LA GIORNATA

Pronto il dl lavoro, oggi il Cdm. Fi e Lega divise sullo scostamento

  • Corte Conti ricorre a Consulta sulla riforma del danno erariale
  • La Cina minaccia l’Ue se il piano “Made in Europe” verrà adottato
  • Appalti la Cgil presenta una proposta di legge; stessi diritti e salario per chi lavora in appalto e subappalto

28 Apr 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Il Governo chiude il pacchetto lavoro e si prepara a portare oggi in Consiglio dei ministri il decreto. A dare il via libera di fatto al provvedimento è stata l’ulteriore riunione tecnica che si è svolta ieri a palazzo Chigi (tra i presenti la ministra Calderone e i sottosegretari Mantovano, Durigon e Sbarra). Le misure  del decreto puntano a garantire una retribuzione equa, prestando particolare attenzione a giovani e donne. Una delle novità dovrebbe essere quella relativa ad incentivi solo a chi applica i salari ‘buoni’. Previsti anche incentivi al 31 dicembre per i disoccupati di lungo periodo e per la trasformazione dei contratti a tempo indeterminato. Infine, accesso con Spid, Cie, Cns o sistema di autenticazione a due fattori per i rider. Il Cdm, non ancora convocato, si dovrebbe tenere alle 17, mentre un’altra riunione è prevista per giovedì 30 aprile, alle 16. Il primo maggio scade infatti la proroga del taglio delle accise, col governo che è al lavoro su un pacchetto di misure per far fronte al caro-carburanti alla luce del contesto internazionale dando sostegno alle categorie più esposte al caro vita. Sempre giovedì, poi, è atteso in Parlamento il Dfp, con la maggioranza che in queste ore sta mettendo a punto la risoluzione a corredo del Documento di finanza pubblica. Lavoro non facile viste le differenti sensibilità che si registrano sul dossier economico all’interno del perimetro del centrodestra. Per il senatore della Lega, Claudio Borghi, l’uscita dal Patto di stabilità sarebbe “ormai è una teoria abbastanza diffusa. Noi lo diciamo da tempo e ora cominciano ad accorgersene in tanti”.  “Lo diciamo da settimane”, rimarca il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini. L’altolà arriva però dal  vicepremier e segretario di FI, Antonio Tajani: “Sono assolutamente contrario all’ipotesi di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità. In questi momenti serve più Europa e non meno Europa”. Per il ministro degli Esteri dovrebbe essere consentito “intervenire per tenere fuori dal Patto le spese legate alle vicende di Hormuz, quindi le spese energetiche, però deve essere un provvedimento a tempo con le stesse possibilità che sono state date per le spese della difesa. Sarebbe una buona soluzione, ma non a lungo termine perché se poi aumenta il debito pubblico la situazione si complica. Meglio quindi pensare a una scelta europea, tipo Pnrr, e utilizzare il Mes”. E sulla possibilità di muoversi in autonomia nel caso di un no da Bruxelles sull’allentamento del Patto di stabilità, si esprime anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa ricordando che “non lo chiede la Lega soltanto, anche Meloni ha detto che non lo esclude. Noi speriamo che non ce ne sia bisogno, ma la stella polare è l’interesse dell’Italia che viene prima di ogni altra cosa”. Nel partito della premier, tuttavia, la linea è quella della prudenza. “Sul piano interno serve responsabilità: il ricorso allo scostamento non può essere la prima opzione – evidenzia Ylenja Lucaselli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Bilancio alla Camera e vice responsabile del dipartimento economia -, mentre è necessario lavorare sulla razionalizzazione della spesa e sull’aggregazione delle voci di bilancio per liberare risorse da destinare agli investimenti e allo sviluppo

Corte Conti ricorre a Consulta su riforma danno erariale

La seconda sezione di appello della Corte dei Conti ha fatto ricorso contro la legge approvata a gennaio, che ne ha riformato la funzionalità, sollevando profili di incostituzionalità sulla norma che riduce al 30% l’addebito dei danni nei confronti di funzionari incaricati di gestire soldi pubblici. L’ordinanza, 80 pagine ricche di analisi giuridiche, ritiene ‘rilevante e non manifestamente infondata’ l’incostituzionalità della norma in relazione a ben 11 articoli della nostra Costituzione. Il rinvio alla Consulta parte da una vicenda di mala sanità, relativa ad un paziente ridotto alla paralisi per un intervento neurologico sbagliato effettuato a Sestri Ponente

Ue, Commissione ribadisce: il Recovery Fund è una tantum, serve unanimità per rinvio

Lo strumento per la ripresa e la resilienza è uno “strumento da considerarsi come una soluzione una tantum, ed è così che lo vediamo ora: credo che al momento dobbiamo raccogliere tutti i finanziamenti relativi al piano Next Generation EU entro la fine del 2026, e questa è la regola che al momento ci atterremo”. Lo ha dichiarato un portavoce della Commissione europea interpellato sulla reazione della Commissione europea alle richieste di alcuni Stati Ue di rinviare la scadenza per la spesa dei fondi del piano di ripresa post-pandemica. “Per poter prendere in considerazione qualsiasi piano futuro, sarebbe necessaria un’ulteriore decisione politica all’unanimità, ed è in quest’ottica che affrontiamo la questione in questo momento”, ha aggiunto. Quanto al pagamento degli interessi dei fondi raccolti sui mercati finanziari per finanziare lo strumento, la Commissione sollecita gli Stati ad “avanzare nell’approvazione delle risorse proprie” proposte nel futuro ciclo finanziario pluriennale.

Ue, Von der Leyen:  è necessario ridurre la dipendenza energetica

“Dobbiamo ridurre questa dipendenza. E dobbiamo ampliare la produzione di energia rinnovabile che possiamo produrre qui in Europa”. Lo ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen a Berlino per la giornata di conclave dell’Unione (Cdu-Csu), la quale ha però insistito anche sull’importanza della ricerca e degli investimenti sui nuovi piccoli reattori nucleari. Von der Leyen ha rilanciato sugli investimenti per a difesa. “Noi dobbiamo investire di più nella difesa in Europa. Lo hanno dimostrato le ultime crisi” e “la Germania con la sua posizione geopolitica nel cuore dell’Europa e con la sua industria gioca un ruolo molto grande in questo”, ha aggiunto.

La Cina minaccia l’Ue se il piano “Made in Europe” verrà adottato

Pechino ha minacciato di intraprendere azioni contro l’Unione Europea qualora questa adottasse una legge volta a reindustrializzare l’Europa, che considera discriminatoria, senza tenere conto delle posizioni cinesi. Il progetto di legge, noto come “Legge sull’accelerazione industriale”, presentato il 4 marzo dalla Commissione europea, deve essere approvato dagli Stati membri e dal Parlamento europeo. Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato in un comunicato stampa di aver presentato le proprie osservazioni alla Commissione il 24 aprile ed espresso le proprie “gravi preoccupazioni”. “La Cina seguirà da vicino il processo legislativo” e “è pronta al dialogo”, ha affermato il ministero. “Se l’UE ignorerà i suggerimenti della Cina e insisterà nell’adottare questo testo, danneggiando così gli interessi delle aziende cinesi, la Cina non avrà altra scelta che adottare contromisure”, ha avvertito. Secondo il vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné, il testo imporrebbe alle aziende operanti in settori considerati strategici di utilizzare “un certo numero o una certa percentuale di componenti critici di origine europea” quando ricevono fondi pubblici. Il testo prende di mira l’industria automobilistica, le tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio (pannelli solari, batterie, pompe di calore, centrali nucleari, ecc.) e l’industria pesante. Pur non essendo esplicitamente nominata, la Cina sembra essere il bersaglio principale. Gli europei denunciano da tempo quella che considerano una concorrenza sleale da parte di aziende cinesi fortemente sovvenzionate. Il testo, per il Ministero cinese, “impone numerose restrizioni agli investimenti esteri in quattro settori strategici emergenti: batterie, veicoli elettrici, fotovoltaico e materie prime critiche; stabilisce clausole esclusive di ‘origine UE’ negli appalti pubblici e nelle politiche di sostegno pubblico”. “Gli investitori cinesi – conclude Pechino – subiranno discriminazioni”.

Omnibus Ai, oggi l’ultimo trilogo europeo

E’ in programma oggi l’ultimo trilogo sul regolamento omnibus per semplificare l’Ai Act. La settimana scorsa gli ambasciatori degli Stati membri nell’Ue hanno dato disco verde alla presidenza cipriota del Consiglio Ue sulle proposte di compromesso per andare incontro ad alcune richieste del Parlamento Ue in vista proprio del round negoziale finale. Le questioni rimaste aperte sono il nuovo divieto delle app di nudificazione, la proposta di escludere a monte i sistemi di intelligenza artificiale già ricadenti nell’ambito di applicazione di normative settoriali, le nuove compentenze dell’Ufficio AI, la durata del periodo transitorio e le tempistiche per istituire la sandbox normativa.

Appalti la Cgil presenta una proposta di legge; stessi diritti e salario per chi lavora in appalto e subappalto

Migliorare diritti e tutele per chi lavora in appalto e subappalto, riconoscendo le stesse tutele dei lavoratori dipendenti dell’impresa madre se svolgono attività core o tipiche del committente. E questo sia se si è lavoratori subordinati che autonomi. E’ questo l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare depositata ieri in Corte di Cassazione dalla Cgil , insieme a quella in materia di sanità pubblica. Per la confederazione guidata da Maurizio Landini, in sintesi, chi fa lo stesso lavoro deve avere stesso salario e stessi diritti. Tra gli altri punti della proposta, quello di difendere i livelli occupazionali e aumentare la responsabilità sociale del committente (pubblico e privato) per il rispetto dei contratti e delle professionalità, per verificare la corretta esecuzione dell’appalto e – in caso di appalto illecito – assumere direttamente i lavoratori in appalto; ridurre i rischi per la salute e sicurezza e combattere il lavoro nero, individuando quei settori a maggior rischio, dove vietare il ricorso ai subappalti; dare più diritti di informazione ai lavoratori e ai loro rappresentanti dentro le aziende committenti, anche per verificare il rispetto di diritti e tutele.  Per la Cgil, la scelta di essere tra i promotori di queste “due importantissime iniziative, si colloca nel solco delle recenti esperienze referendarie, che hanno registrato un livello di partecipazione democratica che va alimentato, affinché il diritto universale alla salute e il diritto al lavoro dignitoso e in sicurezza ritornino protagonisti del dibattito parlamentare e civile”. La raccolta firme per le due proposte di legge sarà avviata con due giornate di mobilitazione, il 15 e il 16 maggio, attraverso iniziative pubbliche.  La proposta di legge sulla sanità pubblica, promossa da Cgil e associazioni, parte dalle risorse sostenendo che il livello di finanziamento del fondo sanitario nazionale non debba essere inferiore al 7,5% del Pil. Quanto al personale, si chiede la piena valorizzazione economica e professionale, garantendo dunque il personale necessario ad assicurare prevenzione, assistenza e cura con assunzioni a tempo indeterminato; i medici di medicina generale progressivamente alle dipendenze del Ssn; nessun tetto alla spesa per il personale e limiti alle esternalizzazioni. Si chiede di assicurare il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale e il rispetto dei tempi di attesa attraverso investimenti nel Ssn per la presa in carico dei bisogni di salute delle persone. Politiche per rispondere ai bisogni delle persone anziane e non autosufficienti, con il potenziamento dell’assistenza domiciliare e miglioramento dell’assistenza residenziale e semiresidenziale. Altre aree prioritarie: salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, salute mentale, dipendenze, consultori familiari, farmaceutica e ricerca.

Bankitalia, in 2025 famiglie con più titoli finanziari complessi ma rischi bassi

Più titoli finanziari complessi e derivati in Italia e nei portafogli delle famiglie ma i rischi “per la stabilità finanziaria restano non elevati”. E’ quanto scrive la Banca d’Italia, che ha anche il potere di vietare o limitare la commercializzazione, la distribuzione o la vendita di strumenti finanziari, nella consueta analisi. Nel dettaglio alla fine del 2025 in Italia erano in circolazione titoli di debito per un valore pari a 3.189 miliardi, di cui il 15 per cento (480 miliardi) era rappresentato da strumenti che possono essere considerati complessi. Tra questi ultimi, i più rilevanti erano i titoli emessi nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione (che rappresentavano il 46 per cento dei titoli complessi), i certificates (19 per cento), le obbligazioni strutturate (9 per cento), le obbligazioni subordinate tradizionali e quelle subordinate AT1 (rispettivamente 19 e 7 per cento). Al 31 dicembre scorso, le famiglie italiane detenevano 78 miliardi di titoli di debito complessi (pari al 15 per cento del totale dei titoli di debito da esse posseduti), con un aumento di 3,6 miliardi rispetto all’anno precedente. I certificates rappresentavano la tipologia di titoli complessi più diffusa nei portafogli delle famiglie; la crescita nel 2025 (di 3,4 miliardi, a 59) è in linea con quella osservata nel 2024 e inferiore a quella registrata negli anni precedenti. L’ampio ricorso a certificates con protezione del capitale riduce l’esposizione al rischio; la diffusione di leverage certificates resta marginale. Il nozionale dei derivati complessi è cresciuto in misura significativa nel 2025, raggiungendo 880 miliardi di euro (+28 per cento). L’incremento è principalmente dovuto all’espansione dei credit default swaps (a 517 miliardi, +42 per cento; figura 3) e delle swaption (a 243 miliardi, +14 per cento). Le principali controparti in questi mercati sono le banche italiane, le cui esposizioni sono bilanciate tra posizioni lunghe e corte, e i principali dealer internazionali; questi strumenti non sono presenti nei portafogli delle famiglie.

Enti locali, al via trattativa per il rinnovo 2025-27

“Con l’avvio delle trattative per il rinnovo degli Enti Locali, tutta la tornata contrattuale 2025/2027 per il pubblico impiego, che conta più di 3 milioni di lavoratori, è ufficialmente partita, in largo anticipo sulle scadenze del triennio. È un risultato straordinario che esprime al meglio i nostri obiettivi: continuità e adeguamenti salariali. Lo avevamo promesso, e questo Governo lo ha mantenuto. Con la trattativa per il rinnovo che va ad aggiungersi a quelle per i comparti già avviati, ovvero Istruzione e Ricerca, in cui siamo già giunti alle firme, Funzioni Centrali, Sanità e Sicurezza e Difesa. Senza dimenticare che l’apertura della trattativa per gli Enti Locali segue di poche settimane la firma definitiva del rinnovo 2022/2024, andando quindi verso incrementi retributivi totali che superano il 12%, come ulteriore dimostrazione della volontà di proseguire con tempestività e progettualità”. Lo dichiara il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo in merito all’avvio all’Aran della trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di lavoro degli Enti Locali relativo al triennio 2025/2027.

Tar, nulla aggiudicazione di un lotto della gara per manutenzione autostrade

E’ stato annullato il provvedimento con il quale Autostrade per l’Italia nel marzo dello scorso anno ha disposto l’aggiudicazione, in favore del Rti Consorzio Stabile Viagest Scarl-Ital Sem Srl, dell’accordo-quadro avente ad oggetto i lavori di manutenzione della segnaletica orizzontale e dei piedritti delle gallerie lungo l’intera rete autostradale di sua competenza. L’ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha accolto un ricorso proposto dalla società Sias Spa.
Inizialmente l’impugnativa era stata proposta al Tar della Lombardia; i giudici però dichiararono la loro incompetenza territoriale, ritenendo competente alla definizione della controversia il Tar del Lazio. Valutando i profili tecnici contenuti nel ricorso, i giudici hanno anzitutto ribadito che “le valutazioni espresse dalla commissione giudicatrice in ordine alla qualità tecnica delle offerte costituiscono espressione di discrezionalità tecnica, sindacabile in sede giurisdizionale solo entro i limiti della manifesta illogicità o irragionevolezza, profili che, tuttavia, non emergono nel caso di specie”. La conclusione del Tar è stata l’accoglimento del ricorso “con conseguente annullamento del provvedimento di aggiudicazione disposto in favore del Rti Viagest”; in più è stato imposto all’Autorità la “rinnovazione del sub-procedimento di verifica dell’anomalia” dell’offerta.

Rixi, senza scostamento di bilancio impossibile coprire extracosti opere pubbliche

“Sugli extracosti il tema è molto semplice, o ci fanno fare uno scostamento di bilancio particolarmente importante o dobbiamo riorientare le opere pubbliche da calendarizzare, non c’è nessuna azienda che può permettersi di lavorare senza essere pagata, lo dico in maniera molto chiara perché negli ultimi anni l’aumento dei costi delle materie prime è stato forte”. Così il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi a Genova all’ottantesima assemblea pubblica di Spediporto interviene sull’impatto dei vincoli del Patto di stabilità sul programma di opere gestite dalle stazioni appaltanti pubbliche a livello nazionale.
“Quello che stiamo cercando di fare è mantenere il piano delle opere pubbliche invariato – ribadisce Rixi – garantendo però alle aziende la possibilità di andare avanti e pagare le fatture, per farlo abbiamo bisogno che l’Europa cambi e si renda conto che è necessario dare un segnale di apertura rispetto ai problemi che oggi ci sono e non riguardano solo l’Italia, ma anche la Francia e la Spagna”.

Terzo Valico dei Giovi: Mit, abbattuto l’ultimo diaframma a Novi Ligure

Con l’abbattimento dell’ultimo diaframma, sono stati completati gli scavi delle gallerie dell’interconnessione ferroviaria di Novi Ligure, punto di raccordo per la nuova linea ad alta capacità Genova-Milano. Lo riferisce il Mit in una nota. “Passo fondamentale del progetto Terzo Valico dei Giovi, l’intervento contribuisce a superare i limiti infrastrutturali della linea storica”, sottolinea il ministero. Un risultato, frutto della piena sinergia con le Regioni Liguria e Piemonte e con il gruppo Fs, che dimostra come le grandi opere strategiche per il Paese proseguano con determinazione. Gli scavi sono avanzati contemporaneamente su quattro fronti, a conferma della “complessità e dell’intensità delle lavorazioni. “Soddisfazione” del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per “l’importante traguardo” raggiunto nell’ambito dei progetti finanziati dal Pnrr di competenza del Mit (M3C1 – 1.2): il nuovo snodo ferroviario mira a rafforzare in modo decisivo i collegamenti tra Liguria e Piemonte, potenziando i flussi di traffico merci e passeggeri.

Porti, Mit: via libera della Ragioneria dello Stato, la riforma approda in Parlamento

La Ragioneria generale dello Stato ha apposto il proprio bollino alla bozza del disegno di legge di riforma del sistema portuale. Il provvedimento, superato il vaglio tecnico-contabile, è ora pronto a entrare nella fase parlamentare per l’avvio dell’iter di esame e approvazione. Lo comunica il Mit. Si tratta, sottolinea, di un passaggio che consente al testo di approdare alle Camere e di avviare il confronto politico sulla revisione della governance e dell’organizzazione dei porti. “Si aprirà un momento di discussione su una riforma che non vuole togliere autonomia agli scali, ma vuole generare delle sinergie per far sì che il nostro sistema marittimo portuale possa essere più competitivo nello scenario internazionale”,  ha detto il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi, parlando a Genova. “Con la riforma ridefiniamo i nostri porti di riferimento cercando di snellire le procedure, sviluppiamo una visione complessiva della portualità italiana nel Mediterraneo con la possibilità di siglare nuovi accordi con altri Paesi e generiamo servizi per consentire agli operatori di aumentare i traffici, per consentire al nostro Paese di essere più resiliente e flessibile nell’affrontare le crisi geopolitiche”. “In questo momento – ha aggiunto – stiamo rafforzando i nostri contatti sia con la Turchia che con l’Egitto che con l’Algeria per implementare il nostro sistema marittimo per consentire di sviluppare sia i traffici passeggeri sia commerciali”. Rixi ha ricordato che “c’è una grande tensione su tutto il tema dei combustibili, in particolare degli idrocarburi, e qui abbiamo bisogno di un sistema logistico che sia resiliente ma molto flessibile in modo da adeguare i nostri traffici e i nostri mercati di riferimento con i cambiamenti geopolitici che il nostro Paese subisce”. “Per noi – ha detto – è fondamentale introdurre una digitalizzazione insieme a sistemi di cyber security, così come incrementare i controlli e l’efficienza dei sistemi di sorveglianza all’interno degli scali italiani”.

Dea Capital Real Estate Sgr riceve provvedimento da parte della Banca d’Italia

Dea Capital Real Estate Sgr, gestore, fra l’altro, del Fondo quotato Alpha, ha ricevuto dalla Banca d’Italia il rapporto con gli esiti degli accertamenti ispettivi conclusi a dicembre 2025. In particolare, l’accertamento ha rilevato un’esposizione per la Sgr al rischio di riciclaggio (Aml) e la necessità di intervenire con urgenza, secondo le indicazioni del provvedimento ricevuto. Tra gli interventi c’è la richiesta di convocare una riunione congiunta del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale per procedere alla convocazione dell’assemblea dei soci, con all’ordine del giorno la valutazione delle risultanze degli accertamenti ispettivi e il ricambio della maggioranza dei membri del Cda e del collegio sindacale, inclusi i rispettivi presidenti e l’amministratore delegato, con esponenti che non abbiano precedentemente ricoperto incarichi, né ruoli operativi presso la Sgr e con la presenza di almeno un consigliere con solide competenze in ambito Aml. E’ stato chiesto anche di predisposizione da parte del rinnovato Cda un piano di azione, di cui sono state fornite le direttrici da seguire, che comprende, fra l’altro, il rafforzamento della cultura del rischio aziendale in materia Aml, un piano di rimedio ai rilievi formulati dalla Banca d’Italia, una valutazione del rafforzamento della struttura organizzativa e in particolare dell’organico delle funzioni di controllo, un nuovo piano industriale che tenga conto anche dei maggiori costi dovuti alle attività suddette; astensione, sino al completamento del piano di rimedio e alla verifica sulla sua efficacia, dall’avvio di nuovi fondi verso clientela non istituzionale, nonché dalla riapertura delle sottoscrizioni e dal richiamo degli impegni sui Fia esistenti sottoscritti dalla medesima clientela. Con specifico riguardo al Fondo Alpha, Dea Capital Real Estate Sgr sottolinea che il provvedimento “non ha alcun impatto sulla gestione in corso dello stesso”. La Sgr compirà ogni “atto necessario ad adempiere senza indugio a quanto richiesto dall’autorità, avendo da sempre come obiettivo quello di garantire ai propri investitori e a tutti gli stakeholders la massima trasparenza, correttezza e stabilità nella gestione della società. La Sgr offrirà alle autorità ogni desiderata collaborazione e si riserva comunque di assumere ogni altra iniziativa che risulterà opportuna alla piena tutela del proprio interesse e di quello, prioritario, dei sottoscrittori”, si legge in una nota.

Genova, Salis: riassegneremo trenta aree ex industriali inutilizzate a Genova

“Entro la settimana prossima la Giunta del Comune di Genova approverà una delibera per riassegnare trenta aree ex industriali inutilizzate in val Bisagno, in val Polcevera e nel ponente della città. Tra gli strumenti utilizzati ci sarà sicuramente la zona logistica semplificata con tutti gli incentivi e agevolazioni per i nuovi insediamenti nel retroporto e la legge regionale del 2018 sulla rigenerazione urbana”. Lo annuncia la sindaca di Genova Silvia Salis all’ottantesima assemblea pubblica di Spediporto. “Sono aree nelle quali cambieremo la destinazione d’uso per offrire l’opportunità ai privati che vogliono riutilizzare l’area, dalla produzione allo stoccaggio fino a nuove attività – spiega Salis -. Abbiamo lavorato con gli uffici dell’Urbanistica individuando trenta aree che vanno rigenerate con una modifica temporanea del Puc per attrarre investimenti”.

Fs Engineering prima tra le società d’ingegneria italiane

FS Engineering, società di ingegneria del Gruppo FS, si conferma, secondo STEMA, la più grande community di ingegneri, come la prima realtà italiana nel settore dell’ingegneria e una delle principali a livello europeo e internazionale, consolidando il proprio ruolo di hub tecnologico e progettuale per lo sviluppo di infrastrutture complesse e sostenibili. In un contesto globale caratterizzato da crescente complessità infrastrutturale e forte spinta verso la transizione ecologica, FS Engineering si distingue per la capacità di integrare competenze ingegneristiche avanzate con tecnologie digitali all’avanguardia. L’adozione di piattaforme BIM multidimensionali (4D, 5D, 6D, 7D e 8D) consente una gestione evoluta dell’intero ciclo di vita delle opere, dalla progettazione alla manutenzione. FS Engineering è una delle più importanti realtà europee ed internazionali di Global Engineering Firm capace di gestire la complessità infrastrutturale a 360 gradi, massimizzando il contributo ingegneristico alle politiche green e alla mobilità sostenibile del futuro. Grazie a brevetti innovativi e a una solida rete di partnership accademiche, la società si fa ambasciatrice dell’orgoglio ingegneristico italiano, pronta a disegnare le infrastrutture del futuro su scala mondiale. Con il suo recente rebranding ha raccolto il testimone multidisciplinare di Italferr, valorizzando maggiormente l’unicità del know-how sviluppato nell’ingegnerizzazione digitale dei cantieri delle grandi opere PNRR e di altri importanti interventi infrastrutturali, promuovendo l’adozione avanzata di sistemi smart e di tecnologie. FS Engineering si posiziona nel mercato internazionale come tech-company delle infrastrutture, in cui l’ingegneria tradizionale si integra con Big Data, IoT e criteri ESG, ponendo al centro la sostenibilità, la sicurezza delle opere e la manutenzione programmata per l’intero ciclo di vita, valorizzando per le opere di grande pregio storico-architettonico l’esperienza unica del Digital Twins, che l’hanno già vista protagonista del monitoraggio della Basilica di S. Pietro, con tecniche di prevenzione dei rischi. Un’evoluzione già riconosciuta a livello internazionale, come dimostrano i prestigiosi premi ricevuti nello scorso 2025: dal riconoscimento ad Amsterdam per il “Digital Going Year in Infrastructure”, al Premio Innovazione SMAU 2025, fino al Premio OICE per la Sostenibilità, che ha visto questa nostra realtà nazionale prima tra le società di ingegneria e architettura italiane. La partecipazione al progetto della Metropolitana di Mumbai, infrastruttura strategica per il potenziamento della mobilità urbana della metropoli indiana, conferma il ruolo di FS Engineering come player di riferimento nel campo dell’ingegneria ferroviaria, convenzionale e alta velocità, nel trasporto metropolitano e stradale, contribuendo allo sviluppo delle infrastrutture strategiche per la mobilità del futuro. Con oltre 40 anni di esperienza, una presenza in quindici Paesi e cinque continenti e migliaia di professionisti altamente specializzati, FS Engineering rappresenta l’hub tecnologico dell’ingegneria del Gruppo FS. La società promuove un approccio integrato, digitale e sostenibile alle grandi opere, valorizzando l’utilizzo di piattaforme BIM avanzate, la digitalizzazione dei cantieri e la gestione dell’intero ciclo di vita delle infrastrutture.

Webuild: roadshow per valutare nuove emissioni bond senior a tasso fisso

Webuild sta organizzando un roadshow con investitori qualificati, italiani e internazionali, con l’obiettivo di valutare le condizioni di mercato in relazione alla potenziale emissione di obbligazioni senior non garantite a tasso fisso, con il supporto di Bnp Paribas, BofA Securities Europe, Deutsche Bank Aktiengesellschaft, Goldman Sachs International, Hsbc Continental Europe, Imi – Intesa Sanpaolo, Jp Morgan, Natixis e UniCredit, in qualita’ di joint lead managers, e Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, Bper, Citigroup Global Markets Europe e Credit Agricole Corporate and Investment bank, in qualita’ di co-managers. I proventi derivanti dall’emissione delle nuove obbligazioni, spiega una nota, saranno destinati al rimborso dell’indebitamento esistente della societa’ e al riacquisto fino a un certo importo delle obbligazioni denominate “euro250,000,000 3.625 per cent. Notes due 28 January 2027”, aventi un valore nominale complessivo pari a 250,000,000 euro, ai sensi di un’offerta di acquisto lanciata dalla societa’ oggi e per scopi generali del gruppo Webuild. La complessiva operazione consentirebbe di accelerare il processo di ottimizzazione delle scadenze del debito del gruppo Webuild, allungandone la vita media e riducendo i fabbisogni finanziari fino al 2027, cogliendo le opportunita’ di mercato. Ricorrendone le condizioni di mercato, l’operazione complessiva sara’ eseguita entro il mese di maggio 2026. Le nuove obbligazioni saranno destinate ad essere quotate presso il Global Exchange Market della Borsa di Dublino.

Spediporto: crisi Medio Oriente produce effetti sistemici

“E’ dimostrato quanto una crisi localizzata possa produrre effetti sistemici: deviazione delle rotte intorno al Capo di Buona Speranza incremento della domanda di stiva, tempi di percorrenza più lunghi, rialzi assicurativi surcharge di guerra e bunker adjustment factors, pressione sui cicli di rotazione dei container”. Lo dichiara il presidente di Spediporto Andrea Giachero a Genova all’ottantesima assemblea pubblica dell’associazione.
“Il dossier Unctad dell’aprile 2026 sullo stretto di Hormuz aggiunge un ulteriore livello di gravità: tra febbraio e marzo i transiti giornalieri nello stretto sono diminuiti del 95% – sottolinea Giachero -. Immediati i riflessi sul Brent che ha toccato il 6 aprile 2026 il massimo del suo picco a 138,21 dollari al barile, pari a un +93,8% rispetto al 27 febbraio e a un +107,5% rispetto alla media di gennaio”. “Quando un ‘collo di bottiglia’ energetico si blocca, l’effetto non si ferma al settore energetico. Si trasmette ai costi industriali, ai prezzi al consumo, ai noli, ai tassi di interesse, al costo del debito estero, alla fiducia degli investitori – continua -. Questa nuova ‘economia della tensione’ non riguarda soltanto il Medio Oriente, essa si compone di più linee di frattura che si sommano: la guerra russo-ucraina, la crisi israelo-palestinese, i| confronto strategico fra Stati Uniti e Cina, il ritorno di misure protezionistiche, la competizione per le terre rare, semiconduttori e tecnologie critiche, la crescente militarizzazione delle infrastrutture. Per questo, oggi, la parola chiave non può più essere soltanto l’efficienza, dev’essere l’affidabilità”.

Anie, nel primo bimestre produzione elettronica-elettrotecnica +2,4%.Settore in controtendenza

In un quadro di perdurante debolezza dell’industria manifatturiera nazionale, l’elettronica e l’elettrotecnica confermano una dinamica in controtendenza. È quanto emerge dalla Nota congiunturale trimestrale elaborata dal Centro Studi di Anie Confindustria. Nel 2025 il manifatturiero ha evidenziato una dinamica negativa, con una flessione dei volumi della produzione industriale pari allo 0,5%. In questo scenario, i settori Elettrotecnica ed Elettronica si distinguono per una performance positiva, chiudendo il 2025 con una crescita complessiva dell’1,8% nei volumi di produzione industriale e dell’1,9% nel fatturato. L’espansione dei volumi ha interessato entrambe le macroaree: più contenuta nell’Elettrotecnica (+1,5%), mentre l’Elettronica si è distinta per una dinamica più vivace (+2,7%). A sostenere l’andamento complessivo contribuisce soprattutto il mercato interno (+3,1%). I risultati della survey di Anie Confindustria evidenziano come la durata della crisi in Medio Oriente rappresenti un fattore decisivo per le prospettive delle imprese. Se il conflitto si fosse risolto entro un mese, il 73% delle aziende avrebbe previsto impatti nulli o limitati; a quasi due mesi dall’avvio delle tensioni, prendono invece corpo scenari più critici: oltre l’80% delle imprese si attende effetti almeno moderati, mentre il 39% prevede impatti rilevanti sull’attività. Nel 2025 le esportazioni italiane verso i Paesi del Golfo hanno raggiunto circa 2,6 miliardi di euro, in crescita di oltre il 60% rispetto al 2019 (fonte ExportPlanning), con Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita tra i principali mercati di destinazione. “Il quadro che emerge dalla nostra analisi – dichiara Renato Martire, vice presidente Anie con delega al Servizio Studi – restituisce l’immagine di un sistema industriale che, pur operando in un contesto caratterizzato da forti discontinuità, continua a mostrare solidità e capacità di adattamento.

Enac: Tar Lazio conferma provvedimenti Enac su assegnazioni slot a Roma

Il Tar Lazio ha confermato la legittimità degli atti adottati da Enac in merito all’allocazione di dieci slot giornalieri per le stagioni tra la winter 2024 e la summer 2026: l’Ente, infatti, ha assegnato a Dhl Express, unico vettore cargo rimasto su Ciampino, dieci slot giornalieri, a tutela di tutte le tipologie di servizi aerei. “Il Tar Lazio – ha dichiarato il presidente Enac Pierluigi Di Palma – ha rigettato i ricorsi presentati da Ryanair, sottolineando, ancora una volta, come i provvedimenti Enac siano
pienamente legittimi, sorretti da motivazioni che esplicitano la coerenza, l’efficacia, l’efficienza e la non discriminazione dell’azione amministrativa dell’Ente, a tutela di ogni tipologia di servizio aereo”. Il Tar ha confermato che l’assegnazione degli slot è avvenuta in conformità ai regolamenti europei e alle linee guida Iata, in quanto l’aeroporto di Ciampino deve mantenere l’operatività delle diverse tipologie di servizio, passeggeri e cargo, peraltro apparendo i dieci slot assegnati al settore cargo come strettamente necessari a gestire l’operatività del relativo servizio.

Il Gruppo Hera ha conseguito la certificazione per la Business Continuity ISO 22301

Il Gruppo Hera ha ottenuto, la certificazione UNI EN ISO 22301, lo standard internazionale per i Sistemi di Gestione della Continuità Operativa (Business Continuity Management System – BCMS). La certificazione è stata conseguita a seguito del percorso di verifica condotta dal Gruppo Bureau Veritas Italia, leader mondiale nei servizi di ispezione, verifica e certificazione. In coerenza con gli obiettivi strategici del Gruppo, è stato, quindi, avviato, un percorso pluriennale volto al potenziamento del Sistema di Gestione della Continuità Operativa (SGCO). È un metodo efficiente per mantenere la sicurezza, garantendo buon livello e conformità di gestione. La norma ISO 22301 stabilisce i requisiti per un efficiente ed efficace Sistema di Gestione per la Business Continuity (Continuità Operativa). Si tratta di un metodo certificabile, che prevede la definizione di un insieme di processi e prassi finalizzate a mantenere, appunto, la continuità operativa in avverse condizioni, riducendo al minimo l’impatto di potenziali incidenti su clienti, stakeholders e sull’intero “ecosistema aziendale”. La Business Continuity, in pratica, si basa su un approccio sistemico volto alla prevenzione, gestione e ripresa in seguito a eventi critici, inaspettati e di natura eccezionale, spesso difficili da anticipare, che possono compromettere gravemente l’operatività dell’azienda. L’obiettivo è rafforzare la resilienza operativa, in particolare dei servizi di pubblica utilità, tutelare persone e asset aziendali, garantire la continuità dei processi, minimizzandone l’impatto sull’organizzazione aziendale e su tutti gli interessati, salvaguardando così la fiducia di clienti, partner e stakeholders. Il conseguimento della certificazione ISO 22301 rappresenta un traguardo rilevante, che dimostra la capacità del Gruppo Hera di garantire l’erogazione dei propri servizi anche in presenza di eventi destabilizzanti o di crisi operative, assicurando livelli di servizio predefiniti e accettabili. La certificazione ISO 22301 rappresenta una garanzia per cittadini, istituzioni e stakeholders: conferma la solidità delle misure predisposte dal Gruppo Hera per ridurre i rischi operativi, tutelare la sicurezza dei servizi essenziali e rispondere con efficacia a eventuali eventi critici. Il risultato conferma anche la volontà della multiutility di continuare a investire nel miglioramento della propria maturità organizzativa e nella resilienza delle infrastrutture che supportano i servizi.

Clima, Wwf: conferenza Santa Marta occasione per porre fine a gas e petrolio

Santa Marta è diventata il palcoscenico mondiale per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili. La prossima settimana, i rappresentanti di almeno 50 governi si riuniranno a Santa Marta, in Colombia – affiancati da migliaia di parti interessate provenienti dalla società civile e dal settore privato, dai popoli di origine africana, dalle comunità locali e dalle popolazioni indigene, dai lavoratori e dalle imprese – per la storica Prima Conferenza sulla transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili.
Organizzata congiuntamente dalla Colombia e dai Paesi Bassi, la riunione è vista come un test cruciale per verificare se una nuova coalizione di paesi determinati possa trasformare l’appello della COP28 – a una transizione dai combustibili fossili in modo giusto, ordinato ed equo – in un vero e proprio slancio. La produzione e gli investimenti nei combustibili fossili continuano ad aumentare. Secondo i piani attuali, nel 2030 i governi produrranno più del doppio dei combustibili fossili rispetto a quanto compatibile con l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 °C. Le scelte compiute in questo decennio determineranno se un futuro climatico vivibile rimarrà possibile. La Colombia e i Paesi Bassi hanno annunciato alla COP30 che terranno una conferenza a Santa Marta. L’ambizione è quella di dimostrare la leadership emergente tra i governi impegnati e disposti a portare avanti la transizione dall’uso dei combustibili fossili. Il WWF si aspetta inoltre che i risultati della conferenza – compreso il rapporto dei co-organizzatori Colombia e Paesi Bassi – confluiscano direttamente nella Roadmap della presidenza della COP30 “per la transizione dall’uso dei combustibili fossili in modo giusto, ordinato ed equo”.
In relazione ai pilastri tematici della conferenza, il Wwf esorta i governi a: Fermare la nuova espansione dei combustibili fossili: non dovrebbero essere rilasciate nuove licenze e dovrebbe essere adottata una tabella di marcia vincolante per la graduale eliminazione, con scadenze chiare, piani di dismissione degli impianti e zone di esclusione per proteggere la biodiversità. Ridurre rapidamente la domanda: considerare l’efficienza e la sufficienza come strumenti di prima linea, sostenuti da standard rigorosi, ristrutturazioni edilizie e politiche dei trasporti che riducano l’uso a lungo termine dei combustibili fossili. Raggiungere gli obiettivi di triplicare le energie rinnovabili e raddoppiare l’efficienza energetica, oltre a realizzare l’SDG 7 sull’accesso all’energia. Porre fine all’era dei sussidi: eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili per la produzione e il consumo. Reindirizzare i fondi pubblici verso le energie rinnovabili, le reti, l’efficienza energetica, l’elettrificazione, il trasporto pubblico e la protezione sociale mirata. Modificare gli incentivi. Colmare il divario di governance: l’approvvigionamento di combustibili fossili manca di un quadro di governance multilaterale dedicato. Utilizzare Santa Marta per iniziare a costruire il sostegno a misure internazionali più forti, come un trattato sui combustibili fossili. Proteggere le persone e i diritti: mettere al centro misure di transizione equa – dialogo sociale, sostegno al reddito, riqualificazione professionale e sviluppo regionale – con garanzie per le popolazioni indigene e le comunità locali. Definire percorsi basati sulla scienza: adottare obiettivi di decarbonizzazione nazionali e settoriali allineati ai percorsi verso lo zero netto per orientare la regolamentazione e gli investimenti. Costruire una coalizione duratura: formare una “coalizione dei volonterosi”, che includa paesi sviluppati e paesi produttori, per coordinare l’azione. Il processo deve rimanere aperto e complementare ai negoziati delle Nazioni Unite sul clima.
Santa Marta sarà giudicata in ultima analisi da ciò che accadrà in seguito: un chiaro segnale politico, una coalizione impegnata ad accelerare l’attuazione e un processo di follow-up fondato sulla scienza. Il punto fondamentale è che la transizione dai combustibili fossili è ora un programma di attuazione: una vera “coalizione dei volenterosi” dovrebbe essere pronta ad agire insieme per tracciare la strada da seguire e realizzare progressi reali e concreti per porre fine all’era dei combustibili fossili.

Clima, oggi e domani Hoekstra in Colombia per la conferenza di S. Marta

Oggi, martedì 28 aprile, e domani, mercoledì 29 aprile, il commissario per il clima, l’azzeramento delle emissioni nette e la crescita pulita Wopke Hoekstra sarà a Santa Marta (Colombia) per partecipare alla prima conferenza sulla transizione dai combustibili fossili. Co-ospitato dai governi della Colombia e dei Paesi Bassi, questo è il primo incontro internazionale che mira a formare ufficialmente una coalizione di paesi che vogliono far progredire la transizione dai combustibili fossili, come promesso alla COP28.
Oltre 80 paesi, compresi gli Stati membri dell’UE, hanno sostenuto la dichiarazione di Belem sulla transizione dai combustibili fossili e hanno avviato questo partenariato sotto la guida del Brasile in occasione della COP30. La conferenza di Santa Marta segue anche il dialogo sul clima di Petersberg della scorsa settimana, in cui il commissario Hoekstra e i leader globali hanno iniziato i preparativi per la conferenza delle Nazioni Unite sul clima COP31 che si terrà a novembre ad Antalya.
Oggi, il commissario Hoekstra parteciperà all’apertura del segmento ad alto livello della conferenza e alle sessioni tematiche sulla trasformazione dell’offerta e della domanda di energia. Incontrerà bilateralmente il Ministro dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile della Colombia, Irene Vélez Torres; Ministro dell’ambiente e della tutela della natura del Camerun, Pierre Hélé; e il ministro per lo Sviluppo del Delta del Niger della Nigeria, Abubakar Momoh. Si impegnerà inoltre con i rappresentanti delle imprese europee che investono nelle energie rinnovabili e promuovono la transizione verso l’energia pulita in Colombia.

Energia, Anev: la “Madrid call to action” rilancia sull’eolico e sull’elettrificazione come priorità strategica

L’Anev, Associazione Nazionale Energia del Vento, ha preso parte a Madrid ai lavori promossi da WindEurope, contribuendo al confronto sul futuro energetico europeo e sostenendo la “Madrid Call to Action”, l’appello rivolto ai leader dell’Unione Europea per accelerare la transizione verso un sistema basato sull’elettricità prodotta in Europa. in un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche, il settore energetico europeo lancia un appello chiaro e urgente: accelerare la transizione verso un sistema basato sull’elettricità prodotta in Europa. È questo il messaggio centrale della “Madrid Call to Action”, un documento che invita i leader dell’Unione Europea a trasformare l’elettrificazione in una vera priorità strategica. Negli ultimi anni l’Europa ha già compiuto passi importanti, soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, che ha spinto a ripensare profondamente il modello energetico. Le energie rinnovabili, in particolare eolico e solare, hanno registrato una crescita significativa. Solo nel 2025 il settore eolico ha attirato investimenti per 45 miliardi di euro e oggi contribuisce per circa il 20% alla produzione di elettricità del continente. Un risultato che testimonia non solo il potenziale delle rinnovabili, ma anche il valore di una filiera industriale che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori europei e rafforza l’autonomia strategica dell’Unione. Nonostante questi progressi, la strada da percorrere è ancora lunga. L’elettricità rappresenta infatti meno di un quarto del consumo energetico complessivo, un dato che continua a esporre l’Europa a rischi in termini di sicurezza energetica e dipendenza dalle fonti fossili. Per questo motivo, il documento sottolinea la necessità di un cambio di passo deciso, che renda l’elettrificazione il fulcro delle politiche energetiche europee.
In questo quadro, anche l’Anev ribadisce la necessità di imprimere un’accelerazione concreta allo sviluppo dell’eolico in Italia e, più in generale, delle fonti rinnovabili, evidenziando l’urgenza di un impegno deciso e coerente per sostenere la transizione energetica del Paese. Secondo l’Associazione, semplificare gli iter autorizzativi, rafforzare le infrastrutture di rete e garantire condizioni economiche favorevoli sono passaggi indispensabili per rendere l’elettricità rinnovabile davvero competitiva e accessibile. L’Anev evidenzia inoltre come il settore eolico possa svolgere un ruolo centrale nel rafforzare la sicurezza energetica nazionale ed europea, contribuendo al contempo alla crescita industriale e occupazionale. La “Madrid Call to Action” propone un approccio pragmatico e orientato ai risultati, puntando a semplificare le procedure autorizzative, rafforzare le infrastrutture di rete e sostenere sia la domanda che l’offerta di energia elettrica pulita. L’obiettivo è garantire che l’elettricità prodotta in Europa e in Italia sia disponibile in quantità sufficiente, accessibile e competitiva, così da sostenere cittadini, imprese e industria nella transizione. Allo stesso tempo, il documento evidenzia l’importanza di mantenere alta l’ambizione climatica senza perdere il consenso politico e sociale, promuovendo investimenti in tecnologie già mature e creando condizioni favorevoli per lo sviluppo industriale. Rendere l’Europa un luogo attrattivo per gli investimenti energetici diventa quindi una priorità non solo economica, ma anche strategica. Con questo appello, i promotori invitano le istituzioni europee a guidare ancora una volta il cambiamento, trasformando le sfide attuali in un’opportunità per costruire un sistema energetico più sicuro, sostenibile e indipendente.

Rinnovabili: riaprono i termini per le domande in Basilicata

La Direzione Generale dell’Ambiente, del Territorio e dell’Energia della Regione Basilicata informa che, a partire dalle ore 8 di domani, martedì 28 aprile 2026, gli operatori potranno nuovamente accedere alla piattaforma telematica per presentare le domande relative ai contributi a fondo perduto per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Questa riapertura, formalizzata con la Determinazione dirigenziale numero 539, è il risultato di un’attenta attività di pre-istruttoria condotta dagli uffici sulle 1.372 domande presentate fino al 22 aprile scorso. Dal controllo tecnico è emerso che 92 istanze non sono risultate procedibili per vizi di forma o mancanze documentali; l’annullamento d’ufficio di queste pratiche ha permesso di recuperare immediatamente risorse per un totale di 659.504,00 euro, che vengono ora rimesse a disposizione della collettività. Per quanto riguarda i dettagli tecnici, la finestra temporale per il caricamento delle nuove istanze resterà attiva da domani mattina fino al prossimo 30 aprile. Le risorse sbloccate rientrano nella programmazione del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2021-2027, uno strumento fondamentale per garantire l’efficienza energetica e sostenere l’economia verde nel nostro territorio.
Dall’analisi delle domande già pervenute, si registra inoltre che 1.152 istanze sono state giudicate procedibili, mentre per altre 128 è stato attivato il cosiddetto “soccorso istruttorio”: una procedura che consente agli utenti di integrare o correggere la documentazione inviata senza perdere la propria posizione.
La Direzione Generale tiene a precisare che, per garantire la massima trasparenza e parità di trattamento, farà fede esclusivamente la data e l’ora della protocollazione telematica rilasciata dal sistema. Si raccomanda dunque di seguire scrupolosamente le procedure indicate sulla piattaforma “Centrale Bandi” della Regione Basilicata per assicurarsi la corretta ricezione della domanda.

Cnr e Comitato Italiano One Water insieme per la gestione sostenibile delle risorse idriche

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Comitato Italiano One Water (One Water Committee Italy) hanno sottoscritto ieri, presso la sede di Roma del Cnr, un Protocollo di Intesa volto a rafforzare la collaborazione istituzionale e tecnico-scientifica sui temi della gestione sostenibile della risorsa idrica, della tutela degli ecosistemi acquatici e della promozione dell’approccio integrato “One Water”: a siglare l’intesa il Presidente del CNR Andrea Lenzi e la Presidente del Comitato Italiano One Water, Maria Spena. In un contesto globale sempre più segnato dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalla crescente pressione sulle risorse idriche, l’accordo ribadisce l’impegno delle due istituzioni verso la realizzazione di azioni congiunte orientate allo sviluppo sostenibile: il Protocollo prevede, infatti, l’organizzazione di eventi, workshop e attività di disseminazione, nonché lo sviluppo di progetti e iniziative nel bacino del Mediterraneo sui temi del monitoraggio delle risorse idriche, dell’innovazione, della digitalizzazione, della prevenzione dei rischi e della qualità dell’acqua, secondo un approccio integrato che lega acqua, ambiente e salute. Tra i primi impegni, la realizzazione del Primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, che si terrà a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2026, promosso dal Comitato One Water in partnership con istituzioni internazionali quali l’Unione per il Mediterraneo e l’Istituto Mediterraneo dell’Acqua. “Il CNR, attraverso la propria rete di Istituti, possiede la capacità unica in Europa di affrontare in modo integrato lo studio di acqua, mare e territorio, grazie a competenze consolidate che spaziano dalla qualità delle acque alla gestione dei bacini, dal monitoraggio degli inquinanti alla climatologia, fino allo studio degli ecosistemi, della biodiversità e dei modelli territoriali”, ha dichiarato il presidente del CNR Andrea Lenzi. “Questa alleanza, per la quale ringrazio la presidente Spena, consentirà di mettere a disposizione di One Water competenze multidisciplinari e infrastrutture di ricerca, valorizzando anche iniziative già avviate nel Mediterraneo, come i Biodiversity Gateway del Centro NBFC, il Mediterranean Blue Living Lab Network promosso dal MUR e le piattaforme sviluppate nell’ambito di progetti europei, tra cui la missione ‘Restore our Ocean and Waters by 2030’”. La presidente del Comitato One Water, Maria Spena si è detta “grata al Presidente Andrea Lenzi e a tutto il CNR per la firma di questo Protocollo di Intesa che arricchisce il nostro lavoro in vista del Forum Euromediterraneo dell’Acqua con gli strumenti acquisiti dalla ricerca scientifica nel campo della tutela della biodiversità marina e della risorsa idrica”.mLa collaborazione avrà una durata triennale.

Stadio Franchi, la Fiorentina presenta Mdi per finanziare la fase due

La Fiorentina ha partecipato ieri mattina a un sopralluogo allo Stadio Artemio Franchi, rappresentata dal Direttore Generale Alessandro Ferrari, insieme al Ministro Andrea Abodi e alla Sindaca Sara Funaro. La visita si è concentrata sull’avanzamento dei lavori della Fase 1 e sullo stato del cantiere attualmente in corso. Nella stessa giornata, la Fiorentina ha presentato una manifestazione di interesse, firmata dal Presidente Giuseppe B. Commisso, attraverso la quale la famiglia Commisso ha formalmente espresso il proprio interesse a partecipare al finanziamento della Fase 2, contribuendo con 55 milioni di euro dei 110 milioni necessari al completamento del progetto, come indicato dal Comune.

Tale manifestazione di interesse è subordinata a una serie di condizioni, tra cui il controllo dei costi, la chiarezza e la certezza sui tempi di completamento, nonché la consegna del cantiere al termine della Fase 1, oltre ad altri elementi relativi agli aspetti economico-finanziari e alla futura concessione per l’utilizzo dello stadio. Questo – spiega la nota del club viola – rappresenta un’ulteriore conferma del forte impegno della famiglia Commisso nei confronti della Fiorentina, dei suoi tifosi e della città di Firenze e riflette la volontà di portare avanti la visione e il profondo legame di Rocco B. Commisso con il club, con i tifosi viola e con la città.

Lorenzo Masi, capogruppo M5s in Consiglio comunale: “La manifestazione di interesse presentata dalla famiglia Rocco B. Commisso rappresenta senza dubbio un segnale importante – dichiara Masi – ma pone anche questioni che l’amministrazione non può eludere. Se da un lato è positivo che il soggetto utilizzatore dello stadio si renda disponibile a contribuire con risorse significative, dall’altro è indispensabile garantire piena trasparenza sulle condizioni poste, sui tempi di realizzazione e sulla sostenibilità complessiva dell’intervento”. “Parliamo di un’opera strategica per la città – prosegue Masi – che coinvolge risorse pubbliche rilevanti e che avrà un impatto duraturo sul tessuto urbano. Per questo chiediamo che il Consiglio comunale sia pienamente coinvolto nelle scelte relative alla cosiddetta Fase 2, a partire dagli aspetti economico-finanziari fino alla futura concessione dell’impianto”. “In questo senso – aggiunge Masi – ricordiamo che avevamo già proposto l’istituzione di una commissione d’indagine consiliare, proprio per comprendere in modo puntuale le ragioni dei ritardi accumulati e ricostruire con chiarezza quanto accaduto. Uno strumento necessario per operare oggi con maggiore consapevolezza e per evitare che criticità analoghe possano ripetersi nelle fasi successive del progetto”. “Le condizioni indicate dalla Fiorentina – controllo dei costi, certezza dei tempi e definizione chiara della concessione – sono temi che anche noi solleviamo da tempo. Non possiamo permetterci ritardi, né un incremento incontrollato dei costi a carico della collettività. Serve una regia pubblica forte e una visione chiara, nell’interesse della città e dei cittadini”. “Lo stadio – conclude Masi – non è solo la casa della Fiorentina, ma un bene pubblico. Proprio per questo ogni scelta deve essere improntata a equilibrio, trasparenza e responsabilità istituzionale”.

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