione, formazione e riqualificazione, queste risorse possono contribuire a rafforzare il capitale umano giovanile e la partecipazione al lavoro. Viene, inoltre, confermata l’importanza dell’investimento in capitale umano per una migliore collocazione nel mercato del lavoro. Nei Paesi considerati, i gruppi con una dotazione più forte presentano tassi di occupazione superiori alla media nazionale, mentre quelli più deboli si associano a probabilità occupazionali più basse.
Il secondo approfondimento presentato dall’INAPP ha riguardato gli adulti di 25-65 anni con ridotte competenze cognitive. Considerando congiuntamente i tre domini cognitivi, in Italia il 28% della popolazione adulta tra 25 e 65 anni ha ridotte competenze, a fronte di una media pari al 20,5% nei 27 Paesi OCSE considerati. Il dato segnala una difficoltà non circoscritta a una singola area di competenza, ma estesa a più dimensioni cognitive di base.In Italia, tale condizione si associa in modo netto alla posizione nel mercato del lavoro. Tasso di occupazione: si ferma al 49,6% tra gli adulti con ridotte competenze cognitive, contro il 72,5% osservato nella restante popolazione adulta. Tasso di inattività: raggiunge il 43,4% tra gli adulti con ridotte competenze cognitive, rispetto al 23,3% degli altri adulti. Tasso di disoccupazione: è pari al 12,3% tra gli adulti con ridotte competenze cognitive, contro il 5,5% della restante popolazione adulta.Le differenze non riguardano soltanto la partecipazione al mercato del lavoro, ma anche l’uso delle competenze nel lavoro. Gli adulti occupati con ridotte competenze dichiarano, infatti, di utilizzare con minore frequenza le principali abilità cognitive richieste nei contesti lavorativi (lettura, scrittura, uso di informazioni matematiche e numeriche, competenze digitali e capacità di risolvere problemi complessi) mentre riportano valori più elevati di impiego delle abilità manuali e fisiche. I bassi livelli di competenze cognitive tendono, dunque, ad associarsi a lavori che offrono meno opportunità di esercitare e rafforzare le competenze cognitive: tale circostanza può contribuire ad alimentare processi di impoverimento delle competenze nel tempo, rendendo strutturali le condizioni di svantaggio iniziali.
“Nell’indagine trovano conferma alcuni ritardi storici dei percorsi formativi delle persone adulte in Italia e lo stretto legame che esiste tra le competenze e l’opportunità di accedere ad una buona occupazione”, dichiara il presidente dell’Inapp Natale Forlani. “Sono criticità che devono essere attenzionate e contrastate, se teniamo conto dell’impatto delle innovazioni tecnologiche sulle professioni e dell’invecchiamento demografico della popolazione in età di lavoro. Ma evidenzia anche che una quota rilevante di queste persone manifesta un esplicito interesse verso le offerte formative che consentono di migliorare la propria condizione. Gli investimenti nelle infrastrutture digitali con l’accesso facilitato ai servizi on line della pubblica amministrazione, la crescita del numero degli occupati che partecipano ai programmi attivati dalle imprese, dai fondi interprofessionali promossi dalle parti sociali, e dai servizi per l’impiego pubblici e privati, offrono l’opportunità di recuperare, anche in tempi rapidi, alcuni dei ritardi emersi nell’indagine”.
Piano Mattei, siglato il Protocollo d’intesa tra la Struttura di Missione ed Enel Foundation per la formazione energetica in Africa
Il Coordinatore della Struttura di Missione per l’attuazione del Piano Mattei per l’Africa, Fabrizio Saggio, e il Presidente di Enel Foundation e Amministratore Delegato del Gruppo Enel, Flavio Cattaneo, hanno siglato un Protocollo d’intesa nel settore della formazione energetica in Africa. Il Protocollo definisce un quadro strutturato di collaborazione tra la Struttura di missione per l’attuazione del Piano Mattei e Enel Foundation volto a promuovere la convergenza delle attività di formazione energetica con il mondo universitario e dell’alta formazione, in Italia e in Africa, consolidando un percorso già avviato con programmi realizzati, risultati misurabili e un ecosistema formativo riconosciuto (tra gli altri il Pan African Training Center on Renewable Energy and the Energy Transition in Marocco in collaborazione con l’Università Mohammed VI Polytechnic – UM6P, le attività in Kenya con la Strathmore University e in Sudafrica con l’Università di Pretoria). L’obiettivo è costruire percorsi di formazione sempre più rispondenti ai bisogni dei territori, con particolare attenzione a giovani e donne e all’accesso al mercato del lavoro, valorizzando le competenze locali e contribuendo alla crescita di professionisti in grado di guidare il cambiamento nel settore energetico del continente.
Salvini in Serbia, infrastrutture e Corridoio Trieste-Belgrado al centro degli incontri
Rafforzare la cooperazione tra Italia e Serbia nel settore delle infrastrutture, dei trasporti e degli investimenti strategici, con un’attenzione particolare allo sviluppo del Corridoio Trieste-Belgrado. È stato questo il tema al centro della missione a Belgrado del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha incontrato il presidente serbo Aleksandar Vučić e la ministra delle Costruzioni, dei Trasporti e delle Infrastrutture, Aleksandra Sofronijević. Nel colloquio con Vučić, al quale hanno partecipato anche l’ambasciatore d’Italia a Belgrado, Luca Gori, e la ministra Sofronijević, è stata ribadita la volontà di consolidare la collaborazione bilaterale, a partire dai grandi progetti infrastrutturali che coinvolgono i due Paesi. Tra i dossier affrontati anche il percorso di allargamento dell’Unione europea, con la conferma del ruolo strategico della Serbia per la stabilità e lo sviluppo dei Balcani occidentali. Successivamente Salvini ha avuto un incontro bilaterale con la ministra Sofronijević, dedicato ai principali ambiti della cooperazione economica. Al centro del confronto gli investimenti nei settori ferroviario e idrico, le politiche abitative, l’autotrasporto e lo sviluppo del Corridoio Trieste-Belgrado, considerato un’infrastruttura chiave per rafforzare i collegamenti tra Italia e Balcani. Nel corso del colloquio il ministro italiano ha inoltre messo a disposizione l’esperienza maturata dall’Italia nell’organizzazione delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026. Le due delegazioni hanno infine espresso l’interesse a intensificare la cooperazione economica e industriale, valorizzando il contributo delle filiere del Made in Italy ai principali progetti infrastrutturali previsti in Serbia.
Nodo Firenze, Rfi: Ponte al Pino, completata la rimozione del vecchio impalcato
Proseguono secondo i tempi previsti i lavori di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane). La conclusione della prima fase dei lavori è prevista alle ore 4 di venerdì 9 luglio. Il vecchio ponte è stato sezionato in tre conci e movimentato con una gru da 2.000 tonnellate, con una capacità di sollevamento fino a 1.600 tonnellate, tra le più grandi impiegate in Europa per questo tipo di interventi. Contestualmente è stata riaperta la passerella pedonale, restituendo ai cittadini un importante collegamento nell’area interessata dai lavori. Sono ora in corso le demolizioni delle spalle esistenti, attività propedeutiche alla realizzazione delle nuove opere in vista del varo della nuova struttura, previsto durante la seconda finestra dei lavori, in programma dalle ore 23 di domenica 26 luglio alle ore 11 di giovedì 30 luglio. L’avanzamento delle attività consentirà la riapertura di via degli Artisti entro la mattina di domani, 8 luglio, con il progressivo ripristino della viabilità nell’area interessata dal cantiere. Nel cantiere sono impegnate circa 70 persone appartenenti a imprese italiane leader nei settori delle costruzioni e del sollevamento eccezionale. La complessità delle lavorazioni richiede infatti competenze altamente specialistiche e l’impiego delle migliori professionalità disponibili.
Project financing, Cna e Confartigianato: regole chiare per salvaguardare investimenti, concorrenza e iniziativa privata
CNA e Confartigianato chiedono una revisione equilibrata della disciplina della finanza di progetto, dopo la sentenza della Corte di giustizia europea sul diritto di prelazione del promotore. Nel documento presentato alla Commissione Ambiente della Camera, le due Confederazioni sottolineano che il pronunciamento della Corte rappresenta un’occasione per ripensare il project financing, senza indebolire uno strumento fondamentale per attrarre investimenti privati, valorizzare il patrimonio pubblico inutilizzato, sostenere la rigenerazione urbana e contribuire alla risposta all’emergenza abitativa. Per CNA e Confartigianato, il punto non è riproporre meccanismi incompatibili con i principi europei di concorrenza, trasparenza e parità di trattamento, ma evitare che venga azzerato ogni riconoscimento del lavoro svolto dal promotore. La proposta di partenariato, infatti, comporta studi preliminari, progettazione, analisi economico-finanziarie, verifiche tecniche e consulenze sostenute interamente dall’operatore, senza alcuna certezza di aggiudicazione. “Eliminare qualsiasi forma di valorizzazione dell’attività progettuale rischierebbe di
scoraggiare l’iniziativa privata e di ridurre le opportunità per l’intera filiera produttiva”, evidenziano CNA e Confartigianato. Una filiera composta da imprese di costruzione, impiantisti, restauratori, professionisti tecnici, società di ingegneria, imprese della manutenzione e dei servizi, con una presenza decisiva di micro e piccole imprese. Le Confederazioni propongono quindi quattro interventi: criteri premiali trasparenti e predeterminati per valorizzare la qualità della proposta; una tutela più adeguata dei costi progettuali sostenuti dal promotore; una programmazione condivisa tra imprese e amministrazioni; una piattaforma nazionale delle opportunità di partenariato, con informazioni omogenee sul patrimonio pubblico valorizzabile. L’obiettivo è costruire una disciplina più chiara, stabile e coerente con il diritto europeo, capace di rafforzare la concorrenza senza penalizzare chi investe competenze, risorse e progettualità per generare sviluppo nei territori.
Nucleare, Parisi boccia il ddl: “Molto rumore per nulla”
Il ritorno del nucleare in Italia, così come delineato dal disegno di legge delega del governo, avrebbe un impatto limitato sulla decarbonizzazione del Paese. È il giudizio del fisico e premio Nobel Giorgio Parisi, che in audizione davanti alla Commissione Ambiente del Senato ha criticato il provvedimento, definendolo “irrilevante” rispetto all’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2. Per spiegare la sua posizione, Parisi ha richiamato Much Ado About Nothing: “Se non fosse una tragedia, Shakespeare avrebbe già un titolo pronto per questo disegno di legge: Molto rumore per nulla”. Secondo il Nobel, infatti, il piano del governo prevede che il nucleare copra circa il 10% della produzione elettrica nazionale, mentre l’elettricità rappresenta solo un quinto dei consumi energetici complessivi. Di conseguenza, l’apporto del nucleare inciderebbe soltanto su una quota limitata del fabbisogno energetico totale. Il governo punta ad approvare la legge delega entro l’estate, con l’obiettivo di adottare i decreti legislativi entro la fine dell’anno, ma nel corso delle audizioni sono emerse posizioni molto diverse. Dal mondo industriale e tecnico è arrivato un sostegno convinto al provvedimento. L’amministratrice delegata di Ansaldo Nucleare, Daniela Gentile, ha sostenuto che la riforma può rafforzare la sicurezza energetica del Paese, migliorare la competitività dell’industria e contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione. Anche l’amministratore delegato di Ricerca sul Sistema Energetico, Franco Cotana, ha definito il provvedimento “una grande opportunità” per l’Italia, sia in termini di indipendenza energetica sia per il ruolo che il Paese potrebbe assumere nello sviluppo dei reattori di nuova generazione, dagli Small Modular Reactors agli Advanced Modular Reactors. Secondo Rse, il nucleare dovrà integrare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, contribuendo anche a contenere i costi della transizione energetica senza compromettere gli standard di sicurezza. Sulla stessa linea anche il presidente dell’Associazione Italiana Nucleare, Stefano Monti, che ha chiesto un’accelerazione del programma nucleare italiano e l’istituzione di una cabina di regia governativa per coordinare il ritorno dell’atomo nel mix energetico nazionale.
Nel frattempo prosegue il rafforzamento delle attività di vigilanza. L’Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione ha annunciato di aver incrementato nel 2025 il proprio organico con otto nuovi ispettori, effettuando 45 ispezioni ordinarie, 11 straordinarie e 35 sopralluoghi tecnici. Per il 2026 è previsto un aumento di circa il 70% delle attività di controllo, mentre sono già state avviate le prime sanzioni per violazioni nella tracciabilità di rifiuti e sorgenti radioattive. Nel corso delle audizioni è stato richiamato anche il quadro climatico. Un recente studio del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici stima che, in assenza di efficaci politiche di mitigazione e adattamento, il cambiamento climatico potrebbe costare all’Italia fino a sei punti di Pil entro il 2050, rallentare significativamente la crescita economica e aumentare sensibilmente i rischi legati al rifinanziamento del debito pubblico.
Nuova liquidità per favorire crescita e competitività sui mercati, da Cdp e Cherry Bank prima operazione di destocking
Cassa Depositi e Prestiti e Cherry Bank hanno aperto un nuovo orizzonte nell’ambito della finanza alternativa strutturando, per la prima volta in Italia, un’innovativa operazione di cartolarizzazione del magazzino (“destocking”) per un valore di 10 milioni di euro in favore di Brazzale, la più antica impresa lattiero casearia italiana, attiva dal 1784. L’iniziativa, promossa da CDP, Cherry Bank e Brazzale, è stata presentata ieri a Milano presso la sede di Cdp. Il finanziamento è stato concesso in parti uguali da CDP e Cherry Bank alla società veicolo “Magazzino Italia SPV S.r.l.” e ha come obiettivo l’acquisto di un insieme di prodotti freschi e semi-
stagionati da Brazzale. Quest’ultima potrà in questo modo ottenere liquidità immediata da reinvestire per supportare i propri processi di crescita. L’operazione è stata realizzata sulla base della legge Pmi che ha lo scopo di concedere nuova liquidità, in anticipo rispetto al normale ciclo produttivo, alle imprese italiane tramite la valorizzazione dei beni presenti in magazzino. La norma è rivolta quindi a tutte quelle aziende caratterizzate da importanti livelli di beni in deposito che potranno utilizzare i nuovi fondi per aumentare i propri investimenti e accrescere la competitività in Italia e all’estero.
Magazzino Italia SPV S.r.l. utilizzerà i proventi derivanti dalla vendita dei prodotti finiti per rimborsare il finanziamento e finanziare nuovamente acquisti di ulteriori lotti di prodotti semilavorati presenti nel magazzino di Brazzale, grazie al carattere rotativo dell’operazione. Il progetto rappresenta un ulteriore passo avanti nell’evoluzione della finanza alternativa rendendo il magazzino sempre più una delle principali fonti di valore per le aziende. Un’innovazione strategica, prevista dal nuovo assetto normativo sulle Pmi, che CDP e Cherry Bank puntano ad estendere ad altre imprese italiane attive sia nel settore agroalimentare sia in altri comparti e che abbiano a disposizione un magazzino da poter valorizzare. Inoltre, per CDP l’operazione intercetta uno dei quattro macro-obiettivi del Piano Strategico 2025-2027, quello della competitività delle aziende, e uno dei 10 campi di intervento prioritario, ossia quello del “Sostegno alle filiere strategiche”. Andrea Nuzzi, Direttore Business di CDP: “L’operazione annunciata oggi conferma una volta ancora la capacità di innovazione finanziaria e la leadership nel segmento della finanza alternativa di Cassa Depositi e Prestiti. Da anni, promuoviamo strutture innovative sul mercato mettendo a disposizione delle imprese, in particolare le PMI, soluzioni finanziarie in grado di soddisfarne le esigenze e ampliare la “cassetta degli attrezzi” a loro disposizione. Con la prima operazione di destocking lanciata in Italia, lo strumento della cartolarizzazione viene impiegato in una delle principali filiere strategiche dell’economia nazionale nella prospettiva di fornire liquidità immediata alle aziende e valorizzare i beni presenti in magazzino. A livello istituzionale, l’iniziativa si inquadra nell’accordo sottoscritto con il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, che mira a supportare l’accesso al credito delle imprese agro-alimentari. Auspichiamo che, a partire da oggi, sempre più aziende di questa filiera e di altre possano seguire l’esempio di Brazzale e avvicinarsi a una struttura finanziaria all’avanguardia”. Giovanni Bossi, Amministratore Delegato di Cherry Bank: “Il nuovo destocking non è solo una strategia per finanziare le imprese dando in garanzia il magazzino. Si tratta di un cambio di paradigma finanziario. La portata innovativa potrebbe essere paragonabile all’introduzione del factoring per i crediti commerciali avvenuta in Italia 35 anni fa. È uno spartiacque che potrebbe cambiare il modo di fare business di talune imprese, modificando in modo permanente la loro funzione di produzione, aumentando l’efficienza finanziaria e generando immediato valore per l’impresa, potendo ridurre il debito mantenendo invariato l’Ebitda. A noi il compito di rendere il destocking semplice, ripetibile, applicabile e alla portata di quante più imprese possibili”. L’operazione annunciata oggi oltre al ruolo di Lenders di Cassa Depositi e Prestiti e Cherry Bank, vede ulteriormente coinvolta Cherry Bank nel ruolo di Co-Arranger, Facility Agent e Account Bank, nonché Pirola Corporate Finance in qualità di Co-Arranger, Financial Advisor e Asset Manager, Accounting Partners in qualità di Corporate Servicer e Calculation Agent e Cerved Master Services quale Servicer dell’operazione. Lo Studio Cappelli Riolo Calderaro Crisostomo Del Din & Partners ha agito in qualità di Legal Advisers.
Saipem: aggiudicato un contratto da 2 mld di dollari per il progetto Kutei Fpso in Indonesia
Saipem, mediante la propria società controllata PT Saipem Indonesia, in joint venture con PT Tripatra Engineers and Constructors, si è aggiudicata un contratto per le attività di ingegneria, approvvigionamento, costruzione e installazione (EPCI) di un’unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico (FPSO) destinata al progetto “Kutei North Hub Field Development”, situato nel bacino di Kutei, nella regione di East Kalimantan, in Indonesia. Il contratto, del valore di circa 2 miliardi USD per
la parte di competenza Saipem, è stato assegnato da Eni North Ganal, società controllata da Searah Ltd., a sua volta società risultante dalla business combination costituita da Eni e Petronas. L’esecuzione del progetto, di una durata stimata pari a circa 48 mesi, comprende le attività di project management, ingegneria di dettaglio, approvvigionamento dei materiali, fabbricazione, costruzione e installazione, nonché le fasi di commissioning e avviamento dell’unità FPSO. Il progetto Kutei FPSO rientra nell’ambito dello sviluppo del Kutei North Hub Field Development, che prevede un collegamento sottomarino a una nuova FPSO, un gasdotto dedicato all’esportazione del gas verso l’impianto LNG di Bontang e ai consumatori di gas per usi domestici attraverso l’attuale East Kalimantan System. Questa aggiudicazione rafforza ulteriormente il posizionamento di Saipem nel segmento dei progetti di unità di produzione galleggianti, valorizzando la combinazione unica di competenze di ingegneria e capacità di fabbricazione locali, e una consolidata esperienza della società nell’esecuzione fast-track dei progetti. Ai sensi dell’articolo 6 del Regolamento Consob in materia di operazioni con parti correlate, Saipem informa che il contratto è qualificabile come operazione con parte correlata – in quanto posto in essere con Eni North Ganal Limited (società controllata da Searah Limited, quest’ultima a sua volta società a controllo congiunto tra Eni e Petronas), – “di maggiore rilevanza” e che, in quanto “operazione ordinaria e conclusa a condizioni equivalenti a quelle di mercato o standard”, beneficia dell’esenzione ai sensi dell’articolo 13, comma 3,
lett. c) del Regolamento Consob in materia di operazioni con parti correlate e dell’art. 8.2, lett. c) della Management System Guidelines Saipem “Operazioni con Parti Correlate e Soggetti di Interesse” di Saipem.
Dalla Bei 250 milioni di euro al Gruppo Italgas per promuovere l’efficienza energetica in Italia
La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha approvato un nuovo pacchetto di finanziamenti da 250 milioni di euro e durata 15 anni a favore del Gruppo Italgas, volto a sostenere interventi di efficienza energetica su tutto il territorio nazionale che saranno realizzati da Geoside e Italgas Properties, rispettivamente la Energy Service Company (ESCo) e la nuova società immobiliare del Gruppo. Oggi le parti hanno sottoscritto una prima tranche da 150 milioni di euro. L’accordo sostiene un ampio portafoglio di interventi di piccola e media dimensione da realizzare nel periodo 2026–2029, tra cui la riqualificazione energetica di edifici pubblici e privati, misure di efficientamento nel settore industriale, l’installazione di impianti fotovoltaici integrati per l’autoconsumo e la modernizzazione dell’illuminazione pubblica. Secondo le stime della BEI, l’operazione consentirà di conseguire risparmi di energia primaria pari a circa 30,6 GWh all’anno e di generare 21,5 GWh annui di energia primaria da fonti rinnovabili, equivalente al consumo di energia elettrica annuale di circa 8.200 famiglie italiane. Si tratta del secondo prestito quadro concesso dalla BEI a Italgas interamente volto ad aggregare un elevato numero di investimenti destinati a migliorare l’efficienza energetica, nonché della nona operazione complessiva con il Gruppo. Finora, il valore totale dei prestiti BEI concessi al Gruppo Italgas supera 1,9 miliardi di euro. Il finanziamento contribuisce ad accelerare l’attuazione del programma di investimenti in un contesto caratterizzato da volatilità dei mercati, tensioni geopolitiche e dinamiche commerciali complesse. “Questo accordo rafforza il ruolo della BEI nel sostenere programmi di investimento su larga scala nel settore dell’efficienza energetica, mobilitando risorse in un segmento caratterizzato da elevata frammentazione e significativi fabbisogni di finanziamento. L’operazione consente di canalizzare capitali verso interventi diffusi sul territorio, contribuendo a migliorare il profilo di sostenibilità degli investimenti e a generare ritorni ambientali e socioeconomici di lungo periodo”, ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della BEI. “L’efficienza energetica è la leva più concreta per ridurre i consumi senza rinunciare alle performance e produce effetti immediati su sicurezza degli approvvigionamenti, competitività per imprese e famiglie, e sostenibilità ambientale. Il finanziamento ottenuto dalla BEI rafforza ulteriormente la nostra capacità di sviluppo di nuove soluzioni attraverso un approccio fondato sulle tecnologie proprietarie di Geoside e sui sistemi di IA sviluppati internamente. Il nostro obiettivo è di creare valore grazie al risparmio dei consumi, nella consapevolezza che la migliore energia è sempre quella che non si consuma”, ha commentato Paolo Gallo,
amministratore delegato Italgas.
Accordo Nato-Accenture per accelerare lo sviluppo di un’infrastruttura digitale più agile e resiliente
Accenture ha firmato un accordo del valore di circa 200 milioni di euro con la NATO Communications and Information Agency (NCIA) nell’ambito del programma Protected Business Network (PBN), segnando un passo fondamentale verso la realizzazione dell’organizzazione digitale sicura e cloud-enabled della NATO. Nel corso dei prossimi sette anni, Accenture collaborerà con Leonardo per la realizzazione del programma. Il Protected Business Network costituisce la base delle operazioni digitali classificate dell’Alleanza NATO, consentendo ai decisori e al personale militare di comunicare, coordinarsi e accedere ai dati critici attraverso un ambiente cloud moderno, standardizzato, scalabile e più resiliente verso minacce esterne e interruzioni di servizio. Il programma PBN sostituirà le infrastrutture attuali e rafforzerà agilità e sicurezza dell’architettura digitale della NATO grazie all’introduzione di un modello operativo cloud comune, metodologie standard di ingegneria e un ambiente sicuro in cui sviluppare, implementare e gestire nuovi servizi digitali in modo più rapido, ponendo le basi per una continua evoluzione digitale dell’Alleanza. Accenture e Leonardo progetteranno, implementeranno e gestiranno la piattaforma centrale del PBN su un ambiente multi-cloud fornito dalla NCIA, supportando la progressiva adozione di servizi cloud sicuri da parte di circa 29.000 utenti dell’Alleanza. Grazie anche al rafforzamento ottenuto attraverso recenti acquisizioni, Leonardo implementerà un’architettura Zero Trust protetta dalla propria Global Cybersec Platform, una piattaforma multi- agentica basata sull’intelligenza artificiale per la cyber defence, in grado di garantire i più elevati livelli di resilienza. L’accordo, firmato dal General Manager della NCIA Dylan Browne e da Olivier Girard, Defense Industry Lead di Accenture EMEA in occasione del NATO Summit Defense Industry Forum di Ankara, dà avvio alla prima fase di implementazione di uno dei più importanti programmi di trasformazione digitale della NATO.
“Con questo accordo, la NATO rafforza il proprio impegno verso l’innovazione, la trasformazione digitale e gli investimenti condivisi nelle tecnologie del futuro. Attraverso il Protected Business Network, l’Alleanza compie un passo decisivo nella modernizzazione della propria infrastrutturadigitale e nella costruzione di un’organizzazione sempre più connessa e guidata dai dati, capace di sviluppare e mettere a disposizione capacità digitali con rapidità e su larga scala”, ha dichiarato
Dylan Browne, General Manager della NCIA. Mauro Macchi, CEO di Accenture EMEA, ha commentato: “L’ambizione della NATO di diventare un’Alleanza pienamente digitale rappresenta uno dei programmi di trasformazione più significativi del nostro tempo e una reinvenzione di questa portata richiede un partner di fiducia disposto ad assumersi la responsabilità dei risultati. Insieme a Leonardo, metteremo a disposizione le competenze in ambito cloud e cybersecurity necessarie per supportare la NCIA nella realizzazione di una dorsale digitale resiliente, interoperabile e pronta per il futuro, rafforzando al tempo stesso la capacità dell’Alleanza di operare e mantenere la propria leadership”. Lorenzo Mariani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo, ha dichiarato: “Nell’attuale scenario geopolitico, questo progetto rappresenta una tappa fondamentale per rafforzare la prontezza operativa, l’interoperabilità e la continuità delle missioni della NATO. Con il programma Protected Business Network, Leonardo consolida la propria leadership nella cybersecurity al servizio delle organizzazioni mission critical”. Approvato dal North Atlantic Council come programma per lo sviluppo delle capacità operative dell’intera Alleanza, il Protected Business Network sostiene l’obiettivo della NATO di accelerare la propria trasformazione digitale e di sfruttare le tecnologie emergenti mantenendo il proprio vantaggio tecnologico. Il contratto pone le basi di una partnership di lungo termine che contribuirà a realizzare questa visione.
Gnl, nel 2025 commercio globale record con 437 mln di tonnellate
L’edizione 2026 del World LNG Report dell’Unione Internazionale del Gas (IGU) mostra scambi record, investimenti quasi record e solide prospettive di crescita a lungo termine, nonostante le perturbazioni di mercato senza precedenti. Nel 2025, il commercio globale di gas naturale liquefatto (GNL) ha raggiunto la cifra record di 437 milioni di tonnellate, con un aumento del 6,3% – la crescita più forte dal 2022 – mentre gli investimenti in nuove fonti di approvvigionamento di GNL hanno toccato il livello più alto degli ultimi sei anni . La crescita del commercio è stata trainata dall’espansione delle forniture provenienti da Stati Uniti, Qatar e altri produttori, mentre Canada e Mauritania/Senegal sono entrati per la prima volta a far parte del gruppo dei paesi esportatori di GNL. Il rapporto rivela un settore che sta entrando in una nuova fase di maturità e resilienza , avendo saputo rispondere con successo a uno dei periodi più difficili della sua storia, continuando al contempo ad ampliare il proprio ruolo a sostegno della sicurezza energetica globale, dello sviluppo economico e della riduzione delle emissioni.
Iea, domanda di gas -0,5% nel 2026, terzo calo in sette anni
Il consumo mondiale di gas diminuirà per la terza volta in sette anni nel 2026, anche se l’offerta di GNL da parte dei produttori di altre regioni aiuta a compensare le perdite in Medio Oriente. E’ quanto prevede il rapporto Iea secondo cui quest’anno la domanda globale di gas dovrebbe calare di circa lo 0,5% (o 20 miliardi di metri cubi), segnando così il terzo calo annuale di questo decennio dopo le diminuzioni registrate nel 2020 e nel 2022. Secondo l’ultimo rapporto trimestrale sul mercato dell’Iea gli effetti della guerra in Medio Oriente continuano a rimodellare il mercato globale del gas naturale, con un’offerta più limitata e prezzi elevati che pesano sulla domanda nei mercati chiave. Il calo della domanda di quest’anno sarà da attribuire principalmente all’uso ridotto di gas nei settori dell’energia e dell’industria.
Al via Banca dati nazionale delle cavità sotterranee e dei sinkhole nei centri urbani italiani
ISPRA ha avviato un’attività sistematica di censimento e inventario delle cavità sotterranee e dei sinkhole nei centri urbani italiani, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza del sottosuolo urbano e fornire strumenti utili alla pianificazione territoriale, alla prevenzione del rischio geologico e alla gestione delle emergenze. Il progetto nasce dall’esigenza di raccogliere, organizzare e armonizzare le informazioni relative agli ambienti ipogei e agli eventi di sprofondamento che interessano numerose città italiane. In molti contesti urbani, infatti, la presenza di cavità naturali e antropiche, spesso sviluppate al di sotto del tessuto edificato, può rappresentare un fattore predisponente all’innesco di fenomeni di instabilità del sottosuolo. La Banca dati nazionale delle cavità sotterranee e dei sinkhole nei centri urbani italiani raccoglie informazioni provenienti da archivi storici, cartografie tecniche e geologiche, studi scientifici, documentazione degli enti territoriali, rilievi di campo, fotointerpretazione e banche dati istituzionali. I dati sono georeferenziati e organizzati secondo criteri omogenei, al fine di garantire confrontabilità, aggiornabilità e integrazione a scala nazionale. Le prime attività hanno riguardato città caratterizzate dalla presenza di estesi ambienti ipogei e da fenomeni di sprofondamento documentati, tra cui Roma, Napoli, Palermo, Trieste, Cagliari, Viterbo, Rieti e alcuni borghi storici del Lazio. Per tali aree sono state realizzate o aggiornate banche dati dedicate, finalizzate alla ricostruzione del quadro conoscitivo del sottosuolo urbano e all’individuazione delle principali criticità geologiche.
Assonave, ‘navalmeccanica è strategica, l’Europa ne difenda autonomia e competitività’
“Se guardiamo oggi alla cantieristica navale, ciò che emerge con chiarezza è il suo ritorno al centro delle politiche industriali, sia a livello nazionale sia a livello europeo”. A sottolinearlo è stato il presidente di Assonave, e di Fincantieri, Biagio Mazzotta, nella sua relazione all’assemblea dell’associazione confindustriae delle imprese della navalmeccanica, che compie ottanta anni. “In questo quadro non possiamo ignorare le dinamiche competitive che caratterizzano il mercato internazionale. La cantieristica europea si confronta da anni con distorsioni di mercato, politiche industriali aggressive e sostegni pubblici massicci messi in campo da Paesi terzi, in particolare dalla Cina. Si tratta di fenomeni che alterano le condizioni di concorrenza e rischiano di indebolire la capacità dell’Europa di mantenere un ruolo autonomo e competitivo in un settore strategico”, ha detto. “Per questo, l’Unione europea è chiamata a preservare la propria base industriale marittima e navalmeccanica. Non si tratta di una scelta difensiva, ma di una scelta strategica. In Italia – dove si “può contare su un patrimonio industriale di assoluto rilievo”, e dove “la nostra filiera navalmeccanica rappresenta una eccellenza globale” – “il Governo ha fatto tanto, le politiche ci sono. Ma le imprese hanno comunque sempre bisogno di essere accompagnate, di collaborazione”.
Bird & Bird e Chiomenti con UniCredit e Aquila Clean Energy in un finanziamento da 30 milioni
Aquila Capital ottiene un finanziamento di 30 milioni di euro per la realizzazione di un progetto agrivoltaico in Sicilia. Il progetto è di proprietà dei suoi fondi istituzionali, mentre i servizi di sviluppo e gestione del progetto sono forniti da Aquila Clean Energy. Bird & Bird e Chiomenti hanno fornito consulenza rispettivamente a Unicredit S.p.A. e ad Aquila Capital in merito a un’operazione di project finance in Italia per un importo complessivo di circa 30 milioni di euro, suddiviso in varie linee di credito per liquidità, IVA e impegni, finalizzata alla realizzazione di un impianto agrivoltaico con una potenza di circa 52 MWp, situato in Sicilia. Bird & Bird ha fornito consulenza a UniCredit S.p.A., in qualità di lender, structuring mandated lead arranger, coordinatore globale, banca emittente e bookrunner, con un team multidisciplinare guidato dal partner Pierpaolo Mastromarini, responsabile del dipartimento Energy & Utilities & Infrastructure, che ha agito con il supporto dell’associate Francesco Bianco (project manager per la documentazione finanziaria), del senior associate Andrea Semmola (coordinatore del team) e della trainee associate Rosita Magno per quanto riguarda la documentazione finanziaria e la due diligence relativa agli accordi societari, di finanziamento e di progetto. Il partner Simone Cadeddu e il counsel Jacopo Nardelli hanno curato gli aspetti di diritto amministrativo. Chiomenti ha agito al fianco dei legali interni di Aquila Clean Energy, Elena Macchi (Head of Legal Italy) e Paola Pugliese (legal counsel), con un team guidato dalla partner Carola Antonini e composto dal counsel Girolamo D’Anna e dall’associate Niccolò Antongiulio Romano. La due diligence relativa ai profili societari, contrattuali commerciali e immobiliari è stata curata dagli associate Giuliana Mazzi ed Emanuele Caramiello, mentre gli aspetti di diritto amministrativo sono stati gestiti dal counsel Elisabetta Mentasti e dall’associate Bernardo Antonio Masso. Gli aspetti fiscali relativi al finanziamento sono stati curati dal counsel Antonino Guida e dal senior associate Andrea Basi.
Yeldo: nuova operazione da 14 mln nel residenziale a Milano
Yeldo, gruppo europeo attivo nella strutturazione di operazioni di finanziamento immobiliare di livello istituzionale, annuncia un nuovo investimento del valore di 14 milioni di euro nel mercato residenziale milanese, in un progetto situato in via Comelico, nel quartiere Porta Romana a Milano. L’investimento si inserisce all’interno di un progetto istituzionale – che coinvolge controparti di primario standing sia lato sponsor sia lato investitori – già avviato e gestito da Savills IM SGR S.p.A., in qualità di gestore del fondo immobiliare chiuso C7 Investment Fund, con l’obiettivo di supportare il completamento di uno sviluppo residenziale di fascia alta in una delle aree più dinamiche e attrattive della città. Lo sviluppo prevede il completamento di un complesso residenziale articolato in più edifici e unità indipendenti, per un totale di 66 unità abitative e 69 posti auto, con una superficie complessiva di oltre 9.000 mq. Una quota significativa delle unità (più del 90%) è già promessa in vendita, mentre circa il 15% è già stato rogitato. Nelle prossime prossime settimane proseguiranno i rogiti, con il completamento dei lavori previsto entro la pausa estiva.
Situato nel quadrante sud-est di Milano, a breve distanza dal centro storico e in prossimità del Villaggio Olimpico, l’asset beneficia di un contesto urbano consolidato e in forte evoluzione, caratterizzato da una domanda residenziale sostenuta e da solide prospettive di assorbimento. Antonio Borgonovo, CEO e Founder di Yeldo Group, ha commentato: «Questa nuova operazione conferma il nostro approccio selettivo al mercato, che ci porta ad affiancare operatori istituzionali di primario livello in progetti con basi solide e buone prospettive di sviluppo. Ci focalizziamo su opportunità caratterizzate da fondamentali robusti e strutture istituzionali, anche in contesti complessi, dove riteniamo sia possibile generare valore attraverso un presidio attivo delle diverse fasi del progetto. Dal nostro punto di vista, Milano continua a rappresentare un mercato di riferimento non solo a livello nazionale, con dinamiche residenziali favorevoli e una domanda strutturalmente elevata». Lorenzo Belloni, CIO di Yeldo Group, ha commentato: «Siamo particolarmente soddisfatti di aver operato in un contesto interamente istituzionale, sia dal lato sponsor sia dal lato investitori. L’operazione di via Comelico rappresenta inoltre un ulteriore passo nel percorso di crescita e consolidamento del nostro posizionamento nel mercato degli investimenti immobiliari istituzionali. Nel caso di via Comelico abbiamo contribuito al completamento di uno sviluppo residenziale di qualità elevata in un mercato che continua a registrare una forte domanda abitativa a fronte di una limitata disponibilità di nuova offerta, una dinamica accentuata negli ultimi anni dalle difficoltà che hanno interessato numerosi progetti di sviluppo a Milano. In questo contesto, riteniamo che iniziative con caratteristiche distintive possano contribuire a rispondere a un bisogno concreto del mercato».
Alayan integra Cgt Trucks e ampla il suo modello specialistico
Alayan – società del Gruppo TESYA specializzata nei servizi di noleggio di attrezzature e macchinari per aziende di ogni dimensione operanti nell’Industria e nella realizzazione di Infrastrutture ed Eventi – annuncia il proprio ingresso nel settore del noleggio di veicoli industriali e commerciali specializzati attraverso l’integrazione delle attività, della flotta e dell’esperienza del settore di CGT Trucks, società del Gruppo TESYA pioniera nel settore. In continuità con il percorso di crescita di Alayan – che ha chiuso il 2025 con un fatturato di 221 milioni di euro, in aumento del 22% – l’operazione segna un ulteriore ampliamento del perimetro operativo della società, affiancando il noleggio di veicoli industriali e commerciali specializzati alle soluzioni del portafoglio in essere già rivolto a Edilizia e Costruzioni, Infrastrutture – strade, ponti e gallerie – Industria, Grandi Eventi, Ferrovie, Porti e Servizi Pubblici. L’integrazione valorizza la solidità del percorso sviluppato da CGT Trucks nel mercato italiano dei veicoli industriali. Con circa 750 mezzi in flotta, 50 dipendenti e un fatturato vicino ai 40 milioni di euro, in costante crescita negli ultimi anni, la fusione di CGT Trucks in Alayan rappresenta un asset industriale, commerciale e operativo di rilievo. A questa base si affiancheranno gli oltre 1.500 veicoli già presenti nella flotta Alayan. Un passaggio che consentirà di rafforzare ulteriormente il posizionamento di Alayan nel noleggio professionale, facendo leva sulle sinergie industriali e commerciali del Gruppo TESYA e sulla specializzazione maturata dalla società nel rental. L’ingresso di Alayan nel comparto dei veicoli industriali e commerciali specializzati avviene in un contesto favorevole allo sviluppo di soluzioni flessibili per la mobilità professionale. A livello europeo si prevede che il segmento del noleggio di autocarri medi e pesanti raggiungerà i 17,51 miliardi di dollari nel 2026, con un CAGR del 5.97% dal 2026 al 2031.
“L’integrazione di CGT Trucks si inserisce pienamente nella traiettoria di sviluppo di Alayan, in coerenza con il piano industriale triennale 2026-2028 della società – che prevede investimenti organici complessivi pari a circa 300 milioni di euro – e rappresenta un ulteriore passaggio nel rafforzamento del nostro modello multispecialistico – ha dichiarato Vincent Albasini, Amministratore Delegato di Gruppo Alayan e Presidente di CGT Trucks. A partire dai risultati raggiunti nel 2025, anno che ci ha visto consolidare il nostro presidio nei servizi di noleggio per industria, infrastrutture ed eventi, estendiamo oggi questa expertise al comparto dei veicoli industriali e commerciali specializzati, portando anche in questo settore una logica multibrand e orientata alla fornitura di soluzioni integrate. Un’evoluzione coerente con le prospettive di crescita del noleggio professionale in Europa, atteso a un CAGR del 4,25% tra il 2026 e il 2031 , e con l’ambizione di contribuire allo sviluppo del rental in Italia e nel Sud Europa”. Nel nuovo assetto, CGT Trucks cesserà di operare come dealer esclusivo DAF. Grazie a una flotta strutturata, a tempi di consegna rapidi e a una presenza capillare sul territorio garantita da due Hub (Milano e Roma) – da una copertura diretta di noleggio, da una rete di officine e service partner per assistenza e riparazione, nonché dalle 45 filiali di Alayan – il Gruppo TESYA conferma la volontà di affiancare gli operatori, attraverso le sinergie tra le sue società e con un modello flessibile e personalizzato, capace di integrare mezzi, servizi e competenze in soluzioni chiavi in mano.A supporto dello sviluppo del modello multispecialistico di Alayan si inserisce anche l’ingresso di Claudio Gariboldi nel ruolo di General Manager Special Services (Energia, Eventi, Costruzioni Modulari e Veicoli).
Bologna, sicurezza stradale, al via altri interventi diffusi, dossi e cuscini rallentatori
Dopo l’intervento in piazza Trento e Trieste (dove manca solo la parte stradale che verrà completata a fine luglio) prendono il via altre decine di interventi di messa in sicurezza delle strade e moderazione della velocità diffusi sul territorio, nell’ambito della fase 2 di Bologna Città 30: dossi rallentatori artificiali da collocarsi in strade urbane: residenziali o caratterizzate da elevata incidentalità
i primi 15 cuscini rallentatori (detti “berlinesi”); bolloni 30 in materiale termoplastico; attraversamenti pedonali e/o ciclabili a raso/rialzati, penisole laterali, incroci rialzati; segnaletica orizzontale, verticale e luminosa. Ieri sono partiti i lavori in via Dante nel tratto tra viale Carducci e via Santo Stefano, dove è previsto, sulla scorta di numerose segnalazioni ricevute, il miglioramento della sicurezza dei percorsi casa-scuola e dei luoghi di accesso all’area scolastica. Nello specifico sono previste: la realizzazione di penisole laterali su ambo i lati della carreggiata in prossimità degli attraversamenti pedonale e ciclo-pedonale posti di fronte alla scuola, per evitare la sosta abusiva dei veicoli e garantire maggiore visibilità in fase di attraversamento; l’allungamento delle isole mediane esistenti ai lati degli attraversamenti posti di fronte alla scuola, in modo da lasciare un varco centrale sufficiente per l’ingresso delle auto all’interno del passo carrabile situato sul lato nord della strada; l’adeguamento della segnaletica stradale in relazione alle opere descritte. Durante il cantiere si avrà cura di ridurre al minimo i disagi alla cittadinanza, e saranno garantiti la sosta e la fruizione dei passi carrai. Si cominciano anche a installare i primi dossi rallentatori artificiali, da collocarsi in strade urbane residenziali o caratterizzate da elevata incidentalità: tre al Villaggio rurale in via Cristoforo Colombo e quattro in via Stradelli Guelfi.
A seguire partiranno gli interventi in viale Felsina e viale Lincoln (miglioramento delle fermate TPL e degli attraversamenti pedonali). A seguire quelli in via Jacopo della Lana (miglioramento della sicurezza dell’attraversamento pedonale di fronte alla chiesa di Sant’Antonio), via Speranza (riqualificazione del tratto stradale da via Fattori a via Vittoria con rialzi stradali), via Bombicci (messa in sicurezza dell’attraversamento nei pressi della fermata bus), via Zanardi e piazza Giovanni XXIII (nuovi attraversamenti rialzati), intersezione Zanotti/Ferrari e Jacopo della Quercia/Franceschini (rialzo dell’intersezione). In tutti i casi si tratta di piccoli cantieri senza impatto per la viabilità.