Von der Leyen: “Dall’inizio della guerra i costi dell’energia aumentati di 22 miliardi, ma non sospendiamo il Patto di Stabilità. Al lavoro su nuove misure e aiuti di Stato”

14 Apr 2026 di Maria Cristina Carlini

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Von der Leyen: “Dall’inizio della guerra i costi dell’energia aumentati di 22 miliardi, ma non sospendiamo il Patto di Stabilità. Al lavoro su nuove misure e aiuti di Stato”

Ursula von der Leyen

Non ci sono le condizioni per sospendere il Patto di Stabilità e Crescita. E’ un nuovo messaggio netto quello che arriva da Bruxelles. Dopo il vicepresidente esecutivo Dombrovskis, nei giorni scorsi, è la Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen ad alzare gli argini contro le richieste di stop temporaneo giunte in questi  giorni, come dal Governo italiano, a fronte delle forti pressioni e tensioni derivanti dalla crisi innescata dalla guerra in Medio Oriente. “Mentre vi parlo non ci sono le condizioni per fare ricorso alla sospensione”, ha dichiarato ieri nel corso di una conferenza stampa, dopo la riunione sull’impatto economico della crisi mediorientale. La Commissione, ha assicurato, continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e ad agire in base agli interessi comuni dell’Unione. Il contesto è quello di un nuovo shock energetico che sta colpendo l’Europa: dall’inizio del conflitto, i costi legati all’energia sono aumentati di circa 22 miliardi di euro, ha sottolineato. Una cifra che evidenzia la portata della crisi e che riporta al centro del dibattito il delicato equilibrio tra sostegno all’economia e disciplina fiscale. Proprio su questo punto, von der Leyen si è affrettata a ribadire la necessità che gli Stati membri adottino misure “temporanee, mirate e tempestive”, evitando interventi strutturali che possano aggravare i livelli di deficit pubblico. Intanto, ha detto, “incoraggio i Paesi membri ad investire i fondi della coesione Ue che hanno, vanno investiti nell’autonomia energetica, nello stoccaggio, Ma vanno mobilitati anche gli investimenti privati”.

La linea della Commissione appare dunque improntata alla prudenza: da un lato, garantire flessibilità sufficiente per affrontare l’emergenza; dall’altro, evitare una deriva della finanza pubblica che potrebbe compromettere la stabilità economica nel medio periodo. In questa prospettiva, Bruxelles sta lavorando a una serie di strumenti coordinati per contenere gli effetti del caro energia senza compromettere gli equilibri di bilancio. Un primo passaggio chiave è atteso per il 22 aprile, quando la Commissione presenterà una comunicazione dedicata all’energia contenente una “toolbox” di misure a disposizione degli Stati membri. Questo avverrà prima dell’inizio del Consiglio europeo a Cipro. Il documento, pur avendo natura non legislativa, potrebbe essere accompagnato da proposte normative, segnalando la volontà dell’esecutivo europeo di mantenere un ruolo attivo e propositivo nella gestione della crisi. Tra le misure in discussione figura una maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato, con l’obiettivo di offrire ai governi un margine di manovra più ampio per sostenere i settori più colpiti. L’intenzione della Commissione è quella di adottare rapidamente un nuovo quadro temporaneo per questi aiuti, così da renderlo operativo già nel corso di aprile. Parallelamente, saranno condivise “buone pratiche” per la progettazione di regimi di sostegno al reddito, in modo da rendere gli interventi più efficaci e mirati.

Un altro pilastro della strategia europea riguarda la riduzione della domanda energetica. Von der Leyen ha insistito su un principio semplice ma cruciale: “l’energia meno costosa è quella che non viene utilizzata”. Da qui l’attenzione verso politiche di efficienza energetica, che includono la ristrutturazione degli edifici, il miglioramento degli impianti di riscaldamento e raffreddamento e il rinnovamento delle attrezzature industriali. Si tratta di misure che, oltre a fornire un sollievo immediato sui consumi, contribuiscono anche agli obiettivi di transizione ecologica nel lungo periodo. Sul fronte dell’approvvigionamento, la Commissione intende rafforzare il coordinamento tra gli Stati membri, riprendendo e ampliando i meccanismi di acquisto congiunto già sperimentati dopo l’inizio della guerra in Ucraina. All’epoca, la piattaforma europea aveva consentito di aggregare una domanda significativa, contribuendo a stabilizzare i mercati. L’obiettivo attuale è evitare una competizione interna tra Paesi europei nell’acquisto di gas e petrolio, migliorando al contempo la gestione delle scorte strategiche. Come ha spiegato von der Leyen, la  Commissione è, inoltre, “sulla buona strada” per la revisione del sistema Ets “prevista, come abbiamo annunciato, a luglio”. La quota Ets, ha comunque rimarcato, rappresenta “la voce più piccola nella bolletta energetica”

Le iniziative in campo energetico si inseriscono in una strategia più ampia di rafforzamento della sicurezza economica dell’Unione. In questo quadro si colloca anche il lancio di una nuova piattaforma europea dedicata alle materie prime critiche. Il progetto punta a mettere in contatto acquirenti, fornitori, istituzioni finanziarie e operatori logistici, consentendo di aggregare la domanda e facilitare l’accesso a nuove fonti di approvvigionamento. L’iniziativa risponde a una vulnerabilità strutturale dell’economia europea: la forte dipendenza da un numero limitato di Paesi terzi per l’approvvigionamento di materiali essenziali, come le terre rare o i componenti per le batterie. Attraverso questo strumento, Bruxelles mira a diversificare le forniture e a rafforzare la resilienza delle filiere industriali, in particolare nei settori strategici come la difesa, la transizione energetica e la mobilità elettrica. Il meccanismo sarà volontario e basato sul mercato, senza interferire direttamente nelle negoziazioni commerciali, ma offrendo una piattaforma di incontro e coordinamento. Per le imprese europee, soprattutto le piccole e medie, rappresenta un’opportunità per sviluppare nuove partnership al di fuori dei canali tradizionali e ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici. Nel complesso, la risposta della Commissione europea alla crisi energetica si articola dunque su più livelli: gestione dell’emergenza, coordinamento tra Stati membri, promozione dell’efficienza energetica e rafforzamento della sicurezza economica. Una strategia che riflette la complessità della fase attuale e la necessità di conciliare interventi immediati con obiettivi di lungo periodo.

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