Il CONCORSO MACROSCUOLA
I giovani rigenerano città e paesi: a Gussola (Cremona) un maglificio abbandonato diventa spazio sostenibile per co-living e un centro di aggregazione
Sono giovanissimi eppure in materia di rigenerazione urbana hanno idee ben chiare, mature e soprattutto ambiziose. Hanno scelto case cantoniere, piccoli borghi abbandonati, siti industriali dismessi, centri sportivi in disuso (solo per citarne alcuni) per dar loro nuova vita con progetti di recupero e di riqualificazione che fanno diventare questi luoghi centri di aggregazione e di incontro e che sottendono una visione a tutto tondo di sostenibilità ambientale e sociale. Spazi che vogliono far rivivere in residenze studentesche, co-living e co-working. Sono gli oltre 2000 allievi di 122 istituti in tutte le regioni italiane, che si sono cimentati con “Dove abita il futuro”, edizione 2025-2026 di Macroscuola, il concorso nato undici anni fa su iniziativa dei Giovani imprenditori edili Ance e rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo grado. Attraverso una rigorosa selezione sono stati 16 gli istituti a entrare nella rosa dei finalisti che ieri, presso la sede nazionale di Ance, hanno presentato i loro progetti. Poi il rush finale ha decretato la terna vincitrice. Ad aggiudicarsi il primo premio da 10mila euro l’Istituto comprensivo Dedalo 2000 di Gussola (Cremona), per il progetto “Filos”, mirato alla riqualificazione di un ex maglificio industriale attraverso la creazione di piccole unità abitative circondate da spazi comuni: cucina, cinema, biblioteca, area di co-working, sala musica e sala podcast. Al secondo posto l’Istituto comprensivo Palatucci di Avellino (6.000 euro) e al terzo l’Istituto comprensivo Teramo Torricella (4.000 euro).
Protagonisti di questa giornata sono stati questi teen ager, che vengono per la maggior parte da piccoli paesi e piccoli centri, e soprattutto i loro racconti, così pieni di partecipazione ma anche di competenza, frutto di studio e approfondimenti. “Gussola non è solo un puntino sulla mappa della Provincia di Cremona, tra la nebbia fitta della Pianura Padana e gli argini maestosi del Po. Per noi che ci viviamo, Gussola è casa, ma è una casa dove a volte sembra mancare qualcosa. Abbiamo scuole fantastiche, ma una volta finiti i compiti ci rendiamo conto che mancano spazi dove “stare insieme” senza dover per forza andare a Casalmaggiore o a Cremona”, hanno detto i rappresentanti dei ragazzi della scuola vincitrice. E il luogo per stare insieme è stato individuato nel vecchio maglificio proprio al centro del paese. Quello che oggi appare come un edificio grigio e inutilizzato viene reinterpretato dagli studenti come una possibile “centrale di vita”, capace di restituire energia sociale al paese e creare nuove occasioni di incontro. Il nome FILOS, hanno spiegato i ragazzi, racchiude il significato profondo dell’intero progetto. Richiama innanzitutto il “filo” della memoria e della tradizione industriale del maglificio, simbolo della storia produttiva locale. Allo stesso tempo richiama il termine greco philos, cioè amicizia e amore, sottolineando la volontà di creare un luogo dedicato alle relazioni umane, alla condivisione e alla comunità. Infine, richiama l’espressione popolare del luogo del “fare filòs”, il ritrovarsi per raccontare storie e stare insieme, valorizzando così la dimensione collettiva e intergenerazionale.
Alla base della proposta c’è il superamento dell’idea tradizionale di abitazione come spazio chiuso e individuale. Gli studenti immaginano un edificio che mantenga la struttura originaria del maglificio per preservarne la memoria storica, ma che venga completamente ripensato negli interni. Sono previste piccole unità abitative indipendenti, dotate di camera e bagno privato, pensate per favorire autonomia e responsabilità personale. Tuttavia, il vero cuore del progetto è costituito dagli spazi condivisi, concepiti come ambienti di crescita culturale e sociale. La cucina comune diventa un laboratorio collettivo dove imparare a cucinare utilizzando i prodotti coltivati nell’orto condiviso. Invece di percorrere 35 chilometri per raggiungere il locale più vicino i ragazzi hanno progettato una sala cinema immaginata non soltanto come spazio per la proiezione di film, ma come luogo di confronto, cineforum e incontri culturali. Sono previsti inoltre una biblioteca moderna, un’area coworking per studio e lavoro condiviso, una sala musica insonorizzata, una sala podcast per creare contenuti e raccontare il territorio, oltre a una sala creativa e a un teatro all’aperto destinati ad attività artistiche e culturali permanenti. L’ex maglificio si trasforma così in un centro multifunzionale aperto alla comunità e orientato alla partecipazione giovanile. Filo conduttore di tutti i progetti presentati è la sostenibilità ambientale. Gli studenti scelgono materiali innovativi e naturali, come biomattoni in canapa e calce per le pareti divisorie, capaci di garantire isolamento termico, ridurre l’impatto ambientale e assorbire CO2. La struttura viene pensata come un edificio “che respira”, adatto al clima della pianura padana sia in inverno sia durante le estati afose.
Anche la gestione della luce e delle risorse energetiche segue una logica sostenibile e tecnologicamente avanzata. Sopra l’area coworking è previsto un grande lucernario in vetro cromogenico, capace di regolare automaticamente la luminosità naturale in base all’intensità del sole, riducendo il consumo energetico. L’energia elettrica sarà prodotta principalmente tramite pannelli fotovoltaici installati sull’intera copertura del tetto, ma anche attraverso pavimentazioni piezoelettriche che generano energia sfruttando il movimento delle persone. In questo modo, il passaggio quotidiano degli utenti diventa simbolicamente parte attiva del funzionamento dell’edificio. Un altro elemento fortemente innovativo riguarda la valorizzazione della nebbia, caratteristica tipica del territorio di Gussola. Gli studenti propongono infatti l’installazione della torre Warka Water, progettata dall’architetto Arturo Vittori. Questa struttura in bambù e reti speciali cattura l’umidità presente nell’aria e la trasforma in acqua, che verrà poi utilizzata per irrigare l’orto comune. Un fenomeno spesso percepito come disagio viene così reinterpretato come risorsa ambientale.
Il secondo progetto classificato si chiama Natura Olens”. L’obiettivo di riqualificare l’attuale scuola dell’infanzia trasformandola in uno spazio innovativo di co-working e co-living per giovani. Il concept nasce dalla foglia di castagno, simbolo del territorio, che ispira la forma e l’organizzazione degli spazi. Il progetto prevede una piccola azienda biologica dedicata alla produzione di profumi naturali ottenuti da essenze locali, integrata con laboratori, aree didattiche e spazi espositivi. Al centro dell’edificio trova spazio un “erbario vivente” con percorsi educativi dedicati alle piante officinali e aromatiche. Grande importanza è attribuita anche al benessere, grazie a un giardino d’inverno e a un percorso multisensoriale con relax, aromi naturali e degustazione di tisane biologiche. Il progetto punta a creare un luogo inclusivo, sostenibile e aperto alla comunità. Dal punto di vista ambientale sono previsti pannelli fotovoltaici, sistemi di raccolta delle acque piovane, materiali ecocompatibili e strategie bioclimatiche per ridurre i consumi energetici. “Natura Olens” rappresenta così un equilibrio tra tradizione, innovazione e valorizzazione del territorio, offrendo nuove opportunità ai giovani e promuovendo una cultura della sostenibilità.
Sul terzo gradino del podio c’è EOS – Esperienza Orientata al Sapere: è un progetto di rigenerazione del borgo abbandonato di Valle Piola, pensato come un campus diffuso immerso nel paesaggio montano abruzzese. L’intervento mira a trasformare il borgo in uno spazio educativo, sociale e culturale, dove apprendimento, natura e comunità si integrano. Pur prevedendo la ricostruzione degli edifici in chiave antisismica e sostenibile, il progetto mantiene l’impianto urbanistico originario, valorizzando piazze e percorsi storici. Il nuovo campus ospita laboratori didattici, biblioteca e coworking, residenze per studenti e docenti, una serra botanica e un laboratorio naturalistico dedicato alla biodiversità locale. Sono previsti anche spazi per la socialità e il benessere, come teatro all’aperto, palestra, area yoga, campo sportivo e maneggio. Il borgo vive durante tutta la giornata grazie ad attività culturali, sportive e formative aperte anche alla comunità locale. Le nuove strutture utilizzano legno lamellare, pannelli X-Lam, materiali riciclati e sistemi energetici sostenibili come fotovoltaico e tetti verdi. Il progetto integra inoltre raccolta delle acque piovane, mobilità pedonale e trasporto pubblico dedicato, eliminando il traffico automobilistico interno. EOS rappresenta così un modello innovativo di rigenerazione capace di coniugare memoria storica, sostenibilità ambientale e nuove opportunità per i giovani e il territorio.
Alla cerimonia ieri erano presenti il presidente dei Giovani Ance, Edoardo Vernazza, il vicepresidente dei Giovani e coordinatore del progetto, Davide Iannini, e i membri della giuria Angelica Krystle Donati, past president Giovani Ance, e Elena Avenati, Head of Child Rights and Business Sustainability di Save the Children Italia. “Lo spirito di questo progetto non è soltanto quello di avvicinare il mondo delle costruzioni ai giovani e alle famiglie, ma anche di far comprendere quanto sia importante il contributo della cittadinanza nel proporre idee, ripensare gli spazi urbani e partecipare concretamente ai processi di rigenerazione urbana. L’obiettivo è stimolare riflessioni e progettualità che possano arrivare anche alle stazioni appaltanti, alle amministrazioni pubbliche e, perché no, coinvolgere il settore privato attraverso strumenti come il partenariato pubblico-privato, così da trasformare queste idee in interventi reali”, ha spiegato Vernazza. “Cerchiamo di incoraggiare i ragazzi, insieme ai loro insegnanti, a pensare in grande e a comprendere come le nuove tecnologie possano essere integrate nel settore delle costruzioni. Ma c’è anche un altro aspetto fondamentale: la responsabilità sociale. Un edificio non deve essere considerato soltanto per la sua funzione costruttiva, ma anche per ciò che può rappresentare come spazio di inclusione, aggregazione e crescita della comunità. Proprio per questo, nell’edizione di quest’anno abbiamo chiesto agli studenti di immaginare come edifici pubblici abbandonati presenti nelle loro città potessero essere ripensati per favorire la socialità e l’inclusione, non solo dei giovani e degli studenti, ma anche degli anziani, creando luoghi di incontro e di scambio tra generazioni. Riteniamo che questo approccio possa essere estremamente interessante e avere un forte valore sociale”
“Abbiamo registrato una partecipazione molto ampia, che per noi rappresenta una grande soddisfazione. Ogni anno vediamo crescere il numero delle scuole coinvolte e la qualità dei progetti presentati. È un segnale che ci fa ben sperare per il futuro dell’iniziativa. Il nostro obiettivo è continuare a svilupparla, coinvolgendo sempre più istituti scolastici e inserendo il progetto già all’interno dei piani didattici”, ha detto ancora Vernazza. Ma queste idee avranno un futuro? “Naturalmente il nostro auspicio più grande è che questi progetti possano, almeno in parte, diventare realtà. Siamo consapevoli del fatto – ha sottolineato il presidente dei Giovani di Ance – che molte delle idee presentate siano molto ambiziose e richiedano impegno e investimenti importanti, ma crediamo che valga comunque la pena coltivarle. In alcune edizioni precedenti, anche progetti più piccoli e circoscritti hanno trovato amministrazioni lungimiranti pronte a sostenerli e svilupparli. Ed è stato molto bello vedere come alcune intuizioni dei ragazzi abbiano potuto concretamente contribuire a ripensare spazi e luoghi delle comunità”.