LA GIORNATA
Bankitalia, banche e famiglie solide ma l’impatto della guerra è in arrivo
- Piano Casa, fonti maggioranza: vale circa 4 miliardi di euro
- Pnrr, via libera Ue alla nona rata da 12,8 mld
- Cipess via libera 1,42 miliardi per Torino-Lione, in servizio nel 2033
IN SINTESI
Il sistema bancario, le famiglie e anche le imprese italiane hanno le risorse, il patrimonio e poco debito, per resistere agli elementi negativi liberati dalla guerra in Medio Oriente. E tuttavia il perdurare del conflitto, con il corollario di rialzo dell’inflazione e dei costi di trasporto ed energia, il calo della fiducia delle aziende e degli investimenti metterebbero l’economia italiana alla prova. Lo indica il rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia. Le debolezze e i rischi principali alla stabilità dell’economia nazionale (la crescita risponde anche ad altri fattori) vengono quindi da elementi esterni come appunto il blocco dello stretto di Hormuz e l’aumento della fattura energetica. Fino a febbraio, nota la banca nel suo rapporto, “la condizione macrofinanziaria del Paese e i rischi connessi con l’andamento ciclico erano stabili. Dopo lo scoppio delle ostilità sono aumentati i rendimenti dei titoli di Stato e, lo spread; “i corsi azionari sono considerevolmente diminuiti e, pur avendo da allora recuperato le perdite accumulate, restano esposti a significative oscillazioni”. E quindi andando ad analizzare nel dettaglio “la situazione finanziaria di famiglie e imprese è equilibrata, ma un peggioramento dello scenario macroeconomico potrebbe incidere sulla loro fiducia. Per le famiglie i rischi restano limitati grazie alla solidità patrimoniale e al basso indebitamento. Anche per le imprese il quadro appare nell’insieme stabile, sostenuto da un livello di debito contenuto e da una moderata espansione del credito. In un contesto di complessiva incertezza, i rincari dell’energia e dei costi di trasporto, pressioni inflazionistiche più persistenti e condizioni finanziarie meno accomodanti potrebbero avere ricadute sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese, oltre che sulla loro fiducia. Ci sono poi le banche che “pur partendo da una posizione di solidità, gli intermediari finanziari sono esposti a rischi che potrebbero materializzarsi in caso di prolungamento del conflitto”. Si citano le condizioni di provvista e di liquidità e la qualità degli attivi. Anche il settore assicurativo rimane solido, “l’incremento dei rendimenti sui titoli a reddito fisso potrebbe tuttavia determinare minusvalenze latenti”. Intanto,l’elevato peso del debito pubblico rimane una fonte di vulnerabilità, in special modo in presenza di tensioni sui mercati finanziari internazionali”, sottolinea Bankitalia rilevando “l’aumento del differenziale tra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi osservato immediatamente dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente”. Il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto alla fine del 2025 è salito di 2,4 punti percentuali, al 137,1 per cento, in misura superiore alle attese. Secondo le più recenti stime ufficiali contenute nel Documento di finanza pubblica 2026, esso crescerà anche nel 2026 per poi ridursi gradualmente negli anni successivi.
Pnrr, via libera Ue alla nona rata da 12,8 mld
Via libera della Commissione europea alla nona e penultima rata del PNRR, pari a 12,8 miliardi di euro. Con questo traguardo, le risorse complessivamente ottenute dall’Italia salgono a 166 miliardi, confermandoci al primo posto in Europa. A parlare di grande risultato è il ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le politiche di Coesione, Tommaso Foti. “Un risultato del Governo Meloni che dimostra la solidità del modello italiano, capace di trasformare il Piano in uno strumento concreto di riforme e investimenti strategici”. Foti parla di altri due risultati conseguiti ieri in Europa.
“Il secondo – riferisce – è la storica chiusura della procedura di infrazione sui ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione, un problema che per anni ha penalizzato le imprese italiane. Se si pensa che i tempi medi di pagamento delle pubbliche amministrazioni arrivavano anche fino a 200 giorni, determinando la condanna da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea e significative difficoltà per il sistema produttivo, oggi questi si sono significativamente ridotti, avvicinandosi agli standard previsti dalla normativa europea, che fissa in 30 giorni (60 per casi specifici) i termini ordinari. Un cambiamento reso possibile grazie alle riforme del PNRR che ha individuato nella riduzione strutturale dei tempi di pagamento una priorità strategica. In particolare, con la Riforma 1.11 della Missione 1, Componente 1, e il conseguimento di obiettivi quantitativi progressivi, l’Italia ha migliorato in modo concreto le performance delle amministrazioni centrali e territoriali. Nell’ambito del Piano sono state inoltre adottate misure strutturali decisive, tra cui task force di supporto, piani mirati per le amministrazioni in ritardo e un piano straordinario di audit”. Inoltre, “il terzo risultato è conseguenza della approvazione della Legge n. 50 del 20 aprile 2026, con cui l’Italia ha adeguato la disciplina dell’assegno unico universale ai principi dell’Unione europea, ampliando la platea dei beneficiari, eliminando il requisito della residenza e includendo anche i cittadini UE che lavorano in Italia, con figli residenti all’estero. Una modifica normativa che ha portato alla chiusura di un’ulteriore procedura di infrazione apertasi in ragione della normativa approvata ai tempi del Governo Draghi. Tre risultati concreti che certificano il ruolo dell’Italia come protagonista in Europa e la capacità del Governo Meloni di mantenere gli impegni, con serietà e visione”.
Piano Casa, fonti maggioranza: vale circa 4 miliardi di euro
Il Piano casa, atteso domani in Consiglio dei ministri, dovrebbe prevedere risorse per circa 4 miliardi di euro. A riferirlo ieri più fonti di maggioranza. Gli stanziamenti sono oggetto dei lavori di rifinitura in corso anche alla vigilia e c’è nel centrodestra chi si spinge a prospettare una cifra complessiva tra i 4 e i 5 miliardi
Duello maggioranza-opposizione sul Dfp, nodo scostamento
Maggioranza e opposizione si presenteranno in Aula con risoluzioni unitarie sul Dfp. E si daranno battaglia dopo l’intervento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, previsto alla Camera con il voto sui due documenti.Quello del centrodestra, che gli alleati di governo limano fino all’ultimo minuto utile, dovrebbe contenere la possibilità, riguardo al deficit, di attivare ‘la clausola di salvaguardia nazionale’ prevista dall’articolo 26 del nuovo patto: per “deviare dal percorso della spesa netta stabilito” in casi “eccezionali e al di fuori del controllo dello Stato” che ne fa richiesta. Una deroga per far fronte all’emergenza energetica. Nero su bianco ci dovrebbe essere la parola “flessibilità” e non “scostamento”. Ma fino all’ultimo momento, vista anche la fluidità del contesto internazionale, potrebbe cambiare qualcosa. Anche in considerazione dei contatti informali che l’Esecutivo sta gestendo con Bruxelles. Nella coalizione di governo, i punti di partenza di Lega e FI erano distanti e il confronto è andato avanti a lungo: gli azzurri più propensi ad una rimodulazione dei fondi di coesione e del Pnrr (o per un nuovo Pnrr) sull’energia; i leghisti all’attacco sulla richiesta di abbandonare anche unilateralmente il patto di stabilità. Decisivo è stato l’intervento della stessa premier Giorgia Meloni che ha fatto riferimento all’ipotesi di usare “l’autorizzazione” già concessa dal Parlamento “di una flessibilità sui conti per le spese di difesa e sicurezza (pari a 3.7 miliardi) anche per l’energia”.
Di scostamento si parla, invece, chiaramente nella risoluzione del centrosinistra, sia pure con dei precisi paletti. Il documento del campo progressista (Pd, M5s, Avs e Iv) chiede di sostenere le iniziative in ambito UE finalizzate a varare un piano di investimenti comuni sul modello di Next Generation EU” e di “adottare iniziative urgenti in sede di europea volte a promuovere una revisione del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile”. Gli alleati poi concordano di “garantire che un eventuale scostamento di bilancio sia esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica, al finanziamento della sanità pubblica e non a impegni di spesa militare”. Si punta “a ridurre nell’immediato i costi dell’energia per i cittadini e le imprese” e si cita la necessità di una “legge sul salario minimo per contrastare il lavoro povero”. Nelle trattative interne al campo progressista sarebbero stati in particolare il M5s e Avs a spingere per inserire il riferimento all’eventuale scostamento di bilancio. Nel suo complesso il documento si presenta come un manifesto vero e proprio di politica economica: dal piano casa al Pnrr.
La Fed lascia i tassi di interesse invariati fra il 3,50% e il 3,75%
La Fed lascia i tassi invariati nell’ultima riunione dell’era di Jerome Powell alla presidenza. Il costo del denaro negli Usa resta fermo fra il 3,5% e il 3,75%. La decisione è stata presa con 8 voti a favore e 4 contrari. “Questa è stata la mia ultima seduta da capo della Fed, faccio i miei auguri al mio successore Kevin Warsh”. E’ quanto ha detto il presidente della Fed, Jerome Powell, nel briefing seguito al board di politica monetaria che ha lasciato i tassi invariati per lal terza seduta finita. L’economia Usa “si è espansa a passo solido, ma i prezzi si sono spostati verso l’alto, oltre il 2% perseguito dalla Fed”, ha aggiunto.
Italo prepara lo sbarco in Germania. Montezemolo: fiduciosi di poter migliorare il servizio
Luca di Montezemolo è convinto: Italo può migliorare la circolazione dei treni in Germania poiché rappresenta un punto di riferimento a livello europeo. In un’intervista rilasciata alla Faz, l’imprenditore illustra come l’operatore ferroviario italiano NTV, con il suo marchio Italo, punta a rivoluzionare il mercato tedesco che, a suo parere, “oggi assomiglia molto a quello italiano prima dell’introduzione della concorrenza”. Il fondatore e presidente di Italo riconosce che Deutsche Bahn sta affrontando “una profonda trasformazione”. Alla domanda su se gli utenti, attualmente molto delusi da Deutsche Bahn in Germania, possano sperare in un miglioramento, Motezemolo risponde: “Oggi il mercato tedesco assomiglia molto a quello italiano prima dell’introduzione della concorrenza. Siamo quindi fiduciosi di poter contribuire in modo significativo al miglioramento del servizio ferroviario. L’Italia è l’unico mercato europeo con un operatore ferroviario ad alta velocità interamente privato”.
Il piano di Italo è partire nell’aprile 2028 e collaborare con Siemens, con cui è pronto per la firma “un contratto per l’acquisto di una prima flotta di 30 treni per 3,6 miliardi. “Entro la fine di maggio abbiamo bisogno di certezze sull’assegnazione a lungo termine delle capacità di rete”, afferma Montezemolo. L’imprenditore ricorda che “la produzione dei treni richiede anni” e che “un investimento di questa portata richiede preparazione”. Il suo obiettivo è “iniziare ad assumere personale tedesco già nel giugno di quest’anno”. Il progetto prevede un investimento di 1,2 miliardi per l’acquisto di 26 nuovi treni prodotti in Germania con opzione per ulteriori 14, più un investimento di 2,4 miliardi per la manutenzione dei treni per 30 anni e per tutte le attività necessarie per lo sviluppo e la gestione dell’azienda come la formazione del personale, gli investimenti nelle stazioni e i servizi IT necessari. Italo collegherà 18 città su 1.300 chilometri di rete, con 50 servizi giornalieri. Due corridoi di riferimento: Monaco di Baviera-Colonia-Dortmund; Monaco di Baviera-Berlino-Amburgo.
Cipess via libera 1,42 miliardi per Torino-Lione, in servizio nel 2033
Via libera dal Cipess a 1,42 miliardi di euro, di cui circa 428 milioni di fondi europei, per il proseguimento dei lavori della sezione transfrontaliera della nuova tratta Torino-Lione, una galleria ferroviaria di cui sono già stati scavati 47 km di 163 km complessivi. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile ha anche autorizzato la riaggregazione dei lotti costruttivi dell’opera e il nuovo limite di spesa, pari a circa 14,7 miliardi, e approvato il nuovo cronoprogramma, che prevede la messa in servizio commerciale della linea entro il 31 dicembre 2033. Nell’ambito delle opere compensative, autorizzato l’uso di economie a favore del completamento del finanziamento di lavorazioni integrative per il “Teatro Civico di Susa”, che viene portato a circa 4 milioni di euro.
Terzo Valico, scavi ultimati entro dicembre-gennaio
‘Entro la meta’ di maggio e’ previsto l’abbattimento di un nuovo diaframma del Terzo Valico dei Giovi,, quello relativo alla galleria del binario dispari tra Vallemme e Castagnola, segnando un ulteriore avanzamento verso il completamento dell’opera. Restano da realizzare gli ultimi tratti di scavo, pari a circa 1,3 chilometri complessivi, su un’infrastruttura che supera gli 87 chilometri totali: di fatto, l’ultimo miglio del Terzo Valico’. Lo comunica il Mit in una nota, aggiungendo che ‘il completamento degli scavi e’ previsto tra la fine dell’anno e le prime settimane di gennaio, cui seguiranno le fasi di armamento, installazione tecnologica, collaudi e messa in esercizio.
Porti, Ispra: dal 2006 al 2020 +5% sulle coste italiane
“I porti occupavano già nel 2006 circa 260 Km di costa, il 5% dell’intera costa bassa italiana; al 2020 il dato aumentava di 15 Km, con un incremento del 5% rispetto al 2006. La visione cambia se si considera lo sviluppo lineare, la lunghezza complessiva delle opere, dei moli, delle banchine, dei pontili di tutte le strutture, che nel 2020 vale 2.510 Km, il 20% in più di quanto misurato per il 2006. ‘Conosciamo quello che possiamo misurare’ scriveva Galileo inaugurando il metodo scientifico come lo conosciamo oggi; a seguito dei pressanti e continui fenomeni di erosione e degli eventi straordinari come il recente ciclone Harry, gli organismi e gli enti cui è affidata la sicurezza e la gestione genarle della fascia costiera si stanno attivando per monitorare, misurare le trasformazioni che avvengono sulla fascia costiera per cause naturali o come conseguenza delle attività umane”. Così Ispra in una nota, sottolineando come il Centro Nazionale Coste da anni “elabora e pubblica gli strati informativi nazionali con la mappatura in alta definizione di tutti gli elementi naturali e artificiali che caratterizzano l’assetto costiero”.
Partendo da queste mappature, “elaborate ed integrate con le pubblicazioni di settore e altri riferimenti cartografici storici e rilievi scientifici, oggi vengono presentati due geoDB inediti: Assetto Opere Marittime (AOM), con la digitalizzazione e la caratterizzazione di tutte le strutture definibili come opere portuali, anche solo parzialmente, con le loro specifiche tipologie, destinazioni e condizioni d’uso, evoluzioni nel tempo, riferimenti Istat, appartenenze ad Enti o Amministrazioni territoriali di riferimento, posti barca dichiarati o stimati; Aree di Trasformazione Portuali (ATP), con la digitalizzazione e la caratterizzazione dei poligoni di Ostruzione (occupazione di fondale marino), Scavo (occupazione di territorio costiero) e Alterazione (modifica delle condizioni naturali entro i bacini) di tutte le opere portuali costiere rispetto allo stato ante-operam”.
Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA e SNPA, commenta: “Con la realizzazione dei nuovi GeoDB dedicati alla portualità italiana, ISPRA compie un passo strategico verso una conoscenza sempre più integrata e aggiornata del nostro territorio costiero. Disporre di banche dati omogenee, interoperabili e costantemente aggiornate significa rafforzare la capacità delle istituzioni di pianificare, monitorare e intervenire in modo efficace ed efficiente. I porti rappresentano nodi cruciali per lo sviluppo economico del Paese, ma anche ecosistemi complessi che richiedono equilibrio tra crescita e tutela ambientale. Per questo, strumenti come questi GeoDB sono fondamentali per supportare una gestione sostenibile della portualità, capace di coniugare competitività, sicurezza e salvaguardia delle risorse naturali. ISPRA continuerà a investire in conoscenza e innovazione, mettendo i dati al servizio delle politiche pubbliche sullo sviluppo infrastrutturale e della protezione del nostro patrimonio costiero”.
Giordano Giorgi, direttore Centro Nazionale Coste, aggiunge: “La digitalizzazione e la caratterizzazione di tutte le opere portuali e le aree di trasformazione portuale evidenziano come i porti siano tra le più grandi realizzazioni umane che insistono sulla costa italiana e le più grandi in assoluto sul territorio nazionale, pure essendo tra le aree meno conosciute nel loro insieme per l’estrema varietà di funzioni e dimensioni e per la loro costante tendenza a crescere sia in estensione che in numero. Una parte consistente dell’economia e delle prospettive di sviluppo del nostro Paese passano dal mare e dai suoi punti d’accesso. Gli scambi commerciali, le attività cantieristiche, la fruizione del turismo diportistico, la pesca, si basano in modo essenziale sulla portualità; la crescita della blue economy comporta uno sviluppo dei porti non solo lungo una costa già antropizzata, ma anche su uno spazio proteso verso il mare o verso la terraferma, aggiungendo complessità e funzioni alle strutture già esistenti. Tutto ciò necessita di strumenti digitali adeguati e aggiornati per consentire una governance più efficace e tempestiva sia in termini di programmazione che di realizzazione”.
In Italia le trasformazioni direttamente collegate alla costruzione dei porti (come l’occupazione dei fondali e del territorio costiero, moli, aree scavate e bacini portuali) si estendono per una superficie doppia rispetto alla somma di tutte le spiagge italiane, senza contare tutto il territorio costiero e marino che viene modificato intorno da opere significative e diffuse in modo capillare su tutto il territorio costiero nazionale. Il rapido sviluppo delle aree portuali ha generato “la necessità di una nuova legge di riordino della governance delle infrastrutture, per armonizzare in senso strategico le sedici Autorità di Sistema Portuale, mentre sono diverse le iniziative volte a creare sinergie anche per i porti turistici privati. Da questi due gruppi di infrastrutture restano fuori centinaia di porti, porticcioli o microstrutture che hanno riferimenti gestionali, funzioni e problematiche diverse, ma che hanno impatti significativi sulle attività umane e sull’ambiente, influendo sulle collettività che abitano o visitano i territori costieri”.
Dl Lavoro, Ance: bene riconoscimento per la contrattazione di qualità
“Con questo decreto il Governo fa chiarezza sui contratti collettivi più rappresentativi e mette un freno a chi fa dumping contrattuale sulla pelle delle imprese oneste e dei lavoratori”. È il commento della Presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, al decreto legge primo maggio approvato ieri in Consiglio dei ministri. Le norme approvate fanno, infatti, esplicito riferimento al trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale quale strumento per la determinazione del salario giusto e anche per l’utilizzo degli incentivi pubblici. “Si rafforza così e si tutela la contrattazione collettiva di qualità come quella rappresentata dai tre principali contratti collettivi dell’edilizia, che prevedono peraltro una contrattazione di secondo livello territoriale – continua Brancaccio – valorizzando il costante lavoro su formazione, sicurezza e welfare che il sistema bilaterale delle costruzioni porta avanti da sempre.” “Condividiamo le parole del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel richiamo al lavoro di squadra indispensabile per vincere la sfida del lavoro e non solo. È per questo che l’Ance con responsabilità continua a promuovere proposte e azioni per il benessere collettivo e la crescita dell’economia del Paese”, conclude la presidente dei costruttori.
Dl Lavoro, Orsini: è un argine contro il dumping contrattuale
“Il decreto legge Primo Maggio approvato ieri riafferma il ruolo centrale della contrattazione collettiva, individuando nei contratti firmati dalle associazioni più rappresentative il riferimento legale per definire il ‘salario giusto’ previsto dall’ art. 36 della Costituzione”. Lo afferma il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.
“Condividiamo la norma sui rinnovi dei contratti, che – indica il leader degli industriali – ne garantisce la tempestività riconoscendo allo stesso tempo il valore dell’autonomia negoziale collettiva. È positivo e condivisibile – aggiunge – anche il rafforzamento degli incentivi a favore dell’assunzione di tutte le persone più lontane dal mercato del lavoro, del contrasto al lavoro irregolare tramite piattaforme digitali e a favore della conciliazione vita-lavoro”.
“Concedere gli incentivi pubblici solo a chi garantisce il ‘salario giusto'”, sottolinea, “contrasta il dumping contrattuale. Non trovo corretto riconoscere i benefici derivanti dalla fiscalità generale a chi non garantisce il trattamento economico e normativo dovuto ai propri dipendenti. In questo modo il Governo premia le imprese corrette, sostiene il lavoro di qualità e rafforza un sistema competitivo fondato su legalità, responsabilità sociale e giusta concorrenza”.
Politiche attive per oltre 4,7 milioni di persone con il Programma GOL
Le performance del Programma GOL superano, e in anticipo, i target assegnati. Secondo l’ultima rilevazione al 31 marzo 2026, sono oltre 4,7 milioni (4.744.763) le persone raggiunte dal Programma che hanno beneficiato di almeno una misura di politica attiva del lavoro e 927.268 gli individui formati rispetto a un target indicato in 800mila persone a fine giugno. «L’ultimo monitoraggio ci restituisce il valore di un lavoro profondamente orientato alle persone – ha affermato il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone -. Il Programma GOL, pensato in una fase pre‑pandemica, ha saputo evolvere grazie a un forte coordinamento tra uffici centrali e territoriali, che hanno lavorato per adattarlo a un mercato del lavoro cambiato nelle esigenze e nei ritmi. Abbiamo aggiornato obiettivi e strumenti per rendere la formazione una leva concreta nell’accompagnamento al lavoro e nelle transizioni occupazionali, perché ogni percorso di crescita richiede attenzione, ascolto e la capacità di costruire risposte nuove.» Degli oltre 4 milioni di persone prese in carico, che comprendono anche i lavoratori in cassa integrazione, 1 milione e 731 mila hanno firmato un contratto di lavoro dopo la sottoscrizione del patto di servizio e dopo aver beneficiato di almeno una misura di politica attiva del lavoro: quasi 1 su 2 (48%) ha avuto accesso a un contratto a tempo indeterminato mentre il 42,6% ha sottoscritto un contratto a tempo determinato di sei o più mesi. Numeri che raccontano il pieno raggiungimento degli obiettivi di performance assegnati dal Piano di Ripresa e Resilienza, con un’accelerazione importante negli ultimi mesi. Il Programma GOL, grazie a una sinergia multilivello tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano, aveva infatti fatto registrare una performance del 129,54% rispetto al target previsto per il numero degli individui formati al 31 dicembre 2025 (777.259 su un target di 600mila persone).
Nel primo trimestre 2026 ha inoltre permesso la formazione di ulteriori 150mila persone: un incremento che porta la performance complessiva del Programma al 115,9% rispetto al target previsto di 800mila formati al 30 giugno 2026, con tre mesi di anticipo.
Roma Capitale: primo via libera alla riforma dalla Camera, 159 sì
L’Aula della Camera ha approvato con 159 voti favorevoli, 33 contrari e 55 astenuti la proposta di legge costituzionale per dare maggiori poteri a RomaCapitale. Si tratta del primo via libera dell’Aula di Montecitorio. Durante le dichiarazioni di voto il centrodestra ha annunciato compatto i voti a favore, mentre le opposizioni sono andate in ordine sparso: Avs e M5s contrari, Pd e Iv astenuti, Azione favorevole. “Oggi il Partito Democratico decide di non rispettare gli impegni presi e di interrompere un processo costituente pienamente condiviso, e che aveva visto finora il pieno coinvolgimento del Campidoglio e della Regione Lazio e che aveva trovato maturazione in Parlamento. È impossibile accogliere l’invito del Pd a fare riforme condivise, se poi è lo stesso Pd a non votare una riforma condivisa e che rafforza il ruolo istituzionale della Capitale, a prescindere da chi la governa oggi e la governerà domani”, dichiara la premier Giorgia Meloni in una nota. “L’approvazione da parte della Camera dei Deputati in prima lettura del disegno di legge di riforma costituzionale su Roma Capitale è un fatto positivo che consente l’avvio dell’iter parlamentare per un provvedimento molto importante e atteso da tempo, necessario per dotare la Capitale di un ordinamento, di poteri e di risorse adeguati al suo ruolo. Sarebbe stato auspicabile un consenso più ampio e da questo punto di vista il clima di tensione e scontro costante tra i partiti non è stato di aiuto”, commenta il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. “Ora è importante che il processo di riforma prosegua, che si definiscano al più presto in modo condiviso i contenuti della legge ordinaria e le risorse necessarie ad attuare il nuovo quadro normativo – aggiunge – , e che tutti si impegnino per arrivare a un completamento della riforma entro la fine della legislatura sulla base di un’ampia maggioranza parlamentare”.
Ddl mare, ok definitivo della Camera
L’Aula della Camera ha definitivamente approvato il Ddl sulla valorizzazione della risorsa mare, collegato alla manovra, con 149 voti favorevoli e 32 contrari (63 gli astenuti, come annunciato dai gruppi Pd, Az e Iv).
Numerose le modifiche introdotte durante l’esame in commissione Ambiente in prima lettura al Senato, che hanno comportato tra l’altro l’incremento del testo da 31 a 37 articoli, suddivisi in sette capi. Il Ddl punta ad aggiornare e semplificare la normativa nei settori marittimi, rafforzandone competitivita’ e sostenibilita’.
Il provvedimento disciplina il coordinamento delle politiche del mare, l’istituzione della zona contigua, le attivita’ subacquee, la nautica da diporto, la navigazione marittima e la cantieristica; previste anche misure in materia di pesca, ricerca e tutela ambientale.
Tra le correzioni introdotte a Palazzo Madama, in particolare, figurano l’ampliamento degli ambiti del Piano del mare (la cui elaborazione e’ affidata a un ampliato per composizione e funzioni Comitato interministeriale per le politiche del mare) e l’introduzione di nuovi articoli, come quelli sulla pianificazione dello spazio marittimo e sui parametri tariffari.
Trasporto marittimo, Art: nuove regole sulle gare di cabotaggio da e verso le isole
Il Consiglio dell’Autorita’ di regolazione dei trasporti (Art) comunica in una nota ‘l’approvazione della delibera n.59/2026 sulle misure regolatorie relative agli affidamenti di servizi di cabotaggio marittimo e alle attivita’ a essi propedeutiche’. ‘Le misure adottate – spiega l’Autorita’ – introducono elementi di novita’ nelle procedure di affidamento del servizio e rafforzano le attivita’ di monitoraggio e vigilanza da parte dell’Autorita’ su tutto il processo’. ‘L’intervento – aggiunge l’Art – e’ finalizzato a incrementare la contendibilita’ delle gare per l’affidamento dei servizi di trasporto marittimo da e verso le isole (collegamenti terraferma-isole e interinsulari), a garantire maggiore trasparenza degli affidamenti attraverso una piu’ ampia disponibilita’ dei dati relativi alle concessioni e a rendere il settore piu’ attrattivo per gli operatori di mercato’.
Maire, utile netto 1° trimestre sale a 76,7 mln
Maire chiude il primo trimestre con un Utile netto di 76,7 milioni, in crescita del 19,9%, mentre il risultato netto di Gruppo, al netto del risultato attribuibile agli azionisti di minoranza (Nextchem e progetti in joint venture) è pari a 67,4 milioni, in crescita del 9,5%. I Ricavi ammontano a 1,8 miliardi, in aumento del 7,6%, grazie all’avanzamento costante dei progetti in corso di esecuzione. L’EBITDA si attesta a 131,2 milioni, in crescita del 15,7%, sostenuto anche da una efficiente gestione dei costi di struttura. Il margine EBITDA è pari al 7,1%, con un incremento di 50 punti base, anche per il maggiore contributo dei servizi a più alto valore aggiunto generati da Nextchem. Il Risultato Operativo (EBIT) si porta a 113,3 milioni, in crescita del 15,7%. La gestione finanziaria esprime oneri netti per 3 milioni, in calo di 1,6 milioni, beneficiando di maggiori proventi consuntivati sulle giacenze di cassa. Il Patrimonio Netto Consolidato è pari a 770,8 milioni al 31 marzo 2026, rispetto a 773,8 milioni al 31 dicembre 2025, principalmente impattato dal programma di acquisto di azioni proprie, quasi interamente compensato dall’utile del periodo e da effetti favorevoli di conversione valutaria. “I risultati del primo trimestre 2026 confermano la solidità e la resilienza del nostro modello di business, idoneo a generare risultati in crescita in un contesto operativo complesso”, sottolinea Alessandro Bernini, Chief Executive Officer di Maire, aggiungendo, “il portafoglio ordini pari a 15,7 miliardi di euro offre una forte visibilità ed è stato ulteriormente rafforzato dalle elevate acquisizioni di ordini del trimestre, con una pianificazione dei nuovi progetti che estende progressivamente il carico di lavoro del Gruppo verso il 2030”. “In Medio Oriente, i progetti continuano ad avanzare verso le fasi di costruzione e avviamento, in un contesto che prevede che le attivita’ operative vengano svolte secondo protocolli di sicurezza e HSE (Health, Security, Environment) rafforzati, in costante collaborazione con i nostri clienti’. Cosi’ l’amministratore delegato di Maire Alessandro Bernini, nel commento ai risultati trimestrali del gruppo, a proposito delle attivita’ del gruppo nell’area mediorientale al centro delle tensioni internazionali. Nel comunicato sui conti, Maire aggiunge che tutto il personale, inclusa la forza lavoro dei subappaltatori, sta operando in condizioni di sicurezza e che, “durante il mese di marzo, l’avanzamento dei progetti in Medio Oriente e’ proseguito in larga misura senza impatti significativi”. Come gia’ ricordato in occasione della presentazione del piano industriale, il gruppo dispone per alcuni progetti in quell’area di “quantita’ di materiali adeguate a garantire la continuita’ delle attivita’ per i prossimi mesi” mentre “per i restanti progetti sono in corso le attivita’ di avviamento (commissioning)”. Qualora le attuali restrizioni ai principali corridoi di approvvigionamento dovessero persistere nel medio termine – segnala la societa’ – “sono gia’ state individuate vie alternative idonee a mitigare tale criticita'”.
Gruppo Hera Il presidente Fabbri e l’a.d Iacono confermati al vertice
L’assemblea dei soci di Hera ha approvato il bilancio 2025 della multiutility e il rinnovo del consiglio di amministrazione, confermando per il prossimo triennio Cristian Fabbri come presidente esecutivo e Orazio Iacono come amministratore delegato. Vicepresidente non esecutivo sarà Tommaso Fabbri. In consiglio di amministrazione siederanno anche Roberta Calderisi, Fabio Bacchilega, Gianni Bessi, Enrico Di Stasi, Fabrizio Toselli, Benedetta Brighenti, Vanessa Camani, Marina Monassi, Francesco Perrini, Paola Schwizer, Alice Vatta e Bruno Tani. Rinnovato anche il collegio sindacale, con Giacinto Gaetano Sarubbi presidente, Sonia Dall’Agata e Giovanni Rocco di Torrepadula sindaci effettivi. L’assemblea, riunita ieri a Bologna e presieduta dallo stesso Fabbri, ha anche approvato la relazione finanziaria, comprensiva della rendicontazione consolidata di sostenibilità, insieme alla distribuzione di un dividendo da 16 centesimi per azione in crescita del 6,7% rispetto all’ultimo esercizio. Tra i principali risultati economici si registra un margine operativo lordo pari a 1,537 miliardi, un utile netto di pertinenza degli azionisti a a 464,3 milioni (+3,9%), mentre gli investimenti operativi lordi superano per la prima volta il miliardo, attestandosi a 1,028 miliardi (+19,5%), concentrati soprattutto nel ciclo idrico e nell’area ambiente.
Iberdrola, nel primo trimestre utile cresce dell’11% grazie ad investimenti nella rete
Iberdrola, la più grande utility europea, oggi ha annunciato un aumento dell’11% dell’utile netto rettificato nel primo trimestre 2026, pari a 1,87 miliardi di euro, grazie agli investimenti nelle reti, in particolare negli Stati Uniti e nel Regno Unito. La società spagnola ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell’utile rettificato per quest’anno, portandole a oltre l’8% rispetto al precedente 6% circa, e ha detto che potrebbero esserci ulteriori opportunità di crescita grazie all’elettrificazione e all’intelligenza artificiale, con oltre 300 progetti in corso.
Negli ultimi 12 mesi Iberdrola ha investito 14,5 miliardi di euro, di cui due terzi destinati alle reti, e ha aggiunto 3.300 MW di nuova capacità di generazione, di cui quasi il 60% proveniente da impianti eolici onshore e offshore.
Iberdrola ha dichiarato di aver investito 14,5 miliardi di euro negli ultimi 12 mesi, raggiungendo un valore di due terzi. “L’attuale crisi in Medio Oriente sta dimostrando ancora una volta l’urgente necessità di migliorare la sicurezza energetica, l’autonomia strategica e la competitività attraverso l’elettrificazione, e questo genererà ulteriori opportunità di investimento, contribuendo a costruire sistemi energetici più resilienti e sostenibili”, ha dichiarato il presidente esecutivo, Ignacio Galan.
La società ha detto di non prevedere impatti finanziari dalla guerra in Iran, in quanto non dipende dai combustibili fossili, né è esposta alle materie prime. Inoltre, ha spiegato che il 93% dei suoi acquisti di attrezzature è garantito fino al 2028 e non è influenzato dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Ciucci confermato a.d Stretto di Messina, Basile nuovo presidente
L’assemblea ordinaria della società Stretto di Messina Spa ha approvato il bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2025, chiuso con un utile di 8,5 milioni di euro. Nella stessa seduta, l’assemblea ha confermato Pietro Ciucci amministratore delegato e nominato presidente Maurizio Basile. L’assemblea ha conferito a Ciucci, tutte le deleghe per la gestione ordinaria e straordinaria della società. “Gli azionisti, insieme al Consiglio di amministrazione e all’amministratore delegato, – si legge in una nota – hanno ringraziato il presidente Giuseppe Recchi, il consigliere Giacomo Saccomano e il presidente del Collegio Sindacale Paola Noce per l’attività svolta con impegno e dedizione”.
Dea Capital Re sgr, Caniggia rimette le deleghe
L’ad di Dea Capital Real Estate Sgr Emanuele Caniggia fa un passo indietro e rimette al Consiglio di Amministrazione le proprie deleghe, mantenendo però la carica di consigliere. Lo comunica in una nota la società. Il cda ha conferire a un altro amministratore, Andrea Casarotti le deleghe “necessarie ad assicurare il coordinamento delle attività delle diverse funzioni aziendali e la continuità operativa della società”.
Milano Navigli, oltre 70 mln per riqualificare due immobili
Investire SGR (Gruppo Banca Finnat), società leader nell’asset e investment management, e Partners Group, una delle principali società globali di gestione di investimenti nei private markets, annunciano oggi l’acquisizione di due edifici nel quartiere Navigli a Milano, per un totale di circa 8.500 mq. L’operazione prevede un investimento complessivo di oltre 70 milioni di euro e costituisce la prima operazione nell’ambito del nuovo Fondo Italian PRS III, rafforzando ulteriormente la joint venture tra le due società nel real estate e consolidando la presenza di entrambe nel mercato residenziale italiano. L’iniziativa punta non solo a recuperare i due immobili, ma anche a migliorare la vivibilità e l’attrattività del quartiere: gli edifici, attualmente in stato di abbandono, saranno trasformati in moderne residenze attraverso un progetto di rigenerazione urbana che valorizzerà anche l’area circostante.
Gli immobili saranno integrati nel perimetro delle piattaforme Italian PRS con l’obiettivo di gestire un portafoglio in Italia di due miliardi di euro a regime: la piattaforma Italian PRS I e la piattaforma Italian PRS II, con in gestione masse per circa 600 milioni di euro e 90,000 metri quadri complessivi, puntano sullo sviluppo di progettualità nel settore living, con focus sulla locazione con servizi a valore aggiunto ed alcuni frazionamenti immobiliari. Il portafoglio immobiliare entrerà inoltre a far parte della piattaforma di gestione residenziale “On Place”, che integra servizi fisici e digitali per la gestione delle residenze in locazione nel mercato italiano. La piattaforma fornisce agli inquilini accesso a servizi aggiuntivi, tra cui concierge, pacchetti di arredamento, manutenzione in loco e partnership con marchi, gestibili h24 tramite app. Le prime città dove la piattaforma è operativa, con oltre 450 appartamenti in locazione, sono Milano, Roma e Torino.
L’operazione ha ricevuto anche un finanziamento di circa 48,2 milioni di euro da parte di BCC Milano. L’operazione di acquisizione è stata conclusa con il supporto di partner di primario standing. Dils ha agito in qualità di broker. Investire SGR e Partners Group sono stati assistiti da Legance per gli aspetti legali e la negoziazione del PSPA, da RINA Prime per lo svolgimento della due diligence tecnica e ambientale e da DLA Piper per i profili legali relativi al finanziamento. BCC Milano, in qualità di banca finanziatrice, è stata assistita dallo studio legale Dentons.
Marco Denari, Head of Real Estate Southern Europe, Private Real Estate Europe di Partners Group, ha dichiarato: “L’acquisizione di questo complesso immobiliare è una grande opportunità di rigenerazione urbana in un’area importante del centro di Milano, la Darsena. Inoltre, segna il primo investimento del Fondo Italian PRS III, una strategia in partnership con Investire SGR arrivata alla sua terza vintage, oggi con circa 600 milioni di euro in gestione e con un target di investimento di 750 milioni di euro: un ulteriore step verso l’obiettivo due miliardi entro il 2028. Alessandro Polenta, Managing Director di Investire SGR, ha dichiarato: “Con questa operazione, proseguiamo nella nostra strategia di consolidamento e crescita nel settore residenziale italiano, con particolare attenzione alla rigenerazione urbana e all’offerta di soluzioni abitative di qualità. Questo investimento nel quartiere Navigli di Milano, che segna la nostra terza operazione con Partners Group, si inserisce pienamente nella nostra strategia di offerta residenziale caratterizzata da servizi innovativi e tailor-made, in grado di soddisfare le nuove esigenze del mercato e migliorare la vivibilità dei quartieri in cui investiamo.”. Luca Bonomi, Direttore Commerciale BCC Milano, ha dichiarato: “Siamo felici di aver sostenuto, attraverso il nostro finanziamento, la prima operazione del Fondo Italian PRS III. Il recupero e la valorizzazione dei due immobili ci permette di rafforzare il ruolo di Banca del Territorio a Milano e di generare un impatto positivo e duraturo per il quartiere Navigli”.
Imprese, Unioncamere: un’azienda su due stima calo 5-10% fatturato entro un anno
Non e’ solo l’energia: tra instabilita’ geopolitica e carenza di personale, il 70% delle imprese italiane mostra segni di preoccupazione. Secondo i dati di Unioncamere, con il contributo del Centro Studi Tagliacarne, presentati oggi dal presidente Andrea Prete, quasi una impresa su due prevede un calo del fatturato tra il 5% e il 10% in dodici mesi. ‘Le Camere di commercio stanno dando il proprio supporto in tutti questi ambiti e potrebbero sviluppare anche ulteriori linee di attivita’ in grado di aiutare le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni’, ha detto Prete nel corso dell’Assemblea di Unioncamere. ‘Diverse norme, pero’, riducono l’agilita’ e l’efficacia dell’azione del sistema camerale. Chiediamo percio’ interventi di modifica normativa che rendano possibile liberare risorse da destinare a servizi davvero utili alle imprese’.
Sul fronte dei costi dell’energia serve far crescere le fonti di approvvigionamento alternative al fossile, avverte Unioncamere in una nota. Per quanto riguarda produttivita’ e investimenti, solo il 19% delle piccole imprese ha messo in programma di investire in Ricerca&Sviluppo nel 2025-27 contro il 51% delle medio-grandi. Il recente accordo con il Cnr prevede il potenziamento della rete territoriale camerale per avvicinare le imprese alla ricerca. Le Camere di commercio sono inoltre un valido nodo di raccordo tra soggetti della finanza alternativa (Fondi di private equity e venture capital, ecc.) e piccole imprese e per questo si sono candidate a realizzare una rete di Centri della finanza, evidenzia Unioncamere. Sul tema dello skill mismatch, il sistema Excelsior, di Unioncamere e Ministero del Lavoro, mostra che ad aprile le imprese hanno programmato circa 500mila entrate mensili di cui pero’ il 44,6% fara’ fatica ad essere coperto, spiega la nota. Per questo Unioncamere ha avviato una collaborazione con la Fondazione Imprese e Competenze per il made in Italy, che vede il Mimit tra i fondatori, per promuovere l’orientamento e favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Un’altra sfida e’ quella della deburocratizzazione: il Wallet digitale per le imprese consentira’ l’interazione fluida e legalmente certa tra le imprese con le istituzioni e il mercato. Sulla transizione ambientale, tra il 2021 ed il 2024 l’Italia registra un incremento del 25% dei brevetti green. Per molte piccole imprese il percorso va accompagnato con un adeguato supporto formativo, informativo e finanziario. La nota infine ricorda che il sistema camerale lavora per aiutare le pmi a modificare le aree di presenza sui mercati esteri grazie a piattaforme che connettono le Camere italiane con le 86 Camere Italiane all’estero, presenti in 63 Paesi. Per questo, Unioncamere ha firmato l’accordo operativo con l’Unita’ di Missione del Mimit per attrarre operatori stranieri.
Concessioni balneari, Mazzetti (FI): Una soluzione concreta è il partenariato pubblico-privato proposto dal Dipartimento lavori pubblici di FI
“Alla luce di quanto emerge oggi, nell’ottica di tutelare sia le aziende sia le casse statali, adempiendo alle direttive europee, torno a proporre, con forza e chiarezza, la formula del partenariato pubblico-privato per risolvere il nodo delle concessioni balneari. Si tratta di una soluzione concreta e sostenibile, che va nella direzione del mercato e della concorrenza: è quella che ho sempre sostenuto come responsabile dei Lavori pubblici di Forza Italia. Si supera la logica della semplice autorizzazione e si adotta il modello della concessione di servizi e opere tramite progetto di finanza in un partenariato pubblico-privato tra Stato e imprese balneari, come previsto dagli artt. 174 e 193 del Codice degli Appalti di cui sono stata relatrice di maggioranza”. Lo dichiara, in una nota, Erica Mazzetti, deputata di Forza Italia, componente della VIII Commissione Ambiente e responsabile nazionale dipartimento lavori pubblici di FI. “L’obiettivo – spiega – è applicare in modo trasparente e concorrenziale i principi del risultato e della fiducia, garantendo tutela ambientale e sociale, accessibilità e assunzione del rischio d’impresa. In questo modo, passiamo da una gestione basata sul permesso di occupazione a una vera progettualità industriale e turistica, orientata alla rigenerazione costiera complessiva”. “Resta fondamentale tutelare il settore con interventi pragmatici, a partire dall’adozione immediata di un bando tipo e dalla definizione chiara degli indennizzi per gli attuali gestori”, conclude Mazzetti.
Simest inaugura il nuovo ufficio a Torino
Simest, società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, ha inaugurato ieri il nuovo ufficio di Torino, rafforzando ulteriormente la propria presenza sul territorio e il supporto alle imprese italiane nei processi di crescita e internazionalizzazione. Alla cerimonia di apertura ha preso parte il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, nell’ambito delle Tappe di Avvicinamento alla Conferenza Nazionale dell’Export 2026, in corso a Torino. Presenti all’evento il Presidente di SIMEST, Vittorio de Pedys, e l’Amministratore Delegato, Regina Corradini D’Arienzo, insieme al Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, alla Vicesindaca della Città di Torino Michela Favara, e a rappresentanti del mondo istituzionale, confindustriale e imprenditoriale.L’apertura del nuovo presidio torinese rappresenta un passo concreto nella strategia di SIMEST volta a consolidare la propria vicinanza alle imprese, sostenendo lo sviluppo economico delle imprese per creare impatto sulla comunità locale promuovendo la competitività del sistema produttivo italiano sui mercati internazionali. «L’inaugurazione dell’ufficio di Torino rappresenta un ulteriore passo nel percorso di rafforzamento del nostro accompagnamento grazie anche alla vicinanza dei territori, con l’obiettivo di consolidare un modello operativo sempre più di partner strategico», ha dichiarato il Presidente, professor Vittorio de Pedys. «Il radicamento sui territori non è solo una scelta organizzativa, ma una leva strategica per intercettare bisogni, valorizzare le eccellenze produttive locali e sostenere in modo mirato e duraturo la crescita dell’export italiano. In questo senso, Torino e il Nord-Ovest costituiscono un contesto particolarmente dinamico e ricco di potenziale». «Con l’apertura del nuovo ufficio, SIMEST rafforza concretamente il proprio supporto al tessuto imprenditoriale, con un’attenzione particolare alle PMI, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo», ha affermato l’Amministratore Delegato, Regina Corradini D’Arienzo. «La sede di Torino sarà un presidio operativo strategico per il Piemonte, Liguria e Regione Autonoma Valle d’Aosta pensato per garantire prossimità, ascolto e rapidità di intervento. Vogliamo accompagnare le imprese lungo tutto il percorso di internazionalizzazione, offrendo ancor prima degli strumenti finanziari, competenze specialistiche e affiancamento anche per far crescere le comunità locali. Il nostro impegno è rendere questi percorsi sempre più accessibili, efficaci e di valore di lungo termine, contribuendo alla crescita sostenibile del Paese all’interno del Sistema Italia, con la regia della Farnesina, ed in coordinamento con CDP, SACE, ICE e le associazioni imprenditoriali». Il nuovo ufficio si inserisce in un più ampio piano di potenziamento della rete di SIMEST, in Italia e all’ estero per essere partner di tutte le imprese nel cogliere le opportunità strategiche di crescita internazionale.
Clima, Copernicus: temperature oltre la media nel 95% d’Europa
Secondo il rapporto sullo stato del clima in Europa per il 2025, l’Europa ha registrato condizioni climatiche calde diffuse, con temperature superiori alla media in almeno il 95% del continente. Il rapporto, pubblicato oggi dal Servizio Copernicus per il cambiamento climatico e realizzato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, mostra che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra. Gli ultimi dati Copernicus evidenziano inoltre che l’aumento delle temperature in Europa sta accelerando lo scioglimento di neve e ghiaccio, oltre a fenomeni estremi più frequenti e intensi come ondate di calore, siccità e temperature marine record dall’Artico al Mediterraneo. Lo scorso anno i mari intorno all’Europa hanno registrato la temperatura media superficiale più alta di sempre, per il quarto anno consecutivo. Il rapporto sottolinea ancora una volta l’urgenza per l’Europa di ridurre le emissioni a zero, rafforzare la resilienza agli impatti climatici e accelerare la transizione verso l’energia pulita attraverso una maggiore quota di fonti rinnovabili e una migliore efficienza energetica.
Il commissario UE per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, ha dichiarato che “il Rapporto sullo Stato del Clima in Europa dimostra, ancora una volta, che il cambiamento climatico è una realtà per l’Europa, sottolineando l’importanza di un sistema di osservazione della Terra indipendente e di livello mondiale. Copernicus fornisce le informazioni di cui abbiamo bisogno per orientare le decisioni che plasmeranno un futuro più resiliente, più sostenibile e più forte per l’Europa”.
Secondo il commissario UE per il Clima, Wopke Hoekstra, “i dati di Copernicus forniscono un quadro allarmante e confermano ancora una volta che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente. Il Rapporto sullo Stato del Clima in Europa pubblicato oggi mostra l’impatto devastante e di vasta portata del cambiamento climatico sulle nostre società, economie e sull’ambiente. Tutto ciò ha un costo che continua ad aumentare ed è un ulteriore monito che l’energia pulita è la migliore e unica via da seguire per l’Europa”. Il rapporto odierno sottolinea ancora una volta l’urgenza per l’Europa di ridurre le emissioni di gas serra allo zero netto, rafforzare la resilienza agli impatti climatici e accelerare la transizione verso l’energia pulita attraverso un maggiore utilizzo delle energie rinnovabili e una migliore efficienza energetica. L’Unione Europea si è impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e ha adottato obiettivi e normative per ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 e del 90% entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990. Le emissioni nette di gas serra dell’UE sono diminuite di un ulteriore 2,5% tra il 2023 e il 2024, portando la riduzione totale delle emissioni dell’UE al 39% rispetto ai livelli del 1990, come indicato nella Relazione sullo stato dell’Unione dell’energia del 2025. Nel 2025, le energie rinnovabili hanno fornito quasi la metà dell’elettricità in Europa, con l’energia solare che ha raggiunto un nuovo record di contributo del 12,5%.
Clima, Wwf: dati European State of the Climate dimostrano che le politiche sono vitali per l’Europa
“Tutta l’Europa è già colpita dagli impatti del cambiamento climatico, a dimostrazione del fatto che le politiche climatiche sono vitali per il futuro di tutti e tutte, ma in particolare per l’Europa e per l’Italia”: il WWF commenta i dati pubblicati oggi nel rapporto European State of the Climate (ESOTC) 2025, redatto dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF), che gestisce il Servizio sui cambiamenti climatici di Copernicus, e dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM). Secondo il report, nel 2025 almeno il 95% del territorio europeo ha registrato temperature annuali superiori alla media, mentre l’area continentale in cui si registrano giornate invernali con temperature sotto lo zero è in calo. Nel 2025, la regione oceanica europea ha registrato la temperatura annuale della superficie del mare più alta mai registrata, segnando il quarto anno consecutivo di caldo record. Questa tendenza a lungo termine ha un impatto negativo sulla biodiversità, sulle specie e sugli habitat. Le ondate di calore marine possono anche coincidere con quelle terrestri, contribuendo a temperature e umidità più estreme, anche durante la notte, il che può rallentare il recupero delle persone dallo stress da calore e disturbare il sonno.
A soffrire particolarmente è il “nostro” Mediterraneo. Negli ultimi tre anni, questo mare ha registrato almeno un giorno caratterizzato da condizioni di “forte” ondata di calore marina, e nel 2025 la temperatura media annuale della superficie del mare è stata la seconda più alta mai osservata.
In tutta Europa, circa il 70% dei fiumi ha registrato portate inferiori alla media, mentre dal punto di vista dell’umidità del suolo si è trattato di uno dei tre anni più secchi dal 1992. A maggio, circa metà dell’Europa (53%) era colpita da condizioni di siccità. Questi andamenti riflettono una combinazione di fattori, tra cui la circolazione atmosferica e la variabilità delle precipitazioni, oltre alle tendenze climatiche a lungo termine.
Un altro triste record è quello degli incendi. Lo scorso anno gli incendi boschivi hanno distrutto circa 1.034.550 ettari, la superficie più estesa mai registrata. Si tratta di un’area più estesa di Cipro. Le emissioni legate a questi eventi hanno raggiunto i livelli più alti mai registrati.
I numerosi eventi estremi verificatisi nel 2025 – tra cui siccità, incendi boschivi e ondate di calore terrestri e marine – hanno avuto ripercussioni sulla biodiversità degli ecosistemi marini e terrestri. Inoltre, la natura è sottoposta a uno stress crescente a causa della riduzione e dello spostamento degli habitat, dell’alterazione dei modelli stagionali dovuta all’aumento delle temperature e dei cambiamenti nelle precipitazioni.
Il rapporto illustra esempi concreti degli impatti dei cambiamenti climatici su ecosistemi sensibili, come gli effetti delle ondate di calore marine sulle praterie di fanerogame marine nel Mar Mediterraneo e gli incendi nelle torbiere. La governance ambientale in Europa ha riconosciuto sempre più gli stretti legami tra clima e biodiversità, con approcci coordinati “natura-clima” volti a rafforzare la resilienza degli ecosistemi. Sebbene questi passi rappresentino azioni importanti, i progressi in Europa devono accelerare per fare di più e meglio, al fine di proteggere la natura e la biodiversità.
Ai dati dell’ESOTC sugli impatti della crisi climatica in corso fanno riscontro quelli sulle perdite economiche. Secondo l’ultimo report del Swiss Re Institute, nel 2025 le perdite legate ai disastri naturali, aumentati di numero e intensità dal cambiamento climatico provocato dall’uso dei combustibili fossili, hanno causato a livello globale danni per ben 235 miliardi di dollari. “Il clima e la biodiversità sono in crisi ma, come la rana nella pentola che bolle, i governi vedono le altre crisi, senza accorgersi delle cause. Purtroppo, i cittadini europei già soffrono le conseguenze della temperatura che nel vecchio continente aumenta più che altrove. Il territorio italiano, poi, ha già tanti motivi di fragilità e dissesto che rischiano di essere esponenzialmente moltiplicati dagli impatti climatici. Occorre anche considerare che il nostro Paese è immerso in un mare sempre più caldo, che alimenta fenomeni sempre più intensi, che le nostre riserve e le nostre montagne sono a rischio perché i ghiacciai che si fondono sempre più rapidamente, mentre le ondate di calore sempre più intense e frequenti e la scarsità delle precipitazioni aumentano il rischio siccità. Insomma, invece di alimentare la stucchevole narrativa ideologica contro il green deal, noi dovremmo essere in testa alla UE per chiedere politiche climatiche efficaci e il rapido abbandono dei combustibili fossili: perché non lo siamo?”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.
Ai omnibus, sfuma accordo trilogo: scontro su normative settoriali
Sfuma l’accordo tra Parlamento e Consiglio Ue sul regolamento omnibus per la semplificazione dell’AI Act.
Il secondo trilogo si è concluso questa notte a Strasburgo, a margine della plenaria, poco prima delle due, senza che i colegislatori riuscissero a trovare una intesa. A quanto apprende Public Policy, l’ostacolo maggiore ha riguardato il possibile trasferimento di una o più leggi settoriali dalla Sezione A alla Sezione B dell’allegato I del regolamento, come chiesto dal Parlamento europeo. Questo avrebbe significato stabilire se determinati settori sarebbero stati in gran parte esentati dalle norme relative all’alto rischio previste dall’AI Act, qualora già coperte da normative settoriale. “La presidenza aveva un mandato chiaro secondo cui questa era una linea rossa per gli Stati membri – commenta un funzionario della presidenza cipriota del Consiglio Ue -. Tuttavia, nei limiti del nostro mandato negoziale, abbiamo dato prova di notevole flessibilità durante il trilogo sia su altre questioni, sia nel tentativo di trovare una soluzione accettabile riguardo a questo tema principale”. Al momento, la data per un terzo trilogo non è stata ancora stabilita. Un accordo deve essere trovato necessariamente prima del 2 agosto, quando dovrebbero entrare in vigore le norme sui sistemi ad alto rischio, secondo il regolamento attualmente in vigore.
Data center, Nber: danni esterni lordi per 25mld
Un nuovo studio del National Bureau of Economic Research quantifica le esternalità ambientali associate al consumo di elettricità da parte dei data center negli Stati Uniti, concentrandosi sui danni derivanti dall’inquinamento atmosferico locale e dalle emissioni di gas serra (GHG). Utilizzando dati a livello di impianto relativi a circa 2.800 data center operativi nel 2025, combinati con le caratteristiche della rete elettrica e i dati sulle emissioni, l’analisi stima l’impatto dell’inquinamento attraverso il modello di valutazione integrata AP4 e applica il costo sociale del carbonio per la valutazione dei gas serra. I risultati indicano che i data center consumano circa 250 TWh di elettricità, pari a circa il 5-6% della produzione statunitense, e generano circa 25 miliardi di dollari di danni esterni lordi (GED), con un intervallo compreso tra 10 e 33 miliardi di dollari. Questi danni sono fortemente concentrati geograficamente, con il Texas e la Virginia che rappresentano il 30% del totale nazionale. Sebbene i GED costituiscano circa il 5% del PIL del settore, questo rapporto varia notevolmente tra i diversi stati, superando il PIL in alcune regioni. L’espansione pianificata dei data center potrebbe aumentare la domanda di elettricità e i danni associati fino all’85% nel breve termine. Nonostante questi costi ambientali, i confronti preliminari suggeriscono che i danni attribuibili al consumo energetico legato all’intelligenza artificiale sono esigui rispetto ai potenziali guadagni di produttività.
Uniontrasporti (Unioncamere), Ivo Blandina confermato alla presidenza
L’assemblea dei soci di Uniontrasporti, società in house di Unioncamere e delle Camere di commercio italiane, riunitasi ieri a Roma, ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e riconfermato Ivo Blandina alla presidenza per il prossimo triennio 2026-2029.
Ivo Blandina, nominato presidente nel 2023, sarà affiancato da due nuovi consiglieri, Mariella Gatto indicata dal sistema camerale lombardo e Valerio Veronesi, presidente della CCIAA di Bologna. Nel corso dell’assemblea è stato presentato il bilancio consuntivo al 31.12.2025 che conferma il trend positivo della società con un valore della produzione superiore a 1,6 milioni di euro e con 25 progetti sviluppati nel corso dell’anno.
Il presidente Blandina ha dichiarato “Ritengo che questi 3 anni siano passati molto velocemente, anche se sono stati particolarmente intensi e ricchi di soddisfazioni, sia a livello societario, sia a livello personale. Per questo motivo ringrazio Unioncamere e i soci per la conferma alla guida di Uniontrasporti anche per il prossimo triennio”.
In questi 3 anni la società ha fatturato oltre 4,5 milioni di euro con il bilancio 2025 che segna il valore della produzione più elevato nella storia di Uniontrasporti, ha sviluppato circa 50 progetti, organizzato oltre 40 eventi che ci hanno permesso di valorizzare il ruolo del sistema camerale nel settore della logistica e delle infrastrutture. “Un valore aggiunto delle attività di Uniontrasporti – ha aggiunto Blandina – è proprio la capacità di confronto e coinvolgimento sviluppata in questi anni, con relazioni costanti con assessorati regionali, associazioni e lo stesso Ministero delle Infrastrutture”.
Il presidente Blandina ha concluso l’assemblea ringraziando i due consiglieri uscenti, Erica Corti e Antonio Paoletti, per il supporto e la collaborazione; la struttura, che nonostante la dimensione ridotta e i forti carichi di lavoro, ha saputo assicurare un’elevata qualità nei progetti realizzati; il direttore Antonello Fontanili per l’egregio coordinamento della struttura, per le relazioni che ha sviluppato con i soci, stakeholders e per il coinvolgimento del Cda nello sviluppo delle linee strategiche della società. Blandina ha ringraziato inoltre il collegio dei sindaci, i membri del Comitato, tutti i soci e in particolare Unioncamere, nelle persone di Andrea Prete, Giuseppe Tripoli e Sandro Pettinato, per il sostegno fornito in questi anni, per aver creato le condizioni strutturali ed economiche per un maggiore sviluppo delle attività della società, e per la stretta collaborazione che ci ha sempre assicurato.
Riciclo, Ecopneus: nel 2025 nel Lazio raccolte oltre 16.300 tonnellate di pneumatici fuori uso
Nel Lazio, il sistema di raccolta e riciclo degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) coordinato da Ecopneus, società senza scopo di lucro e principale operatore per la gestione e il recupero dei PFU, ha raccolto e avviato al riciclo 16.385 tonnellate di PFU su tutto il territorio regionale nel 2025.
Un quantitativo equivalente a circa 1,55 milioni di pneumatici da autovettura che, se allineati uno dopo l’altro, coprirebbero una lunghezza pari a 15 volte l’intero tracciato del Grande Raccordo Anulare di Roma.
Questo importante risultato è stato raggiunto grazie a un sistema efficiente che ha permesso di soddisfare 5.687 richieste di prelievo presso i punti di raccolta sul territorio della regione, tra gommisti, stazioni di servizio e autofficine.
I dati della regione si inseriscono in un quadro nazionale più ampio, che nel 2025 ha visto Ecopneus raccogliere complessivamente 199.408 tonnellate di pneumatici fuori uso su tutto il territorio italiano, superando del 23% il target stabilito per legge. Questo risultato ha consentito non solo di raggiungere gli obiettivi ordinari, ma anche quelli straordinari definiti dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, a sostegno della piena operatività del sistema nazionale di gestione dei PFU e del mercato del ricambio. Nel corso dell’anno, il sistema ha inoltre garantito un presidio costante del territorio, evadendo circa 52.000 richieste di prelievo presso oltre 20.300 punti di generazione distribuiti in tutta Italia.
“I risultati raggiunti nel 2025 confermano la capacità del sistema di garantire un servizio stabile, efficiente e pienamente operativo su tutto il territorio nazionale. Il sistema risponde puntualmente alle esigenze dei diversi contesti locali e assicura una raccolta capillare anche nelle aree più complesse, con l’obiettivo di supportare concretamente gli operatori della filiera. Continueremo a lavorare insieme a istituzioni, imprese e operatori per consolidare i risultati raggiunti e favorire lo sviluppo degli impieghi della gomma riciclata, elemento chiave per la piena valorizzazione dei PFU” – ha dichiarato Giuseppina Carnimeo, Direttore Generale di Ecopneus.
“Il nostro modello operativo si basa su un sistema strutturato di partner diffusi sul territorio, che include 23 aziende attive nella raccolta e nel trattamento dei PFU. Questa impostazione consente di rendere la filiera più efficiente e di mantenere standard qualitativi costanti e controllati. A caratterizzare il sistema è inoltre la piena tracciabilità dei flussi: attraverso la piattaforma gestionale I-Smart, ogni movimentazione dei PFU viene monitorata in modo puntuale lungo l’intero ciclo, dalla raccolta fino al trattamento finale. Questo consente di disporre di informazioni accurate e aggiornate, a supporto di una gestione logistica strutturata e tracciata” – ha proseguito Andrea Caruana, Responsabile gestione partner, logistica e tracciamento di Ecopneus.
Il sistema di riciclo dei PFU gestito da Ecopneus rappresenta un modello di economia circolare avanzato, capace di ridurre il consumo di risorse naturali, abbattere le emissioni di gas serra e incentivare lo sviluppo di filiere industriali sostenibili. I materiali ottenuti dal riciclo trovano impiego in molteplici applicazioni, dalle pavimentazioni sportive ad alte prestazioni agli asfalti silenziosi e durevoli, dagli isolanti per l’edilizia agli arredi urbani, fino al recupero energetico.
Per dare un’idea dell’impatto di questa raccolta, la quantità di PFU gestita a livello nazionale nel 2025, se disposta in fila, corrisponderebbe a circa 70.000 treni Frecciarossa 1000 o alla lunghezza di circa 278.000 piscine olimpioniche.
Dal 2011, Ecopneus ha gestito oltre 3 milioni di tonnellate di PFU, superando ogni anno il target previsto dalla legge, senza alcun costo per la Pubblica Amministrazione o per i cittadini. Questo impegno si è tradotto in oltre 1 milione di missioni di raccolta su tutto il territorio nazionale, con un’attenzione particolare alla bonifica di stock storici e dei PFU abbandonati nei territori della Terra dei Fuochi. La gestione responsabile dei PFU non solo riduce l’inquinamento e il consumo di risorse naturali, ma genera benefici economici concreti, con un risparmio di circa 80 milioni di euro ogni anno.
Forte crescita dell’innovazione nel riciclaggio delle batterie. Lo studio Epo-Aie
Si prevede che il numero di batterie al litio e simili che raggiungo la fine del loro ciclo di vita aumenterà notevolmente a partire dalla metà del 2030 in poi, rendendo una sfida cruciale la gestione sicura ed efficiente delle batterie esauste. Le aziende, le università e i centri di ricerca pubblici stanno rispondendo a quest’esigenza, accelerando l’innovazione nel campo del riciclo delle materie prime critiche, riducendo la dipendenza dall’estrazione primaria e limitando al contempo l’impatto ambientale.
Secondo un nuovo studio pubblicato oggi dall’Ufficio Europeo dei brevetti (EPO) e dall’ Agenzia internazionale dell’Energia (AIE), le famiglie di brevetti internazionali (IPFs)[1] relativi alla circolarità delle batterie hanno registrato un tasso di crescita medio annuo del 42% dal 2017 al 2023. Questo dato va confrontato con il 16% registrato nel settore complessivo della produzione di batterie ricaricabili e con il 2% registrato in tutti i settori tecnici nello stesso periodo.
“L’innovazione nelle tecnologie riguardanti la circolarità delle batterie è fondamentale per garantire le risorse, rafforzare la competitività e ridurre l’impatto ambientale,” ha dichiarato il Presidente dell’EPO António Campinos. “Con la crescente importanza di questo settore nel sistema globale delle risorse, le regioni con ecosistemi industriali solidi, quadri normativi favorevoli e accesso ai materiali da riciclare saranno in una posizione ideale per guidare l’economia circolare delle batterie. L’Europa riunisce molti di questi elementi, grazie a un ecosistema dell’innovazione diversificato e a iniziative politiche che offorno una solida base per lo sviluppo di catene del valore circolari delle batterie.”
“Nell’era dell’elettricità, le batterie sono diventate un pilastro fondamentale della sicurezza energetica e della competitività industriale, ma il loro pieno potenziale potrà essere realizzato solo se i paesi svilupperanno solidi sistemi circolari attorno ad esse,” ha detto il Direttore Esecutivo dell’AIE Fatih Birol. “Accelerare l’innovazione nel campo del riciclaggio e del riutilizzo può alleviare la pressione sulle catene di approvvigionamento dei minerali critici, ridurre l’impatto ambientale e creare nuove opportunità economiche. L’Europa ha importanti punti di forza su cui fare leva, e il presente rapporto evidenzia come un’innovazione mirata e un sostegno politico possano contribuire a posizionarla all’avanguardia di un’economia sostenibile delle batterie.”
Nel 2025, più di un’auto su quattro venduta a livello mondiale era un veicolo elettrico, alimentato da batterie agli ioni di litio o da altre batterie di nuova generazione. Tuttavia, circa 1,2 milioni di batterie dei veicoli elettrici potrebbero arrivare al termine del loro ciclo di vita nel 2030 e 14 milioni nel 2040, e le attuali catene di approvvigionamento dei minerali e dei componenti per le batterie sono altamente concentrate.
Le tecnologie per la circolarità delle batterie – tra cui il riciclaggio, il riutilizzo delle batterie nei veicoli e il loro impiego in nuove funzioni – possono contribuire a risolvere queste sfide. La ricerca EPO-IEA si basa anche sul database dei brevetti dell’EPO combinata all’analisi degli esperti dell’AIE per individuare i principali centri di brevettazione, i principali richiedenti di brevetti e le categorie tecnologiche chiave del settore.
Oggi lo stoccaggio di energia, comprese le batterie, rappresenta oggi circa il 40% di tutti i brevetti nel settore energetico e continua a crescere rapidamente. Il numero di brevetti relativi alla circolarità delle batterie sta crescendo a un ritmo ancora più sostenuto rispetto a quello dei brevetti sulle batterie in generale, grazie alla rapida diffusione nel mondo dei veicoli elettrici e alle normative europee e cinesi che attribuiscono alle aziende la responsabilità delle batterie dei veicoli elettrici a fine vita.
I richiedenti brevetto provenienti dall’Asia rappresentano il 63% delle IPFs nel settore della circolarità delle batterie nel 2023. Fino al 2019, compagnie Coreane e Giapponesi come Toyota, LG e Panasonic erano le principali richiedenti brevetto nel settore del riciclo delle batterie, ma sono stati superati dalla cinese Brunp. La crescita di Brunp ha contribuito a far salire la quota della Cina nel settore della circolarità delle batterie dal 5% nel 2013 al 29% nel 2023. I richiedenti brevetto cinesi ricorrono sempre più spesso alla protezione brevettuale al di fuori della Cina in risposta all’espansione del mercato internazionale della circolarità delle batterie, rafforzando così la forte presenza della Cina nelle diverse fasi della catena del valore delle batterie.
In Europa, alle aziende e agli istituti di ricerca sono riconducibili all’incirca il 20% delle famiglie di brevetti (IPFs) nel settore della circolarità delle batterie, con una forte presenza nel campo delle tecnologie per la raccolta delle batterie usate e per la trasformazione chimica volta al recupero delle materie prime per le nuove batterie. Questo orientamento riflette il ruolo attuale dell’Europa, che è più un utilizzatore che un produttore di batterie. Sebbene la crescita della circolarità nel settore delle batterie sia stata più rapida in Asia, il rapporto evidenzia che anche in Europa l’innovazione è in espansione. Con un sostegno politico mirato a livello dell’UE, questa attività potrebbe costituire la base di un solido ecosistema europeo per la circolarità delle batterie.
Questo studio è accompagnato da un aggiornamento dell’attuale piattaforma dell’EPO dedicata all’energia pulita, con una nuova sezione dedicata alla circolarità delle batterie. Il programma di ricerca dell’EPO, il Deep Tech Finder, è stato inoltre aggiornato per includere i profili di quasi 60 startup e università europee che, dal 2006, hanno richiesto la tutela brevettuale per invenzioni in questi settori. La versione beta dell’Osservatorio sui dati dell’EPO mostra come i dati sui brevetti dell’EPO possano essere trasformati in informazioni utili, attraverso una mappatura dettagliata delle tecnologie di accumulo di energia che consente un’analisi approfondita del settore. Nei prossimi aggiornamenti saranno aggiunte ulteriori mappature relative ad altre tecnologie fondamentali.
Stadio della Roma, dal Tar Lazio no alla richiesta di stop ai lavori
In merito al procedimento in corso sull’area di Pietralata, dove sorgerà il nuovo stadio della AS Roma, è arrivato un importante aggiornamento dal Tar del Lazio. Il Presidente della Prima Sezione ha respinto l’istanza dei comitati che chiedevano la sospensione di tutte le attività preparatorie in corso. Il Tribunale ha chiarito un punto fondamentale:
gli interventi attualmente in corso — come la pulizia del sottobosco, la movimentazione e la preparazione del terreno —
non violano il divieto di abbattimento degli alberi, già disposto in precedenza.
Il divieto – dichiara il presidente del IV Municipio Massimiliano Umberti – resta infatti limitato al taglio della vegetazione arborea, sospeso fino al 13 maggio, ma non riguarda le altre lavorazioni necessarie per portare avanti il progetto. Questo significa che: possono proseguire le attività di preparazione dell’area; possono continuare i sondaggi archeologici; il percorso amministrativo e realizzativo va avanti. Resta confermata la data della Camera di Consiglio per la valutazione collegiale, ma nel frattempo i lavori proseguono nel pieno rispetto delle prescrizioni.
“Continuiamo a seguire con attenzione ogni passaggio, con l’obiettivo di garantire trasparenza, rispetto delle regole e realizzazione di un’opera strategica per il quadrante di Pietralata e per tutta la città. Andiamo avanti, con serietà e determinazione”, commenta Umberti.
Arezzo, firmata concessione per 90 anni per lo stadio
La convenzione sullo stadio “Città di Arezzo” diventa il primo accordo in Italia siglato secondo la nuova Legge Stadi che assegna a una società sportiva un diritto di utilizzo dell’impianto per 90 anni. Un passaggio che non riguarda solo la burocrazia: è una svolta che ridisegna il futuro del club, della città e del suo stadio, aprendo un modello di collaborazione pubblico‑privato destinato a fare scuola. Un atto complesso, innovativo, che segna un precedente nazionale e che permette alla S.S. Arezzo di programmare investimenti, crescita e sviluppo con una prospettiva di lungo periodo come mai era accaduto prima. Alla firma erano presenti, per la S.S. Arezzo, il presidente Guglielmo Manzo e il coordinatore del progetto Carlo Antonio Fayer. Per il Comune di Arezzo ha partecipato l’ingegner Paolo Frescucci. La convenzione è stata redatta dallo Studio Legale Morelli e Associati, in stretta collaborazione con l’Avvocatura del Comune di Arezzo e sotto il coordinamento del progettista Carlo Antonio Fayer, applicando in modo pieno e operativo quanto previsto dalla nuova normativa nazionale. Così, una nota ufficiale del club toscano.