LA GIORNATA

Milano-Cortina, Pellegrini (Mit) indagata sulla cabinovia Socrepes

  • Meloni: con la flessibilità Ue più risorse per famiglie e imprese. Rinnovabili a livelli record
  • Presidenza Ue per il Bilancio propone 1.730 miliardi, 32,8 in meno di Commissione
  • Sostenibilità e valorizzazione del patrimonio pubblico, siglato l’accordo tra RSE e Invimit

12 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

C’è anche una dirigente del ministero dei Trasporti tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Belluno per turbativa d’asta su presunte irregolarità nell’affidamento della realizzazione della cabinovia ‘Apollonio Socrepes’ a Cortina d’Ampezzo. Si tratta di Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della struttura tecnica di missione del dicastero di Porta Pia e braccio destro del ministro Matteo Salvini. Il suo nome si aggiunge ai tre già iscritti nel registro degli indagati, tra cui quello dell’ad di Società infrastrutture Milano Cortina (Simico), Fabio Massimo Saldini. “Le Olimpiadi Milano Cortina rappresentano un successo straordinario riconosciuto anche all’estero: sono state il frutto di anni di lavoro mio e di un’intera squadra, di cui ha fatto parte anche Elisabetta Pellegrini, che si è distinta per impegno e laboriosità. Rinnovo il ringraziamento a tutti per lo straordinario risultato: sono certo che le indagini confermeranno la piena legittimità di tutti gli atti, per il momento possiamo ricordare che i Giochi sono stati una vetrina incredibile per tutta l’Italia e ne siamo orgogliosi”, ha commentato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini.

Intanto, sul versante dell’inchiesta per corruzione sul Ponte sullo Stretto di Messina, l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Csm. E’ quanto si apprende da fonti dello stesso Csm. Miele, secondo quanto riportano Repubblica e Corriere della Sera, aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito; da marzo del 2026 il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27mila euro l’anno.

Meloni: con la flessibilità Ue più risorse per famiglie e imprese. Rinnovabili a livelli record

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha annunciato che nelle prossime settimane il governo definirà con la Commissione europea il pacchetto di interventi che potranno essere finanziati attraverso i margini di flessibilità ottenuti in sede europea. Intervenendo alla Camera nelle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio Ue, la premier ha spiegato che la misura consentirà di alleggerire il peso sul bilancio nazionale e di liberare risorse da destinare al sostegno di famiglie e imprese in una fase economica ancora complessa. Nel suo intervento, Meloni ha inoltre rivendicato i risultati raggiunti sul fronte energetico, sottolineando che durante l’attuale legislatura è stato registrato il massimo storico di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. La presidente del Consiglio ha ribadito l’approccio del governo, basato su un mix energetico che combina sviluppo delle rinnovabili, rilancio del nucleare e valorizzazione dei biocarburanti come strumento della transizione energetica, contrapponendolo a una visione che, a suo giudizio, affronta il tema dell’energia con criteri ideologici. La premier ha inoltre ricordato il recente via libera della Commissione europea a un nuovo regime di aiuti di Stato da 23 miliardi di euro a sostegno della produzione di energia da fonti rinnovabili. Secondo le stime richiamate da Meloni, gli investimenti consentiranno di aggiungere oltre 37 gigawatt di nuova capacità produttiva, determinando un incremento del 48% dell’attuale capacità nazionale da fonti rinnovabili.

Sul piano parlamentare, l’Aula della Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza collegata alle comunicazioni della premier con 170 voti favorevoli, 138 contrari e 3 astensioni. Hanno ottenuto il via libera anche alcune parti della risoluzione presentata da Carlo Calenda e da Azione, sulle quali il governo aveva espresso parere favorevole. Respinte invece le altre proposte delle opposizioni, votate separatamente su richiesta dei gruppi parlamentari. L’approvazione di alcuni passaggi della risoluzione di Azione ha inoltre reso improcedibili alcune parti della mozione presentata dai parlamentari vicini a Roberto Vannacci, tra cui quella che chiedeva l’interruzione del sostegno e dei finanziamenti all’Ucraina.

Presidenza Ue per il Bilancio propone 1.730 miliardi, 32,8 in meno di Commissione

La presidenza cipriota del Consiglio Ue propone un Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 da 1.730,2 miliardi, riducendo di 32,8 miliardi (il 2%) la proposta originaria della Commissione europea e fissando il bilancio comune all’1,23% del Reddito nazionale lordo dell’Unione o l’1,13% escludendo i costi legati al rimborso del debito comune. E’ quanto emerge dal primo quadro negoziale (o ‘Negobox’) con cifre presentato agli Stati membri, base per le trattative tra i governi sul prossimo bilancio settennale Ue.

Mes, Pierrakakis: mancata ratifica  in Italia un’occasione persa per l’Europa

“Il processo di ratifica del trattato è ovviamente una decisione del Governo e del Parlamento italiani. Per quanto ci riguarda direi che si tratta complessivamente di un’occasione persa per l’Europa per la creazione del ‘backstop’, come abbiamo discusso e deciso”. Lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo Kyiriakos Pierrakakis a margine della riunione dei governatori del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), rispondendo a una domanda sulla mancata ratifica da parte dell’Italia. “Esiste già un trattato che consente al Meccanismo europeo di stabilità di svolgere il suo ruolo significativo”, ha anche sottolineato. “Dopotutto, siamo qui proprio per discuterne e vedere come il Mes continuerà a svolgere quel ruolo nel mondo di oggi e anche nel prossimo futuro”, ha aggiunto rispetto alla riunione dei governatori del Meccanismo, ovvero i ministri delle Finanze dei Paesi dell’Eurozona che a breve si riuniranno a Lussemburgo anche per l’Eurogruppo e quindi, domani, per l’Ecofin.

Ocse, disoccupazione aprile stabile al 5%, Italia al 5,1% mai così giù dal 2004

Il tasso di disoccupazione nella zona Ocse è rimasto stabile al 5% ad aprile 2026 rispetto a marzo: è quanto afferma in una nota la stessa Ocse, precisando che il dato è rimasto pressoché invariato da febbraio 2022. In Italia, sottolinea l’organismo internazionale con sede a Parigi, il tasso di disoccupazione ”ha raggiunto il 5,1%, il suo livello storicamente più basso dall’inizio della serie attuale, nel 2004, mentre il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è calato al 16,9%”.

Fitto, ‘Nuovo Bauhaus Ue risponde alle sfide degli alloggi e dell’energia’

Il nuovo Bauhaus europeo è “più di un progetto: un’idea di rigenerazione urbana che affronta l’emergenza abitativa, la necessità di una maggiore efficienza energetica, la valorizzazione della storia dei luoghi, grazie alla creatività, alla partecipazione e all’energia delle comunità”. Lo scrive sui social il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto, prendendo parte al New European Bauhaus Festival in corso a Bruxelles. Il responsabile Ue per la Coesione ha annunciato l’apertura del voto dal pubblico per i premi del Nuovo Bauhaus Europeo che celebrano progetti e idee innovative “che incarnano i valori della sostenibilità, dell’inclusività e della bellezza”. Il pubblico potrà votare il proprio progetto finalista preferito “fino al 10 luglio”, fa sapere la Commissione.

Bce, imprese e commercio in allarme: Rischio frenata per economia reale

La decisione della Banca centrale europea di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base suscita forti perplessità tra le organizzazioni di rappresentanza delle imprese, che temono effetti negativi su investimenti, consumi e accesso al credito in una fase già segnata dalle tensioni geopolitiche e dal rincaro dei costi energetici. Per la CNA, il rischio è che le piccole imprese finiscano per pagare un prezzo doppio alla crisi in Medio Oriente. Il segretario generale, Otello Gregorini, osserva che “per artigiani e piccole imprese il rialzo dei tassi significa credito più costoso proprio mentre aumentano bollette energetiche, carburanti e costi di produzione”. Pur riconoscendo che la politica monetaria può attenuare gli effetti secondari dello shock energetico, Gregorini sottolinea che “non può eliminarne le cause” e chiede al Governo e all’Unione europea misure straordinarie per sostenere l’accesso al credito delle PMI e accelerare la riforma dei Confidi.

Netta contrarietà arriva anche da Confcooperative. Il presidente Maurizio Gardini afferma che “non condividiamo la decisione assunta dalla BCE” perché l’inflazione attuale deriva soprattutto da “tensioni geopolitiche e prezzi dell’energia”. Secondo Gardini, l’aumento del costo del denaro “non raffredda la dinamica dei prezzi, ma rischia di frenare l’economia reale, deprimere ulteriormente la propensione agli investimenti e appesantire i conti delle famiglie e le bollette delle imprese”. Il presidente di Confcooperative richiama inoltre l’impatto concreto sui mutui e sui finanziamenti, avvertendo che queste misure rischiano di colpire “indiscriminatamente chi è già sotto pressione”.

Preoccupazione anche da Confesercenti, che definisce il rialzo dei tassi “un segnale che desta preoccupazione”. L’associazione evidenzia come, in un contesto di crescita debole e consumi fragili, l’aumento del costo del denaro rischi di tradursi in “un ulteriore freno per famiglie e imprese”, comprimendo la domanda interna e rendendo più oneroso l’accesso al credito. Il presidente Nico Gronchi avverte che “la decisione di aumentare i tassi in una fase di crescita così debole rischia di aggravare le difficoltà dell’economia italiana ed europea” e chiede che le scelte di politica monetaria siano accompagnate da interventi in grado di garantire liquidità alle imprese e tutelare il potere d’acquisto delle famiglie.

Caro materiali, Confapi Aniem: preoccupano i ritardi

“Prendiamo atto del recente decreto del Mit che ha finanziato il ‘Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche’ con 695,9 milioni di euro per compensare il caro materiali relativamente a 860 cantieri, per le lavorazioni relative alla prima finestra del 2025. Ma continuiamo a essere molto preoccupati per un’emergenza che sta diventando strutturale”. Questo il commento di Giorgio Delpiano, presidente di Confapi Aniem, che segnala una criticità diffusa che coinvolge, in modo particolare, i piccoli enti appaltanti e penalizza fortemente le Pmi edili. “Siamo già a metà 2026 – spiega – e ancora non abbiamo chiuso i pagamenti del 2024 per i quali c’è bisogno di oltre 100 milioni. Complessivamente occorrono circa 2 miliardi di euro per le compensazioni dei prezzi già maturate. Stiamo rincorrendo un’emergenza a cui va data subito una risposta attraverso un’urgente previsione di assestamento di bilancio, ma vanno soprattutto create le condizioni che impediscano il maturare continuo di queste situazioni. Usciamo dalla logica dell’emergenza: le imprese quando partecipano a un appalto pubblico non possono vivere nel timore e nell’incertezza di non essere remunerate sulla base delle reali condizioni di mercato”.

“Ricordiamo anche – aggiunge Delpiano – che con l’ultima Legge di Bilancio la copertura finanziaria delle risorse finalizzate all’adeguamento dei prezzi sembra incentrata sulle responsabilità delle stazioni appaltanti, sulla loro capacità di gestione delle gare e sulla tempestività nella rimodulazione dei programmi: un quadro che non ci pare garantire alcuna certezza delle risorse e che è assolutamente contraddittorio con il diritto alla revisione prezzi sancito dalla normativa nazionale. Il Codice Appalti – conclude – ha introdotto finalmente un meccanismo revisionale automatico prevedendo anche un organismo nazionale di monitoraggio dei prezzi per dare indicazioni alle stazioni appaltanti, una sorta di prezzario nazionale. Chiediamo che venga attivato immediatamente con la partecipazione delle associazioni imprenditoriali”.

Sostenibilità e valorizzazione del patrimonio pubblico, siglato l’accordo tra RSE e Invimit

L’amministratore delegato di RSE, Franco Cotana, e l’amministratore delegato di Invimit SGR, Stefano Scalera, hanno siglato un accordo finalizzato a sviluppare progetti congiunti di interesse pubblico sulla sostenibilità e sull’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare, sull’innovazione tecnologica, sulla realizzazione di studi e analisi, nonché sulla progettazione e sull’attuazione di iniziative volte alla valorizzazione degli asset pubblici. La firma è avvenuta alla presenza di Mario Valducci e Michela Sciurpa, rispettivamente Presidente e componente del Consiglio di Amministrazione di Invimit SGR, e di Marco Borgarello, Direttore del Dipartimento Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio di RSE. “L’avvio di questa collaborazione consente a RSE di condividere conoscenze ed esperienze acquisite in oltre vent’anni di attività di ricerca, finalizzate a promuovere e diffondere la cultura dell’efficienza, della sostenibilità e dell’innovazione. Un’attenzione particolare è rivolta allo sfidante obiettivo definito dalle Direttive EEN e EPBD della riqualificazione degli edifici appartenenti alla Pubblica Amministrazione, anche a elevato valore storico-testimoniale. La loro transizione verde rappresenta una delle maggiori sfide del Paese, sia per i volumi di investimento necessari, sia per la necessità di individuare soluzioni tecnologiche avanzate in grado di assicurare l’integrazione tra tutela del patrimonio storico ed efficienza energetica, valorizzando al contempo gli asset pubblici”, ha dichiarato Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE. “Il recente avvio del nuovo laboratorio RSE di via Bosio a Roma va proprio in questa direzione. Lì sviluppiamo e testiamo biomateriali innovativi destinati a migliorare l’efficienza energetica degli edifici con particolare attenzione a quelli di pregio, che richiedono una maggiore cura nell’approccio conservativo”.“L’efficientamento energetico degli immobili di proprietà dei fondi gestiti da Invimit è una delle priorità per la SGR. Infatti, la politica di gestione degli investimenti di Invimit tiene conto, oltre che di criteri di sostenibilità economico-finanziaria e sociale, anche di quelli di natura energetico-ambientale. Si tratta di un tema su cui siamo fortemente impegnati, in quanto non è sempre possibile ottenere i risultati auspicati in caso di edifici storici o di quelli conferiti alla SGR dopo precedenti decenni di disuso. Siamo certi che la collaborazione con un soggetto qualificato come RSE, con cui condividiamo gli obiettivi di interesse pubblico, sarà davvero utile per raggiungere gli standard di efficientamento che ci siamo posti” ha dichiarato Stefano Scalera, Ammini-stratore Delegato di Invimit SGR.

L’accordo, della durata di 36 mesi, si inserisce per RSE nell’ambito del progetto di Ricerca di Sistema “Edifici ad alta efficienza per la transizione energetica” del triennio 2025-2027 e costituisce un quadro generale di cooperazione che consentirà di sviluppare studi, analisi e progettazioni, mettendo a fattor comune le rispettive conoscenze, esperienze e capacità operative e promuovendo sinergie a supporto degli obiettivi di interesse pubblico.

Studio Teha Group: con le rinnovabili, l’Italia potrebbe tagliare di 17 miliardi la propria spesa energetica

L’Italia potrebbe risparmiare 17 miliardi all’anno sulla spesa energetica e creare più di 60mila nuovi posti di lavoro rimuovendo i colli di bottiglia che oggi frenano lo sviluppo delle rinnovabili nel Paese. È quanto si evince dallo studio “Rinnovabili e competitività: scenari, impatti e priorità per l’Italia”, commissionato da oltre 50 aziende del settore energia di matrice spagnola radunate nel cosiddetto ‘Gruppo di lavoro Energia della Camera di Commercio di Spagna in Italia’ coordinato da Valerio Faccenda, Vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia e Country Manager di Iberdrola Italia. Il report è stato presentato giovedì 11 giugno nel corso di un evento a Palazzo Montorio a Roma, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, dell’Ambasciatore di Spagna in Italia Miguel Fernández-Palacios e del Vice Presidente di Confindustria per l’Energia e per la Transizione energetica Aurelio Regina.  L’analisi – realizzata da TEHA Group e presentata dal Senior Partner e Board Member, Lorenzo Tavazzi – ha indagato il possibile nesso tra politiche climatiche e competitività industriale in un contesto in cui l’Italia importa ancora il 73,9% del fabbisogno energetico (dato al 2024, ultimo disponibile), il gas forma il prezzo dell’elettricità per il 63% delle ore, e c’è stata un’importante accelerazione delle FER, con una capacità installata passata da +1,7 GW nel periodo 2019-2022 a +7,2 GW nel 2025 che arriverebbe a 101,9 GW al 2030: 29GW in meno rispetto al target previsto nello scenario PNIEC. In base a quanto è emerso, colmare questo divario potrebbe comportare un risparmio di circa 9 miliardi di euro sul costo dell’energia elettrica all’ingrosso; una riduzione della spesa di 2 miliardi circa per le quote di emissione ETS, e un’altra di 2 miliardi di euro legata alle minori importazioni di gas naturale. TEHA Group stima inoltre in 3 miliardi di euro il beneficio sociale legato alle mancate emissioni di CO2, per un totale intorno ai 17 miliardi di euro all’anno. Oltre al contenimento dei costi, le rinnovabili potrebbero rappresentare per l’Italia anche un investimento strategico capace di generare nuove opportunità di occupazione e crescita. Lo studio evidenzia infatti come colmare il divario potrebbe attivare quasi 42 miliardi di euro di Pil tra aumento degli investimenti CAPEX per impianti fotovoltaici ed eolici in Italia – pari a 35,7 miliardi di Euro – e valore aggiunto generato per il sistema-Paese, calcolato in 5,9 miliardi di euro.

In un contesto segnato da pluricrisi e forte incertezza, la transizione può quindi diventare un asset per lo sviluppo del Paese ed essere riletta non solo come agenda ambientale, ma come priorità industriale nazionale. Affinché ciò sia possibile, è però necessario rimuovere rapidamente i colli di bottiglia tali per cui già oggi i tempi autorizzativi superano i limiti UE di 32 mesi per l’eolico e 12 mesi per il fotovoltaico, e le ore di congestione potrebbero aumentare del 77% al 2030 senza adeguamenti di rete e flessibilità. A fronte di questo scenario, lo studio di TEHA Group identifica due priorità: prevedere un meccanismo straordinario di fast-track per gli impianti FER e sviluppare una rete anticipatoria, accompagnata da connessioni tempestive per i progetti già maturi. “In un periodo cruciale per il futuro energetico dell’Italia, il nostro Gruppo è fermamente impegnato a favorire il dialogo tra imprese, istituzioni e stakeholder sulle sfide poste dalla transizione energetica”, dichiara Valerio Faccenda, Vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia e Coordinatore del Gruppo di Lavoro Energia della Camera. “Abbiamo commissionato questo studio perché volevamo contribuire al dibattito con dati e analisi indipendenti, mettendo in evidenza le opportunità che questo percorso può offrire al Paese non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico, industriale e occupazionale”. “L’Italia continua a pagare l’energia molto più dei principali competitor europei: a maggio 2026 il prezzo medio dell’elettricità è stato di 119 €/MWh, 67 €/MWh in più della Francia, 65 €/MWh in più della Spagna, 22 €/MWh in più della Germania”, afferma Aurelio Regina, Vicepresidente di Confindustria per l’Energia. “Le rinnovabili consentono già oggi di produrre energia a costi sensibilmente inferiori rispetto ai prezzi di mercato e rappresentano uno strumento fondamentale per ridurre le bollette di imprese e famiglie, rafforzare la sicurezza energetica nazionale e diminuire la dipendenza dalle importazioni. I progetti e gli investimenti non mancano: oltre 4.000 impianti sono attualmente in attesa di autorizzazione. Il vero nodo è trasformare rapidamente queste iniziative in impianti operativi, superando ritardi e complessità burocratiche che rallentano la crescita del Paese. In questo percorso verso un mix energetico più equilibrato, il contributo dei territori sarà decisivo: la transizione energetica è una sfida nazionale che richiede responsabilità condivisa, collaborazione istituzionale e il pieno impegno di tutte le amministrazioni.”

Nuova Transizione 5.0, al via la piattaforma per la prenotazione. Operativa da oggi

A partire dalle ore 12.00 di oggi venerdì 12 giugno 2026, sarà operativa sul portale del Gestore dei Servizi Energetici (Gse), www.gse.it, la piattaforma per la prenotazione delle agevolazioni previste dal Piano Transizione 5.0, a supporto degli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati e impianti Fer. Lo annuncia in una nota del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Con l’apertura della piattaforma rendiamo operativo il nuovo Piano Transizione 5.0: quasi 10 miliardi di risorse nazionali per accompagnare, nel prossimo triennio, gli investimenti delle imprese in innovazione digitale, efficienza energetica e tecnologie avanzate”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Dopo il successo della prima misura, la più popolare tra le imprese, con oltre 4,25 miliardi di progetti attivati e circa 20 mila imprese coinvolte, facciamo un ulteriore passo in avanti, con regole più semplici e una programmazione pluriennale per sostenere al meglio chi investe, innova e produce in Italia, rafforzando la competitività del nostro sistema produttivo”. Sono agevolabili – ricorda la nota – tutti gli investimenti effettuati a partire dal primo gennaio 2026 e fino al 30 settembre 2028.’Oggi sono contento del fatto che c’e’ la notizia che parte l’iperammortamento, che aspettavamo da mesi. Io credo che questo sia un overboost per la nostra impresa. Credo che sia un overboost e credo che questo sia positivo’, ha commentato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.

Consip, Reggiani: “Valorizzare il patrimonio informativo per gare più veloci, con riduzioni dei tempi fino al 60%, più mirate ed efficaci”

“L’intelligenza artificiale come strumento per valorizzare il patrimonio informativo: dati, tecnologie e Persone per gare più veloci e decisioni più efficaci. L’utilizzo metodico e consapevole dell’AI può tradursi in gare più mirate e con riduzioni dei tempi fino al 60%, mantenendo responsabilità e giudizio umano. A fare la differenza è il patrimonio informativo costruito nel tempo e la conoscenzadelle Persone che lo interpretano e lo utilizzano”.
Lo ha dichiarato Marco Reggiani, amministratore delegato di Consip, intervenendo al Forum PA in occasione dell’evento “Un procurement pubblico fondato sulla cultura del dato, orientato al valore, rafforzato dall’AI”, al quale hanno preso parte anche Giuseppe Busia (presidente ANAC), Mario Nobile (Direttore Generale AgID) e Fabrizio Curcio (Capo Dipartimento MEF). Secondo Reggiani, il vero fattore abilitante dell’innovazione nel procurement pubblico è la
possibilità – tramite le nuove tecnologie – di valorizzare dati, esperienze e competenze accumulati nel tempo. In questo quadro, l’AI è il mezzo attraverso cui questo patrimonio può essere interrogato, organizzato e utilizzato per rendere più efficaci gli acquisti pubblici. “L’AI può trovare applicazione lungo tutto il ciclo di vita dei contratti pubblici – ha spiegato Reggiani– ma la sua efficacia dipende dalla qualità della base informativa su cui opera e dalla capacità delle persone di guidarne l’uso. Consip ha già avviato da mesi sperimentazioni interne che stanno restituendo risultati concreti, a partire dalle attività di supporto all’analisi delle offerte e al monitoraggio dell’esecuzione contrattuale, dove attività che prima richiedevano un’intera giornata possono essere svolte in pochi minuti, a parità di esito”. Alla base di questo percorso c’è un patrimonio informativo unico, costruito da Consip nel corso dei suoi 25 anni di storia, fatto da 10 milioni di contratti, 1.700 strategie di gara, 5.000 lotti pubblicati e 14.000 offerte ricevute. Un patrimonio che, insieme alla conoscenza delle persone, rappresenta il vero asset strategico su cui innestare l’AI come leva di accelerazione, supporto e qualificazione delle decisioni. In questa direzione si inserisce anche il programma formativo già avviato, con oltre 4.000 ore dedicate a tutte le persone di Consip perché, ha concluso Reggiani, “non siano meri consumatori di intelligenza agentica, bensì ne diventino orchestratori”.

Montagna, Anci: sospendere subito l’iter del Dpcm sulla nuova classificazione dei comuni

Bloccare l’iter di adozione del Dpcm sulla nuova classificazione dei Comuni montani per evitare un impatto economico e sociale negativo sui territori che rischiano l’esclusione. È questa la richiesta avanzata oggi dall’Anci, a firma del Presidente Gaetano Manfredi e del Presidente del Consiglio Nazionale Marco Fioravanti, in occasione della Conferenza Unificata sull’Informativa del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie. Pur ringraziando il Ministro per l’informativa fornita (vedi allegato) – che l’Associazione provvederà a veicolare tempestivamente a tutti i Comuni italiani – che chiarisce molti dubbi e aspetti incerti, l’Anci si fa portavoce del profondo stato di allarme e delle forti preoccupazioni rappresentate dai Sindaci dei territori che la nuova classificazione taglierebbe fuori dalla definizione di “Comune montano”. Per questo motivo, Manfredi e Fioravanti chiedono formalmente al Ministro di valutare una sospensione immediata dell’iter attuativo del Dpcm, previsto dall’articolo 2, comma 1 della legge n. 131/2025, in sede di informativa resa e di andare avanti con l’erogazione delle risorse ai Comuni del vecchio elenco e, se ritiene, di integrarlo con i nuovi Comuni”.

Logistica italiana, il settore vale 94,3 miliardi di euro, rallenta la competitività

Una filiera che cresce nei numeri, ma che mostra crescenti tensioni strutturali. Il sistema logistico nazionale vale oggi 94,3 miliardi di euro, con una crescita contenuta del’1,9% sul 2024. E proprio nella qualità di questa crescita che si concentrano le criticità: negli ultimi anni, infatti, la dinamica dei costi ha superato quella dei volumi, “comprimendo i margini e aumentando l’incertezza”. Tra i fattori più rilevanti c’è l’energia: il costo del diesel per autotrazione registra un incremento vicino al 30% rispetto al 2019, mentre l’elettricità cresce di oltre un quarto nello stesso periodo. A questo si aggiunge l’aumento dei costi operativi del trasporto, in crescita anche a livello europeo. E’ questa la fotografia scattata dal secondo Report 2026 dell’Osservatorio Freight Insights – costituito dal Centro Nazionale per la mobilità sostenibile – MOST, con la fondazione Cseli (formata da Aiscat, Confcommercio, Conftrasporto e Ferrovie dello Stato) e presentato questa mattina alla Camera. Un settore centrale per l’economia, ma esposto a nuove forme di pressione, come “aumento dei costi, saturazione infrastrutturale e instabilità delle rotte globali stanno ridefinendo gli equilibri del trasporto merci”. Ma è soprattutto sul fronte infrastrutturale che emergono i segnali più critici. La rete, in particolare quella autostradale, mostra livelli crescenti di saturazione, una pressione che si traduce in un incremento della congestione lungo i principali corridoi logistici del Paese, con effetti diretti sulla competitività delle imprese. D’altro canto, sul fronte ferroviario, il trend resta negativo: il trasporto merci continua a perdere terreno, con una riduzione di circa il 4% dei treni-km nel 2025. Un dato che evidenzia “le difficoltà dell’intermodalità e la necessità di politiche più incisive per sostenere il trasferimento modale dalla strada alla ferrovia”.

Accanto alla congestione interna, il sistema logistico italiano deve confrontarsi con una crescente instabilità delle rotte globali. Tra 2024 e 2025 il traffico del Canale di Suez – secondo quanto emerge dai dati – si è spostato verso il Capo di Buona Speranza, con un allungo oramai strutturale di due settimane nei collegamenti tra Far East e i porti mediterranei. Nonostante questo scenario, la portualità italiana mantiene una posizione strategica: il Paese si conferma terzo in Europa per traffici complessivi, con quasi il 15% delle tonnellate movimentate via mare in Europa. Tuttavia, anche qui emergono nuove criticità: il 2025 ha visto la contrazione dei volumi del trasporto via mare Ro/Ro rispetto al 2024, e un sostanziale blocco per l’inizio del 2026, unito al calo per il trasporto container nel primo trimestre dell’anno, con molti porti a rischio saturazione. In questo contesto il report, presentato da Vittorio Marzano, professore dell’Università Federico II di Napoli, individua nella digitalizzazione “uno degli snodi strategici per il rilancio della competitività del sistema, con risparmi su tutta la filiera fino a 18 miliardi di euro, riducendo drasticamente tempi e costi operativi”. Per il presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio, Pasquale Russo, “il rapporto presentato evidenzia come il nostro Paese si trovi in una fase di stallo. È necessario intervenire per rivedere il sistema Ets che sta danneggiando il trasporto marittimo, così come avviare un immediato sostegno per lo sviluppo dell’intermodalità strada-ferro”. Il Report 2026 “evidenzia chiaramente che, sebbene il settore logistico stia crescendo, le sue fragilità richiedono un’attenzione immediata”, ha commentato il direttore del Most, Gianmarco Montanari. “Come forza di governo stiamo lavorando in Italia e in Europa per superare molte delle criticità i cui effetti si vedono nell’analisi, e sicuramente, anche con il supporto scientifico di oggi, ci sarà modo per dare maggiore credibilità all’interlocuzione istituzionale”, ha commentato Vincenzo Amich, deputato di Fratelli d’Italia, che ha commentato così l’iniziativa promossa da Salvatore Deidda, presidente della commissione Trasporti della Camera.

Federlogistica: un asse logistico fra Italia e Libia.  Porti e zone franche per Genova e Misurata

Trasformare il Mediterraneo in una piattaforma integrata di sviluppo economico, logistico e industriale tra Europa e Africa. È questo l’obiettivo del piano strategico presentato da Federlogistica a seguito dell’incontro svoltosi tra il sistema logistico-portuale genovese e la delegazione della Misurata Free Zone (Libia). L’iniziativa rappresenta un primo passo concreto verso la costruzione di un asse logistico stabile tra il porto di Genova e la principale piattaforma economica della Libia, con l’obiettivo di favorire nuovi traffici commerciali, investimenti industriali e opportunità per le imprese italiane. «Il Mediterraneo non è più una periferia economica, ma il baricentro delle nuove rotte globali – afferma Davide Falteri, Presidente Nazionale di Federlogistica –. Le tensioni geopolitiche, la ridefinizione delle catene di approvvigionamento e la crescita dell’Africa stanno cambiando profondamente gli equilibri internazionali. In questo scenario Genova può diventare la porta europea di un nuovo corridoio economico verso il continente africano consentendo una penetrazione sino ai paesi dell’Africa sub Sahariana».

Il Piano operativo di Federlogistica è articolato in sette direttrici strategiche: istituzione del Corridoio Logistico Genova-Misurata; attivazione di una linea marittima regolare tra le due sponde del Mediterraneo; digitalizzazione delle procedure doganali e sviluppo del pre-clearing documentale; realizzazione di servizi logistici integrati per le PMI italiane interessate ai mercati africani; programmi congiunti di formazione con Università, ITS e centri di competenza; sviluppo di corridoi logistici digitali e piattaforme di tracciabilità; organizzazione del Mediterranean Logistics & Free Zone Forum, appuntamento annuale dedicato agli investimenti e alla cooperazione economica tra Europa e Africa.

Natuzzi: avviata composizione negoziata della crisi, attivi 2 stabilimenti’

Natuzzi ha annunciato l’avvio per 12 mesi della procedura di composizione negoziata della crisi e la prosecuzione dell’attività produttiva in due soli stabilimenti, “con la sospensione delle attività presso Iesce 2 e il fermo temporaneo di Graviscella e PS Santeramo a partire dal secondo semestre del 2026”. L’annuncio è stato fatto oggi nel corso dell’incontro presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy, convocato da Adolfo Urso. “Il piano di ristrutturazione tenderà al risanamento della posizione finanziaria e al ripristino di un equilibrio economico-operativo sostenibile”, spiega l’azienda in una nota. “L’obiettivo a livello di piano strategico, superata la fase emergenziale – spiega Natuzzi -, è quello di ricreare un footprint produttivo allineato ai volumi di mercato che preveda 4 stabilimenti per il Polo Italia”. “In parallelo, alcune linee produttive che presentano margini compromessi, e che rappresentano una piccola parte della produzione Natuzzi, verranno temporaneamente riallocate presso lo stabilimento rumeno del Gruppo, al fine di garantirne maggiore sostenibilità economica in questa fase di mercato complessa”. Sul piano del personale, Natuzzi ribadisce “l’urgenza di avviare nel corso del 2026 un programma di incentivazione all’esodo su base volontaria, rivolto sino a un massimo di 120 risorse, per cui l’azienda ha già stanziato 6 milioni di euro e che sarà accompagnato da strumenti di supporto alla transizione professionale, da iniziative di ricollocazione attualmente in fase di definizione e, ove possibile, in raccordo con le istituzioni territoriali e nazionali”. “La piena attuazione degli interventi previsti consentirà al Gruppo – conclude la nota – di avviare una profonda revisione del proprio modello operativo, organizzativo e industriale, in risposta ai profondi cambiamenti che stanno interessando il mercato globale”.

Portovesme, nuovo tavolo al Mimit. Urso: progetto Glencore procede, ora interventi mirati a supporto

Nuovo tavolo al Mimit dedicato ad un aggiornamento della vertenza di Portovesme Srl, azienda del gruppo svizzero Glencore attiva nel settore della metallurgia non ferrosa, che si è tenuto al Mimit. Nel corso dell’incontro, inserito nel quadro dei tavoli di crisi del Sulcis Iglesiente — una delle principali aree minerarie del Paese — l’azienda ha confermato il proseguimento del progetto litio–black mass, incluso tra gli interventi strategici europei previsti dal Critical Raw Materials Act, pur in presenza di criticità normative e di mercato che ne rallentano l’attuazione. Prosegue, inoltre, la collaborazione con il Ministero e Invitalia volta a individuare nuovi soggetti industriali interessati alle aree sottoutilizzate del sito. La società ha altresì rappresentato lo stato di avanzamento del progetto sul bismuto che procede secondo le fasi tecniche previste. “Abbiamo creduto fin dall’inizio in Portovesme quale polo strategico per il riciclo e la raffinazione delle materie prime critiche. Il progetto Glencore procede, ma ora servono interventi mirati per accelerarne l’attuazione e rafforzarne la sostenibilità industriale”, ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy,  Adolfo Urso. “L’autonomia europea si costruisce anche trattenendo nel continente le risorse necessarie alle nostre filiere. Non possiamo parlare di economia circolare se lasciamo uscire dal nostro sistema produttivo batterie esauste, pannelli fotovoltaici e altri rifiuti industriali che contengono materie prime critiche. Ci stiamo muovendo in Europa per fermare questa dispersione strategica e, allo stesso tempo, in Italia con un intervento normativo che presenteremo a breve che favorisca riciclo, raffinazione e riutilizzo dei materiali. È la stessa visione che sostiene la candidatura italiana a ospitare il primo sito pilota europeo di stoccaggio delle materie prime critiche, che discuterò domani a Porto Marghera con il vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné”, ha concluso il ministro. In parallelo, prosegue anche il progetto per il recupero delle materie prime critiche da residui minerari, coordinato dal Ministero e sviluppato con Regione Sardegna, Portovesme Srl, Carbosulcis, IGEA ed Ecotec, nell’ambito del quale la Regione Sardegna ha recentemente stanziato le risorse necessarie per avviare il campionamento degli abbancamenti contenenti materie prime critiche. Parallelamente è in corso una revisione del quadro normativo per consentire l’utilizzo di tali materiali e rafforzare il coordinamento con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, così da accelerare l’attuazione degli interventi. L’obiettivo è trasformare il Sulcis in un polo avanzato di economia circolare, capace di rappresentare un modello al livello nazionale ed europeo.

Energia, ad Abidjan la terza conferenza di Inaet promossa da Eni, Banca Mondiale e Luiss

In un momento cruciale per i mercati energetici globali, l’International Network on African Energy Transition (INAET) organizza la sua terza conferenza ad Abidjan, l’11 e 12 giugno, riunendo leader riconosciuti del settore energetico per discutere soluzioni volte a promuovere una transizione energetica giusta, inclusiva e orientata agli investimenti nel continente africano. La conferenza affronterà un’ampia gamma di temi attraverso un approccio tecnologicamente neutrale e inclusivo, esplorando le interconnessioni tra energia, sviluppo economico e crescita industriale. Le discussioni spazieranno dall’accesso all’energia all’agricoltura sostenibile, dai biocarburanti alle soluzioni in ambito clean cooking, fino ai mercati del carbonio. Responsabili politici, istituzioni finanziarie, organizzazioni internazionali, rappresentanti del settore privato, accademici e membri della società civile provenienti dai Paesi africani e da altre aree del mondo si riuniranno per consolidare una piattaforma che continua a crescere dalla sua prima conferenza, tenutasi nel novembre 2023. INAET è oggi una rete internazionale multistakeholder promossa da Eni e dalla Luiss School of Government di Roma, in collaborazione con il Gruppo Banca Mondiale, inclusi l’Institute for Economic Development e l’International Finance Corporation (IFC), a testimonianza di un impegno condiviso a sostegno delle priorità africane in materia di transizione energetica e sviluppo. La piattaforma mira a favorire il dialogo e la cooperazione tra attori africani e internazionali, creando un ponte tra mondo accademico, istituzioni e imprese. L’edizione 2026 si basa sul successo delle precedenti conferenze svoltesi in Kenya e in Italia e sulla partecipazione di INAET alla COP30 in Brasile, confermando il ruolo della rete come piattaforma di riferimento per il confronto ad alto livello sul futuro energetico e sullo sviluppo sostenibile del continente. L’edizione di quest’anno prevede inoltre un evento collaterale organizzato in collaborazione con l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), rafforzando ulteriormente la cooperazione di INAET con i principali attori multilaterali. L’evento sarà dedicato alle priorità dei Paesi africani nel campo della bioenergia e vedrà il lancio del “Network on Bioenergies in Africa”, iniziativa congiunta sviluppata nell’ambito della partnership tra Eni e IRENA. L’iniziativa si fonda sull’impegno condiviso delle due organizzazioni nel consolidare la collaborazione avviata attraverso il programma di rafforzamento delle competenze sui biocarburanti sostenibili, che ha coinvolto numerosi funzionari pubblici africani tra il 2022 e il 2024. Organizzata sotto l’alto patrocinio del Ministero delle Miniere, del Petrolio e dell’Energia della Repubblica della Costa d’Avorio, l’edizione di INAET ad Abidjan è sostenuta da sponsor e partner tra cui Bayer, Altera Infrastructure, WTS Energy, Iveco e Faman Energies, che contribuiranno ad arricchire il dibattito con la prospettiva degli investitori.

“Negli ultimi tre anni, INAET si è evoluta fino a diventare una solida piattaforma internazionale multistakeholder, capace di riunire una vasta gamma di attori attorno a un obiettivo comune: promuovere una transizione energetica giusta, inclusiva e orientata agli investimenti in Africa. Anche grazie alla preziosa collaborazione dei nostri partner, la rete ha continuato a crescere per dimensioni, portata e profondità. La forza di questa iniziativa risiede nella sua diversità, che consente uno scambio costruttivo su alcune delle più urgenti sfide energetiche e di sviluppo del continente. INAET non è soltanto un forum di discussione: è una piattaforma che favorisce nuove sinergie, partnership e soluzioni concrete orientate al business, contribuendo a trasformare il dialogo in azione”, ha dichiarato Lapo Pistelli, Direttore Public Affairs di Eni. “L’ambizione da sola non alimenterà l’Africa: servono dati ed evidenze. Le utility africane dispongono di alcuni dei dati operativi più preziosi del continente, ma queste informazioni restano in gran parte inutilizzate nelle decisioni strategiche. L’Institute for Economic Development è qui per cambiare questa situazione. Ad Abidjan proponiamo una partnership affidabile sui dati che trasformi una ricerca rigorosa in conoscenza pratica per utility, regolatori e investitori, accelerando l’accesso all’energia, sbloccando investimenti privati e creando posti di lavoro qualificati, elementi centrali dell’iniziativa Mission 300», ha affermato Gero Carletto, Head of the Rome Center dell’Institute for Economic Development del Gruppo Banca Mondiale. “La transizione energetica africana non segue una narrazione unica: è un mosaico di realtà nazionali, ognuna delle quali richiede soluzioni su misura, fondate su evidenze e guidate dalla leadership locale. INAET è stata concepita proprio per affrontare questa complessità, riunendo decisori politici, investitori e mondo accademico per trasformare il dialogo in impegni concreti. La Luiss School of Government è orgogliosa di essere uno dei pilastri di questa piattaforma, che continua a crescere per profondità e rilevanza. La terza conferenza di Abidjan testimonia il percorso compiuto finora e il grande potenziale ancora da esprimere”, ha dichiarato Domenico Lombardi, Direttore del Policy Institute della Luiss School of Government.

Abidjan è stata scelta come città ospitante in riconoscimento del ruolo sempre più importante della Costa d’Avorio come hub regionale per la crescita economica, gli investimenti infrastrutturali e lo sviluppo energetico nell’Africa occidentale. L’espansione del settore energetico del Paese e il crescente numero di partnership internazionali ne fanno una sede strategica per discutere i percorsi di transizione del continente. La conferenza includerà interventi istituzionali, dialoghi ad alto livello e tavole rotonde finalizzate a generare raccomandazioni operative e indicazioni di policy a sostegno degli obiettivi di sviluppo di lungo periodo dell’Africa. Sono attesi partecipanti provenienti da istituzioni quali l’Unione Africana, il Gruppo Banca Mondiale, la Banca Africana di Sviluppo, IRENA, FAO, BERD, ECFR e la Columbia University, oltre a rappresentanti di importanti aziende e centri di ricerca africani e internazionali.

Tim: incassato 1 mld di euro per il rimborso per il canone concessorio 1998

Tim ha incassato ieri il rimborso relativo al canone concessorio 1998, pari a un importo di poco superiore a 1 miliardo di euro. Il pagamento fa seguito alla sentenza della Corte di Cassazione che, lo scorso dicembre, ha confermato in via definitiva la restituzione, chiudendo così un contenzioso durato oltre 20 anni. L’importo incassato include il canone originario, pari a oltre 500 milioni di euro, più la rivalutazione monetaria e gli interessi maturati. Come già comunicato al mercato in occasione della pubblicazione dei risultati preconsuntivi al 31 dicembre 2025, il relativo provento, di natura non ricorrente, è stato interamente contabilizzato nel 2025. L’incasso determina invece un effetto netto positivo sulla posizione finanziaria dell’esercizio in corso, già incluso nella guidance finanziaria per il 2026, di poco inferiore a 1 miliardo di euro.

Lavoro, Bombardieri: combattere contratti pirata, fuori gioco chi vuole ridurre salari

“Bisogna decidere che i contratti firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente maggiormente rappresentative abbiano validità erga omnes, così si possono debellare i contratti pirata. A tal fine, è necessario che tutti i lavoratori siano messi nella condizione di eleggere liberamente i propri rappresentanti sindacali, perché così possiamo dimostrare chi è effettivamente rappresentativo in questo Paese”. È quanto ha dichiarato il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, rispondendo alle domande dei giornalisti, a margine del congresso della Uilm nazionale, in corso di svolgimento a Bari. “Peraltro – ha proseguito Bombardieri – i numeri ci sono: all’Inps sono già depositati quelli relativi alle sperimentazioni nelle categorie dei metalmeccanici e dei chimici. Dunque, si può e si deve procedere nella strutturazione di un sistema di rappresentanza definito tra le parti sociali che, poi, potrà essere recepito, così com’è, a livello legislativo. Il confronto interconfederale va avanti – ha sottolineato Bombardieri – ed è molto importante che si giunga a rivisitare gli accordi sottoscritti anni or sono, per ridefinire le relazioni industriali e il sistema contrattuale”. Bombardieri ha poi risposto anche a una domanda su alcuni dati relativi all’occupazione: “Dobbiamo rafforzare la qualità dell’occupazione. Nel nostro Paese, ci sono 8 milioni di persone che vivono con meno di 15.000 euro lordi annui di reddito; quasi 3 milioni di lavoratori sono irregolari e molti dei nostri giovani hanno difficoltà a trovare occupazione, perché spesso ricevono proposte di lavoro indecenti. Anche per questo motivo – ha concluso Bombardieri – dobbiamo combattere i contratti pirata, giungendo a un accordo che metta definitivamente fuori gioco chi cerca di ridurre salari e diritti”. (

Roma, Municipio I: oltre 190 richieste per 86 posti nei mercati rionali

Un segnale forte di fiducia verso i mercati rionali e verso il percorso di rilancio avviato dall’amministrazione del Municipio I. Il primo bando Bolkestein per i mercati di Vittoria, San Saba, Unità, Sommeiller e Coppelle si chiude con un risultato che supera ogni aspettativa: 197 domande pervenute a fronte di 86 concessioni disponibili, oltre il doppio rispetto a quelle previste dal bando. A trainare il risultato è stato il Mercato dell’Unità, protagonista negli ultimi anni di una profonda riqualificazione, che ha registrato oltre 118 domande per 40 posti. Molto positiva anche la risposta per il mercato Vittoria di via Sabotino, con 57 domande per 34 posti disponibili, e per il mercato di via Sommeiller, dove sono pervenute 10 candidature per soli 3 posteggi. Completano il quadro le 9 domande per il mercato di San Saba e le 3 per il mercato di Coppelle. Le concessioni avranno una durata di dieci anni. La graduatoria provvisoria sarà pubblicata entro circa un mese. “Siamo molto soddisfatti del numero di domande ricevute che dimostrano che la scelta di investire sui mercati rionali è stata giusta e lungimirante. -dichiara la Presidente del Municipio I, Lorenza Bonaccorsi – I mercati rappresentano un presidio economico, sociale e identitario fondamentale per i quartieri. L’elevato numero di domande ricevute conferma che gli investimenti realizzati e quelli che stiamo programmando stanno restituendo attrattività a luoghi che vogliamo sempre più vivi, moderni e capaci di rispondere alle esigenze di cittadini e operatori”.”L’elevata partecipazione al bando rappresenta un riconoscimento importante del lavoro che l’amministrazione municipale sta portando avanti per il rilancio e la valorizzazione dei mercati del territorio. – aggiunge l’Assessore al Commercio del Municipio I, Jacopo Scatà – È il segno concreto della fiducia degli operatori nel lavoro che stiamo portando avanti per rilanciare e valorizzare la rete mercatale del Municipio. Continueremo a investire nella qualità degli spazi, nei servizi e nell’innovazione, perché i mercati rionali sono una risorsa strategica per il commercio di prossimità e per la vitalità dei nostri quartieri”.

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