LA GIORNATA

Giorgetti alla Ue: estenda deroghe al Patto sulla difesa anche all’energia

  • Ue, sui dazi ogni opzione sul tavolo, oggi incontro Sefcovic-Greer
  • Inail: a marzo crescono gli infortuni sul lavoro (+4,4) ma meno decessi (-6,8%)
  • Mase-Mimit, 7 progetti sulle materie prime critiche per la seconda call Ue

05 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

L’Europa non può più permettersi di restare ferma: lo shock energetico provocato dalla crisi in Medio Oriente e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz impone una risposta immediata e coordinata. “La politica dell’attendere e vedere è finita. Ora è tempo di agire”, ha scandito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo all’Eurogruppo di Bruxelles, aprendo il confronto con il commissario europeo Valdis Dombrovskis. Secondo Giorgetti, il contesto globale si sta rapidamente deteriorando: “Siamo di fronte a uno shock energetico, al peggioramento delle prospettive di crescita e a significativi rischi al ribasso”, ha detto ai colleghi dell’Economia Ue all’Eurogruppo in formato allargato a tutti i 27, al primo confronto formale sulla crisi in Medio Oriente, a poco più di due mesi dall’inizio della guerra. A pesare sono le tensioni geopolitiche, che rischiano di alimentare una nuova fase inflazionistica: “L’inflazione è destinata ad aumentare e all’orizzonte potrebbe esserci una stretta monetaria”. In questo scenario, ha aggiunto, resta evidente “la dipendenza strutturale dalle importazioni energetiche”, che rende urgente accelerare la transizione verso fonti più sicure e sostenibili. Sul fronte nazionale, il ministro ha sottolineato che “l’economia italiana sta dimostrando resilienza”, ma ha messo in guardia sull’impatto potenziale della crisi: “Siamo molto preoccupati per il settore industriale, a cominciare dalla chimica, seriamente colpita dalla scarsità di materie prime critiche”. Quanto alle risposte europee, Giorgetti ha indicato come soluzione ideale l’attivazione della clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità: “Se la situazione dovesse peggiorare, sarebbe opportuno ottenere maggiore spazio di bilancio a livello Ue”.  La clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità scattata a partire dall’anno scorso e per quattro anni fino al 2028 prevede la possibilità di aumentare le spese nella difesa per uno scostamento annuo fino a un massimo dell’1,5% del Pil. Tuttavia, in assenza di consenso, ha proposto un’alternativa: “Un’attivazione coordinata delle clausole nazionali, temporanea e mirata, garantirebbe parità di condizioni tra gli Stati membri”. Tra le opzioni sul tavolo anche l’estensione delle misure già previste per la difesa alla crisi energetica, sfruttando i margini di flessibilità esistenti. E sul fronte delle entrate, il ministro rilancia: “Sosterrei l’introduzione a livello europeo di una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche”, proposta già condivisa da diversi Stati membri. Il messaggio di Giorgetti  è netto: “Lo shock energetico richiede una risposta rapida, coordinata e proporzionata da parte dell’Unione europea”. Una risposta che, nelle intenzioni del governo italiano, deve evitare che la crisi energetica si trasformi in un nuovo freno alla crescita. Da quanto trapela a Bruxelles, però, la posizione della Commissione non sarebbe cambiata, guardando sia con scetticismo all’attivazione di una sospensione generale del Patto (per cui dovrebbe esserci un grave shock nell’Eurozona o nell’Ue che al momento non c’è), sia in generale alle clausole nazionali: da un lato perché per la Commissione le misure sull’energia devono essere mirate e limitate e dall’altro perché ritiene che il Patto abbia già una sufficiente flessibilità prevista nei piani di spesa.  “È chiaro che la guerra avrà gravi conseguenze per le finanze pubbliche europee, e finanze pubbliche sane sono la nostra risorsa per mantenere la stabilità macroeconomica in un mondo imprevedibile e difficile. Il nostro margine di manovra è già oggi più limitato a causa di livelli di deficit e debito più elevati, di un contesto di tassi di interesse più alti e dell’urgente necessità di ulteriori spese per la difesa. Pertanto, non possiamo assolutamente permetterci di ripetere gli errori del passato. È essenziale, quindi, che qualsiasi misura di sostegno sia temporanea, mirata e non aumenti la domanda aggregata di energia”, ha detto Dombrovskis in conferenza stampa dopo la riunione dell’Eurogruppo. “La nostra prima valutazione delle misure adottate finora dagli Stati membri – ha precisato – mostra che potrebbero fare di meglio nel mirare a coloro che sono maggiormente colpiti”.

 

Ue, sui dazi ogni opzione sul tavolo, oggi incontro Sefcovic-Greer

“Non è la prima volta che assistiamo a minacce. Non è la prima volta che diciamo che restiamo molto calmi, concentrati sull’attuazione della dichiarazione congiunta nell’interesse delle nostre aziende e dei nostri cittadini. Nel caso ci siano violazioni dei patti da parte degli Usa ogni opzione resta sul tavolo”. Lo ha detto un portavoce della Commissione Ue in merito alla minaccia di Donald Trump di imporre tariffe al 25% su auto e camion europei.  Oggi a Parigi il tema sarà al centro dell’incontro tra il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic e il Rappresentante degli Usa per il Commercio Jamieson Greer. L’incontro, confermato da un portavoce dell’esecutivo Ue, si terrà alla vigilia del G7 Commercio ospitato dalla Francia.

Iran, i timori di escalation spaventano i mercati, borse in calo

Le Borse europee chiudono in calo poiche’ l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran fa temere un aumento dei prezzi dell’energia sul lungo periodo. Teheran ha dichiarato che due navi da guerra statunitensi sono state colpite dopo che il presidente Donald Trump aveva annunciato che gli Stati Uniti avrebbero scortato le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, anche se le notizie relative all’attacco sono state smentite dai funzionari statunitensi e l’esercito americano ha invece dichiarato che due navi mercantili battenti bandiera americana hanno attraversato lo Stretto. Inoltre i rischi di un aumento dell’inflazione si sono accentuati con l’ulteriore rialzo dei prezzi delle principali materie prime energetiche. L’indice Cac 40 di Parigi cede l’1,71% a 7.976,12 punti, il Dax 30 di Francoforte perde l’1,28% a 23.981,69 punti. A Milano l’Ftse Mib lascia sul terreno l’1,59% a 47.478,50 punti e l’Ibex di Madrid segna un -2,50% a 17.336,96 punti mentre Londra e’ rimasta chiusa per festivita’

Pnrr, Ue: a fine maggio l’ultima finestra per modifiche

La Commissione europea fissa al 31 maggio 2026 l’ultima finestra utile per modificare i Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr). “Per qualsiasi richiesta di modifica presentata dopo tale data, la Commissione non può impegnarsi a completare la propria valutazione in tempo utile affinché il Consiglio adotti la decisione rivista entro il 31 agosto 2026”. E’ quanto segnala l’esecutivo Ue nelle linee guida pubblicate oggi sulla fasei finale del dispositivo per la Ripresa e la resilienza (Rrf).

Bce, gli economisti tagliano stime pil 2026 all’1% con aumento inflazione al 2,7%

I previsori della Bce si aspettano che l’inflazione complessiva si attesti al 2,7% per il 2026, al 2,1% per il 2027 e al 2,0% per il 2028. Le aspettative per il 2026 e il 2027 sono state riviste al rialzo rispetto al round precedente. Le aspettative per il 2028 sono rimaste invariate rispetto alla precedente indagine. Per quanto riguarda l’inflazione core, le previsioni sono per un +2,2% per il 2026 e il 2027, e un +2,1% per il 2028. Anche queste stime sono state riviste al rialzo nel breve termine rispetto alla precedente indagine. Sul fronte della crescita, i previsori si attendono un aumento del pil dell’1% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,3% nel 2028. Rispetto alla precedente indagine, le aspettative sono state riviste al ribasso di 0,2 punti percentuali per il 2026 e di 0,1 punti percentuali per il 2027, mentre sono rimaste invariate per il 2028. “Le revisioni al ribasso – si spiega in un comunicato – sono state principalmente determinate dall’impatto negativo atteso dei prezzi energetici piu’ elevati legati alla guerra in Medio Oriente. Le aspettative di crescita del Pil a piu’ lungo termine sono rimaste invariate all’1,3%”.

Bce: Villeroy, serve massa critica di dati prima di decidere rialzo tassi

La Bce ha bisogno di prove chiare che le pressioni inflazionistiche stiano diventando radicate prima di iniziare ad alzare i tassi di interesse. Lo ha detto il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy de Galhau in una lettera annuale al presidente francese Emmanuel Macron sullo stato dell’economia. Qualsiasi inasprimento del costo del denaro – ha osservato Villeroy – dipendera’ soprattutto da segnali che l’inflazione si stia diffondendo oltre i suoi fattori iniziali, in particolare attraverso le pressioni di fondo sui prezzi, l’andamento dei salari e le aspettative di inflazione di famiglie e imprese. “Prima di qualsiasi possibile inasprimento, e’ necessario aver raccolto una massa critica di dati” ha aggiunto Villeroy che dovrebbe lasciare la banca centrale francese nelle prossime settimane. La politica monetaria – ha concluso – deve comunque restare prudente.

Inail: a marzo crescono gli infortuni sul lavoro (+4,4) ma meno decessi (-6,8%)

Crescono a marzo gli infortuni sul lavoro pari a 101.163 (96.944 a marzo 2025, +4,4%) ma i decessi diminuiscono del 6,8% (136, 10 in meno rispetto ai 146 registrati nel 2025) mentre per la componente in itinere si registra un incremento delle denunce di infortunio (+9,6%) e un calo dei casi mortali (-10,2%). Lo rileva Inail che ha pubblicato i dati confrontati con marzo 2025 evidenziando ‘un’incidenza infortunistica che passa dalle 471 denunce di infortunio in occasione di lavoro ogni 100mila occupati Istat di marzo 2019 alle 419 del 2026, con un calo dell’11%; rispetto a marzo 2025 si ha un aumento del 4,5% (da 401 a 419)’. In aumento del 16,7% le patologie di origine professionale denunciate, pari a 28.487.

Antitrust, indagine su Mapei, Fin-Firel, Kerakoll e Sika, presunto cartello nell’edilizia

L’Antitrust ha deciso di avviare un’istruttoria nei confronti di Mapei, Fin-Firel, Kerakoll, Sika AG e Sika Italia, alcuni dei principali produttori italiani di materiali per l’edilizia, per verificare se abbiano fatto cartello dopo che Litokol, società italiana attiva nella produzione, nonché acquisto e vendita, sia all’ingrosso che al dettaglio, di colle, adesivi e materiali speciali per rifiniture edili, ha presentato “denuncia di una presunta intesa orizzontale” tra loro.
“Dalla documentazione acquisita nell’ambito di un procedimento penale incardinato presso la Procura della Repubblica di Torino, il segnalante è venuto a conoscenza del fatto che esponenti di vertice di Mapei, di Kerakoll e di Sika Italia si sarebbero segretamente incontrati in alcune riunioni appositamente organizzate allo scopo di concertare le proprie politiche commerciali nei confronti dei principali grossisti clienti a livello nazionale con il fine ultimo di peggiorare le condizioni di vendita praticate a questi ultimi e incrementare la propria marginalità”, si legge nel bollettino.  Nel febbraio 2026, una segnalazione presentata da Litokol ha portato all’attenzione dell’Autorità  un presunto caso di coordinamento illecito tra alcuni dei principali operatori italiani nel settore dei materiali chimici per l’edilizia.  Al centro dell’istruttoria vi è l’ipotesi che le tre imprese abbiano posto in essere, nel corso del 2021, una forma di coordinamento delle rispettive politiche commerciali, con l’obiettivo di incidere sulle condizioni di vendita praticate ai principali clienti grossisti su scala nazionale. Secondo quanto emerge dalla documentazione acquisita nell’ambito di un procedimento penale avviato presso la Procura della Repubblica di Torino, esponenti apicali delle società coinvolte si sarebbero incontrati in più occasioni nel corso del 2021, in riunioni riservate organizzate – secondo la ricostruzione accusatoria – per concertare aumenti di prezzo, definire i livelli di sconto applicabili e uniformare altre condizioni contrattuali, tra cui promozioni e tempistiche di pagamento. Tali incontri, tra cui alcuni tenutisi a Piacenza, si inserirebbero in un più ampio disegno volto a ridurre il confronto competitivo tra le imprese e a mantenere i prezzi su livelli superiori a quelli che si sarebbero determinati in un contesto di piena concorrenza. Il settore interessato è quello dei materiali chimici per l’edilizia, che comprende una vasta gamma di prodotti – dagli adesivi ai sigillanti, dagli isolanti alle resine e ai sistemi impermeabilizzanti – fondamentali per migliorare le prestazioni e la durabilità delle costruzioni. Si tratta di un comparto di rilievo nell’economia italiana, con un valore della produzione stimato in circa 5,5 miliardi di euro nel 2022, e caratterizzato da una struttura distributiva in cui prevale il canale indiretto, attraverso grossisti e rivenditori multimarca che fungono da intermediari tra produttori e imprese di costruzione.

Le condotte contestate devono essere lette alla luce del particolare contesto economico in cui si sarebbero verificate. La fase successiva alla pandemia da Covid-19 è stata infatti contrassegnata da una ripresa molto intensa della domanda nel settore delle costruzioni, sostenuta anche da politiche pubbliche espansive. In questo quadro, un ruolo determinante è stato svolto dal Superbonus 110%, che ha introdotto un meccanismo di detrazione fiscale particolarmente generoso, capace di abbattere quasi completamente il costo degli interventi per i beneficiari finali. Tale incentivo ha prodotto un forte incremento della domanda di lavori edilizi e dei relativi materiali, accompagnato da una riduzione della sensibilità al prezzo da parte dei consumatori. Secondo l’Autorità, proprio questa combinazione di domanda elevata e scarsa elasticità al prezzo avrebbe creato le condizioni ideali per un possibile coordinamento tra operatori. In un mercato caratterizzato da una crescita sostenuta e da margini in espansione, le imprese avrebbero potuto trovare conveniente allineare le proprie strategie commerciali, trasferendo a valle gli aumenti di prezzo lungo la filiera distributiva. I maggiori costi applicati ai grossisti sarebbero stati infatti ribaltati sui clienti finali e, in parte, assorbiti dallo Stato attraverso il meccanismo di detrazione fiscale, con un potenziale effetto distorsivo sia sulla concorrenza sia sulla spesa pubblica. Sotto il profilo giuridico, le condotte descritte, ove accertate, sarebbero suscettibili di configurare un’intesa orizzontale restrittiva della concorrenza, vietata dall’Articolo 101 TFUE. Tale disposizione proibisce infatti tutti gli accordi tra imprese e le pratiche concordate che abbiano per oggetto o per effetto quello di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza nel mercato interno. Nel caso di specie, la natura nazionale del mercato non esclude la rilevanza europea della condotta, in quanto un coordinamento tra i principali operatori attivi in Italia è idoneo a incidere, anche solo potenzialmente, sui flussi commerciali tra Stati membri. Un ulteriore profilo riguarda l’estensione della responsabilità alle società controllanti. In linea con l’orientamento consolidato della giurisprudenza europea, l’Autorità ritiene infatti che le eventuali violazioni possano essere imputate non solo alle società operative, ma anche ai gruppi di appartenenza, quali Sika AG e Fin-Firel S.p.A., sulla base della presunzione di esercizio di un’influenza determinante sulle controllate.

Ets, Hoekstra: le risorse tornino all’industria

“L’Ets sta funzionando. Ha ridotto le emissioni della metà” e “sta guidando grandi investimenti”. La revisione prevista a giugno “manterrà uno stabile e chiaro segnale a lungo termine mentre modernizzerà il sistema. Possiamo far funzionare meglio l’Ets, con flessibilità ma anche con condizionalità. Abbiamo l’opportunità che le risorse generate siano usate da e per l’industria, e la revisione dovrebbe essere su questo”. Lo ha detto il commissario europeo al Clima, Wopke Hoekstra, durante una audizione in commissione Ambiente (Envi) del Parlamento Ue. Il commissario ha evidenziato come l’abilità di controllare come le risorse dell’Ets vengano utilizzate “è limitata”. Hoekstra ha detto che meno del 10% delle risorse destinate agli Stati membri vengono spese dalle compagnie che le hanno generate. “Questa è una occasione persa, vorrei avere più reciprocità. E vorrei anche che il Parlamento abbia più possibilità di vedere cosa succede”, ha detto il commissario. Hoekstra ha aggiunto che un’altra condizionalità che vorrebbe aggiungere riguarda le quote gratuite. “Se benefici delle quote gratuite non c’è un pranzo gratis e devi fare gli investimenti in Europa che aiutano a andare avanti”, ha detto il commissario.

Costruzioni, in Gue il regolamento sul calcolo del potenziale di riscaldamento

È stato pubblicato ieri un quadro normativo Ue per il calcolo del potenziale di riscaldamento globale (GWP) del ciclo di vita dei nuovi edifici, volto a garantire che i paesi dell’Ue utilizzino metodologie comparabili per tale calcolo. Tuttavia, il presente regolamento delegato (UE) 2026/52, che istituisce il quadro normativo dell’Unione per il calcolo nazionale del potenziale di riscaldamento globale del ciclo di vita, lascia ancora un notevole margine di flessibilità per le specificità nazionali.

In base alla Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (Epbd) rivista, adottata nel 2024, il potenziale di riscaldamento globale (Gwp) dell’intero ciclo di vita dovrà essere calcolato e indicato negli attestati di prestazione energetica (APE) a partire da gennaio 2028 per i nuovi edifici con una superficie superiore a 1.000 m². Tale obbligo sarà poi esteso a tutti i nuovi edifici a partire da gennaio 2030. Il GWP dell’intero ciclo di vita di un edificio misura le sue emissioni di gas serra durante l’intero ciclo di vita, comprendendo: la produzione e il trasporto dei materiali da costruzione, le attività di costruzione in loco, il consumo energetico durante il funzionamento dell’edificio, la sostituzione dei materiali da costruzione, la demolizione, il trasporto dei rifiuti e la gestione dei rifiuti, inclusi il riutilizzo, il riciclaggio e lo smaltimento finale.

Questa normativa delegata promuove inoltre sinergie con altri strumenti legislativi, come l’utilizzo dei dati forniti dai produttori ai sensi del Regolamento sui prodotti da costruzione e della normativa in materia di ecodesign ed etichettatura energetica. La normativa delegata consente l’utilizzo di valori predefiniti qualora tali dati non siano disponibili. Grazie al supporto di calcoli coerenti e affidabili, la normativa promuove l’edilizia sostenibile attraverso l’utilizzo di materiali a basse emissioni di carbonio (ad esempio acciaio e cemento puliti), materiali in grado di immagazzinare carbonio (ad esempio costruzioni a base di legno), nonché il riutilizzo e il riciclo. Il presente regolamento entrerà in vigore il 24 maggio, ventesimo giorno successivo alla pubblicazione odierna.

Mase-Mimit, 7 progetti sulle materie prime critiche per la seconda call Ue

-Dal riciclo delle materie prime critiche alla loro trasformazione. Il comitato interministeriale per la transizione ecologica (Cite) ha approvato sette proposte progettuali presentate da imprese italiane alla Commissione europea nell’ambito della seconda call per i progetti strategici prevista dal Critical raw materials act (crm). Le iniziative saranno ora sottoposte al processo di valutazione di strategicità da parte dell’esecutivo Ue. Lo comunica una nota.
“L’Italia, grazie alle capacità delle proprie imprese, prosegue il posizionamento nelle filiere strategiche delle materie prime critiche, tassello fondamentale per la sicurezza economica ed energetica”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, che ha presieduto la riunione del Cite. “Anche queste iniziative confermano che l’Italia può assumere la leadership in Europa nelle materie prime critiche, tanto più necessario in questa nuova fase geopolitica in cui prevale il conflitto”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso.
Tra i progetti approvati dal Cite figurano: Crm4Defence, promosso da Leonardo e localizzato in più regioni italiane; Neodymium Circular Magnets, progetto integrato di riciclo e trasformazione sviluppato da RarEarth nelle Marche; Rew-ita green hub di Omcd tek hub in Piemonte; 9PV-up di 9-Tech in Veneto, dedicato al recupero di materiali da pannelli fotovoltaici a fine vita; Alkeemia PureGraph di Alkeemia, sempre in Veneto; Relith del Massaro Group nel Lazio; e infine ReSuPlir, progetto di estrazione e riciclo proposto da Italrecycling & Investment in Toscana. Nella prima selezione dell’esecutivo Ue, nel 2025, altri quattro progetti italiani di riciclo erano già stati riconosciuti come strategici.

Pmi: al via A4 Capital, veicolo pronto a rilevare aziende del Nord Italia sull’asse A4

E’ nato A4 Capital, il nuovo veicolo creato da Guglielmo Croff Turri e sostenuto da oltre 13 investitori italiani ed esteri tra cui fondi istituzionali come GDA Search, JB46, Legate Partners, Cerralvo Capital, Lineage Partners, Heritage Holding, The Nashton Company, Cenciarini & Co. e, family office come Valmaris e Ruiz e investitori individuali come Alfonso Blohm e i manager Guglielmo Fiocchi e Selim Giray. Il veicolo si propone di acquisire piccole e medie imprese e di trasformarle, attraverso una strategia di crescita organica e per acquisizioni, in campioni nazionali. Il nuovo veicolo si focalizzera’ sull’acquisizione di quote di maggioranza o la totalita’ del capitale di un’impresa target localizzata nel Nord Italia – sull’asse A4 – allo scopo di accompagnarla in un percorso di crescita strutturata. Le aziende target hanno indicativamente ricavi compresi tra 5 e 20 milioni, sono profittevoli e hanno flussi di cassa stabili, oltre che un forte posizionamento competitivo. ‘Il progetto nasce da un lavoro di ricerca sviluppato ad Harvard, con l’obiettivo di analizzare i settori in cui i search fund hanno avuto maggiore successo nei Paesi dove si e’ diffuso maggiormente, sotto il profilo delle operazioni di M&A e, valutarne l’applicabilita’ al contesto italiano’, ha detto il promotore e amministratore del veicolo, Guglielmo Croff Turri, primo MBA di Harvard a sviluppare questo modello in Italia.

Italgas: completata la procedura con la cessione degli ultimi due Atem

Italgas, in ottemperanza al provvedimento dell’Antitrust che ha autorizzato l’acquisizione di 2i Rete Gas, ha perfezionato, il primo maggio, la cessione all’ATI formata da Plures, Estra e Centria delle attività di distribuzione del gas negli Atem Campobasso e Frosinone 2. Nel complesso sono stati ceduti 30.000 punti di riconsegna attivi (contatori), le reti, gli impianti, il relativo personale e gli attivi netti funzionali alla gestione del servizio, precedentemente conferiti in una società di nuova costituzione, per un corrispettivo complessivo di 23,5 milioni di euro. . Le dismissioni sono avvenute in linea con quanto comunicato lo scorso 9 ottobre. Con questa cessione si completa la procedura dismissiva prevista dal provvedimento AGCM. Sono stati ceduti in totale 247.000 Pdr relativi alle reti di distribuzione gas di 100 Comuni presenti in 12 ATEM, con il relativo personale e il necessario per un’ordinata gestione del servizio. Il prezzo di cessione complessivo degli asset ceduti è stato pari a 253,1 milioni di euro con un premio medio sulla RAB (Regulated Asset Base) del 16%. Nei prossimi mesi verrano effettuati i conguagli. Le società che hanno acquisito gli asset oggetto del provvvedimento AGCM sono: negli ATEM Bari 2, Barletta–Andria-Trani, Campobasso, Frosinone 2, Massa-Carrara, Pisa, Teramo e Viterbo, l’ATI formata da Plures, Estra e Centria; negli ATEM Padova 2 e Padova 3, Ascopiave; nell’ATEM Brescia 5, GP Infrastrutture;nell’ATEM Roma 5, Erogasmet.

Porti, De Pascale: della riforma sul sistema preoccupa l’accentramento

“Stiamo leggendo con interesse i contenuti della riforma proposta del sistema portuale. Forse siamo una delle Regioni che finora ha espresso più preoccupazioni sulla riforma. Ma il fatto che il ministero scelga di portare il primo dibattito sul tema proprio in Emilia-Romagna lo vogliamo leggere come un segnale di attenzione”. Lo ha detto il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, parlando del disegno di legge di riforma del sistema portuale, che in questi giorni ha avuto il via libera dalla Ragioneria di Stato e approda alle Camere, avviando il confronto politico sull’organizzazione dei porti. L’occasione per discuterne sarà il festival Deportibus, dedicato ai temi della portualità, in programma a Ravenna dal 21 al 23 maggio. “È necessaria una strategia nazionale, ma anche tutelare le Regioni e il principio di prossimità dell’attività amministrativa. Un conto – ha spiegato de Pascale – è portare al centro le scelte strategiche, e questo ci convince e vogliamo concorrere a definire la strategia. Ci preoccupa però l’accentramento della gestione, ma ho visto che avremo occasione di confronto”.  “Deportibus – Il Festival dei porti che collegano il mondo” prevede oltre 30 appuntamenti diffusi, tra tavole rotonde, conferenze, interviste e spettacoli. L’evento è promosso dall’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrosettentrionale, in collaborazione con Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Ravenna, e organizzato da Italian Blue Growth. “Abbiamo raccolto con entusiasmo la proposta, in un momento in cui il porto di Ravenna sta sviluppando i propri traffici, dopo aver superato nel 2025 il record dei 28 milioni di tonnellate movimentate e i dati di aprile a consuntivo ci danno una crescita del 30% rispetto allo scorso anno”, ha detto Francesco Benevolo, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrosettentrionale, durante la presentazione della tre giorni in Regione Emilia-Romagna, insieme al presidente Michele de Pascale e al sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni. Tra i temi in primo piano, la transizione energetica, l’innovazione tecnologica e la riforma del sistema portuale, il cui disegno di legge approda proprio in questi giorni alle Camere. L’inaugurazione, il 21 maggio alle 9.30 alle Artificerie Almagià, si svolgerà alla presenza, tra gli altri, del viceministro delle Infrastrutture e Trasporti Edoardo Rixi. Il programma si divide in due macro-aree: ‘Connessioni’, dedicata al confronto tecnico e istituzionale con la partecipazione di ministri, amministratori delegati e vertici dei Corpi militari, e ‘Impronte’, con visite guidate, laboratori e mostre.  Intanto, ad aprile il porto di Ravenna ha fatto segnare un +32% rispetto allo scorso anno, l’8% nei primi quattro mesi dell’anno. Sono i dati citati oggi durante la conferenza stampa di lancio di “Deportibus” a Bologna da Francesco Benevolo, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centro-settentrionale. “E’ un andamento positivo- dice Benevolo- ma dobbiamo continuare a investire, dobbiamo continuare a credere nel nostro porto. E’ un momento anche complesso, abbiamo una riforma portuale in gestazione da parte del governo, è importante che le istituzioni locali ci sostengano, che il governo valorizzi questa infrastruttura al servizio del paese e di tutto il sistema produttivo nazionale”. Benevolo si dice dunque “abbastanza ottimista” sulla crescita del porto di Ravenna, la “prospettiva è imprevedibile ma non così negativa. Certo dobbiamo attrezzarci”, in un contesto internazionale di grande incertezza. “Quello che possiamo dire- aggiunge- è che il mondo sta ‘girando’, l’Adriatico sta diventando una nuova cerniera tra mondi che prima dialogavano poco”. Restano però, oltre alle perplessità sulla riforma in cantiere, anche le difficoltà sui finanziamenti. E su questo il presidente si rivolge anche al dirigente del Mit Gabriele Ciofi, anch’egli presente all’evento: “Mancano 115 milioni per rifare le banchine, senza le quali non si può intervenire sui fondali”, dice. Questo, avverte Benevolo, “rischia di compromettere la nostra competitività”.

Foreste italiane cambiano volto: 25 anni di monitoraggio rivelano perdita biodiversità vegetale

Un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista NPJ Biodiversity del gruppo Nature mette in luce trasformazioni profonde e spesso invisibili nelle foreste italiane: negli ultimi 25 anni, il numero delle specie vegetali del sottobosco è diminuito, soprattutto nelle foreste alpine di conifere e nelle foreste temperate decidue.
La ricerca, guidata dalla Dott.ssa Maura Francioni e dal Prof. Stefano Chelli dell’Università di Camerino, rappresenta uno dei più completi studi a lungo termine mai realizzati in Italia sulla biodiversità forestale e ha visto la collaborazione di numerosi ricercatori italiani delle Università di Firenze e Genova, del CREA e della società TerraData Environmentrics. Ciò che rende questo studio particolarmente innovativo è l’utilizzo di dati a lungo termine raccolti nei siti della rete nazionale CON.ECO.FOR. (Controllo degli Ecosistemi Forestali), gestita dai Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA). Questa infrastruttura di monitoraggio rappresenta un’eccellenza a livello europeo, con dati su biodiversità, clima, suolo e struttura forestale raccolti in modo sistematico da oltre 25 anni in 31 aree forestali permanenti distribuite lungo l’intero territorio italiano. Grazie a questa rete, i ricercatori hanno potuto distinguere tra semplici fluttuazioni annuali e cambiamenti di lungo periodo nelle comunità vegetali, offrendo una visione senza precedenti degli effetti del cambiamento globale sulle foreste. I risultati mostrano una riduzione significativa della ricchezza di specie nel sottobosco delle foreste alpine di conifere e di quelle temperate decidue (querceti e faggete). Le principali cause individuate sono l’aumento della chiusura della chioma degli alberi, che limita la luce disponibile al suolo e l’intensificarsi degli eventi climatici estremi. Questi fattori stanno modificando profondamente le condizioni ambientali, favorendo alcune specie a discapito di altre e portando a un progressivo cambiamento della biodiversità.
Al contrario, le foreste mediterranee sempreverdi (leccete) sembrano mostrare una maggiore stabilità nel numero di specie. Pur essendo soggette a un continuo ricambio di specie nel tempo (turnover), queste foreste sembrano meglio adattate alle condizioni di stress idrico e hanno mantenuto nel tempo una copertura della chioma più stabile. Lo studio evidenzia come le pratiche di gestione forestale del passato e i cambiamenti climatici attuali stiano interagendo nel determinare la struttura e la biodiversità delle foreste di oggi. In particolare, la chiusura progressiva delle chiome, spesso legata alla diminuzione delle attività selvicolturali, emerge come un fattore chiave nella perdita di specie del sottobosco. Questo aspetto non è necessariamente negativo: semplicemente la gestione forestale del passato e la relativa apertura delle chiome, aveva permesso la colonizzazione di specie non tipicamente forestali, specie che ora non trovano più condizioni favorevoli con la progressiva chiusura delle chiome. Più preoccupante è invece l’effetto negativo legato alla maggiore intensità degli eventi climatici estremi, soprattutto siccità prolungate, ondate di calore e maggiore variabilità delle precipitazioni. I risultati sottolineano l’importanza cruciale di programmi di monitoraggio a lungo termine come CON.ECO.FOR. Solo grazie a serie temporali estese è possibile comprendere appieno le dinamiche degli ecosistemi forestali e prevedere come risponderanno alle sfide future, tra cui il cambiamento climatico. Proseguire e rafforzare queste attività sarà fondamentale per orientare politiche di conservazione e gestione sostenibile delle foreste, patrimonio naturale di valore inestimabile. La ricerca è stata resa possibile dai finanziamenti relativi al progetto europeo LIFE MODERn(NEC) e al progetto nazionale PRIN MultiForDiv.

Mundys, Neya lancia in Cile un nuovo progetto di riforestazione di 170 ettari

Prende il via nel Sud del Cile un nuovo progetto di riforestazione di Neya, società benefit di Mundys per il contrasto al cambiamento climatico, con l’obiettivo di rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera, ripristinare ecosistemi degradati e generare benefici economici per le comunità locali. L’iniziativa, che segue il primo progetto avviato da Neya in Madagascar per la riforestazione di 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola, si sviluppa nella Foresta Valdiviana, in Cile, uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità e minacciati al mondo. La riforestazione riguarderà 170 ettari, l’equivalente di 240 campi da calcio e coinvolgerà lavoratori attivi sul territorio, come piccoli e medi proprietari terrieri che saranno coinvolti nella creazione di foreste native miste. Il piano prevede la piantumazione di specie arboree autoctone come Rauli, Coigüe e Roble, su terreni degradati o marginali, spesso utilizzati in passato per il pascolo. Sul piano sociale, sono diverse decine le famiglie di agricoltori coinvolte nel progetto. L’iniziativa include programmi di formazione tecnica, la creazione di opportunità di lavoro a livello locale e un sistema di condivisione dei benefici economici derivanti dai crediti di carbonio. È inoltre previsto il potenziamento dei vivai comunitari. Il progetto – della durata di 40 anni – consentirà di rimuovere circa 80mila tonnellate di CO₂, di cui 55mila saranno impiegate
direttamente da Mundys per compensare una quota delle emissioni delle proprie infrastrutture presenti a livello globale. Si tratta di una quota di emissioni prodotto da una città di medie dimensioni per un anno. L’intervento è certificato secondo lo standard internazionale Verified Carbon Standard (VCS).
Oltre ai benefici sul clima, l’iniziativa si distingue anche per l’impegno nella tutela della biodiversità. La Foresta Valdiviana, infatti, rappresenta un ecosistema straordinario: ospita specie uniche al mondo, con il 76% degli anfibi e il 45% dei vertebrati presenti esclusivamente in quest’area. Inoltre, svolge un ruolo
fondamentale nella conservazione delle risorse idriche del Paese. Partner locale dell’iniziativa è l’Agrupación de Ingenieros Forestales por el Bosque Nativo (AIFBN), un’organizzazione non governativa (ONG) senza fini di lucro fondata nel 1993 a Valdivia. Riunisce oltre 200 soci— in prevalenza ingegneri forestali, ma anche biologi, agronomi, economisti e avvocati — accomunati dall’obiettivo della conservazione e della gestione sostenibile delle foreste native cilene. “Questo progetto – ha affermato Ruggero Poli, amministratore delegato di Neya – dimostra come la riforestazione con specie native possa generare un impatto concreto sia sul clima che sulle comunità locali. Non si tratta solo di rimuovere CO₂, ma di ricostruire ecosistemi resilienti e creare opportunità economiche durature per i territori coinvolti, proprio in Cile, non molto distante da una delle autostrade gestite da una società del nostro Gruppo, Costanera”.

Energia, De Pascale: ‘è importante che il governo sblocchi il parco eolico di Ravenna’

“È molto grave che questo paese discuta delle infrastrutture strategiche solo nell’emergenza: quella scelta è strategica e giusta, guarda al futuro del Paese e se il governo sbloccasse questa situazione sarebbe molto importante per tutti”. Così il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, nonché ex sindaco di Ravenna, torna a chiedere al governo di far partire il maxi parco eolico offshore di Ravenna. La città, ha ricordato il presidente, “è stata pronta ad essere al servizio del Paese nell’emergenza con uno dei due grandi interventi sulla rigassificazione. In accordo col governo, in quel contesto, la strategia era di non ragionare più solo in termini di emergenza, ma di saper guardare al futuro”. In questo senso, aggiunge, “l’investimento di un gigawatt sull’eolico offshore rispondeva a questa esigenza ed è strategico sia per decarbonizzare che per garantire sicurezza energetica, ma non appena i prezzi sono un po’ calati immediatamente l’attenzione da Roma è calata. Oggi però – dice – i prezzi tornano ad aumentare e si rischia di tornare a parlarne”. Tra l’altro, ha concluso, la cosa sta diventando un problema anche perché quell’investimento “ha opzionato un gigawatt che in questo momento è fermo: quindi non viene utilizzato dal parco ma non potrebbe nemmeno essere opzionato da qualcun altro e questo è un errore strategico veramente strategico”.

Trasporto Ferroviario: più sicurezza nelle stazioni con FS Security

Riduzione del -57% delle aggressioni denunciate al personale Trenitalia (da 68 a 29) e -29% degli atti vandalici sul rotabile (da 28 a 20): sono questi i principali risultati che emergono dai dati del primo trimestre 2026 che FS Security ha registrato a livello nazionale, grazie alla strategia di rafforzamento della sicurezza ferroviaria avviata dal Ministro Matteo Salvini, attraverso un incremento costante di personale, il miglioramento delle tecnologie disponibili e un aumento dei presidi sul territorio. Nel primo trimestre 2026 – nel confronto con l’analogo periodo del 2025 – infatti, su oltre 10 milioni di viaggiatori controllati (aumentati del +115%), le operazioni svolte sono state incrementate del 24,6% (95.453 rispetto alle 76.572), i treni monitorati hanno avuto un aumento del 26,5% (74.616 rispetto ai precedenti 58.995) e gli asset monitorati hanno registrato un +22,3%. Riduzione anche nei graffiti (-11%) sul materiale rotabile e nei furti a bordo treno (-1%). Il ministro Salvini – che ha dedicato una particolare attenzione al tema della sicurezza sui treni e nelle stazioni fin dalla nascita di FS Security – ha espresso grande soddisfazione per i risultati raggiunti. Un impegno continuo e costante che proseguirà fino alla completa realizzazione del “Piano Strategico 2026-2030”.

Trenitalia Tper, esercizio 2025 chiuso con ricavi operativi di 405,2 milioni

Trenitalia Tper ha chiuso il 2025 con ricavi operativi a 405,2 milioni, in crescita del 13% rispetto all’anno precedente, un margine operativo netto (Ebit) di 66,5 milioni e investimenti per 43 milioni. L’assemblea dei soci, spiega una nota della società di trasporto ferroviario, ha approvato il bilancio e contestualmente ha rinnovato i vertici della società per il triennio 2026-2028. Il nuovo consiglio di amministrazione è composto da Paolo Paolillo, Giuseppina Gualtieri, Alberto Filoni, Fabiana Lungarotti e Simone Gorini. Paolillo è stato nominato come presidente, mentre Filoni è designato amministratore delegato, con formalizzazione affidata al cda. Il collegio sindacale resta invariato, con Sergio Graziosi presidente, Pier Giorgio Cempella e Concetta D’Alonzo sindaci effettivi. Lascia la guida della società Alessandro Tullio, amministratore delegato dalla sua fondazione avvenuta il primo gennaio del 2020. Soci e cda gli hanno rivolto un ringraziamento formale.

Terzo settore, Enea-Ref: con linee guida risparmi per 83,5 milioni di m³ e 300 milioni

Sono state presentate ieri a Roma, in occasione dell’evento “Ogni watt, ogni goccia. Il valore sociale dell’efficienza”, le nuove Linee guida per l’efficienza del Terzo Settore: Energia e la prima edizione delle Linee guida per l’efficienza del Terzo Settore: Acqua, che forniscono agli enti no-profit e religiosi uno strumento operativo per gestire al meglio le risorse energetiche e idriche. Il progetto, finanziato da Fondazione AMGA, ha visto la collaborazione di un network d’eccellenza composto da Fratello Sole Impresa Sociale (capofila), ENEA, Università Politecnica delle Marche e REF Ricerche. La presentazione è avvenuta presso l’Auditorium della Chiesa Santa Maria del Carmine alle Tre Cannelle, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e della Presidente di ENEA, Francesca Mariotti. Le Linee Guida segnano un passo decisivo verso una gestione più consapevole delle risorse comuni. Come evidenziato dai partner scientifici – ENEA e Università Politecnica delle Marche e REF Ricerche – l’obiettivo è fornire agli ETS indicazioni tecniche e schede di sostenibilità specifiche per trasformare ogni realtà sociale in un presidio di sostenibilità e coesione. Il Terzo Settore italiano conta oggi oltre 140mila organizzazioni che offrono servizi essenziali a minori, disabili e persone vulnerabili. Operando spesso in edifici storici o strutture caratterizzate da bassa efficienza, questi enti affrontano costi gestionali elevati che sottraggono risorse preziose alla loro missione sociale. In questo contesto, l’efficientamento non è solo un obiettivo ambientale legato al Green Deal europeo, ma un profondo atto di responsabilità sociale. Ridurre gli sprechi permette infatti di alimentare un “eco-welfare” più equo, dove il risparmio economico generato dalla gestione oculata di acqua ed energia viene reinvestito direttamente nei servizi alle persone. La seconda edizione della Guida sull’Energia aggiorna il percorso metodologico per gli Enti del Terzo Settore e gli enti religiosi, offrendo soluzioni concrete per ridurre le emissioni di gas serra in linea con gli obiettivi UE al 2030. • Percorso operativo: il documento guida gli enti dalla lettura delle bollette alla diagnosi energetica, fino agli interventi su impianti e involucro edilizio. • Finanziamento: ampio spazio è dedicato agli incentivi, come il Conto Termico 3.0, il credito d’imposta Transizione 5.0 e strumenti di finanza a impatto come i Social Bond. • CER: le Comunità Energetiche Rinnovabili sono indicate come una leva strategica per contrastare la povertà energetica, che colpisce oggi ampi strati della popolazione italiana.

La grande novità presentata oggi è la ricerca dedicata alla risorsa idrica, settore in cui l’Italia presenta forti vulnerabilità. Lo studio analizza per la prima volta i consumi di mense, scuole, residenze e centri medici sociali. • Potenziale di risparmio: il consumo idrico del Terzo Settore è stimato tra 164 e 272 milioni di m³ annui. L’adozione di buone pratiche può generare un risparmio nazionale fino a 83,5 milioni di m³. • Impatto economico: l’efficienza idrica potrebbe ridurre i costi in bolletta per il comparto non profit di una cifra compresa tra 182 e 302 milioni di euro l’anno.

“L’efficienza energetica è oggi un pilastro delle politiche nazionali e internazionali grazie ai molteplici benefici economici, sociali e ambientali che genera. Infatti, migliorare l’efficienza significa contenere la spesa energetica, ma anche ridurre le emissioni di CO₂ e rafforzare la resilienza dei nostri sistemi. Oltre ad aumentare il comfort degli ambienti, gli interventi di efficientamento energetico nelle strutture del Terzo Settore che accolgono le persone più fragili contribuiscono a ridurre consumi e costi di gestione, liberando risorse da reinvestire nel sociale”, ha dichiarato la Presidente ENEA Francesca Mariotti. “L’efficientamento di acqua ed energia non è solo una scelta tecnica o economica, ma un profondo atto di responsabilità che permette di liberare risorse preziose da destinare direttamente alle attività di welfare. Attraverso queste Linee Guida, vogliamo promuovere un modello di eco-welfare dove ogni watt e ogni goccia risparmiati si trasformano in un gesto concreto di solidarietà e cura per la nostra casa comune” commenta Fabio Gerosa, Presidente di Fratello Sole.

Aie: emissioni metano in aumento, da misure di riduzione 200 bcm annui di gas

Con le emissioni di metano provenienti dal settore energetico prossime ai massimi storici, le misure di riduzione collaudate potrebbero rendere disponibili annualmente 200 miliardi di metri cubi di gas naturale, secondo una nuova analisi dell’AIE. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’AIE, le emissioni di metano derivanti dai combustibili fossili sono rimaste a livelli molto elevati nel 2025, senza alcun segno di diminuzione a livello globale, sebbene alcuni Paesi stiano compiendo progressi e la crisi in corso in Medio Oriente stia ora evidenziando i vantaggi in termini di sicurezza energetica derivanti dalle misure di riduzione. Il Global Methane Tracker 2026 , pubblicato oggi, presenta le ultime stime dell’AIE sulle emissioni di metano provenienti dal settore energetico, basate sui dati più recenti provenienti da satelliti e campagne di misurazione. Il rapporto esplora inoltre diverse opzioni di riduzione, insieme ai relativi costi. I risultati del rapporto vengono presentati oggi in occasione di un evento internazionale di alto livello sull’azione contro il metano, convocato dalla presidenza francese del G7 a Parigi. Negli ultimi anni, molti paesi e aziende hanno annunciato iniziative per ridurre le emissioni di metano nell’ambito degli sforzi volti a limitare il riscaldamento globale a breve termine e a migliorare la qualità dell’aria, con impegni di riduzione del metano che ora riguardano oltre la metà della produzione globale di petrolio e gas. Tuttavia, secondo il rapporto, le emissioni di metano provenienti dal settore energetico si sono stabilizzate vicino ai massimi storici nel 2025, rivelando un ampio divario nell’attuazione di tali iniziative.
Tuttavia, il rapporto rileva che vi è un ampio margine per ulteriori interventi. La disponibilità e la comunicazione dei dati sulle emissioni di metano sono aumentate notevolmente negli ultimi anni, indicando che circa il 70% delle emissioni di metano da combustibili fossili nel 2025 proveniva dai 10 paesi con le maggiori emissioni. Nel frattempo, l’intensità di metano della produzione di petrolio e gas varia notevolmente da paese a paese, con i paesi più performanti che registrano risultati oltre 100 volte migliori rispetto ai peggiori. Nel contesto dell’attuale crisi energetica, affrontare il problema del metano potrebbe anche aiutare i paesi a migliorare la sicurezza del mercato del gas, una priorità assoluta dopo la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha sottratto al mercato quasi il 20% dell’offerta globale di gas naturale liquefatto (GNL). Secondo il rapporto, se alcuni paesi con capacità di esportazione di gas inutilizzata e i paesi importatori implementassero misure di riduzione del metano facilmente accessibili nei loro sistemi del gas, quasi 15 miliardi di metri cubi (m³) di gas potrebbero essere resi disponibili ai mercati in tempi brevissimi. A lungo termine, gli sforzi per ridurre le emissioni di metano derivanti dalle attività di estrazione di petrolio e gas a livello globale potrebbero fornire ai mercati quasi 100 m³ di gas all’anno, mentre l’eliminazione del flaring del gas non di emergenza potrebbe sbloccarne altri 100 m³. Tali risparmi sarebbero il doppio dei volumi di fornitura interrotti a causa dell’effettiva chiusura dello Stretto. “Negli ultimi anni, paesi e aziende hanno innalzato le proprie ambizioni in materia di metano, portando la questione in cima all’agenda politica. Tuttavia, fissare obiettivi di riduzione è solo un primo passo, ed è importante garantire che siano supportati da politiche, piani di attuazione e azioni concrete”, ha affermato Tim Gould, capo economista energetico dell’IEA , che presenterà oggi i principali risultati del rapporto all’evento del G7. “Non si tratta solo di una questione climatica: affrontare il problema del metano e del flaring può anche apportare importanti benefici in termini di sicurezza energetica, soprattutto in un momento in cui il mondo è alla ricerca urgente di ulteriori fonti di approvvigionamento a causa dell’attuale crisi”.
Secondo il rapporto, molte soluzioni per ridurre le emissioni di metano sono note ed economicamente vantaggiose. Circa il 70% delle emissioni di metano derivanti dai combustibili fossili – ovvero quasi 85 milioni di tonnellate (Mt) – potrebbe essere ridotto con le tecnologie esistenti, inclusi i tre quarti delle emissioni provenienti da petrolio e gas e circa la metà delle emissioni da carbone. Sulla base dei prezzi medi dell’energia nel 2025, si potrebbero evitare oltre 35 Mt senza costi netti; questa quantità sarebbe ancora maggiore oggi, visti gli elevati livelli dei prezzi registrati negli ultimi mesi. Secondo il rapporto, uno dei modi più efficaci per ridurre le emissioni di metano è intervenire sulle emissioni derivanti dalle attività a monte, che attualmente rappresentano l’80% delle emissioni di metano provenienti dal settore petrolifero e del gas. Il Canada e l’Unione Europea hanno recentemente introdotto normative rigorose in materia di attività a monte, mentre Brasile, Ghana e Kazakistan sono in procinto di farlo. Nel frattempo, i dati provenienti da decine di satelliti ora in orbita stanno rafforzando gli sforzi per ridurre le emissioni di metano, e un numero crescente di fornitori può allertare governi e operatori in caso di eventi di emissioni significative nelle loro giurisdizioni. Il Tracker è accompagnato dal lancio di un nuovo quadro di riferimento, sviluppato in collaborazione con l’Osservatorio internazionale sulle emissioni di metano (IMEO) delle Nazioni Unite, che può aiutare i paesi a rispondere a tali eventi. Il Tracker di quest’anno esamina anche gli sforzi in corso da parte di numerosi paesi che mirano a sviluppare mercati per i combustibili con un’intensità di metano prossima allo zero. Inoltre, lo strumento interattivo dell’AIE per i dati sul metano è stato aggiornato per includere un monitoraggio più accurato delle politiche governative e delle compagnie petrolifere nazionali, oltre alle stime regionali e paese per paese delle emissioni di metano legate all’energia.

Teleriscaldamento, Arera intima adempimento obblighi comunicazione ad aziende

Con la Delibera 149/2026/R/tlr Arera ha intimato a diverse aziende di adempiere agli obblighi di comunicazione di dati e informazioni a carico degli esercenti riguardo le attività di distribuzione di energia termica da reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento. La richiesta riguarda: A. Foletto, Atzwanger, Centrale termica Corticella, Comune di Busto Garolfo, Comune di Monchio delle Corti, Comune di Polverara, Renovit Public Solutions e Società di Gestione Geotermia e Teleriscaldamento.

Sostenibilità, Saipem, Terna, Hera, Leonardo nei Dow Jones Best in class

Diverse grandi aziende italiane si confermano tra i leader globali della sostenibilità, entrando nei Dow Jones Best-in-Class Index World ed Europe 2026 (ex Dow Jones Sustainability Index), tra i più autorevoli benchmark internazionali in ambito ESG. Saipem è stata inclusa per il nono anno consecutivo negli indici, distinguendosi come leader nel settore Energy Equipment and Services. Il riconoscimento deriva dalla valutazione di S&P Global, che ha assegnato all’azienda un punteggio di 81 su 100, il più alto mai raggiunto dal gruppo, a conferma di un modello di business orientato alla sostenibilità, con solide performance ambientali, attenzione alla sicurezza e allo sviluppo delle persone e una governance strutturata. Anche Terna si conferma ai vertici mondiali, con la diciassettesima inclusione consecutiva nell’indice globale e la presenza anche nel più selettivo indice europeo. Il gruppo ha ottenuto un punteggio di 90 su 100 nel Corporate Sustainability Assessment 2025 di S&P Global, il più alto tra circa 250 utility elettriche analizzate. Il risultato premia, tra l’altro, la qualità della rendicontazione, la gestione del capitale umano e l’impegno nella riduzione delle emissioni, in linea con gli obiettivi Net Zero al 2050. Per Hera si tratta della sesta presenza consecutiva negli indici World ed Europe, con la conferma della leadership globale nel settore Multi & Water Utility. Il gruppo ha ottenuto un punteggio di 83 su 100, a fronte di una media di settore pari a 37, distinguendosi per le performance ESG e per l’approccio orientato alla creazione di valore condiviso per tutti gli stakeholder. Conferma di lungo periodo anche per Leonardo, inclusa per il sedicesimo anno consecutivo negli indici Dow Jones Best-in-Class. Il gruppo ha ottenuto il punteggio più elevato a livello globale nel settore Aerospace, Defence & Security (83 su 100), rafforzando la propria leadership ESG in un contesto di crescente selettività. Il risultato si inserisce in un percorso più ampio di consolidamento delle performance di sostenibilità, supportato anche da miglioramenti nei principali rating internazionali. L’inclusione negli indici si basa sul Corporate Sustainability Assessment condotto da S&P Global, che valuta migliaia di aziende a livello globale secondo criteri economici, ambientali e sociali sempre più stringenti..

Ad aprile nei tre aeroporti pugliesi un milione di passeggeri, +11,3%

Nel mese di aprile i passeggeri in arrivo e partenza da Bari, Brindisi e Foggia sono stati 1.096.615: +11,3% in più rispetto ai 985mila di aprile 2025. Lo comunica in una nota Aeroporti di Puglia. “Particolarmente significativo il dato registrato – viene riferito – dall’aeroporto del Salento di Brindisi, con un incremento del 14,7% in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Il dato della linea internazionale del mese si attesta a 102.800 passeggeri, il 29,5% in più rispetto allo scorso anno”.
Su base annuale, i passeggeri in arrivo e partenza sulla rete aeroportuale regionale sono stati 3.153.772, “in crescita del 7,7% rispetto al primo quadrimestre del 2025”. I passeggeri di linea internazionale (1.362.038) crescono del 19,5% rispetto al 2025. L’incremento maggiore si registra sull’aeroporto di Brindisi, dove i passeggeri di linea internazionale sono stati 175.685 con un +21,7% rispetto al dato 2025. “La crescita del traffico passeggeri ad aprile, così come nel primo quadrimestre 2026, evidenzia una dinamica estremamente positiva rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, oltre che la qualità e un ventaglio sempre più ampio dei collegamenti – conclude la nota – in grado di rispondere in maniera sempre più efficace alla crescente domanda di mobilità”.

Bus turistici, An-bti-Confcommercio: i costi dei parcheggi e Ztl nei comuni italiani ormai del tutto fuori controllo

“I costi per la circolazione e la sosta dei bus turistici nei Comuni italiani stanno ormai raggiungendo livelli insostenibili. Centinaia e centinaia di euro al giorno per la sosta o anche per la sola circolazione dei bus turistici ormai in tutti i Comuni italiani, non solo i principali, ma anche i più piccoli e regole che cambiano, senza alcuna concertazione con la categoria, e che si spingono sempre più lontano dai livelli di un accettabile buonsenso. Adesso basta, chiediamo al Governo di intervenire e regolamentare nel dettaglio un settore che è sfuggito completamente di mano alle Istituzioni territoriali e che ha trasformato i servizi di un comparto, da sempre popolare, in servizi di élite solo per pochi benestanti”. Lo dichiara Riccardo Verona, presidente di An.bti-Confcommercio. “Comprendiamo quanto piacevole possa essere ricevere valanghe di risorse dalla categoria – prosegue Verona – ma chiedere per un bus 500 euro di ZTL giornaliera o 300 euro per una singola sosta, oltre a travalicare di gran lunga il limite della ragionevolezza, può portare solo a conseguenze devastanti per la categoria. Tutti questi extra costi vengono inevitabilmente traslati sui passeggeri che si ritrovano a dover pagare un corrispettivo per il viaggio altissimo, principalmente dovuto alle cifre che ogni Comune impone. Oggi i costi del servizio sono la voce più bassa nel prezzo pagato da un passeggero di un bus turistico e quando si arriva a questo livello riteniamo che tutti dovrebbero farsi più di una domanda. Da anni è fermo al Mit il Decreto massimali Ztl, un decreto che aveva lo scopo, almeno nelle intenzioni, di fissare regole certe in un settore che di regole non ne ha mai avute. Di quel decreto si sono perse le tracce e la categoria dei bus turistici è stata totalmente abbandonata a sé stessa, in balia delle decisioni unilaterali e sorretta solo dalla passione incontrollabile dei suoi operatori. Tra caro carburanti e tasse comunali un viaggio in bus oggi rischia di avere costi non più competitivi e se cala la domanda crolla tutto il tutto il comparto. Chiediamo attenzione per un comparto, quello dei bus turistici, che attenzione non ha mai avuto”.

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