LA GIORNATA

Frena il Pil, cresce l’inflazione. Tassi fermi e alto debito, alert Bce-Giorgetti

  • Energia, fonti Ue scettiche su clausola salvaguardia
  • Lavoro, Istat, a marzo calano occupati, -30mila sull’anno, disoccupazione cala al 5,2%, su gli inattivi
  • Appalti pubblici, Cna Costruzioni: attivare con urgenza le clausole di revisione prezzi

01 Mag 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Pil in frenata e inflazione in rialzo: il temuto mix di una crescita stagnante e di un surriscaldamento dei prezzi spinti dall’energia prende corpo nella raffica di dati arrivati ieri dall’Europa e dalle sue principali economie e paventa uno scenario di stagflazione, come principale impatto della crisi innescata dal conflitto in Medio Oriente. Partendo dai dati italiani, ieri l’Istat ha diffuso le stime preliminari dell’inflazione del mese di aprile che vedono l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registrare una variazione del +1,2% su base mensile e del +2,8% su base annua (da +1,7% del mese precedente). La dinamica dell’inflazione – viene indicato – riflette principalmente la netta risalita dei prezzi degli energetici non regolamentati (da -2,0% a +9,9%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,7%) e dell’accelerazione dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +4,7% a +6,0%). Intanto, arrivano anche i dati preliminari sulla crescita del primo trimestre dell’anno,  segnato a partire dal 26 febbraio dall’escalation nel Golfo. Come preannunciato nei giorni scorsi in audizione sul Dfp in Parlamento dal presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli, la dinamica dei primi mesi del 2026 è stata meno positiva dell’ultima frazione del 2025. ll Pil italiano è cresciuto, infatti, dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,7% rispetto allo stesso trimestre del 2025, che hanno registrato una crescita dello 0,3% a livello congiunturale e dello 0,9% su base tendenziale. Il +0,2% congiunturale messo a segno tra gennaio e marzo è la sintesi, spiega l’istituto di statistica, di un aumento del valore aggiunto nel comparto dei servizi e di una diminuzione in quello dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. Usa e Israele hanno scatenato il primo attacco contro l’Iran il 28 febbraio scorso .La variazione del Pil acquisita per il 2026 è pari a +0,5%. La crescita acquisita è quella che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno. Il governo nel Dfp ha limato il suo target sulla crescita per quest’anno allo 0,6% dalla precedente stima pari a 0,7%.

Il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,7% rispetto allo stesso trimestre del 2025. Lo rende noto l’Istat in base alle stime preliminari. Il primo trimestre di quest’anno segna un lieve rallentamento rispetto agli ultimi tre mesi del 2025, che hanno registrato una crescita dell’economia dello 0,3% a livello congiunturale e dello 0,9% su base tendenziale. Il +0,2% congiunturale messo a segno tra gennaio e marzo è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dei servizi e di una diminuzione in quello dell’agricoltura e dell’industria. Dal lato della domanda, spiega l’Istat, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. Usa e Israele hanno scatenato il primo attacco contro l’Iran il 28 febbraio scorso.La variazione del Pil acquisita per il 2026- quella che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno-  è pari a +0,5%. quella che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno. “Con realismo, serietà e prudenza dobbiamo scrivere delle previsioni che siano realistiche e quello che presentiamo oggi” è un documento in cui “non c’è un Pil gonfiato per fare cose elettorali, ma un Pil che – certifica oggi l’Istat già acquisito per 0,5% e se non succede niente e non si va in recessione è quello usato per il calcolo delle nostre previsioni”, ha commentato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo intervenendo alla Camera durante l’esame sul Dfp.

Il dato italiano del Pil si presenta lievemente migliore di quello dell’eurozona, la cui economia, secondo le stime flash di Eurostat, rallenta a +0,1%. Analoga la crescita dell’intera Ue. Nel quarto trimestre del 2025, il pil era aumentato dello 0,2% in entrambe le aree. “Con realismo, serietà e prudenza dobbiamo scrivere delle previsioni che siano realistiche e quello che presentiamo oggi” è un documento in cui “non c’è un Pil gonfiato per fare cose elettorali, ma un Pil che – certifica oggi l’Istat già acquisito per 0,5% e se non succede niente e non si va in recessione è quello usato per il calcolo delle nostre previsioni”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo intervenendo alla Camera durante l’esame sul Dfp. Spicca il dato dell’inflazione che ad aprile balza al 3%, era al 2,6% a marzo. con la componente dell’energia che registra un’impennata del 10,9% su base annua, in forte accelerazione oltre il doppio rispetto al 5,1% di marzo.

Guardando, poi, più nel dettaglio, ai dati delle principali economie europee, nel primo trimestre la Germania è cresciuta dello 0,3% rispetto al quarto trimestre del 2025 – dopo aver tenuto conto delle variazioni di prezzo, stagionali e di calendario – dopo un aumento del Pil rivisto al ribasso, a 0,2% dal precedente +0,3%, nel quarto trimestre 2025. Il dato è migliore delle previsioni che indicavano 0,2%. L’Ufficio federale di statistica (Destatis) segnala che, nel primo trimestre del 2026, sia la spesa finale per consumi delle famiglie che quella pubblica sono state superiori rispetto al trimestre precedente e che “sulla base dei risultati provvisori disponibili, anche le esportazioni sono aumentate”. Gelata, invece, in Francia. La crescita dell’economia francese si è arrestata nel primo trimestre, segnato dallo scoppio della guerra di Usa e Israele contro l’Iran e dalla crisi energetica. Secondo i dati dell’Insee, la Francia ha registrato una crescita zero su base trimestrale, dopo lo 0,2% dei tre mesi precedenti. Negativi negativi i consumi e gli investimenti, domanda interna stagnante e contributo del commercio estero in picchiata (-0,7%). Ben sopra la media viaggia l’economia spagnola con il Pil che mantiere il suo ritmo di crescita, con un aumento dello 0,6% nel primo trimestre dell’anno, due decimi meno rispetto al trimestre precedente, a causa della debolezza del settore estero nel contesto della guerra in Medio Oriente e della volatilità dei prezzi dell’energia. Secondo i dati anticipati dall’Istituto Nazionale di Statistica, la crescita è stata sostenuta dalla domanda interna, che ha contribuito per 0,4 punti, e in minore misura dalla domanda estera (export e import), che ha contribuito con 0,2 punti. Il consumo delle famiglie è aumentato dello 0,6% da gennaio a marzo, mentre gli investimenti sono cresciuti dello 0,1%.

 

Lagarde: alta incertezza sulle prospettive dell’economia. Ci stiamo allontanando da scenario base, a giugno più certezza

Tassi fermi, come previsto. Il consiglio direttivo ha deciso ieri di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale che rimarranno al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%, rispettivamente.  E’ la decisa attesa dai mercati, comunicata al termine della riunione all’Eurotower. Le nuove informazioni, spiega l’istituto centrale, sono sostanzialmente in linea con la valutazione precedente circa le prospettive di inflazione. Ma, avverte, i rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita si sono intensificati. “Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”, sottolinea la Bce. “Il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia. Le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia”. Al momento, comunque, la Bce, sottolinea, si trova tuttora in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza. L’area dell’euro è entrata in questo periodo di forti rincari dell’energia con un’inflazione intorno all’obiettivo del 2% e un’economia che ha mostrato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le aspettative di inflazione a più lungo termine permangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa. Come ha evidenziato la presidente della Bce, Christine Lagarde nella conferenza stampa dopo la riunione del direttivo, le prospettive economiche, con gli sviluppi della guerra all’Iran, sono “molto incerte” e “le catene di fornitura si stanno ritrovando sotto pressione”. “I rischi restano al ribasso” per la crescita. Le misure di bilancio dei governi per far fronte allo shock energetico devono essere “temporanee, mirate e su misura”. Lagarde parla di bassa crescita più che di stagflazione. Termine “molto usato che suscita preoccupazione ma – ha precisato – riteniamo che sia più corretto riferirlo agli anni ’70. All’epoca c’erano inflazione persistente, disoccupazione molto elevata e un quadro di politica monetaria e fiscale completamente diverso da quello attuale”.

Ieri la decisione del board Bce di mantenere i tassi fermi “è stata unanime” ma nella riunione si è discusso a lungo su varie opzioni fra cui “un rialzo”, ha riferito Lagarde. Il punto è che ‘economia dell’area euro “si sta allontanando dallo scenario di base” sull’impatto dello shock energetico, ma non è ancora chiaro a che punto sia fra lo scenario di base e quello “avverso”, ha detto Lagarde aggiungendo che a giugno la Bce disporrà di maggiori dati per decidere sulla politica monetaria. L’area euro ha ancora “una quantità significativa di liquidità in eccesso nel sistema. Quindi non c’è carenza di liquidità”, dunque la Bce non ha allo studio nuovi strumenti per la provvista del sistema bancario. “Abbiamo un meccanismo che funziona sulla base dell’accesso alla liquidità: tasso di interesse fisso, asta a tasso fisso con assegnazione piena e garanzie di qualità. Funziona bene e non riscontriamo alcuna tensione in questo senso”, ha spiegato ancora Lagarde. La Bce mantiene, dunque, ferma la rotta: “per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il consiglio direttivo seguirà attentamente la situazione e adotterà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono assunte di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.

Dfp, via libera dell’Aula del Senato alla risoluzione di maggioranza. Giorgetti: alto debito vincolo che non possiamo ignorare

Un Paese, come l’Italia, che ha il più alto debito d’Europa, “non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare”. Nel giorno in cui il Documento di finanza pubblica incassa il disco verde del Parlamento,  lo mette in chiaro il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, rivendicando, ancora una volta, la linea della “serietà e prudenza” con cui il governo ha rivisto le stime di crescita. E garantisce anche sulla “condivisione” nel centrodestra, dopo che la risoluzione di maggioranza viene corretta in extremis per inserire la richiesta – rivendicata dalla Lega – di avviare il percorso che può portare alla sospensione del Patto di stabilità. La giornata del Dfp in Parlamento comincia presto. Il testo della risoluzione è dato per chiuso già dalla sera precedente e impegna il governo a sfruttare la “flessibilità” del quadro della governance europea e a spingere per una tassa europea sugli extraprofitti. Non si parla di scostamento, questione sulla quale “decide il Parlamento”,  puntualizza il titolare del Mef. Si richiamano, invece, gli strumenti previsti dalla governance europea, compresi gli articoli 25 e 26, cioè le clausole di deroga generale e nazionale del Patto. Ma poi, in mattinata, le acque si agitano quando circola la voce di un testo cambiato. Arriva, infatti,una nuova versione, con un’integrazione che impegna il governo a rispettare il percorso di spesa netta “attivando interlocuzioni” con l’Ue per riconoscere “l’eccezionalità” della situazione “in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia”. In premessa si aggiunge anche un richiamo alla guerra in corso e alla “situazione economica caratterizzata da un rilevante impatto asimmetrico sui costi energetici”. Un cambio in corsa che sarebbe frutto del pressing della Lega.  E, infatti, non nasconda la sua soddisfazione il leghista Claudio Borghi nell’Aula di Palazzo Madama:  “Sono molto contento che sia stata recepita in modo esplicito la questione che poneva la Lega”. Si parla invece di malumori al Mef. Ma poi lo stesso Giorgetti commenta: “è la politica”. Per poi assicurare di aver validato il testo, ergo “vuol dire che è stato condiviso”. La linea che l’Italia si prepara a portare avanti in Europa è quella già ribadita in audizione. “E’ molto difficile da sostenere, quanto meno politicamente, una clausola ‘escape'” per le spese nella difesa e non per gli aiuti a famiglie e imprese per l’energia, spiega il ministro. La situazione del Paese, sottolinea, dipende anche da scelte del passato: “invidio i colleghi francese e spagnolo che possono contare sul nucleare, noi vi abbiamo rinunciato; invidio il collega tedesco che ha spazi fiscali che noi, per l’alto debito, non abbiamo”. Giorgetti rivendica poi la “fiducia” certificata dalle agenzie di rating: è grazie a quella che possiamo “rendere sostenibile il debito”. Attaccano le opposizioni che parlano di fallimento della politica economica del Governo.  Il Dfp “dimostra che non è all’altezza”, dice il Pd. “E’ al capolinea”, rincara Avs. Il M5s avverte: “non vi azzardate a chiedere scostamento per le armi”. Matteo Renzi ironizza sulle assenze nei banchi del governo e rivolgendosi a Giorgetti cita ‘I soliti ignoti’: “ministro, l’hanno rimasto solo”.

Energia, fonti Ue scettiche su clausola salvaguardia

“La situazione non è quella richiesta dalle condizioni per attivare la clausola di salvaguardia nazionale. Dato che durante la breve storia del nuovo quadro fiscale abbiamo già attivato la clausola per la difesa, non credo ci sia ancora grande appetito per inventare un altro modo per aggirare le regole, soprattuto per la consapevolezza che il mercato sta osservando quello che facciamo”. Lo ha detto un alto funzionario europeo in vista della riunione dell’Eurogruppo, in programma lunedì prossimo, che analizzerà anche le conseguenza della guerra in Medio Oriente e della chiusura dello stretto di Hormuz.
L’alto funzionario ha aggiunto che “avere un anno elettorale probabilmente è la ragione peggiore per allentare le regole fiscali” e “non credo che Bruxelles veda questo con simpatia”.

Energia, a Ecofin martedì follow up su misure fiscali

Al Consiglio Ue Ecofin di martedì prossimo, i ministri Ue dell’Economia e delle finanze daranno seguito alla richiesta, arrivata la scorsa settimana dal Consiglio europeo informale di Cipro, di studiare misure fiscali per fronteggiare la crisi dei prezzi dell’energia scatenata dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello stretto di Hormuz.
Come riferisce un diplomatico europeo, la riunione di martedì non sarà quella conclusiva. L’idea è di inziare un processo, anche nella consapevolezza di molti Stati membri che la comunicazione adottata dalla Commissione europea la settimana scorsa sia insufficiente. Con tutta probabilità, alcuni dei ministri torneranno a chiedere maggiore spazio fiscale per far fronte all’emergenza, mentre altri torneranno a chiedere una tassa sugli extraprofitti. L’idea di un rinvio della scadenza finale del Recovery fund, per consentire di continuare a spendere i soldi per la transizione energetica, come chiesto dalla Spagna, sempra trovare ancora terreno molto difficile.
Il 23 maggio è già in programma un’altra riunione informale dei ministri Ue dell’Economia e delle finanze, che sarà incentrata su come finanziare i beni comuni europei. La discussione, che non sarà legata solo al prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp), potrebbe essere un’altra occasione per discutere di come rispondere alla crisi Medio orientale, in base all’andamento della guerra in corso.

Lavoro, Istat, a marzo calano occupati, -30mila sull’anno, disoccupazione cala al 5,2%, su gli inattivi

A marzo 2026, su base mensile, il calo degli occupati e dei disoccupati si associa alla crescita degli inattivi. Nel mese, rileva l’Istat, gli occupati diminuiscono di 12mila unità su febbraio e di 30mila unità su marzo 2025. Il tasso di occupazione è al 62,4%, invariato sul mese e in calo di 0,3 punti sull’anno. Il tasso di disoccupazione è al 5,2% in calo di 0,1 punti sul mese e di 1,1 punti sull’anno. Sale il tasso di inattività al 34,1% (+0,1 punti sul mese, +1,0 punti sull’anno). L’Istat segnala che a marzo 2026 il numero di occupati, pari a 24 milioni 124mila, è in calo rispetto al mese precedente di 12mila unità. La diminuzione coinvolge i dipendenti a termine (sono 2 milioni 440mila, -2mila) e gli autonomi (5 milioni 270mila, -14mila), mentre risultano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti (16 milioni 414mila, +4mila). L’occupazione diminuisce rispetto a marzo 2025 (-30mila occupati in un anno), sintesi del calo dei dipendenti permanenti (-14mila) e a termine (-142mila) e della crescita degli autonomi (+125mila). Su base mensile il tasso di occupazione è stabile al 62,4%, quello di disoccupazione cala al 5,2% e il tasso di inattività sale al 34,1%. I disoccupati su base mensile diminuiscono di 38mila unità a quota 1 milione 323mila e di 304mila unità su base annua. Gli inattivi crescono di 46mila unità su febbraio e di 351mila unità su base annua. Si conferma sull’anno l’invecchiamento della popolazione lavorativa. Gli occupati tra i 15 e i 24 anni a marzo diminuiscono di 141mila unità su marzo 2025, quelli tra 25 e 34 anni sono sostanzialmente stabili (-1mila) mentre quelli tra i 35 e i 49 anni perdono 246mila unità. Gli over 50 occupati crescono di 358mila unità sull’anno precedente. Su base mensile gli over 50 perdono 13mila occupati e la fascia tra i 34 e i 49 anni ne guadagna 23mila. Gli occupati tra i 15 e i 24 anni sono 34mila in meno e quelli della fascia tra i 25 i i 34 anni 12mila in più.

Primo Maggio, Legacoop-Ipsos: lavoro gli italiani divisi tra realizzazione personale e senso di svuotamento; il 42% afferma di sentirsi sostituibile dalle macchine o dall’AI

Il lavoro continua a occupare una posizione centrale nella vita degli italiani, ma il rapporto con esso appare sempre più complesso e ambivalente. È quanto emerge dal report FragilItalia “Lavoro”, che analizza percezioni, aspettative e criticità legate al lavoro nel nostro Paese, realizzato da Area Studi Legacoop in collaborazione con Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana.  Da un lato, il livello di soddisfazione complessiva resta elevato: l’81% degli occupati si dichiara soddisfatto in generale del proprio lavoro. Il 49% descriverebbe il proprio lavoro come impegnativo, il 31% dinamico, il 26% stressante. Tuttavia, questa soddisfazione complessiva convive con segnali evidenti di disagio e fragilità. Uno degli elementi più rilevanti riguarda il senso di sostituibilità: il 42% degli intervistati afferma di sentirsi sostituibile da macchine o dall’intelligenza artificiale (il 13% costantemente, il 29% spesso). Una percezione che evidenzia un crescente senso di precarietà, non necessariamente legato alla perdita immediata del lavoro, ma piuttosto alla sua trasformazione.
Parallelamente, emerge una diffusa difficoltà nel trovare senso nel proprio impiego: il 33% dichiara di avvertire almeno occasionalmente che il proprio lavoro manca di significato o scopo, mentre il 16% vive questa sensazione frequentemente. Un dato che si rispecchia anche nella percezione, espressa dal 28% degli intervistati, di sentirsi per nulla o poco coinvolto nelle decisioni che riguardano la propria attività. Va meglio sotto il profilo del rapporto con il prodotto del proprio lavoro: se il 19% dichiara di sentirsi molto o abbastanza disconnesso dal prodotto finale del proprio lavoro, con una conseguente possibile perdita di senso e di motivazione, il 45% si sente abbastanza connesso e il 29% molto connesso.  E se il lavoro permette di esprimere la propria vera personalità (per il 66% degli intervistati), sembra però incidere in modo significativo sull’equilibrio personale. Il 41% afferma di sentirsi “svuotato” al termine della giornata lavorativa (il 32% abbastanza, il 9% completamente), mentre il 37% dichiara di provare spesso esaurimento emotivo. Non sorprende quindi che il 54% degli italiani si senta più realizzato nelle attività svolte fuori dal lavoro rispetto a quelle professionali. Sul fronte dell’equilibrio tra vita privata e professionale, il 29% percepisce un’interferenza negativa del lavoro sulla sfera familiare, mentre una maggioranza (71%) ritiene di riuscire a mantenere un buon bilanciamento. Coerentemente, il 71% afferma che il lavoro lascia spazio per coltivare dimensioni fondamentali della vita come affetti, interessi e crescita personale.

Spaccati pressoché a metà i giudizi sul ruolo del lavoro come risposta alla domanda sul senso della vita: per il 54% rappresenta un elemento che contribuisce a rispondere a questa domanda fondamentale, mentre il restante 46% non lo considera determinante. Riguardo ai valori che dovrebbero caratterizzare il lavoro in futuro, al primo posto la sicurezza economica e la stabilità (53%), l’equilibrio tra vita lavorativa e personale (50%), il benessere psicofisico (42%), il riconoscimento e la valorizzazione del merito (33%).  Infine, il 59% degli intervistati sarebbe interessato a lavorare per un’impresa cooperativa, indicando, come motivi principali, il fatto che i lavoratori sono soci e partecipano alle decisioni di impresa (48%), una maggiore attenzione al benessere dei lavoratori (33%) e la redistribuzione a tutti degli utili (33%). Un segno di una crescente attenzione verso forme organizzative percepite come più inclusive e partecipative. “I dati del report mostrano con chiarezza quanto il rapporto tra persone e lavoro stia attraversando una fase di profonda trasformazione”, dichiara Simone Gamberini, presidente di Legacoop. “Accanto a un livello ancora elevato di soddisfazione -aggiunge- emergono segnali diffusi di fatica, perdita di senso e fragilità che non possiamo ignorare. Il lavoro continua a essere centrale, ma non basta più da solo a garantire realizzazione e benessere. Colpisce, in particolare, la sensazione di sostituibilità e il bisogno crescente di partecipazione: le persone chiedono di essere coinvolte, riconosciute e valorizzate. È in questo contesto che il modello cooperativo può offrire una risposta concreta, perché mette al centro le persone e il lavoro, la qualità delle relazioni e la condivisione delle decisioni. La positiva apertura verso le imprese cooperative che emerge dall’indagine è un segnale importante: indica una domanda di modelli più equi, inclusivi e sostenibili. La sfida che abbiamo davanti è costruire un lavoro capace non solo di produrre valore economico, ma anche sociale, restituendo dignità, senso e prospettiva alle persone”.

Appalti pubblici, Cna Costruzioni: attivare con urgenza le clausole di revisione prezzi

Cna Costruzioni ha formalmente segnalato alle principali istituzioni competenti – ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Autorità Nazionale Anticorruzione, ANCI, ALI e ITACA – le gravi difficoltà causate dalla mancata o ritardata applicazione delle clausole di revisione prezzi negli appalti pubblici, sollecitandone l’applicazione uniforme e tempestiva in coerenza con quanto prevede il Codice dei contratti pubblici. Cna Costruzioni ricorda che negli appalti pubblici il quadro normativo prevede l’obbligatorietà della clausola di revisione prezzi, per assicurare l’equilibrio economico-finanziario dei contratti in presenza di variazioni significative dei costi. Alla luce delle numerose segnalazioni provenienti dai territori, emerge tuttavia come tali clausole, in molti casi, non vengano attivate o siano applicate con ritardi o modalità in contrasto con la normativa. Una situazione che rischia di trasferire integralmente sulle imprese pesanti effetti economici non sostenibili, in un contesto già particolarmente complesso. La revisione prezzi non è un elemento discrezionale, ma un preciso obbligo normativo e uno strumento indispensabile per assicurare la continuità e la sostenibilità dei lavori pubblici. La mancata attivazione di tali clausole espone concretamente i cantieri a rallentamenti, sospensioni e contenziosi, con conseguenze dirette sulla capacità di portare a compimento le opere e sull’efficacia della spesa pubblica.

Torino-Lione, Morelli (Cipess): il fabbisogno residuo è di 2,2 miliardi

“Il Cipess ha assegnato 1,4 miliardi per il proseguimento dei lavori della sezione transfrontaliera della nuova tratta Torino-Lione, una galleria di 57 km”. Lo annuncia il sottosegretario di Stato Alessandro Morelli, specificando che è stato aggiornato il costo complessivo e che il fabbisogno residuo per l’Italia è di circa 2,2 miliardi di euro, di cui parte verrà finanziata dall’Unione europea. “Parliamo di un tunnel ferroviario – ricorda Morelli – il cui termine dei lavori è fissato al 31 dicembre 2033, che accelererà il trasporto tra Italia e Francia sia di merci che di persone e di cui sono già stati scavati 47 km dei 163 km di gallerie complessivi. L’opera che fa parte del progetto di modernizzazione infrastrutturale italiano ed europeo sicuramente agevolerà, e di molto, la vita dei cittadini velocizzando i trasporti”.
Una volta completati i nuovi grandi attraversamenti ferroviari delle Alpi voluti dall’Italia, le nuove gallerie transfrontaliere del Brennero e della Torino-Lione saranno le più lunghe del mondo.

Aree interne, Anci:  a “Fuori dal Comune” le case a 1 euro, viaggio nei borghi che ripartono

Case a 1 euro, da slogan a leva concreta per ripopolare l’Italia dei borghi. Sarà questo il filo conduttore della 25ª puntata di “Fuori dal Comune”, la trasmissione di Radio Rai Gr Parlamento realizzata in collaborazione con l’Anci, che andrà in onda sabato 2 giugno, dalle 11:00 alle 11:45, sulle frequenze di Radio Rai GR Parlamento. La puntata, condotta da Lucrezia Scardini, sarà viaggio tra esperienze reali, numeri e storie di territori che stanno provando a trasformare una misura simbolica in uno strumento operativo di rilancio. In apertura di puntata interverrà il sindaco di San Benedetto Val di Sambro e coordinatore dei piccoli Comuni Anci, Alessandro Santoni, che porterà il punto di vista e le azioni dell’Anci sul fenomeno dello spopolamento, a partire dall’Agenda Controesodo nata per contribuire ad arginare il declino delle aree interne. Ad arricchire il confronto sarà il sociologo Giuseppe Roma, già direttore generale del Censis, che guiderà i radio ascoltatori nel corso di tutta la puntata.

Spazio poi ai sindaci e alle storie dei territori. Da Pratola Peligna (AQ), la sindaca Antonella Di Nino parlerà del modello adottato nel suo Comune, orientato al reinsediamento stabile, capace di attrarre residenti dall’estero grazie a qualità della vita e prezzi accessibili. Si andrà poi a Gangi (PA) dove il sindaco Giuseppe Ferrarello illustrerà il locale progetto di ripopolamento del centro storico, con forte domanda anche internazionale. Da Ollolai (NU) il sindaco Francesco Columbu racconterà le azioni di rilancio del borgo attraverso l’attrazione di nuovi residenti dall’estero. Di valorizzazione del patrimonio storico come leva per nuove residenze e micro-ospitalità parlerà poi Paolo Caruso, primo cittadino di Zungoli (AV) mentre da Bivongi (RC), la sindaca Maria Teresa Fragomeni illustrerà il suo modello rigenerazione urbana e sociale con apertura a famiglie straniere e lavoratori da remoto. Infine a Fabbriche di Vergemoli (LU), con il sindaco Michele Giannini e il recupero del patrimonio abitativo per contrastare il calo demografico e Lucio Fiordalisio, sindaco diPatrica (FR), con il rilancio del centro storico tramite azioni di attrazione di nuovi nuclei familiari. La puntata offrirà uno sguardo su un fenomeno in crescita, che unisce recupero edilizio e nuove opportunità di sviluppo locale. “Fuori dal Comune” prosegue così il suo racconto delle trasformazioni nei territori, dando voce ai sindaci e alle comunità.

Porti, Garofalo e Di Sarcina commissari per 60 giorni ad Ancona e Catania

Per garantire la piena operatività e la continuità amministrativa delle Autorità di Sistema portuale, sono stati nominati commissari straordinari, per un periodo di 60 giorni, i presidenti uscenti Vincenzo Garofalo e Francesco Di Sarcina. In particolare, Vincenzo Garofalo assumerà l’incarico di commissario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, mentre Francesco Di Sarcina sarà commissario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Orientale. La scelta consente di assicurare una gestione ordinata e senza interruzioni delle attività in corso, valorizzando il lavoro già avviato e mantenendo un presidio stabile sui principali dossier strategici per lo sviluppo dei porti e dei territori di riferimento. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha inoltre avviato l’iter per la nomina del nuovo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, chiedendo l’intesa ai governatori di Marche e Abruzzo sul nome di Mirko Carloni.

Export: CDP, SIMEST, SACE e Regione Lombardia insieme per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese lombarde

Rafforzare l’ecosistema del tessuto imprenditoriale lombardo garantendo un supporto concreto all’internazionalizzazione grazie a una gamma di soluzioni condivise che integra politiche regionali, strumenti finanziari e azioni di sistema volte a facilitare l’accesso delle imprese agli strumenti per l’export. Ieri, nel corso dei lavori del convegno “Lombardy meets Samarkand: Investment opportunities”, tenutosi nella sede di Regione Lombardia, Cassa Depositi e Prestiti, SIMEST, SACE e Regione Lombardia, alla presenza dell’Assessore allo Sviluppo Economico Guido Guidesi, hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa volto a sostenere l’espansione commerciale quale leva strutturale di crescita per il sistema produttivo, in uno scenario globale caratterizzato da profonde trasformazioni degli equilibri economici, da una crescente competizione tra mercati e da nuove sfide per le catene del valore. L’obiettivo dell’accordo è quello di mettere a sistema competenze e strumenti complementari dei partner coinvolti. In particolare, la partnership consente di affiancare alle politiche regionali di sviluppo il pieno contributo di CDP, SIMEST e SACE, creando un modello di intervento coordinato a beneficio delle imprese lombarde impegnate in percorsi di crescita e consolidamento sui mercati internazionali. In dettaglio, le attività definite dall’accordo includono eventi promozionali e country presentation dedicate a mercati strategici, missioni internazionali, strategie di affiancamento operativo e una promozione coordinata degli strumenti di finanza agevolata, di supporto all’export e di intervento in equity, con l’obiettivo di aumentare il livello di internazionalizzazione e di esportazioni delle imprese del territorio e rafforzare la competitività del tessuto produttivo lombardo. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle politiche definite da Regione Lombardia che individuano l’internazionalizzazione come leva strategica prioritaria, sia nell’ambito del Programma Regionale FESR 2021–2027 sia nel Programma Regionale di Sviluppo Sostenibile della XII Legislatura, ed è coerente con gli indirizzi del Piano d’Azione per l’Export Italiano promosso dal MAECI nel dicembre 2025, che incoraggia una maggiore integrazione degli strumenti del Sistema Italia sui mercati esteri, con particolare attenzione ai settori e ai Paesi a più elevato potenziale di crescita. Il Protocollo, inoltre, costituisce una cornice istituzionale di collaborazione orientata al coordinamento delle iniziative, allo scambio strutturato di informazioni e best practice e al monitoraggio congiunto delle attività, creando le condizioni per eventuali sviluppi operativi futuri. Con questa intesa, Regione Lombardia, CDP, SIMEST e SACE confermano un impegno condiviso a sostegno dell’economia reale e della capacità delle imprese lombarde di competere sui mercati internazionali, rafforzando il ruolo del territorio come uno dei principali motori dell’export e della crescita del Paese.

Andrea Nuzzi, Direttore Business CDP, ha sottolineato: «Il Protocollo sottoscritto con Regione Lombardia, SIMEST e SACE si inserisce nella più ampia strategia del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione delle aziende italiane. Con il Piano Strategico 2025-2027, abbiamo rafforzato la partnership con le imprese, in particolare le PMI, per sostenere la loro competitività sui mercati internazionali e messo a disposizione strumenti finanziari e non finanziari integrati nell’ottica di favorire il consolidamento delle filiere chiave del Paese. In questo scenario, la collaborazione con le Istituzioni territoriali costituisce un elemento importantissimo per sfruttare pienamente il potenziale delle imprese lombarde e contribuire in modo concreto alla realizzazione di programmi di crescita internazionale e operazioni di acquisizione di player esteri». Per Vittorio de Pedys, presidente di Simest, “con questo Protocollo rafforziamo il ruolo di SIMEST al fianco delle imprese italiane nei loro percorsi di crescita internazionale. La collaborazione con Regione Lombardia e con gli altri attori del Sistema Italia rappresenta un elemento strategico per amplificare l’efficacia degli interventi e accompagnare in modo sempre più mirato le PMI di uno dei territori chiave del Made in Italy. La Lombardia si conferma infatti la prima regione italiana per export, con una quota pari a circa il 26% delle esportazioni nazionali e un valore complessivo che nel 2025 ha raggiunto i 167 miliardi di euro. Una vocazione internazionale articolata in filiere ad alto valore aggiunto – dalla meccanica alla moda, dalla chimica-farmaceutica all’agroalimentare – che rende il territorio un motore fondamentale per la crescita del Paese. In questo contesto, il supporto di SIMEST si traduce in strumenti concreti a sostegno della presenza sui mercati esteri, attraverso finanziamenti agevolati, partecipazioni e interventi a supporto della transizione digitale ed ecologica. In un contesto globale complesso, iniziative come questa consentono di consolidare la presenza delle imprese italiane sui mercati esteri, valorizzando le sinergie istituzionali e rafforzando la competitività del sistema produttivo nazionale». Guglielmo Picchi, Presidente di Sace, ha dichiarato «La Lombardia è la prima regione esportativa italiana e rappresenta un motore strategico per la competitività internazionale del Paese. Con questo Protocollo rafforziamo il nostro impegno al fianco delle imprese lombarde, mettendo a disposizione l’esperienza e gli strumenti di SACE per accompagnarle nei percorsi di crescita sui mercati esteri. In uno scenario globale complesso, fare sistema con Regione Lombardia, CDP e SIMEST significa offrire alle aziende un supporto sempre più integrato, concreto e vicino ai territori, valorizzando le filiere regionali e la competitività del Made in Italy nel mondo».

Csc Costruzioni (Webuild): inizia lavori da 215 mln per rinnovo sede Onu a Ginevra

Al via i lavori per il rinnovamento dell’Edificio E del Palais des Nations di Ginevra per il rinnovamento della storica sede europea delle Nazioni Unite. Csc Costruzioni (Gruppo Webuild), alla guida di un consorzio, consolida cosi’ la propria attivita’ su questo progetto con un contratto che, a seguito dell’inclusione di una nuova fase di lavori, raggiunge circa 215 milioni di euro. Il progetto dell’Edificio E rappresenta l’ultima fase costruttiva di un programma di rinnovamento avviato nel 2023 dal cliente Re’novation du Palais des Nations (RPN) e i lavori saranno eseguiti garantendo la piena continuita’ delle attivita’ diplomatiche sull’intero campus del Palais des Nations. I lavori si inseriscono nello Strategic Heritage Plan delle Nazioni Unite, finalizzato ad adeguare il complesso alle moderne normative edilizie e agli standard di sicurezza e di accessibilita’ contemporanei, salvaguardando al contempo il valore storico dell’architettura originale.

Prysmian chiude il trimestre con oltre 5 miliardi di ricavi. Battaini: progressi significativi oltre le stime

Prysmian ha chiuso i primi 3 mesi dell’anno con ricavi in crescita del 5% a 5,22 miliardi di euro. Il margine operativo lordo è salito del 14% a 601 milioni e l’utile netto è balzato del 64%a 246 milioni. In calo da 4,88 a 3,81 miliardi l’indebitamento finanziario netto mentre la generazione di cassa è salita negli ultimi 12 mesi da 998 milioni a oltre 1,19 miliardi. Secondo l’amministratore delegato Massimo Battaini per il gruppo è “il punto di partenza di un trend che continuerà nel corso del 2026”. Confermate le stime per l’intero esercizio con margine operativo lordo tra 2,62 e 2,77 miliardi e fino a 1,4 miliardi di cassa. “Nel primo trimestre dell’anno Prysmian ha compiuto progressi significativi”, afferma l’ad sottolineando che “la continua crescita organica, l’aumento dei margini e la forte generazione di cassa sono il punto di partenza di un trend che continuerà nel corso del 2026”. “Gli avvenimenti geopolitici che si sono verificati all’inizio dell’anno – spiega – hanno ulteriormente rafforzato il ruolo centrale delle nostre soluzioni nell’affrontare le sfide più complesse a livello globale”. “Prysmian – incalza – svolge un ruolo chiave nel garantire la sicurezza energetica, contribuendo ad accelerare l’adozione di energia pulita a costi competitivi, modernizzando le infrastrutture attraverso le interconnessioni, potenziando le reti elettriche e supportando i processi di elettrificazione in generale a livello globale, tra i quali la grande richiesta di energia da parte dei data center” Prysmian “sta anticipando gli obiettivi del piano al 2028” e Battaini prevede di “raggiungerli tutti” aggiornando le stime. Il manager spiega che Prysmian sta per finalizzare “nelle prossime settimane” accordi di lungo termine con alcuni ‘hyperscaler’ (gestori di grandi data center, ndr) negli Usa. “Siamo l’unico operatore al mondo che possa offrire soluzioni di potenza e digitali agli hyperscaler – sottolinea – e siamo pronti a cogliere le opportunità del mercato nei prossimi anni”. “Siamo ben posizionati sul settore delle trasmissioni, delle elettrificazioni e delle soluzioni digitali – argomenta – che intercetteranno importanti opportunità di crescita con i data center”. “Opereremo anche dentro gli edifici dove debbono essere impiegati volumi di fibra per le applicazioni legate all’intelligenza artificiale”, aggiunge ricordando che “il costo della fibra è raddoppiato in pochi mesi grazie alla forte domanda per le applicazioni militari”. Per questo il gruppo sta rinegoziando gli accordi di fornitura con i clienti, ma la maggior parte del business “arriva dai nuovi ordini”, con una una crescita della domanda prevista del 40%. Prysmian prevede poi di rivedere al rialzo le stime del piano al 2028. Una circostanza che “sarà legata principalmente a una prossima acquisizione, ma lo faremo anche se non ci sarà”.

Inwit, i soci approvano il bilancio, Favaro confermato in cda

I soci di Inwit hanno approvato il bilancio (chiuso con un utile di 362,6 milioni) e deliberato la distribuzione di un dividendo di 0,5543 euro, in crescita del 7,5% rispetto all’anno precedente. L’assemblea, si legge in una nota, ha inoltre nominato il consigliere di amministrazione Paolo Favaro (già cooptato a settembre scorso).
“La rete infrastrutturale di Inwit è il risultato di 40 anni di investimenti e lavoro di ottimizzazione da parte di Telecom, Vodafone e Inwit; rete strategica, capillare, connessa, sicura e disponibile a condizioni di accesso competitive. Riusciamo a garantire la massima efficienza ai nostri clienti, anche grazie alla condivisione delle infrastrutture, all’ottimizzazione del costo del capitale e all’elevata specializzazione industriale, salvaguardando l’ambiente” ha commentato il direttore generale Diego Galli.

Stellantis ritorna alla redditività, utile netto di 400 milioni nel trimestre

Stellantis ritorna alla redditività nel primo trimestre 2026 con un miglioramento su base annua di tutti i principali indicatori finanziari. L’utile netto è migliorato a 400 milioni di euro, grazie soprattutto alla crescita dei volumi e al rafforzamento della performance operativa. L’utile operativo rettificato è stato di 1 miliardo, che rappresenta un margine del 2,5%, con la maggior parte delle regioni che hanno conseguito risultati positivi I ricavi netti sono aumentati del 6% a 38,1 miliardi di euro, sostenuti da una migliore performance in Nord America, con risultati positivi in Europa allargata e Medio Oriente e Africa. Stellantis ha ridotto da 1,6 a 1,3 miliardi di euro la stima dell’impatto dei dazi Usa per il 2026, grazie a un effetto positivo di circa 400 milioni legato ai rimborsi attesi dopo la bocciatura delle misure da parte della Corte Suprema.

Bnz sigla accordi in Italia per la fornitura di 1.600 GWh di energia rinnovabile all’industria ad alto consumo energetico

Bnz, un produttore indipendente di energia (IPP) che sviluppa, realizza e gestisce progetti di energia rinnovabile, ha siglato accordi bilaterali per la fornitura di un totale di 1.600 GWh a grandi aziende italiane che operano nella siderurgia e nella produzione del ferro. Questo volume di energia equivale al consumo annuo di 600.000 famiglie e consentirà di evitare l’emissione di 528.000 tonnellate di CO₂, permettendo a queste aziende di compiere progressi significativi nelle loro strategie di decarbonizzazione. I contratti sono stati sottoscritti nell’ambito del meccanismo italiano “Energy Release 2.0”, gestito dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e concepito per accelerare l’implementazione di nuova capacità rinnovabile collegando la domanda industriale di energia elettrica allo sviluppo di nuovi impianti di generazione. Attraverso questo meccanismo, le industrie ad alto consumo energetico possono acquistare energia rinnovabile per tre anni a un prezzo stabile di 65 euro per megawattora (MWh) tramite il GSE. Grazie a questo meccanismo, Bnz svilupperà nuovi progetti rinnovabili in Italia, che beneficeranno anch’essi di una tariffa fissa, collegando questa fornitura a prezzo stabile allo sviluppo di nuova capacità di generazione per un periodo di 20 anni. “Questi contratti rafforzeranno la nostra posizione sul mercato italiano, consentendoci di sostenere il sistema e le imprese fornendo energia pulita a un prezzo stabile, a garanzia della sicurezza e della competitività del Paese. Siamo consapevoli che la questione dei costi energetici e della sicurezza energetica riveste grande importanza per le imprese italiane, e vogliamo garantire loro una maggiore stabilità finanziaria e una significativa mitigazione del rischio di fronte alla volatilità del mercato. La nostra presenza in Italia è in crescita e la nostra piattaforma energetica integrata vuole contribuire al raggiungimento degli obiettivi di energia rinnovabile”, ha dichiarato Luis Selva, CEO di BNZ.

Bnz è entrata in una nuova fase di sviluppo, trasformandosi da produttore di energia rinnovabile tradizionale a operatore energetico integrato. Questo approccio pone la gestione energetica e l’ibridazione al centro delle attività, combinando energia pulita solare ed eolica con un portafoglio di progetti di sistemi di accumulo in batterie (BESS) pari a 850 MW, una risorsa fondamentale per migliorare la flessibilità e la resilienza dell’intero portafoglio. Come prima tappa di questo piano d’azione, BNZ ha confermato l’implementazione a breve termine di 530 MW di capacità di stoccaggio nell’Europa meridionale tra il 2026 e il 2027, di cui 210 MW destinati al mercato italiano. In qualità di piattaforma energetica integrata, BNZ sostiene attivamente la transizione energetica con un portafoglio di progetti nel settore delle rinnovabili che in Europa supera i 2,7 GW. La strategia di BNZ punta sulla vicinanza al territorio e sull’ibridazione, con progetti di stoccaggio e impianti solari per ottimizzare le infrastrutture e migliorare la stabilità della rete.

Engie: accordo con Belgio per cessione attività nucleari nel Paese

Il gruppo francese Engie e lo Stato belga hanno firmato una lettera d’intenti che delinea il quadro per i negoziati relativi alla vendita delle attivita’ nucleari del gruppo energetico al Belgio. L’accordo prevede la sospensione immediata delle attivita’ di smantellamento dei reattori recentemente chiusi, ha dichiarato il Primo Ministro belga Bart De Wever che ha auspicato una completa acquisizione del parco nucleare belga. Engie gestiva sette reattori attraverso la sua filiale belga a Tihange (est) e Doel (nord).

Ambiente, Ue rimuoverà il cuoio da legge anti-deforestazione, dopo pressioni di industria

La Commissione europea si appresta a escludere le importazioni di cuoio dalla sua legge anti-deforestazione, in seguito a una campagna promossa da gruppi industriali, secondo cui che la produzione di cuoio non incentiva l’allevamento di bestiame che alimenta la distruzione delle foreste. Lo hanno riferito alcuni funzionari dell’Unione Europea all’agenzia Reuters.L’esenzione rimuoverà cuoio, pelli e cuoio grezzo dalla legge, la prima al mondo nel suo genere, che da dicembre richiederà alle aziende che vendono beni come soia, caffè, carne bovina e olio di palma nell’UE di dimostrare che i loro prodotti non hanno causato deforestazione. Un portavoce della Commissione non ha commentato il piano. Chi viola le norme rischia pesanti multe e un potenziale divieto di accesso al mercato UE. I gruppi ambientalisti hanno esortato Bruxelles a non esentare il cuoio, sostenendo che ciò indebolirebbe la capacità della legge di frenare la deforestazione. I gruppi dell’industria del cuoio hanno sostenuto che, essendo un sottoprodotto dell’industria della carne, con un valore relativamente basso, la sua produzione non incentiva l’allevamento di bestiame che alimenta la deforestazione. Le importazioni di carne bovina sono soggette alla normativa UE. L’inclusione del cuoio “avrebbe un impatto devastante sull’industria conciaria dell’UE”, ha dichiarato lo scorso anno l’associazione europea dei produttori di cuoio Cotance in una comunicazione pubblica all’Unione Europea, aggiungendo che le concerie non potrebbero obbligare le aziende di allevamento di bestiame a monte della filiera a conformarsi alla legge europea. Nelle ultime settimane le associazioni di categoria hanno intensificato le loro pressioni, presentando le proprie argomentazioni, agli europarlamentari e ai rappresentanti della Commissione europea durante un evento al Parlamento europeo dello scorso 8 aprile. Secondo l’UE, l’industria conciaria europea è il principale fornitore mondiale di cuoio. I dati del settore mostrano che le concerie europee importano circa il 40% delle materie prime, come le pelli, da Paesi come il Brasile e gli Stati Uniti.
L’analisi della Commissione, quando ha elaborato la legge per la prima volta, nel 2021, aveva affermato che la pelle “è un fattore rilevante di deforestazione, secondo la letteratura e i riscontri delle parti interessate”. Bruxelles aveva già posticipato di due anni l’entrata in vigore della politica, a seguito dell’opposizione di Brasile, Indonesia e Stati Uniti, secondo cui l’adeguamento sarebbe costoso e danneggerebbe le loro esportazioni verso l’Europa.

Rinnovabili, sì in Commissione Ambiente Lombardia al pdl aree idonee

Individuare in Lombardia le aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili, FER, dando attuazione al d.lgs. 190/2024 noto anche come ‘Testo Unico FER’ che affida alle Regioni il compito di individuare sul proprio territorio spazi per l’installazione di impianti green, coniugando le esigenze della transizione energetica con la salvaguardia delle risorse ambientali e culturali. Questo l’obiettivo del progetto di legge approvato a maggioranza in Commissione Ambiente, presieduta da Alessandro Cantoni, Lombardia Ideale: a favore hanno votato i gruppi di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Lombardia Ideale; contrari M5Stelle e Onorio Rosati di AVS; astenuto il Consigliere del Gruppo Misto Massimo Vizzardi; il PD non ha partecipato al voto. Il testo, illustrato dal Vice Presidente Riccardo Pase, Lega, intende semplificare e accelerare le procedure amministrative per la realizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili in base alle caratteristiche degli impianti.
La normativa favorisce l’installazione di impianti FER in strutture già edificate e ambiti già urbanizzati, escludendo i territori con vincoli ambientali o paesaggistici, come aree protette, a tutela paesaggistica e siti Rete Natura 2000. Viene, inoltre, introdotta una piattaforma digitale centralizzata, Sistema Unico Energia Rinnovabile – SUER, per la gestione delle autorizzazioni e delle procedure abilitative. Il Vicepresidente Pase ha dichiarato: Una legge importante che, nonostante i tempi ristretti dettati dalla procedura d’urgenza, trova, grazie alla collaborazione di tutti, un giusto compromesso tra le molte e diverse sensibilità. Abbiamo ancora una certa autonomia per migliorare alcuni aspetti delicati in vista della discussione in Consiglio regionale. Il provvedimento è composto da 11 articoli. I primi definiscono finalità e obiettivi, fissando per la Lombardia entro il 2030 un traguardo di nuova potenza aggiuntiva del valore di 8,766 GW, essendo già entrati in esercizio nel periodo 2021-2026 impianti FER per 3.068 MW, con una potenza installata dal 2021 pari al 40,6% del target. Sono stabiliti limiti stringenti al consumo di suolo agricolo per impianti fotovoltaici e agrivoltaici, con soglie regionali e comunali differenziate e possibilità di aumento solo per specifiche finalità produttive o di autoconsumo. Il testo disciplina inoltre le diverse tipologie di impianti, i vincoli ambientali e paesaggistici, le procedure autorizzative semplificate e le condizioni tecniche per gli impianti agrivoltaici, individuando ulteriori aree idonee per ciascuna fonte rinnovabile: biogas, eolico, idraulico e geotermico, oltre che fotovoltaico e agrivoltaico. Il progetto di legge stabilisce infine un sistema di governance e nuove modalità di compensazione territoriale. La norma non ha impatti finanziari. Nella seduta in Commissione sono stati esaminati i 76 emendamenti proposti da gruppi di maggioranza e minoranza, accogliendo alcune proposte a firma del relatore Pase, sul ruolo dei Comuni nella scelta della localizzazione; la monetizzazione delle compensazioni territoriali e il limite alle nuove istanze al raggiungimento delle soglie; di Forza Italia, priorità localizzativa; coinvolgimento Enti territoriali nella mappatura; istituzione della SUA provinciale; controlli periodici sugli impianti agrivoltaici; del gruppo PD, mappatura della SUA utilizzata; aree dismesse non residenziali; a firma Giacomo Zamperini, FdI, che sopprime un comma sul cosiddetto ‘agrivoltaico avanzato’. Ritirato, dopo ampio confronto, un emendamento a firma Pase sulla richiesta di fasce di rispetto nella localizzazione di impianti di energia rinnovabile in zone residenziali. È stata, inoltre, inserita la clausola valutativa, richiesta promossa dal Comitato paritetico di controllo e valutazione, che prevede che la Giunta presenti al Consiglio regionale una relazione annuale sullo stato d’attuazione della legge. In dichiarazione di voto è intervenuto Giacomo Zamperini, FdI, Presidente della Commissione speciale ‘Valorizzazione e tutele dei territori montani’, che ha dichiarato che alcuni aspetti del progetto di legge devono essere approfonditi e rinviati a successivi tavoli di confronto politico per cercare soluzioni che tengano conto dell’impatto ambientale degli impianti, la tutela dell’agricoltura. Nel motivare la non partecipazione al voto del gruppo PD, la Consigliera Miriam Cominelli ha auspicato che prima dell’Aula si apra un nuovo momento di confronto. Il contenuto finale del progetto di legge approvato oggi non ha recepito molte delle nostre proposte migliorative, dimostrando una eccessiva chiusura. Il Presidente Cantoni ha sottolineato: Abbiamo svolto un lavoro non ordinario su un tema non semplice che tocca in modo disomogeneo i territori della nostra regione. Tutti hanno dimostrato grandissimo impegno per approfondire in maniera veloce, ma comunque attenta e accorta, i diversi aspetti. Abbiamo così raggiunto, anche grazie al lavoro svolto in Commissione oggi, un risultato non scontato.

Enea: Corte conti, disavanzo 35 mln in 2024, pesano calo entrate e aumento spese

La gestione 2024 dell’Enea ha chiuso con un disavanzo finanziario di 34,98 milioni di euro, in controtendenza rispetto all’avanzo di 75,08 milioni registrato nel 2023. E’ quanto rileva la Corte dei conti nella relazione approvata che evidenzia come il risultato di competenza derivi da entrate accertate pari a 507,1 milioni e spese impegnate per 542,08 milioni. Su base annua, le entrate complessive segnano una flessione dell’8,7%, mentre le spese crescono del 12,9 per cento. Nel dettaglio, le entrate correnti ammontano a 351,05 milioni (+6,6%), mentre quelle in conto capitale, pari a 50,85 milioni, risultano in calo del 49,7%, anche per la diversa tempistica del finanziamento della Banca europea per gli investimenti legato al progetto Divertor Tokamak Test Facility. I trasferimenti ordinari dello Stato si attestano complessivamente a 164,54 milioni. Sul fronte della spesa, le uscite correnti raggiungono 320,2 milioni (+14,6%), mentre quelle in conto capitale si attestano a 116,68 milioni (+53,9%). Tra le componenti delle spese correnti figurano trasferimenti passivi per 85,82 milioni, inclusi 75,86 milioni destinati alla Fondazione Enea Tech e Biomedical. Il risultato economico dell’esercizio evidenzia un saldo positivo di 1,82 milioni, in miglioramento rispetto ai 65 mila euro del 2023. A fine esercizio, il patrimonio netto si attesta a 653,52 milioni, mentre la consistenza di cassa supera il miliardo (1,03 miliardi). L’avanzo di amministrazione e’ pari a 1,04 miliardi, di cui il 91,1% vincolato. I residui attivi salgono a 167,1 milioni (+10,9%) e quelli passivi a 165,37 milioni (+6,8%). I debiti verso fornitori ammontano a 106,57 milioni. L’indicatore di tempestivita’ dei pagamenti segnala un ritardo medio di 7,43 giorni, rispetto a un valore sostanzialmente nullo nel 2023. Nel documento, la magistratura contabile richiama l’esigenza di un attento monitoraggio degli equilibri finanziari, con particolare riguardo all’elevata incidenza delle risorse vincolate, all’evoluzione dei residui, alla dinamica dei pagamenti e alla gestione delle risorse legate ai progetti del Pnrr, nonche’ ai rapporti finanziari con la Fondazione Enea Tech e Biomedical.

Energia, bando Ue da 600 mln per infrastrutture transfrontaliere

La Commissione europea ha pubblicato un nuovo bando nell’ambito del Meccanismo per collegare l’Europa (Cef-E), del valore di 600 milioni di euro, destinato a progetti di infrastrutture energetiche transfrontaliere.
“Il potenziamento dell’interconnettività è essenziale affinché l’Ue possa compiere la transizione verso un sistema energetico decarbonizzato e resiliente, basato su energia prodotta internamente, pulita, abbondante e a prezzi accessibili, e accelerare l’elettrificazione”, evidenzia la Commissione in una nota.
Aperto fino al 30 settembre 2026, il bando è rivolto ai cosiddetti Progetti di interesse comune (Pci) e ai Progetti di interesse reciproco (Pmi, che coinvolgono anche paesi non Ue) che figurano nell’elenco Pci e Pmi dell’Unione. Si tratta del primo invito a presentare proposte nell’ambito del secondo elenco Pci/Pmi di progetti di infrastrutture energetiche transfrontaliere selezionati ai sensi del regolamento sulle reti transeuropee dell’energia.

Ue, ok Commissione a raccomandazioni su protezione consumatori

La Commissione europea ha pubblicato una serie di raccomandazioni volte a proteggere le famiglie vulnerabili dalle interruzioni della fornitura energetica, a gestire meglio i loro contratti di fornitura energetica e a consentire loro di svolgere un ruolo attivo nella transizione verso l’energia pulita attraverso l’autoproduzione e la condivisione dell’energia. Le raccomandazioni fanno seguito al Pacchetto energetico per i cittadini e alla comunicazione AccelerateEu, recentemente adottati dalla Commissione per affrontare l’attuale crisi energetica legata alla guerra in Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz.
Le raccomandazioni pubblicate oggi si concentrano sul potenziamento dei consumatori europei, facilitando scelte informate in materia di fornitura energetica, nonché sulla prevenzione delle interruzioni di fornitura e delle conseguenze dei fallimenti dei fornitori. Le raccomandazioni mirano inoltre a sostenere gli Stati membri nella promozione del rapido sviluppo di comunità energetiche e di forme di autoconsumo e condivisione dell’energia, che possono contribuire alla transizione verso un’energia più pulita, riducendo al contempo i prezzi. La Commissione evidenzia come intenda lavorare a stretto contatto con gli Stati membri e le parti interessate per garantire un’attuazione efficace delle raccomandazioni, fornendo assistenza tecnica e monitorando i progressi.
“Il conflitto in Medio Oriente, e il suo impatto sui prezzi dell’energia, sottolinea quanto rimangano volatili i mercati energetici globali e quanto sia urgente per l’Europa rafforzare la propria resilienza energetica – commenta in una nota il commissario all’Energia Dan Jorgensen -. Questo deve essere il momento in cui acceleriamo la transizione verso un sistema energetico più sostenibile, sicuro e incentrato sui consumatori. In un momento in cui l’aumento dei costi energetici rappresenta una preoccupazione reale per i cittadini dell’Ue, questo pacchetto trasforma l’ambizione politica in benefici concreti per le famiglie, le comunità e le piccole imprese in tutta Europa. Dobbiamo proteggere le famiglie vulnerabili dalle interruzioni dell’erogazione di energia e aiutare tutti i consumatori a gestire meglio i propri contratti di fornitura energetica, oltre a svolgere un ruolo attivo nella transizione”.

Fusioni, la Commissione Ue avvia la consultazione sulla bozza delle nuove linee guida

La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere commenti sulla bozza delle nuove Linee guida UE in materia di fusioni . Queste sostituiranno le attuali Linee guida sulle fusioni orizzontali e le Linee guida sulle fusioni non orizzontali . Si tratta della riforma più significativa in materia di controllo delle fusioni nell’UE degli ultimi due decenni. La consultazione pubblica fa seguito a una richiesta di contributi , che comprendeva una consultazione pubblica iniziale avviata nel maggio 2025 e diversi eventi con le parti interessate organizzati dalla Commissione. I contributi ricevuti dalle diverse parti interessate dall’inizio del processo di revisione hanno contribuito alla stesura del testo pubblicato oggi. La presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato: “L’Europa ha bisogno di aziende audaci e innovative in grado di competere sulla scena globale. Abbiamo i talenti. Ora dobbiamo creare l’ambiente favorevole per i futuri campioni d’Europa. Oggi pubblichiamo la bozza delle nostre linee guida sulle fusioni per supportare al meglio le imprese nella loro crescita, espansione e innovazione. Si tratta di un approccio ambizioso alla nostra politica di concorrenza, che ci permetterà di affrontare le realtà di un’economia globale estremamente competitiva e di rafforzare la nostra competitività, preservando al contempo la prevedibilità e la certezza che gli investitori apprezzano maggiormente in Europa”. Tutti i soggetti interessati possono contribuire rispondendo al questionario disponibile qui entro il 26 giugno 2026. Il progetto di linee guida sulle fusioni mira a modernizzare il modo in cui la Commissione valuta le fusioni, per riflettere il mutato contesto geopolitico e commerciale odierno, in cui la dimensione industriale e la competitività globale, così come l’innovazione e gli investimenti, sono diventati sempre più importanti, e la sostenibilità e la resilienza sono diventate parametri rilevanti per la concorrenza.
La crescita e l’espansione delle imprese nei mercati globali, fino al raggiungimento delle dimensioni necessarie per competere, possono essere pro-competitive in quanto favoriscono l’innovazione, gli investimenti e la resilienza, e sono necessarie per guidare una crescita economica sostenibile e per competere e assumere un ruolo di leadership a livello globale. Il progetto di linee guida sulle fusioni mira a: sostenere e rafforzare la competitività globale dell’UE ; Concentrarsi sull’innovazione e sugli investimenti nell’ambito di un approccio più dinamico alla valutazione delle fusioni. Ciò include la fornitura di linee guida sulla valutazione del danno dinamico e delle “acquisizioni killer”, introducendo al contempo uno “Scudo per l’innovazione” per le fusioni non problematiche che coinvolgono piccole imprese innovative, comprese le start-up e i progetti di ricerca e sviluppo; riconoscere la sostenibilità e la resilienza come importanti realtà competitive, fornendo indicazioni su come i loro contributi positivi all’economia e alla società nel suo complesso possano essere considerati nelle revisioni del controllo delle fusioni; Aggiornare e perfezionare gli orientamenti sull’analisi del potere di mercato , del foro preclusivo e del coordinamento. Ciò garantirà che la Commissione sia attrezzata per affrontare l’impatto delle diverse tipologie di fusioni su prezzo, qualità e innovazione in un’economia in continua evoluzione; fornire indicazioni dettagliate su come la Commissione valuterà i benefici derivanti dalle fusioni , denominati efficienze , promossi dalle imprese, comprese le efficienze dinamiche positive relative all’innovazione e agli investimenti, che potrebbero richiedere più tempo per concretizzarsi; e presentano nuove linee guida sulle situazioni in cui gli Stati membri possono intervenire in fusioni altrimenti non problematiche per tutelare legittimi interessi pubblici. Le bozze delle Linee guida sulle fusioni sono state concepite come un nuovo approccio volto a garantire prevedibilità e certezza, fornendo indicazioni concrete su come le economie di scala possano favorire la competitività. Contribuiscono inoltre al raggiungimento degli obiettivi più ampi di competitività, sostenibilità, equità sociale e resilienza. La consultazione pubblica sarà aperta ai commenti fino al 26 giugno 2026. Tutti i soggetti interessati possono inviare le proprie osservazioni. La Commissione analizzerà le risposte alla consultazione pubblica e pubblicherà i contributi nella lingua in cui sono stati presentati, unitamente a una sintesi delle principali tendenze emerse, sulla pagina web dedicata del sito web della Commissione in materia di concorrenza. Oltre alla consultazione pubblica, la Commissione continuerà a dialogare con cittadini, imprese e altri soggetti interessati, anche attraverso altre modalità, prima di finalizzare il processo di revisione. Tra queste, un seminario interattivo con le parti interessate si terrà il 10 giugno 2026.

Ue, la Commissione formula raccomandazioni per proteggere i consumatori vulnerabili dagli alti prezzi dell’energia

La Commissione europea ha pubblicato una serie di raccomandazioni per contribuire a proteggere le famiglie vulnerabili dalle interruzioni di fornitura energetica, a gestire meglio i loro contratti di fornitura energetica e a svolgere un ruolo attivo nella transizione verso l’energia pulita attraverso l’autoproduzione e la condivisione di energia. Le raccomandazioni danno seguito al Pacchetto Energia dei Cittadini e alla comunicazione AccelerateEU, recentemente adottati dalla Commissione per affrontare l’attuale crisi energetica da combustibili fossili.
La creazione di un sistema energetico più inclusivo, resiliente e sostenibile è fondamentale per il percorso dell’Europa verso l’indipendenza energetica. Le raccomandazioni pubblicate oggi si concentrano sul dare maggiore potere ai consumatori europei, facilitando scelte consapevoli in materia di approvvigionamento energetico, e sulla prevenzione delle interruzioni di fornitura e delle conseguenze dei fallimenti dei fornitori. Mirano inoltre a sostenere gli Stati membri nella promozione del rapido sviluppo di comunità energetiche e di forme di autoconsumo e condivisione dell’energia, che possono contribuire alla transizione verso un’energia più pulita e al contempo ridurre i prezzi.
Il commissario per l’Energia e l’edilizia abitativa Dan Jørgensen ha dichiarato: “Il conflitto in Medio Oriente – e il suo impatto sui prezzi dell’energia – sottolinea quanto rimangano instabili i mercati energetici globali e quanto urgente sia per l’Europa rafforzare la propria resilienza energetica. Questo deve essere il momento in cui acceleriamo la transizione verso un sistema energetico più sostenibile, sicuro e incentrato sul consumatore. In un momento in cui l’aumento dei costi energetici rappresenta una reale preoccupazione per i cittadini dell’UE, questo pacchetto trasforma le ambizioni politiche in benefici concreti per le famiglie, le comunità e le piccole imprese in tutta Europa. Dobbiamo proteggere le famiglie vulnerabili dalle interruzioni di fornitura energetica e sostenere tutti i consumatori affinché possano gestire al meglio i propri contratti di fornitura energetica e svolgere un ruolo attivo nella transizione.”. La Commissione collaborerà strettamente con gli Stati membri e le parti interessate per garantire un’attuazione efficace delle raccomandazioni, fornendo assistenza tecnica e monitorando i progressi.

La Commissione Ue e Eurocontrol lanciano una piattaforma per migliorare il monitoraggio degli impatti climatici non legati alla CO₂ del settore aeronautico

La Commissione europea ed Eurocontrol intensificano il loro lavoro di monitoraggio, rendicontazione e verifica dell’impatto climatico complessivo del settore aereo, rilasciando oggi la terza versione del NEATS (Non-CO₂ Aviation Effects Tracking System), una piattaforma informatica. La versione rilasciata include tutte le funzionalità necessarie per il processo di monitoraggio, reporting e verifica. Frutto di una collaborazione inclusiva e stretta con tutte le parti interessate, questa piattaforma consente ora agli operatori aerei, ai verificatori accreditati e alle autorità competenti di completare l’intero flusso di lavoro direttamente all’interno di un unico sistema integrato. NEATS è una piattaforma informatica pionieristica progettata per supportare l’implementazione del Sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE (EU ETS), consentendo di monitorare in modo solido e armonizzato gli effetti non legati alla CO₂ del settore aeronautico. Rappresenta un passo fondamentale verso un approccio più completo e trasparente per il raggiungimento dell’obiettivo di neutralità climatica del settore aereo entro il 2050.

Mercosur, al via oggi l’accordo provvisorio

L’ accordo commerciale provvisorio UE-Mercosur entrerà in vigore oggi, 1° maggio, apportando benefici immediati e tangibili alle imprese, ai lavoratori e ai cittadini dell’UE. Per celebrare l’evento, la Presidente von der Leyen parteciperà domani, insieme al Presidente del Consiglio europeo, António Costa, a una videoconferenza con i leader del Mercosur. La Presidente von der Leyen ha dichiarato: “ Molto lavoro è stato profuso per raggiungere questo accordo storico; ora è il momento di impegnarci allo stesso modo affinché i nostri cittadini e le nostre imprese ne traggano immediatamente beneficio. Fin dal primo giorno, le tariffe vengono ridotte e si aprono nuove opportunità di mercato. Questa è un’ottima notizia per le imprese europee di tutte le dimensioni, per i nostri consumatori e per i nostri agricoltori, che potranno beneficiare di nuove e preziose opportunità di esportazione, pur essendo pienamente tutelati nei settori sensibili. Domani parlerò con tutti e quattro i leader del Mercosur per celebrare questa giornata importante e ribadire la necessità del massimo impegno per realizzarne appieno il meraviglioso potenziale. Questa è una giornata positiva per la competitività, la resilienza e il posizionamento strategico dell’Europa: l’agenda commerciale dell’UE si sta dimostrando ancora una volta vincente”. Il Commissario per il Commercio e la Sicurezza Economica, Maroš Šefčovič, ha dichiarato: “Il 1° maggio è un giorno importante per l’Unione Europea in termini di commercio. Con l’applicazione provvisoria dell’accordo UE-Mercosur, è tempo di rimboccarci le maniche e assicurarci che questo accordo storico dia i suoi frutti. Gli accordi commerciali, nella loro essenza, riguardano l’acquisto e la vendita di beni e servizi, secondo regole concordate di comune accordo e per un vantaggio reciproco, e questo sarà il nostro obiettivo principale nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. La Commissione si sta già impegnando in un’intensa attività di sensibilizzazione strutturata presso le imprese dell’UE, comprese le PMI, per garantire che abbiano tutte le informazioni necessarie per iniziare a esplorare le grandi opportunità a loro disposizione. Questo accordo – e i molti altri che abbiamo recentemente concluso o su cui stiamo attualmente lavorando – faranno davvero la differenza per l’economia dell’UE e la sua competitività globale”.
L’accordo eliminerà gradualmente i dazi doganali su oltre il 91% delle merci UE esportate nel Mercosur, aprendo un mercato comune di oltre 700 milioni di persone. A partire da domani, l’accordo eliminerà o ridurrà drasticamente le tariffe sulle principali esportazioni UE, come automobili, prodotti farmaceutici, vino, liquori e olio d’oliva, creando immediatamente nuove opportunità per le aziende europee in una delle più grandi zone di libero scambio al mondo .
Gli agricoltori e i produttori agroalimentari dell’UE beneficeranno anche di dazi ridotti o eliminati, rendendo i loro prodotti più competitivi nel Mercosur. Si prevede che l’accordo aumenterà del 50% le esportazioni agroalimentari dell’UE verso la regione, con le prime quote e riduzioni tariffarie che entreranno in vigore domani. Inoltre, 344 indicazioni geografiche europee (IG), come il Parmigiano Reggiano e il Bordeaux, otterranno protezione legale nel Mercosur a partire da domani, impedendone l’imitazione in questo mercato di consumo in crescita. Allo stesso tempo, i settori agroalimentari dell’UE più sensibili beneficeranno di tutte le protezioni necessarie grazie a quote tariffarie attentamente calibrate, a un meccanismo di salvaguardia senza precedenti e a controlli rafforzati.
Il 1° maggio segna anche l’inizio dell’eliminazione delle barriere non tariffarie e tecniche al commercio, con l’entrata in vigore delle norme sulla valutazione della conformità, sull’etichettatura e sul rispetto degli standard internazionali. Ciò garantirà alle imprese dell’UE di operare in modo più semplice e rapido. Si apriranno anche i mercati degli appalti pubblici, consentendo alle imprese dell’UE di partecipare alle gare d’appalto governative a livello federale e statale in condizioni di parità con i concorrenti locali. Gli esportatori di servizi – in settori come la finanza, l’informatica e i trasporti – beneficeranno immediatamente di norme di licenza più chiare, procedure non discriminatorie e maggiore libertà di movimento dei lavoratori. Entro il 2040, si prevede che questi vantaggi combinati aumenteranno del 39% le esportazioni annuali dell’UE verso la regione del Mercosur, raggiungendo i 50 miliardi di euro. L’applicazione provvisoria fa seguito alla decisione del Consiglio di gennaio di autorizzare la Commissione ad applicare provvisoriamente l’accordo a partire dalla prima ratifica da parte di un paese del Mercosur. Il 27 febbraio , la presidente von der Leyen ha annunciato che l’UE avrebbe proceduto con l’applicazione provvisoria.

La Commissione europea aumenta il suo obiettivo di finanziamento per la prima metà del 2026

Ieri, la Commissione europea ha aumentato di 10 miliardi di euro l’obiettivo di finanziamento per i titoli di Stato europei (EU Bond) per il periodo gennaio-giugno 2026, portandolo a un totale di 100 miliardi di euro per la prima metà del 2026, anziché i 90 miliardi di euro annunciati lo scorso dicembre . Ciò fa seguito all’adozione delle relative procedure legislative per il nuovo prestito di sostegno all’Ucraina per il periodo 2026-2027. La Commissione ha inoltre aumentato di 20 miliardi di euro il volume indicativo annuo di emissione di titoli di Stato europei per il 2026, portandolo a un totale di 180 miliardi di euro.
I fondi raccolti saranno utilizzati per erogare prestiti agli Stati membri dell’UE nell’ambito del programma NextGenerationEU , nonché prestiti a sostegno dell’acquisizione di capacità legate alla difesa nell’ambito dello strumento Azione per la sicurezza in Europa (SAFE). Anche altri programmi politici, come il Fondo per l’Ucraina , il Fondo per la riforma e la crescita per i Balcani occidentali e i prestiti di assistenza macrofinanziaria ai paesi limitrofi, saranno finanziati con prestiti dell’UE.
In linea con le consolidate prassi di mercato e nell’ambito del suo approccio unificato al finanziamento, la Commissione pubblica periodicamente la decisione annuale in materia di prestiti e i piani di finanziamento semestrali. La decisione annuale in materia di prestiti e il piano di finanziamento sono fondamentali per garantire una sana gestione finanziaria, la responsabilità e la trasparenza nell’attuazione delle operazioni di gestione del debito dell’UE.
La decisione annuale in materia di prestiti stabilisce l’importo massimo dei prestiti che la Commissione può contrarre in un dato anno. Il piano di finanziamento semestrale definisce il calendario indicativo delle emissioni della Commissione e i volumi totali di emissione previsti per i successivi 6 mesi.

Competitività, Aiel: filiera legno vale l’1,6% del pil

“Filiera legno-energia è una filiera poco conosciuta, ma fondamentale. Da un punto di vista economico contribuisce fino all’1,6% del Pil occupando oltre 300.000 persone. Ci sono 14.000 imprese, con un fatturato che supera i 4 miliardi di euro. Tuttavia, le foreste italiane non adeguatamente gestite, ma soffrono di un cronico abbandono e questo comporta rischi, come il dissesto idrogeologico, la perdita del valore ambientale e una riduzione delle opportunità economiche e occupazionali”.
Lo ha detto Annalisa Paniz direttrice di AIEL (Associazione italiana energie agroforestali) in audizione in commissione Attività produttive della Camera sulla competitività del sistema Italia.

Fs, Trenitalia: circa 6,5 mln di persone in viaggio nel ponte del Primo Maggio

Trenitalia (Gruppo FS) si prepara a far viaggiare circa 6,5 milioni di viaggiatori in occasione del ponte del 1° maggio, tra giovedì 30 aprile e lunedì 4 maggio 2026, rafforzando l’offerta su scala nazionale con un piano di potenziamento dei servizi. A trainare le prenotazioni sono le città d’arte come Roma e Firenze, e le città del Sud come Napoli, Salerno, Bari, Foggia e Lecce. Per le medie e lunghe percorrenze prevalgono le mete di mare dell’Adriatico, tra cui Termoli, San Benedetto del Tronto, Riccione e Pesaro, e gli spostamenti verso la Sicilia. Forte anche l’interesse per le destinazioni del Trentino-Alto Adige e le destinazioni svizzere servite dagli EuroCity. Per soddisfare le esigenze di mobilità di questo periodo, Trenitalia ha previsto l’impiego di Frecciarossa in composizione doppia, collegamenti AV in più tra alcune città italiane e InterCity aggiuntivi per rispondere all’aumento della domanda con una maggiore disponibilità di posti sulle principali direttrici di viaggio. Elementi centrali dell’offerta di questo ponte sono soluzioni di viaggio potenziate e treni Frecciarossa in doppia composizione, che consentono di incrementare in modo significativo la capacità dei convogli senza modificare l’orario di servizio. Fino al 2 giugno, i treni InterCity e InterCity Notte saranno interessati da una maggiore disponibilità di posti. L’offerta si arricchisce con l’opzione EuroCity da e per la Svizzera, lungo gli assi del Gottardo e del Sempione, con collegamenti verso Zurigo, Basilea, Ginevra e Berna. Gli EuroNight, invece, collegano Roma, Firenze e Bologna con Austria e Germania, raggiungendo Vienna, Salisburgo e Monaco di Baviera. Con circa 1.700 località raggiunte e la sua rete che attraversa tutte le regioni italiane, il Regionale è una soluzione ideale per visitare l’Italia. Permette di spostarsi facilmente tra città d’arte come Roma, Napoli e Firenze e di scoprire borghi, luoghi di montagna e località di mare. Si rafforza l’offerta verso località balneari come Civitavecchia, Cefalù, la costa ionica siciliana e la Riviera ligure, con treni diretti da Firenze e Pisa a La Spezia e dal Piemonte verso Albenga, Savona, Imperia e Ventimiglia. In Veneto sono previsti servizi aggiuntivi tra Venezia, Padova, Bassano del Grappa, Treviso e Verona. Nel Sud si rafforzano collegamenti in Campania, con più corse nei giorni festivi tra Napoli e le principali direttrici costiere e metropolitane. Con il potenziamento dei servizi per il ponte del 1° maggio, Trenitalia e il Gruppo FS Italiane confermano il proprio impegno nel garantire un sistema di mobilità integrato, sostenibile e capace di rispondere alle esigenze di cittadini e turisti in uno dei periodi dell’anno a più alta intensità di spostamenti.

Il 6 maggio inaugurazione ufficiale del nuovo volto di Unipol Dome l’arena progettata da Arup

Con l’inaugurazione ufficiale e il concerto di Luciano Ligabue in programma mercoledì 6 maggio, l’Unipol Dome di Milano, progettata da Arup, società internazionale di pianificazione, progettazione e consulenza, in collaborazione con David Chipperfield Architects e sviluppata e gestita da CTS EVENTIM, leader in Europa nel ticketing e nel live entertainment, svela il suo nuovo volto. Dopo il debutto in occasione dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, che l’ha vista ospitare la competizione di hockey su ghiaccio maschile, dal 6 maggio l’arena situata nel quartiere di Santa Giulia si trasforma infatti in nuovo punto di riferimento milanese per eventi musicali, sportivi e culturali di livello internazionale. In grado di ospitare fino a 16.000 spettatori, l’impianto progettato da Arup è altamente flessibile e può riconfigurarsi rapidamente in base alle diverse esigenze degli eventi in programma, grazie alle tribune mobili e telescopiche appositamente studiate e a sistemi tecnologici innovativi.

L’edificio, dalla forma ellittica che reinterpreta in chiave moderna il modello degli antichi anfiteatri, sorge su un podio monolitico, sviluppandosi in tre anelli concentrici di altezza crescente. Elemento iconico è la facciata composta da tubi di alluminio che durante il giorno riflette la luce naturale, mentre di notte si anima grazie a oltre 2,4 milioni di LED integrati che la trasformano in un imponente display multimediale, creando un nuovo faro nel paesaggio urbano. All’interno, l’arena è strutturata in un sistema di sedute realizzato per garantire la massima visibilità da ogni posto, con due ordini di gradinate coperte sopra il livello del parterre, serviti da quattro livelli aperti al pubblico con servizi di hospitality quali ristoranti, lounge e skybox. Il complesso ospiterà uno dei più grandi impianti fotovoltaici di Milano, con una potenza complessiva installata pari a 2,2 MW, distribuita sulle coperture dell’arena e dell’edificio parcheggi. Il sistema è previsto generare circa 2,5 GWh all’anno. La maggior parte dell’energia rinnovabile prodotta sarà consumata dall’edificio, mentre eventuali surplus potranno essere utilizzati localmente all’interno del comparto Santa Giulia o immessi in rete. All’interno dell’arena è stata inoltre integrata una serie di tecnologie ad alta efficienza energetica volte a minimizzare i consumi complessivi, tra cui pompe di calore aria‑aria, sistemi di recupero del calore, illuminazione a LED e sistemi di gestione intelligente dell’edificio.La strategia di progetto, improntata ai principi di economia circolare e di riduzione delle emissioni di CO2, ha privilegiato l’impiego di materiali a basse emissioni e l’adozione di soluzioni costruttive modulari e prefabbricati, al fine ottimizzare l’efficienza nell’uso delle risorse. L’approccio costruttivo del progetto ha inoltre promosso l’utilizzo di materiali con contenuto riciclato, in linea con i crediti LEED e con i Criteri Ambientali Minimi (CAM) italiani. “Siamo orgogliosi di aver contribuito alla realizzazione dell’Unipol Dome, una struttura che esprime la nostra visione di architettura innovativa e sostenibile e che rappresenta per noi la sintesi perfetta tra design, tecnologia e responsabilità ambientale”, dichiara Giammichele Melis, direttore Arup.

Poste Italiane: il passaporto si può richiedere in circa 7.500 uffici postali in tutta Italia

In circa 7.500 uffici postali è possibile richiedere il rilascio e il rinnovo del passaporto. Tutti i 6.932 uffici postali del progetto Polis – l’iniziativa di Poste Italiane che punta a sostenere la coesione economica, sociale e territoriale e il superamento del digital divide nei comuni con meno di 15mila abitanti – sono stati abilitati. A loro si uniscono i 431 uffici nelle grandi città, come Roma, Milano, Napoli, Firenze, Bologna, Verona, Venezia e Cagliari. Il servizio di rilascio e rinnovo dei passaporti, avviato a marzo 2024 con la sperimentazione in provincia di Bologna, è stato completato nei tempi stabiliti e coinvolge ora tutto il territorio nazionale. Gli uffici postali hanno erogato circa 206mila passaporti, di cui 156mila nei Comuni Polis. Grazie al progetto, i cittadini si sono potuti procurare i passaporti senza l’obbligo di recarsi in Questura e con la possibilità di ricevere il documento a casa (una scelta effettuata da 8 persone su 10 che risiedono nei piccoli centri). L’iniziativa conferma il ruolo di Poste Italiane come punto di riferimento per i cittadini, ed è stata resa possibile grazie alla convenzione stipulata tra l’Azienda, il Ministero dell’Interno e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Complessivamente, gli uffici postali Polis hanno fornito oltre 222mila servizi della Pubblica Amministrazione tra passaporti, certificati pensionistici e documenti anagrafici e di stato civile. Significativo l’impatto economico generato da Polis: oltre 1 miliardo di euro di apporto al Pil; oltre 18.500 posti di lavoro creati e 484 milioni di euro generati da redditi da lavoro. Il progetto Polis, lanciato a gennaio del 2023, permette ai cittadini residenti nei Comuni al di sotto di 15mila abitanti di accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione direttamente presso gli uffici postali. Polis ha l’obiettivo di favorire l’inclusione digitale e la coesione sociale nel Paese, contrastando il pericolo di desertificazione dei servizi nelle aree interne. L’investimento complessivo del progetto è 1,2 miliardi di euro, di cui 800 milioni provenienti da risorse del piano complementare al Pnrr e 400 milioni di euro di investimento diretto di Poste Italiane.

 

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