LE CONSIDERAZIONI FINALI

Panetta: “Più produttività per crescere, decisiva l’IA. Puntare su giovani è un compito civile”

Crescita, produttività e innovazione sono strettamente legate e decisive per il futuro dell’Italia nell’era dell’intelligenza artificiale. L’IA può diventare una leva fondamentale per la produttività, ma la sua efficacia dipende dalla diffusione nelle imprese e dal rafforzamento delle competenze. Capitale umano, formazione e politiche industriali mirate affinché il progresso tecnologico sia inclusivo.

30 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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Panetta: “Più produttività per crescere, decisiva l’IA. Puntare su giovani è un compito civile”

FABIO PANETTA GOVERNATORE BI

Crescita, produttività, innovazione: tutto si tiene insieme nell’era della quarta rivoluzione industriale dell’intelligenza artificiale. E’ su questo terreno che si gioca la sfida del futuro non semplicemente e meramente in una visione economica ma in una prospettiva di progresso civile del Paese che guardi soprattutto alle nuove generazioni. Le Considerazioni Finali del Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, pronunciate nel tradizionale appuntamento dell’assemblea di fine maggio davanti alla platea di banchieri, imprenditori, politici, racchiudono un messaggio incardinato su parole chiave che vogliono indicare la rotta da seguire. Una relazione che, tra le novità, dedica ampio spazio all’IA, focalizzandone potenzialità e rischi, e che, guardando ai giovani richiama con forza la necessità di investire su formazione e capitale umano.

La prima parola chiave non poteva che essere ‘crescita’. Quella crescita che, in un orizzonte internazionale in forte deterioramento per le tensioni geopolitiche e commerciali e per l’impatto dell’escalation in Medio Oriente con la chiusura di Hormuz, non solo sta rallentando ma si mostra in tutta la sua fragilità a livello globale. “La situazione è drammaticamente modificata” e, avverte Panetta, “l’incertezza è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando i consumi e gli investimenti”, “la crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato”. Restringendo lo sguardo sull’Europa, che sconta fragilità irrisolte che riducono il potenziale di crescita, “negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27” e “l’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6% e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori”, ha detto Panetta richiamando le staff projection della Bce. Nello scenario di base in cui lo shock energetico verrebbe rapidamente riassorbito, una crescita dell’area euro ridimensionata allo 0,9% nel 2026, per poi risalire all’1,5 nel biennio seguente. L’inflazione aumenterebbe al 2,6 per cento nel 2026 e tornerebbe successivamente all’obiettivo. Numeri che già da soli devono essere uno sprone a superare tutte le “esitazioni o risposte parziali” sulla via delle riforme che perdono efficacia nelle pastoie di  “negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate”. Insomma, la Ue sa bene quello che deve fare: “le priorità sono state individuate; il compito ora è trasformarle in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti. È su questa capacità di esecuzione che si misura la credibilità dell’azione europea”.

Economia italiana deve affrontare le debolezze che la frenano

La lente di Panetta si ferma quindi sull”economia italiana che aveva mostrato “una significativa capacità di tenuta” dal 2019 e che vede ora questo slancio attenuarsi. “Il conflitto nel Golfo Persico ha indebolito prospettive già fragili” e “l’attività economica rimarrà debole nei prossimi mesi; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”. Il nostro Paese si trova a dover fare i conti con il nodo della competitività che “rischia di tornare centrale”. Ma, soprattutto, la crescita reclama più produttività. Non ci sono alternative né altre strade. “Senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti. Dall’inizio del secolo il prodotto per ora lavorata nel settore privato non finanziario è cresciuto di appena il 6 per cento, contro incrementi compresi tra il 13 e il 34 per cento negli altri grandi paesi dell’area dell’euro. La demografia rende questa sfida non rinviabile. Con una popolazione in età da lavoro in forte diminuzione, non potremo contare stabilmente sull’aumento degli occupati per sostenere lo sviluppo”, ha puntualizzato Panetta. Non si può più girare attorno ma occorre affrontare le debolezze che da decenni frenano l’economia italiana: la scarsa innovazione, i bassi livelli di capitale umano, la dipendenza energetica. Lo sforzo di investimento degli ultimi anni va proseguito e reso più efficace, migliorando la qualità dell’azione pubblica”.

L’economia italiana, come è evidente in questa fase, deve fare i conti con la sua dipendenza energetica. Questa va ridotta agendo su tre fronti: efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili e potenziamento delle reti. “L’Italia ha compiuto progressi in ciascuno di questi ambiti, ma il passo va accelerato”, afferma Panetta. “Per l’energia nucleare, le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione; va in questa direzione anche l’esame del disegno di legge delega in corso in Parlamento”. Segue un passaggio che tocca la stretta attualità.  “Misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche per attenuare l’impatto dei rincari. Vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica. Solo accelerando la transizione potremo ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero ed evitare che nuovi shock tornino a colpire duramente redditi, competitività e crescita”.

Pnrr, non si rischia una brusca frenata degli investimenti pubblici ma importante è l’apporto dei privati

L’economia italiana ha beneficiato della ripresa degli investimenti che ” rappresentato la principale discontinuità degli ultimi anni. L’aumento ha riguardato le costruzioni, ma anche macchinari e beni intangibili, componenti essenziali per le prospettive di crescita”. Il Pnrr ha sostenuto la domanda e innalzato il Pil di quasi 1 punto percentuale in media nel quinquennio. Dobbiamo aspettarci una brusca frenata degli inora che questa stagione sta per chiudersi? Per Panetta, questo “appare improbabile, grazie alla possibilità di utilizzare nei prossimi anni parte delle risorse ancora non spese e agli impegni assunti dal Governo nel Piano strutturale di bilancio di medio termine”. Ma “per rendere duraturo l’aumento dell’accumulazione non può però mancare il contributo del settore privato.  Le imprese dispongono di risorse proprie significative, che vanno orientate verso investimenti in innovazione. Rischiano di ostacolare questa evoluzione alcune debolezze strutturali: un tessuto produttivo frammentato in imprese di piccola dimensione, che adottano più lentamente le nuove tecnologie; la scarsità di aziende innovative capaci di crescere; l’insufficiente propensione a investire in beni intangibili – ricerca e sviluppo, software, dati e capitale organizzativo”. E’ fondamentale “dare continuità allo sforzo di modernizzazione”, raccomanda Panetta.

IA in Italia limitata rispetto agli altri Paesi, l’intervento pubblico può essere decisivo

Si è visto come l’aumento della produttività sia un ‘must’ e come serva uno scatto sul fronte dell’innovazione. Si apre qui l’ampio capitolo delle Considerazioni di Panetta dedicato all’intelligenza artificiale che, dice, può  diventare una leva decisiva per rilanciare la produttività  ma il suo impatto dipenderà dalla rapidità e dall’ampiezza della diffusione tra le imprese, soprattutto le PMI. Negli ultimi anni l’uso dell’IA è aumentato fino a coinvolgere circa il 30% delle aziende italiane, ma solo una piccola quota ne fa un utilizzo intensivo. Nella maggior parte dei casi l’intelligenza artificiale, rileva Panetta, viene impiegata per applicazioni semplici, che migliorano la produttività individuale senza trasformare realmente i processi produttivi. Rispetto ad altri Paesi, la diffusione resta ancora limitata. La Banca d’Italia richiama il rischio di ripetere quanto accaduto negli anni Novanta con le tecnologie informatiche: il ritardo nell’adozione delle ICT contribuì alla lunga stagnazione della produttività italiana. Per questo oggi è necessario agire rapidamente. Secondo il Governatore, l’IA potrebbe aumentare la produttività del lavoro da 0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di adozione lenta fino a oltre 1 punto percentuale in caso di diffusione rapida e pervasiva.

L’adozione dell’IA incontra però ostacoli importanti, soprattutto per le imprese minori: costi iniziali elevati, necessità di competenze tecniche e manageriali, riorganizzazione dei processi aziendali, gestione dei rischi legali e tutela dei dati. Inoltre, i benefici aumentano quando la tecnologia si diffonde lungo le filiere produttive, ma le singole imprese tendono a valutare soltanto i propri vantaggi immediati, rallentando così la crescita di un ecosistema innovativo nazionale. Per superare queste difficoltà,  un ruolo centrale può rivestirlo l’intervento pubblico. Non servono sussidi generalizzati, ma una strategia industriale mirata. L’Italia dispone già di punti di forza importanti – infrastrutture di calcolo avanzate, ricerca scientifica di qualità e ampio risparmio privato – che devono essere valorizzati attraverso politiche coerenti. Tra le priorità indicate vi sono il rafforzamento del trasferimento tecnologico per aiutare le imprese ad adottare l’IA, il sostegno alla nascita di aziende innovative tramite venture capital e private equity, e l’uso della domanda pubblica come motore dell’innovazione, soprattutto nei settori della sanità, dell’energia, della sicurezza e della mobilità. Panetta sottolinea l’importanza di creare un quadro europeo favorevole allo sviluppo dell’IA, con accesso alle infrastrutture di calcolo, condivisione sicura dei dati e regole chiare che proteggano cittadini e imprese senza frenare la sperimentazione. Questo processo richiede soprattutto continuità, coordinamento e una strategia stabile nel tempo, capace di accompagnare la trasformazione tecnologica e governarne gli effetti sul lavoro. La tecnologia e l’innovazione sono il terreno decisivo. Tuttavia “la rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico”.

Competenze fondamento della capacità innovativa, in Italia debolezze nella formazione e valorizzazione delle risorse umane

L’altro passaggio chiave della relazione arriva quando Panetta afferma che “le competenze sono il fondamento della capacità innovativa” e “senza risorse umane qualificate, anche le tecnologie più avanzate producono benefici illimitati”. Un tema centrale sul quale il Governatore torna a insistere e ad incalzare a fronte di una situazione in cui l’Italia sconta debolezze del sistema formativo e scarsa valorizzazione del capitale umano. Negli ultimi vent’anni la quota di trentenni laureati è più che raddoppiata, raggiungendo il 30%, ma resta inferiore rispetto alle principali economie europee. Inoltre, tra i giovani non laureati, circa uno su cinque non studia e non lavora, una percentuale molto più alta rispetto agli altri Paesi europei. Anche il rendimento economico dell’istruzione universitaria rimane limitato, mentre le imprese italiane esprimono ancora una domanda debole di competenze altamente qualificate.  Questa situazione favorisce l’emigrazione dei giovani laureati: tra il 2020 e il 2024 oltre 100.000 hanno lasciato l’Italia alla ricerca di migliori opportunità professionali e di un maggiore riconoscimento delle proprie competenze. “Si crea così un circolo vizioso: un sistema produttivo poco innovativo richiede poco lavoro qualificato e riduce gli incentivi a investire nella formazione; allo stesso tempo, la scarsità di competenze rende più difficile l’adozione delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale”.  Per interrompere questo meccanismo è necessario intervenire sia sul lato delle imprese sia su quello della formazione. Da un lato occorre incentivare innovazione e adozione tecnologica, aumentando così la domanda di lavoro qualificato; dall’altro bisogna rafforzare il sistema educativo, formando più persone con competenze avanzate e capacità di interagire con l’IA. Inoltre,  le competenze richieste dall’intelligenza artificiale non riguardano solo gli ambiti tecnico-scientifici, ma anche capacità trasversali come supervisione, giudizio critico e interpretazione dei risultati, sviluppabili anche attraverso percorsi umanistici. E’ necessario rafforzare la formazione continua e l’integrazione tra istruzione ed esperienze lavorative, così da aiutare i lavoratori ad adattarsi ai cambiamenti tecnologici lungo tutto l’arco della vita professionale.

E’ da questa analisi che matura l’appello finale di Panetta. Per l’Italia, “Il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità. È una questione di efficienza e di giustizia insieme. Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo”.

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