LA GIORNATA

Fmi: deroghe al patto solo per shock straordinari. Accise, troppi tagli

  • Fonti Ue, prezzi gas e petrolio su di oltre il 50% dalla crisi in Iran
  • Coima Holding: nuove nomine ai vertici delle partecipate. Nel 2025 ricavi in crescita a 73,7 mln, ebitda stabile a 20,9 mln
  • Rfi: abbattuto ultimo diaframma galleria Rocchetta su linea Av Na-Ba

06 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Il nuovo shock energetico torna a colpire le famiglie europee, con un impatto meno violento rispetto alla crisi di quattro anni fa ma comunque significativo e persistente sui bilanci domestici. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale, nel 2026 il costo medio per una famiglia dell’Unione europea sarà di circa 375 euro, pari allo 0,7% dei consumi. Nello scenario peggiore, la perdita potrebbe salire fino a 1.750 euro. Per l’Italia il conto è ancora più salato: 450 euro nello scenario base e fino a 2.270 euro in quello più grave. Una dinamica che riflette una maggiore esposizione del Paese ai rincari energetici e che si traduce in una marcata erosione del potere d’acquisto, con effetti diretti su consumi, fiducia e capacità di investimento. L’impatto, tuttavia, non è uniforme tra gli Stati membri: si va dai 620 euro stimati per la Slovacchia ai 134 euro per la Svezia. Una frammentazione che evidenzia le differenze strutturali nei sistemi energetici nazionali e nella dipendenza dalle importazioni. È nel corso della riunione dell’Eurogruppo che il quadro del nuovo shock energetico è stato messo nero su bianco dagli economisti del Fondo monetario internazionale, che hanno presentato ai ministri dell’area euro le ultime valutazioni contenute nell’outlook sull’Unione europea. Ad aprire il dossier è stata la vicedirettrice del dipartimento europeo dell’Fmi, Oya Celasun, che intervenendo davanti ai ministri ha quantificato con precisione l’impatto dei rincari: con i prezzi attuali, nel 2026 una famiglia media dell’Ue perderà circa 375 euro, pari allo 0,7% dei consumi, fino a 1.750 euro nello scenario più grave delineato nel World Economic Outlook di aprile. Il quadro macroeconomico illustrato ai ministri conferma la fragilità della ripresa: la crescita dell’Eurozona è attesa all’1,1% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, con un’inflazione al 2,6% quest’anno. Ma nello scenario peggiore – anch’esso discusso durante l’Eurogruppo – l’area euro arriverebbe a sfiorare la recessione, mentre “i rischi al ribasso sono in aumento”. A pesare è soprattutto l’andamento del petrolio, indicato dai tecnici del Fondo come il principale fattore di incertezza dopo le tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente. In questo contesto, hanno spiegato i vicedirettori del dipartimento europeo, tra cui Helge Berger, lo shock energetico ha già prodotto un aumento dei rendimenti e un allargamento degli spread, con il rischio di trasmissione al credito privato e agli investimenti.

Le indicazioni di policy, ribadite sempre nella stessa sede, convergono su una linea di prudenza: le misure di sostegno devono essere “mirate”, “temporanee” e sostenibili per i conti pubblici. Un messaggio condiviso anche dal presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, intervenuto nel dibattito con gli eurodeputati. Il ricorso alla clausola di salvaguardia “generale o nazionale” del Patto di stabilità è “pensato per circostanze straordinarie” e, “al momento, non sembriamo trovarci in uno scenario del genere”, hanno detto i vicedirettori del dipartimento europeo dell’Fmi, Helge Berger e Oya Celasun, rispondendo ai giornalisti nel corso della presentazione dell’outlook sull’Ue e il caro energia. “Esistono modi per rispondere allo shock che stiamo vivendo in modo contenuto e prudente. Se il sostegno è mirato a chi ne ha bisogno, non costerà tanto e sarà più facile per i governi compensarlo all’interno dei bilanci esistenti”, hanno evidenziato. “I governi europei stanno comprensibilmente agendo per fornire un rapido sollievo alle famiglie e alle imprese in difficoltà. Le misure annunciate sono per lo più basate sulla tassazione, con circa tre quarti dei paesi europei che implementano adeguamenti delle accise sui carburanti. Le misure tendono ad essere temporanee e costano molto meno di quelle implementate dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ma troppe stanno distorcendo i prezzi di mercato dell’energia”.

Fonti Ue, prezzi gas e petrolio su di oltre il 50% dalla crisi in Iran

Al 5 maggio i prezzi del gas sulla piazza olandese Ttf hanno registrato un aumento del 51% rispetto al 27 febbraio, data d’inizio del conflitto con l’Iran. E’ quanto emerge da i dati interni della Commissione europea, secondo cui il prezzo si attesta oggi a 48 euro/MWh. Il prezzo del petrolio è di 114 dollari Usa al barile, in rialzo del 57% rispetto al 27 febbraio. Il 27 febbraio il prezzo del petrolio si attestava a 72 dollari al barile, mentre il gas a 32 euro/MWh.

Dombrovskis, deroghe Patto? ‘Noi raccomandiamo uso flessibilità esistente’

 “Abbiamo avuto questa discussione ieri all’Eurogruppo, e va detto che i ministri hanno espresso opinioni divergenti sulla necessità di una maggiore flessibilità fiscale. Al momento, quindi, il nostro orientamento è di utilizzare la flessibilità già esistente nel quadro fiscale, inclusi gli stabilizzatori automatici. Naturalmente, come Commissione, continuiamo a monitorare da vicino la situazione e siamo pronti a reagire qualora le condizioni lo richiedano”. Lo ha ribadito il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo interpellato nuovamente sulla proposta del ministro Giancarlo Giorgetti di estendere la clausola nazionale di salvaguardia per la difesa anche ai costi straordinari per supportare alcuni comparti colpiti dal caro-energia.   “Ne abbiamo discusso bilateralmente ieri con il ministro Giorgetti, ed è stato anche parte delle discussioni all’Eurogruppo, così come delle nostre discussioni odierne più concise sullo stesso tema – ha affermato -. In questo contesto, il consiglio della Commissione è di garantire che le misure di sostegno all’economia siano, in questa fase, temporanee e mirate e non portino a un aumento della domanda aggregata di energia, perché ci troviamo in una situazione di shock dell’offerta. Se vengono adottate misure ampie in molti Stati membri e in altri Paesi, che sostengono i consumi attenuando il segnale dei prezzi, si rischia di mantenere i prezzi dell’energia più elevati, con un costo fiscale elevato e benefici molto limitati per famiglie e imprese che si intendeva aiutare”, ha detto Dombrovskis

Bankitalia: ad aprile indice Euro-coin in lieve crescita

Ad aprile l’indicatore Eurocoin si e’ collocato su un livello di poco superiore a quello del mese precedente (0,52 da 0,48). E’ quanto emerge dalle rilevazioni della Banca d’Italia, spiegando che l’andamento riflette il miglioramento degli ordinativi industriali e di alcuni indicatori di domanda, a fronte del peggioramento dei climi di fiducia di imprese e famiglie. Eurocoin, sviluppato dalla Banca d’Italia, fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro, esprimendo tale indicazione in termini di tasso di crescita trimestrale del Pil depurato dalle componenti piu’ erratiche (stagionalita’, errori di misura e volatilita’ di breve periodo). E’ pubblicato mensilmente dalla Banca d’Italia e dal CEPR.

Italia-Azerbaigian: Meloni, rafforziamo partnership su energia e sicurezza

“A Baku per rafforzare una partnership strategica che per l’Italia ha un valore concreto e di lungo periodo. Con l’Azerbaigian vogliamo consolidare una cooperazione gia’ molto importante su energia, sicurezza, connettivita’, investimenti e dialogo politico, trasformandola sempre di piu’ in opportunita’ concrete per le nostre Nazioni. In un tempo complesso come quello che stiamo attraversando, e’ fondamentale tenersi strette le certezze. E la relazione tra Italia e Azerbaigian e’ una di queste”. Lo dichiara con un post sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Orsini, ‘se conflitti arrivano a fine anno andremo in recessione’

“Attualmente le imprese lavorano in uno scenario di grande incertezza: il nostro ufficio studi ha elaborato tre scenari diversi e, tra questi, se arriviamo con le guerre fino a fine anno andremo in recessione”. A sottolinearlo è il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. “Come imprenditori dobbiamo sempre essere fiduciosi della qualità dei nostri prodotti e sulla capacità di resilienza enorme delle nostre aziende, ma se arriviamo con il petrolio a 140 dollari a fine anno si genereranno 21 miliardi in più di costo dell’energia per le nostre imprese: il costo energia è uno dei capitoli principali da risolvere”, aggiunge Orsini intervenendo al Salone del risparmio a Milano. “Credo che il ministro Giorgetti abbia detto una cosa giustissima. Oggi l’energia è un problema per il nostro Paese enorme”, afferma Orsini. “Io credo che non si possa lasciare indietro nessun Paese europeo. L’Europa è forte se tutta l’Europa è forte. Oggi l’Italia sconta un prezzo di energia più alto di altri Paesi. Io credo che quello detto il ministro di sforare il patto non solo sulla difesa ma sull’energia sia giustissimo per dare la capacità all’Italia di allinearsi”, aggiunge Orsini a margine del Salone del risparmio a Milano. “E’ fondamentale oggi rendere competitiva tutta l’Europa perché sarebbe molto miope pensare che alcuni Paesi ce la possano fare e altri no”, conclude il presidente di Confindustria.

Letta, Ue ha vissuto di dipendenze felici ma ora serve una svolta

In Europa “abbiamo imparato di colpo, tra il 2022 cioè l’invasione della Russia all’Ucraina, e oggi che abbiamo un tema di autonomia e ricerca di indipendenza”. Lo ha spiegato Enrico Letta, ex premier e autore del Rapporto sul futuro del mercato unico europeo, intervenendo all’apertura del Salone del risparmio. “Paesi come Italia, Germania, Austria e tanti altri Paesi Ue hanno in fondo vissuto di dipendenze felici, ci facevamo pagare la sicurezza dagli americani, l’energia dai russi, tutto di un colpo queste dipendenze felici abbiamo scoperto che ci stavano impiccando all’albero – ha aggiunto -. Dobbiamo uscire da questo ed entrare in una logica di indipendenza, la consapevolezza di questo sta portando a fare sì che chi si mette di traverso perde, guardiamo come è andata in Ungheria. Orban ha perso perché oggi affidarsi alla Russia e alla incertezza della leadership americana o alla Cina sono cose che non possiamo più permetterci”.

Panetta, la tecnologia non può sostituire le banche centrali nella moneta

La tecnologia può rendere più funzionale l’uso della moneta, ma non può sostituire la credibilità di una banca centrale indipendente e l’autorità dello Stato” su cui poggia la fiducia riposta nella moneta stessa. “La moneta di banca centrale deve rimanere lo strumento ultimo di regolamento e operare in continuità con le soluzioni di pagamento private, così da assicurare un’innovazione efficiente e sicura”. Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenendo alla conversazione su ‘Cross-Border Payments at a Turning Point’ ospitata dall’Ambasciata d’Italia a Londra e organizzata con l’Institute of International Finance e il Committee on Payments and Market Infrastructures della Banca per i Regolamenti Internazionali.Nel suo intervento, Panetta ha insistito sulla necessità di “rafforzare i pagamenti transfrontalieri”, che tuttavia “restano ancora un cantiere incompiuto”: armonizzare regole e standard, estendere l’interoperabilità e incoraggiare la concorrenza. “L’innovazione tecnologica può fungere da volano di efficienza, ma non può sostituire le riforme”, ha detto il governatore. Le sole stablecoin a cui si affidano alcuni Paesi comportano “rischi concreti, quali le ‘corse ai riscatti’; minacce alla sovranità monetaria nelle economie più piccole; perdite irreversibili dovute a problemi operativi – chiavi di accesso smarrite, errori nei codici di programmazione, attacchi cibernetici; gravi timori per l’integrità finanziaria quando gli operatori utilizzano reti e infrastrutture opache”. Per questi motivi – ha detto Panetta – occorre “riaffermare lo scopo della Roadmap” del G20 lanciata nel 2020 e nella quale svolge un ruolo di primo piano il Comitato per i pagamenti e le infrastrutture di mercato (Committee on Payments and Market Infrastructures, Cpmi), superando le complessità geopolitiche che creano il rischio di una frammentazione crescente nei pagamenti transfrontalieri e il proliferare di sistemi paralleli: il Cpmi e il Consiglio per la stabilità finanziaria (Fsb) “incoraggiano i singoli paesi a fare il primo passo e sviluppare Misure di Azione Partecipata da una Pluralità di Attori (‘Mappa’) a livello nazionale per i pagamenti transfrontalieri. E l’Europa – ha spiegato Panetta – “si sta già muovendo in questa direzione: Tips, il sistema di pagamento istantaneo dell’Eurosistema, è oggi la piattaforma regionale per i pagamenti transfrontalieri ed è in procinto di essere connesso bilateralmente con altri paesi sui pagamenti transfrontalieri”.

Coima Holding: nuove nomine ai vertici delle partecipate. Nel 2025 ricavi in crescita a 73,7 mln, ebitda stabile a 20,9 mln

Coima Holding rafforza la governance delle partecipate e consolida i risultati positivi di gruppo con l’approvazione dei bilanci di Coima Sgr, Coima Rem, Coima Ht.  Lo comunica il gruppo. Il cda di Coima Sgr è compato da Massimiliano Cesare in qualità di presidente. Fra altri incarichi, Cesare ha ricoperto per 9 anni il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione di F2I SGR e Medio Credito Centrale, ed è attualmente presidente del CdA di Mooney; Alberta Figari, avvocato con consolidata esperienza in operazioni di M&A, in diritto societario e compliance, ha ricoperto numerosi incarichi di governance in società quotate, tra cui il ruolo di presidente del cda di  TIM e per 3 mandati di presidente del Comitato controllo e rischi di Assicurazioni Generali; Emilio Campanile, socio fondatore di Finance and Governance S.p.A. Benefit,ricopre numerosi incarichi operativi di amministratore (unico o delegato), C.R.O., sindaco, presidente esecutivo; Alessandra Stabilini, già consigliere indipendente di Coima Sgr è fra altri ruoli membro del consiglio di amministrazione di Enel; Roberto Pagliara, già consigliere indipendente di Coima Sgr è operativo come gestore professionale di primari family offices, dopo una carriera in JP Morgan di oltre 20 anni nell’ambito della gestione patrimoniale; Luciano Gabriel, già consigliere indipendente, è Chairman della società immobiliare quotata PSP Swiss Property AG dopo averne svolto il ruolo di ceo e cfo. Gli amministratori esecutivi Manfredi Catella, Matteo Ravà e Gabriele Bonfiglioli completano il consiglio di amministrazione. In Coima Rem  Ferruccio Resta conferma la propria presenza come membro indipendente nel CdA. Figura di riferimento internazionale di grande prestigio e competenza, già Rettore del Politecnico di Milano, Resta apporta da due anni la sua esperienza ultratrentennale in ambito tecnico-scientifico dando impulso ai progetti tecnologici e scientifici del Gruppo a servizio dello sviluppo e della gestione immobiliare. In Coima Ht Andrea Cuomo conferma la propria presenza come membro indipendente nel cda.  Cuomo è già presidente del CdA di KnowCE SpA, startup che applica intelligenza artificiale all’ingegneria civile, e siede nei board internazionali di ESADE e SDA Bocconi. È inoltre consulente per Rapidus, iniziativa giapponese nel settore delle fonderie di silicio.

Chris Brett, dopo 12 anni come Head of Capital Market Europe Middle East e Africa per CBRE, si unisce con il ruolo di Senior Advisor al team di Global Capital Market di COIMA SGR. Chris vanta un’esperienza pluriennale di oltre 25 anni nei mercati internazionali dei capitali e negli investimenti immobiliari istituzionali, avendo ricoperto ruoli dirigenziali di alto livello in Europa e a livello globale presso CBRE e, in precedenza, presso JLL. Il suo background comprende una vasta esperienza di collaborazione con investitori istituzionali globali, fondi di private equity e family office in tutti i settori del mercato immobiliare. Grazie alla sua profonda conoscenza dei flussi di capitali globali transnazionali, costituirà una risorsa preziosa per Coima.

I risultati finanziari del 2025 mostrano il totale consolidato di gruppo dei ricavi operativi è pari a 73,7 milioni, in crescita del 12% rispetto alla media del precedente triennio. L’ebitda consolidato è stato pari a 20,9 milioni, in linea con la media del triennio precedente. Il Patrimonio netto di gruppo è pari a  79,7 milioni (in crescita del 12% rispetto alla media del precedente triennio), di cui  39,1 milioni di competenza di COIMA SGR, mentre il patrimonio di vigilanza riferibile a COIMA SGR si attesta a  28,5 milioni, raggiungendo tre volte il valore minimo richiesto dai requisiti di vigilanza. Dal punto di vista patrimoniale, il Gruppo ha una posizione finanziaria netta ampiamente positiva (67,7 milioni di Euro, in crescita del 10% rispetto alla media del triennio), non facendo ricorso ad indebitamento per sviluppare le proprie attività, con una liquidità pari a Euro 54,1 milioni. Con il contributo delle operazioni straordinarie e la raccolta di capitale incrementale, Coima SGR raggiunge un patrimonio in gestione a stabilizzazione di oltre 14 miliardi (+12% rispetto alla media del triennio precedente). Il patrimonio gestito dalla Società è investito per oltre il 90% in strategie orientate all’estrazione di valore (Core Plus 51,3%, Opportunity 41,2%). Il patrimonio è costituito da 156 immobili in gestione per circa 3 milioni di metri quadrati. Il patrimonio in gestione risulta molto resiliente e solido nelle performance storiche (+15% IRR per i fondi a valorizzazione e +8% IRR per i fondi a reddito). La base investitori è diversificata geograficamente (62% internazionale, 38% domestica) e per tipologia (43% sovereign wealth fund, 13% pension schemes, 11% banche). L'80% degli investitori è di tipo discrezionale. Il fondo COIMA ESG City Impact ha abilitato complessivamente operazioni di rigenerazione urbana, in particolare nel settore residenziale, per oltre 5 miliardi di Euro in collaborazione con primarie istituzioni nazionali e internazionali.

Nel 2025, COIMA ha continuato a implementare una strategia ESG integrata basata su: esclusione di attività legate ai combustibili fossili nelle fasi di investimento; realizzazione di immobili ad alta efficienza energetica secondo gli standard dei COIMA Blueprint; Climate Risk & Vulnerability Assessment sugli asset operativi e in sviluppo per identificare e mitigare i rischi climatici. Come rendicontato nel Report di Sostenibilità, COIMA ha consolidato la gestione di oltre 150 asset e ha continuato ad allineare il proprio portafoglio agli obiettivi di sostenibilità: il 51% del GAV dei fondi è oggi classificato Articolo 8 e 9 SFDR, con una riclassificazione già avviata che porterà la quota fino al 79%, mentre la qualità degli immobili si conferma elevata con il 70% del GAV certificato o precertificato LEED e il 26% WELL. Sul fronte ambientale, il 62% dell’elettricità consumata proviene da fonti rinnovabili e l’intensità carbonica degli edifici si riduce dell’11%; la transizione è sostenuta da strumenti di finanza sostenibile (finanziamenti complessivi per oltre 3,8 miliardi, di cui 48% green o sustainability-linked). Guardando avanti, COIMA continuerà ad accelerare la transizione browntogreen e lo sviluppo di progetti a scala di quartiere, rafforzando la trasparenza nella misurazione dell’impatto generato per le comunità. La leadership nel promuovere investimenti sostenibili si è consolidata con 5 fondi di investimento qualificati come global sector leader; nel Rating GRESB (tre in più rispetto all’;anno precedente), circa il 70% del GAV certificato o pre-certificato LEED e circa il 63% del GAV sottoposto a Rating GRESB. I fondi premiati nel 2025 con rating 5 stelle e punteggio 99/100 sono: COIMA ESG City Impact Fund: per il quarto anno consecutivo tra i fondi Global Sector Leader; del peer group Diversified – Office/Residential, Non listed, Europe; Olympic Village Fund: per la prima volta tra i Global Sector Leader nella categoria Residential, Non listed, Italy; COIMA Lampugnano Regeneration Fund: per la seconda volta tra i Global Sector Leader nel peer group Office: Corporate: Mid-Rise Office, Non Listed, Italy;  COIMA Opportunity Fund II: tra i Global Sector Leader nel peer group Office: Corporate: High-Rise Office, Non-listed, Italy;  Feltrinelli Porta Volta: per la prima volta tra i Global Sector Leader nella categoria Diversified – Office/Retail, Non-listed, Italy.

Le strategie di investimento di COIMA per il prossimo triennio si articolano lungo alcune direttrici prioritarie, tra cui il settore del Living includendo PBSA e Hospitality, e programmi integrati di riqualificazione territoriale Urban Infrastructure Related. Concretamente, attraverso il fondo COIMA ESG City Impact Fund sono stati già mobilitati, insieme a partner nazionali e internazionali, capitali complessivi per 5 miliardi di euro abilitando la realizzazione di oltre 13.000 nuove abitazioni, di cui circa 2.400 a costi calmierati, e 1.700 posti letto per studenti. Il fondo è partecipato direttamente da primari investitori istituzionali nazionali tra cui Cassa Forense, ENPAM, Inarcassa, Cassa dei Dottori Commercialisti, Gruppo Intesa Sanpaolo, Compagnia di San Paolo, Fondazione Padova e Rovigo, Fondo Pensione Monte deiPaschi di Siena, ENPACL, Fondo Pensione Nazionale BCC-CRA. Nel 2025 COIMA ha ottenuto importanti riconoscimenti per l’eccellenza delle performance e il raggiungimento degli obiettivi ESG: THE PLAN Real Estate Awards: primo premio nella categoria Innovation and Design / Future riconosciuto al compendio immobiliare I Portali; nonché menzione d’onore per l’edificio Pirelli 35; The PRize: premio italiano delle relazioni pubbliche di UNA – Aziende della Comunicazione Unite, riconosciuto nel 2025 all'Hackathon for Inspiring Cities nella categoria Environmental&Sustainability; GRESB Global Sector Leader: riconoscimento attribuito a cinque fondi nella categoria Development non-listed Benchmark.

Rfi: abbattuto ultimo diaframma galleria Rocchetta su linea Av Na-Ba

Prosegue l’avanzamento dei lavori della nuova linea ferroviaria Alta Velocità/Alta Capacità Napoli–Bari: completato lo scavo della Galleria Rocchetta, la più estesa tra le tre gallerie previste lungo il lotto Apice – Hirpinia. Situata tra le province di Avellino e Benevento, la galleria è lunga 6,5 chilometri ed è un’opera tra le più impegnative del lotto, realizzata in un territorio particolarmente complesso dal punto di vista strutturale e morfologico. Lo scavo è stato eseguito dalla TBM “Futura”, che ha operato senza sosta 24 ore su 24, sette giorni su sette, completando l’avanzamento in 18 mesi con una velocità media di 16 metri al giorno e punte di oltre 29 metri, e installando oltre 32.500 conci prefabbricati per il rivestimento definitivo dell’opera. I lavori della Galleria Rocchetta sono stati affidati da Rete Ferroviaria Italiana, sotto la direzione lavori di FS Engineering, a Webuild. La Rocchetta è il secondo tunnel portato a termine sul lotto, dopo quello di Grottaminarda; entro l’estate è previsto l’avvio dello scavo della Galleria Melito, lunga circa 4,4 chilometri. L’intera linea AV/AC Napoli–Bari, parte del Corridoio ferroviario europeo TEN-T Scandinavia–Mediterraneo e finanziata anche tramite fondi PNRR, prevede 145 chilometri di tracciato, 15 gallerie, 25 viadotti e 20 stazioni e fermate. Le attività rientrano nel progetto “Cantieri Parlanti” del Gruppo FS Italiane, iniziativa dedicata a mostrare ai cittadini l’evoluzione delle grandi opere infrastrutturali e i benefici attesi per i territori coinvolti. Sull’intero itinerario Napoli–Bari l’avanzamento dei lavori procede su più fronti. È stato attivato, in due fasi – a semplice binario nel settembre 2025 e con il raddoppio nel febbraio 2026 –, il lotto Cancello – Frasso Telesino, per un’estensione di circa 16,5 chilometri, di cui 4 in galleria. Sono stati completati i lavori sulla tratta Napoli – Cancello, lunga 15,6 chilometri, attualmente interessata dalle attività propedeutiche alla messa in servizio prevista entro l’estate. Sono in fase di completamento, inoltre, i lavori per i raddoppi Frasso – Telese e Telese – Vitulano, che hanno già visto l’attivazione di una serie di fasi successive e l’ultimazione di 7 delle 8 gallerie previste. “Oggi finiamo la galleria Rocchetta e viene messo un ulteriore tassello verso il completamento della Napoli-Bari. Questa è una galleria di 6.500 metri a singola canna e doppio binario”,  ha detto l’amministratore delegato di Rfi, Aldo Isi, ad Apice. “I lavori hanno una durata stimata di completamento nel 2029 e quindi siamo come dire in dirittura d’arrivo”, ha aggiunto l’a.d di Rfi, sottolineando che “questo è un lavoro che e’ cominciato 10 anni fa, sono lavori complessi in un territorio particolarmente delicato e particolarmente difficile da attraversare”. Una volta completata, la linea permetterà di viaggiare tra Napoli e Bari in circa 2 ore, contro le attuali 4, e tra Roma e Bari in 3 ore, ha spiegato Isi. “Il 2026 sara’ importante perché a fine giugno completiamo le attività sulla variante di Cancello e quindi l’attivazione immediatamente successiva consentirà di avere a fine 2026 oltre 30 chilometri di nuovi binari gia’ raddopoiati”, ha spiegato ancora l’a.d di Rfi.

Fs, sindacati al Mit: rivedere ipotesi bando servizi intercity su più lotti

“L’immediata revisione della relazione presentata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sui lotti di gara per l’affidamento dei servizi di trasporto ferroviario passeggeri a media e lunga percorrenza al fine di prevedere un bando di gara a lotto unico”. A chiederlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Ferrovie, aggiungendo che “in assenza di modifiche alla relazione saranno messe in campo, nei prossimi giorni, tutte le iniziative necessarie, incluse manifestazioni pubbliche, a tutela dei lavoratori e dell’integrità del sistema ferroviario nazionale”.
    “Il ricorso alla gara e la frammentazione del servizio – sottolineano i sindacati – rappresentano una scelta non neutra che rischia di compromettere un’infrastruttura essenziale per la coesione territoriale e il diritto alla mobilità, soprattutto nelle aree non servite dall’alta velocità. Applicare logiche di frammentazione a questo segmento produrrebbe inefficienze, perdita di economie di scala, minori investimenti e un peggioramento della qualità del servizio”. “Sul fronte occupazionale la divisione del servizio – proseguono – potrebbe favorire fenomeni di dumping contrattuale, già presenti nel settore, come dimostrano i molti casi di imprese ferroviarie merci e passeggeri operanti in Italia. È necessario rendere cogente l’applicazione del Ccnl Mobilità – Attività Ferroviarie per tutte le imprese ferroviarie e per l’intera filiera coinvolta nei servizi oggetto di affidamento”.
“Per noi – affermano infine le organizzazioni sindacali – è necessario un modello unitario o fortemente integrato di bando di gara, serve inoltre prendere in considerazione la richiesta di valutare formalmente anche l’affidamento diretto motivato e soluzioni alternative sui costi di accesso alla rete, introdurre clausole sociali e contrattuali vincolanti per tutta la durata dell’affidamento e l’applicazione del ccnl mobilità – attività ferroviarie come riferimento obbligatorio per tutte le imprese e per la filiera”.

Milano Cortina, pm Corte dei Conti indagano sull’Arena di hockey

La Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia ha aperto una “istruttoria” per indagare su ipotesi di “danno erariale” su almeno una delle opere, al momento, che sono state realizzate per le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, che si sono concluse a metà marzo. In particolare, si tratta dell’Arena Santa Giulia, che ha ospitato l’impianto per l’hockey su ghiaccio e il focus degli accertamenti riguarda i cosiddetti “extra costi”, ossia la parte che viene coperta da finanziamenti pubblici degli enti statali coinvolti nella gestione dell’evento olimpico. Delle verifiche si è saputo ieri, quando i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf si sono presentati in alcuni uffici del Comune di Milano per acquisire, attraverso un ordine di esibizione firmato dalla Procura lombarda contabile, diretta da Paolo Evangelista, una serie di documenti utili sulla procedura. Le carte, da quanto si è saputo, sono state prelevate soprattutto nella Direzione generale di Palazzo Marino. A fine febbraio scorso, era venuto a galla da notizie di stampa che Evd Milan Srl, società del gruppo Eventim, ossia la multinazionale proprietaria dell’Arena, avrebbe richiesto 134 milioni di euro di “extra costi” rispetto a quelli preventivati, da saldare, dunque, con fondi pubblici da parte degli enti coinvolti. Anche se poi, sempre da quanto era emerso nelle scorse settimane, un’analisi tecnica degli uffici comunali aveva calcolato una cifra decisamente più bassa e di poco superiore ai 50 milioni. Nel 2025, inoltre, un decreto del governo aveva autorizzato, in sostanza, il Comune, d’intesa con la Regione, a riconoscere un contributo di 21 milioni di euro proprio per l’Arena Santa Giulia. Il Comune e la Regione, poi, hanno previsto pure di affidare a una società terza, attraverso un bando, il compito di verificare “la congruità dei costi sostenuti dai soggetti attuatori per la realizzazione” di due infrastrutture, ossia il Villaggio Olimpico e quello stadio del ghiaccio o PalaItalia, perché anche sul primo si è posto il tema dei costi “extra”.

Inail e Federmanager, intesa per la salute e la sicurezza nelle Pmi

Sottoscritto un protocollo d’intesa di durata triennale per la promozione della salute e della sicurezza sul lavoro tra il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, e il presidente di Federmanager, Valter Quercioli. L’intesa, spiega una nota, avvia una collaborazione strutturata tra l’Istituto e la principale associazione di categoria dei manager industriali italiani, che rappresenta circa 180mila tra dirigenti, quadri apicali e alte professionalità, attraverso una rete di 55 sedi territoriali. Il protocollo, che si inserisce nel quadro delle politiche di prevenzione delineate dal Piano triennale Inail 2025-2027 e dal Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 del ministero della Salute, si rivolge in particolare alle piccole e medie imprese, per le quali il contributo delle competenze manageriali può risultare decisivo. La sicurezza sul lavoro, sottolinea D’Ascenzo, “non può essere ridotta a un adempimento formale. È una scelta culturale e organizzativa che richiede visione, competenza e responsabilità. Questa intesa nasce dalla convinzione che il management industriale possa contribuire significativamente alla diffusione della cultura della prevenzione, trasferendola lungo tutta la filiera produttiva e trasformandola in azioni concrete. Una leva che può fare la differenza nelle realtà più piccole”. Per Quercioli, “questo protocollo segna un passaggio importante: riconosce che la sicurezza sul lavoro non è solo un tema tecnico, ma una leva di competitività e di politica industriale. Federmanager porta in questa intesa il valore delle competenze e della responsabilità manageriale, con l’obiettivo di contribuire a ridurre i divari che ancora esistono tra grandi imprese e Pmi nell’accesso a modelli organizzativi evoluti e a strumenti innovativi di prevenzione. Investire in sicurezza significa investire nel lavoro di qualità, nella continuità produttiva e nella tenuta sociale del Paese”

Energia: Eurostat, prezzi elettricità per famiglie stabili nel 2025

I prezzi dell’elettricita’ per le famiglie nell’Ue sono stati stabili nel 2025, con un prezzo medio nella seconda meta’ dell’anno di 28,96 euro per 100 chilowattora (kWh), in leggero aumento rispetto ai 28,79 euro del primo semestre. Lo ha riferito Eurostat. Secondo l’ufficio di statistica dell’Ue, i dati evidenziano che “questi livelli di prezzo restano ben al di sopra di quelli precedenti alla crisi energetica del 2022”. Il lieve aumento del 2025 e’ stato determinato da maggiori imposte e oneri, cresciuti sia in termini assoluti (a 0,0837 euro per kWh rispetto a 0,0804 euro per kWh nel primo semestre del 2025) sia in percentuale sulla bolletta finale (28,9 per cento nella seconda meta’ del 2025, rispetto al 27,9 per cento del primo semestre). Di conseguenza, la lieve diminuzione dei prezzi dell’elettricita’ al lordo delle imposte e’ stata piu’ che compensata dalla maggiore tassazione, determinando un modesto aumento dei prezzi finali pagati dai consumatori. Eurostat segnala “notevoli variazioni” nei prezzi dell’elettricita’ per le famiglie nell’Ue. L’Irlanda ha registrato i prezzi dell’elettricita’ piu’ elevati, pari a 40,42 euro per 100 kWh, seguita da Germania (38,69 euro) e Belgio (34,99 euro). Al contrario, i prezzi piu’ bassi sono stati registrati in Ungheria (10,82 euro), Malta (12,82 euro) e Bulgaria (13,55 euro).

Italgas:  nel primo trimestre ricavi a 661,7 mln, utile sale a 189,4 mln

Italgas chiude il primo trimestre con ricavi in crescita del 44,1% a 661,7 milioni. Il margine operativo lordo segna un balzo del 52,6% a 526,8 milioni, l’utile operativo del 51,2% a 340,7 milioni e il risultato netto del 42,8% a 189,4 milioni. Per l’intero esercizio Italgas prevede di raggiungere un margine operativo lordo compreso tra 2,1 e 2,15 miliardi, un utile operativo tra 1,34 e 1,37 miliardi e un utile netto compreso tra 740 e 760 milioni di euro. “Il percorso di sviluppo prosegue nel solco dei 37 trimestri consecutivi di crescita registrati dal ritorno in Borsa di Italgas, sostenuto dalla costante attenzione all’efficienza operativa e dalle sinergie già realizzate a un anno dal closing dell’acquisizione di 2i Rete Gas”, sottolinea il gruppo. Nel primo trimestre dell’anno gli investimenti tecnici hanno raggiunto i 342,8 milioni di euro, consentendo la realizzazione di circa 284 chilometri di nuove reti di distribuzione del gas, in Italia e in Grecia, nonché l’avanzamento del piano di upgrade digitale delle reti acquisite con l’operazione 2i Rete Gas, finalizzato al loro allineamento agli standard del Gruppo. Nel settore idrico, l’attività si è concentrata sullo sviluppo delle tecnologie digitali, mutuandole dal settore gas, con l’obiettivo di incrementare l’efficienza operativa e ridurre le perdite di rete. Nel settore dell’efficienza energetica, i risultati del primo trimestre riflettono una contrazione del business, dovuta a minori attività legate agli incentivi non più presenti dal 1° gennaio 2026. “I risultati del primo trimestre 2026 aprono l’anno più significativo della nostra storia recentecon performance di grande rilievo, che pongono le basi per un prosieguo in linea con i target di sviluppo che ci siamo assegnati”, commenta l’ad Paolo Gallo. “Con circa 350 milioni di euro investiti stiamo accelerando l’upgrade digitale dei nuovi asset
acquisiti con l’operazione 2i Rete Gas, ed ulteriormente sviluppato il network in Italia ed in Grecia. Il 2026 rappresenta un anno chiave per Italgas: la guidance 2026 incorpora le rilevanti sinergie derivanti dall’integrazione con 2i Rete Gas e i primi risultati dell’adozione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale nei processi e nelle attività operative. Siamo già in una fase avanzata di questo percorso e sono convinto che, continuando a investire sulle competenze delle nostre persone, sul know-how consolidato e sulla leva tecnologica, sapremo compiere un ulteriore salto di qualità continuando a creare valore per i nostri azionisti, le comunità e i territori in cui operiamo”.

Renovalo: con il nuovo piano industriale verso il ruolo di contraente generale

Renovalo affronta uno dei limiti strutturali più rilevanti del settore delle costruzioni: la frammentazione. Con l’approvazione del Piano industriale 2026–2029, l’azienda avvia un percorso di trasformazione che supera il perimetro della piccola appaltistica privata per evolvere verso il ruolo di contraente generale, strutturato come piattaforma integrata. Un cambio di modello. In un mercato in cui le imprese tendono a specializzarsi in singoli segmenti — restauro, nuova costruzione, impianti — Renovalo si propone al mercato con un sistema in cui competenze diverse convivono all’interno dello stesso gruppo, mantenendo una forte verticalità operativa. Il gruppo, che negli ultimi anni ha mostrato una forte resilienza in un mercato complesso, si struttura oggi come un sistema integrato e in evoluzione. Nel 2025, anche grazie al contributo della partecipata General Impianti, i ricavi delle vendite e delle prestazioni crescono a 37,3 milioni di euro, mentre il valore della produzione si attesta a 32,4 milioni di euro, sostanzialmente in linea con il 2024, per effetto della variazione negativa dei lavori in corso su ordinazione legata alla consuntivazione di lavori pregressi. Al contempo le commesse pubbliche arrivano al 36% del portafoglio lavori (dal 22% dell’anno precedente), segnando un deciso riposizionamento industriale. A sostenere la transizione, nel 2025 il costo del personale e dei servizi annessi alla crescita si attesta a 12,8 milioni di euro, riflettendo il rafforzamento delle competenze interne, necessarie per accompagnare il business verso nuovi obiettivi. Attorno a Renovalo S.p.A. prende così forma un ecosistema di società controllate e partecipate, ciascuna con competenze specialistiche, organizzate lungo l’intera filiera: dalla rigenerazione urbana all’efficientamento energetico, fino allo sviluppo immobiliare. Il perimetro operativo del gruppo si estende su più ambiti complementari. Dalla divisione operativa dedicata agli interventi di manutenzione e riqualificazione energetica ai servizi di supporto tecnico-finanziario a imprese e startup del settore edilizio, passando per la progettazione esecutiva di interventi di deep retrofitting su edifici complessi. Dall’acquisizione e sviluppo di progetti immobiliari a elevato valore sostenibile, come hotellerie e studentati, al settore delle energie rinnovabili, con particolare attenzione agli impianti fotovoltaici e alla realizzazione di impianti tecnologici civili e industriali. Come una dimensione non più locale ma nazionale, grazie ad appalti presi in tutta Italia, il Piano industriale segna così un passaggio chiave: la crescita si misura sulla capacità del gruppo di funzionare come un sistema coordinato. Un assetto pensato per gestire filiere complesse, integrare progettazione ed esecuzione e intercettare nuovi mercati, a partire da quello dell’efficientamento energetico. Alla base, l’ingresso di nuove competenze e figure manageriali, oltre ad un rinnovato sistema gestionale, con l’obiettivo di costruire una struttura in grado di adattarsi rapidamente al mercato e alla domanda e di presidiare l’intero ciclo del progetto. La scommessa è chiara: trasformare un’impresa di prima generazione in un soggetto capace di competere su scala più ampia, non solo per dimensione ma per modello operativo. In un settore ancora fortemente segmentato, la vera partita si gioca sulla capacità di tenere insieme specializzazione e integrazione. “Il 2025 rappresenta il vero giro di boa: da operatore focalizzato prevalentemente sul settore condominiale, ci siamo evoluti in un player integrato capace di operare lungo tutta la filiera con un rafforzamento significativo nell’ambito della rigenerazione urbana e delle soluzioni energetiche avanzate. La crescita è stata sostenuta da un percorso strutturato di acquisizioni e dall’integrazione di nuove competenze, che hanno ampliato il perimetro operativo del gruppo sia in termini tecnici che territoriali», spiega Guerino Cilli, founder e Ceo di Renovalo. «Crescere, cambiando pelle. L’evoluzione in corso non riguarda una singola linea di business, ma il modo stesso di interpretare il mercato: da interventi puntuali a un’offerta integrata, capace di generare valore nel lungo periodo. Renovalo si posiziona oggi come un operatore in grado di rispondere in modo più completo alle nuove esigenze della filiera con una grande attenzione al settore del “green building”, contribuendo alla transizione e all’innovazione del comparto nei processi complessi”. .

 

Città in scena: a Parma la seconda tappa 2026 del Festival della Rigenerazione Urbana

Appuntamento a Parma, venerdì 8 maggio a partire dalle ore 10, presso l’Auditorium Carlo Mattioli del Palazzo del Governatore, per la seconda tappa dell’edizione 2026 di Città in scena, il Festival diffuso della rigenerazione urbana. Giunto alla quarta edizione, il Festival è ideato e promosso da Ance, Associazione Mecenate 90 e CIDAC con il patrocinio di In/Arch, e ha l’obiettivo di mettere in luce le tante iniziative di rigenerazione urbana che attraversano la penisola, raccontando la forte capacità progettuale delle città italiane, in particolare quelle intermedie. Sotto i riflettori in questa tappa una selezione di interventi, conclusi di recente o in corso d’opera in Emilia-Romagna. Progetti che, nello spirito del Festival, promuovono forme e modelli di trasformazione sostenibile del territorio, o mirano a migliorare la qualità della vita dei cittadini, attraendone al tempo stesso di nuovi, grazie a un’offerta abitativa adeguata, accessibile e diversificata.

L’evento dell’8 maggio, che è organizzato con la collaborazione del Comune di Parma, Ance Parma e di Ance Emilia-Romagna, vedrà la partecipazione di rappresentanti di istituzioni locali, università, progettisti, imprese ed esperti ed è valido per il riconoscimento di 6CFP dell’Ordine degli Architetti e del Collegio dei Geometri della Provincia di Parma. Ad aprire la giornata ci saranno il sindaco di Parma, Michele Guerra, e il presidente di Ance Parma, Carlo Bucci. A introdurre invece la sessione del pomeriggio sarà il presidente di Ance Emilia-Romagna, Maurizio Croci.  I progetti saranno discussi e commentati da Gabriele Buia, presidente Unione Parmense degli Industriali, Massimiliano Casavecchia, vicepresidente In/Arch sezione Emilia-Romagna, Dario Costi, professore Progettazione Architettonica e urbana Dipartimento Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma, Stefano Betti, vicepresidente Ance e presidente Ance Emilia Area Centro e Giuseppe De Luca, professore di Urbanistica, Dipartimento di Architettura, Università di Firenze. Previsti anche gli interventi dell’assessora all’Ambiente, Programmazione territoriale, Mobilità e Trasporti, Infrastrutture della Regione Emilia-Romagna, Irene Priolo, e dell’assessore alla Cultura e al Patrimonio ed ex sovrintendente al Patrimonio del Comune francese di Metz, Philippe Brunella. Le conclusioni dei lavori della tappa saranno affidate alla presidente Ance, Federica Brancaccio, e al segretario generale di Mecenate 90, Ledo Prato.

 

 

 

 

 

Siderurgia, ok dal Mimit all’accordo di sviluppo da 82,5 mln per il progetto Arvedi a Cremona

Il ministero delle Imprese e del made in Italy, con decreto del ministro Adolfo Urso, ha autorizzato Invitalia a sottoscrivere un Accordo di sviluppo a supporto di un investimento da 82,5 milioni di euro, proposto dall’acciaieria Arvedi S.p.A. in Lombardia, presso lo stabilimento del Gruppo a Cremona (Cr). Lo fa sapere, attraverso una nota, il Mimit. Il programma d’investimento, denominato ‘Arves’, spiega il ministero, “è volto alla tutela ambientale e all’innovazione del processo produttivo siderurgico del sito cremonese: prevede la realizzazione di un nuovo prodotto ad alto valore tecnologico, l’acciaio magnetico a grani non orientati (Ngo) per il nucleo delle macchine elettriche, nonché l’adozione di tecnologie innovative per il recupero e il trattamento di materie prime secondarie, oltre alla riqualificazione dell’impianto di trattamento sottovuoto dell’acciaio liquido”. “È inoltre prevista – prosegue il Mimit – una componente di ricerca e sviluppo per la produzione di acciai a basso impatto ambientale destinati al settore automotive, con effetti positivi anche sul piano occupazionale”. Il Mimit, “ritenendo l’intervento proposto dall’acciaieria Arvedi strategico per la competitività del sistema produttivo e lo sviluppo sostenibile del territorio, ha previsto agevolazioni fino a 22,5 milioni di euro a sostegno del programma”. L’Accordo di sviluppo, aggiunge il ministero, “sarà gestito da Invitalia che, per conto del ministero, svolgerà l’istruttoria per l’eventuale ammissione alle agevolazioni. Lo strumento dei contratti di sviluppo è stato reso più efficace in questa legislatura, grazie a un’accelerazione delle procedure di approvazione: nel 2025 sono stati deliberati 134 programmi di investimento, il triplo rispetto alle 45 delibere del 2022. Positivo anche l’avvio del 2026, con 36 programmi deliberati nel primo trimestre dell’anno”.

Kryalos: operativo Fondo Domo con King Street, si consolida la  presenza su student housing

Kryalos SGR, società privata e indipendente di gestione del risparmio con 14,2 miliardi di euro di AuM, ha perfezionato, insieme a King Street Capital Management, tramite il Fondo Domo, l’acquisizione in forward purchase di un immobile a Milano e di uno a Padova destinati allo sviluppo di moderne strutture ricettive per studenti, rafforzando ulteriormente il suo posizionamento nel settore dello student housing. L’edificio di Milano è situato in via Cesare Beruto 18, nel cuore del quartiere Città Studi, bacino di riferimento del Politecnico di Milano, una delle più importanti istituzioni accademiche della città. L’intervento sarà curato da Pohl Immobilien, gruppo altoatesino che sviluppa e realizza progetti immobiliari e di rigenerazione urbana ad alto tasso di sostenibilità in tutta Italia, e prevede la realizzazione di una residenza per studenti per 350 posti letto complessivi e un set di amenities in linea con i migliori standard internazionali che include tra le altre, piscina, palestra, aule studio, sala cinema e area ristoro, oltre alle aree verdi esterne e un campo sportivo. L’asset, una volta completato, si posizionerà pertanto tra le soluzioni di student housing più moderne e di elevata qualità presenti sul mercato milanese, beneficiando di una localizzazione particolarmente favorevole, a circa 4 minuti a piedi dalla stazione metropolitana e ferroviaria di Lambrate (nonché dai principali collegamenti autobus) e a circa 1,4 km dal campus Città Studi del Politecnico. Per quanto riguarda l’immobile di Padova invece, l’area su cui sorgerà la struttura è situata in viale della Pace, una posizione strategica tra la stazione ferroviaria e il centro città. Padova conta circa 70.000 studenti universitari, oltre il 70% dei quali in mobilità, e rappresenta pertanto il quinto mercato per rilevanza a livello nazionale dopo Milano, Roma, Torino e Bologna.

Il progetto di sviluppo, attualmente in fase di definizione, sarà realizzato dal Gruppo Industrie Edili Holding, realtà con oltre 25 anni di esperienza nello sviluppo e commercializzazione immobiliare principalmente nel Nord-est d’Italia, attivamente impegnata nei processi di sviluppo sociale e urbano delle città in cui opera. L’iniziativa prevede la costruzione di una struttura ricettiva, moderna ed efficiente con 530 camere singole, ciascuna dotata di cucina e bagno privato, oltre a servizi in linea con i migliori standard internazionali, con prevalente destinazione di student housing. Nel complesso, considerando i due sviluppi di Milano e Padova, il portafoglio del Fondo Domo raggiunge una dotazione complessiva di circa 880 posti letto. Kryalos consolida, dunque, la propria esposizione allo student housing e porta la propria piattaforma a circa 1.500 posti letto (includendo anche l’iniziativa di Bologna attualmente in corso di sviluppo con il Fondo Mathelt). “Queste operazioni confermano il forte interesse di Kryalos e di King Street per il settore dello student housing, un segmento con interessanti prospettive di crescita, sostenuto da trend demografici e strutturali di lungo periodo», ha dichiarato Paolo Bottelli, amministratore delegato di Kryalos. “Milano e Padova rappresentano mercati estremamente attrattivi, caratterizzati da una domanda strutturalmente elevata e da un’offerta ancora insufficiente. Con questi investimenti intendiamo contribuire allo sviluppo di infrastrutture abitative moderne e di qualità”.

Rebuild: con l’efficienza energetica valore case fino a +50% nelle aree più fredde

L’efficienza energetica incrementa ‘sempre e in ogni contesto’ il valore degli immobili in Italia, con premi crescenti che possono arrivare fino al +50% nelle aree climatiche più fredde. È quanto emerge dall’anticipazione di una nuova ricerca diffusa da REbuild, l’evento sull’immobiliare sostenibile che si svolgerà la settimana prossima (12-13 maggio, Riva del Garda). Lo studio, condotto su oltre 7.000 annunci immobiliari in cinque città campione scelte – per la prima volta – per fasce climatiche (Venezia, Cuneo, Genova, Cagliari, Reggio Calabria), evidenzia come il “price premium” cresca progressivamente da Sud a Nord: si passa da circa +24,5% a Reggio Calabria fino a +49,7% a Cuneo per immobili ad alta efficienza rispetto a quelli meno performanti. “Il trend è stabile e non più modificabile: le abitazioni efficienti valgono sempre di più, in tutti i contesti analizzati”, spiegano da REbuild. L’efficienza energetica si consolida così come elemento strutturale del valore immobiliare, insieme a localizzazione e qualità costruttiva. Secondo lo studio, il fattore climatico diventa decisivo anche per investimenti e politiche pubbliche: strumenti di incentivi uniformi rischiano di non cogliere le differenze territoriali, mentre una modulazione per zone climatiche potrebbe aumentare l’efficacia economica degli interventi. Il tema sarà al centro dell’ormai prossima edizione di REbuild, in cui l’efficientamento energetico emergerà come elemento trasversale per connettere mercato, finanza e politiche dell’abitare.

Istruttoria Antitrust, Mapei, ‘certa di aver agito nel rispetto di tutte le norme, lo dimostreremo’

Mapei “è certa di avere agito nel rispetto di tutte le norme, incluse quelle antitrust, e lo dimostrerà nelle sedi opportune”. Lo fa sapere in una nota il gruppo, tra i maggiori produttori di prodotti chimici per l’edilizia, e “confida che, già in fase di istruttoria, emergerà la piena correttezza del suo operato nei rapporti con i clienti”. Per questo “come già in sede ispettiva, collaborerà con l’Autorità Antitrust, fornendo tutti gli elementi idonei a provare la sua estraneità a qualsivoglia illecito” conclude l’azienda facendo riferimento all’indagine che la coinvolge insieme a Fin-Firel, Kerakoll e Sika.

Terremoto Friuli , Manfredi: Una lezione di dignità, tenacia e speranza che parla al presente

“Il terremoto del Friuli non rappresenta solo una ferita profonda, ma è diventato, nel tempo, l’esempio di ciò che il nostro Paese sa essere quando è unito. Una ricostruzione che ha saputo mettere al centro l’identità delle comunità, ripartendo dai sindaci, dai centri storici e dal tessuto sociale”. Questo il commento il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi allo speciale video “Orcolat, cinquant’anni dopo. Le voci della rinascita”, pubblicato sul sito dell’Anci e realizzato in collaborazione con Anci Friuli Venezia Giulia per l’anniversario del sisma del 6 maggio 1976. “In quel momento di estremo dolore, nacque una mobilitazione nazionale che vide i Comuni di tutta Italia in prima linea, animati dallo spirito di solidarietà che ancora oggi contraddistingue l’Anci. Celebrare questo cinquantenario – sottolinea Manfredi – non significa solo onorare la memoria di chi non c’è più, ma anche riaffermare un impegno collettivo verso la sicurezza e la prevenzione. Il coraggio dimostrato dal popolo friulano cinquant’anni fa resta per tutti noi una lezione di dignità, tenacia e speranza”. “Ricordare i cinquant’anni del terremoto significa prima di tutto ricordare una tragedia, le vittime, i paesi interamente distrutti e la paura di quei giorni. Ma significa anche ricordare il carattere dei friulani, la capacità di ripartire subito, di impegnarsi, di lavorare, di rimboccarsi le maniche e costruire il futuro”, afferma Dorino Favot, presidente di Anci Friuli Venezia Giulia. “Da quella tragedia sono nate due eredità fondamentali. Da una parte – prosegue Favot – il grande sviluppo dei nostri territori e delle nostre comunità, che ancora oggi tocchiamo con mano. Dall’altra il modello della Protezione civile, costruito proprio in quei giorni, ripartendo subito, organizzandosi, lavorando insieme. È un modello che viene riconosciuto ben oltre i confini della nostra regione, del quale, come friulano, sono molto orgoglioso”. Nello speciale video le testimonianze dei sindaci di alcuni tra i Comuni allora più colpiti: Pierluigi Molinaro, sindaco di Forgaria nel Friuli; Lorenzo Tiepolo, sindaco di Osoppo; Roberto Revelant, sindaco di Gemona del Friuli e Mauro Valent, sindaco di Venzone.

Ferrante (Mit): avvio demolizione di Palazzo Fienga è un passaggio storico

“L’avvio dei lavori di demolizione del complesso immobiliare di Palazzo Fienga rappresenta molto più della mera riconversione di un bene confiscato: è il segnale forte e tangibile della determinazione dello Stato nella lotta alle mafie. Si tratta di un passaggio storico, che consentirà di promuovere la rigenerazione urbana e sociale di un territorio che vuole affrancarsi dalla criminalità organizzata e che intende continuare a crescere nel solco della libertà e del riscatto sociale”. Lo afferma il Sottosegretario di Stato al Mit con delega al coordinamento funzionale delle opere commissariate, Tullio Ferrante di Forza Italia, che ieri mattina ha partecipato all’evento promosso dal Prefetto di Napoli, Michele di Bari, per l’avvio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga a Torre Annunziata, alla presenza dei ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, di Chiara Colosimo, presidente della Commissione Antimafia, e di Alessandra Del Verme, direttrice dell’Agenzia del Demanio. “Ho seguito da vicino e con grande attenzione – aggiunge – l’iter che ha portato a questo risultato, attraverso le costanti interlocuzioni con la Struttura commissariale, assicurando altresì il massimo impegno per la copertura finanziaria dell’intervento. Ringrazio l’ex commissario ingegner Paolo Delli Veneri e il prefetto Giuseppe Priolo, attuale commissario, per il loro lavoro. Con le risorse stanziate pari a 12,3 milioni di euro si potranno realizzare tutti gli interventi previsti, consentendo la rinascita fisica e morale del territorio. Il pensiero va a Giancarlo Siani, un martire della legalità che si è battuto con coraggio e passione contro la criminalità, sacrificando la propria vita in nome della verità e della giustizia. Ora continuerò a lavorare per seguire la realizzazione dell’opera e consentire così il recupero di uno spazio che, per lungo tempo, è stato occupato da un fortino della camorra e che finalmente – conclude Ferrante – sarà restituito alla collettività”.

Assorimap, la crisi continua, la filiera del riciclo plastica chiede tutela

La crisi del settore del riciclo meccanico delle materie plastiche non accenna a rientrare. A segnalarlo è Assorimap-Confimi, l’associazione che rappresenta i riciclatori e rigeneratori di materie plastiche, alla luce del persistente crollo delle vendite di materie prime seconde.
Una situazione che aveva conosciuto una breve inversione di tendenza nelle scorse settimane, favorita dall’impennata del costo del petrolio legata alla crisi del Golfo: con la plastica vergine più cara, il mercato del riciclato aveva riacceso aspettative.
Una parentesi che si è rapidamente chiusa. “Una conferma che il nodo dei costi di produzione è irrisolto e che la perdita di competitività della plastica riciclata è strutturale”, commenta Walter Regis, presidente di Assorimap-Confimi.
A pesare ulteriormente sul settore è una recente decisione dei consorzi di riferimento, Conai e Corepla, costituiti per legge con il mandato di garantire il raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclo. Dal 30 marzo scorso, i consorzi hanno ridotto o eliminato gli incentivi riconosciuti per il riciclo delle frazioni più complesse: sussidi che Corepla, in accordo con Conai, applicava per incentivare la trasformazione in materia prima seconda dei rifiuti da imballaggio più difficili da trattare, come le plastiche miste e alcuni prodotti in Pet. Un taglio che preoccupa l’intera filiera. “Pur avendo gestito con efficienza la logistica dei rifiuti, i consorzi non hanno prodotto iniziative significative a tutela del comparto e oggi adottano una scelta preoccupante che rischia di compromettere ulteriormente la sostenibilità economica di un settore già in difficoltà”, avverte Regis. Una riduzione che, secondo l’associazione, non risponde ad alcuna logica economica: le stesse frazioni vengono infatti avviate ai termovalorizzatori, con costi ben più elevati.
Assorimap, durante gli incontri convocati dal ministero dell’Ambiente lo scorso anno, aveva proposto soluzioni concrete per sostenere il comparto, dai certificati bianchi ai crediti di carbonio. “Nessuna delle azioni richieste al Tavolo del Mase – la cui ultima convocazione risale al 22 dicembre – è stata accolta”, sottolinea Regis.

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