IL CONVEGNO AL FORUM PA

Morelli: il Ponte va avanti, al lavoro con la Ue per una soluzione su PPP. Brancaccio: la prelazione è morta, pensare a premialità per proposte innovative

11 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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Morelli: il Ponte va avanti, al lavoro con la Ue per una soluzione su PPP. Brancaccio: la prelazione è morta, pensare a premialità per proposte innovative

FEDERICA BRANCACCIO PRESIDENTE ANCE

Con la bufera giudiziaria che si è abbattuta sul Ponte sullo Stretto di Messina, era inevitabile la domanda al sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, con delega al Cipess, Alessandro Morelli, sul destino dell’opera. E la sua è stata una risposta pacata e ferma: “stiamo ad osservare cosa valuterà la magistratura. E’ chiaro che dal punto di vista puramente amministrativo non cambia assolutamente nulla, quindi il percorso va pienamente avanti”, ha assicurato parlando a margine di un panel al Forum PA, dedicato alla programmazione economica e alla rigenerazione dei territori. “L’obiettivo – ha spiegato – è di realizzare la più grande infrastruttura del secolo, non per il Meridione ma per il Paese e l’Europa. Quindi contrasto con grande forza chi ha sostenuto che vi siano diverzenze tra Italia ed Europa su questa infrastruttura”. L’opera, anzi, è stata inserita nelle direttrici infrastrutturali chiave della Unione europea. “Quindi l’obiettivo comune è di ottenere il risultato: fare il Ponte. Chiaro che ci sono criticità in fase di discussione e soluzione. Ne abbiamo affrontate tante, affrontiamo anche questa e andiamo avanti”.

Archiviato, per così dire, il tema ponte, nel corso del panel, uno dei temi affrontati è stato quello del rilancio del partenariato pubblico privato, in una fase in cui si sta per chiudere la stagione del Pnrr e in cui bisogna trovare una soluzione dopo che la Corte di Giustizia Ue, con la sentenza del 5 febbraio scorso, ha bocciato il diritto di prelazione del promotore nelle procedure di project financing perchè incompatibile con il diritto dell’Unione europea. Un fronte aperto sul quale il Governo sta lavorando, ha assicurato Morelli.  “L’Italia, da questo punto di vista, è il primo Paese in Europa ad aver intrapreso con decisione questo percorso sul partenariato pubblico-privato. Si tratta di un approccio profondamente liberale che, negli ultimi decenni, è stato spesso guardato con sospetto. Il rapporto equilibrato tra pubblico e privato è stato talvolta considerato quasi un male assoluto, sulla base di una visione ideologica secondo cui lo Stato dovrebbe occuparsi di tutto: dalla casa ai trasporti, fino alla gestione dei risparmi dei cittadini”, ha detto Morelli. “Noi, invece, partiamo da una concezione liberale – ha rimarcato – e riteniamo che sia necessario costruire un rapporto equilibrato e virtuoso con il settore privato. Oggi l’Europa ci dice che non è possibile prevedere una forma di prelazione a favore di chi per primo presenta un’idea progettuale e intende svilupparla insieme al soggetto pubblico. Prendiamo atto di questa impostazione, che continuiamo a considerare in parte ideologica, ma stiamo lavorando con le istituzioni europee per individuare soluzioni condivise”.

“Siamo convinti che il partenariato pubblico-privato rappresenti una delle grandi opportunità per il nostro Paese e, più in generale, per l’intero continente europeo. In una fase caratterizzata da difficoltà economiche e finanziarie, che non riguardano soltanto l’Italia e il suo elevato debito pubblico, ma interessano tutti i Paesi europei, questo strumento può svolgere un ruolo fondamentale. Anche nazioni che finora si sono mostrate più prudenti nell’utilizzo del partenariato pubblico-privato, come Francia e Germania, stanno iniziando a confrontarsi con le conseguenze delle difficoltà industriali che stanno attraversando e che inevitabilmente avranno riflessi anche sul piano economico e finanziario. Per questo riteniamo che il partenariato pubblico-privato debba essere sempre più valorizzato come leva di sviluppo, investimento e crescita”, ha detto Morelli citando esempi virtuosi di collaborazione pubblico-privato come le Olimpiadi invernali Milano- Cortina. E indicando anche l’opportunità che ora si presenta con l’America’s Cup a Napoli: “una grande occasione per rigenerare Bagnoli”.  A proposito di rigenerazione, “con il bando per i Piani di sviluppo nelle aree dismesse o in disuso mettiamo a disposizione oltre 210 milioni di euro per recuperare spazi abbandonati, attrarre investimenti e generare nuove opportunità di crescita e occupazione per le comunità locali. È così che la programmazione economica incontra la vita reale delle persone, trasformando le strategie nazionali in interventi concreti nei territori”, ha ricordato Morelli.

Le parole di Morelli sul PPP hanno dato il la alla presidente di Ance, Federica Brancaccio, per tornare alla carica e per incalzare sulla necessità di uscire dall’impasse.  “Sul diritto di prelazione c’è stata una sentenza definitiva di morte. E’ vero, c’è un grande scombussolamento, occorre trovare un’alternativa per il PPP pensando, ad esempio, a una premialità per le proposte imprenditoriali più innovative che non erano nella programmazione della pubblica amministrazione. Si può fare”, è la strada che indica Brancaccio. La quale coglie anche l’occasione per una puntualizzazione sul futuro di Bagnoli:  “l’ultimo altoforno è stato spento nel 1992. Ora, l’America’s Cup è una grande opportunità ma non con strutture provvisorie ma va fatto qualcosa di definitivo”. Nella prospettiva post Pnrr, la presidente dei costruttori edili ha ribadito la necessità di “continuare a lavorare sulle riforme e le semplificazioni che hanno reso il Pnrr una scommessa quasi del tutto riuscita, con i Comuni che hanno più che raddoppiato la loro capacità di spesa. Semplificazioni, risorse, monitoraggio e collaborazione tra operatori e pubblica amministrazione sono la più grande eredità e lo stimolo a proseguire. Si continui e si applichi questo modello con opportuni correttivi che possono servire da subito per la spesa dei fondi strutturali europei e per affrontare al meglio la fase post”.

Piano casa, Brancaccio: “attenzione alle rigidità del terzo pilastro, rischia di non funzionare”

Non poteva mancare una riflessione sul nuovo Piano Casa, al centro di un altro panel sull’housing sociale sempre al Forum Pa. “Finalmente, dopo decenni di sostanziale abbandono del tema abitativo, si è compreso che la casa rappresenta una vera emergenza nazionale. L’abitare è un’infrastruttura sociale fondamentale e l’obiettivo deve essere quello di garantire abitazioni accessibili, con un costo che non superi il 30% del reddito delle famiglie”, ha premesso Brancaccio che, passando in rassegna i tre pilastri, ha voluto puntare i riflettori su questioni che vanno chiarite e su quelle rigidità che rischiano di essere un fattore di freno. “Sul primo pilastro, quello dell’edilizia pubblica, resta aperta la questione dei tempi. Il decreto interviene sul tema, ma al momento non vi è ancora una reale certezza sulle procedure e sulle tempistiche di attuazione. È prevista la figura di un commissario, ma occorre comprendere meglio quale sarà il ruolo dei territori e come verranno coinvolte le amministrazioni locali”, ha osservato. Ma è soprattutto per il terzo pilastro, che richiede il maggiore contributo degli investimenti privati, che emerge “un problema di rigidità normativa. Comprendiamo l’esigenza di semplificare un tema così complesso, ma l’introduzione di una rigida ripartizione 70% edilizia convenzionata-30% mercato libera rischia di non funzionare in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. Quella percentuale dovrebbe essere più flessibile e definita caso per caso, sulla base delle caratteristiche del singolo territorio e nell’ambito delle convenzioni attuative. Ciò che realmente conta è la sostenibilità del piano economico-finanziario dell’intervento”. Secondo Brancaccio, il parametro di riferimento dovrebbe essere il break even dei piani economico-finanziari  a garanzia della loro sostenibilità e a condizione della loro effettiva realizzazione.

Di Piano Casa aveva parlato nel suo intervento anche Morelli. “Massima disponibilità per chi intende investire sulle case pubbliche o comunque case e abitazioni a prezzi calmierati, per aprire un mercato anche con le famiglie che non si possono permettere né un affitto né un acquisto”, ha detto. E questo “indipendentemente dal nord al sud, con le criticità che sono innegabili, perché ci sono delle parti del Paese, delle singole città che sicuramente sono più appetibili dal mercato”, come Milano, Roma “e qualche altra grande città, dall’altra parte ci sono delle necessità che riguardano tutto il Paese. Quindi, siccome noi facciamo delle norme che toccano da Bolzano a Pantelleria, l’obiettivo è quello di coinvolgere attraverso questi nuovi strumenti anche realtà che sicuramente sono meno appetibili sul mercato – ha spiegato – ma hanno comunque necessità di risposta”. “Da questo punto di vista – ha concluso Morelli – è evidente che dovranno essere differenti gli approcci che vengono realizzati. Da un lato sicuramente maggiore apertura al mercato, dall’altra un maggiore contributo pubblico che c’è. Il governo investe 950 milioni solo su questo punto ed è un primo spunto finanziario ed economico che chiaramente ci auguriamo possa essere un volano anche per gli investimenti privati”

 

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