IL SECONDO DOCUMENTO STRATEGICO IN GU

La dimensione subacquea (infrastrutture, digitale e sicurezza) entra nel piano mare 2026-28. Esentato (Aisi): ora uno standard Ue

06 Lug 2026 di Mauro Giansante

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Sedici direttrici strategiche, una strategia marittima nazionale, una governance rafforzata. Il secondo piano mare italiano, versione 2026-2028, entra finalmente in gazzetta ufficiale e rafforza il primo documento approvato nel 2023. Un piano triennale che ingloba la Strategia industriale marittima, creando uno strumento di programmazione unitario pensato per sostenere la competitività del sistema blu tramite incentivi mirati ma anche che prevede il riconoscimento e il sostegno diretto alle reti e ai raggruppamenti nazionali degli utenti del mare e amplia il raggio d’azione alle nuove sfide della dimensione subacquea (subsea) e alla transizione ecologica ed energetica degli impianti off-shore.

Un comparto strategico, quello marittimo, che, si legge nel documento ufficiale, genera un valore aggiunto pari a 76,6 miliardi di euro, con 1,1 milioni di occupati. Le Regioni del Sud rappresentano il 32,5% del valore aggiunto. Considerato il moltiplicatore economico di 1,81 , essa apporta un contributo al Prodotto Interno Lordo di oltre 200 miliardi di euro, pari all’11,3% del PIL nazionale2 . Il nostro Paese è inoltre il primo in Europa per volume di merci movimentate nel trasporto merci a corto raggio, pari a 302 milioni di tonnellate, con una quota di mercato pari al 16%.

Nel dettaglio, allora, si punta su: tutela e valorizzazione della risorsa mare dal punto di vista ecologico, ambientale, logistico, economico; – valorizzazione economica del mare con particolare riferimento alle risorse energetiche, alla pesca e all’acquacoltura, all’archeologia subacquea e al turismo; – valorizzazione delle vie del mare e sviluppo del sistema portuale; – promozione e coordinamento delle politiche volte al miglioramento della continuità territoriale da e per le isole, al superamento degli svantaggi derivanti dalla condizione insulare e alla valorizzazione delle economie delle isole minori; – promozione del sistema-mare nazionale a livello internazionale, in coerenza con le linee di indirizzo strategico in materia di promozione e internazionalizzazione delle imprese italiane; – valorizzazione del demanio marittimo, con particolare riferimento alle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative.

Nel piano rientrano le autostrade del Mare e le disposizioni relative agli effetti della normativa europea Ets in materia di decarbonizzazione del trasporto marittimo, lo sviluppo delle energie rinnovabili offshore, le infrastrutture portuali nei processi di transizione energetica, il rafforzamento della sicurezza marittima e alle esigenze di coordinamento tra le amministrazioni competenti. Spazio anche alle tecnologie marine avanzate: digitalizzazione, intelligenza artificiale, robotica, osservazione della Terra e sistemi subacquei.

Spiega Giovanni Esentato, segretario dell’Aisi – Associazione imprese subacquee italiane – il riconoscimento della “necessità di un raccordo permanente tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca è finalmente una condizione essenziale per la crescita sostenibile e competitiva della dimensione subacquea nazionale”. Per l’Aisi “questo passaggio non deve essere letto soltanto come un riconoscimento istituzionale della dimensione subacquea, ma come l’avvio di una fase più concreta: quella in cui politica industriale, sicurezza del lavoro, qualificazione professionale, innovazione tecnologica e concorrenza leale devono trovare un terreno comune”. Adesso, aggiunge Esentato, “occorre definire come esso debba operare, con quali procedure, con quali qualificazioni, con quali criteri di sicurezza e con quali responsabilità lungo l’intera filiera. In questo percorso, un ruolo fondamentale è stato già svolto dalla Norma Uni 11366, che ha rappresentato e continua a rappresentare una pietra miliare nell’affermazione della buona prassi come riferimento tecnico per la sicurezza nelle procedure operative subacquee professionali”.

Per ricordare, la Uni11366 ha tradotto in criteri organizzati ciò che per anni era rimasto affidato alla sola esperienza degli operatori più qualificati: composizione delle squadre, ruoli, responsabilità, procedure operative, gestione dell’emergenza, pianificazione dell’immersione, criteri di assistenza e controllo delle attività subacquee. “Non si è trattato soltanto di una norma tecnica. La Uni 11366 ha contribuito a costruire un linguaggio comune della sicurezza, offrendo a imprese, committenti, organi di controllo e Autorità Marittime uno strumento di riferimento concreto, verificabile e applicabile. Proprio per questa ragione, la UNI 11366 è divenuta nel tempo una pietra miliare anche nelle ordinanze emanate per la sicurezza dei lavori subacquei in ambito portuale, nell’ambito della giurisdizione delle singole Autorità Marittime e Capitanerie di Porto. In numerosi contesti portuali, essa ha costituito il riferimento tecnico attraverso cui disciplinare le condizioni minime di sicurezza, l’organizzazione delle immersioni, la presenza delle figure operative necessarie e l’adozione di procedure coerenti con la natura del rischio subacqueo professionale. Questo patrimonio non deve essere disperso. Al contrario, deve costituire la base sulla quale costruire il successivo salto di scala: dalla buona prassi nazionale alla definizione di uno standard operativo condiviso a livello europeo”.

Positivo anche il giudizio di Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana, Si.Camera e Camera di Commercio Frosinone Latina. E’, spiega, “un piano che rafforza la centralità del mare nelle politiche di sviluppo del Paese. Il documento rappresenta un’importante evoluzione del percorso avviato negli ultimi anni e contribuisce a costruire una strategia nazionale sempre più integrata e orientata al lungo periodo”. Adesso, aggiunge e conclude il presidente, “sarà fondamentale continuare a investire nelle tecnologie marine avanzate, nella digitalizzazione, nell’innovazione, nell’intelligenza artificiale, nella robotica, nell’osservazione della Terra e nelle infrastrutture strategiche, favorendo una crescente integrazione tra i nuovi ecosistemi tecnologici. Le interconnessioni tra spazio, mare e dimensione subacquea rappresentano oggi uno dei principali fattori di trasformazione delle filiere marittime e aprono nuove prospettive di sviluppo industriale, scientifico e tecnologico per il nostro Paese”.

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