LA GIORNATA
Meloni: “Lo stop al Patto di stabilità non è tabù. A breve il Piano Casa”
- Giorgetti: segnali di rallentamento per cause esogene, rivedremo stime Pil
- Dombrovskis, per sospensione Patto serve grave recessione e non ci siamo
- Nomine, il Mef deposita le liste. Ribaltone a Leonardo, via Cingolani Mariani nuovo ad
IN SINTESI
Nessun rimpasto, niente voto anticipato: il Governo andrà avanti “a governare nella tempesta”. A quasi tre settimane dalla sconfitta al referendum sulla giustizia, la premier Giorgia Meloni si è presentata ieri in Parlamento giocando d’attacco, lanciando la sfida alle opposizioni perchè facciano proposte serie, rivendicando le cose fatte dall’esecutivo, decisa a percorrere l’ultimo miglio per arrivare alla fine naturale della legislatura. E questo lo mette subito in chiaro, una volta presa la parola nell’aula della Camera. “Leggo, ormai da settimane, bizzarre ricostruzioni sulle conseguenze del voto referendario. Si continua a parlare di dimissioni imminenti del governo, di rimpasti, di fase 2, 3 o quattro del governo. Di ripartenza. Alchimie di palazzo di un mondo caro ad altre maggioranze, ad altri partiti, ad altri presidenti del Consiglio. Un mondo distante anni luce da noi, nel quale non intendiamo far ripiombare l’Italia”, dice. “Non c’è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato e da giorni lavora, come si è visto, per scongiurare le conseguenze della crisi internazionale e per mettere a terra altri provvedimenti. E non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre linee programmatiche sono da sempre scritte nel programma di governo”, puntualizza. Meloni stila il lungo elenco delle cose fatto e di quelle rimaste da fare. Non c’è spazio per “promesse roboanti” (e lì nel mirino finiscono i 5 Stelle con l’evocazione di Reddito di cittadinanza e Superbonus) alla “disperata ricerca di consenso”. Anche perché le risorse sono poche, a maggior ragione se non si arriverà, come la premier auspica in caso di un inasprirsi della crisi energetica, a una “sospensione del Patto di Stabilità”. Con quelle a disposizione, “se ci saranno le condizioni” mette comunque le mani avanti, si cercherà di continuare con il “taglio delle tasse”, con il rafforzamento del “potere d’acquisto” e dei “salari”, in particolare dei lavoratori “fragili”. Con la spinta all’occupazione femminile, ancora “fanalino di coda” in Ue nonostante gli sforzi profusi finora. Ma ci sono anche altri dossier su cui Meloni fa mea culpa, ammettendo che i risultati sono parecchio al di sotto delle attese. Sulle liste di attesa in sanità, che hanno ancora tempi “inaccettabili”, e sulla sicurezza su cui si deve fare di più. L’agenda delle prossime settimane fissa le priorità della lotta al lavoro povero e il Piano Casa di oltre 100mila case nei prossimi dieci anni: provvedimenti che potrebbero essere approvati nel Consiglio dei ministri per il Primo Maggio. Sul lavoro la strategia da definire è già stata al centro del primo incontro, mercoledì primo aprile, tra la stessa presidente del Consiglio e la ministra del Lavoro, Marina Calderone. Una riunione di lavoro per fare il punto sulle misure già adottate a sostegno dell’occupazione e dei salari e avviare una riflessione sui nuovi interventi finalizzati a rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno del lavoro povero. Da allora è partita la fase preliminare e ora si sta lavorando alla messa a punto di ventaglio di misure. Il punto di partenza potrebbe essere l’attuazione della legge delega varata a settembre scorso sulla retribuzione giusta ed equa, che punta ad estendere i minimi dei contratti nazionali più applicati. Ma non è scontato che sia questa la strada anche se i tempi sono comunque stretti per definire il pacchetto, visto che la delega scade il 18 aprile (e quindi andrebbe prorogata). C’è poi il Piano Casa al quale l’esecutivo sta lavorando da tempo. “Un piano robusto, strutturale – ha detto la premier Meloni – che ha come obiettivo rendere disponibili, tra alloggi popolari e a prezzi calmierati, oltre 100mila case nei prossimi dieci anni”. Il progetto prevede una serie di misure rivolte all’incremento del patrimonio immobiliare, sia con nuove costruzioni che con il recupero di quelle esistenti. Ed in quest’ottica dovrebbe arrivare sul tavolo del prossimo cdm un primo decreto con risorse per 950 milioni, messe a disposizione delle aziende casa dell’Azienda lombarda edilizia residenziale (Aler) e delle aziende territoriali per l’edilizia residenziale pubblica (Ater), e “destinate unicamente alla manutenzione e al recupero del patrimonio pubblico di edilizia residenziale e sociale attualmente non assegnato alle famiglie in graduatoria, perché non a norma”, aveva spiegato, qualche settimana fa, il vicepremier e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini. L’obiettivo immediato è rimettere a disposizione delle fasce deboli della popolazione fra i “50.000 e 60.000 appartamenti oggi non utilizzabili”. L’intervento è finanziato con fondi Mit. Tra gli altri provvedimenti si sono ipotizzate misure per aiutare chi non è in grandi difficoltà – e quindi non riesce ad accedere alle graduatorie per l’edilizia popolare – ma al contempo non riesce a sostenere un mutuo, l’acquisto o l’affitto: per loro c’è allo studio il potenziamento del cosiddetto “rent to buy”, che consente di entrare in casa con un canone calmierato e costruire gradualmente un percorso verso la proprietà.
Giorgetti: segnali di rallentamento per cause esogene, rivedremo stime Pil
“I segnali di rallentamento delle prospettive di crescita sono in grande misura riconducibili a fattori esogeni. Il governo si appresta a rivedere le previsioni con l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente. Il governo si appresta pertanto a rivedere le proprie previsioni macroeconomiche nella stessa direzione seguita dai principali organismi internazionali” e dai previsori nazionali. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso del question time ieri al Senato. Prima della crisi energetica, sottolinea il ministro, c’erano “segnali di miglioramento” delle prospettive di crescita. “Premesso che io ai miracoli ci credo, vorrei sottolineare che il quadro” delineato dalle ultime ultime statistiche “non indica il deterioramento strutturale” dell’economia italiana e ha dimostrato una significativa resilienza allo shock del commercio internazionale”, ha detto. “Guardando al passato osservo che non sono certo sporadici i casi in cui le periodiche e pessimistiche previsioni” sono state “successivamente superate dai dati”. Ora, “l’auspicio è che la crisi internazionale veda quanto prima la sua soluzione ma se ciò non dovesse accadere, si dovrà porre seriamente il tema di una risposta unitaria europea come fu fatto per la pandemia con misure eccezionali” tra le quali la proposta condivisa con altri partner europei di tassare gli extraprofitti generati dagli aumenti dei prezzi dei carburanti e dell’energia. “Fermo restando che il perdurare della crisi imporrà di ragionare in maniera seria e costruttiva su una possibile sospensione del patto di stabilità”, aggiunge. Ricordando la cautela espressa dalla Commissione “sulla possibilità di attivare” clausole di salvaguardia “alla luce dell’attuale contesto”, “resta il fatto che in determinate condizioni come nel caso di prolungato stress delle finanze pubbliche nel nostro paese o di severa recessione nell’area l’attivazione di tale clausole debba essere una possibilità realistica nonché esplicitamente prevista dalla nuova governance”, aggiunge.
Dombrovskis, per sospensione Patto serve grave recessione e non ci siamo
“Le condizioni per attivare una clausola generale di salvaguardia” per sospendere il Patto di stabilità “sono di avere una grave recessione economica e attualmente non siamo in questo scenario”. “Ovviamente continuiamo a monitorare la situazione”. Lo ha detto il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis in audizione alla Commissione Econ rispondendo a una domanda dell’eurodeputato Pasquale Tridico, che gli ha chiesto se veda margini politici per uno stop alle regole fiscali europee. Sulla possibilità di applicare una tassa sugli extra profitti, “a rigore, non c’è nulla che impedisca agli Stati membri di applicare una tassa sugli extraprofitti, poiché la tassazione diretta rientra in larga misura nelle competenze degli Stati membri. Stiamo valutando se adottare una qualche forma di approccio più coordinato a livello europeo”.
Fmi, Georgieva: ‘da guerra in Iran shock dell’offerta di vasta portata’
La guerra in Iran è alla base di “uno shock dell’offerta di vasta portata, con il flusso giornaliero globale di petrolio ridotto di circa il 13% e quello di GNL di circa il 20%”. Si tratta di uno shock “globale, poiché tutti noi ci troviamo ora a pagare di più per l’energia”, mentre “le catene di approvvigionamento risultano interrotte in tutto il mondo; ed è asimmetrico, dato che il suo impatto dipende dalla prossimità al conflitto”. E’ quanto ha detto il direttore generale del Fmi, Kristalina Georgieva secondo la quale il conflitto lascerà “cicatrici permanenti sull’economia globale”, anche se si dovesse raggiungere un accordo di pace duraturo in Medio Oriente. Parlando ad un evento del Fmi, Georgieva ha sottolineato poi che gli effetti della guerra fino ad oggi si tradurranno in una crescita globale più lenta nel 2026. Se non fosse scoppiato il conflitto sei settimane fa, il Fmi “avrebbe rivisto al rialzo” le stime di crescita globale, “ma ora, anche il nostro scenario più ottimistico prevede una revisione al ribasso. Anche nel migliore dei casi, non ci sarà un ritorno netto e indolore allo status quo”.
Rivista al ribasso la crescita Usa nel quarto trimestre, pil +0,5%
L’economia americana è cresciuta nel quarto trimestre meno delle attese. Il pil ha segnato un +0,5%, meno del +0,7% della seconda stima.
Ocse: risanamento conti Italia più difficile in futuro. Urgente affrontare i venti contrari dell’invecchiamento
Il risanamento dei conti pubblici diventerà più difficile in futuro e l’Italia deve poter affrontare i venti contrari dell’invecchiamento anche attraverso lo sviluppo del capitale umano: questo, in sintesi, l’avvertimento lanciato dall’Ocse, l’organizzazione internazionale con sede a Parigi, nel primo rapporto sulle Fondamenta della Crescita e della Competitività, presentato ieri a Parigi dal segretario generale, Mathias Cormann e dal nuovo capoeconomista dell’Ocse, Stefano Scarpetta.
“Nei prossimi anni, le tensioni sulle spese legate alla Difesa, alle Pensioni e al Cambiamento climatico aumenteranno mentre i bisogni in investimento pubblico resteranno importanti, il che complicherà il risanamento”, si legge nella scheda consacrata all’Italia del rapporto ‘Foundations for Growth and Competitiveness (F4GC)’, venuto a sostituire dopo tanti anni il rapporto ‘Going for Growth’. Per aumentare il tasso di crescita, avverte l’Ocse, l’Italia dovrà “affrontare i venti contrari dell’invecchiamento rapido della popolazione, amplificato da un tasso di attività delle donne e dei giovani più debole rispetto alla maggioranza dei Paesi analoghi”. Quindi l’invito alle autorità italiane a “stimolare gli investimenti nel settore privato, in particolare, in ricerca e innovazione”, per promuovere “la crescita della produttività” nonché “ridurre durevolmente e in modo credibile l’elevato debito pubblico”. In Italia, la quota di ‘Neet’ (i giovani che non lavorano, non studiano e non seguono nessun tipo di formazione) è tra le più alte dei Paesi Ocse. Il suggerimento è migliorare l’istruzione, anche adeguando i programmi scolastici alle necessità del mercato del lavoro o investendo maggiormente negli Istituti tecnici superiori (Its), in particolare, al Sud. L’Ocse consiglia poi di ”proseguire lo sviluppo del mercato del capital-risk per finanziare la fusione e la crescita delle medie imprese” nonché ”migliorare la sicurezza giuridica in materia fiscale”.
Per Mathias Cormann, le “priorità sono chiare: migliorare l’ambiente delle imprese, stimolare l’innovazione e investire in competenze e lavoro. La loro concretizzazione – sottolinea – aprirà la via ad un rafforzamento della crescita e della competitività, mitigherà le tensioni di bilancio legate all’invecchiamento e consentirà ai Paesi di sfruttare pienamente il potenziale dell’Intelligenza artificiale e delle altre tecnologie”. Per gli analisti dell’Ocse, l’IA potrebbe rappresentare nella totalità dei Paesi membri un incremento della crescita annuale della produttività compresa tra lo 0,7 e l’1,2% annuali entro il 2036. Tornando, più in particolare, all’Italia, l’Ocse formula alcune raccomandazioni, tra cui l’uso degli introiti straordinari per ridurre il deficit, ma anche un’ulteriore stretta sull’evasione fiscale e un potenziamento dell’amministrazione tributaria attraverso i pagamenti digitali. L’Italia, ha dichiarato Scarpetta in conferenza stampa, ha “compiuto notevoli progressi per rendere il mercato del lavoro più inclusivo”, anche grazie alla riduzione della disoccupazione “ma tanti progressi possono essere ancora realizzati” per rispondere alla crisi demografica e alle altre sfide del nostro tempo. “Uno dei punti chiave è il capitale umano”, ha sottolineato, insistendo sull’importanza di includere più donne, giovani e senior nel mercato del lavoro. Scarpetta, che ha assunto l’incarico da chief economist il primo aprile, ha evocato, tra l’altro, l’importanza della scuola e della formazione per sviluppare le competenze lungo il corso della vita. Un aspetto su cui l’Ia può contribuire in modo fondamentale, rimuovendo gli ostacoli di un tempo, a cominciare da quelli geografici. “Oggi non bisogna soltanto promuovere la partecipazione al mercato del lavoro ma fare in modo che i lavoratori abbiano le giuste competenze”, ha esortato l’esperto italiano, tornando ad evocare i “molti progressi per la stabilità macroeconomica” realizzati dall’Italia nell’ultimo decennio. Il capoeconomista è atteso a Roma il 23 aprile per presentare un più dettagliato rapporto sull’economia italiana.
La Camera approva il Dl Pnrr, 145 sì. Foti: l’Italia compie un passo decisivo
L’aula della Camera ha approvato il Dl Pnrr. 145 i voti favorevoli, 4 gli astenuti e 62 i contrari. Il testo passa ora al Senato. “Con l’approvazione alla Camera del Decreto-Legge 19 febbraio 2026, l’Italia compie un passo decisivo, concreto e determinante verso il completamento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Realizzare il Pnrr è stata una sfida enorme per lo Stato che ha richiesto collaborazione e massimo impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti, dai ministeri agli enti locali, dagli uffici tecnici alle aziende. A tutti loro va il mio sincero ringraziamento e l’incoraggiamento a continuare a lavorare al massimo, perché il 31 agosto 2026 rappresenta la scadenza definitiva per rendicontare tutti i risultati ottenuti”, ha dichiarato il ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti dopo il voto di fiducia. “Grazie al Pnrr – ha detto Foti – sono stati già raggiunti risultati misurabili e attesi da decenni in settori fondamentali per la crescita dell’Italia. La Pubblica Amministrazione ha migliorato i tempi di pagamento, scendendo sotto la media di 30 giorni, mentre le procedure dei contratti pubblici sono diventate più snelle ed efficienti. Le imprese e la ricerca hanno beneficiato di un contesto più favorevole all’innovazione e allo sviluppo, e nel settore della giustizia civile e amministrativa si è registrata una significativa riduzione degli arretrati. Questi interventi, concreti e strutturali, stanno già rafforzando l’attrattività e la capacità dell’Italia di competere a livello europeo e internazionale. Il lavoro, però, non è ancora concluso: queste riforme richiedono impegno costante e continuità per consolidare i traguardi raggiunti e completare le azioni ancora necessarie. Il decreto approvato oggi rafforza ulteriormente questa traiettoria: consolida la governance del Piano, semplifica in modo concreto le procedure, sostiene con maggiore efficacia i soggetti attuatori, garantisce il completamento degli investimenti e ottimizza l’utilizzo delle risorse di coesione”. “Con questo voto – conclude Foti – si sceglie di portare a termine il Pnrr, mettendo l’interesse nazionale al di sopra di ogni polemica per continuare a raggiungere risultati, duraturi e visibili, e rendere l’Italia ancora più forte, più veloce e più credibile”
Confitarma, no a extradazi sui transiti nello stretto di Hormuz
Il consiglio generale di Confitarma, la confederazione italiana armatori, si è svolto a Genova, dove è nata proprio il 9 aprile 1901, per festeggiare il 125esimo compleanno. Una riunione allargata (presenti fra gli altri il vicesindaco Alessandro Terrile, l’ammiraglio ispettore Antonio Ranieri direttore marittimo della Liguria e comandante del porto di Genova e Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale) che dopo aver approvato il restyling del logo confederale ha affrontato le sfide principali dell’armamento italiano. Particolare attenzione sulla crisi in atto nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, area strategica per gli approvvigionamenti energetici globali. Il consiglio ha sottolineato la “necessità di scongiurare l’introduzione di extradazi sui transiti, che rappresenterebbero lo scardinamento dei principi del diritto internazionale e avrebbero – come sottolineato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni – “conseguenze economiche imponderabili””. Confitarma ribadisce inoltre il “no” alle politiche europee di transizione ecologica, in particolare il sistema Ets e il FuelEU che “rischiano di compromettere la competitività dello shipping italiano”. Mentre gli armatori stanno già facendo la loro parte con 2,5 miliardi di investimenti per oltre 60 nuove navi ordinate, l’80% delle quali predisposte per l’utilizzo di combustibili alternativi. Infine, sul fronte normativo, per gli armatori è “urgente intervenire sul regime della bandiera italiana”. Un regime “oggi appesantito da procedure e adempimenti più onerosi rispetto a quelli delle principali bandiere europee concorrenti, con impatti diretti sulla competitività del sistema”.
A14, Aspi riapre il tratto tra Vasto Sud e Poggio Imperiale chiuso per la frana di Petacciato
Nella tarda mattinata di ieri, sulla A14 Bologna-Taranto, sono stati riaperti i tratti compresi tra Vasto sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto sud in direzione Pescara. Dalla giornata di ieri, oltre 100 persone e 40 mezzi di Autostrade per l’Italia sono stati impegnati, anche nella notte, nelle attività di ripristino e messa in sicurezza della carreggiata Nord. Nel dettaglio sono stati realizzati lavori di consolidamento del rilevato autostradale e il rifacimento della pavimentazione. Congiuntamente sono state eseguite ispezioni approfondite per verificare tutti i dispositivi di sicurezza, quali soprattutto barriere laterali e spartitraffico. Nel contempo è proseguita l’attività di monitoraggio attraverso la sensoristica installata sulla rete e con l’impiego di mezzi speciali, come il by-bridge, che hanno consentito ai tecnici di verificare sul posto l’infrastruttura. La riapertura al traffico è stata possibile grazie all’installazione di una corsia in deviazione lungo la carreggiata nord, dove la circolazione è garantita sia verso Pescara che verso Bari con una corsia per senso di marcia. I lavori sono stati effettuati a partire dal pomeriggio di ieri, anche in accordo con gli organi preposti che ne hanno autorizzato l’esecuzione, alla luce degli ultimi esiti del monitoraggio del fronte franoso. Le attività di messa in sicurezza da parte della task force di Aspi continueranno nelle prossime ore per garantire la riapertura anche della carreggiata sud in tempi brevi. “Voglio ringraziare tutte le persone di Autostrade per l’Italia che, grazie alla loro determinazione, hanno consentito la riapertura dell’infrastruttura in tempi record, consentendoci di restituire agli utenti una via di collegamento indispensabile e strategica per il territorio e per l’intero Paese” afferma Arrigo Giana, Amministratore delegato del Gruppo Aspi. “Questo risultato è stato ottenuto con il coordinamento del Governo e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in sinergia con la Protezione civile”.
Nomine, il Mef deposita le liste. Ribaltone a Leonardo, via Cingolani Mariani nuovo ad
Il ministero dell’Economia e delle finanze ha depositato le liste per il rinnovo degli organi sociali di Enel, Enav, Eni e Leonardo, chiudendo la partita delle nomine tra riconferme, come era nelle previsioni, e colpi di scena, come nel caso di Leonardo. Era sul gruppo dell’aerospazio e difesa che erano puntati i riflettori da quando si erano fatti sempre più insistenti i rumors di un cambio della guardia al vertici con la possibile uscita dell’amministratore delegato Roberto Cingolani. Rumors che ieri sera sono diventati certezza. La lista depositata dal Mef, titolare del 30,2% del capitale di Leonardo, indica infatti Lorenzo Mariani (attuale ceo di Mbda Italia) come nuovo amministratore delegato. Cambi anche alla presidenza con l’incarico che viene affidato a Francesco Macrì. L’assemblea di Leonardo è convocata per il 7 maggio prossimo. La lista per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione indica come consiglieri Elena Vasco, Enrica Giorgetti, Rosalba Veltri, Trifone Altieri, Cristina Manara, Francesco Soro. Tutto confermato ai vertici di Enel con Paolo Scaroni presidente e Flavio Cattaneo amministratore delegato. La lista del Mef- titolare del 23,59% del capitale -, di concerto con il Ministero delle imprese e del made in Italy, indica come consiglieri Alessandro Monteduro, Johanna Arbib Perugia, Federica Seganti, Tiziana de Luca. L’assemblea di Enel è convocata per il 12 maggio. Una conferma e una novità per Eni: la conferma è quella dell’ad Claudio Descalzi, la novità è la presidenza affidata a Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato di Terna. Sarà quindi da vedere chi occuperà la casella lasciata da Di Foggia, la cui riconferma non era scontata, come effettivamente è stato. In vista dell’assemblea degli azionisti di Eni convocata per il prossimo 6 maggio, la lista del Mef – titolare del 2,16% del capitale e per il tramite della Cassa depositi e prestiti (partecipata all’82,77% dal Mef) di un ulteriore 30,91% – di concerto con il Mimit, indica come consiglieri Matteo Petrella, Cristina Sgubin, Benedetta Fiorini, Stefano Cappiello. Il nuovo collegio sindacale di Eni sarà invece composto dai seguenti nominativi:Marcella Caradonna (effettivo), Andrea Parolini (effettivo), Mauro Zanin (effettivo), Giulia de Martino (supplente). Cambio al vertice anche di Enav. In vista dell’assemblea degli azionisti convocata per il prossimo 14 maggio, la lista del Mef, in quanto titolare del 53,28% del capitale e di concerto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, indica, infatti, Sandro Pappalardo, attuale presidente di Ita Airways, presidente; Igor de Biasio ad; consiglieri Stella Mele, Stefano Arcifa, Antonella Ballone, Cristina Vismara. Il ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti ringrazia i presidenti, gli amministratori delegati, i consiglieri uscenti per l’impegno profuso in questi anni e augura buon lavoro ai confermati e ai nuovi entrati.
In Cdm nuova relazione sulle pre-intese sull’Autonomia di Calderoli
Nuova informativa in Consiglio dei ministri sulle pre-intese sull’Autonomia: il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, si legge nel comunicato finale del Cdm, ha svolto un’informativa sugli schemi di intesa preliminare con le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, in attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e della legge n. 86 del 2024. Via libera poi, “su proposta del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del Ministro degli Affari Europei, PNRR e Politiche di coesione, Tommaso Foti” alla “relazione consuntiva per l’anno 2025 sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea, predisposta ai sensi dell’articolo 13, comma 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234”.
Urbanistica a Milano, giudice ammette i cittadini come parti civili per danni
Una quarantina di residenti della zona e di cittadini milanesi sono stati ammessi come parti civili, per gli eventuali risarcimenti danni a carico della società costruttrice, dalla gup di Milano Maria Beatrice Parati nell’udienza preliminare a carico di 26 imputati, per accuse che vanno dalla lottizzazione abusiva all’abuso edilizio, fino al falso e alla corruzione, in una delle tranche della maxi inchiesta sulla gestione urbanistica della metropoli. In particolare, si tratta del primo filone di indagini di questo genere, aperto più di tre anni fa, sul caso di un edificio di tre piani e una villetta abbattuti per far posto ad un palazzo di sette piani, il cosiddetto “Hidden garden”, in zona piazza Aspromonte, per l’accusa realizzato “in un cortile”. La giudice ha accolto oggi le richieste dell’avvocata Veronica Dini, ammettendo come parti civili, oltre ai residenti della zona, anche i cittadini che con una “azione popolare” avevano chiesto di costituirsi “in sostituzione” dell’amministrazione comunale, persona offesa in questi procedimenti ma mai parte civile. Non sono stati ammessi, invece, una ventina di acquirenti degli appartamenti della torre di piazza Aspromonte.
“Un risultato importante per i cittadini”, ha commentato la legale Dini. Tra gli imputati figurano alcuni nomi anche coinvolti in altre tranche, tra cui Paolo Mazzoleni, assessore all’Urbanistica a Torino ma in questo caso, per l’accusa, architetto “dominus dell’intera operazione”, il costruttore Andrea Bezziccheri, l’ex vicepresidente della Commissione paesaggio Giovanni Oggioni, che fu arrestato nel marzo 2025 per corruzione e depistaggio. Nell’udienza del 30 aprile ci saranno gli interrogatori di due imputati, tra cui Mazzoleni, e il Comune, attraverso il suo legale, farà sapere se intenderà ora entrare come parte civile, subentrando nella costituzione dei cittadini.
Servizi energetici, mercato da 17 miliardi nel 2025: verso i 39 miliardi entro il 2030
Nel 2025 il mercato dei servizi energetici in Italia ha raggiunto un valore complessivo di circa 17 miliardi di euro, confermandosi come uno dei pilastri della transizione energetica e della competitività del sistema produttivo. La spesa è trainata principalmente dalla Pubblica amministrazione, con circa 8 miliardi, seguita dal comparto industriale (5 miliardi) e dal terziario (4 miliardi). È quanto emerge dall’Outlook “Energia per competere”, presentato ieri a Roma da Edison Next, Engie, Renovit e Veolia, con il supporto di Bain & Company Italia e il patrocinio delle principali associazioni di settore. Realizzata con il supporto tecnico di Bain & Company Italia e il patrocinio di Assistal, AssoESCo ed Elettricità Futura, l’iniziativa nasce dalla collaborazione tra i principali operatori e le associazioni di settore. Lo studio restituisce un quadro articolato del comparto, basato su evidenze raccolte da 70 aziende italiane e su un ampio confronto con operatori e istituzioni. Ne emerge un settore in forte espansione, ma ancora caratterizzato da margini di sviluppo significativi, soprattutto per quanto riguarda la maturità della domanda e l’integrazione tra gli attori della filiera. La crescita del settore è sostenuta da un mix di servizi e tecnologie che spaziano dall’efficienza energetica alla generazione distribuita da fonti rinnovabili, fino alla gestione e manutenzione degli impianti e allo sviluppo di soluzioni per le smart cities. Nel dettaglio, la Pubblica amministrazione rappresenta oggi il principale ambito di spesa, con investimenti concentrati soprattutto nella gestione degli edifici e nelle infrastrutture urbane. Il settore industriale si distingue per interventi legati alla generazione distribuita e all’ottimizzazione degli impianti, mentre nel terziario prevalgono gli investimenti sugli edifici. Dal punto di vista della maturità, l’industria appare più avanzata: oltre la metà delle imprese ha già avviato interventi di efficientamento energetico e circa il 75% delle grandi aziende dispone di piani pluriennali. Nel terziario, invece, il livello di adozione resta più contenuto. Le prospettive di crescita sono particolarmente rilevanti. Secondo lo studio, il mercato potrebbe raggiungere i 39 miliardi di euro entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto fino al 18% in uno scenario di accelerazione della riduzione dei consumi energetici. L’espansione sarà guidata da interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio, dalla diffusione di tecnologie come pompe di calore e sistemi di ottimizzazione dei consumi, oltre che dallo sviluppo della generazione distribuita. L’impatto economico complessivo è significativo: il contributo al PIL potrebbe triplicare entro la fine del decennio, accompagnato dalla creazione di oltre 70 mila posti di lavoro diretti e circa 220 mila indiretti lungo la filiera. Per le imprese, lo sviluppo dei servizi energetici si traduce in risparmi annuali stimati tra 4 e 6 miliardi di euro, oltre a un potenziale incremento del fatturato compreso tra 3 e 5 miliardi grazie a maggiore efficienza e competitività. Anche la Pubblica amministrazione può beneficiare in modo rilevante del settore, in particolare attraverso la leva del capitale privato: tra il 2025 e il 2030 si stimano investimenti aggiuntivi tra 10 e 20 miliardi di euro l’anno, in grado di accelerare significativamente la realizzazione degli interventi.
Nonostante le prospettive positive, il settore presenta ancora elementi di immaturità. Solo il 45% delle imprese industriali e circa il 30% di quelle del terziario dichiarano di possedere competenze e propensione sufficienti per investire direttamente in interventi di efficienza energetica. Allo stesso tempo, permane una forte dipendenza dagli incentivi e una percezione ancora frammentata dei benefici. In questo contesto, gli operatori sono chiamati a evolvere il proprio ruolo, passando da fornitori di servizi a partner strategici della transizione energetica, capaci di offrire soluzioni integrate e di gestire in modo complessivo il portafoglio energetico dei clienti. Per sbloccare il pieno potenziale del mercato, lo studio individua tre direttrici prioritarie di intervento: evoluzione dell’offerta con lo sviluppo di modelli scalabili, integrati e orientati alla condivisione del rischio; riforma del market design: definizione di un quadro regolatorio stabile e di lungo periodo, accompagnato da un’evoluzione del procurement pubblico verso logiche basate sui risultati; maggiore integrazione della filiera: rafforzamento della collaborazione tra imprese, operatori e istituzioni, anche attraverso partnership strategiche. In questa prospettiva, strumenti come gli Energy Performance Contract assumono un ruolo centrale per favorire l’incontro tra domanda e offerta e attrarre investimenti privati, soprattutto nella fase post-PNRR. Il messaggio che emerge dall’Outlook è chiaro: la transizione energetica può rappresentare non solo una necessità ambientale, ma anche una concreta opportunità di crescita economica e industriale. Per coglierla pienamente sarà però necessario un approccio sistemico, capace di integrare competenze, risorse finanziarie e visione strategica. Solo attraverso una collaborazione strutturata tra pubblico e privato sarà possibile trasformare il potenziale del settore in valore reale per il Paese, rafforzando al contempo sicurezza energetica, resilienza e competitività. A maggior ragione, in uno scenario così complesso, serve, come è emerso dai lavori della giornata, una vera e propria cabina di regia. “Invitiamo il governo Meloni a creare una cabina di regia su tema energia, necessaria viste le ricorrenti crisi geopolitiche e la continua difficolta’ europea negli approvvigionamenti energetici”, ha detto Emanuela Trentin, Ad di Veolia in Italia parlando nel corso della presentazione dello studio. Per Giovanni Brianza, ceo di Edison Next, “il percorso verso la decarbonizzazione è ormai tracciato, ma la nostra vera sfida consiste nel trasformare la transizione in una concreta leva di crescita per il Sistema Paese. Per riuscirci, è fondamentale costruire partnership a 360° con aziende e territori, integrando capacità di ascolto e competenze tecniche con una solida capacità di investimento. In questo scenario, gli operatori dei servizi energetici si confermano soggetti chiave capaci di attivare lo sviluppo di nuove filiere tecnologiche d’eccellenza.” Monica Iacono, Chairwoman e CEO, Engie Italia, ha sottolineato: “La complessità della transizione energetica richiede di superare approcci frammentati e adottare una visione sistemica della gestione dell’energia, capace di integrare efficientamento, generazione, flessibilità e nuovi modelli di consumo. Solo così è possibile ottenere benefici duraturi in termini di competitività, stabilità dei costi e decarbonizzazione”. Secondo Cristian Acquistapace, ceo di Renovit, “nella fase post PNRR, per promuovere interventi di efficienza energetica, sarà decisivo massimizzare la leva finanziaria, favorendo la convergenza tra investimenti pubblici e privati attraverso strumenti contrattuali efficaci come gli Energy Performance Contract, che garantiscono risultati nel tempo, generano un effetto moltiplicatore e consentono il trasferimento dei rischi esecutivi ed operativi alle ESCo. Per rendere questo modello pienamente abilitante è essenziale un dialogo costruttivo tra istituzioni ed imprese riconosciute e certificate, in grado di valorizzare e garantire la gestione delle risorse pubbliche dedicate.”
Terna, Tyrrhenian Link: ultimate le opere marine tra Campania e Sicilia
Il completamento della posa del ramo est del Tyrrhenian Link, l’elettrodotto in corrente continua di Terna, segna la conclusione delle opere marine tra Campania e Sicilia. Il collegamento è stato realizzato da Prysmian, che nel 2021 si è aggiudicata il contratto quadro per la progettazione, la fornitura, l’installazione e il collaudo di oltre 1.500 km di cavi per i principali collegamenti di Terna.A maggio 2025, a bordo della nave Leonardo da Vinci di Prysmian, è stato installato il primo cavo del ramo est del Tyrrhenian Link, lungo 490 km, da Fiumetorto (Termini Imerese, PA) a Torre Tuscia Magazzeno (Battipaglia, SA). Il secondo elettrodotto, della stessa lunghezza, è stato posato con la nave Monna Lisa dalla Campania verso la Sicilia, completando ufficialmente la tratta. Complessivamente per la realizzazione del ramo est sono stati impiegati 150 giorni di attività navale, con tecnologie avanzate e monitoraggio continuo del tracciato. I cantieri sono in corso anche sul fronte terrestre nei siti che ospiteranno le stazioni di conversione a Eboli (SA) e a Termini Imerese (PA). In Campania, l’infrastruttura sarà collegata all’approdo di Torre Tuscia Magazzeno attraverso un elettrodotto interrato di circa 15 km, progettato per minimizzare l’impatto ambientale e paesaggistico. Analogamente, in Sicilia, la stazione sarà connessa all’approdo di Fiumetorto con un percorso in cavo interrato di circa 10 km. Il Tyrrhenian Link comprende anche il ramo ovest tra Sicilia e Sardegna: la fase di posa del primo dei due collegamenti sottomarini è terminata a gennaio di quest’anno. Con un investimento complessivo di circa 3,7 miliardi di euro, l’opera prevede due tratte in corrente continua a 500 kV, estendendosi per circa duemila chilometri di tracciato sottomarino. Il ramo est è inoltre uno dei tre progetti di Terna inseriti nel programma europeo REPowerEU, a conferma della valenza strategica dell’opera anche a livello comunitario, con un finanziamento di 500 milioni di euro. Grazie alla sua elevata capacità di trasmissione, il Tyrrhenian Link contribuirà al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione definiti dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). L’infrastruttura rafforzerà l’interconnessione elettrica tra Campania, Sicilia e Sardegna, favorendo l’incremento della capacità di scambio, migliorando l’adeguatezza e la flessibilità della rete e garantendo maggiore sicurezza, affidabilità e resilienza al sistema elettrico nazionale ed europeo.
Invitalia e Gse siglano intesa per transizione energetica
Invitalia, Agenzia nazionale per lo sviluppo e il Gse, Gestore dei Servizi Energetici hanno siglato un’intesa per “rafforzare la collaborazione istituzionale e mettere a sistema competenze e strumenti per sostenere la transizione energetica del Paese e favorire la competitività delle imprese e dei territori”. Lo si legge in una nota.
L’accordo, firmato dall’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella, e dall’amministratore delegato del Gse, Vinicio Mosè Vigilante, si legge in una nota, dà avvio a una partnership strategica orientata a valorizzare le opportunità derivanti dall’accesso ai finanziamenti e agli incentivi nazionali ed europei, con particolare riferimento alle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica, alla mobilità sostenibile e ai processi di digitalizzazione e innovazione”.
Le principali linee di intervento previste nel protocollo sono il supporto sui meccanismi incentivanti; servizi tecnico-specialistici a supporto di imprese e PA; attività di formazione e informazione per tecnici e funzionari; un tavolo di confronto permanente. Un organismo tecnico-operativo garantirà il dialogo continuo tra le parti, l’analisi delle evoluzioni normative e la gestione tempestiva di eventuali criticità. “Con questo protocollo – afferma l’ad del Gse, Vigilante – rafforziamo la collaborazione con Invitalia per rendere sempre più efficace l’incontro tra incentivi, finanziamenti e progettualità. L’obiettivo è mettere a sistema le leve strategiche di cui le società dello Stato dispongono per sostenere e accompagnare la transizione energetica del Paese, contribuendo al tempo stesso a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e la stabilità del sistema energetico. Integrare incentivi, strumenti finanziari, competenze tecniche e capacità attuative significa favorire investimenti più solidi, accelerare l’innovazione e rafforzare la competitività del sistema produttivo e dei territori” .
Il protocollo, della durata di tre anni, prevede inoltre la costituzione di un comitato di coordinamento, composto dai rappresentanti individuati da Invitalia e Gse, con il compito di pianificare le attività, monitorarne l’avanzamento e favorire nuove opportunità di collaborazione.
A Lane (Webuild) contratto da 509 milioni di euro in Florida
Lane, controllata statunitense di Webuild, si aggiudica il contratto ‘Moving I-4 Forward – Project 2″ da 582 milioni di dollari (509 milioni di euro, al 100% Lane) per la progettazione e la costruzione di un tratto chiave del più ampio programma di ammodernamento della Interstate-4 (I-4), contribuendo a potenziare la connettività in Florida. L’intervento, si legge in una nota, migliorerà un corridoio che attraversa alcuni dei parchi tematici più visitati al mondo e comunità in rapida crescita, sostenendo il grande flusso turistico e commerciale della regione.
Il progetto, commissionato dal Florida Department of Transportation, prevede l’ammodernamento e l’ampliamento di circa 5 chilometri (3,1 miglia) di infrastruttura da ricostruire e ripensare integralmente per sciogliere uno dei nodi più critici dell’intero sistema, nel punto in cui la Interstate-4 incrocia la State Road 429, dove il traffico rallenta e spesso si arresta.
Italgas: domanda superiore a 2,5 volte l’offerta per il nuovo bond da 750 milioni di euro
Italgas ha concluso ieri con successo il lancio di un’emissione obbligazionaria a tasso fisso con scadenza 16 aprile 2032 per un ammontare di 750 milioni di euro.
L’emissione ha registrato ordini superiori a 2,5 volte l’offerta ed è stata caratterizzata da un’elevata qualità e ampia diversificazione geografica degli investitori.
Il bond ha durata di 6 anni con cedola annuale pari a 3,625% e spread di 78 punti base rispetto al tasso di riferimento, in linea con il fair value. L’operazione è la prima realizzata nell’ambito del Programma EMTN approvato da CONSOB lo scorso luglio 2025 e si caratterizza per essere la prima emissione in forma
dematerializzata, da parte di una corporate italiana, con titoli retti da diritto inglese e contestuale quotazione presso il Mercato Telematico delle Obbligazioni (“MOT”) gestito da Borsa Italiana S.p.A. L’emissione risponde a una logica di pre-funding dei fabbisogni finanziari, in coerenza con la strategia di Italgas di ottimizzazione della propria struttura del debito . Il collocamento, rivolto ai soli investitori istituzionali, è stato gestito, in qualità di Joint Bookrunners da BNP Paribas, BofA Securities, Crédit Agricole CIB, IMI-Intesa Sanpaolo, J.P. Morgan, Mediobanca, Société Générale.
Statkraft e Veos siglano un PPA solare settennale da 18 GWh annui
Statkraft, il più grande produttore di energia rinnovabile d’Europa, e il gruppo Veos, operatore attivo nelle energie rinnovabili e nelle tecnologie digitali, che offre soluzioni integrate per l’elettrificazione dei consumi termici e per l’ambiente, hanno firmato un Corporate Power Purchase Agreement (CPPA) della durata di sette anni per la fornitura di energia elettrica da fonte solare. L’accordo prevede la fornitura di 18 GWh annui di energia rinnovabile prodotta in Italia a partire dal 2026, certificata tramite Garanzie d’Origine, assicurando a Veos un approvvigionamento stabile di energia nel medio-lungo periodo. Il CPPA si colloca in un contesto di crescita significativa dei Power Purchase Agreement in Italia, che si affermano come strumenti chiave per la gestione del rischio energetico e il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. “Siamo felici di avviare questa collaborazione con Veos: l’accordo conferma l’impegno di Statkraft nel supportare clienti diversificati nel mercato italiano con soluzioni di fornitura affidabili e di lungo periodo. In uno scenario caratterizzato da forte volatilità, garantire stabilità e prevedibilità dei costi energetici diventa un elemento decisivo per operatori industriali ed energetici” ha commentato Marika Savoia, Head of Downstream Origination Italy di Statkraft. “L’accordo con Statkraft, primario operatore europeo nella produzione di energia da fonti rinnovabili, rappresenta un passo strategico nello sviluppo delle attività di origination del gruppo Veos. Puntiamo a incrementare significativamente, nei prossimi anni, i volumi di energia rinnovabile approvvigionata per i nostri clienti, sia attraverso Power Purchase Agreement (PPA), sia mediante la realizzazione di impianti proprietari. In particolare, questo accordo garantirà la fornitura di lungo periodo di energia da fonte fotovoltaica destinata alle innovative soluzioni retail della controllata Esserenergia che consentono ai clienti che non dispongono di un impianto fotovoltaico di beneficiare dell’energia rinnovabile”, commenta di Riccardo Bani, Amministratore Delegato di Veos.
Mes e assicuratori, ‘serve schema Ue su catastrofi naturali e rete da 65 miliardi’
Un meccanismo Ue di condivisione dei rischi legati alle catastrofi naturali, in cui assicuratori, riassicuratori e schemi nazionali mettano in comune parte delle esposizioni. Con il sostegno di un ‘backstop’, una rete di sicurezza europea, con una capacità di prestito fino a 65 miliardi di euro nel caso di eventi più estremi. È la proposta di un documento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e dell’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (Eiopa). Si parte da un dato: tra il 1981 e il 2024 le catastrofi naturali hanno causato nell’Ue oltre 900 miliardi di euro di perdite economiche dirette. Il nodo proposto dal ‘position paper’ Mes-Eiopa è quello di colmare l’ampio gap assicurativo che oggi lascia senza copertura tra il 50% e il 75% dei danni da catastrofi naturali nell’Ue. Il documento non esplicità da dove dovrebbero arrivare i fondi del maxi meccanismo di garanzia o backstop per le catastrofi. Ma da quanto filtra a Bruxelles sono già stati avviati contatti con la Commissione per elaborare alcuni scenari possibili. Dei 900 miliardi di euro di perdite registrate tra il 1981 e il 2024, segnala tra l’altro l’analisi, un quinto è concentrato solo negli ultimi anni. Il documento cita un evento in Italia come emblematico di un ampio gap di protezione: il terremoto del 2012 che ha causato perdite economiche per circa 20,5 miliardi di euro, con solo 2 miliardi assicurati. Rapportando le perdite non assicurate al Pil, nell’analisi l’Italia è seconda solo alla Grecia.
Lemon Sistemi: firma contratto con Alfa Graniti per 2 impianti da 1,5mln
Lemon Sistemi, specializzata nella progettazione, fornitura e posa di impianti fotovoltaici, termoidraulici, di accumulo, ha firmato un contratto con Alfa Graniti, societa’ siciliana specializzata nella produzione di semilavorati in marmo e granito, per la realizzazione di due impianti fotovoltaici del valore totale pari a circa 1,5 milioni di euro. Il contratto, spiega la nota, prevede la progettazione e realizzazione di due impianti fotovoltaici, uno sul terreno di proprieta’ di Alfa Graniti a Comiso e uno a Chiaramonte Gulfi, che sara’ realizzato su un Pod (Point of Delivery) esistente presso i locali dell’azienda Alfa Graniti e verra’ costruito in parte sul tetto dei capannoni aziendali ed in parte su un terreno adiacente. Lemon Sistemi si occupera’ della progettazione, posa in opera, connessione, collaudo e redazione della documentazione necessaria finalizzata all’ottenimento delle dovute autorizzazioni. Per Maria Laura Spagnolo, presidente e ceo-Ceo di Lemon Sistemi, ‘questo nuovo contratto consolida il gia’ proficuo rapporto con Alfa Graniti nato nel 2023″.
Ita Airways: collaboriamo su indagine Procura Roma, riguarda gestione precedente
“Ita Airways conferma di aver fornito piena collaborazione alle Autorita’ competenti, mettendo a disposizione in maniera trasparente le informazioni richieste in data odierna”. La compagnia precisa, inoltre, che “le informazioni richieste si riferiscono a una gestione precedente e ribadisce la propria totale disponibilita’ a supportare ogni ulteriore accertamento da parte della magistratura”. Il filone di inchiesta che riguarda Ita Airways, secondo quanto scritto dalla stampa, comprende alcune tessere ‘Volare Classe Executive’ (del valore 6.000 euro ciascuna) che sarebbero state messe a disposizione dei componenti del collegio. Oggi la Guardia di Finanza ha effettuato l’acquisizione di documenti nella sede di Ita Airways. Nell’inchiesta che ha coinvolto il presidente Pasquale Stanzione e altri membri del collegio, e’ indagato anche l’ex ad di Ita Airwais, Fabio Lazzerini.