L'ARTICOLO 193 DEL CODICE APPALTI

PPP, salta anche il premio al promotore: per la Ue non può essere soggettivo. Slitta ancora la riforma, incombe la procedura di infrazione

Dopo la morte del diritto di prelazione, chiara già dal seminario del 19 marzo, ora esce di scena anche la formula del premio al promotore prima o durante la gara: il braccio di ferro con la commissione europea ha bruciato tutte le soluzioni proposte. Incombe la procedura di infrazione Ue. Perde quota l’ipotesi di un emendamento del MIT al decreto legge Infrastrutture alla Camera, a meno che il governo italiano non rinunci definitivamente a qualunque forma di incentivazione al promotore. L’unica soluzione che resta in piedi è quella proposta da Marco Monaco, partner di ADVANT Nctm, su DIAC di una semplificazione estrema che passi per una gara pienamente concorrenziale in cui l’unico vantaggio per il promotore sia quello di conoscere il progetto meglio degli altri (e un pagamento massimo del 2,5% in favore del promotore non aggiudicatario per le spese sostenute).

07 Lug 2026 di Giorgio Santilli

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Fin dalla sentenza della Corte di giustizia Ue del 5 febbraio e poi ancora meglio dal 19 marzo – giorno del seminario organizzato da ADVANT Nctm con la partecipazione di Elena Griglio e Luigi Carbone su cui si può leggere qui l’articolo di DIAC – è chiaro che il governo italiano considera morto il diritto di prelazione nel PPP ed è consapevole della necessità di riformare radicalmente l’articolo 193 del codice appalti. A distanza di quattro mesi da quell’appuntamento, che segnò un punto di svolta sulla strada della rinuncia a fare resistenza alla sentenza Ue, ora il governo ha maturato la decisione di abbandonare anche la strada – che allora fu indicata come possibile – di lasciare un margine di vantaggio per il promotore attraverso un sistema premiale che intervenisse prima o durante la gara e non dopo la gara (come nel caso della prelazione).

Qualunque forma di “premio” al promotore si è infranta contro lo scoglio eretto in questi mesi da Bruxelles che non ammette premi soggettivi ma  può prenderli in considerazione soltanto se oggettivi. Non dimentichiamo che incoombe sulla questione promotore anche una procedura di infrazione ad opera della commissione dopo la bocciatura della Corte di giustizia. Della preziosa discussione del 19 marzo resta quindi ancora in piedi solo la possibilità – più teorica che pratica – di fare ricorso a una forma semplificata di dialogo competitivo per affinare la prima proposta del promotore e dare un premio a chi – durante questa competizione informale – presenterà le idee progettuali più vicine alle esigenze dell’amministrazione.

Anche se questa ipotesi escludeva esplicitamente il diritto di prelazione e cercava invece di arretrare il premio sulla proposta che matura lungo il percorso del dialogo competitivo, i paletti della commissione che non si sono affatto affievoliti fanno perdere quota anche a questao tentativo. Si allontana così anche l’opzione, che era stata coltivata per quindici giorni al ministero delle Infrastrutture, di risolvere la questione con un emendamento al decreto Infrastrutture all’esame della commissione Bilancio della Camera.

Nonostate l’ennesimo question time, la scorsa settimana, ripetesse lo stesso messaggio ministeriale degli ultimi tre mesi sulla necessità di trovare una soluzione legislativa e nonostante il pressing di qualche parlamentare della maggioranza, come Erica Mazzetti (Forza Italia) che ieri ha ribadito l’urgenza dell’intervento (ma girandolo sul settore sanitario), la questione è destinata a essere rinviata ancora. A meno che il ministero non si rassegni a presentare un emendamento, sotto dettatura della commissione, che escluda definitivamente non solo il diritto di prelazione, ma anche qualunque altra forma di incentivazione al promotore (compresi i rimborsi di un certo peso). Una variabile nuova potrebbe essere una certa pressione anche dalle opposizioni, in particolare dal Pd, perché una soluzione si trovi al più presto. Possibile che anche da quella parte arrivino proposte in commissione Bilancio. Il problema, però, resta lo stesso: trovare una norma su cui concordi anche Bruxelles per evitare la procedura di infrazione già annunciata. L’unica soluzione che sembra restare in piedi è quella proposta da Marco Monaco, partner di ADVANT Nctm, su DIAC (si vedano qui l’intervento e il testo proposto) di una semplificazione estrema che passi per una gara pienamente concorrenziale in cui l’unico vantaggio per il promotore sia quello di conoscere il progetto meglio degli altri (e un pagamento massimo del 2,5% in favore del promotore non aggiudicatario per le spese sostenute).

 

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