IL MONITORAGGIO DELL'ANCE SUI MANCATI PAGAMENTI
Se dall’assestamento di giugno non arriva la cassa, i DM sul caro materiali sono vuoti: Salvini chiede al MEF 910 mln (su 1.900 mancanti). I 650 mln di RFI come anticipi sulle riserve

Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
IN SINTESI
C’è poco da essere trionfalisti: il decreto MIT 54/2026 che ripartisce 695,9 milioni non risolve nessun problema di pagamenti alle imprese per il caro materiali perché la cassa è vuota. E anche la competenza, a dire il vero. Zero assoluto, allo stato. O forse no, forse ci sono solo 100 milioni di competenza già reperita nelle pieghe del bilancio MIT. Ma zero per la cassa. Nessuna boccata d’ossigeno per le imprese, quindi, può arrivare dai decreti che ripartiscono risorse che non ci sono. La partita vera è ancora tutta da giocare, distrarsi non giova. Si gioca entro la fine del mese ed è una di quelle partite “o la va o la spacca”: è l’assestamento del bilancio dello Stato che passa una sola volta all’anno, a giugno, per correggere le deficienze e riempire i buchi che a dicembre ha lasciato la legge di bilancio. Miliaoni e spesso miliardi che si spostano da una voce di spesa a un’altra. A dirigere il gioco è il MEF, che decide se approvare o meno le proposte di spostamento di risorse che arrivano dai ministeri su capitoli di spesa propri o (più rararmente) del MEF o di altri ministeri.
Il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha già avanzato le sue richieste: ha proposto al MEF di spostare sul capitolo dei sostegni alle imprese per il caro materiali 810 milioni di competenza e 910 milioni di cassa. Lo rivela l’aggiornamento al 10 giugno del monitoraggio svolto dall’Ance sul caro materiali. E’ un documento che i lettori di DIAC conoscono bene e che in sostanza riassume la storia e il presente dei pagamenti alle imprese per il caro materiali: 1.250 milioni nel 2022, 1.915 milioni nel 2023, 1.848 milioni nel 2024 (per cui mancano da pagare però 214 milioni). Poi c’è il “buco” 2025, appunto, 1.800 milioni, euro più, euro meno. In tutto mancano 2 miliardi.
Ma stavolta la notizia del documento Ance non è in questo quadro, che praticamente non si è spostato rispetto al lavoro di inizio anno. E’ invece nelle note di chiusura là dove si dice che “le disponibilità di competenza e di cassa per l’anno 2026 risultano già esaurite, rendendo impossibile procedere con ulteriori pagamenti nel corso dell’esercizio senza interventi correttivi. E’ indispensabile ma non sufficiente reperire, con l’Assestamento di bilancio, almeno 910 milioni di euro per consentire la chiusura dei pagamenti relativi al 2024 e all’inizio del 2025”. In queste parole c’è un certo apprezzamento per la mossa già compiuta da Salvini (la richiesta al MEF), c’è la preoccupazione per l’incertezza dell’esito di questa mossa, c’è la considerazione che anche un esito positivo sarebbe “indipensabile ma non sufficiente”.
E gli effetti? “Questa situazione sta producendo effetti sempre più rilevanti sulla stabilità finanziaria delle imprese esecutrici, con rischi concreti per la continuità dei cantieri il rispetto dei cronoprogrammi delle opere pubbliche”.
I 650 milioni pagati da RFI a poche imprese come anticipazione del 10% sulle riserve
Fin qui il lavoro dell’Ance sul caro materiali. Ci si potrebbe chiedere che fine hanno fatto i 2,8 miliardi di liquidità messi a disposizione di RFI dal decreto legge 32/2026 proprio per far fronte ai pagamenti delle commesse. Una gran parte sono andati a pagare i SAL arretrati che non erano stati liquidati o a rimborsare somme che RFI aveva anticipato, mentre 650 milioni circa sono serviti per pagare le anticipazioni del 10% sulle riserve autorizzate con lo stesso decreto legge 32/2026.