PRIMA STRETTA DAL 2023

La Bce reagisce allo shock energetico e rialza i tassi. Lagarde: “Più dura la guerra, più aumentano i rischi. Ma la crescita non è minacciata”

12 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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La Bce reagisce allo shock energetico e rialza i tassi. Lagarde: “Più dura la guerra, più aumentano i rischi. Ma la crescita non è minacciata”

CHRISTINE LAGARDE PRESIDENTE DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Tutto come previsto. Lo shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente spinge la Banca centrale europea a tornare ad alzare il costo del denaro. Come ampiamente atteso dai mercati, il consiglio direttivo della BCE ha deciso di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, mettendo a segno la prima stretta monetaria dal settembre 2023. Una mossa con cui Francoforte punta a impedire che il rincaro dei prezzi dell’energia si traduca in pressioni inflazionistiche persistenti e a garantire che l’inflazione converga stabilmente verso l’obiettivo del 2% nel medio termine. Con la decisione annunciata ieri al termine della riunione all’Eurotower, il tasso sui depositi sale dal 2% al 2,25%.  La decisione, ha sottolineato la presidente della BCE Christine Lagarde, è stata assunta all’unanimità. “Non abbiamo discusso né dibattuto alcuna alternativa rispetto alla proposta formulata dal capo economista. Nessuna discussione di sorta”, ha riferito durante la conferenza stampa. Una scelta che, secondo la numero uno della Bce, era sostanzialmente obbligata alla luce delle nuove prospettive inflazionistiche. “Se non avessimo preso questa linea, una decisione molto ovvia, alla fine dell’orizzonte previsivo ci saremmo ritrovati con un’inflazione al di sopra del nostro obiettivo”, ha avvertito.

Il segnale è, dunque, chiaro: la Bce considera il deterioramento dello scenario inflazionistico sufficientemente rilevante da giustificare un’inversione della traiettoria monetaria seguita negli ultimi trimestri e, conseguentemente, punta, dunque, ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi in modo duraturo attorno al 2% nel medio termine, in uno scenario caratterizzato da forte incertezza geopolitica e da un significativo aumento dei prezzi energetici. Ma Lagarde ha più volte ribadito che l’istituto centrale non è vincolato a un percorso prestabilito dei tassi e che le future decisioni continueranno a essere ‘data driven’,  assunte riunione per riunione sulla base, appunto, dei dati economici e finanziari disponibili.

Sul fronte congiunturale, Lagarde ha evidenziato come l’economia dell’Eurozona abbia registrato una crescita nel primo trimestre dell’anno, sostenuta dalla domanda interna e dalle esportazioni. Tuttavia, il conflitto in Medio Oriente sta già producendo effetti negativi sull’attività economica. “Le indagini segnalano un rallentamento dell’economia, in particolare nel settore dei servizi”, ha spiegato la presidente della BCE, osservando che il comparto manifatturiero ha finora mostrato una maggiore capacità di tenuta. Secondo Lagarde, questa resilienza è dovuta anche all’accumulo di scorte effettuato dalle imprese per fronteggiare possibili interruzioni delle catene di approvvigionamento e all’incremento della spesa per la difesa. “Non siamo in un contesto in cui la crescita è assente o  – ha rimarcato – sotto grave minaccia. E si può fare molto di più, con riforme strutturali, incoraggiando un mercato europeo che non abbia ostacoli al commercio, facendo l’unione dei risparmi e degli investimenti” per sostenere l’attività, per cui “incoraggiamo tanto” queste manovre. Il mercato del lavoro continua a mostrare una buona tenuta. Il tasso di disoccupazione dell’area euro si è attestato al 6,3% ad aprile, vicino ai minimi storici, mentre nel primo trimestre sono stati creati nuovi posti di lavoro, sebbene a un ritmo inferiore rispetto alla fine del 2025. Restano inoltre solidi i bilanci delle famiglie, che continuano a rappresentare un importante motore della crescita.

La Bce aveva corretto al ribasso le prospettive di crescita economica. Il prodotto interno lordo dell’area euro dovrebbe aumentare dello 0,8% nel 2026, dell’1,2% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028. Il peggioramento delle stime rispetto a marzo riflette l’impatto della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali delle famiglie e sul clima di fiducia di imprese e consumatori. Ma nello scenario “grave”, tratteggiato dalle nuove staff projections, relativo agli sviluppi della guerra in Medio Oriente, la Bce ipotizza ora una crescita che nel 2026 si fermerebbe allo 0,5% contro lo 0,8% dello scenario “centrale”, poi in ulteriore frenata allo 0,4% nel 2027 e in ripresa all’1,6% solo nel 2028. C’è poi uno scenario ‘benigno’: crescita 2026 allo 0,8%, in ripresa rapida all’1,4% nel 2027 e 1,6% nel 2028. Lo scenario grave vedrebbe l’inflazione media al 4% nel 2026 e al 5,3% nel 2027, con una coda lunga che si trascinerebbe fino al 2028, anno in cui l’inflazione resterebbe al 3%, ben sopra il target del 2%. Nello scenario di base, l’inflazione complessiva è attesa al 3% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028. Anche l’inflazione di fondo, al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari, dovrebbe attestarsi al 2,5% nel 2026 e nel 2027 per poi scendere al 2,2% nel 2028. Secondo la BCE, nei prossimi trimestri la domanda interna sarà più debole rispetto alle attese precedenti. L’aumento dei costi energetici e il peggioramento della fiducia tenderanno infatti a frenare consumi e investimenti privati, anche se una parte di questi ultimi continuerà a essere sostenuta dagli investimenti nelle tecnologie digitali e dalla maggiore spesa pubblica legata alla difesa.

E’ evidente come questi scenari alimentino le preoccupazioni della Bce. Lagarde ha avvertito che i rischi per l’inflazione e per la crescita dipenderanno in larga misura dalla durata del conflitto. “I rischi per lo scenario di crescita e d’inflazione sono tanto maggiori quanto più dura la guerra in Medio Oriente”, ha osservato. Per questo motivo Francoforte continuerà a monitorare attentamente l’entità e la persistenza dello shock energetico e il suo impatto sulla formazione dei prezzi e dei salari, sulle aspettative di inflazione e sull’andamento complessivo dell’economia. Quella di ieri è una decisione “solida” che consente alla Bce di restare “in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dalla guerra”.

“Noi dobbiamo lavorare alle condizioni date per fare come Commissione europea le scelte più adeguate, anche in questo contesto, quindi evidentemente anche questo elemento sarà un elemento che accompagnerà le nostre scelte”, ha commentato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto. Sul rischio di un rallentamento degli investimenti, “è una scelta della Banca Centrale Europea, noi adesso lavoreremo per adeguare e per compiere i percorsi nell’ambito delle nostre competenze, però sono sempre l’avviso che è meglio evitare di commentare a caldo delle scelte e ragionare su come poter affrontare delle soluzioni”.

La linea ferma e convinta della Bce solleva le perplessità all’interno del governo italiano. “Io non sono mai un sostenitore dell’aumento dei tassi di interesse. Credo che anche in momenti di difficoltà si debba rendere più agevole l’accesso al credito”, ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani “Quando, soprattutto, l’inflazione aumenta per fenomeni esogeni, è meglio lasciare i tassi invariati. Io non sono mai un sostenitore dell’aumento dei tassi”. Il rialzo dei tassi era atteso, ma non risolve il problema alla radice del rincaro dei prezzi dell’energia:  ha poi detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante l’incontro dell’Eurogruppo a Lussemburgo, secondo quanto riferito da fonti del Mef. Giorgetti, in particolare, ha auspicato che non ce siano ulteriori rialzi dei tassi Bce in futuro. Ma secondo il Fmi, “se i prezzi dell’energia e le aspettative di inflazione dovessero aumentare oltre quanto previsto nello scenario di base, potrebbero essere appropriati rialzi dei tassi più rapidi e/o più consistenti”.

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