IL PIANO STRATEGICO

Sace impegna 150 mld dal 2026 al 2028. Energia e digitale strategici come costruzioni e infrastrutture

Quattro le leve per l’implementazione e due i fattori abilitanti come il rafforzamento delle competenze e del capitale umano e l’evoluzione dell’ecosistema digitale e delle infrastrutture It, funzionali al miglioramento dell’efficienza operativa. Tra gli strumenti, invece, la linea Archimede vedrà interventi in crescita progressiva fino a circa 14 miliardi annui.

12 Giu 2026 di Mauro Giansante

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Sace impegna 150 mld dal 2026 al 2028. Energia e digitale strategici come costruzioni e infrastrutture

Centocinquanta miliardi da qui al 2028. Quaranta nel 2026, 51 il prossimo anno e 58 tra due. E’ questa la ripartizione dei nuovi impegni finanziari presi ieri dal gruppo Sace nel nuovo piano strategico approvato dal consiglio d’amministrazione. L’obiettivo è, ovviamente, supportare le oltre 400 imprese all’estero e quindi mantenere alta la competitività italiana oltre confine. Con un approccio diversificato anche in termini geografici, guardando, perciò, in Asia, Medio Oriente e Nord Africa, America Latina. In quali settori? Quelli più strategici, come le costruzioni e le infrastrutture. Ma anche l’automazione e la meccanica strumentale, l’economia blu e la cantieristica, la difesa e l’aerospazio. A queste, poi, se ne affiancano altre strategiche come l’energia e il digitale, la microelettronica, l’automotive, l’agroalimentare, la chimica, la siderurgia e la metallurgia, il tessile.

Difficile fare una classifica tra tutti questi comparti. Certo è che il momento storico racconta di un quadro mondiale in rapida trasformazione, caratterizzato da elevata incertezza geopolitica e crescente centralità della sicurezza economica, dalla riconfigurazione delle catene globali del valore e dalla competizione su materie prime strategiche ed energia, a cui si aggiunge anche l’importanza del rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche, transizione sostenibile e nuove tecnologie.

Non che gli anni addietro risultassero più tranquilli, e infatti la linea di supporto Sace viene definita in continuità rispetto al triennio precedente sebbene con una diversa composizione, coerente con le nuove priorità strategiche individuate in termini di accompagnamento alla proiezione internazionale delle imprese italiane e maggiore capacità di intervento su iniziative nazionali ad alto impatto sistemico. Così facendo si valorizza “l’effetto leva e il coinvolgimento di capitali privati, coerentemente e in raccordo con gli strumenti europei di garanzia – di qui il lavoro con la Bei e i programmi InvestEu, ma anche con partner istituzionali come Cdp -, al fine di concentrare risorse pubbliche su mercati, filiere e progetti d’investimento in grado di produrre ricadute tangibili sulla crescita del Paese”, racconta Michele Pignotti, Amministratore Delegato di Sace. 

Questo piano, allora, verrà messo a terra con diverse leve e abilitatori. Tra le prime, c’è quella dell’evoluzione del modello di servizio in ottica advisory, il rafforzamento e l’ampliamento della gamma di prodotti e servizi, la valorizzazione della complementarità tra le società del Gruppo e il consolidamento delle partnership con il sistema pubblico, finanziario e istituzionale (Ice, Cdp, Simest e Confindustria), anche al fine di ampliare la capacità complessiva di intervento. Come fattori abilitanti, invece, troviamo il rafforzamento delle competenze e del capitale umano e l’evoluzione dell’ecosistema digitale e delle infrastrutture IT, funzionali al miglioramento dell’efficienza operativa, della qualità dei processi e della capacità di risposta alle imprese.

Tra gli strumenti, invece, la linea Archimede vedrà interventi in crescita progressiva fino a circa 14 miliardi annui, per un totale di circa 32 miliardi, con una concentrazione su operazioni di elevata rilevanza e su portafogli di investitori istituzionali da selezionare in base ad addizionalità, sostenibilità economica e rilevanza per il sistema produttivo.

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