LA GIORNATA

Trump attacca il Papa e blocca Hormuz. Tensione alle stelle

  • Cdp indica Pasqualino Monti ad di Terna e Stefano Cuzzilla presidente
  • Unatras, imprese verso blocco dell’autotrasporto
  • Mobile e design Made in Italy svettano in Ue, fatturato a 26,7 miliardi

14 Apr 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Lo scontro è senza precedenti, almeno nella storia recente, ma è l’epilogo di attriti sotterranei. Il presidente Usa Trump attacca senza mezzi termini Leone XIV che replica altrettanto direttamente. ‘È un debole, pessimo in politica estera. È stato eletto grazie a me’, la bordata del tycoon che si ritrae come il Messia in una foto generata con l’IA (‘ma era un medico’, precisa dopo). La replica non si fa attendere. ‘Non ho paura di Trump e non discuto con lui, basta guerre’, dice il Papa, che ieri ha cominciato il suo in viaggio in Africa, ricordando che la sua bussola è il Vangelo non la politica. I vescovi si dicono ‘rammaricati’, la politica si schiera con Leone. ‘Parole inaccettabili quelle di Trump’, dice la premier Giorgia Meloni.  Anche l’opposizione parla di ‘attacchi gravissimi’. ‘Nessuno resti indifferente all’appello di pace’, l’auspicio del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Lo scontro si consuma nella giornata in cui scatta il blocco navale dello stretto di Hormuz voluto da Trump per soffocare la Repubblica islamica aprendo un nuovo, incerto capitolo del conflitto in Medio Oriente. Le navi americane – almeno 15, secondo il Wsj – schierate a bloccare qualunque imbarcazione intenzionata ad avvicinarsi ai porti iraniani portano infatti nuove tensioni che rischiano di spezzare definitivamente la fragilissima tregua: secondo i media Usa, il tycoon sta valutando di riprendere attacchi limitati contro l’Iran come ulteriore mezzo per sbloccare lo stallo nei colloqui. Ma nel frattempo ha riferito che gli Usa sono “stati chiamati dalle persone giuste” in Iran, “vogliono lavorare a un accordo”. In ogni caso, il presidente Usa ha promesso che “se una qualsiasi delle ‘navi veloci’ dovesse avvicinarsi al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata con lo stesso metodo che impieghiamo contro i narcos: rapido e brutale”, mentre il regime degli ayatollah ha avvertito che qualsiasi minaccia ai porti del Paese scatenerà una risposta regionale più ampia che coinvolgerà il Golfo. Con la chiusura di Hormuz le quotazioni di petrolio e gas sono schizzate verso l’alto. L’Unem, l’associazione dei petrolieri, prevede ora che saliranno presto i prezzi dei carburanti , sulla scia del greggio. Il petrolio Wti (lo standard degli Stati Uniti) è arrivato ieri a 104,57 dollari al barile, con un aumento dell’8,28% per poi ripiegare leggermente. Il Brent (lo standard del Mare del Nord) è salito del 7,12%, a 102,03 dollari al barile. Quanto al gas, al Ttf di Amsterdam, la borsa europea, ha fatto un balzo del 10,45%, arrivando a 48,2 euro al megawattora.

 

Ue, vertici istituzioni entusiasti per l’esito delle elezioni. Costa e von der Leyen sentono Magyar

La vittoria di Peter Magyar alle elezioni legislative in Ungheria esalta i vertici delle istituzioni europee. La fine del governo di Viktor Orban dopo sedici anni è stata accolta domenica sera con entusiasmo dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che si sono già congratulati telefonicamente con il leader del partito Tisza, al Parlamento europeo iscritto nelle fila del Partito popolare europeo. A Bruxelles il risultato delle elezioni è stato accolto positivamente soprattutto per il veto usato dall’Ungheria per l’adozione di nuove sanzioni contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina e l’approvazione finale del prestito di 90 miliardi a Kiev. “L’Ungheria ha scelto l’Europa, ma l’Europa ha sempre scelto l’Ungheria: un Paese reclama il suo cammino europeo, l’Unione cresce più forte”, ha scritto in un post su X la presidente della Commissione. Poco prima von der Leyen, che ha ricevuto dal nuovo leader ungherese l’impegno ad avviare “una stretta collaborazione”, aveva scritto un altro messaggio, dopo il riconoscimento della sconfitta da parte di Orban. “Stasera il cuore dell’Europa batte più forte in Ungheria”, si legge nel post. “L’affluenza record mostra lo spirito democratico del popolo ungherese, gli ungheresi hanno parlato e la loro volontà è chiara”, ha scritto Antonio Costa in serata. “Non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con Peter Magyar per rendere l’Europa più forte e prospera”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo, istituzione che ora conta 14 capi di Stato e di governo in carica iscritti al Partito popolare europeo, la maggioranza assoluta dei 27 leader europei. “Congratulazioni all’eurodeputato Peter Magyar per la vittoria alle elezioni nazionali ungheresi di oggi: l’Ungheria occupa un posto di rilievo nel cuore dell’Europa”, ha scritto su X la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola.

La Commissione europea nomina un consigliere speciale per le relazioni UE-Artico

La Commissione europea ha deciso di nominare Jyrki Katainen Consigliere speciale per le relazioni UE-Artico. In tale veste, riferirà al Commissario per i partenariati internazionali Síkela e supporterà la Commissione nel rafforzare la sua presenza strategica e la sua efficacia nella regione artica. Nell’attuale contesto geopolitico e geoeconomico, l’importanza strategica della regione artica per l’UE è evidente, con sfide e opportunità che le politiche dell’UE devono affrontare. Tale designazione sottolinea il forte impegno della Commissione a rafforzare la partecipazione strategica dell’UE nell’Artico, come confermato dalla Presidente Ursula von der Leyen nel gennaio 2026. In tale occasione, la Presidente ha annunciato una prossima revisione della strategia artica dell’UE, in stretto allineamento con il più ampio quadro di sicurezza europeo. Grazie alla sua vasta esperienza in ambito politico e di policy, il signor Katainen fornirà consulenza sull’attuazione delle priorità dell’UE per l’Artico, tra cui la sicurezza economica, la connettività, lo sviluppo sostenibile, il clima e l’energia. Contribuirà inoltre alla preparazione della politica artica aggiornata dell’UE. Lavorerà a stretto contatto con i servizi della Commissione, nonché con il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), gli Stati membri, i partner artici e le parti interessate, la Rappresentanza della Commissione in Danimarca, Finlandia, Svezia e l’ufficio dell’UE a Nuuk. Jyrki Katainen, cittadino finlandese, ha ricoperto la carica di Vicepresidente della Commissione europea con delega a Lavoro, Crescita, Investimenti e Competitività dal 2014 al 2019. Prima di questo incarico a livello europeo, è stato Primo Ministro della Finlandia dal 2011 al 2014 e Ministro delle Finanze dal 2007 al 2011. È stato anche membro del Parlamento finlandese dal 1999 al 2014.

Cdp indica Pasqualino Monti ad di Terna e Stefano Cuzzilla presidente

Il consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti ha approvato le liste di candidati per il rinnovo del Cda e del collegio sindacale di Terna. Alla presidenza è stato indicato Stefano Cuzzilla, attuale presidente di Trenitalia, e come ad Pasqualino Monti, attuale amministratore delegato di Enav. Nella lista anche Elisabetta Tromellini, Qinjing Shen, Silvia Tossini, Antonella Faggi, Paolo Damilano, Gian Luca Gregori e Anna Lorusso.

Salvini, ‘bene Descalzi sullo stop al bando sul gas russo’

Secondo il vicepremier Matteo Salvini “ha fatto bene l’ad di Eni” Claudio Descalzi a parlare della necessità di sospendere il bando sul gas russo che scatterà il primo gennaio 2027. “Non è che Salvini è putiniano – ha spiegato il leader della Lega a Telelombardia -. Dal primo gennaio noi, secondo Bruxelles, dovremmo rinunciare ad altri miliardi di gas liquefatto e come ci riscaldiamo? Come facciamo a far andare avanti scuole e ospedali? Dalla Russia no, dall’Iran no, gli Usa producono entro un certo limite. Bisogna lavorare per far finire i conflitti in Medioriente ma anche fra Russia e Ucraina”.

Unatras, imprese verso blocco dell’autotrasporto

L’intera categoria dell’autotrasporto “è orientata verso il blocco dei servizi di trasporto su strada”. Lo rende noto Unatras, il coordinamento unitario delle associazioni nazionali di settore, alla luce delle riunioni e delle assemblee convocate nel fine settimana. “La richiesta è univoca: – si legge in una nota – imprese strutturate, di medie e piccole dimensioni chiedono all’unisono la sospensione dei servizi di trasporto”. Le imprese lamentano “l’atteggiamento irresponsabile della committenza, che determina una riduzione fino a 40 centesimi al litro, e la mancanza di attenzione da parte del Governo”. Venerdì 17 aprile il Comitato esecutivo nazionale di Unatras sarà chiamato a pronunciarsi sul fermo dei servizi, avviando le procedure previste per il blocco. Nonostante il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, abbia annunciato “decisioni a favore del settore”, la categoria, afferma Unatras in una nota, rileva di non essere a conoscenza “di alcun provvedimento concreto”. “A ciò si aggiungono altre criticità evidenziate anche dal Codacons: mentre da un lato le imprese risultano fortemente penalizzate, dall’altro si registra il perdurare di fenomeni speculativi e il conseguimento di maggiori introiti sia per alcuni operatori sia per l’erario”, si legge nella nota. “In questo quadro di tensione crescente, Unatras evidenzia dunque come sia desolante la scarsa responsabilità da parte della committenza, che sfrutta la situazione di difficoltà per incrementare i profitti, e, al contempo, la superficialità del Governo, che non avrebbe attivato alcun tavolo di confronto”, prosegue il comunicato. Secondo il coordinamento delle associazioni nazionali dell’autotrasporto presieduto dal presidente Fai Paolo Uggè, “tali condizioni di irresponsabilità e superficialità rischiano ora di ricadere sull’intero Paese”.

Lloyd’s List, ‘Armatori nel limbo dell’incertezza su quello che accadrà a Hormuz’

Rispetto al blocco statunitense sul traffico portuale iraniano “restano senza risposta domande cruciali sull’applicazione del blocco e sullo status delle navi che hanno pagato le tasse di transito all’Iran”. Lo scrive il Lloyd’s List, sito specializzato nelle notizie relative alla navigazione, secondo cui gli “gli armatori sono nell’incertezza mentre il blocco statunitense contro l’Iran solleva più interrogativi che risposte”. “Alcune navi sono tornate indietro, mentre una petroliera soggetta a sanzioni è attualmente in transito a Hormuz, per verificare se può superare le acque soggette al fermo statunitense prima dell’entrata in vigore del blocco” si legge sul sito. Secondo Lloyd’s List, gli analisti avvertono che “il sequestro di navi iraniane da parte degli Stati Uniti potrebbe innescare la rappresaglia degli Houthi a Bab el Mandeb, facendo impennare i prezzi del petrolio”.

Il gruppo Fs entra nel venture capital:  ingresso in Niulnix per la guida autonoma

Il Gruppo FS investe nella scommessa italiana sulla guida autonoma e partecipa all’operazione da 38 milioni di euro chiusa da Niulinx, spin-off del Politecnico di Milano nato dalla ricerca sull’intelligenza artificiale applicata alla mobilità. L’operazione – la più grande in Italia nel settore – è guidata da A2A e CDP Venture Capital. Nel capitale entrano anche AFL, Pirelli, VC Partners SGR, MOST-Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, Fondazione ICO Falck e investitori individuali internazionali. Per FS l’operazione segna un esordio: è la prima volta che la società avvia un investimento nel venture capital, scommettendo su una tecnologia destinata a ridisegnare la mobilità e puntando a sostenere la crescita di un campione europeo della guida autonoma. «L’innovazione tecnologica è un fattore abilitante per l’evoluzione dei sistemi di mobilità – ha dichiarato Massimiliano Garri, Chief Technology, Innovation e Digital del Gruppo FS Italiane – e la guida autonoma ne rappresenta una delle traiettorie più rilevanti. Con questa operazione il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane rafforza il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni avanzate, valorizzando al tempo stesso il fattore umano come elemento fondamentale: il patrimonio di competenze, responsabilità e cultura della sicurezza che caratterizza i ferrovieri e che resta centrale anche nei processi di innovazione. In questa prospettiva, contribuiamo alla crescita di un ecosistema industriale nazionale capace di competere su scala europea e internazionale». Il contesto spiega l’accelerazione: la guida autonoma vale oggi oltre 50 miliardi di dollari a livello globale e, secondo le stime, potrebbe superare i 300 miliardi entro il 2035. Stati Uniti e Cina hanno già diversi campioni industriali; in Europa, invece, manca ancora un player capace di competere su scala continentale. Niulinx nasce con questa ambizione e punta su un’impostazione “europea”: attenzione a regole e sicurezza fin dall’inizio (regulatory-first), sviluppo efficiente e un modello di crescita che prevede accordi con operatori locali, fino al franchising. La startup sviluppa lo stack completo che serve a far muovere un veicolo senza conducente: percezione dell’ambiente, pianificazione del percorso, controllo del mezzo e gestione da remoto delle flotte. La tecnologia arriva dal gruppo di ricerca AIDA – Artificial Intelligence Driving Autonomous del Politecnico di Milano, coordinato dal professor Sergio Matteo Savaresi, direttore del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria. In parallelo, è già avviato l’iter di omologazione per portare i veicoli a guida autonoma sulle strade europee. Niulinx parte da una sperimentazione già fatta su strada. Nel 2025, a Brescia, il progetto pilota promosso da Gruppo A2A, Politecnico di Milano e MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile ha testato un modello di car sharing inedito: veicoli elettrici in grado di raggiungere l’utente in autonomia, consentire la guida fino a destinazione e poi dirigersi verso una stazione di ricarica wireless o verso un nuovo cliente. Quella prova è diventata la base tecnologica e industriale su cui oggi si costruisce la nuova società. L’investimento finanzierà la crescita tecnologica e industriale di Niulinx lungo tre direttrici: il completamento dello stack di guida autonoma e del percorso di omologazione europea, l’espansione del team fino a oltre 100 ingegneri e data scientist e l’avvio del modello di sviluppo attraverso operatori locali in mercati chiave europei, a partire dalla Germania.

Mobile e design Made in Italy svettano in Ue, fatturato a 26,7 miliardi

Il settore del mobile italiano, con 26,7 miliardi di euro di fatturato stimati per il 2025, si conferma saldamente al primo posto nel ranking europeo, ampliando ulteriormente il vantaggio nei confronti della Germania, secondo produttore con un valore di fatturato stimato di 21,7 miliardi di euro. Determinante il contributo dei mercati esteri, accanto al solido presidio del mercato interno. E’ quanto emerge dall’analisi realizzata da Stefania Trenti, responsabile industry & local economies, e Ilaria Sangalli, responsabile industry research del research department di Intesa Sanpaolo, che approfondisce il posizionamento competitivo del comparto in uno scenario condizionato dalle tensioni in Medio Oriente. Il design e la filiera del made in Italy sono un’eccellenza italiana che andrà in scena al Salone del Mobile, che si terrà dal 21 al 26 aprile alla Fiera di Milano Rho, di cui Intesa Sanpaolo è partner dal 2017. Per il 2026 il mercato interno per il settore del mobile è atteso comunque registrare un lieve aumento, grazie al traino del segmento immobiliare e al buon momento del turismo, in particolare nella fascia alta, con nuove aperture e rinnovi degli interni. L’attuale contesto di incertezza globale potrebbe anzi giocare a favore dell’Italia, rafforzandone la capacità attrattiva. Dopo il balzo del biennio 2021-22, il settore ha mantenuto livelli elevati di fatturato, registrando nel 2025 un lieve recupero (+0,5%), a fronte della riduzione in Germania -2,9%, Polonia  -0,3%, Francia -4,5%. Solo la Spagna è riuscita a crescere a ritmi più intensi (+4,7%), ma si ferma al momento a 8,6 miliardi di euro. Nel 2025, secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo, le imprese del mobile italiano hanno mantenuto un avanzo commerciale elevato, pari a 8,4 miliardi di euro, nonostante un lieve arretramento delle esportazioni (-1,2%). Determinanti le vendite sui mercati europei, dove i produttori di mobili Made in Italy hanno registrato una crescita in Germania (+2,2%), Regno Unito (+5%) e Spagna (+1,5%), a fronte di un leggero calo in Francia (-2,4%). Tra i paesi emergenti, si segnalano la crescita dell’export negli Emirati Arabi Uniti (+2%) e un vero e proprio balzo delle vendite verso la Turchia (+43,5%). L’aumento delle vendite in Canada (+9%) – mercato che è entrato così nella Top Ten delle destinazioni dei mobili italiani – ha fatto da contraltare al calo delle esportazioni negli Stati Uniti (-8,2%). La Cina, invece, al settimo posto tra le destinazioni di mobili italiani, delude con un -4,7%. I distretti industriali hanno fornito un contributo determinante ai risultati del settore, generando l’83% dell’avanzo commerciale 2025 (per un totale di 6,9 miliardi di euro) e registrando una migliore tenuta delle esportazioni (-0,3%, pari a 9 miliardi di euro). La buona performance del mobile di Pordenone (+7,7%), del mobile imbottito della Murgia (+8,9%), del Legno Arredo dell’Alto Adige (+10,1%) e dei mobili in stile di Bovolone (+20,6%) bilancia il lieve arretramento dei distretti del Legno Arredo della Brianza (-1,8%) e di Treviso (-3,3%), che si confermano comunque i principali poli industriali per valore esportato nel 2025, grazie a una spiccata capacità di riorientare i flussi commerciali.0,3%, Francia -4,5%. Solo la Spagna è riuscita a crescere a ritmi più intensi (+4,7%), ma si ferma al momento a 8,6 miliardi di euro.

Stadi, Busnengo (Oar): tempi stringenti dalla Uefa

“Il 2032 sembra lontano, ma per la realizzazione degli stadi è la UEFA detta delle tempistiche molto stringenti. Entro fine luglio dovranno essere presentati alla FIGC i progetti definitivi approvati e finanziati. Entro ottobre la Federazione dovrà comunicare all’UEFA gli impianti scelti, la cui cantierizzazione deve partire entro marzo 2027. Su Roma abbiamo tre “potenziali” candidature. Se sicuramente ci sarà l’Olimpico? L’Olimpico sta molto avanti, fa parte del complesso del Foro Italico sorto tra gli anni 20 e 30 del secolo scorso a firma dell’architetto Del Debbio, è uno dei principali centri sportivi riconosciuti in tutto il mondo per la storia ma anche per l’architettura, ad esempio la casa delle armi di Luigi Moretti o lo stadio dei Marmi, inoltre è in corso l’approvazione definitiva del restyling con copertura del Centrale del tennis. Lo stadio Olimpico, nato per le Olimpiadi del 60, è stato già rimodernato per i mondiali degli 1990 ed è stato interessato da una serie di interventi continuativi nel tempo. Adesso si sta lavorando ad una ricalibratura delle aree ospitalità e dei servizi in tutti i settori dello stadio. Se parte da zero il nuovo stadio della Roma a Pietralata? Proprio da zero no, perché come sappiamo ci sono state già ben due delibere dell’Assemblea Capitolina per il pubblico interesse e anche una verifica di tutte quelle prescrizioni urbanistiche e architettoniche che possano effettivamente inserire in modo coordinato questa nuova costruzione all’interno del quadrante di Pietralata. Anche qui va fatto un ragionamento complessivo sul territorio con la presenza dell’ospedale Pertini, con la stazione di Tiburtina a firma dell’architetto Paolao Desideri, con la sede della BNL progettata da Alfonso Femia, siamo architetti, quindi fatemi ricordare un po’ tutti i grandi architetti che hanno lavorato in quel quadrante, dicevamo un’integrazione di tutti questi interventi all’interno di un nuovo progetto che sicuramente possa dare un grande beneficio per i tifosi della Roma, ma anche per tutti i cittadini del quadrante. Questo, lo dico da laziale, è un colpo al cuore, però il Flaminio è sicuramente un intervento molto più complesso rispetto a Pietralata. La Lazio vuole intervenire su un monumento nazionale che porta la firma dell’ingegner Pierluigi Nervi, e quindi le attenzioni rispetto alle integrazioni presentate dalla società, dovranno essere molto approfondite sia sugli aspetti di conservazione di un capolavoro dell’architettura moderna, sia in termini di mobilità in un quadrante già caratterizzato da un situazione complessa: pensiamo alla presenza dell’Auditorium di Renzo Piano, al Maxxi di Zaha Hadid, senza dimenticare la prossima realizzazione del Museo della Scienza alle caserme di Via Guido Reni. Come sottolineavo prima, qui la situazione ha una complessità molto maggiore, ma noi ovviamente ci auguriamo che le cose vadano avanti, con progetto di qualità che sappia tutelare e valorizzare le caratteristiche architettoniche dell’impianto coniugandole ad un effettivo miglioramento della vivibilità del quartiere Flaminio”.

Mundys, riceve l’ok per aumentare la quota in Getlink

Mundys ha ricevuto l’autorizzazione da parte del Governo del Regno Unito, ai sensi del National Security and Investment Act 2021, per aumentare la propria partecipazione in Getlink fino al 25% del capitale e al 29,9% dei diritti di voto. Lo annuncia lo stesso gruppo precisando in una nota di “non avere intenzione di assumere il controllo di Getlink o di ottenere la nomina di un numero addizionale di membri del consiglio di amministrazione”. Mundys, controllato da Edizione e con Blackstone come secondo azionista, gestisce concessioni autostradali e aeroportuali e fornisce servizi di mobilità. E’ presente in 24 Paesi, con la Francia che rappresenta il suo primo mercato, contribuendo per il 28% all’EBITDA nel 2025 sui risultati consolidati. In termini occupazionali, circa 6.000 collaboratori lavorano per il Gruppo in Francia.

Tlc, al via il bando da 700 mln per il Fondo nazionale connettività

Al via il bando da oltre 700 milioni di euro per il Fondo nazionale per la connettività (Fnc). In attuazione della decisione di esecuzione del consiglio Ecofin del 27 novembre 2025 e dell’accordo attuativo con il dipartimento per la Trasformazione digitale (Dtd) della presidenza del Consiglio dei ministri, sarà Invitalia, agenzia nazionale per lo sviluppo, l’implementing partner per la gestione del Fondo. L’iniziativa punta a potenziare le infrastrutture di rete a banda ultralarga in Italia e rientra tra le misure previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), specificamente all’interno della missione 1 – componente 2 – investimento 7. L’obiettivo del bando è incentivare gli investimenti privati nel settore delle telecomunicazioni, focalizzandosi sulla realizzazione di reti fisse ad alte prestazioni con capacità Gigabit. “Con il Fondo nazionale per la connettività interveniamo su una situazione complessa che abbiamo ereditato dai precedenti esecutivi, caratterizzata da ritardi, frammentazione e risorse non pienamente valorizzate” – ha dichiarato il sottosegretario all’innovazione tecnologica Alessio Butti. “Il Governo Meloni ha rimesso ordine, recuperando fondi e costruendo un modello efficace che destina oltre 700 milioni di euro dove il mercato non arriva, individuando Invitalia come ente attuatore. Negli ultimi 3 anni abbiamo fatto passi da gigante per garantire connettività a cittadini e imprese, riducendo davvero i divari territoriali”. L’intervento – spiega una nota del dipartimento – è articolato in 7 lotti geografici su scala nazionale ed è cruciale per superare il ‘fallimento di mercato’ in diverse aree del Paese, garantendo che anche le zone meno servite possano accedere a una connettività di ultima generazione. I progetti dovranno garantire il collegamento del maggior numero possibile di civici, secondo i rispettivi progetti di investimento, selezionati all’interno di un perimetro complessivo di circa 1,8 milioni di indirizzi individuati attraverso le attività di mappatura svolte da Infratel Italia su incarico del dipartimento per la Trasformazione digitale. Il bando prevede la concessione di contributi pubblici per il finanziamento di progetti di investimento finalizzati alla realizzazione di reti fisse ad alte prestazioni con capacità Gigabit. Il contributo potrà coprire fino al 70% delle spese ammissibili. Gli interventi dovranno garantire servizi di connettività con velocità attesa, nelle ore di picco del traffico, pari ad almeno 1 Gbit/s in download e 200 Mbit/s in upload. La partecipazione è rivolta agli operatori economici del settore, singolarmente o in forma associata, che presentino un progetto di investimento coerente con i requisiti tecnici ed economico-finanziari previsti dal bando. Le domande di partecipazione devono essere presentate esclusivamente sulla piattaforma Invitalia gare telematiche – InGate, entro le 15 dell’11 maggio 2026.

Tlc, dalla Commissione Ue ok alla vendita di Telecom Italia Sparkle a Mef-Retelit

La Commissione europea ha approvato, ai sensi del Regolamento Ue sulle concentrazioni, l’acquisizione del controllo congiunto di Telecom Italia Sparkle S.p.A. da parte del ministero dell’Economia e delle finanze e di Retelit S.p.A. L’operazione riguarda principalmente le stazioni di approdo dei cavi sottomarini e le attività di backhaul (porzione di rete che collega le sottoreti periferiche alla rete centrale – core network – garantendo il trasporto del traffico dati) ad esse correlate. L’Esecutivo Ue ha concluso che l’operazione notificata non solleva preoccupazioni sotto il profilo della concorrenza, dato il suo impatto limitato sui mercati in cui le imprese sono attive. Inoltre, la Commissione ha concluso che l’entità risultante dalla concentrazione non avrebbe né la capacità né l’incentivo a escludere i fornitori concorrenti delle attività di backhaul.

Fibercop accelera su Esg, emissioni a net-zero entro il 2040

Fibercop accelera sui temi Esg e nel suo piano di transizione e decarbonizzazione prevede una riduzione del 70% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e il raggiungimento del Net-Zero entro il 2040 per le proprie emissioni. L’azienda che ha pubblicato la sua prima rendicontazione di sostenibilità, rispetto all’anno base 2023, ha ridotto del 36% le emissioni di Scope 1 e 2 e del 65% le emissioni di Scope 3 – Categoria 13, superando la traiettoria prevista dal piano di decarbonizzazione.

Open Fiber, Gola:  al lavoro con Mimit su soluzioni per sostituire la rete di rame

“Avendo completato i grandi progetti di realizzazione della rete orizzontale, ora dobbiamo spingere sull’utilizzo lavorando al livello dei potenziali clienti. Lo sforzo successivo su cui stiamo lavorando con il Mimit e’ trovare delle soluzioni, anche con fondi pubblici, focalizzate sul sostegno e sulla realizzazione del processo di sostituzione della rete in rame”. Lo ha sottolineato Giuseppe Gola, amministratore delegato di Open Fiber all’evento ‘Fibra ottica: il futuro del Made in Italy’ promosso dal gruppo nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy. “La fibra ottica e’ un fattore abilitante per la crescita delle imprese, per la modernizzazione dei processi produttivi e per uno sviluppo che sappia coniugare internazionalizzazione e radicamento nei territori. Open Fiber ha realizzato l’infrastruttura integralmente in fibra ottica piu’ grande d’Italia, un asset a disposizione del Paese capace di accompagnare lo sviluppo del tessuto economico italiano’ ha aggiunto il manager. La fibra, riporta la nota di Open Fiber, e’ una “condizione fondamentale” per consentire alle aziende di lavorare in modo piu’ efficiente e mantenere la competitivita’ ma anche un “moltiplicatore di crescita economica”: ogni euro investito in fibra nelle aree bianche – secondo stime di Deloitte – ha generato 4,4 euro di Pil.

Alstom celebra i 120 anni del sito storico di Vado Ligure, 2 mln investiti dal 2021

Alstom ha celebrato i 120 anni dello storico stabilimento di Vado Ligure, pilastro dell’industria ferroviaria italiana fin dal 1906. L’anniversario cade in una fase particolarmente significativa per il sito, protagonista negli ultimi anni di un percorso di rilancio e consolidamento industriale in continuita’ con gli impegni assunti dall’azienda dopo l’acquisizione di Bombardier Transportation nel 2021. Tra il 2021 e il 2026, spiega una nota, sono stati investiti complessivamente circa 20 milioni di euro, destinati alla riorganizzazione e al rafforzamento della produzione, al miglioramento della qualita’ dei prodotti, al potenziamento commerciale e alla diversificazione delle attivita’. Gli investimenti sul sito di Vado Ligure rientrano anche nel piano industriale di 63,3 milioni di euro annunciati per il periodo 2024-2026 e che interessa tutti i siti di Alstom in Italia. ‘Celebrare questo importante traguardo significa rendere omaggio a una storia industriale straordinaria e alle persone che, con competenza e dedizione, hanno reso il Sito un punto di riferimento del settore ferroviario’, ha dichiarato Michele Viale, dg di Alstom Italia. ‘Oggi, grazie agli investimenti del Gruppo, Vado Ligure guarda al futuro con rinnovata ambizione: i risultati che stiamo ottenendo confermano la visione che abbiamo costruito tutti insieme in questi anni di duro lavoro’. Lo stabilimento consolida la produzione delle locomotive Traxx Universal, amplia le attivita’ e investe in tecnologie all’avanguardia. Inoltre e’ stata inaugurata ‘Binari d’innovazione’, l’esposizione permanente che valorizza la storia del sito e avvicina la comunita’ alle competenze del futuro

Seco estende la collaborazione con Hitachi Energy sulla digitalizzazione

Seco e Hitachi Energy estendono la collaborazione. A seguito di una fase iniziale, della durata di un anno, focalizzata sullo sviluppo e sull’integrazione del framework Clea, Hitachi Energy ha firmato un accordo pluriennale con SECO per adottare la soluzione come elemento chiave nell’evoluzione della propria piattaforma Energy Connect. La piattaforma IoT industriale di Hitachi Energy per l’acquisizione e l’ingestione dei dati integrera’ il framework software Clea per supportare il trasferimento sicuro dei dati e la gestione del ciclo di vita dei dispositivi connessi. Con Hitachi Energy impegnata nel consolidamento delle proprie piattaforme digitali esistenti in un unico ambiente progettato per il settore energetico, la soluzione consentira’ una raccolta, aggregazione ed elaborazione in tempo reale dei dati da asset distribuiti – trasformatori, sistemi di accumulo di energia a batteria e stazioni di ricarica per veicoli elettrici – in modo sicuro, affidabile ed economicamente efficiente.

Angelini Technologies acquista quota di minoranza nella startup Labo

Angelini Technologies – societa’ del Gruppo Angelini Industries attiva nell’automazione industriale e nella robotica per la logistica attraverso la controllata Fameccanica – ha acquisito una partecipazione di minoranza in LAB0, startup statunitense che ha sviluppato un avanzato sistema robotico per la movimentazione autonoma dei materiali, focalizzato sul carico e scarico automatizzato di pacchi da container e camion. L’ingresso di Angelini Technologies nel capitale della societa’ consentira’ l’industrializzazione su larga scala della soluzione tecnologica di LAB0. Ulteriori investimenti nel capitale della startup, fino a una possibile acquisizione totale, saranno valutati nel tempo in funzione dell’evoluzione del mercato e delle esigenze dei clienti, garantendo la capacita’ di rispondere in modo rapido ed efficace alle opportunita’ emergenti. La tecnologia brevettata di LAB0 ‘e’ progettata per rivoluzionare uno dei processi chiave della logistica globale, oggi gestito prevalentemente con lavoro manuale – un mercato stimato in 8 miliardi di dollari entro il 2030 – combinando intelligenza artificiale con robotica avanzata, sistemi di visione e sensoristica. L’investimento in Lab0 consentira’ ad Angelini Technologies – spiegano dalla Societa’ – di dare un’ulteriore accelerazione all’evoluzione delle soluzioni tecnologiche che l’azienda propone per l’automazione nel settore della logistica, e permettera’ alla startup italo-americana di passare da una fase di prototipazione a una di produzione su scala industriale’.

Vexuvo: bond da 6 milioni di euro con Banca Patrimoni Sella & C.

Sostenere la crescita e l’innovazione nel settore delle energie rinnovabili e accelerare sulla transizione energetica, per poter contribuire all’indipendenza energetica dell’Italia. È questo l’obiettivo di vexuvo, operatore nazionale attivo nello sviluppo, progettazione, costruzione e gestione di impianti agrivoltaici e di accumulo, che ha emesso un nuovo bond convertibile da 5 milioni di euro per sostenere lo sviluppo tecnologico dell’agrivoltaico, un settore chiave per la decarbonizzazione e autonomia del sistema energetico italiano. L’emissione obbligazionaria, della durata di 2 anni, è stata interamente sottoscritta in qualità di investitore da Banca Patrimoni Sella & C., la banca del gruppo Sella specializzata nella gestione e amministrazione dei patrimoni della clientela privata e istituzionale. L’operazione si inserisce in un percorso di collaborazione avviato nel 2024 con il gruppo Sella, che ha visto il perfezionamento di diverse operazioni di funding: una prima emissione obbligazionaria convertibile da 1 milione di euro sottoscritta da Banca Patrimoni Sella & C., con scadenza originaria ottobre 2026, prolungata ora per allinearla a quella del nuovo bond emesso, e un finanziamento ordinario da 1,4 milioni di euro da parte di Banca Sella. Con questa nuova emissione, il valore complessivo degli investimenti di Banca Patrimoni Sella & C. in vexuvo raggiunge 6 milioni di euro, mentre l’ammontare totale delle operazioni di funding realizzate con il gruppo Sella si attesta a 7,4 milioni di euro. I team M&A Advisory e Corporate Development di Sella Investment Banking hanno assistito Banca Patrimoni Sella & C. nell’analisi e nella strutturazione del bond convertibile. L’operazione conferma come la presenza capillare sul territorio e il sostegno alle aziende italiane che promuovono innovazione e sviluppo sostenibile siano valori fondanti per entrambi i partner e si inserisce in un contesto di rapido avanzamento dei progetti agrivoltaici e di accumulo, condotti da vexuvo, e in forte crescita anche per l’intero Gruppo, di cui anche Greenergy fa parte. Ad oggi, in soli tre anni di attività, vexuvo ha costruito una solida pipeline di circa 3,0 GW, costituita da oltre 800 MW di progetti agrivoltaici e da 2,2 GW di progetti Battery Energy Storage System (BESS). In particolare il 2025 ha visto l’importante consolidamento del piano industriale, con il perfezionamento di un importante accordo con primario operatore internazionale per la cessione di 1,5 GW di progetti di storage, di cui 364 MW già autorizzati, e la piena autorizzazione di circa 100 MW di progetti agrivoltaici, a cui si aggiungono autorizzazioni ambientali per circa 190 MW e circa 90 MW di ulteriori progetti agrivoltaici per i quali è stato ottenuto parere favorevole dalla Commissione Tecnica MASE. vexuvo è stata, inoltre, protagonista delle principali aste che hanno caratterizzato il mercato, aggiudicandosi un contingente di 64 MW nell’ambito del bando agrivoltaico avanzato, 14 MW nell’ambito del FER-X transitorio e 47 MW nell’ambito del FER-X NZIA. Il 2026 vedrà la realizzazione dei primi impianti agrivoltaici, con l’avvio dell’operatività degli stessi previsto a partire dalla fine dell’esercizio. “Accogliamo con grande soddisfazione questo nuovo investimento da parte di Banca Patrimoni Sella & C., che rappresenta un ulteriore passo nel nostro percorso di crescita e rafforza la nostra capacità di contribuire concretamente allo sviluppo delle energie rinnovabili nel Paese. La transizione energetica richiede visione, competenze e risorse: operazioni come questa ci permettono di accelerare lo sviluppo dei nostri progetti e di consolidare il ruolo di vexuvo come operatore di riferimento nel settore” ha dichiarato Andrea Cristini, CEO di vexuvo e Fondatore di Greenergy. “L’operazione riveste un’elevata importanza per Banca Patrimoni Sella e per il gruppo Sella, in quanto coniuga una visione proattiva di sviluppo con il sostegno alla crescita della produzione di energia da fonti alternative. In vexuvo abbiamo individuato un partner coerente con questi obiettivi, intervenendo in modo coordinato sia attraverso il bond sia grazie al supporto del team di Sella Investment Banking” ha commentato” ha commentato Marco Mangani, Chief Financial Officer di Banca Patrimoni Sella & C..

Msc, la proprietà passa tra Gianluigi Aponte ai figli Diego e Alexa

MSC Mediterranean Shipping Company ha annunciato che, nel corso dell’ultimo trimestre del 2025, è avvenuto un trasferimento della proprietà dal fondatore, il comandante Gianluigi Aponte, ai suoi figli Diego e Alexa Aponte, entrambi cittadini italiani cresciuti in Svizzera, dove sono attualmente residenti. Questa transizione, spiega il gruppo, rappresenta una tappa significativa nella storia dell’azienda con sede a Ginevra. Diego Aponte, Presidente del Gruppo, e Alexa Aponte, Chief Financial Officer del Gruppo, hanno dimostrato leadership e visione, ottenendo risultati notevoli nei rispettivi ruoli all’interno della compagnia. Il passaggio garantirà la continuità, la stabilità e la crescita del Gruppo MSC con la nuova generazione alla guida. Gianluigi Aponte, fondatore di MSC Mediterranean Shipping Company ed Executive Chairman, ha dichiarato: «Sono estremamente orgoglioso di questo importante momento. Trasferire la proprietà ai miei figli non è solo il riconoscimento della loro dedizione e dei loro successi, ma anche la continuazione della tradizione marittima secolare della nostra famiglia. Con Diego e Alexa al timone, sono certo che il nostro Gruppo continuerà a prosperare e a onorare la nostra eredità fatta di innovazione, resilienza e impegno costante verso il mare». MSC continuerà a concentrarsi sulla propria attività principale, il trasporto marittimo di merci, con il Comandante Gianluigi Aponte che manterrà il ruolo di Executive Chairman del Gruppo.

Responsabilità sociale: 75mila imprese in campo. Cresce il “volontariato di competenza” a favore delle Onlus

Oltre 75mila imprese hanno scelto nel 2026 di contribuire al benessere della comunità e dei dipendenti attraverso iniziative di volontariato e quasi 3mila tra esse si muovono a supporto del Terzo Settore, “prestando” i propri dipendenti con le proprie specifiche competenze. Emerge dalle analisi di Unioncamere, come ricordato oggi dal segretario generale Giuseppe Tripoli, intervenuto a “Volontari@work”, l’iniziativa organizzata da Terzjus in collaborazione con Italia non profit e il Forum Terzo Settore, con il patrocinio e del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. “Il volontariato è un motore di coesione e solidarietà”, ha sottolineato Tripoli. “In particolare, il volontariato di competenza è una forma di cittadinanza attiva in cui i singoli mettono a disposizione della comunità non solo il proprio tempo, ma l’intero bagaglio
professionale, tecnico e specialistico. Un modo semplice eppure efficace con cui l’economia si pone al servizio del sociale, per farlo crescere anche rispetto alle trasformazioni in atto, a partire da quella digitale”. Nel 2025, sono state 75.550 le imprese con dipendenti che hanno consentito ai propri collaboratori di svolgere azioni di volontariato durante l’orario di lavoro., 10mila in più del 2024. Le imprese più piccole, con meno di 50 dipendenti, sono la parte più cospicua (oltre 67mila). La loro incidenza sul totale delle imprese di analoga dimensione, però, è esattamente la metà di quanto registrato tra le aziende con oltre 50 dipendenti (4,5% a fronte del 9%). Tuttavia crescono, e di molto, visto che nel 2024 erano 57mila. Le aziende coinvolgono i propri dipendenti in attività di diverso genere: dalla gestione di casi di emergenza per attività di supporto in occasioni di calamità naturali, alla semplice e diffusa, ma non meno importante, pratica della concessione di permessi speciali per la donazione del sangue. In particolare, sono 2.950 le imprese che lo scorso anno hanno dato accesso ai propri collaboratori al volontariato di competenza, che risulta una delle forme più preziose di impegno, in cui i dipendenti mettono a disposizione le loro abilità professionali a favore di enti del Terzo Settore. Una modalità di supporto al Terzo Settore che anche il legislatore ha deciso di premiare, dando la possibilità alle aziende di dedurre fino al 5 per mille delle spese relative all’impiego di lavoratori per prestazioni di servizi erogate a favore di Onlus. Anche sotto questo aspetto, i numeri della partecipazione sono in evoluzione (quasi 200 imprese in più rispetto al 2024). Da sottolineare, però, la tipologia di “prestito” che l’azienda compie e lo sforzo che comporta: non personale diretto a svolgere semplici attività manuali ma professionisti che donano competenze specifiche (digital, marketing, legale), in grado di favorire la crescita del personale delle Onlus. Collaboratori quindi particolarmente preziosi proprio, di cui le imprese fanno fatica a privarsi anche per periodi limitati. Tra i settori più coinvolti, i servizi, e, tra questi, i Servizi avanzati alle imprese (450 su quasi 3mila). Cosa gli enti no-profit ricevono in cambio? Prima di tutto affiancamento e supporto sul digitale, oggi fattore dirimente e imprescindibile per tutte le tipologie di impresa, incluso il non profit, ma anche aiuto nella pianificazione finanziaria.

Ia, Pwc: il 20% delle imprese raccoglie il 74% del valore generato. Cresce il divario nell’implementazione

Il 74% del valore economico generato dall’IA è attualmente intercettato da appena il 20% delle imprese. È il principale dato che emerge da AI performance 2026, ricerca condotta dalla società di consulenza PwC su un campione di oltre 1.200 manager di realtà operanti in 25 settori. Secondo lo studio, dunque, solo un ristretto gruppo di aziende sta accumulando un vantaggio competitivo significativo nella generazione di ritorni finanziari derivanti dall’IA, evidenziando un’elevata concentrazione e un divario crescente tra i leader del settore e la maggior parte delle altre imprese, molte delle quali rimangono bloccate nella fase pilota dell’implementazione delle nuove tecnologie. L’analisi di PwC indica infatti che le aziende che riportano le migliori prestazioni utilizzano l’IA come motore per la reinvenzione dei propri modelli di business e per stimolare la crescita, non limitandosi dunque all’adozione dell’IA per la mera riduzione dei costi. Tali società hanno una probabilità dalle due alle tre volte maggiore rispetto ai concorrenti di utilizzare l’IA per individuare e perseguire opportunità di crescita derivanti dalla convergenza tra settori industriali diversi. A fare la differenza è la propensione di tali realtà a riformare interamente i propri processi aziendali, mostrando un approccio strutturale all’adozione dell’IA: vi è infatti il doppio delle probabilità che queste riprogettino interamente i propri flussi di lavoro per incorporarla, anziché limitarsi ad aggiungere nuovi strumenti a processi preesistenti e ormai obsoleti. Ne consegue una crescita nel numero di decisioni che tali imprese assumono senza l’intervento umano, a un ritmo quasi tre volte superiore rispetto alla media dei competitor. PwC, infine, avverte che, in assenza di un rapido cambio di strategia da parte delle imprese in ritardo, il divario nelle prestazioni è destinato ad ampliarsi ulteriormente, all’aumentare della rapidità con cui le aziende leader adottano nuovi flussi e strumenti di lavoro, apprendendo a replicare le buone pratiche e ad automatizzare i processi interni su scala sempre più vasta.

Biotecnologie tra i pilastri della 15ª Commissione congiunta (JCM) Italia–USA

Si è svolta a Washington nei giorni scorsi la 15ª riunione della Joint Commission Italia-Stati Uniti sulla cooperazione scientifica e tecnologica, presieduta dal Dipartimento di Stato statunitense e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Al centro dei lavori, il rafforzamento della collaborazione in quattro ambiti strategici per la competitività globale: intelligenza artificiale, nucleare, materiali avanzati e biotecnologie. Per ciascun settore sono stati istituiti tavoli tecnici guidati da una doppia presidenza, italiana e statunitense, a conferma dell’approccio integrato tra i due Paesi.

Il tavolo tecnico sulle biotecnologie è stato co-presieduto, per la parte italiana, da Antonio D’Amore -scienziato della Fondazione Ri.MED da oltre 15 anni, dove guida il Gruppo di Tissue Engineering, nonché professore Ordinario dell’Università di Palermo e Professore Associato all’Università di Pittsburgh – che ha assemblato e coordinato un gruppo di lavoro composto da rappresentanti di università, enti di ricerca, capitale di ventura, imprese e reti per il trasferimento tecnologico, tra cui lo Human Technopole, il Politecnico di Milano, CDP Venture, il network PerfeTTo. Presenti anche l’IRCCS ISMETT di Palermo, l’Università di Pittsburgh e UPMC, che insieme a Ri.MED rappresentano da anni un affermato cluster strategico di integrazione tra ricerca e cura a cavallo tra Italia e Stati Uniti.

“Il Biotechnology Working Group nasce per rafforzare una collaborazione strutturata tra Italia e Stati Uniti, capace di connettere ricerca, innovazione e capitale e di trasformare rapidamente l’eccellenza scientifica in soluzioni concrete per la salute, la competitività industriale e lo sviluppo territoriale”, spiega Antonio D’Amore. Il gruppo ha individuato quattro direttrici: progettazione congiunta, per definire priorità e roadmap di sviluppo, accesso a grant internazionali, con particolare riferimento a call congiunte da sottomettere all’European Research Council e nuovi schemi di finanziamento del National Institutes of Health statunitense; programmi di formazione internazionale, con il coinvolgimento di partner filantropici di primo piano, tra cui la Armenise-Harvard Foundation ed ISSNAF e attività di divulgazione, con la previsione di un evento internazionale sulle biotecnologie da organizzare nel 2027 presso il nuovo centro di ricerca Ri.MED in costruzione a Carini.
“La collaborazione tra Italia e Stati Uniti favorisce lo scambio di conoscenze e competenze nel campo dei brevetti, della proprietà intellettuale, delle invenzioni e delle applicazioni cliniche, ma anche la capacità di attrarre investimenti produttivi”, ha dichiarato Paolo Aquilanti, Presidente della Fondazione Ri.MED. “In un contesto di crescente competizione globale, la collaborazione tra Paesi occidentali non è solo opportuna, ma imprescindibile”, ha aggiunto Aquilanti, sottolineando il valore strategico di queste iniziative. La partecipazione attiva della Fondazione Ri.MED alla JCM conferma il suo ruolo nell’ambito della ricerca traslazionale, quale soggetto in grado di integrare scienza, clinica e industria, e di contribuire allo sviluppo di ecosistemi innovativi competitivi e di respiro internazionale.

Hyaccelerator Day 2026: Snam accelera sull’innovazione

Con l’evento “Hyaccelerator Day: Call4Startup & Call4Fellows 2026”, Snam ha riunito oggi innovatori, partner industriali e istituzioni di ricerca per presentare la nuova identità di Hyaccelerator, il programma di accelerazione corporate di Snam concepito per promuovere soluzioni cleantech e connettere idee, talenti, infrastrutture e capacità industriali, pilastro del piano industriale “Towards energy integration” presentato lo scorso 5 marzo.

La nuova edizione di Hyaccelerator punta a rafforzare il ruolo di Snam come abilitatore dell’ecosistema dell’innovazione italiano ed europeo. Grazie alla collaborazione tra startup, ricercatori e operatori industriali, il programma accelera lo sviluppo di soluzioni con un forte potenziale di applicazione industriale, trasformando l’accelerazione in impatto reale. L’edizione 2026 comprende due iniziative: Call4Fellows, novità di questa edizione dedicata a ricercatori, postdoc e scienziati pronti a far evolvere le proprie idee in soluzioni concrete e scalabili; Call4Startup, rivolta a startup e piccole e medie imprese (PMI) impegnate nello sviluppo di soluzioni cleantech capaci di imprimere cambiamenti significativi nei mercati di riferimento.

Lanciata per la prima volta il 30 marzo 2026, la Call4Fellows è il nuovo percorso dedicato a ricercatori, postdoc e dottorandi all’ultimo anno, con l’obiettivo di avvicinare la ricerca scientifica internazionale di frontiera all’applicazione industriale. L’iniziativa si concentra su tre pilastri – eccellenza, innovazione e impatto – sostenendo progetti che combinano rigore scientifico, maturità tecnologica e concreta rilevanza per l’integrazione energetica. La call si rivolge a realtà attive nei settori della Carbon Capture Utilization & Storage (CCUS), dello stoccaggio di energia di lunga durata (LDES) e dell’idrogeno.

Promossa da Snam in partnership con tre tra le più importanti università italiane – Politecnico di Milano, Politecnico di Torino e Università di Bologna – la Call4Fellows rafforza il ruolo di Hyaccelerator come ponte tra mondo accademico e industria, ampliando la portata del programma nel panorama della ricerca italiana ed europea. Le candidature resteranno aperte fino al 31 maggio. A seguito di una prima valutazione, cinque Fellows selezionati accederanno a una fase di esplorazione di due mesi per affinare le loro idee attraverso una mentorship dedicata. Il progetto più promettente avvierà poi un percorso di Ricerca e Sviluppo della durata di due anni, completamente finanziato, in collaborazione con Snam e con una delle università partner, accompagnando la ricerca nel passaggio da laboratorio a mercato.

Eolico offshore, Capria (Aero): governo acceleri sui fondi per Augusta e Taranto

“In questo contesto di profonda trasformazione dei porti sottolineiamo quanto sia importante il il decollo della filiera industriale nazionale dell’eolico offshore. La creazione di hub intermodali moderni e connessi è la precondizione necessaria per supportare la logistica complessa legata ai componenti eolici di grandi dimensioni e per garantire un’efficiente rete di mobilità integrata (marittima, ferroviaria e stradale). Dobbiamo costruire i nostri cantieri per le rinnovabili dal mare come già hanno realizzato i francesi con due scali già pronti per costruire galleggianti e assemblare i grandi aerogenatori”: è quanto ha dichiarato il presidente di AERO, Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore, Fulvio Mamone Capria, che ha partecipato al terzo incontro del ciclo “Dialoghi sulla rigenerazione urbana”, nel panel dal titolo “Il porto come laboratorio di innovazione e rigenerazione. Strategie di trasformazione e rigenerazione”, organizzato da Pilat&Partners, presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto cruciale sul ruolo degli Smart Port, oggi non più semplici luoghi di transito merci, ma veri e propri ecosistemi urbani e logistici intelligenti. Attraverso l’integrazione di tecnologie avanzate, l’intelligenza artificiale e sistemi di automazione, i porti del futuro mirano a coniugare efficienza operativa, sostenibilità ambientale e una profonda integrazione con il tessuto sociale e territoriale. A margine della partecipazione all’evento, il presidente di AERO ha dichiarato: “L’appello che rivolgiamo a tutti è quello di fare squadra. Autorità di Sistema Portuale, Comunità locali, sindacati e imprese: siamo tutti chiamati a lavorare per concretizzare i numerosi progetti già presentati e, di questi, molti già con una positiva Valutazione d’Impatto Ambientale, e dare risposte occupazionali concrete a partire dal Mezzogiorno. Chiediamo al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di accelerare il trasferimento dei fondi dedicati a Taranto e ad Augusta per la realizzazione delle opere infrastrutturali necessarie ai cantieri per l’eolico offshore. L’obiettivo è riconquistare quel ruolo centrale che l’Italia merita di avere come hub tecnologico dell’energia pulita nel Mediterraneo. In un contesto geopolitico complesso come quello attuale, dobbiamo riflettere su quanto sia strategico rendere il nostro Paese energeticamente indipendente e resiliente attraverso lo sviluppo concreto delle rinnovabili offshore.” ha concluso Mamone Capria.

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