EDITORIALE
Bene l’avvio del piano casa, male i cantieri lasciati soli nella crisi
Il Piano casa varato ieri dal governo merita una prima valutazione positiva perché mostra uno sforzo vero, da parte dell’esecutivo, di mettere insieme misure e risorse adeguate quanto meno ad avviare una politica abitativa con obiettivi ambiziosi. Il Piano è articolato e questo è un altro punto positivo (le “tre gambe” del titolo di DIAC del 28 aprile sono diventate “tre pilastri” nella voce di Meloni, ma la sostanza non cambia). Ci sarà bisogno, ovviamente, di leggere e rileggere, analizzare, comprendere a fondo le misure che lo compongono per fare una valutazione più compiuta, ma almeno per l’avvio è giusto dare un giudizio positivo.
Giudizio drasticamente negativo, invece, sul passaggio del decreto commissari al Senato, che non ha accolto modifiche significative sul tema dei lavri pubblici e che ora sarà confermato dalla Camera. Nel testo finale – ma in realtà anche nella discussione finale sugli emendamenti prioritari – non sono mai entrate quelle norme che dovevano dare un primo segnale chiaro che governo e maggioranza hanno capito in quale enorme criticità si trovino oggi i cantieri per effetto della nuova crisi energetica e dell’aumento dei costi dei materiali.
La tensione è massima per le imprese che devono rispondere a mille sollecitazioni sul rispetto delle scadenze Pnrr, devono spesso anticipare la cassa per mandare avanti i lavori Pnrr e non, vengono pagate in ritardo per i lavori svolti e aspettano ancora due miliardi di ristori degli anni passati.
Si erano ipotizzate alcune norme che avrebbero dovuto alleviare questa tensione, per esempio quella che consentiva di sospendere per non più di trenta giorni i lavori non Pnrr che avessere subito un aumento dei costi superiori al 10 per cento. Un modo per far decantare le tensioni sui prezzi e quelle sui tempi, parcheggiando momentaneamente i lavori non Pnrr, in attesa di vedere che accade con i tanti fronti aperti dalla guerra in Iran e dalle impennate del petrolio. O anche l’altra norma che prevedeva la sospensione temporanea del recupero dell’anticipazione, finalizzata a garantire una maggiore liquidità finanziaria delle imprese.
Si tratta di norme di buon senso che sarebbe stato utile non solo prendere in considerazione, ma anche approvare rapidamente, per evitare che queste tensioni che si sono addensate su costi e tempi diventino ingovernabili e che le imprese non riescano più a farsi carico di portare avanti i lavori a fronte di difficoltà di liquidità generate da ritardi e inefficienze delle stazioni appaltanti.
Il governo agisca rapidamente perché l’onda di una crisi travolgerebbe anche i cantieri Pnrr nel momento del massimo sforzo.