DEMANIO
Dal waterfront alle ville storiche, fino alle caserme dismesse: il Piano per gli immobili pubblici ridisegna Genova con 52 edifici al centro della rigenerazione urbana
IN SINTESI
Dall’Ex Casa del Soldato a Villa Gruber, passando per caserme dismesse, ville storiche, edifici universitari e aree portuali, Genova mette in campo un piano unitario di rigenerazione urbana che punta a trasformare il patrimonio immobiliare pubblico in infrastruttura per la città del futuro.
Il “Piano Città degli immobili pubblici” segna l’avvio di una strategia condivisa tra istituzioni locali e nazionali per ripensare funzioni, destinazioni e modelli di utilizzo degli edifici pubblici, con un approccio integrato tra rigenerazione urbana, sostenibilità e innovazione sociale.
«Genova è una città policentrica e di raccordo tra i traffici marittimi e i principali corridoi terrestri italiani ed europei: la sua identità si è costruita nei secoli attraverso il dialogo costante tra porto, quartieri e colline, in un intreccio di storia, commercio, cultura e innovazione. Il Piano Città degli Immobili Pubblici prevede interventi di rigenerazione di beni del patrimonio dello Stato orientati allo sviluppo del verde, al recupero di immobili da destinare a nuove funzioni abitative, sociali e culturali, nonché all’efficientamento e alla razionalizzazione delle sedi della Pubblica Amministrazione», ha dichiarato il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme.
Un accordo istituzionale per la trasformazione urbana
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Agenzia del Demanio, Regione Liguria, Comune e Città Metropolitana di Genova, Università degli Studi di Genova, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria e Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, con il coinvolgimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’obiettivo è costruire una visione unica di sviluppo urbano, in grado di coordinare interventi su immobili oggi frammentati e spesso sottoutilizzati.
«La sottoscrizione del Piano assume un valore particolarmente significativo nell’anno del centenario della Grande Genova: ripensare gli immobili pubblici significa rispondere ai nuovi fabbisogni di una città che guarda al futuro con l’obiettivo di essere sempre più inclusiva, connessa e sostenibile. La sinergia tra le istituzioni coinvolte contribuisce alla costruzione di un ecosistema urbano capace di sostenere la crescita della comunità, offrire nuove opportunità ai giovani e mantenere vivo il legame con la storia e l’identità del territorio», ha aggiunto il Direttore dal Verme.
Rigenerazione, sostenibilità e riuso del patrimonio esistente
Il Piano Città di Genova promuove, nello specifico, interventi di rigenerazione urbana orientati alla razionalizzazione delle sedi della Pubblica Amministrazione sul territorio e al recupero del patrimonio edilizio esistente, per rispondere ai fabbisogni abitativi e sociali della collettività e valorizzare l’identità storica e culturale del contesto cittadino. In questa prospettiva, il Piano individua soluzioni progettuali innovative, sostenibili e a basso impatto ambientale, favorendo il riuso degli immobili pubblici non utilizzati e contribuendo al contenimento del consumo di suolo e all’ampliamento degli spazi verdi.
Gli immobili pubblici assumono così un ruolo centrale nel processo di trasformazione urbana, diventano una leva strategica per la creazione di nuovi ambiti funzionali caratterizzati da un mix integrato di usi, che includono student, social e senior housing, in continuità con i servizi esistenti legati alla sanità, al verde pubblico, alla formazione e alle attività sportive. L’obiettivo è restituire alla collettività spazi accessibili e attrattivi, capaci di generare relazioni sociali, ampliare l’offerta culturale e formativa, incentivare le attività di ricerca e sviluppo, integrando innovazione tecnologica e qualità urbana.
Il piano, inoltre, prevede anche il ricorso a strumenti di partenariato pubblico-privato, per coinvolgere capitali privati e accelerare la realizzazione degli interventi.
Un portafoglio di 52 immobili per la città del futuro

Il programma riguarda complessivamente 52 immobili e individua una prima selezione di 17 beni strategici appartenenti a diverse amministrazioni pubbliche. Il perimetro è aperto a ulteriori inserimenti e nuove progettualità.
Gli interventi spaziano da grandi complessi come gli Istituti Scientifici San Martino, destinati a funzioni di ricerca e housing sociale, fino alla riconversione di ex caserme e immobili pubblici in sedi istituzionali, spazi culturali e residenze universitarie.
Particolare attenzione è rivolta anche alle aree urbane strategiche e al waterfront, con progetti di riqualificazione per funzioni commerciali, culturali e sportive.
Tra gli immobili coinvolti figurano inoltre interventi su Villa Gruber, destinata a funzioni culturali e museali, sull’Ex Casa del Soldato e su altre strutture pubbliche che saranno riconvertite a servizi per la città, oltre a residenze temporanee e housing sociale legato al comparto sanitario.
Senza dimenticare l’orto Botanico dove si prevede la realizzazione di un intervento di riqualificazione dell’immobile per destinarlo a residenze universitarie.
Ville, welfare e nuove residenze

Il piano interessa anche numerose ville storiche e immobili della Città Metropolitana, destinati a diventare poli culturali, hub sociali e residenze temporanee per il comparto sanitario e universitario. Come ad esempio la Ex Palazzina Bertorello, un edificio storico realizzato nel 1915, con richiami liberty, che nel secondo dopoguerra ospitò prima la Cassa Mutua Portuali e successivamente uffici della ASL, ora sarà, dopo anni di abbandono, recuperata e valorizzata.
O, ancora, Villa Doria Podestà, una villa patrizia genovese progettata e costruita a partire dal 1629 da Bartolomeo Bianco. Il complesso immobiliare, vincolato dalla Soprintendenza, ha accesso carrabile da via Prà ed è composto dalla villa a cui sono collegate una torre, una piccola cappella e un’area esterna costituente la porzione superstite del parco originario.
Parallelamente, edifici regionali e complessi di grandi dimensioni saranno riconvertiti a servizi per la persona, housing sociale e strutture sanitarie di prossimità.
Università, porto e nuovi poli urbani

Tra gli interventi più rilevanti figura la trasformazione dell’Ex Albergo dei Poveri in campus universitario con residenze studentesche, mensa e spazi sportivi. Il complesso, realizzato a partire dal 1656 nella valletta di Carbonara fu completato soltanto tra il 1835 e il 1838, al termine di un lungo e articolato iter costruttivo. A partire dal 1870 l’edificio è stato progressivamente inglobato nel tessuto urbano ottocentesco, conservando un ruolo di rilievo nel paesaggio urbano. L’immobile presenta un impianto di forma quadrata, organizzato attorno a un nucleo centrale a croce greca che definisce 4 cortili interni. Attualmente il compendio risulta solo parzialmente utilizzato dall’Azienda Pubblica di Servizi per attività museali, mentre la restante parte è oggetto di proprietà superficiaria dell’Università di Genova. L’utilizzo da parte di UNIGE è tuttavia limitato e gli interventi di riqualificazione finora realizzati hanno interessato esclusivamente l’ala sud, sede della Facoltà di Scienze Politiche. Le porzioni nord e ovest, potenzialmente destinabili a funzioni turistico-ricettive e di student housing, richiedono invece significativi interventi di riqualificazione.
Ancora, anche nel sistema portuale sono previsti recuperi e rifunzionalizzazioni di immobili per usi pubblici e attività economiche come la Motorizzazione Civile –dove sono previsti interventi di rifunzionalizzazione e razionalizzazione.