LA GIORNATA

Moody’s, Pil a +0,4%, -0,3% con escalation. Istat: forte incertezza

  • Ita, Lufthansa acquisirà un ulteriore 49% e salirà al 90%, avrà il controllo esclusivo
  • Eni e Msc Cruises: testato con successo il biocarburante Hvo diesel di Enilive per il trasporto marittimo
  • Saipem: Puliti, per 2026 stabilizzazione ricavi a 15,5 mld, ebitda a 1,9 mld

13 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Le prospettive dell’economia italiana e internazionale restano fortemente incerte, in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle conseguenze sul mercato energetico globale. A evidenziarlo è l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia, sottolineando come gli effetti del conflitto siano solo parzialmente incorporati nei dati disponibili. La crisi sta infatti determinando una riduzione dell’offerta e un deciso aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, mentre la persistente compromissione delle rotte commerciali e delle infrastrutture dell’area lascia prevedere possibili ripercussioni più ampie in caso di conflitto prolungato. In questo scenario, anche l’inflazione globale, che sembrava avviata verso una fase di rallentamento, ha registrato nuove accelerazioni, inducendo le principali banche centrali a sospendere il previsto ciclo di riduzione dei tassi di interesse. Nonostante il quadro internazionale fragile, l’economia italiana ha continuato a mostrare segnali di crescita nel primo trimestre del 2026. Secondo la stima preliminare dell’ISTAT, il Pil italiano, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2020 e corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, proseguendo il percorso di espansione avviato nella seconda metà del 2025. La performance italiana si colloca al di sopra di quella della Francia, ferma allo 0,0%, ma inferiore rispetto a Spagna (+0,6%) e Germania (+0,3%). La crescita è stata sostenuta soprattutto dall’andamento positivo del settore dei servizi, mentre agricoltura e industria hanno registrato una flessione. Dal lato della domanda, il contributo della componente nazionale, al netto delle scorte, è risultato negativo, mentre la domanda estera netta ha fornito un sostegno positivo alla dinamica del Pil. La variazione acquisita per il 2026 si attesta al +0,5%. Secondo il Global Macro Outlook’ di Moody’s, l’economia italiana crescerebbe dello 0,4% nel 2026 nello scenario ‘centrale’ d, che ipotizza una navigazione “condizionata” nello stretto di Hormuz per gli importatori asiatici di energia. Si tratta della crescita più bassa fra tutti i Paesi del G20, salvo l’Arabia Saudita. Tuttavia, se lo scenario ‘ottimistico’ di una “de-escalation” farebbe crescere il Pil dello 0,6%, l’Italia segnerebbe -0,3% nel caso di uno scenario ‘pessimistico’ in cui “il fragile cessate il fuoco lascia il posto a una nuova escalation militare”. La crescita dell’area euro è dello 0,9% nello scenario centrale, dell’1% in quello positivo e dello 0,4% nello scenario peggiore. “L’economia americana non è immune”, si legge nel rapporto dell’agenzia di rating che, rispetto alle stime di febbraio, taglia la crescita Usa di 0,4 punti percentuali a 1,9% e nello scenario pessimistico si ferma a 1,5% con un’inflazione al 3%.

Tornando all’Italia, dal fronte industriale arrivano segnali di recupero. A marzo, rileva l’Istat, l’indice destagionalizzato della produzione industriale è cresciuto dello 0,7% rispetto a febbraio, segnando il secondo incremento mensile consecutivo. Su base annua, al netto degli effetti di calendario, la crescita è stata pari all’1,5%, favorita anche da un maggior numero di giorni lavorativi rispetto a marzo 2025. A trainare l’aumento sono stati soprattutto i beni strumentali, in crescita del 2,1% su base mensile e del 5,8% su base annua, segnale di una dinamica positiva legata agli investimenti produttivi. In aumento anche i beni intermedi, mentre continuano a mostrare debolezza i beni di consumo, in calo per il quarto mese consecutivo, e il comparto energetico. Nonostante la ripresa registrata tra febbraio e marzo, il quadro complessivo dell’industria resta comunque fragile: nella media del primo trimestre del 2026 la produzione industriale risulta infatti in diminuzione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Una dinamica che riflette la persistente debolezza della domanda interna e l’incertezza che continua a caratterizzare il contesto internazionale. Anche il settore delle costruzioni mostra segnali contrastanti. A febbraio, dopo tre mesi consecutivi di flessione, l’indice di produzione nelle costruzioni è tornato a crescere dello 0,5% su base mensile. Tuttavia, considerando il trimestre dicembre 2025-febbraio 2026, il comparto evidenzia ancora una contrazione dell’1,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Indicazioni eterogenee arrivano inoltre dai permessi di costruire relativi al quarto trimestre 2025. Nel comparto residenziale si registra un aumento sia del numero di abitazioni autorizzate (+4,5%) sia della superficie utile abitabile (+2,8%), confermando la ripresa avviata nella seconda metà dello scorso anno. Al contrario, l’edilizia non residenziale ha subito una brusca frenata, con una contrazione congiunturale del 12,4% dopo i risultati positivi registrati nei trimestri precedenti. Nel complesso, i dati delineano un’economia italiana ancora in crescita ma esposta a forti elementi di vulnerabilità esterna. La tenuta del Pil e i segnali di recupero dell’industria e delle costruzioni si confrontano infatti con un contesto globale instabile, nel quale il rischio energetico e geopolitico continua a rappresentare il principale fattore di incertezza per le prospettive dei prossimi mesi.

Germania: l’inflazione raggiunge il livello più alto da gennaio 2024, al 2,9%

La guerra in Iran ha fatto lievitare il costo della vita in Germania nel mese di aprile. Il forte aumento dei prezzi dell’energia ha spinto il tasso di inflazione al 2,9%, il livello più alto dal gennaio 2024, come confermano i calcoli preliminari dell’Ufficio federale di statistica. Già a marzo la guerra in Medio Oriente aveva fatto salire bruscamente il tasso di inflazione al 2,7%, dopo l’1,9% di febbraio. “Il nuovo aumento dei prezzi dell’energia a seguito della guerra in Iran ha accentuato l’inflazione complessiva per il secondo mese consecutivo. In particolare, la persistente pressione sui prezzi dei carburanti è chiaramente percepibile dai consumatori”, afferma Ruth Brand, presidente dell’Ufficio federale di statistica. Intanto l’indice Zew a maggio migliora a -10,2 punti dai -17,2 di aprile. La fiducia degli investitori tedeschi dunque aumenta inaspettatamente, grazie alla speranza di una rapida fine della guerra con l’Iran, pur rimanendo in territorio negativo a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia. L’indicatore del sentiment economico tedesco, che questo mese ha monitorato le aspettative di 188 analisti e investitori, e’ salito. Il risultato ha segnato il terzo dato negativo consecutivo, ma e’ stato migliore delle aspettative degli economisti. “Gli esperti dei mercati finanziari sperano in una rapida fine della guerra con l’Iran. Ma la debole produzione industriale, l’aumento dei prezzi dell’energia e un tasso di inflazione superiore al 2% continuano a pesare sull’economia”, ha dichiarato il presidente dello Zew Achim Wambach.

Inflazione Usa risale ad aprile a +3,8%, ‘core’ a +2,8%

 L’inflazione negli Usa accelera il passo ad aprile e segna un rialzo del 3,8% a fronte del 3,7% atteso e del 3,3% di marzo, centrando il dato più alto da maggio del 2023. Quanto all’inflazione core, al netto delle componenti volatili energia e alimentari, il rialzo è del 2.8%, contro il +2,6% di marzo e il +2,7% atteso dai mercati.

Bri, Panetta eletto presidente del board per tre anni

Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta è stato eletto presidente del board della Bri, la banca dei regolamenti internazionali con sede a Basilea, che funge da ‘banca centrale delle banche centrali’. Panetta, che inizierà il mandato triennale dal 3 giugno, succede a François Villeroy de Galhau che si dimetterà dalla carica di governatore della Banca di Francia il 2 giugno. Nel board, che può contare fino a 18 componenti, siedono di diritto i governatori di Belgio, Francia, Germania, Italia, Rengo Unito e Stati Uniti. Gli altri sono eletti a fra i governatori di altri paesi. Il board, che si riunisce regolarmente durante l’anno, è responsabile per determinare le politiche della Bri. Fondata nel 1930 e con sede in Svizzera a Basilea, la Bri vede nel suo capitale 63 banche centrali. La sua missione, oltre a rappresentare un forum internazionale, è quella di supportare le banche centrali nel perseguimento della stabilità finanziaria e monetaria attraverso la cooperazione internazionale, svolgendon anche le funzioni di banca per le banche centrali.

Ita, Lufthansa acquisirà un ulteriore 49% e salirà al 90%, avrà il controllo esclusivo

Deutsche Lufthansa si prepara ad acquisire un ulteriore 49% del capitale di Ita Airways per un valore pari a 325 milioni di euro, arrivando così a detenere il 90% di ITA Airways. Il ministero dell’Economia e delle Finanze manterrà il restante 10% del capitale. Lo comunica la compagnia italiana spiegando che il perfezionamento dell’operazione è previsto nel primo trimestre del 2027, a seguito dell’approvazione delle competenti autorità, tra cui la Commissione Europea e lo U.S. Department of Justice. “Questo ulteriore passaggio rappresenta una tappa significativa nel percorso di sviluppo di ITA Airways e conferma il valore del progetto industriale costruito in questi anni. La Compagnia si prepara così a entrare in una nuova fase della propria crescita all’interno del Gruppo Lufthansa, migliorando il proprio posizionamento nel mercato europeo e internazionale del trasporto aereo”, afferma Ita in una nota. ITA Airways continuerà a operare con il proprio brand, che sarà mantenuto e valorizzato all’interno della struttura del Gruppo. Il marchio ITA Airways rappresenta oggi un’identità giovane, distintiva e riconoscibile, fortemente legata all’Italia e ai valori di qualità, innovazione, affidabilità e attenzione al cliente che caratterizzano la Compagnia. L’integrazione sempre maggiore nel Gruppo Lufthansa consentirà a ITA Airways di sviluppare ulteriori sinergie industriali e commerciali con i vettori del Gruppo, preservando al tempo stesso la propria identità italiana. Per la Compagnia si tratta di un’opportunità per consolidare il proprio ruolo di vettore di riferimento per l’Italia, contribuendo alla crescita della connettività del Paese e alla valorizzazione del Made in Italy nel mondo. L’Italia rappresenta un mercato strategico nel panorama europeo e internazionale: è la terza economia dell’Unione Europea e costituisce il più grande mercato di riferimento per il Gruppo Lufthansa al di fuori degli Stati Uniti e dei mercati domestici. In questo contesto, ITA Airways conferma il proprio ruolo centrale nel collegare il Paese con il resto del mondo, supportando turismo, imprese, scambi commerciali e mobilità internazionale. Proseguirà inoltre il percorso di integrazione di ITA Airways come quinta network airline del Gruppo Lufthansa, avviato con successo e già caratterizzato dal raggiungimento di importanti traguardi a beneficio dei clienti. Le iniziative realizzate finora hanno permesso di migliorare progressivamente l’esperienza di viaggio, rafforzando le opportunità di connessione, l’integrazione dei servizi e la qualità dell’offerta. Guardando al futuro, ITA Airways continuerà a lavorare con l’obiettivo di offrire ai propri clienti un’esperienza sempre più integrata, efficiente e competitiva, facendo leva sulle opportunità derivanti dall’appartenenza a un grande gruppo internazionale e mantenendo al centro la propria vocazione italiana, la qualità del servizio e la valorizzazione delle proprie persone. L’operazione conferma la solidità del percorso intrapreso da ITA Airways e apre una nuova fase di sviluppo per la Compagnia, fondata su crescita sostenibile, rafforzamento del network, centralità del cliente e piena valorizzazione del proprio ruolo nel sistema Paese. “Questa nuova fase rappresenta per ITA Airways un passaggio di grande rilevanza industriale e strategica. In questi anni abbiamo costruito una Compagnia solida, riconoscibile e orientata alla qualità, grazie al contributo delle nostre persone e alla fiducia dei nostri clienti, e la decisione di Deutsche Lufthansa è la dimostrazione del buon lavoro fatto finora – ha dichiarato Joerg Eberhart, Amministratore Delegato e Direttore Generale di ITA Airways – Guardiamo al futuro con ambizione e responsabilità: la completa integrazione nel Gruppo Lufthansa ci permetterà di competere con maggiore forza sui mercati internazionali, continuando a portare nel mondo il valore dell’Italia, della sua connettività e della sua capacità di innovare”.

Brennero: cala il numero di tir su rotaia, 1.000 in meno nel 2025

Arretra il trasporto dei tir su rotaia lungo l’asse del Brennero. La ‘Rollende Landstraße’ (Rola), l’autostrada su rotaia, al valico italo-austriaco ha registrato nel 2025 un calo di 1.000 camion, annuncia la Tiroler Tageszeitung, che ricorda che la mano pubblica finanzia il trasporto di tir lungo la linea ferroviaria con fino a 100 euro per mezzo. L’anno scorso solo 102.000 mezzi pesanti hanno attraversato il Brennero su rotaia, mentre nel 2010 furono ben 245.000. Il potenziale della Rola – secondo il giornale austriaco – sarebbe addirittura di 318.000 mezzi. La società austriaca Oebb Rail Cargo nel 2025 ha registrato 136 milioni di euro di perdite. Secondo l’assessore ai trasporti del land Tirolo René Zumtobel, il trasporto su gomma è tuttora troppo conveniente. “La Germania e soprattutto l’Italia devo innalzare i pedaggi in modo significativo, altrimenti le merci viaggeranno anche in futuro su gomma”, precisa al giornale.

Mit, oltre 4 miliardi assegnati per la prevenzione e resilienza idrica

Sono oltre quattro miliardi i fondi già assegnati per la prevenzione e resilienza idrica: lo ha sottolineato – spiega una nota del Mit – il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, alla 3ª Giornata nazionale della prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico – “Previsioni ed esperienze per una governance efficace delle politiche di tutela del territorio” – promossa dal Consiglio Nazionale dei Geologi e dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri. “Nel corso del suo intervento – spiega la nota – il ministro Salvini ha richiamato le principali azioni messe in campo dal Mit per la prevenzione del dissesto idrogeologico e l’adattamento climatico”, a partire dal PNACC – Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici – con l’obiettivo di rendere infrastrutture e territori più resilienti e sicuri. “Il Mit, attraverso la Struttura Tecnica di Missione, sta inoltre lavorando al Piano nazionale di resilienza delle reti di trasporto ai cambiamenti climatici, per individuare le tratte stradali e ferroviarie più vulnerabili agli eventi estremi e definire le priorità di intervento per la messa in sicurezza delle infrastrutture strategiche del Paese. Focus anche sul Pniissi, il piano di interventi infrastrutturali per la sicurezza del settore idrico, finalizzato a rafforzare la resilienza del sistema idrico nazionale, contrastare la siccità e migliorare l’efficienza delle reti. “Nel complesso sono oltre 4 miliardi di euro i fondi già assegnati, con la recente approvazione del primo stralcio del Pniissi. Ulteriori risorse saranno assegnate nei prossimi mesi: circa un miliardo entro il 30 giugno attraverso la rimodulazione del Pnrr e altri 800 milioni entro l’estate”.

Continuità marittima, il Mit cerca compagnie per la Olbia-Civitavecchia

Scadrà il 17 maggio il termine ultimo per l’avviso del ministero dei Trasporti sulle manifestazione di interesse per le compagnie di navigazione interessate al servizio pubblico di continuità territoriale marittima sulla linea Civitavecchia-Olbia, nel periodo compreso tra l’1 ottobre e il 31 maggio di ogni anno. Un servizio che sarà operato in via esclusiva, nel periodo compreso tra l’1 giugno e il 30 settembre di ogni anno. Quest’anno l’avvio del servizio è previsto dall’1 giugno e avrà una durata di 36 mesi. Secondo le indicazioni del Mit i viaggi dovranno essere essere effettuati preferibilmente in notturna e per coprire la distanza media di 125 miglia per singola corsa il traghetto non dovrà impiegare più di 8 ore per le corse in notturna e in non più di 5 ore e 30 minuti per le corse in diurna. In caso di ricezione di una o più manifestazioni, il ministero avvierà un’istruttoria, in contradditorio con le compagnie di navigazione, che dovrà terminare entro il 31 maggio. Al termine delle verifiche “le imprese di navigazione ritenute idonee ad effettuare i servizi onerati sono autorizzate dal ministero a esercitare il trasporto marittimo sulla linea Civitavecchia-Olbia – si legge nell’avviso – Nel caso in cui più operatori economici in possesso dei requisiti manifestino interesse allo svolgimento dei servizi sulla linea, gli obblighi di servizio pubblico ovvero i costi del servizio marittimo relativi al periodo compreso tra l’1 ottobre e il 31 maggio di ciascun anno sono ripartiti tra le imprese autorizzate sulla base di un piano operativo congiunto, elaborato secondo modalità eque e non discriminatorie”.

Saipem: Puliti, per 2026 stabilizzazione ricavi a 15,5 mld, ebitda a 1,9 mld

Nel 2026 “ci attendiamo una stabilizzazione dei ricavi intorno a 15,5 miliardi di euro accompagnata da un ulteriore miglioramento della profittabilita’ con un’ebitda di circa 1,9 miliardi di euro e da una generazione di flusso di cassa disponibile di circa 600 milioni di euro’. A indicarlo è stato l’ad di Saipem, Alessandro Puliti, aprendo l’assemblea dei soci chiamata ad approvare, tra l’altro, il bilancio 2025 e la cedola di 0,17 euro. ‘Nel medio termine intendiamo proseguire con determinazione nella riduzione del debito lordo con l’obiettivo di raggiungere un rating creditizio investment grade in coerenza con il profilo di rischio e la capacita’ di generazione di cassa che la societa’ ha costruito negli ultimi anni’, ha aggiunto. ‘In questo contesto di r afforzamento industriale e finanziario si inserisce il percorso di fusione in corso con SubSea7’, ha detto ancora sottolineando che ‘l’operazione subordinata tra l’altro all’ottenimento delle autorizzazioni regolamentari si fonda su un chiaro razionale strategico e sulla forte complementarieta’ delle due societa’ e consentira’ di rafforzare ulteriormente il posizionamento di Saipem come operatore globale nel settore degli energy services. Il perfezionamento dell’operazione e’ attualmente atteso nella seconda meta’ di quest’anno’.

Enel, assemblea nomina il cda e conferma Scaroni presidente

L’assemblea degli azionisti di Enel ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione – il cui mandato scadrà in occasione dell’approvazione del bilancio dell’esercizio 2028 – che sarà composto da Paolo Scaroni presidente, Johanna Arbib, Flavio Cattaneo, Tiziana De Luca, Alessandro Monteduro, Federica Seganti (indicati dall’azionista Mef), Dario Frigerio, Mario Corsi e Alessandra Stabilini indicati nella lista presentata da un raggruppamento di società di gestione del risparmio e altri investitori istituzionali. La lista presentata dall’azionista ministero dell’Economia e delle Finanze in sede di votazione ha ottenuto il maggior supporto di sempre da parte degli investitori diversi dal Mef, ed è stata votata dal 53,3% delle azioni rappresentate in assemblea, anche con il sostegno di diversi fondi istituzionali.

Enav, nel primo trimestre perdita di 22,8 mln, ebitda torna in positivo

Enav ha chiuso il primo trimestre del 2026 con una perdita di gruppo pari a 22,8 milioni di euro. Lo rende noto la societa’ in un comunicato (perdita di 29,3 milioni nello stesso periodo del 2025). Lo rende noto la societa’ in un comunicato aggiungendo che, nei primi tre mesi del 2026, il gruppo ha conseguito un ebitda consolidato pari a 5,1 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai -0,9 milioni di euro dello stesso periodo del 2025. I ricavi consolidati sono saliti a 196 milioni di euro (+8,2% rispetto allo stesso periodo del 2025) mentre i ricavi da attivita’ operativa si sono attestati a 224,9 milioni di euro (+6,8% rispetto al primo trimestre 2025). I ricavi da mercato non regolamentato sono saliti a 10,6 milioni di euro, in aumento di 3,4 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2025 (+48,2%). Nei primi tre mesi del 2026, i volumi di traffico aereo sull’Italia hanno fatto registrare numeri record (+8,6% per la componente di rotta). L’Italia è peraltro il Paese con il tasso di crescita più alto sia rispetto alla media europea (+1,6%) che rispetto ai principali stati (Francia +3,4%, Germania +1,3%, Gran Bretagna +3,6%, Spagna +2,9%). I risultati economici del primo trimestre 2026, sottolinea la società, risultano in linea con le dinamiche di stagionalità tipica del trasporto aereo in Italia. Nei primi mesi dell’anno, infatti, i volumi di traffico – e quindi i ricavi – sono contenuti per poi registrare un aumento significativo durante il periodo estivo. I costi, invece, tendono a mantenersi sostanzialmente costanti durante tutto l’anno.

Terna: De Biasio, protagonista in mutato scenario, solido modello industriale

“Nel corso di questo mandato, il sistema energetico globale ha attraversato una trasformazione profonda, segnata da una forte crescita della domanda elettrica, dalla graduale evoluzione del mix di generazione, dallo sviluppo delle fonti rinnovabili e dei sistemi di accumulo, nonche’ da rilevanti tensioni geopolitiche”. Igor De Biasio, presidente uscente di Terna e amministratore delegato ad interim dopo l’uscita di Giuseppina di Foggia andata alla presidenza di Eni, si rivolge all’assemblea degli azionisti riunita tramite il rappresentante designato e sottolinea come “Terna, in qualità di gestore della Rete di Trasmissione Nazionale, e’ stato uno dei protagonisti di questo processo” e come “Il Piano Industriale 2024-2028, aggiornato a marzo 2025, rappresenta una risposta concreta a queste sfide” con investimenti complessivi previsti per 17,7 miliardi di euro “il livello più elevato nella storia del Gruppo Terna”. I risultati economico-finanziari, aggiunge, “confermano la solidità del modello industriale di Terna”. Il gruppo, conclude “è oggi un’azienda più solida, efficiente e proiettata verso il futuro. Al nuovo consiglio di amministrazione e a tutte le persone di Terna rivolgo i migliori auguri di buon lavoro, nell’interesse dell’azienda, del Paese e della collettività”. L’assemblea ordinaria degli azionisti ha, quindi, approvato per la presidenza del cda Stefano Cuzzilla, indicato dal consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti attraverso Cdp Reti azionista diretta di Terna con una partecipazione pari al 29,85% del capitale sociale. Pasqualino Monti, sempre nella lista di Cdp reti è indicato come amministratore delegato e sarà nominato ad nel primo cda. Gli azionisti hanno, tra l’altro, approvato il bilancio 2025 e la distribuzione del dividendo di 39,62 centesimi di euro per azione.

Inwit, nel primo trimestre utile -11,1% a 81 milioni

Inwit chiude il primo trimestre “in linea con la guidance 2026”, con ricavi in lieve flessione (-0,8%) a 264,1 milioni, l’ebitda in calo dell’1,9% a 239,5 milioni e l’utile netto che si attesta a 81 milioni (-11,1%). Gli investimenti industriali del periodo sono stati pari a 81,9 milioni di euro, in calo del -1,9%, si legge in una nota. L’indebitamento finanziario netto è salito a 5.024,6 milioni di euro (+13,1%) e la leva finanziaria, in termini di rapporto tra indebitamento netto ed Ebitda, è in aumento a 5,2 volte (da 4,6x). “I risultati riflettono l’attuale fase di mercato e di incertezza nei rapporti con i principali clienti. Confermiamo l’impegno a investire in soluzioni industriali che, valorizzando l’unicità della rete di Inwit, abilitino lo sviluppo efficiente della filiera a supporto del crescente fabbisogno infrastrutturale per la trasformazione digitale del paese” commenta il direttore generale Diego Galli. Per l’intero 2026 e per il medio-termine Inwit conferma le sue previsioni, già riviste a marzo. Inwit sottolinea che la conflittualità con gli anchor tenants è “aumentata negli ultimi mesi” e “va ad aggravare un contesto attuale di mercato già di per sé sfidante, implicando l’interruzione di attività previste nei piani, ma non garantite, e il blocco di nuove iniziative di business”. Nel 2026 sono attesi ricavi tra 1.050-1.090 milioni, un ebitda margin pari a circa il 90%, un recurring Free Cash Flow nel range 550-590 milioni e un dividendo per azione almeno pari al valore dell’esercizio 2025 (confermato ad euro 0,55 per azione). Inwit conferma però “il proprio impegno a sostenere l’evoluzione delle reti mobili e a collaborare con i propri clienti in un quadro di certezza, trasparenza e stabilità, perseguendo, con rigorosa logica industriale, soluzioni di valore che garantiscano efficienza e benefici condivisi per tutte le parti”.

Eni e Msc Cruises: testato con successo il biocarburante Hvo diesel di Enilive per il trasporto marittimo

Eni e MSC Cruises annunciano il completamento della campagna sperimentale relativa all’utilizzo del diesel HVO (Hydrogenated Vegetable Oil) di Enilive per l’alimentazione dei motori delle navi da crociera, confermando la fattibilità tecnica dell’impiego del biocarburante in forma pura nel settore marittimo. L’iniziativa evidenzia il valore dell’HVO come vettore energetico strategico a supporto della decarbonizzazione del trasporto marittimo e della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) lungo l’intero ciclo di vita, consentendo agli armatori di ridurre significativamente i costi legati alle emissioni e di rispettare gli obiettivi fissati dal regolamento FuelEU Maritime. La sperimentazione è stata condotta congiuntamente da Eni e MSC Cruises: durante i test, uno dei motori della nave da crociera MSC Opera è stato alimentato per circa 2.000 ore con HVO puro, senza alcuna modifica al motore; allo stesso tempo sono stati rilevati i dati relativi alle prestazioni e alle emissioni. Il test ha dimostrato che l’HVO rappresenta una soluzione immediatamente applicabile anche ai motori marini, senza necessità di significativi aggiornamenti tecnologici, garantendo prestazioni in linea con quelle dei tradizionali combustibili fossili marini. La prova ha inoltre registrato una riduzione delle emissioni sia di NOx (-16%) sia di particolato, nonché una significativa diminuzione delle emissioni di GHG pari a circa -80% rispetto all’uso del carburante tradizionale, riduzione legata all’utilizzo nel processo di produzione dell’HVO di materie prime al 100% di origine biogenica. I dati tecnici sulle prestazioni del motore e sulle emissioni associate sono stati raccolti e valutati con il supporto di Wärtsilä, costruttore del motore, e di Bureau Veritas, che ha agito come ente certificatore indipendente per la validazione dei risultati sperimentali.

Stefano Ballista, amministratore delegato di Enilive, ha commentato: “La sperimentazione con MSC ha dimostrato come il biocarburante diesel HVO possa contribuire immediatamente alla decarbonizzazione del trasporto marittimo. L’HVO può infatti essere utilizzato in forma pura nei motori marini validati per il suo impiego, consentendo una riduzione delle emissioni climalteranti calcolate lungo l’intera filiera compresa tra il 65% e il 90% rispetto ai tradizionali combustibili fossili marini. L’HVO è prodotto nelle bioraffinerie Enilive di Venezia e Gela, principalmente a partire da materie prime di scarto come oli alimentari esausti, grassi animali e residui dell’industria agroalimentare. Da alcuni mesi, l’HVO diesel per la marina di Enilive è disponibile nei porti di Genova, Ravenna e Venezia per consegne dirette dal deposito alle navi tramite bettolina. L’impiego di questo carburante rappresenta una soluzione concreta ed efficace per la decarbonizzazione del trasporto marittimo, contribuendo al rispetto degli obblighi previsti dal regolamento FuelEU Maritime e alla riduzione dei costi legati alle emissioni”. Michele Francioni, chief Energy Transition Officer di MSC Cruises ha commentato: “Siamo molto soddisfatti di aver confermato con esito positivo la fattibilità tecnica dell’utilizzo al 100% di HVO su una nostra nave da crociera, nell’ambito dei nostri continui sforzi di decarbonizzazione. Riteniamo che l’HVO possa svolgere un ruolo importante nella decarbonizzazione dello shipping e che, insieme ad altri combustibili immediatamente disponibili come LNG e bio-LNG, rappresenti un’opportunità concreta già attuabile a bordo delle navi da crociera per accelerare la transizione verso i combustibili rinnovabili, avvicinandoci di un ulteriore passo al nostro obiettivo finale di raggiungere emissioni nette di GHG pari a zero entro il 2050”.

Italgas e Tokyo Gas Network accelerano su innovazione e sostenibilità

Italgas e Tokyo Gas Network hanno rinnovato ieri, presso l’Ambasciata d’Italia a Tokyo, il Memorandum of Understanding (MoU) volto a rafforzare la collaborazione nelle aree strategiche della distribuzione del gas e a promuovere lo sviluppo di progetti congiunti. Il Memorandum è stato sottoscritto da Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas, e da Satoshi Tanazawa, amministratore delegato di Tokyo Gas Network, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia a Tokyo Mario Vattani. Attraverso il Memorandum, le due società continueranno a condividere competenze e best practice per promuovere innovazione, resilienza e sviluppo sostenibile delle reti di distribuzione del gas. La collaborazione si concentrerà in particolare su: resilienza e sicurezza delle infrastrutture: scambio di know-how per aumentare la capacità delle reti di rispondere a eventi estremi e condizioni operative complesse; innovazione tecnologica e digitalizzazione: sviluppo e applicazione di soluzioni tecnologiche avanzate per l’ottimizzazione della gestione delle reti e il miglioramento dell’efficienza operativa; supply chain: collaborazione su modelli evoluti di procurement per migliorare performance, qualità e sostenibilità. “Siamo molto lieti di ospitare presso l’Ambasciata d’Italia a Tokyo il rinnovo della collaborazione tra Italgas e Tokyo Gas Network, nel 160simo anniversario dei rapporti diplomatici bilaterali – ha dichiarato Vattani -. Nell’attuale contesto geopolitico, tale Accordo rappresenta un ulteriore passo in avanti verso una maggiore sicurezza energetica e contribuisce al rafforzamento delle catene di approvvigionamento, nello spirito del Partenariato Strategico Speciale annunciato tra i due Governi a gennaio 2026 e in coerenza con le direttive dell’Italy-Japan Business Group, di cui Italgas è socio fondatore”. “Siamo onorati di aver raggiunto un accordo per rafforzare ulteriormente la nostra partnership strategica con Italgas, il principale distributore di gas in Europa – ha dichiarato Satoshi Tanazawa–. La loro avanzata competenza nella digitalizzazione rappresenterà un motore fondamentale per il potenziamento delle nostre capacità operative. Attraverso un continuo scambio di know-how reciproco, puntiamo a migliorare l’efficienza operativa e la produttività, adempiendo al contempo alla nostra missione di garantire una fornitura energetica stabile e mantenere elevati standard di sicurezza. Con questa collaborazione, siamo impegnati a conseguire una crescita sostenibile del nostro business infrastrutturale e a contribuire all’evoluzione di un’infrastruttura energetica resiliente”. “Il confronto internazionale e la collaborazione con partner di primo piano sono elementi fondamentali del nostro percorso di crescita – ha dichiarato Gallo -. Il rinnovo dell’intesa con Tokyo Gas Network consolida una relazione di valore e ci consente di accelerare ulteriormente nello sviluppo di reti sempre più digitali, resilienti e sostenibili. In particolare, la collaborazione ci permette di valorizzare competenze complementari in ambiti chiave come la digitalizzazione avanzata delle infrastrutture, il rafforzamento della resilienza anche in contesti complessi, e l’evoluzione delle reti per accogliere quote crescenti di gas rinnovabili”.

Industria, Landini al congresso del sindacato tedesco Dgb, “serve piano europeo di investimenti per una vera autonomia energetica e lavoro stabile e di qualità”

“È necessario rilanciare l’industria italiana, tedesca ed europea attraverso un piano di investimenti finanziato attraverso debito comune, investimenti pubblici e privati per garantire una vera autonomia energetica e un ecosistema favorevole alla trasformazione digitale. Un piano fondato su lavoro di qualità, forti condizionalità sociali, anche nella filiera degli appalti, e sul rilancio delle energie rinnovabili, così da rompere la dipendenza dalle fonti fossili anche sul piano geopolitico”. Lo ha affermato da Berlino il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo al congresso della DGB, la Confederazione dei sindacati tedeschi. “CGIL e DGB, con il sostegno della Fondazione Friedrich Ebert e della Fondazione Di Vittorio, hanno redatto congiuntamente un documento sul tema delle politiche industriali e della competitività”, ha annunciato Landini, “che invieremo alle Istituzioni europee e nazionali, a partire dal Commissario europeo per l’Industria Stéphane Séjourné e ai ministri competenti, nonché alle controparti datoriali, per chiedere un’azione urgente finalizzata a investire in formazione, a salvare posti di lavoro e a rilanciare l’industria e l’economia”. “Le due maggiori economie industriali europee e le lavoratrici e i lavoratori attendono risposte urgenti da parte delle Istituzioni. La DGB e la CGIL – ha concluso Landini – sono pronte a fare la loro parte sulla base delle nostre proposte comuni, che rilanceremo insieme alla CES, Confederazione europea dei sindacati”.

Msc Technology: un nuovo piano di assunzioni per 200 professionisti in ambito It

MSC Technology Italia, divisione tecnologica di MSC Cargo che si occupa dello sviluppo di soluzioni software e infrastrutture IT per supportare le attività di logistica e trasporto marittimo della compagnia a livello globale, ha annunciato oggi l’avvio di un piano per 200 nuove assunzioni di professionisti esperti nel settore dell’Information Technology (IT). L’iniziativa si inserisce in un percorso di medio-lungo periodo che punta a coinvolgere figure middle e senior motivate a costruire una carriera solida e duratura, offrendo concrete prospettive di crescita, continuità professionale e un ruolo strategico nello sviluppo futuro dell’azienda. La campagna di recruiting si inserisce nel più ampio progetto di rafforzamento della sede torinese, avviato nel 2020, che porterà a oltre 900 il numero complessivo di dipendenti impiegati nell’hub del Lingotto di Torino. Dopo i lavori di ampliamento e rinnovamento degli uffici, conclusi lo scorso anno, la struttura rappresenta oggi un vero e proprio polo tecnologico di eccellenza a livello europeo: una superficie complessiva di 11.000 mq dotata di tecnologie all’avanguardia per lo sviluppo di software per la logistica integrata e la sicurezza informatica. Nel dettaglio, sono aperte le candidature – anche spontanee – per profili quali sviluppatori (ingegneri e architetti del software), tester, specialisti di business intelligence e ingegneri NOC (Network Operations Center), che entreranno a far parte dei diversi team e delle varie divisioni attive presso la sede di Torino, contribuendo allo sviluppo, al monitoraggio e all’evoluzione delle piattaforme tecnologiche a supporto delle attività della compagnia. Il piano si rivolge a professionisti con esperienza, abituati a operare in contesti strutturati e alla ricerca di un ambiente solido e stimolante in cui costruire un percorso di crescita nel lungo periodo. L’obiettivo del programma di recruiting, esteso su scala nazionale, è intercettare la più ampia platea di candidati, anche grazie a un pacchetto di misure dedicate alla mobilità geografica per chi proviene da regioni diverse rispetto alla sede di lavoro Il pacchetto prevede incentivi concreti, tra cui il contributo alle spese di trasloco, il supporto nella ricerca di un alloggio e un percorso di sviluppo professionale con avanzamenti di carriera chiari e strutturati. Tutte le misure sono collegate a un impegno minimo di permanenza di 39 mesi: un segnale forte che la compagnia intende dare al mercato del lavoro e ai professionisti interessati, puntando su relazioni durature e su un contesto capace di valorizzare crescita personale e sviluppo professionale nel tempo. “Con questo piano di assunzioni vogliamo rafforzare ulteriormente il nostro hub tecnologico di Torino, rendendolo sempre più un punto di riferimento a livello europeo per l’innovazione nel settore IT applicato alla logistica”, dichiara Roberto Musumeci, Amministratore Delegato di MSC Technology Italia. “Il nostro obiettivo è costruire un polo di eccellenza capace di attrarre professionisti di grande esperienza, che possano contribuire allo sviluppo di sistemi complessi e altamente strutturati, affiancando al tempo stesso giovani talenti. In questo senso, la collaborazione con le migliori realtà accademiche del territorio, rappresenta un elemento strategico per garantire uno scambio continuo di competenze e una crescita sostenibile nel lungo periodo. Crediamo fortemente nel valore dell’integrazione tra esperienza e nuove generazioni. È da questo equilibrio che nasce la capacità di innovare in modo solido e duraturo. Torino, con il suo ecosistema formativo e industriale, è il contesto ideale per sviluppare questo modello e consolidare la presenza di MSC Cargo in Italia”. Oltre alla continua ricerca di nuovi professionisti nel settore, MSC Tehcnology ha sviluppato da tempo importanti collaborazioni con i principali poli di eccellenza presenti sul territorio, come il Politecnico e l’Università di Torino. L’obiettivo è quello di creare un mix dinamico di personale altamente specializzato e in costante formazione operante nel comparto IT, che possa supportare le necessità organizzative e di monitoraggio legate al network, ai software di gestione e alla sicurezza informatica di tutte le aziende facenti parte di MSC Cargo.

“Seconda natura”, una nuova alleanza tra infrastrutture, territorio e tecnologia. La storia di Maccaferri metafora di un nuovo approccio all’ingegneria

“Seconda Natura. L’arte e l’ingegneria dell’adattamento e della protezione del territorio nel tempo del clima estremo”: è questo il titolo del saggio scritto da Stefano Susani, CEO di Officine Maccaferri, Fabiana Peaquin, Product Marketing Specialist di Officine Maccaferri, e Andrea Granelli, ceo di Kanso, e uscito di recente come supplemento dell’edizione di marzo 2026 della rivista Harvard Business Review Italia. Il volume costruisce una narrazione che parte dai fondamenti scientifici del climate change, attraversa le fragilità strutturali del territorio italiano e approda a una nuova idea di ingegneria ambientale, capace non soltanto di reagire alle emergenze ma di anticiparle. L’impianto del libro è rigoroso ma divulgativo. Fin dalle prime pagine gli autori chiariscono la tesi di fondo: il cambiamento climatico non è più una possibilità futura, ma una condizione presente. Il vero problema, sostengono, è che il dibattito pubblico continua a essere deformato da semplificazioni e disinformazione. Viene così introdotto il concetto di “agnotologia”, elaborato dallo storico della scienza Robert Proctor, cioè lo studio dei meccanismi attraverso cui l’ignoranza viene costruita e diffusa deliberatamente. Da qui nasce l’obiettivo del libro: riportare il tema climatico dentro un quadro razionale, documentato e pragmatico, spostando l’attenzione dal “se” il clima stia cambiando al “come” affrontarne le conseguenze. Il filo conduttore dell’opera è racchiuso nel titolo stesso: la “seconda natura” non è una natura artificiale che sostituisce quella originaria, ma una nuova alleanza tra infrastrutture, territorio e tecnologia. È l’idea di un’ingegneria che smette di imporsi contro l’ambiente e comincia invece a dialogare con esso, adattandosi alla complessità climatica e paesaggistica.

Uno dei temi centrali è l’acqua, descritta nella sua doppia natura di risorsa vitale e minaccia distruttiva. Il libro la definisce un pharmakon: rimedio e veleno insieme. L’acqua disseta, nutre, produce energia e costruisce civiltà, ma può anche devastare territori attraverso alluvioni, siccità e dissesto idrogeologico. In questa prospettiva il volume collega la crisi climatica alle future “guerre dell’acqua”, evidenziando come la crescente domanda globale, l’agricoltura intensiva e persino l’espansione dei data center stiano trasformando le risorse idriche in una questione geopolitica strategica. Particolarmente efficace è il capitolo dedicato alla sfida del climate change. L’atmosfera viene spiegata come una “coperta” che trattiene il calore terrestre: l’aumento delle emissioni di CO₂ e metano ha ispessito questa coperta alterando l’equilibrio climatico. Ma il punto decisivo, sottolineano gli autori, non è soltanto il riscaldamento in sé quanto la sua velocità. Mai nella storia recente del pianeta la temperatura è aumentata così rapidamente. Da qui derivano fenomeni sempre più estremi: piogge violente, ondate di calore, scioglimento dei ghiacciai, erosione costiera e crisi agricole. L’Italia emerge come uno dei grandi protagonisti del libro. Paese magnifico e vulnerabile insieme, viene raccontato attraverso i dati del dissesto idrogeologico: frane, alluvioni, erosione delle coste e instabilità dei territori montani mostrano quanto la penisola sia esposta alla nuova normalità climatica. Le cifre riportate sono impressionanti: milioni di persone vivono in aree a rischio e quasi tutti i comuni italiani sono esposti ad almeno una minaccia ambientale significativa. Il libro insiste però su un punto importante: la fragilità italiana può diventare anche un laboratorio di innovazione e resilienza. È qui che entra in scena la storia di Officine Maccaferri, raccontata come metafora dell’evoluzione dell’ingegneria moderna. Dalla piccola officina bolognese fondata nel 1879 fino alla multinazionale presente in oltre 130 Paesi, il percorso dell’azienda coincide con la trasformazione delle opere di difesa del territorio. Il simbolo di questa evoluzione è il gabbione metallico inventato nel 1894 dopo una piena del Reno: una soluzione semplice ma rivoluzionaria, capace di unire flessibilità e resistenza. Nel tempo, quella intuizione si è sviluppata in sistemi sempre più sofisticati di protezione idraulica, consolidamento dei versanti, monitoraggio ambientale e gestione del rischio climatico. La parte finale del volume è probabilmente la più narrativa e concreta. Tre progetti emblematici mostrano il passaggio da un’ingegneria “difensiva” a un’ingegneria predittiva e intelligente. Dall’alluvione di Firenze del 1966, che impose una riflessione sul rapporto tra infrastrutture e patrimonio culturale, fino al sistema di monitoraggio installato a Sonico in Val Camonica, dove sensori IoT hanno permesso di prevedere una colata detritica prima del disastro, il libro dimostra come oggi i dati e la tecnologia possano diventare strumenti di prevenzione oltre che di intervento. Il messaggio conclusivo è chiaro: proteggere il territorio significa proteggere insieme ambiente, economia, memoria storica e comunità umane. In questo senso Seconda Natura non è soltanto una riflessione sulla crisi climatica, ma anche un manifesto culturale e industriale. L’ingegneria del futuro, suggerisce il volume, dovrà essere resiliente, integrata e capace di convivere con la complessità del pianeta. Non più opere costruite contro la natura, ma infrastrutture pensate per diventare parte di un nuovo equilibrio possibile.

Movopack, leader nel packaging riutilizzabile, acquisisce Hipli e sbarca sul mercato francese

Movopack, azienda specializzata in packaging riutilizzabile per retail, ecommerce e logistica B2B, entra sul mercato francese grazie all’acquisizione della totalità degli asset di Hipli, società con sede a Le Havre e pioniera nel settore del packaging riutilizzabile in Francia. L’operazione segna un nuovo passo nel percorso di espansione internazionale di Movopack, dopo l’avvio delle attività nel Regno Unito nel 2024, e ne rafforza il posizionamento tra gli operatori di riferimento nel packaging secondario riutilizzabile in Europa. Fondata a Milano nel 2021 da Tomaso Torriani, Alberto Cisco e Andrea Cipollone, Movopack sviluppa soluzioni di packaging restituibile e personalizzabile, progettate per essere riutilizzate oltre 20 volte e per aiutare i brand a ridurre significativamente l’impatto ambientale degli imballaggi. Secondo una valutazione preliminare del ciclo di vita svolta da enti terzi, ogni packaging di Movopack, se riutilizzato 20 volte, consente di ridurre i rifiuti da imballaggio fino al 98%, e le emissioni di CO₂ fino all’84% rispetto alle alternative monouso. Con oltre 100 clienti tra Italia e Regno Unito – tra cui Decathlon Italia, Yamamay e OVS – l’azienda ha chiuso a fine 2024 un round di finanziamento guidato da 360 Capital, con la partecipazione di Greiner Innoventures e Techstars, portando la raccolta complessiva a 3 milioni di euro. L’acquisizione degli asset di Hipli permette ora all’azienda milanese di estendere questo modello al mercato francese, integrandolo con l’esperienza locale. In Francia, Hipli ha avuto un ruolo di riferimento nel settore del packaging circolare per l’e-commerce. Fondata nel 2020, la start-up ha sviluppato soluzioni di packaging riutilizzabili fino a 100 volte, con il supporto di strumenti digitali che ne facilitano il tracciamento e l’adozione. Hipli conta oltre 350 clienti, tra cui grandi marchi ben noti ai consumatori francesi, e ha esteso la propria attività a diversi mercati europei, tra cui Regno Unito, Germania, Italia e Paesi Bassi. Movopack ha acquisito la totalità degli asset
di Hipli, inclusi marchio, proprietà intellettuale, asset operativi e giacenze di magazzino, consolidando la propria posizione sul mercato francese. Lo sviluppo commerciale sarà inizialmente guidato da un rappresentante francese di Movopack, per poi essere affidato a un team locale di professionisti madrelingua, che garantiranno pieno allineamento con le specificità del mercato francese. Ciascun cliente sarà accompagnato con soluzioni personalizzate attraverso un periodo di transizione, sfruttando l’infrastruttura esistente a Le Havre, mentre la gestione dei pack Hipli già in circolazione passerà sotto la responsabilità di Movopack, in coordinamento diretto con i clienti per garantire continuità di servizio e massima flessibilità operativa. Con un mercato e-commerce del valore di €196,4 miliardi di euro nel 2025 secondo FEVAD e il segmento del packaging per l’e-commerce stimato da Grand View Research a circa 3,2 miliardi di dollari nel 2025, la Francia rappresenta uno dei mercati più rilevanti in Europa. Con questa operazione, Movopack punta ad accelerare la propria crescita e a rafforzare il proprio posizionamento nel settore del packaging sostenibile europeo, con l’obiettivo di gestire 10 milioni di imballaggi sul territorio nei prossimi 24 mesi. “L’ingresso in Francia rappresenta per noi un passaggio strategico in un mercato chiave per l’e-commerce ed il retail europeo. Con questa operazione rafforziamo il percorso di crescita internazionale di Movopack e poniamo le basi per consolidare la nostra presenza nei principali mercati continentali. Il nostro obiettivo è offrire a brand e retailer un modello di packaging riutilizzabile scalabile, efficiente e coerente con le esigenze operative dei singoli Paesi, accompagnando sempre più clienti verso soluzioni circolari 100% personalizzate e sostenibili“, commenta Tomaso Torriani, CEO e co-founder di Movopack. Nell’operazione, Movopack si è avvalsa della consulenza dell’avvocato Linda Lorenzon, abilitata all’esercizio in Italia e in Francia, specializzata in operazioni corporate in entrambi i Paesi.

Robotaxi: fino a 3 milioni di veicoli entro il 2035, in Europa la sfida è colmare il gap di scala

Dopo anni di sperimentazione e aspettative disattese, il mercato dei robotaxi entra in una nuova fase di sviluppo, sostenuta da progressi tecnologici e primi modelli operativi su scala urbana. Secondo lo studio Here at Last: The Evolution of the Robotaxi di Boston Consulting Group (BCG), la flotta globale potrebbe superare 1 milione di veicoli entro il 2035 nello scenario base e arrivare fino a 3 milioni nello scenario più favorevole. A dare nuovo slancio i miglioramenti concreti in termini di sicurezza, affidabilità e sostenibilità economica. La diffusione seguirà però una traiettoria graduale: non una crescita improvvisa, ma un’evoluzione progressiva guidata dalla capacità degli operatori di scalare i modelli operativi e adattarli ai contesti locali. “In Europa l’implementazione dei robotaxi è ancora in una fase iniziale, ma può contare su condizioni favorevoli come la densità urbana e la crescente attenzione alla mobilità sostenibile.” – commenta Giuseppe Collino, Managing Director e Senior Partner di BCG. “A differenza di Stati Uniti e Cina, dove i servizi sono già operativi su scala e stanno accumulando esperienza, nel Vecchio Continente la sfida è soprattutto sistemica: la complessità normativa e urbana richiede un salto di qualità sul software, dalla mappatura digitale alla gestione in tempo reale delle flotte. È su queste capacità, insieme alla chiarezza delle normative e allo sviluppo delle infrastrutture, che si giocherà la possibilità di recuperare terreno e costruire modelli scalabili nel tempo.” Lo sviluppo dei robotaxi è infatti avviato su scala commerciale negli Stati Uniti e in Cina, dove condizioni regolatorie più favorevoli e investimenti mirati hanno accelerato l’implementazione. Entro il 2035, si prevede una flotta di circa 350.000 veicoli negli Stati Uniti e 850.000 in Cina, mentre l’Europa si attesterà intorno a 120.000 unità. Queste differenze riflettono non solo il diverso livello di maturità del segmento, ma anche la capacità di integrare soluzioni di ultima generazione, infrastrutture e regolazione in modo coordinato. L’ingresso in una nuova città richiede oggi investimenti compresi tra 15 e 30 milioni di dollari e fino a due anni per completare autorizzazioni, infrastrutture e attività preparatorie. Anche la crescita operativa è progressiva: servono fino a sei anni per coprire una parte significativa di un’area urbana, con flotte che aumentano di poche centinaia di veicoli ogni anno. Questa dinamica rende evidente come la sfida non sia più dimostrare la fattibilità tecnologica, ma costruire modelli scalabili e replicabili in contesti urbani complessi, senza dimenticare come, oggi, i robotaxi presentino costi operativi elevati, in alcuni casi superiori agli 8 dollari per chilometro. Con il raggiungimento della scala e il miglioramento delle tecnologie, questi costi potrebbero scendere fino a circa 0,80 dollari al chilometro, rendendo il servizio competitivo rispetto ai taxi tradizionali. Per raggiungere il break-even operativo, gli operatori dovranno sviluppare flotte tra 15.000 e 20.000 veicoli distribuiti su più città, con tempi stimati attorno ai sette anni. L’adozione da parte dei consumatori resta un fattore determinante. Oggi circa il 30–35% degli utenti in Europa e negli Stati Uniti si dichiara disposto a utilizzare robotaxi, contro il 60% in Cina. In Europa, la quota potrebbe superare il 45% entro il 2030, sostenuta da una maggiore fiducia nella sicurezza e da un miglioramento dell’esperienza utente. Nel lungo periodo, i robotaxi potranno sostituire tra il 55% e l’85% delle corse oggi effettuate da taxi e servizi di ride-hailing nelle grandi città, con costi minori. Allo stesso tempo, continueranno a integrarsi con il trasporto pubblico e la mobilità privata, contribuendo in particolare ai collegamenti di primo e ultimo miglio. Nonostante i dati mostrino già oggi livelli di sicurezza elevati, la percezione pubblica e la trasparenza delle informazioni continueranno a influenzare la velocità di diffusione. L’evoluzione del comparto sarà guidata da cinque fattori chiave: tempi e costi di ingresso nei mercati urbani, capacità di scalare, scelta delle città, accettazione da parte degli utenti e sostenibilità del modello di business.

A Forlì il tetto diventa architettura: tecnologia Derbigum per le coperture verdi della nuova sede Cia Conad

Non solo un edificio direzionale, ma un progetto che ridefinisce un’intera porzione di territorio. Sidera, nuova avveniristica sede di CIA Conad progettata da tissellistudioarchitetti, si propone come un intervento di rigenerazione urbana capace di coniugare bellezza architettonica, paesaggio e sostenibilità in un’area produttiva alla periferia di Forlì. L’edificio, oltre 10.000 metri quadrati di superficie, si sviluppa per circa 100 metri di lunghezza e 33 di altezza, con un linguaggio contemporaneo che combina vetro, alluminio e cemento pigmentato nero. Le facciate sono scandite da circa 5.000 metri quadrati di superfici vetrate e da un sistema di lamelle in alluminio che modulano luce e percezione dell’involucro. Un’architettura dinamica, pensata anche per il benessere interno, che appaga la vista e integra oltre 300 alberi e 22.000 piante. In questo impianto, la copertura è stata concepita come “quinto prospetto”: sei falde inclinate, collegate da grandi lucernari, trasformano il tetto in elemento visibile e identitario, oltre che tecnico. È su questo livello che si concentra l’intervento di Derbigum, chiamata a realizzare l’impermeabilizzazione delle aree a verde pensile per una superficie complessiva di 2.500 metri quadrati. Il materiale scelto è stato Derbigum GC AR, membrana impermeabile con additivi antiradice certificata secondo la norma EN 13948, progettata per giardini pensili intensivi e quindi in grado di resistere all’aggressione radicale anche in presenza di alberature. Il sistema garantisce continuità idraulica, resistenza meccanica e durabilità nel tempo, elementi indispensabili in un progetto in cui la copertura è parte integrante del paesaggio costruito. La posa è stata eseguita a freddo con adesivo Derbibond, eliminando l’utilizzo di fiamme libere. Una scelta che riduce l’impatto ambientale del cantiere e migliora la sicurezza operativa, in linea con l’approccio sostenibile dell’intervento. Il pacchetto realizzato è coperto da una garanzia di 15 anni su prodotto e posa.

Auto elettriche. T&E: “Oltre trenta gigafactory e quasi 50mila posti di lavoro a rischio se l’Ue ridimensiona gli obiettivi sull’elettrico”

L’allentamento dei target UE sulla riduzione delle emissioni di CO2 per le nuove auto metterebbe a rischio la realizzazione di 34 stabilimenti per la produzione di batterie delle dimensioni di Northvolt, e quasi 50mila posti di lavoro. È quanto emerge da un nuovo studio di Transport & Environment (T&E), principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, che analizza il costo in termini di prospettiva industriale di un indebolimento della normativa climatica UE, come richiesto dalle case auto. Tale scenario potrebbe vedere la produzione di veicoli elettrici a batteria (BEV) dimezzata nel 2030 rispetto alle proiezioni attuali, mentre l’UE spenderebbe 50 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente nel periodo 2026-2035. Ridimensionamento degli obiettivi UE su emissioni comporterebbe severe perdite industriali. I veicoli elettrici a batteria sono oggi il principale motore degli investimenti nell’industria automobilistica globale e nell’UE gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 determinano il ritmo della transizione all’elettrico. Lo studio ha esaminato tre scenari: il primo in accordo al mantenimento dell’attuale regolamento UE, il secondo seguendo la proposta di revisione del regolamento presentata della Commissione europea lo scorso dicembre, il terzo è basato sulle richieste dell’industria automobilistica [1]. Il risultato è che un ridimensionamento degli obiettivi comporterebbe severe perdite industriali.

Con le richieste dei carmaker la produzione BEV potrebbe dimezzarsi. Secondo lo studio, qualora fosse accolta la richiesta dei carmaker di calcolare la media UE di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su un arco di cinque anni, la potenziale produzione di BEV nell’UE potrebbe dimezzarsi, scendendo a 3,7 milioni di unità nel 2030 anziché 7,4 milioni. Con l’accoglimento di un’altra richiesta avanzata dai costruttori auto europei, che riguarda un indebolimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2035 (dal 100% all’80%), si ridurrebbe inoltre la produzione prevista di BEV del 46% in quell’anno. Taglio agli obiettivi sulle emissioni potrebbe danneggiare quasi 50mila posti di lavoro. Proprio nel momento in cui l’UE propone politiche industriali per rafforzare la filiera delle batterie, un taglio agli obiettivi sulle emissioni ridurrebbe il fabbisogno locale di questa componente chiave. La potenziale capacità produttiva di batterie potrebbe contrarsi di oltre due terzi nel 2030, pari a 1.024 GWh: l’equivalente della perdita di 34 gigafactory delle dimensioni di Northvolt, e fino a 47.000 posti di lavoro. A livello nazionale, per l’Italia, c’è la possibilità di invertire in parte il declino produttivo dell’ultimo decennio, che ha visto la produzione automobilistica scendere a circa 230.000 unità. Mantenendo gli attuali obiettivi UE di riduzione della CO2 per le auto e adottando decise politiche industriali che favoriscano l’elettrificazione, la produzione nazionale di veicoli potrebbe recuperare fino a circa 412.000 unità entro il 2035. Un’opportunità che, nell’arco di un decennio, potrebbe più che raddoppiare il valore della produzione automobilistica nazionale, portandolo a superare i 15 miliardi di euro (+109%, dagli attuali 7,5 miliardi di euro). Anche la componentistica, che nel 2023 valeva oltre 50 miliardi euro, con politiche di supporto e segnali di mercato potrebbe agganciare la propria produzione alla transizione elettrica.  Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia ha dichiarato: “Dalla Cina al Cile, i veicoli elettrici sono ormai il motore di crescita dell’industria automobilistica globale. Se l’Europa saprà ancorare la produzione di veicoli elettrici all’interno dei suoi confini, potrà guidare la costruzione di una nuova base industriale di tecnologie pulite. Questo vale anche per l’Italia dove oltre alla produzione di veicoli c’è in gioco la componentistica, un pezzo essenziale della nostra economia, che rischia di declinare fin quando si tratterà l’elettrico come una minaccia anziché come un’opportunità. Se l’Europa indebolisce i suoi obiettivi climatici, la Cina avanzerà ulteriormente e l’Ue rischia di perdere le sue nascenti industrie di batterie e veicoli elettrici.”

Pd: nel Lazio dirottate risorse Cer, giunta Rocca ascolti coordinamento

“Dopo il fallimento del bando CER da 14 milioni della Regione Lazio, frutto del mancato ascolto delle criticità segnalate dal Coordinamento CERS di Roma e del Lazio, la Giunta dirotta le risorse alle imprese, perdendo di vista la natura dello schema energetico delle Cer. In risposta a una interrogazione consiliare, nel 2025 la Giunta del presidente Francesco Rocca aveva ammesso le criticità e messo nero su bianco che avrebbe valutato la possibilità di un nuovo avviso, adeguato alle nuove regole operative e mirato a ‘favorire ulteriormente la partecipazione delle Cer’. Un fatto disatteso, l’ennesimo, che conferma la mancanza di una politica regionale dedicata. Condivido le richieste del Coordinamento, inviate ieri all’assessora Elena Palazzo, affinché la Regione ripristini una linea di finanziamento specifica per le Comunità Energetiche Rinnovabili, attivi un tavolo di confronto con le realtà territoriali, verifichi la possibilità di destinare risorse non allocate e riveda i criteri di partecipazione agli avvisi in modo che siano proporzionati e coerenti con la natura civica, associativa e territoriale delle CER. Il Lazio non può rimanere fanalino di coda nella produzione di energia pulita su scala locale”. Così in una nota la consigliera regionale del Lazio Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Pd.

Cesena, avanza il Pug: 12 appartamenti, parcheggi, verde in area dismessa

Prosegue sul territorio comunale di Cesena l’attuazione del nuovo Piano Urbanistico Generale (Pug), fondato sui principi della rigenerazione urbana, della sostenibilità e del contenimento del consumo di suolo. Ieri, con apposita delibera, la Giunta comunale ha approvato gli indirizzi relativi all’intervento di ristrutturazione urbanistica che interesserà un’area oggi occupata da due fabbricati artigianali e commerciali dismessi, situata nel tessuto residenziale a bassa densità individuato dal Pug stesso, tra le vie Longiano e Ariosto.
L’intervento, che consolida ulteriormente un modello di sviluppo urbano orientato alla rigenerazione delle aree esistenti, alla qualità dell’abitare e alla riduzione del consumo di nuovo suolo, prende origine dall’istanza di permesso di costruire presentata il 3 ottobre 2025 e prevede la demolizione e ricostruzione, con riduzione di volume, dei due edifici e il loro cambio d’uso a residenziale. Il progetto porterà alla realizzazione di due nuovi fabbricati per complessive 12 unità immobiliari, accompagnate da parcheggi pubblici e opere di urbanizzazione. “Analogamente a quanto attuato in altre aree urbane di Cesena – commenta l’Assessora alla Programmazione urbanistica Cristina Mazzoni – questa operazione rappresenta un esempio concreto dell’approccio promosso dal Piano urbanistico generale: recuperare aree già urbanizzate e trasformare comparti esistenti senza ricorrere a nuove espansioni edilizie o ulteriore impermeabilizzazione del territorio. Nello specifico si tratta di una strategia che punta a ridurre il consumo di suolo privilegiando la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e il miglioramento della qualità urbana. Particolare attenzione inoltre sarà data agli aspetti ambientali e alla sostenibilità dell’intervento. Le norme del Piano prevedono infatti che ogni trasformazione urbana contribuisca alla qualità ecologica del territorio attraverso opere ambientali, sistemi di drenaggio sostenibile, dotazioni verdi e interventi compensativi”. L’area interessata dall’intervento occupa una superficie di circa 1.533 metri quadrati. Il progetto contribuirà anche alla realizzazione delle dotazioni territoriali necessarie al quartiere, attraverso parcheggi pubblici, verde urbano e interventi ecologico-ambientali. In particolare, sono previsti: la realizzazione di un parcheggio pubblico, in parte su area già comunale e in parte su aree che saranno cedute gratuitamente al Comune; la monetizzazione di una quota residuale di parcheggi pubblici; la monetizzazione della quota di verde pubblico prevista dagli standard urbanistici; e un contributo economico destinato ai progetti comunali di dotazione ecologico-ambientale. La convenzione urbanistica collegata al progetto disciplinerà la realizzazione e la successiva cessione delle opere pubbliche, oltre alle modalità di rendicontazione dei lavori eseguiti a scomputo degli oneri.

La Commissione Ue accoglie con favore la raccomandazione del Consiglio sul nuovo Bauhaus europeo

La Commissione europea accoglie con favore la raccomandazione del Consiglio di ieri sul nuovo Bauhaus europeo, che rappresenta un importante passo avanti nell’attuazione dell’iniziativa in tutta Europa. L’iniziativa del nuovo Bauhaus europeo sostiene la trasformazione dei quartieri europei e dell’ambiente costruito in spazi non solo sostenibili, ma anche inclusivi, a prezzi accessibili e che migliorano la qualità della vita delle persone.
La raccomandazione si basa sulla comunicazione della Commissione “Nuovo Bauhaus europeo: Dalla visione all’attuazione, adottata nel dicembre 2025 nell’ambito del pacchetto europeo sull’edilizia abitativa. La presente comunicazione definisce le azioni chiave per potenziare l’iniziativa del nuovo Bauhaus europeo e rafforzarne il ruolo di facilitatore della transizione pulita, dell’innovazione e della crescita sostenibile in Europa e nel resto del mondo.
La raccomandazione rafforza ora il ruolo degli Stati membri nella realizzazione del nuovo Bauhaus europeo. Incorporando i valori e i principi del nuovo Bauhaus europeo nelle loro politiche e nei loro strumenti di finanziamento legati ai quartieri e al più ampio ambiente edificato, gli Stati membri possono accelerare la transizione pulita, l’innovazione e la circolarità dell’edilizia. Possono farlo, ad esempio, attraverso processi inclusivi e partecipativi per una pianificazione urbana equa o esplorando il potenziale abitativo degli edifici vuoti e sottoutilizzati per lo sviluppo urbano sostenibile nei quartieri rurali.
La raccomandazione invita gli Stati membri ad adottare azioni coordinate per migliorare la sostenibilità degli edifici, promuovere una pianificazione territoriale resiliente ai cambiamenti climatici e sostenere anche le abitazioni e i quartieri più efficienti sotto il profilo energetico, resilienti, inclusivi e radicati nelle comunità locali. Mira inoltre a facilitare l’accesso ai finanziamenti e agli investimenti pubblici e privati; rafforzare la partecipazione e la democrazia locale; e promuovere le competenze, le conoscenze e l’innovazione attraverso l’Accademia del nuovo Bauhaus europeo. Infine, chiede una maggiore consapevolezza, impegno e governance per potenziare l’iniziativa del nuovo Bauhaus europeo e massimizzarne l’impatto.
Il nuovo Bauhaus europeo sta passando dalla visione all’attuazione, sostenendo cambiamenti tangibili sul campo e contribuendo a migliorare gli ambienti di vita delle persone in tutta Europa.

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